Le “regole del gioco” della psicoterapia online: riflessioni sul setting

Nei precedenti articoli sull’argomento abbiamo affrontato il tema delle caratteristiche e delle regole del setting della psicoterapia online, contesto che presenta ovviamente alcune differenze che lo psicologo e lo psicologo online devono attentamente tenere in considerazione.
Come abbiamo potuto già evidenziare, sono molti i dettagli da tenere a mente da parte di psicologo online e paziente nella definizione del setting online, come per esempio la sistemazione del paziente in uno specifico punto della sua stanza oppure la posizione del dispositivo per lo svolgimento della psicoterapia online. Possono sembrare aspetti insignificanti, in realtà rappresentano degli elementi preziosissimi affinché l’ascolto dello psicologo online possa essere il più attivo e partecipato possibile.

                                      

Il contesto dove si svolge la psicoterapia online

Se pensiamo ai colloqui psicologici in presenza, il concordare aspetti di questo tipo (la sistemazione del paziente in un preciso punto della stanza, la collocazione del dispositivo) nel contesto online può sembrare alquanto direttivo e al limite dell’invadenza: in studio non chiederemmo mai al paziente di disporsi in uno specifico punto o di sedersi in un certo modo. Questo perché nel contesto “in presenza” è tutto ben definito e viene di conseguenza: il paziente si accomoda nella sua sedia o sul lettino e lo psicologo sulla sua postazione. Nell’ambito di psicoterapia online, invece, queste condizioni vanno definite con più precisione, in quanto il rischio è che il paziente esca dal setting a seguito del contesto di casa a lui ovviamente molto più familiare rispetto alla stanza del terapeuta.
Lo psicologo online deve rispettare delle regole più stringenti nel suo setting per mantenere dei confini terapeutici adeguati all’interno della seduta online.
Come già detto, le regole concordate in sede di psicoterapia online sono implicite e ovvie nel contesto in studio. L’ambiente domestico del paziente, a lui più familiare, può creare dei problemi nella gestione e tenuta del setting! Ed è soltanto nella stabilità del setting che si può sviluppare il processo terapeutico. È per questo motivo che lo psicologo online deve mostrarsi attento e sensibile a questi aspetti.

                                                 

Il setting della psicoterapia online: collocazione di paziente e psicologo online

Fatte queste considerazioni relative ai rischi della stabilità del setting nella psicoterapia online, non è ancora chiaro quali siano gli specifici risvolti negativi e positivi dello svolgimento della seduta in una stanza di casa: l’ambiente familiare e confortevole di casa propria può rappresentare anche un punto di forza, un ambiente sicuro dove i contenuti psichici possono fluire ed essere esternati in maniera più spontanea ed efficace. A tal proposito sono necessari ulteriori studi per comprendere appieno pro e contro del contesto domestico nella fase iniziale della costruzione dell’alleanza terapeutica tra paziente e psicologo online.
Altro elemento del setting della psicoterapia online è dato dal luogo in cui si trova a svolgere la seduta lo psicologo online: è possibile che anch’egli si trovi in un contesto domestico e non all’interno del suo studio clinico. È pertanto fondamentale che lo psicologo online presti particolare attenzione alla tutela di privacy e riservatezza della sua figura, cautelandosi che la stanza dove svolge la psicoterapia online non sia particolarmente personalizzata, in modo tale da salvaguardare la neutralità dell’ambiente e soprattutto della figura dello psicologo online, aspetto cardine per la buona riuscita del percorso psicologico. Tale condizione è necessaria affinché possano emergere in maniera adeguata le dinamiche transferali e controtransferali nel corso della psicoterapia online.

                                                         

I disturbi depressivi: caratteristiche e tipologie

Nei precedenti articoli sull’argomento abbiamo affrontato le tematiche relative alle varie sfaccettature dell’ “universo depressivo”. Il termine depressione racchiude molteplici forme di sofferenza psichica: dalla depressione maggiore vera e propria ai disturbi distimici fino alle personalità depressive.
Abbiamo già potuto evidenziare (La personalità depressiva: come funziona) come nel funzionamento depressivo siano due gli affetti che vanno ad organizzare tale esperienza: la rabbia (affetto che, non accettato e riconosciuto, viene rivolto contro di sé) e la tristezza vitale.
In questo lavoro cercheremo di fare qualche ulteriore distinzione tra le varie forme di disagio depressivo e di approfondire gli elementi più profondi alla base di questa sofferenza psichica.

