Nei meandri della depressione: i meccanismi di difesa (Ulteriori approfondimenti)

Negli articoli precedenti abbiamo approfondito il meccanismo di difesa dell’introiezione e abbiamo visto come esso sia implicato nella dinamica del funzionamento depressivo. Tale fenomeno psichico porta l’individuo depresso a vedere tutta la parte cattiva della persona introiettata dentro di Sé, con l’obiettivo di conservare di questa persona un’immagine esclusivamente positiva.
L’introiezione però non è l’unica difesa messa in atto dalla persona che soffre di depressione…
Come esplicitato nell’ultimo articolo, il bambino che subisce un vissuto di perdita o abbandono da parte di una figura di riferimento, per rendere accettabile questa tremenda esperienza, incorpora tutti gli aspetti negativi del genitore “perduto”… che diventano pertanto parte integrante del sé del bambino…questo porta all’uso massiccio di una altro meccanismo di difesa altamente correlato alla depressione: l’idealizzazione.

Idealizzazione: quando diventa patologica…

L’idealizzazione è un altro meccanismo di difesa chiave che lo psicologo quasi sempre individua nei pazienti depressi quando intraprendono un percorso di psicoterapia.
L’idealizzazione è una difesa presente in tutte le persone: tutti noi idealizziamo nella nostra vita. È un elemento protettivo che si porta dietro il bisogno arcaico di conferire un valore speciale alle persone da cui dipendiamo emotivamente. L’idealizzazione, per esempio, è una fase fondamentale dell’innamoramento…così come è una componente essenziale dell’amore o dell’affetto maturo… cui segue una graduale de-idealizzazione nei confronti delle persone verso le quali da piccoli abbiamo avuto degli attaccamenti infantili… a molti di noi è capitato da bambini di pensare che i nostri genitori fossero onnipotenti o che sapessero tutto…poi col tempo ci si rende conto che non è così e che semplicemente i nostri genitori erano delle persone come tutte le altre…e li amiamo (o in parte li odiamo…) per quello che sono… Idealizzare i propri genitori serve ai bambini per proteggersi dalla loro fragilità e li aiuta col tempo ad identificarsi con le loro parti migliori.

                                                   

 

Tuttavia, in alcune persone il bisogno di idealizzare resta immutabile dall’infanzia alla fase adulta. Tale fenomeno evidenzia il tentativo disperato di queste persone di controbilanciare il profondo senso di inferiorità e di inadeguatezza con il fare affidamento a persone “simbolo” di onnipotenza o di assoluta benevolenza. L’idealizzazione patologica è una difesa che troviamo in svariati disturbi (per esempio nel disturbo narcisistico di personalità o nel disturbo borderline di personalità…che in altri articoli approfondiremo…) e assume connotati differenti. Nella depressione l’idealizzazione si struttura principalmente intorno a tematiche di natura morale che portano l’individuo depresso a idealizzare l’altro per confermare la propria indegnità e il proprio scarso valore morale…il senso di colpa diventa pertanto il “leit motiv” del depresso…

Quando manca la sicurezza... Il rivolgimento contro la propria persona

L’altro meccanismo di difesa che lo psicologo sovente ravvisa nei depressi è il rivolgimento contro la propria persona. In cosa consiste?...consiste nello spostare dall’altro a se stessi un aspetto negativo. Se si mette in discussione una persona importante della propria vita la cui approvazione sembra essere di fondamentale importanza per la propria sicurezza, e se si ritiene che tale persona non tolleri questa cosa, ci si sentirà più sicuri rivolgendo verso di sé critiche e giudizi negativi.
Il rivolgimento contro la propria persona consente di ridurre l’angoscia dell’abbandono e della separazione…perché?... perché se si matura la convinzione secondo cui l’abbandono sarebbe causato dalla propria disapprovazione o dalle proprie critiche, ci si sente più “al sicuro”…insomma, ci si sente più sereni se si dirigono queste critiche contro di sé.
Proviamo a “ri-sintonizzarci” con lo stato emotivo del bambino piccolo…il bambino si trova inevitabilmente in una condizione esistenziale di dipendenza. Se le persone da cui egli dipende sono poco affidabili o peggio ancora traumatizzanti, il bambino può scegliere tra due strade:
1) Accettare la cosa e vivere in una perenne condizione di paura e incertezza;
2) Negare la realtà e convincersi che la causa di tutta la cattiveria risieda dentro di lui, con la “certezza” che se lui sarà “più buono” la situazione non potrà che migliorare.
La conseguenza di un meccanismo di difesa del genere sarà inevitabilmente l’insicurezza emotiva.
È abbastanza evidente che l’utilizzo massiccio e abnorme di questa difesa è caratteristica del funzionamento depressivo, così come è altrettanto evidente che un lavoro psicologico su sicurezza di sé e autostima è di vitale importanza, per limitare o addirittura rimuovere gli effetti nefasti di tutti questi meccanismi di difesa.