DAD: Tra difficoltà e punti di vista

Cosa ha comportato questa nuova modalità di fare scuola? Cosa succede quando oltre alle difficoltà legate a questa modalità si associa una diagnosi di un bambino?
Intervenire ed alzare la mano, di fronte ad una classe ed un insegnante, è da sempre un atto di coraggio per ogni studente, celante ogni volta un’implicita paura di sbagliare, di essere giudicato o criticato. Quanto è diventato tutto ciò ancora più difficile nella didattica a distanza?
In questa nuova modalità di fare lezioni, imposta dalla pandemia che stiamo vivendo, i giovani studenti riportano molte più difficoltà nell’azione di prendere parola, all’interno dell’aula virtuale.

                                                

La “fatica” della Didattica a Distanza

Per prendere parola, infatti, non basta più alzare la mano e attendere in silenzio, aspettando che l’insegnante si accorga dello studente.

Gli alunni devono accendere il microfono e chiedere di poter intervenire, un’azione che cela, in realtà, dubbi e timori: “E se il microfono non funziona bene e nessuno mi sente, dovrò ripetere di nuovo tutto quello che ho detto? Quando inizio a parlare la mia faccia comparirà nello schermo di tutti i miei compagni, ne vale la pena? Se la connessione salta, che cosa penseranno gli altri?” Questi sono solo alcune delle migliaia di perplessità che possono portare lo studente a pensare che, forse, è meglio non intervenire.
Inoltre, anche il semplice vedere continuamente la propria immagine nella schermata dell’aula virtuale rappresenta un elemento non indifferente, il quale contribuisce ad incrementare la distraibilità degli studenti.
Quindi, è facile comprendere che viene a mancare tutta la spontaneità e la naturalezza, che caratterizzava l’interazione sociale prima dell’avvento del Covid-19.
Un altro aspetto cruciale che dovrebbe essere considerato è la difficoltà degli insegnanti ad attuare anche valutazioni, costantemente pressati dall’eventualità che gli studenti possano copiare ed imbrogliare. Tutto ciò, inoltre, conduce a provvedimenti più severi, emblematico è il caso della ragazza di Padova, costretta a bendarsi durante l’interrogazione.
“Mi sono sentita a disagio, come se mi stessero accusando di imbrogliare”, riporta la ragazza (Ferro, 2021).
Gli adolescenti, privati già della libertà in un periodo in cui l’interazione sociale è tutto, riportano un incremento significativo di stati di disagio emotivo, difficoltà a dormire, a rimanere concentrati; sintomi riconducibili all’ansia (Benfenati, 2021).

                                                                                         

Didattica a Distanza: la difficoltà di cogliere e valorizzare l’unicità di ogni alunno

Se tutte queste difficoltà e criticità si manifestano in ogni studente che sta vivendo la didattica a distanza, immaginiamo quanto tutto ciò possa essere ancora più frustrante per un bambino con difficoltà diagnosticate
Le già presenti difficoltà, per questi bambini, nella didattica a distanza diventano muri sempre più difficili da superare.
Pensiamo, ad esempio, ad un bambino con diagnosi di dislessia e alla sua difficoltà di leggere e seguire un testo proiettato sullo schermo o al suo disagio nel riuscire a comprendere quanto dice l’insegnante e, al tempo stesso, prendere appunti.
Un ulteriore esempio potrebbe essere quello di bambini con diagnosi di discalculia che faticano enormemente a seguire procedimenti rapidi matematici proiettati sullo schermo o all’immensa difficoltà per un bambino con diagnosi di ADHD (Deficit dell’Attenzione con iper-attività) di rimanere concentrato, in un ambiente, di per sé, distraente com’è la propria casa.
Tutti questi aspetti, purtroppo, portano il bambino a percepirsi come inadeguato, inferiore agli altri, non compreso. Di conseguenza, le già presenti difficoltà, unite a quelle nuove legate alla nuova modalità di didattica, portano ad istaurare un comportamento difensivo nel bambino.
Di fronte a tutti questi elementi di grande frustrazione, il piccolo sarà portato sempre meno ad interagire e potrebbe mostrare anche la volontà di non mostrarsi, attraverso la videocamera, agli altri. Questa condotta di evitamento, però, in realtà nasconde un grande bisogno di comprensione.
In conclusione, sicuramente la Didattica a distanza rappresenta una difficoltà significativa per chiunque, causando importanti ripercussioni dal punto di vista fisico e psicologico, per questo motivo, è necessario valutare il disagio emotivo eventualmente riportato dal ragazzo.
A maggior ragione, bisogna prestare attenzione a tutti i campanelli di allarme nel momento in cui si relazione con un ragazzo con difficoltà comprovate.
Dobbiamo infatti ricordarci che, anche nella didattica a distanza, come riporta la favola pedagogica del ReTrentatrè: “Per trattare tutti allo stesso modo bisogna, prima di tutto, riconoscere che ciascuno è diverso dagli altri. La giustizia non è dare a tutti la stessa cosa, ma dare a ciascuno il suo”.

Autrici:

Francesca Natoli
Psicologa, specializzata in psicodiagnosi e in psicopatologia dell’apprendimento. Referente centro specializzato “ReTrentatrè”, Rimini.

Cellulare: 3929281321

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Nicole Zavoli
Laureanda in Psicologia presso l’Università di Bologna. Operatrice presso il centro Specializzato “ReTrentatrè”, tirocinante presso il “Centro di Neuropsicologia Riminese”.

Cellulare: 3209551581

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Tra dipendenza e indipendenza: le cause all’origine delle fobie sociali

Nel precedente articolo sull’argomento (Quando gli altri diventano giudici: la fobia sociale) abbiamo scoperto le principali caratteristiche della fobia sociale, un disturbo d’ansia che blocca il soggetto nei contesti sociali generando in lui una vera e propria condizione di paralisi.
Abbiamo potute vedere come i contesti in cui può manifestarsi tale problema psicologico sono svariati: dall’ambito scolastico a quello lavorativo, dall’ambito sociale ai contesti in cui è necessario parlare in pubblico. Lo psicologo ha spesso a che fare con tale tipologia di disturbi d’ansia: dietro questo disagio si cela quasi sempre un conflitto inconscio che affonda le sue radici nella storia familiare e di vita del bambino. Analizziamo dunque le cause alla base della fobia sociale.