                                                    

Depressione: lutto e melanconia

Procediamo con ordine: partiamo dalla depressione clinica, la depressione maggiore, disturbo alquanto invalidante che affligge molte persone nel mondo e che se trascurato e non trattato adeguatamente, può portare a gesti estremi quali condotte autolesioniste o suicidio. Le caratteristiche cliniche della depressione maggiore sono inconfondibili: tristezza invincibile, mancanza di energie, anedonia (la perdita di piacere nello svolgere attività che prima dell’episodio depressivo appassionavano e stimolavano), disturbi vegetativi.
Alla base della depressione sottende il fenomeno psichico della melanconia. È importante, a tal proposito, fare un’importante distinzione tra lutto e melanconia. Entrambi i fenomeni possono generare episodi depressivi ma con modalità e gradazioni differenti.
Il lutto è una condizione psicologica conseguente alla perdita di una figura significativa o di una fase di vita importante che ha avuto un ruolo importante nell’esistenza dell’individuo. È fisiologico che di fronte ad un lutto si verifichi una reazione depressiva: sarebbe insolito il contrario. Nel lutto si percepisce che il mondo esterno sia stato concretamente impoverito in qualche suo aspetto importante. Mentre la melanconia? La melanconia è quella condizione dove ciò che si sente perduto o danneggiato non è qualcosa di esterno, bensì una parte di sé. Anche in questo caso però il vissuto di perdita di una parte di sé può scaturire da una perdita concreta. Nel primo caso (lutto) avremo a che fare con una depressione reattiva, ossia legata ad una fisiologica reazione per la perdita di qualcuno o qualcosa, nel secondo caso ci troveremo di fronte ad una depressione patologica.

                                             

Classificazione delle diverse forme depressive

Come potremmo definire la depressione maggiore? La depressione maggiore è da considerarsi un’alterazione del tono dell’umore verso forme di tristezza vitale profonda con una drastica riduzione dell’autostima e tendenza all’autopunizione.
Nelle personalità depressive, invece, i processi affettivi, sensoriali e cognitivi perdono di efficacia in modo cronico e diventano i fattori organizzanti della vita del paziente, in un costante approccio a “perdere” nell’affrontare le sfide della vita.
Come già accennato in altri lavori, la depressione non è un fenomeno “monolitico” che si manifesta in tutti alla stessa maniera. Abbiamo molteplici tipologie di depressione, a seconda delle vare interazioni tra fattori psicologici, organici e relazionali. Proviamo a fare un po’ di chiarezza a riguardo.
Le principali forme cliniche di depressione con cui si possono confrontare psicologo e psicologo online nella loro pratica psicoterapeutica sono 3: la depressione somatogena, la depressione endogena, la depressione psicogena.
A) DEPRESSIONE SOMATOGENA: è quella forma di depressione causata da problematiche riconducibili a criticità del corpo. Distinguiamo depressioni organiche (dovute a patologie quali arteriosclerosi, tumori cerebrali, paralisi, ecc.) e depressioni sintomatiche (quadri depressivi post-infettivi, post-operatori, tossici, ecc.)
B) DEPRESSIONE ENDOGENA: è un disturbo dell’umore caratterizzato da vissuti pervasivi di tristezza che si prolungano nel tempo e che hanno un impatto molto negativo sull’umore e sul comportamento dell’individuo. In questa area di depressioni distinguiamo le depressioni periodiche (a decorso monopolare, cioè con l’alternarsi di episodi depressivi), le depressioni cicliche (a decorso bipolare, cioè con l’alternarsi di episodi depressivi ed episodi maniacali) e le depressioni schizofreniche.
C) DEPRESSIONE PSICOGENA: è una condizione depressiva legata ad un avvenimento o ad un vissuto doloroso che assume col tempo un’intensità e una durata eccessive rispetto ad una fisiologica reazione di fronte a situazioni del genere. Si distinguono depressioni reattive e depressioni nevrotiche, ossia quelle depressioni in cui non è completamente presente alla coscienza la motivazione di questo stato d’animo e si confonde spesso con la storia di vita del soggetto e con il suo percorso di crescita affettiva.
A seconda del tipo di depressione diagnosticata, lo psicologo e lo psicologo online imposteranno il percorso psicoterapeutico più indicato.

                                          

Psicologo-online24.it: percorsi psicologici online in tutta Italia e percorsi psicologici in presenza a Torino

Il servizio di psicologo-online24.it è un servizio di psicoterapia online tramite Skype che ha l’intento di offrire percorsi psicologici in modalità differenti rispetto alla classica seduta di psicoterapia in studio.
Come già accennato in diversi lavori, il ruolo dello psicologo online si è evoluto in maniera considerevole negli ultimi anni acquisendo sempre più autorevolezza e importanza, soprattutto in concomitanza di un periodo alquanto delicato come quello del lockdown, a seguito dell’emergenza Coronavirus.
Il problema che è emerso a seguito di questa situazione emergenziale è stato rappresentato principalmente dal fatto che molti psicologi non erano a pronti a questo repentino cambiamento, con conseguenti “improvvisazioni” nella pratica della professione di psicologo online.

