L’ “arcipelago” delle depressioni: un po’di chiarezza… (Parte II)

Nella prima parte di lavoro dedicata al mondo complesso e sfaccettato delle depressioni abbiamo esplorato la depressione endogena, probabilmente l’esperienza depressiva più devastante che irrompe nella vita di una persona e che non risulta apparentemente collegabile ad eventi specifici e significativi del proprio passato: qui si assiste ad un’autentica “frattura depressiva” tra il “prima” e il “dopo” della propria esistenza a cui poco per volta, con un importante percorso psicoterapeutico, bisogna dare un senso per integrare tale frattura nella vita psichica della persona.
Ora invece ci focalizzeremo su un’altra macroarea della depressione: le depressioni psicogene. Possiamo suddividerle in due grandi categorie: le depressioni reattive e le depressioni nevrotiche.

                                                             

La depressione reattiva: quando un evento dà inizio al disagio

In questo tipo di disagio un evento sfavorevole o doloroso della vita costituisce l’esordio della sintomatologia depressiva. Spesso, quando si ricostruisce l’origine del problema, risulta chiaro nel corso dei colloqui psicologici che si sia verificato un fatto significativo per la persona che ha dato inizio alla problematica depressiva. L’esperienza disturbante è quasi sempre riconducibile ad un’esperienza vissuta come perdita, ad esempio un lutto, un insuccesso, una delusione amorosa, delle aspettative non soddisfatte Ma tutti noi di fronte ad una circostanza spiacevole sviluppiamo vissuti di tristezza, sconforto, talvolta addirittura di disperazione!…ma poi, col passare del tempo, si elabora questo evento, ci si concentra su altri aspetti della vita e gradualmente l’intensità del dispiacere che abbiamo provato si affievolisce fino a cadere nell’oblio. Nella depressione reattiva, invece, capita qualcosa di diverso: inizialmente lo stato depressivo può sembrare giustamente motivato e indurre ad una reazione emotiva adeguata. Tuttavia, col passare del tempo, la reazione depressiva si struttura in maniera sproporzionata per l’intensità dei sintomi, per la durata e per il tipo di comportamento, pur rimanendo comprensibili le motivazioni del disagio.
I sintomi sono meno intensi rispetto alla depressione endogena che abbiamo visto nell’articolo precedente. Qui si assiste ad un esordio più graduale e meno irruente…ma se il lutto non viene adeguatamente elaborato e condiviso in sede di psicoterapia, il conflitto psichico scaturito dall’evento traumatico finirà per trasformarsi nell’ “organizzatore esistenziale” della persona: cosa significa?...significa che l’approccio alla vita sarà pesantemente influenzato dalla circostanza luttuosa che ha dato apparentemente origine a tutto il disagio…in realtà, alla base, c’è una fragilità depressiva che l’evento spiacevole ha semplicemente fatto “esplodere”, anche se in misura minore rispetto alle depressioni nevrotiche.

                                                         

 

La depressione nevrotica: fragilità e conflittualità

A volte non è facile distinguere una depressione nevrotica da una depressione reattiva. Può capitare che una depressione reattiva possa sfociare col tempo in una depressione nevrotica, se il disagio viene trascurato.
Diciamo che nella depressione nevrotica ciò che prevale è un fragilità della personalità già presente prima dell’insorgere del disagio. In una depressione di questo tipo, eventi di vita sfavorevoli possono avere un peso ma si intrecciano in maniera subdola con i conflitti e le sofferenze psichiche già presenti nel soggetto.
Questo tipo di depressione si manifesta solitamente con uno stato d’animo abbattuto in maniera persistente appesantito da vissuti di insoddisfazione e pessimismo che però non raggiungono la l’intensità tipica delle depressioni endogene.
Nelle depressioni nevrotiche la tristezza può essere affiancata da disperazione, chiusura e senso di solitudine, tuttavia le relazioni con gli altri sono ancora presenti così come la progettualità, anche se in misura limitata.
Sono molto presenti sintomi somatici quali tachicardia e palpitazioni, così come un senso diffuso di stanchezza che riflette la “stanchezza di vivere” che ahimé contraddistingue queste persone. Essendo abbastanza debole lo slancio vitale ed essendo l’attività sessuale un elemento vitale per eccellenza, si ravvisano spesso i queste persone disturbi sessuali e marcato calo del desiderio.
L’altro elemento cardine di tale disagio è l’ansia…che in questi casi assume un tratto duraturo e che talvolta sfocia in vere e proprie crisi acute. L’insonnia è un altro elemento molto presente in queste forme di disagio.
Non c’è da stupirsi della presenza di tutti questi sintomi nelle depressioni nevrotiche, in quanto si assiste anche qui ad uno “spegnimento” della persona dovuto ad una fragilità strutturale che si è andata a costruire nel tempo, a seguito di esperienze traumatiche o di circostanze che hanno generato una certa sensibilità a sviluppare disturbi dell’umore. La differenza rispetto alle depressioni endogene (quelle più gravi) è che qui lo “spegnimento” è più graduale, a volte più subdolo…resta però un male di vivere profondo che va affrontato ed elaborato il più tempestivamente possibile, attraverso interventi terapeutici mirati che in seguito andremo a scoprire…

Per qualsiasi informazione o richiesta di consulenza: Dott. Caricchi, 377 6604829Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.