                                   

Fobia sociale e meccanismo dello “spostamento”

Secondo l’approccio psicodinamico, dietro le manifestazioni sintomatologiche delle fobie sociali si nascondono dei contenuti inconsci (sotto forma di angosce, paure desideri, impulsi ritenuti inaccettabili dalla coscienza) che ad un certo punto affiorano contro la volontà dell’individuo: è importante tenere a mente che i meccanismi che si innescano nelle fobie non sono attivati in maniera volontaria dal soggetto e sovente non sono mai stati presenti nel sistema conscio dell’individuo.
In generale, nelle fobie si assiste al cosiddetto fenomeno dello spostamento, un meccanismo di difesa psichico in cui una pulsione, un’emozione o un comportamento viene spostato dal suo oggetto originario ad un altro, in quanto l’emozione associata all’oggetto originario genera ansia: nel funzionamento fobico si produce inconsciamente uno spostamento di vissuti interiori fonte di angoscia verso l’esterno, nello specifico verso oggetti relativamente “neutri”. Insomma, piuttosto che provare angoscia per un contenuto interno che fa star male, si preferisce provare angoscia per qualcosa di estraneo alla causa reale fonte di inquietudine. Il contenuto interno in questione può essere di vari tipi: un impulso sessuale o aggressivo che viene ritenuto inaccettabile dall’individuo e che viene pertanto “messo da parte” (meccanismo di rimozione) e successivamente proiettato nell’ambiente esterno. Ma non necessariamente il contenuto in questione è rappresentato da un impulso ritenuto inaccettabile.

                                                                                   

Fobia sociale: lavorare sul conflitto inconscio

Tale contenuto infatti può essere costituito anche da un conflitto che viene rimosso e fatto “traslocare” al di fuori di sé. Quasi sempre, nell’ambito delle fobie sociali, tale conflitto ha a che fare con il conseguimento della propria indipendenza e autonomia o con la semplice sperimentazione di tale condizione. Nella dinamica della fobia sociale si viene a creare una sorta di “paradosso”: c’è desiderio cosciente di autonomia in un contesto (inconscio) di paura di condanna e non approvazione dalle figure di attaccamento. Si viene pertanto a creare un conflitto tra indipendenza e dipendenza emotiva che si concretizza sotto forma di sintomo fobico. È fondamentale che lo psicologo, in sede di percorso psicoterapeutico, vada ad individuare i conflitti inconsci alla base della fobia sociale, in quanto il rischio è che la sintomatologia fobica si vada ad “incistare” nella quotidianità del paziente con un progressivo peggioramento della qualità di vita e delle relazioni sociali.
Nelle condotte fobiche l’elemento cardine è rappresentato dalla paura, e nello specifico della fobia sociale, dalla paura di mettersi in gioco. Questa paura va ad inficiare inesorabilmente le risorse e le qualità del soggetto.
Tuttavia, dietro ogni paura per qualcosa si cela un profondo desiderio. Ed è proprio a partire da questo aspetto che lo psicologo dovrà impostare il proprio percorso con il paziente che soffre di fobia sociale: affrontare quella frattura tra la parte più desiderosa di “spendersi” nel mondo e quella parte più fragile e timorosa che teme di tradire le sue “origini” e il suo ambiente familiare, con i suoi valori e le sue tradizioni.

                             

 

 

 

Un prezioso strumento psicologico: il counseling online

La sempre più crescente affermazione delle tecnologie e delle nuove forme di comunicazione online ha spinto molte figure professionali a ridefinire il proprio ruolo e i propri confini lavorativi, insomma, a ripensare la propria professionalità. Questo fenomeno ha coinvolto ovviamente anche la figura dello psicologo che col passare del tempo e in concomitanza delle restrizioni legate all’emergenza COVID-19, ha dovuto ricorrere in maniera più massiccia alla modalità online per l’espletamento della propria professione. La figura dello psicologo online è divenuta sempre più centrale nell’ambito della “talking cure”. Questa riflessione vale anche per l’ambito del counseling, e quindi del counseling online. Analizziamo in maniera più approfondita questo aspetto.

                            

Che cos’è il counseling online?

La richiesta di consulenza psicologica, counseling psicologico e supporto psicologico online è sempre più pressante e i professionisti della salute mentale a poco a poco si stanno adattando a queste esigenze. In tutto il mondo si stanno diffondendo in maniera capillare i servizi di “psicologo online” e di counseling psicologico online. Ma cosa si intende per counseling psicologico online?
Si definisce counseling psicologico online una serie di colloqui svolti dallo psicologo online con lo scopo di affrontare e risolvere un problema psicologico che mette in profonda difficoltà il paziente. Il counseling psicologico si concentra principalmente sul “qui e ora” della vita del paziente. Per andare invece più a fondo del percorso di vita e del disagio più ampio del paziente, lo psicologo online dovrà avvalersi dei colloqui psicologici, del supporto psicologico e della psicoterapia online.
Chi può ricorrere al counseling psicologico online? Ci può ricorrere quella persona che sta attraversando una fase di problematicità emotiva e relazionale in specifici ambiti della sua vita: in famiglia, nel contesto di coppia, con gli amici, sul posto di lavoro, in contesi in cui il soggetto mette in atto specifici comportamenti che gli creano disagio ma che non può fare a meno di mettere in atto, ecc.

                                                    

Obiettivi e benefici del counseling e del counseling online

Quali sono i principali benefici che offre il counseling psicologico online? Innanzitutto, quello della maggiore fruibilità: un soggetto che per svariati motivi (di natura economica, psicologica, motoria o logistica) è impossibilitato ad effettuare un colloquio psicologico in presenza con uno psicologo ha la possibilità di ovviare agevolmente a questo impedimento.
Il counseling si fonda sul rapporto tra due soggetti, il counselor e il cliente, che intraprendono un percorso di conoscenza del problema all’insegna della comprensione e della reciprocità in un contesto in cui la persona che richiede una consulenza si sente accolto e ascoltato nella definizione del suo problema.
Il counselor può essere considerato un facilitatore del processo di risoluzione di un problema nel presente del cliente, oltre che una figura in grado di favorire un efficace percorso di crescita personale.
Obiettivo principale del counseling e del counseling online è quello di aiutare il soggetto ad individuare una o più possibili soluzioni ad una difficoltà del momento cercando di rafforzare l’autostima e di riconoscere appieno le proprie potenzialità e le proprie risorse.
Uno dei principali punti di forza del counseling e del counseling online è dato dal fatto che può essere utilizzato in svariati contesti: nell’ambito familiare, lavorativo, di coppia, ecc.
Come già accennato, il percorso di counseling, che solitamente dura 5-6 colloqui, non può andare in profondità come una psicoterapia o una psicoterapia online. Pertanto sarà lo psicologo (o lo psicologo online) a valutare per il paziente quale sia il percorso più indicato per lui.