                                                

La pratica clinica di psicologo-online24.it nel contesto online

Naturalmente la pratica dello psicologo online richiede tutta una serie di regole del setting che si differenziano da quelle della classica psicoterapia in studio. Oltre alla conoscenza di tali regole, è necessaria anche una certa dimestichezza con il “mondo” online: lo psicologo online deve muoversi agevolmente per quel che concerne la gestione delle piattaforme online per le videochiamate, elemento cardine per lo svolgimento di una seduta di psicoterapia online. Aspetti quali piattaforme per le videocall, chat, e-mail, connessione wifi, dispositivi tecnologici, ecc. devono essere gestiti in maniera adeguata dallo psicologo online. In caso contrario, il rischio è che lo psicologo online non si trovi a suo agio in questo tipo di setting trasmettendo di conseguenza parte di questo disagio al paziente. Le conseguenze di una condizione del genere nel contesto di psicoterapia online sono evidenti.
Il servizio di psicologo-online24.it ha sempre dedicato un’attenzione minuziosa alle dinamiche che si vengono a creare all’interno della seduta di psicoterapia online, così come alle regole del setting, agli aspetti riconducibili al consenso informato del percorso psicologico online, al trattamento dei dati personali e all’utilizzo degli adeguati strumenti tecnologici per lo svolgimento della seduta online.
Ma scopriamo qualche altro aspetto che caratterizza l’innovativo servizio di psicologo-online24.it.


Psicologo-online24.it: uno psicologo online e uno psicologo in presenza

Il servizio di psicologo-online24.it è attivo ormai da tre anni ed è radicato in maniera capillare nel contesto nazionale da diverso tempo: vengono forniti percorsi psicologici, psicoterapeutici e di counseling online in tutte le regioni d’Italia.
Psicologo-online24.it è gestito interamente dal dottor Davide Ivan Caricchi, psicologo, psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica: si è formato presso l’Università degli Studi di Torino laureandosi con votazione 110/110. Si è poi specializzato presso a Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università di Torino con votazione 70/70 con lode.
Il dottor Caricchi non fornisce soltanto percorsi psicologici online ma anche in presenza presso il suo studio di Torino. Il servizio di psicologo-online24.it è un servizio di psicoterapia online ma non solo: per i residenti di Torino e provincia c’è la possibilità di integrare i colloqui psicologici online con colloqui psicologici in studio, oppure di intraprendere un percorso piscologico completamente in presenza.
Il punto di forza dei percorsi psicologici online di psicologo-online24.it è duplice: da una parte c’è la possibilità di integrare i colloqui di 50 minuti via Skype con mail interattive o chat (nota bene: ad integrazione! Non si possono intraprendere percorsi psicologici online solo tramite chat), dall’altro c’è l’opportunità di affrontare un percorso psicologico con uno psicologo online a costi molto contenuti: non essendoci spese di affitto o di mantenimento dello studio, gli onorari per seduta si abbattono di molto.

                                                                      

 

 

Il ritiro sociale come “fonte di benessere”: la personalità schizoide

Come già emerso in diversi lavori sull’argomento, psicologo e psicologo online si confrontano molto spesso nei loro percorsi psicologici con problematiche riconducibili ai disturbi di personalità.
Il disturbo di personalità può essere definito come una manifestazione abnorme, pervasiva e continuativa di un tratto di personalità con conseguenze negative nei rapporti con gli altri e nel vivere e nell’esepreienza del proprio sè.
Come evidenziato nell’articolo Che cosa sono i disturbi di personalità?, il DSM-V distingue 3 gruppi di disturbi di personalità: il cluster A, definito “eccentrico”, il cluster B, definito invece “drammatico-impulsivo” e infine il cluster C che è il gruppo di disturbi di personalità “ansioso-evitante”.
In questo articolo andremo a scoprire il primo disturbo di personalità del Cluster A: il disturbo schizoide di personalità.

