Psicologo e Skype: la questione della “corporeità” (Parte Seconda)

Nell’articolo precedente abbiamo lasciato in sospeso tutta una serie di questioni relative al rapporto tra Skype e il linguaggio del corpo. I contesti terapeutici che si possono prendere in esame, per effettuare questa disamina, sono svariati: dalla psicoterapia, all’analisi, al colloquio psicologico di supporto, al semplice servizio di counseling.
È innegabile che ci siano delle componenti che si perdono senza la presenza fisica dello psicologo, quali alcuni aspetti del clima emotivo che si possono respirare nella stanza del terapeuta o l’energia psichica che si può avvertire nella comunicazione di persona tra psicologo e paziente…e che ha un ruolo importante ai fini dell’alleanza terapeutica…
Tuttavia, in alcune forme di psicoterapia il contatto visivo è alquanto carente…pensiamo alle sedute di psicoanalisi dove il paziente si ritrova steso sul lettino e il terapeuta seduto dietro di lui…oppure alcune psicoterapie che si svolgono con psicologo e paziente seduti uno a fianco all’altro, con la possibilità di vedere l’interlocutore solo di “tre quarti”...

Il contatto “vis a vis” di Skype tra psicologo e paziente

Queste modalità di disposizione tra psicologo e paziente all’interno della stanza non sono casuali, sono concepite sulla base di un corpus di esperienze cliniche e di elaborazioni teoriche che ora non staremo ad approfondire. Tuttavia molti pazienti avvertono spesso il desiderio di vedere “in faccia” il loro terapeuta, in un contesto “vis a vis”…Skype, da questo punto di vista, offre un’opportunità molto preziosa, in quanto l’esperienza del confronto “vis vis” è garantita, addirittura amplificata in questa forma di comunicazione, poiché il dettaglio del volto è l’elemento cardine della comunicazione via Skype… La comunicazione “faccia a faccia” per mezzo di Skype consente a molte persone di sentirsi più loro agio soddisfacendo il bisogno di vedere cosa stia succedendo realmente nella dinamica relazionale con lo psicologo. Tompkins (1962) fa notare che l’osservazione della mimica facciale di qualcuno è correlata ai veri cambiamenti nella soggettività e all'intensificazione o inibizione dell'esperienza emotiva. Beebe (2004) sostiene che “l'espressività del viso” sia indicativa di un’autoregolazione delle proprie emozioni e dei propri vissuti, così come di una modulazione dell’arousal e della propria esperienza soggettiva. L’espressione del volto del nostro interlocutore può influenzare il nostro stato d’animo, può essere anche trasformativo in specifici contesti relazionali…pensiamo quindi al valore che esso può assumere nel rapporto tra psicologo e paziente!...
A tal proposito, molto suggestiva è la riflessione di Levinas, secondo cui la nascita della personalità umana è associata all’esperienza positiva che si ha avuto di un volto…

…limiti e riflessioni generali…

Non sarebbe serio né tanto meno professionale focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti positivi del colloquio psicologico via Skype. Sicuramente, tale tipologia di comunicazione permette un confronto diretto, genuino con cui è possibile “vedere in faccia” il proprio interlocutore e poter osservare nel dettaglio emozioni, vissuti, incertezze, esitazioni…Tuttavia, la portata comunicativa di un gesto della mano o del braccio, i segnali che veicola la postura, i movimenti del corpo saranno parzialmente compromessi all’interno della comunicazione via Skype.
Inoltre, se da un lato la possibilità di osservare in maniera così chiara le emozioni che il volto tradisce in ogni momento della seduta può incrementare la qualità del percorso psicoterapeutico e favorire l’alleanza terapeutica, dall’altro per alcuni pazienti può rappresentare un elemento inibitore o suscitare ansia. Nel contesto Skype, alcune emozioni possono essere “buttate in faccia”, in particolari fasi della seduta, senza la possibilità di fissare altre parti del campo visivo e modulare la comunicazione dei propri vissuti.
In generale, Skype può rappresentare un patrimonio formidabile, coinvolgente e produttivo per il processo psicoterapeutico e psicoanalitico. Può rivelarsi particolarmente utile nei momenti difficili del percorso fornendo un potente strumento di interconnessione quando il paziente avverte il bisogno di vedere in faccia il terapeuta. Ci sono tuttavia delle fasi in cui Skype può anche influire negativamente con il processo terapeutico, anche perché molti aspetti legati al registro sensoriale vengono inevitabilmente perduti…e ci sono dei pazienti che sono molto sensibili a questo registro. Ecco che è importante tenere conto di questo aspetto. Riguardo invece la modulazione delle distanze, possono venire in aiuto altre modalità di comunicazione quali mail interattive e chat…che se integrate adeguatamente con le sessioni via Skype, possono aiutare a modulare le distanze in fasi particolari del percorso terapeutico.
È importante che lo psicologo che fa uso di questa tecnologia nel contesto “online” abbia in mente questi aspetti, così da muoversi nel rapporto col paziente nella maniera più professionale e terapeutica possibile.