                               

 

Quando gli altri diventano “giudici”: la fobia sociale

La paura di mettersi in gioco e interagire con gli altri è uno stato d’animo molto frequente tra le persone, anche se in diversi casi essa non va a incidere in maniera decisiva nella vita di tutti i giorni. Ci sono però delle personalità in cui questa paura prende il sopravvento generando un vero e proprio blocco nel rapportarsi all’interno dei vari contesti sociali. Tale disagio prende il nome di fobia sociale. La fobia sociale porta inevitabilmente a conseguenze pesanti in ambito scolastico, lavorativo/relazionale e, se non trattata tempestivamente, può cronicizzarsi provocando un prolungato isolamento sociale e difficoltà a livello relazionale.

                                                                                       

Caratteristiche e criteri diagnostici della fobia sociale

Quali sono le caratteristiche sintomatologiche delle fobie sociali? Innanzitutto una potente reazione ansiogena di fronte a contesti relazionali in cui si è esposti al rischio di giudizio o valutazione. Un altro tratto caratteristico è dato dalla crescente paura che i sintomi d’ansia risultino evidenti agli altri e vengano di conseguenza giudicati negativamente. Altri criteri diagnostici necessari per porre diagnosi di fobia sociale sono: movimenti di evitamento delle situazioni fonte di ansia e marcata inquietudine nel momento in cui si è esposti agli stimoli ansiogeni; paure sproporzionate rispetto alla reale entità dell’evento ansiogeno; un evidente peggioramento della qualità della vita.
Come accennato, la persona che soffre di fobia sociale è tormentata dalla paura che nei contesti sociali a lui non familiari possa essere valutato, giudicato o peggio ancora ridicolizzato. Il problema è che a causa di questi timori egli inizia a produrre manifestazioni che lo espongono realmente al rischio di essere notato e giudicato, quali arrossamenti del volto, tremolio della voce e delle mani, sudorazione abbondante, difficoltà ad articolare le parole. Talvolta a queste sgradevoli manifestazioni possono aggiungersi sintomi ancora più invalidanti quali secchezza delle fauci, nausea, dispnea, bruciori di stomaco, disturbi urinari: condizioni davvero penose da vivere e da gestire, soprattutto se ci trova ad interagire con altre persone.

                                                                 

Fobia sociale: ansia anticipatoria e condotte di evitamento

Ci sono molteplici forme di fobia sociale che presentano diversi livelli di gravità e compromissione della qualità della vita. Le paure legate alle interazioni con gli altri possono essere limitate a poche situazioni oppure estendersi alla stragrande maggioranza dei contesti sociali: alcune persone possono temere di parlare in pubblico, altre di mangiare davanti ad altre persone, altre ancora possono essere terrorizzate da qualsiasi contesto che implichi un minimo di esposizione al pubblico. È importante tenere a mente che nelle fobie sociali più è temuta la situazione sociale più il disagio e la sofferenza psichica sarà estesa.
La principale strategia messa in atto dal soggetto con fobia sociale è rappresentata dall’evitamento. La strategia dell’evitamento se da un lato “protegge” la persona fobica dall’ansia della situazione stressante, dall’altro genera un circolo vizioso che innesca l’ansia anticipatoria la quale a sua volta potenzia le condotte di evitamento con conseguente rafforzamento dei sintomi ansiosi. Il risultato di questa dinamica è l’inesorabile isolamento sociale che sfocia in molti casi in forme croniche di disturbi depressivi.
È ovvio che di fronte a stati di ansia di questo genere, la persona fobica andrà incontro a interazioni e prestazioni scadenti che andranno a rinforzare il suo senso di inadeguatezza e il profondo vissuto di vergogna per il giudizio che possono farsi gli altri sul suo conto.
Nell’individuo con fobia sociale l’oggetto fobico per eccellenza è rappresentato dall’ “altro”, dietro al quale si celano angosce e paure inconsce che affondano le loro radici nella storia di vita e familiare. Nel prossimo articolo sull’argomento approfondiremo le cause profonde alla base delle fobie sociali.

                                                                         

 

 

Il team di psicologo-online24.it: un nuovo stimolante progetto

Psicologo-online24.it è una realtà sempre più radicata e diffusa nell’ambito del supporto psicologico online.
Psicologo-online24.it opera nel campo della salute mentale online da ben tra anni.
Inizialmente il servizio forniva percorsi psicologici online ad una decina di pazienti. Ad oggi, tocca numeri ben più elevati che vanno dai 30 ai 35 pazienti settimanali: vi sono percorsi psicologici online che seguono una cadenza settimanale, altri che seguono una cadenza quindicinale.
Nel computo delle attività psicologiche online di psicologo-online24.it non possiamo dimenticare le consulenze psicologiche gratuite, uno dei punti di forza di questo servizio di psicologo online.
Vediamo in cosa consiste questo tipo di prestazione psicologica.

                                                         

Psicologo-online24.it: la prima consulenza psicologica gratuita

Quando l’utente accede al servizio di psicologo-online24.it ha la possibilità di usufruire di una preliminare consulenza gratuita della durata di 20 minuti. Tale consulenza gratuita può essere effettuata tramite telefonata vocale, videochiamata Skype, videochiamata whatsapp, attraverso chat di whatsapp oppure tramite l’apposita chat di psicologo-online24.it. Qualora l’utente decidesse di avvalersi della modalità “via chat” per effettuare la consulenza gratuita online, sarà necessario compilare e firmare preliminarmente un modulo per il consenso informato e il trattamento dei dati personali, in quanto nella consulenza psicologica gratuita via chat rimangono per iscritto dei dati sensibili che devono essere conservati nelle giuste modalità, nel pieno rispetto della privacy di colui che usufruisce della breve consulenza psicologica gratis online. Ovviamente una prima consulenza gratuita online di venti minuti non può risolvere assolutamente NULLA; questo concetto deve essere ben chiaro: per un adeguato inquadramento psicodiagnostico servono almeno un 3-4 colloqui della durata di 50-60 minuti, atti a raccogliere l’anamnesi e ad analizzare la sintomatologia del paziente. Tuttavia la prima consulenza gratuita telefonica o online ha una sua utilità: allo psicologo online serve per farsi un’idea preliminare della persona che richiede un aiuto psicologico e per analizzare la domanda di aiuto, mentre all’utente serve per farsi un’idea del professionista con cui a che fare e del suo approccio nell’accogliere la domanda di aiuto psicologico.

