La mente che "parla" attraverso il corpo: i disturbi psicosomatici

Quante volte, nel linguaggio comune, si utilizzano espressioni che rimandano a sintomi fisici per esprimere sofferenze psicologiche?... per esempio “rodersi il fegato” quando si cova rancore o rabbia per qualcosa o per qualcuno… “rompersi la testa” quando ci si stressa all’inverosimile nel risolvere un problema di vita quotidiana… “farsi il sangue amaro” quando si rimane amareggiati per un evento spiacevole… Questa è la conferma che da tempo immemore è risaputo quanto i problemi del corpo possano dipendere dalla sofferenza mentale.
Il legame tra mente e corpo è un legame indissolubile e la psicosomatica è la disciplina che studia questo complesso fenomeno.

 

                                                                  

 

Il fenomeno dello “spostamento”

Nel momento in cui insorge un disturbo psicosomatico si assiste ad un vero e proprio “spostamento”… Ma uno spostamento di che tipo?... Quando una persona è gravata da un conflitto interno o da un disagio psicologico che la sua mente non accetta, ecco che esso viene “spostato” nel corpo e trasformato in un sintomo somatico: un problema allo stomaco, un disturbo intestinale, un’insopportabile emicrania, un dolore al petto, un sintomo cardiaco…oppure, in casi più gravi, paralisi o parestesie (parti del corpo che non si sentono più). Cosa è successo quindi?... è successo che tramite il corpo vengono espressi dei contenuti della mente che la nostra coscienza ha rimosso perché li ritiene insopportabili, fonte di un eccessiva sofferenza: pur di non soffrire mentalmente si preferisce soffrire a livello corporeo, talvolta con dei sintomi al limite della sopportazione. Ovviamente, il diretto interessato non si renderà conto del fatto che i sintomi fisici abbiano origine da un profondo conflitto psichico…e quindi inizierà un’estenuante trafila di visite mediche specialistiche, esami clinici e strumentali per comprendere la causa organica del sintomo…che naturalmente non c’è… Ecco che allora la persona con un funzionamento psicologico di tipo psicosomatico “diventerà” il sintomo stesso, ossia si identificherà totalmente con esso.

Significati del sintomo e primi passi con lo psicologo…

È anche possibile che dopo un po’ di tempo il sintomo svanisca…tuttavia, successivamente ne comparirà uno nuovo…questo perché il sintomo psicosomatico (e quindi la sofferenza psichica) può “migrare” da una parte del corpo all’altra. Pertanto un problema di emicrania può tramutarsi in seguito in un disturbo allo stomaco, oppure un problema cardiaco in disturbo intestinale cronico (per esempio le coliti…). Può capitare quindi che si assista ad una rapida sostituzione di un sintomo che, dopo tanta fatica da parte del medico, era stato risolto.
Spesso le persone che presentano queste sofferenze a livello corporeo sono particolarmente insistenti nel lamentare i loro problemi fisici, talvolta estenuanti, nonostante tutte le rassicurazioni mediche che ricevono riguardo il fatto che non presentano nessuna patologia organica…ma è più che comprensibile che si comportino in questa maniera...perchè loro stanno soffrendo veramente!...stanno davvero provando dolore!... Non è che una colite di natura psicosomatica sia meno dolorosa di una colite organica!...
Cosa deve fare lo psicologo in psicoterapia di fronte a tali situazioni di sofferenza?...è di fondamentale importanza individuare i significati originari dei sintomi, da quale conflitto psichico hanno origine. Serve pertanto un importante lavoro di ricostruzione delle sofferenze del passato e della storia di vita: ad una prima impressione può sembrare un cosa “lunatica” o poco intuitiva, ma non è così…se non si vanno ad analizzare le cause profonde del disturbo psicosomatico, non si andrà molto lontano… Una volta compresi questi aspetti, sarà altrettanto fondamentale aiutare il paziente a ridurre sempre di più la tendenza a produrre sintomi fisici di fronte a situazioni di vita frustranti o fonte di stress. Serve un complesso ma al tempo stesso affascinante lavoro psicologico, volto ad entrare sempre più in contatto con i propri vissuti interni per riconoscerli e non trasformarli in “qualcosa” di corporeo…