La personalità depressiva: come funziona

Esistono svariate forme di problematiche depressive con caratteristiche e livelli di gravità differenti.
In questo articolo andremo a scoprire alcuni aspetti che stanno alla base del modo di pensare delle persone che sviluppano tale disagio. Indagheremo pertanto la cosiddetta personalità depressiva.
Innanzitutto, le persone che presentano questo tipo di funzionamento allontanano dagli altri emozioni e aspetti negativi, per rivolgerli verso di sé: come conseguenza, arriveranno ad odiarsi in maniera esagerata rispetto alle effettive manchevolezze che una persona può avere. C’è pertanto un problema notevole di rabbia e aggressività che vengono rivolte verso di Sé: le persone depresse, anziché avvertire rabbia nei confronti degli altri per far valere le proprie ragioni, provano un profondo senso di colpa. La colpa è un vissuto emotivo centrale nella vita di queste persone.
L’altro affetto predominante è quello della tristezza. Le ingiustizie non suscitano reazioni forti in queste persone, bensì dolore e tristezza. Una persona con caratteristiche depressive trasmetterà ad un interlocutore abbastanza attento delle sensazioni di profonda malinconia.
Ricapitolando: gli elementi cardine del funzionamento depressivo sono la colpa, la tristezza e la tendenza a dirigere all’interno (anziché all’esterno) critiche e sentimenti negativi. Tutto ciò porterà queste persone a sentirsi indegne, in difetto e non all’altezza. Di conseguenza, risulteranno spesso generose e comprensive nei confronti degli errori degli altri, in quanto perennemente preoccupate di salvaguardare ad ogni costo le relazioni: nel loro modo di vedere il mondo, il male sta dentro di sé e non negli altri.

Perché si diventa depressi

Nella storia di vita della persona depressa l’esperienza cardine è quella della perdita.
Tale perdita può essere: 1) reale, tipo la perdita precoce di un genitore o di una persona di riferimento; 2) di natura psicologica: un bambino che si adegua alle pressioni dei genitori a rinunciare ad alcuni comportamenti di dipendenza quando lui non è ancora emotivamente pronto, potrà sviluppare una personalità depressiva. Un esempio su tutti, uno svezzamento troppo precoce e forzato, oppure un incoraggiamento troppo energico e prematuro ad essere più indipendente.
È importante ricordare che più è precoce l’esperienza di perdita, più sarà probabile l’insorgenza di un disagio di tipo depressivo in futuro. Perché questo?...perchè il mondo interno di un bambino piccolo è “magico” e senza regole logiche: un bambino che perde un genitore, per esempio, non penserà che sia capitata una tremenda disgrazia dovuta al caso… non ha ancora gli strumenti per giungere a questa conclusione! Penserà invece di essere stato cattivo e che a causa della sua cattiveria il genitore è mancato. Un perdita grave nei primi due anni di vita è quasi garanzia certa per lo sviluppo di alcuni funzionamenti depressivi. Questo vale anche per altre situazioni traumatiche, in forme e misure differenti, quali il disinteresse per i bisogni dei figli o eventi come la depressione grave da parte di un genitore.

Personalità depressiva e famiglia

La famiglia riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo psicologico ed emotivo dell’individuo.
Per quanto riguarda la possibile insorgenza di problematiche depressive, un elemento che influisce in maniera decisiva è la presenza di un ambiente familiare in cui si scoraggia qualsiasi tipo di sofferenza. Ma che cosa significa nello specifico? Basti pensare a situazioni in cui i genitori inducono il bambino a negare che nella vita ci siano delle cose spiacevoli e che tutto debba sempre andare bene…oppure situazioni in cui la famiglia si auto-convince che si stia tutti meglio dopo che un membro non c’è più (per esempio, dopo un divorzio burrascoso). Ci sono poi genitori che hanno perenne bisogno che il bambino li rassicuri sul fatto che non stia provando dolore, in una sorta di negazione totale dei dispiaceri. Tutte queste situazioni portano il bambino ad una ferma convinzione: che ci sia qualcosa di sbagliato in sé. Il bambino giunge alla conclusione che il dolore e la frustrazione sono pericolosi e che i bisogni di sostegno e conforto sono distruttivi, in quanto “un bravo bambino non deve mai creare problemi”. Tali dinamiche portano a sviluppare un profondo senso di colpa e a nutrire il pressante bisogno di nascondere i propri aspetti di vulnerabilità: ma tutti noi abbiamo delle fragilità… e non c’è cosa più rassicurante di poterle condividere con qualcuno di caro disposto a sostenerti e confortarti. Tutto questo la persona depressa lo vive come un qualcosa di riprovevole e inaccettabile, in quanto avrà interiorizzato un senso del dovere iper-critico e una generosità incondizionata verso gli altri, senza badare alle proprie sacrosante esigenze. Insomma, se non aiutato, egli passerà la sua esistenza a sforzarsi di fare il “bravo bambino”, con un progressivo sprofondare in un penoso senso di disperazione.