Gestire il panico...più lo si conosce e meglio lo si affronta

Il disturbo da panico è uno dei disturbi psichici più angoscianti e opprimenti che si possano vivere, in quanto compromette la qualità della vita intromettendosi in maniera infida nella quotidianità delle persone. Esso è caratterizzato da attacchi di panico ricorrenti che sono spesso accompagnati da ansia anticipatoria persistente, frequenti comportamenti di evitamento delle situazioni fonte di ansia e forte preoccupazione per le conseguenze dell’insorgenza di un attacco di panico… Coloro che ne soffrono, nel momento in cui vivono l’episodio di panico, temono che esso avrà delle conseguenze catastrofiche, come perdita di coscienza, follia, addirittura morte… Un brutto vivere insomma… Ma come affrontare il problema nel concreto?

                                                           

 

Lavorare sui significati profondi ma anche sulla gestione concreta del panico...

Come abbiamo già accennato in un precedente lavoro ("Ansia e panico: il baratro del conflitto"), l’ansia e il panico rappresentano un segnale…un segnale fastidioso, ma pur sempre un segnale che ci comunica la presenza di un conflitto più o meno profondo all’interno di noi che va approfondito e analizzato in un percorso psicologico che permetta di comprendere le polarità di questo conflitto e di decidere, tramite una conoscenza sempre più approfondita di sé, dove collocarsi all’interno di questa polarità…che in parole povere, significa prendere decisioni alla luce di segnali importanti (tipo l’ansia) che il nostro inconscio ci invia. Ma ovviamente questo percorso richiede tempo e un po’di pazienza. Nel concreto della gestione dell’attacco di panico, invece, cosa possiamo fare? A tal proposito, ci sono delle tecniche cognitivo-comportamentali basate sull’apprendimento associativo che consentono di lavorare su ansia e panico. Gli attacchi di panico sono un fenomeno abbastanza diffuso nella popolazione mondiale: a moltissime persone è capitato di avere anche soltanto un singolo episodio di panico. Il problema insorge quando l’attacco di panico diventa qualcosa di ricorrente. Ciò che caratterizza le persone con disturbo da panico è la loro fortissima paura che possa verificarsi a breve un nuovo attacco di panico. Un altro aspetto tipico del disturbo di panico è il terrore ingiustificato per la conseguenze “catastrofiche” legate all’attacco di panico.

                                     

                                                         

 


Tecniche per gestire ansia e panico

Con le più innovative tecniche cognitivo-comportamentali si può tuttavia lavorare su questi aspetti appena citati e su alcuni elementi chiave dell’insorgenza e sviluppo dell’attacco di panico. Per esempio:
1. Lavorare sui meccanismi alla base del panico e sulla sua natura;
2. Lavorare accuratamente sulle tecniche di respirazione e rilassamento: può sembrare una banalità, ma questi aspetti permettono di giungere ad una condizione psico-fisica ottimale per contrastare ansia e panico e depotenziarne gli effetti devastanti;
3. Correggere la tendenza a individuare effetti catastrofici dell’attacco di panico: spesso le persone con disturbo di panico presentano un terrore ingiustificato per inesistenti conseguenze catastrofiche legate all’attacco di panico…è vero che sono inesistenti, ma nella realtà psicologica della persona con disturbo da panico tali conseguenze esistono eccome…le tecniche cognitivo-comportamentali permettono di riflettere sull’infondatezza di queste convinzioni e sull’eccessivo significato che si attribuisce alle più impercettibili sensazioni corporee;
4. Esposizione alle sensazioni corporee temute, alla luce delle nuove conoscenze acquisite su ansia e panico.

Nel contesto delle tecniche cognitivo-comportamentali, è fondamentale fornire informazioni accurate sul panico, in quanto questo aiuta il paziente a comprendere meglio il processo sottostante ai suoi sintomi e a dare inizio ad un percorso di correzione delle credenze sbagliate sulle conseguenze dell’attacco di panico.
Questa fase delle tecniche cognitivo-comportamentali può essere definita la “fase educativa”, quella più…teorica, legata alle conoscenze da acquisire sugli aspetti più significativi del panico e su come il proprio sé si rapporta col panico. È una tappa essenziale nel processo di gestione di tale problema…che va ovviamente accompagnata da un lavoro volto ad attribuire significato all'ansia riportata dal paziente in seduta. Il trattamento del panico deve pertanto avere una doppia funzione: da un lato un lavoro “di testa” sulla gestione e sulla comprensione accurata dei meccanismi sottostanti ai fenomeni di ansia e panico, dall’altro un lavoro “di pancia”, in grado di cogliere gli aspetti più profondi e conflittuali del sé che hanno portato all’insorgenza degli attacchi di panico.
Nel prossimo lavoro sul trattamento di ansia e panico, ci focalizzeremo sulla fase successiva della tecnica cognitivo-comportamentale, quella del coping…ossia quella fase finalizzata ad affrontare “di petto” l’attacco di panico.