                                                         

Nuove frontiere per psicologo-online24.it

Il servizio di psicologo-online24.it è gestito attualmente da un unico professionista, il dottor Davide Ivan Caricchi, psicologo, psicoterapeuta, specialista in Psicologia Clinica. Moltissime sono state le problematiche psicologiche giunte al servizio di psicologo-online24.it, soprattutto disturbi riconducibili ad ansia, depressione, fobie, difficoltà nell’elaborazione di lutti e separazioni, problemi nella gestione di ansia e aggressività, e, nell’ultimo anno, disturbi dell’adattamento causati dall’emergenza COVID-19. Ad oggi però il numero di richieste di consulenze psicologiche e di percorsi psicologici online sta aumentando in maniera esponenziale, rendendo difficile la gestione del servizio da parte di un singolo professionista.
Il nuovo progetto di psicologo-onlline24.it è quello di allestire un gruppo di psicologi (preferibilmente psicoterapeuti) che possa prendersi in carico le numerose e specifiche richieste di aiuto psicologico provenienti da tutta Italia per pianificare gli interventi psicologici più adeguati e mirati in modalità online o in studio.
Un intervento specifico e mirato per ogni singolo paziente è la “mission” di psicologo-online24.it, in quanto ogni individuo presenta le sue particolari esigenze nell’ambito dell’intervento psicologico: ci sono pazienti che presentano una maggiore predisposizione per la psicoterapia in studio e altri per la psicoterapia online.
Pertanto, se sei psicologo o psicoterapeuta e hai una buona esperienza nell’ambito della psicologia clinica, della psicopatologia clinica e della psicoterapia online, contattami per un colloquio conoscitivo allo scopo di valutare la possibilità di una proficua collaborazione e di entrare nel team di psicologo-online24.it.
Se sei interessato, puoi contattarmi al numero 3776604829, nelle apposite chat di Instagram e Messenger di psicologo-online24.it oppure all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

                                                                

Il difficile “mestiere” dell’adolescente: la rabbia adolescenziale

Come abbiamo già potuto scoprire in un lavoro precedente ( https://www.psicologo-online24.it/blog/un-emozione-scomoda-ma-preziosa-la-rabbia ) la rabbia è un’emozione caratterizzata da un intenso turbamento che può culminare in comportamenti aggressivi a livello verbale o fisico. Ma abbiamo potuto anche comprendere come la rabbia, allo stesso modo di tutte le altre emozioni primarie, ci può comunicare qualcosa di importante su noi stessi, così come ci può aiutare a difenderci da minacce dell’ambiente esterno oppure da minacce di natura emotiva.
E la rabbia in adolescenza? Che significato ha? Cosa ci comunica? Come viene vissuta?
La rabbia adolescenziale è un vissuto attraverso cui tutti siamo passati. Spesso aiuta a crescere ma talvolta può generare disagi più seri.

                                             

Rabbia e adolescenza

Come detto, la rabbia costituisce un’emozione di base universale, comune a tutte le persone, indipendentemente dalla cultura di appartenenza: la sua funzione risiede nell’istinto di difendersi per sopravvivere nell’ambiente in cui ci si trova. Nel mondo animale, l’attacco e la rabbia compaiono come sistema di difesa automatico. La rabbia si manifesta non solo per proteggersi fisicamente ma anche per difendersi dai pericoli emotivi, come per esempio subire un torto, vivere un’ingiustizia, sentirsi svalutato, percepire violati i propri diritti. A volte la rabbia si presenta come reazione al proprio senso di impotenza, alla propria confusione e al proprio sentirsi spaesati nelle relazioni.
A tal proposito, gli adolescenti sono ancora più esposti a percepire i pericoli emotivi rispetto agli adulti, in quanto il loro ruolo nei processi decisionali della famiglia non è ancora consolidato e riconosciuto appieno, il senso di valore del proprio sé non è ancora stabile e ogni situazione in cui si sentono svalutati o giudicati rappresenta una vera e propria minaccia per la loro autostima.
La rabbia adolescenziale può essere pertanto un prezioso indicatore di un malessere del ragazzo all’interno della famiglia, un malessere difficile da mentalizzare, riconoscere e mettere in parole.
Approfondiamo in maniera più puntuale il fenomeno della rabbia adolescenziale.

                                                                  

Rabbia adolescenziale, rapporto con l’autorità genitoriale e col mondo degli adulti

In questa delicata fase del ciclo di vita, l’autorità è rappresentata principalmente dalle figure genitoriali. Nel corso del periodo adolescenziale, si inizia a sperimentare il graduale e (spesso) faticoso percorso di separazione e individuazione dai propri genitori che col passare del tempo non vengono più idealizzati e visti come figure infallibili e onnipotenti (visione tipica del bambino piccolo che ha ovviamente un rapporto di profonda dipendenza dalla figura genitoriale). Nella rimodulazione del rapporto con l’autorità genitoriale, spesso l’adolescente si ritrova a mettere in atto l’operazione opposta di quella che adottava da bambino, ossia la svalutazione: questa nuova dimensione genera inevitabilmente vissuti di rabbia, in quanto confronta il ragazzo con nuove sensazioni verso i propri genitori, quali delusione, tristezza, paura, timore per nuove forme di comunicazione e nuovi modi di vedere il mondo degli adulti, ma anche senso di colpa per i sentimenti ostili che emergono in maniera più intensa rispetto al passato. In un contesto del genere, i genitori iniziano a sperimentare forme di aperta contestazione da parte del figlio adolescente. Di fronte ai “no” del genitore, sopraggiungono spesso reazioni intense e talvolta drammatiche di rabbia che possono talvolta culminare in episodi di aggressività.
La rabbia adolescenziale può comunicare molte cose, come per esempio il profondo disorientamento dell’adolescente di fronte ad una fase della vita molto confusa in cui ci si allontana inesorabilmente da un periodo ben conosciuto ma che inizia a “star stretto” come l’infanzia, ad una sconosciuta, fonte di interesse ma anche di inquietudine in cui non si sa ancora cosa ci aspetterà, ossia l’età adulta.
Nel prossimo lavoro sull’argomento parleremo di come affrontare, accogliere e dare significato ai vissuti di rabbia ai comportamenti oppositivi dell’adolescente.

                                                                  

Il rischio di essere se stessi: dissertazioni e considerazioni sulla bioenergetica ed il percorso di psicoterapia.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Francesca Zorzetto

 

Spulciando le riviste, il web e persino le librerie mi pare di notare che l’analisi bionergetica non sia molto gettonata, se non per gli addetti ai lavori.
Credo sia importante ampliare lo scenario che comunemente si ha sui tipi di percorsi psicoterapici. Alcuni, se pensano alla psicoterapia, la associano ancora al lettino e ad un signore di una certa età, possibilmente con gli occhiali, la barba e la palpebra cadente. Ecco, non è proprio così. Esistono vari tipi di psicoterapie e altrettante scuole, solitamente quadriennali, che uno psicologo o uno psichiatra possono frequentare prima di poter praticare in tal senso. Se siete interessati anche a questo tipo di approfondimenti scrivetemi nei commenti.