                                                

Caratteristiche del Disturbo Schizoide di Personalità

Il disturbo schizoide di personalità può essere considerato un modo di approcciarsi al mondo e a se stessi contraddistinto da distacco emotivo e relazionale. L’individuo schizoide risulta particolarmente disinteressato alle relazioni sociali e presenta una ridotta gamma di manifestazioni emotive. Tali tratti affiorano solitamente nella prima età adulta e si concretizzano in molteplici aree di vita del soggetto.
Molto spesso la personalità schizoide non ricerca relazioni intime o significative. Egli non prova appagamento da queste esperienze. Tali individui sono quasi sempre attratti da lavori solitari, mostrano scarso interesse per la vita sessuale e provano piacere in pochissime attività.
A livello sociale, il soggetto schizoide non ha amici intimi né persone con cui confidarsi, eccezion fatta per i familiari stretti. È spesso indifferente o addirittura insofferente nei confronti dei complimenti o delle critiche altrui e mostra quasi sempre freddezza emotiva o appiattimento delle emozioni.
Nelle fasi iniziale di un percorso terapeutico, lo psicologo e lo psicologo online fanno molta fatica a instaurare un rapporto costruttivo e a creare una solida alleanza terapeutica, tuttavia col tempo le cose possono cambiare con pazienti che presentano questo tipo di personalità.

                                               

I vissuti di scissione e intrusione nella personalità schizoide

A livello comportamentale abbiamo pertanto a che fare con individui freddi, distaccati, poco o per nulla inclini alla socializzazione.
L’esperienza clinica tuttavia ci dice che questi soggetti presentano a livello profondo una marcata sensibilità.
In età infantile le personalità schizoidi sono stati bambini ipersensibili che spesso si allontanavano dalle attenzioni materne come se esse fossero una sorta di “invasione” per il loro benessere psichico. Perché tutto ciò? Perché il bambino che svilupperà una personalità schizoide a livello profondo teme di essere “invaso” o “inglobato” dall’amore materno. Il bambino schizoide ha una fortissima sensibilità nei confronti delle manifestazioni corporee dell’affetto che vengono vissute come una minaccia per la propria sicurezza di base. I soggetti schizoidi rifuggono le emozioni e ne avvertono ad un certo punto fastidio e repulsione, perché inconsciamente temono di venirne sopraffatti. Pertanto essi si ritirano difensivamente nel loro mondo di immaginazione. Nelle personalità schizoide si verifica una scissione tra il proprio Sé e il mondo esterno, con conseguente straniamento nei confronti degli altri e della vita in generale. L’angoscia di essere sopraffatti dalle emozioni e dalla vicinanza affettiva fa sì che col passare del tempo si consolidi nel paziente schizoide una ricerca attiva della solitudine e del ritiro, condizione dove egli sta bene e si sente al sicuro.
La sfida terapeutica di psicologo e psicologo online sta nel ricomporre gradualmente la frattura tra Sé e mondo esterno nell’esperienza psichica della personalità schizoide.

                                                        

 

 

Attacchi di panico: una sfida che si può vincere

In diversi lavori abbiamo analizzato i problemi legati all’ansia e ai relativi disturbi d’ansia.
In questo articolo affronteremo la forma di ansia più estrema che porta talvolta l’individuo a credere di essere sul punto di morire o di impazzire: l’attacco di panico. Ma che cos’è un attacco di panico? Lo scopriremo un po’ più nel dettaglio nei prossimi paragrafi.
Innanzitutto gli attacchi di panico sono degli episodi che solitamente durano alcuni minuti. Benché siano fenomeni di breve durata, generano nella persona che ne soffre una notevole angoscia.
Sono diversi i sintomi che possono comparire nel corso di un attacco di panico. Quali sono i principali?

                                                         

Attacchi di panico: caratteristiche cliniche e sintomatologia

I sintomi più comuni di natura fisiologica che contraddistinguono un attacco di panico sono senso di soffocamento, vertigini, tremori, sudorazione, tachicardia. A seguito di questi sintomi così intensi, il paziente che soffre di attacchi di panico avverte sovente una penosa sensazione di morte imminente.
Molto spesso il disturbo da attacchi di panico è associato all’agorafobia, ossia la paura di rimanere intrappolati in un luogo affollato in cui la fuga può risultare difficile o imbarazzante.
Essendo gli attacchi di panico piuttosto ricorrenti, il paziente che ne soffre è terrorizzato all’idea che tali episodi si possano ripresentare e sviluppa pertanto una particolare forma di ansia che si attiva quando si ha la sensazione che l’attacco di panico stia per verificarsi nuovamente. Questa specifica forma di ansia prende il nome di ansia anticipatoria. Succede quindi che il soggetto si preoccupi in maniera continuativa e stancante pensando al momento e al luogo in cui si verificherà nuovamente l’attacco di panico.
Sovente le persone con attacchi di panico evitano di fare viaggi e partecipare ad eventi, nel tentativo di tenere sotto controllo il rischio di insorgenza dell’episodio di panico in un posto dove non possono fuggire agevolmente, con conseguenze nefaste sulla qualità della vita.
La cosa singolare del disturbio da attacchi di panico è che all’apparenza può risultare privo di nessi psicologici. Ma non è così.

