L’ “arcipelago” delle depressioni: un po’di chiarezza… (Parte I)

Il termine “depressione” è largamente usato nel linguaggio di tutti i giorni. Da un punto di vista descrittivo la depressione può essere definita come uno stato d’animo contraddistinto da tristezza, pessimismo e insoddisfazione.
È importante tenere presente che la tristezza è un’emozione fondamentale, come tutte le altre emozioni primarie (felicità, paura, rabbia, disgusto, sorpresa)…non va assolutamente negata o stigmatizzata. Per esempio, la tristezza può svolgere anche una funzione riparativa (per esempio “Ho commesso un errore che ha fatto soffrire una persona a cui tengo…provo tristezza per questa situazione: penso a come rimediare” OPPURE “Ho fallito in uno specifico compito…provo tristezza per questa cosa: mi impegno a “rialzarmi” e a darmi nuovamente da fare con una nuova consapevolezza della situazione da affrontare”. La tristezza può anche aiutare ad elaborare gli accadimenti della propria vita conferendo loro profondità e tridimensionalità…una vita contraddistinta esclusivamente da felicità e divertimento, oltre a essere umanamente impossibile, sarebbe anche piatta e insignificante. E poi, come si potrebbero assaporare i momenti felici senza aver provato delle sensazioni di tristezza?... In questo senso, se siete appassionati del genere, il cartone animato “Inside-out” descrive questa cosa in maniera esemplare e al tempo stesso poetica…
Quindi, in generale, la tristezza e la depressione fanno inevitabilmente parte della nostra vita.
Da un punto di vista clinico invece, il fenomeno della depressione si fa più sfaccettato e complesso…in primo luogo, la possiamo trovare in tantissime malattie, per esempio nel diabete, nelle patologie endocrine, ecc….
Nell’ambito del disagio psicologico, abbiamo due grandi categorie di depressione: la depressione endogena e la depressione psicogena. Che cosa significano questi due termini?  (Per qualsiasi informazione o richiesta di consulenza: Dott. Caricchi, 377 6604829Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Iniziamo con la depressione endogena…

È la forma più grave di depressione e costituisce un’esperienza devastante nella vita di una persona. Essa si presenta a episodi di durata variabile, in media di 6 mesi: può presentarsi come un episodio isolato oppure verificarsi più volte nel corso della vita.
La tristezza vitale è l’elemento cardine di questo disagio: si viene a creare un nucleo di disperazione e chiusura inattaccabile, opprimente e impenetrabile…un “peso insopportabile” che accompagna la vita di tutti i giorni. Purtroppo questa tristezza è vissuta anche a livello corporeo: la persona che la prova può avvertirla e localizzarla nella testa, nel cuore oppure all’altezza del petto.
Un altro aspetto che si trasforma drammaticamente è il vissuto del tempo…in queste forme di depressione il tempo si arresta e si interrompe la progettualità: il passato assume una coloritura cupa, il presente si dilata e non si raccorda con il futuro. Il tempo vissuto nella depressione endogena è alterato, perde il suo scorrere e si rallenta…e questo fa tremendamente soffrire. Nelle persone con un umore regolare il presente non ha senso senza il futuro. Nella depressione endogena il legame tra presente e futuro si perde e l’esistenza stessa si priva di slancio vitale. Accanto a ciò viene a dissolversi il sentimento della speranza. Avere speranza significa avere voglia di progettare e di mettersi in gioco, pertanto nella depressione endogena la speranza si tramuta in disperazione.

Un vero e proprio “male di vivere”

Numerosi sono i sintomi invalidanti che possono destare un autentico senso di impotenza in familiari e amici.
Spesso il corso del tempo si rallenta e la costruzione delle idee si fa monotona, l’articolazione dei pensieri povera e difficoltosa…la disperazione prende il sopravvento…anche nel funzionamento cognitivo. Basti pensare che talvolta le forme più gravi di depressione endogena vengono inizialmente confuse con le demenze!… Questo la dice lunga su come il pensiero possa “spegnersi” completamente in tali forme di disagio…
Tristezza profonda, senso di colpa lancinante e incapacità di provare gioia o piacere sono vissuti che vengono spesso affiancati da una drammatica distanza emotiva nei confronti delle persone e degli eventi significativi della vita, in un progressivo processo di distacco e senso di estraneità.
La persona con questa forma di depressione sente la propria vita svuotata e non è più capace di amare, come se fosse sprovvisto di emozioni e sentimenti: un vero e proprio “deserto emotivo”.
Addirittura sul piano motorio possiamo ravvisare inibizione e inerzia psichica: non c’è più la voglia di fare le cose…anche le più semplici. Spesso in queste persone la mimica facciale è fissa, lo sguardo perso nel vuoto, i movimenti spontanei si fanno sempre più rari, l’eloquio diventa lento o addirittura si riduce, tant’è che i discorsi possono limitarsi a risposte brevi, lapidarie oppure a monosillabi.
Sarebbero molti altri i sintomi caratteristici della depressione endogena che non staremo ora qui a trattare per non annoiare il lettore. Quello che conta è rendere l’idea su come una persona, a causa di eventi di vita, di una sua particolare sensibilità e predisposizione, di situazioni psicologiche e condizioni sociali specifiche possa giungere ad uno “spegnimento della vita” così drastico e drammatico.
Ovviamente, in buona parte delle depressioni serve un iniziale trattamento farmacologico per uscire dalla tremenda spirale depressiva da cui si rischia di essere travolti. Sarebbe ipocrita e non professionale affermare che la farmacoterapia non serva in questi casi: è importante soprattutto nella prima fase ma non è affatto sufficiente. Serve anche un percorso psicoterapeutico, inizialmente improntato al supporto psicologico, dove instaurare un rapporto “caldo” e coinvolgente con queste persone ormai private di ogni forza vitale ed emotiva…fare in modo che tornino in contatto con le loro emozioni più genuine, per poi lavorare (e questa sarà la fase più difficile…) sulle origini di questo male di vivere… per dare ad esso un significato, in un contesto improntato alla progettualità e alla speranza. Un lavoro difficile, faticoso ma al tempo stesso affascinante sia per il paziente che per il terapeuta.

Per qualsiasi informazione o richiesta di consulenza: Dott. Caricchi, 377 6604829Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.