                                                            

Bioenergetica: che cos’è?

Questo articolo, però, ha l’intento di fare un po' di luce sulla bioenergetica, nel modo meno didattico possibile. Quando scoprii l’esistenza di questo approccio colsi subito la grande differenza rispetto alle altre psicoterapie, e questo, devo dire, mi spaventò un po’. Ma, d’altronde si dice che ciò che non conosciamo ad un primo impatto spaventa. La differenza che menzionavo sta nel fatto che in bioenergetica non si usa solo la parola all’interno della terapia, ma anche il corpo, il quale diviene per il terapeuta, una sorta di lettura della cartella del paziente. Attraverso l’osservazione il terapeuta esperto saprà notare i punti di maggiore tensione, le contratture più croniche, la postura che da sola può spiegare molto del modo di vivere di quella persona. Qualcuno si chiederà se sia stata fondata da osteopati tale disciplina; la risposta è no, bensì da un certo signor Reich allievo di certo signore con gli occhiali, la barba e la palpebra cadente (povero Freud). Dopo di lui, fu Alexander Lowen ad aprire le danze: egli coniò il termine bioenergetica e sulle fondamenta poste da Reich edificò una scuola affascinante quanto innovativa, che non mancò e non manca di attrarre scetticismi. Scopriamo meglio le caratteristiche di questo approccio.

                                                          

Bioenergetica: l’importanza del corpo che ci “parla” e del flusso energetico

In un certo senso il linguaggio del corpo divenne centrale nell’osservazione del paziente, occhi che esprimono tristezza, ma labbra che sorridono denotano già un’incongruenza tra il sentire e l’esprimere. L’Io per Lowen, come per Freud d’altronde, ha sempre la funzione di “mediatore”. In bioenergetica questa mediazione avviene anche a livello corporeo, l’espressione di vissuti che ci hanno insegnato a non accettare o rimuovere diverranno nella persona adulta contrazioni croniche, posture incassate che chiudono la respirazione causando ansia e sensazioni di soffocamento. Questi sono solo esempi delle tantissime osservazioni di Lowen che lo portarono a teorizzare che il flusso energetico, nei suoi pazienti era bloccato e a trovare metodi nuovi per permetterne lo sblocco. Strumento principale è il corpo: in bioenergetica vengono assegnati dei compiti, che mirano ad aiutare il paziente a sciogliere le tensioni e quasi parallelamente a sciogliere i nodi che il passato ha così pesantemente inflitto al corpo cresciuto.
Qualcuno mi ha detto siamo sopravvissuti, sopravvissuti alla nostra infanzia, e qualcuno, per non restare annientato dalle inibizioni, dal dolore, dalla tensione prodotta in una vita volta a corrispondere all’amore meritato per nascita, ma che non ha ricevuto, ha sviluppato le migliori difese possibili per lui o per lei. Oggi, al tempo adulto, queste difese sono gabbie, illusioni dorate che ci impediscono di sentire ed esprimere chi siamo. Le teniamo, perché? Beh perché il prezzo è alto nel lasciarle frantumare. E’ come spezzarsi un osso per poterlo avere poi più saldo e forte. Il rischio è quello di non essere mai amati, rivelandosi all’altro nella propria innocente fragile pienezza. D’altronde, però, scegliere di perseverare in ciò che ci siamo costruiti per sopravvivere, ci espone all’altrettanto grande rischio di non conoscersi mai veramente, e di conseguenza all’impossibilità di essere amati in modo sincero.

                                                           

 

 

Quando il disagio parte da un conflitto interiore: le nevrosi

Si parla spesso del concetto di nevrosi nel linguaggio comune: spesso intorno a questo termine c’è molta confusione e approssimazione, viene scambiato per “pazzia” o per “esaurimento nervoso”, quando invece la nevrosi è un fenomeno che presenta una letteratura sterminata e che si declina in molteplici strutture di personalità (si parla infatti di nevrosi ossessiva, nevrosi fobica, nevrosi isterica, ecc.). Il fenomeno della nevrosi fu analizzato in maniera molto puntuale e approfondita da Sigmund Freud. Intorno al disturbo nevrotico egli organizzò il suo metodo psicoanalitico. Il metodo psicoanalitico fu concepito appunto per il trattamento delle nevrosi.
In questo articolo inizieremo ad comprendere più a fondo il concetto di nevrosi.

                                               

Storia del concetto di nevrosi

La nevrosi è da considerarsi un disturbo psichico senza causa organica i cui sintomi sono l’espressione simbolica di un conflitto inconscio che origina nella storia psicologica dell’individuo.
Il concetto di nevrosi fu coniato nel 1777 dal medico scozzese William Cullen che definì tali patologie dei disturbi “senza infiammazione della struttura”. Si incominciò ad intuire l’esistenza di disturbi che si focalizzavano su determinati organi ma che non presentavano una causa organica: all’epoca di Cullen si parlava di nevrosi digestive, nevrosi cardiache, nevrosi uterine, ecc.
Come accennato in precedenza, fu Freud ad approfondire il fenomeno psichico delle nevrosi. Secondo il padre della psicoanalisi, le nevrosi esprimono un conflitto tra desideri ritenuti inaccettabili e difese che vengono attivate per fronteggiare questi desideri: l’insorgenza del sintomo nevrotico sarebbe il compromesso che si viene a creare tra queste due componenti (desiderio e difesa). Sempre secondo Freud, tali conflitti affondano le loro radici nell’infanzia dell’individuo e nelle relative esperienze traumatiche o disfunzionali che l’hanno contraddistinta.
In ambito psicoanalitico, dopo i primi studi finalizzati alla differenziazione tra psicosi e nevrosi, si inizio ad approfondire e analizzare la complessità e le sfaccettature del complesso fenomeno delle nevrosi, disturbi che richiedono un trattamento psicoterapeutico differente rispetto alle psicosi.
Iniziamo ad analizzare le principali distinzioni relative al concetto di nevrosi.

                                                          

Il fenomeno delle nevrosi nelle sue molteplici sfaccettature: un’analisi iniziale

La nevrosi è pertanto una condizione di sofferenza psichica che presenta un andamento cronico e che si può manifestare con numerose affezioni quali ansia, sintomatologia isterica, paure, insicurezze, fragilità emotiva, comportamenti compulsivi, ecc. Sia ben chiaro, tutti noi nel corso della vita possiamo andare incontro a queste forme di disagio, tuttavia la persona nevrotica ne soffre in maniera continuativa e a causa di sofferenze del passato non adeguatamente elaborate. In tali casi, la strada maestra per la risoluzione di questo disagio è la psicoterapia o la psicoterapia online.
Dalla pratica clinica dei primi psicoanalisti, emerse una prima differenziazione importante nel campo delle nevrosi: quella tra nevrosi sintomatica e nevrosi del carattere. In cosa consiste questa differenza? Nel primo caso il paziente presenta una specifica nevrosi con sintomi precisi e definiti, nel secondo caso il soggetto mostra un carattere che si incentra su determinati schemi nevrotici. In sostanza, nella nevrosi sintomatica il paziente soffre per la sintomatologia nevrotica che presenta, nella nevrosi del carattere il paziente non soffre particolarmente delle sue manifestazioni sintomatologiche, in quanto è tutta la sua personalità che si approccia alla vita e a se stesso in modalità nevrotica. Le nevrosi del carattere sono quelle tipologie di disturbo psichico che in seguito verranno definite “disturbi di personalità”.
Nei prossimi articoli sull’argomento approfondiremo ulteriormente questi aspetti, in quanto, a seconda del tipo di nevrosi che si sviluppa, sarà necessario uno specifico trattamento psicologico in presenza o online.

                                      

La psicoterapia online nel trattamento della depressione: ulteriori approfondimenti

Come illustrato nel precedente articolo sull’argomento, diversi studi hanno evidenziato il fatto che anche la psicoterapia online risulta particolarmente efficace nel trattamento dei pazienti depressi (Richards D., Richardson T., 2012; Andersson G., Cuijpers P., 2009; Kaltenthaler E., Brazier J., De Nigris E., Tumur I., Ferriter M., Beverley C., Parry G., Rooney G., 2006).
Abbiamo anche scoperto come molti di questi percorsi psicologici online prendano in carico principalmente soggetti con sindromi depressive non gravi (Richards D., Richardson T., 2012; Fledderus M., Bohlmeijer E.T., Pieterse M.E., Schreurs K.M.G., 2012).
Tuttavia, nei contesti di grave depressione, la combinazione tra sedute di psicoterapia in studio e seduta di psicoterapia online si è dimostrata alquanto efficace, ovviamente con le giuste modulazioni e la giusta frequenza (van der Vaart R., Witting M., Riper H., 2014).

                                               

Psicoterapia mista con i pazienti depressi: l’importanza della metodologia

Mentre le strutture in sede che si occupano di salute mentale e patologie psichiatriche sono sempre in aumento, i progetti che conciliano percorsi psicologici in studio e online sono ancora molto scarsi. Pertanto gli studi che rinforzano ulteriormente la correlazione tra contenuti terapeutici e questo tipo di percorsi psicologici devono essere intensificati (Kaltenthaler et al. 2006; Wright JH et al. 2005). Per esempio, fattori importanti quali il livello ottimale di supporto psicologico, la natura del supporto psicologico e le premesse metodologiche necessarie per impostare al meglio un percorso psicoterapeutico di questo tipo non sono ancora stati approfonditi in maniera soddisfacente (Newman MG, Szkodny LE et al. 2011; Sharry J, Davidson R. et al. 2013). Questo tipo di studi è fondamentale per la formazione dello psicologo online e del gruppo di lavoro che si dovrà occupare della gestione e combinazione di psicoterapia in studio e psicoterapia online. Per sviluppare e implementare in maniera adeguata un metodo innovativo come questo, è necessario adottare una metodologia strutturata che coinvolga sia gli psicologi/psichiatri che i pazienti (van der Vaart R., Witting M., Riper H., 2014).
A tal proposito, dall’interessante studio di van der Vaart et al. (2014) emergono dei feddback alquanto positivi e promettenti riguardo l’integrazione della psicoterapia online con i tradizionali metodi di “talking cure”.

                                          

Psicoterapia online integrata con psicoterapia in studio: i feeback di pazienti e terapeuti

Innanzitutto, i risultati di questo studio sottolineano come sia i pazienti sia i terapeuti mostrino un approccio positivo nei confronti della psicoterapia “mista” (in studio e online). Gli aspetti che vengono percepiti come più positivi sono la maggiore possibilità di gestire il percorso psicologico in maniera autonoma da parte dei pazienti, una relazione più matura tra paziente e psicologo, la possibilità di preparare al meglio le sedute in studio (talvolta vissute come un notevole sforzo e una grande fatica da parte dei pazienti depressi più gravi). Gli svantaggi percepiti da pazienti e terapeuti riguardano principalmente le specifiche questioni da affrontare durante il colloquio psicologico: alcuni argomenti sono risultati più difficile da affrontare nella modalità online, in quanto più carente per quel che concerne la comunicazione non verbale e il linguaggio del corpo. A tale riguardo, dallo studio si conclude che alcune parti più delicate del percorso possono essere preferibilmente affrontate in studio, mentre nella modalità online.
Senza dubbio questo aspetto va ulteriormente approfondito, al fine di comprendere se col tempo si possano ulteriormente affinare le tecniche di conduzione della psicoterapia online.
Per il trattamento della depressione con questa tecnica “mista” deve essere adottata una certa quota di flessibilità, a seconda del paziente depresso con cui abbiamo a che fare. La terapia mista pertanto deve essere adattata al singolo paziente, in base al suo livello di gravità e alle sue esigenze.
Alla luce di tutto ciò, è di fondamentale importanza coinvolgere attivamente il paziente nel processo di modulazione e gestione delle sedute in studio e delle sedute online (Gega L, Marks I. et al. 2004; Kelders SM et al. 2013).

                                                   

Bibliografia

-  Richards D, Richardson T: Computer-based psychological treatments for depression: a systematic review and meta-analysis. Clin Psychol Rev 2012, 32:329–342.
- Andersson G, Cuijpers P: Internet-based and other computerized psychological treatments for adult depression: a meta-analysis. Cogn Behav Ther 2009, 38:196–205.
- Kaltenthaler E, Brazier J, De Nigris E, Tumur I, Ferriter M, Beverley C, Parry G, Rooney G: Computerised cognitive behaviour therapy for depression and anxiety update. Health Technol Assess 2006, 10.
- Fledderus M, Bohlmeijer ET, Pieterse ME, Schreurs KMG: Acceptance and commitment therapy as guided self-help for psychological distress and van der Vaart et al. BMC Psychiatry 2014, 14:355 Page 9 of 10 http://www.biomedcentral.com/1471-244X/14/355 positive mental health: a randomized controlled trial. Psychol Med 2012, 42:485–495
- van der Vaart et al. “Blending online therapy into regular face-to-face therapy for depression: content, ratio and preconditions according to patients and therapists using a Delphi study”; BMC Psychiatry 2014, 14:355.
- Wright JH, Wright AS, Albano AM, Basco MR, Goldsmith LJ, Raffield T, Otto MW: Computer-assisted cognitive therapy for depression: maintaining efficacy while reducing therapist time. Am J Psychiatry 2005, 162:1158–1164.
- Newman MG, Szkodny LE, Llera SJ, Przeworski A: A review of technologyassisted self-help and minimal contact therapies for anxiety and depression: is human contact necessary for therapeutic efficacy? Clin Psychol Rev 2011, 31:89–103.
- Sharry J, Davidson R, McLoughlin O, Doherty G: A service-based evaluation of a therapist-supported online cognitive behavioral therapy program for depression. J Med Internet Res 2013, 15:e121.
- Gega L, Marks I, Mataix-Cols D: Computer-aided CBT self-help for anxiety and depressive disorders: experience of a London clinic and future directions. J Clin Psychol 2004, 60:147–157.
- Kelders SM, Pots WTM, Oskam MJ, Bohlmeijer ET, van Gemert-Pijnen JEWC: Development of a web-based intervention for the indicated prevention of depression. BMC Med Inform Decis Mak 2013, 13:26

Depressione e psicoterapia online: nuove frontiere nel trattamento dei disturbi dell’umore

La depressione è uno dei disturbi psichici più diffusi nella popolazione adulta che ha un impatto molto pesante sulla salute pubblica. Per il trattamento di tale patologia la psicoterapia risulta essere efficace. Tuttavia, non tutti i pazienti riescono a fruire di questo tipo di cura per svariati motivi: tempo, denaro, difficoltà da parte delle strutture pubbliche di fornire il servizio di psicoterapia a tutte le persone che ne hanno bisogno, ecc. (van der Vaart R., Witting M., Riper H., 2014).
In un contesto così complesso e articolato, la tecnologia e i servizi online possono offrire delle soluzioni efficaci fornendo percorsi psicologici e psicoterapeutici online adeguati e personalizzati.
Approfondiamo meglio il fenomeno della psicoterapia online nell’ambito della depressione.

                                      

Efficacia della psicoterapia online con i pazienti depressi

Recenti studi hanno dimostrato che i percorsi psicologici online per il trattamento della depressione sono risultati efficaci quanto i percorsi psicologici in presenza (Richards D., Richardson T., 2012; Andersson G., Cuijpers P., 2009; Kaltenthaler E., Brazier J., De Nigris E., Tumur I., Ferriter M., Beverley C., Parry G., Rooney G., 2006). Tuttavia, rispetto alla psicoterapia in studio, con i percorsi psicologici online può essere più difficoltosa la continuità del trattamento e l’adesione al programma psicoterapeutico online (Gerhards S.A., Abma T.A., Arntz A., de Graaf L.E., Evers S.M., Huibers M.J.H., Widdershoven G.A., 2011; Sharry J., Davidson R., McLoughlin O., Doherty G., 2013). Diverse ricerche hanno evidenziato che alcune forme di supporto offerte dalla psicoterapia online aumentano l’efficacia del trattamento e rinforzano l’alleanza terapeutica tra psicologo online e paziente.
Ad oggi, la maggior parte degli interventi forniti dallo psicologo online nell’ambito della psicoterapia online si concentra sul trattamento di pazienti con forme di depressione lieve o moderata (Richards D., Richardson T., 2012; Fledderus M., Bohlmeijer E.T., Pieterse M.E., Schreurs K.M.G., 2012). L’utilizzo della psicoterapia online nei contesti di sanità pubblica è ancora molto scarso, sebbene le potenzialità in questo settore siano notevoli. In generale, un piano di interventi di psicoterapia online nell’assistenza sanitaria pubblica potrebbe essere implementata anche nel trattamento di pazienti affetti da forme di depressione più grave, ovviamente con programmi e piani terapeutici differenti e una presenza più assidua e capillare dell’equipe che si occupa di tale disagio in modalità online (Newman M.G., Szkodny L.E., Llera S.J., Przeworski A., 2011).

                                                       

Combinazione tra psicoterapia online e psicoterapia in presenza

Recenti studi hanno dimostrato che l’aggiunta di sessioni di psicoterapia online alle classiche sedute di psicoterapia in presenza può rinforzare l’alleanza terapeutica e l’efficacia del trattamento. Tuttavia, con questo tipo di approccio aumentano i costi dell’intervento e il carico di lavoro per i professionisti (Meglic M., Furlan M., Kuzmanic M., Kozel D., Baraga D., Kuhar I., Kosir B., Iljaz R., Novak Sarotar B., Dernovsek M.Z., Marusic A., Eysenbach G., Brodnik A., 2010; Robertson L., Smith M., Castle D., Tannenbaum D., 2006). Per superare quest’impasse, è possibile adottare una combinazione di terapia online e di psicoterapia in presenza senza andare ad incrementare il numero di sedute effettive: si tratterebbe pertanto non di un’aggiunta di sedute (quelle online) bensì di un’armoniosa alternanza tra sedute di psicoterapia online e sedute di psicoterapia in presenza. Diversi studi hanno evidenziato che in un contesto di questo tipo, la durata effettiva della terapia rimane la stessa o addirittura si accorcia lievemente (Gega L., Marks I., Mataix-Cols D; Postel M., Witting M., Van Gemert-Pijnen L., 2013).
Questa sinergia tra sedute di psicoterapia online e psicoterapia in presenza deve essere organizzata e modulata a seconda del livello di gravità del paziente depresso: nei casi in cui la depressione sia meno seria e il livello di autonomia del paziente elevato, si possono intensificare le sedute con lo psicologo online, nei casi di depressione più grave, dove il sostegno e il monitoraggio devono essere più intensi, ci si concentrerà maggiormente sulle sessioni di psicoterapia in presenza (van der Vaart R., Witting M., Riper H., 2014).
Nei prossimi articoli sull’argomento, approfondiremo ulteriormente il ruolo della psicoterapia online nell’ambito della depressione.

                                                      

 

BIBLIOGRAFIA


- van der Vaart et al. “Blending online therapy into regular face-to-face therapy for depression: content, ratio and preconditions according to patients and therapists using a Delphi study”; BMC Psychiatry 2014, 14:355.
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- Kaltenthaler E, Brazier J, De Nigris E, Tumur I, Ferriter M, Beverley C, Parry G, Rooney G: Computerised cognitive behaviour therapy for depression and anxiety update. Health Technol Assess 2006, 10.
- Gerhards SA, Abma TA, Arntz A, de Graaf LE, Evers SM, Huibers MJH, Widdershoven GA: Improving adherence and effectiveness of computerised cognitive behavioural therapy without support for depression: a qualitative study on patient experiences. J Affect Disord 2011, 129:117–125.
- Sharry J, Davidson R, McLoughlin O, Doherty G: A service-based evaluation of a therapist-supported online cognitive behavioral therapy program for depression. J Med Internet Res 2013, 15:e121.
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- Meglic M, Furlan M, Kuzmanic M, Kozel D, Baraga D, Kuhar I, Kosir B, Iljaz R, Novak Sarotar B, Dernovsek MZ, Marusic A, Eysenbach G, Brodnik A: Feasibility of an eHealth service to support collaborative depression care: results of a pilot study. J Med Internet Res 2010, 12:e63.
- Robertson L, Smith M, Castle D, Tannenbaum D: Using the Internet to enhance the treatment of depression. Australas Psychiatry 2006, 14:413–417.
- Wright JH, Wright AS, Albano AM, Basco MR, Goldsmith LJ, Raffield T, Otto MW: Computer-assisted cognitive therapy for depression: maintaining efficacy while reducing therapist time. Am J Psychiatry 2005, 162:1158–1164.

                                            

 

L’ansia e i disturbi d’ansia: un “universo da esplorare e comprendere

Lo psicologo e lo psicologo online si confrontano continuamente con problematiche d’ansia più o meno gravi. L’ansia, insieme alla depressione, è il disturbo psichico più diffuso e più trattato in ambito psicoterapeutico.
Tuttavia l’ansia rappresenta un vero e proprio “universo” nell’ambito del disagio psichico che si colloca tra l’altro lungo un continuum di gravità e complessità: abbiamo l’ansia di natura nevrotica, ossia l’ansia ancorata ad un esame di realtà più stabile; l’ansia borderline, contraddistinta da un senso di dissoluzione della rappresentazione di sé; l’ansia psicotica, ansia che spesso coincide con un angoscioso terrore di disintegrazione e frammentazione. Abbiamo poi diversi tipi di ansia a seconda della patologia in cui si manifesta, come l’ansia di tratto (insita nell’individuo) e l’ansia di stato (legata ad una specifica situazione).

                                                                       

Ansia e Disturbi d’Ansia

L’ansia è pertanto un’emozione complessa e articolata, con innumerevoli sfaccettature.
Come ben noto, l’ansia è uno stato emotivo contraddistinto da una condizione perniciosa di apprensione, allerta e attivazione, con frequenti alterazioni a livello fisico, come per esempio dispnea, palpitazioni, sudorazione, aumento della pressione sanguigna, diarrea, tremori, vertigini, capogiri, ecc.
Premesso che l’ansia è un vissuto che caratterizza moltissimi disturbi psichici, come accennato in precedenza, ci sono dei disturbi specifici che ruotano intorno alla problematica dell’ansia e che prendono il nome di Disturbi d’Ansia.
Nei Disturbi d’Ansia possono emergere pensieri ossessivi, preoccupazioni assillanti oppure condotte di evitamento delle situazioni fonte di ansia.
Diverse sono le patologie annoverabili tra i Disturbi d’Ansia: il disturbo da attacco di panico, le fobie, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo post-traumatico da stress, il disturbo acuto da stress e il disturbo d’ansia generalizzato. In ognuno di questi disturbi l’ansia si esprime in una forma e intensità differente.
Nel vissuto d’ansia patologica, lo stato di attivazione e “arousal” tipico di questo sintomo risulta non essere collegato a nessun evento, circostanza o causa: ma soltanto in apparenza. In realtà ci sono della cause più o meno profonde, più o meno inconsce, che vanno a generare lo stato d’ansia.
Iniziamo ad approfondire le origini degli studi psicodinamici sull’insorgenza dei disturbi d’ansia.
L’ansia è una condizione decisamente diversa dalla paura, in quanto la paura è strettamente collegata ad una minaccia concreta. Ma proviamo ad entrare più in profondità nell’ambito dei disturbi d’ansia.

                                     

Analisi psicodinamica dell’ansia e dei disturbi d’ansia

Secondo il modello psicodinamico, l’ansia può essere considerata come il risultato di un conflitto psichico tra desideri inconsci provenienti da una parte più “istintuale” e pulsionale di sé (in psicoanalisi viene definito “Es”) e le relative minacce di punizione e disapprovazione all’idea di soddisfare questi desideri (note in psicoanalisi con il termine di “Super-Io).
L’ansia costituisce un forte segnale che rileva la presenza di un “pericolo” proveniente dall’inconscio. In risposta a tale segnale, l’Io mette in campo dei meccanismi psichici atti a fronteggiare questa situazione: i meccanismi di difesa. I meccanismi di difesa impediscono che pensieri e vissuti emotivi inaccettabili provenienti dall’inconscio affiorino alla coscienza.
Se il segnale d’ansia non riesce a mobilitare sufficientemente le difese dell’Io, insorgerà ancora più ansia e in maniera ancora più duratura.
Secondo Freud l’ansia consiste in un affetto dell’Io: l’Io è quell’istanza del sistema psichico che controlla l’accesso alla coscienza di tutti i contenuti mentali. Tramite il meccanismo della rimozione, l’Io si distanzia non solo dagli impulsi inaccettabili ma da qualunque associazione con gli impulsi e i desideri provenienti dalla parte più profonda del sistema psichico, l’Es. L’Io pertanto censura sia l’impulso proveniente dall’Es, sia la rappresentazione psichica.
Nel momento in cui un desiderio inaccettabile o un impulso viene rimosso, esso può esprimersi comunque sottoforma di sintomo. Il sintomo ansioso rappresenta una sorta di “compromesso” tra la rimozione dell’impulso (tramite i meccanismi di difesa che fronteggiano l’ansia legata al contenuto inaccettabile che minaccia di affiorare alla coscienza) e il manifestarsi dell’impulso stesso. A seconda dei meccanismi difensivi messi in atto e delle successive manifestazioni sintomatiche, il disturbo d’ansia che ne deriva potrà essere: un pensiero ossessivo, un rituale compulsivo, una manifestazione psicosomatica oppure un evitamento fobico.