                                                    

Conflitti inconsci alla base degli attacchi di panico: l’elemento cardine su cui lavorare

Pertanto, alla luce di quest’ultimo aspetto, il ruolo dello psicologo e dello psicologo online viene ahimé considerato inutile da molte persone. In realtà è proprio l’intervento dello psicologo e dello psicologo online che può giocare un ruolo fondamentale nella graduale risoluzione del disturbo da attacchi di panico: la stragrande maggioranza delle persone che soffre di attacchi di panico presenta tale disagio a seguito di fattori psicologici (conflitti, traumi del passato, dinamiche familiari disfunzionali, ecc.) e pertanto trae notevole giovamento da un lavoro psicologico di natura espressivo-elaborativa che vada in profondità dei conflitti inconsci alla base dell’attacco di panico.
Lo psicologo e lo psicologo online dovrebbero analizzare attentamente le circostanze in cui si manifestano gli episodi di panico, oltre alla storia di vita del soggetto, così da individuare i fattori psicologici più significativi fonte del disagio e iniziare a lavorarci al fine di riportarli alla luce nel “qui e ora” della vita del paziente.
Sono molteplici i fattori stressanti nella vita di tutti i giorni che possono essere alla base dell’insorgenza dell’attacco di panico. Spesso tali fattori sono riconducibili a cambiamenti nelle aspettative del paziente, per esempio in ambito lavorativo, familiare, relazionale, oppure riconducibili a perdite di persone importanti. A loro volta, tali fattori stressanti, nel corso dei percorsi psicoterapeutici con psicologo o psicologo online, si ricollegavano a esperienze infantili in cui il paziente si è confrontato con il timore (vero o presunto) di perdere una figura di riferimento importante (oppure di perderne l’amore e il sostegno emotivo).
Questi contenuti vanno affrontati in maniera attenta e puntuale in un percorso psicologico, al fine di dare un significato profondo agli episodi di panico e di superarli efficacemente.

                                                 

 

E tu che fame hai?

Articolo scritto dalla dott.ssa Alessandra Morosinotto, psicologa

Un detto zen afferma: “Mangia quando hai fame”.
Il primo pensiero che i verrà sarà sicuramente: “E ci voleva il detto zen per saperlo?!”
In realtà, mangiare solo quando si ha fame è più difficile di quanto possa sembrare.
Ti sarà capitato di mangiare perché attirato da un profumo o da una pubblicità, perché ti sentivi triste o ansioso, perché qualcuno ti ha offerto qualcosa o per abitudine.
Ecco, in tutti questi casi non hai mangiato per fame ma per stimolazioni sensoriali, emozioni scomode, conforto, convenzione sociale.
La fame, dunque, non è tutta uguale. In particolare, esistono 9 tipi di fame! L’avresti mai detto? Vediamoli insieme.

                  

I 9 tipi di fame

Ecco quali sono i 9 tipi di fame
1. La fame degli occhi, attivata dal potere seduttivo di un bel piatto curato e succulento;
2. La fame del naso, quando un profumo inebria le narici attirandoci a sé;
3. La fame delle orecchie, stimolata dal rumore della confezione, come dallo sgranocchiare o dai rumori di masticazione di qualcuno vicino a noi;
4. La fame del tatto, amplificata dal contatto con il cibo attraverso dita, labbra, palato e lingua;
5. La fame della bocca, dedicata ai cibi preferiti, solo quelli che realmente ci piacciono e non a quelli che mangiamo per abitudine;
6. La fame dello stomaco, con le sue sensazioni di vuoto e crampi. E qui attenzione, perché le conseguenze fisiologiche di alcune emozioni spesso sono confuse proprio con questo tipo di malesseri fisici;
7. La fame cellulare, o meglio la fame fisiologica, cioè il segnale del corpo, regolato dal sistema nervoso, che ci avverte delle necessità di rabboccare le energie per sopravvivere;
8. La fame della mente, vincolata dal continuo etichettamento personale e sociale tra cibi sani e cibi spazzatura, cibi concessi e cibi proibiti;
9. La fame del cuore, legata a qualità e quantità del cibo in base allo stato emotivo e all’umore del momento.

                                                     

La Mindful-eating

In particolare le ultime due, cioè la fame della mente e quella del cuore, per essere soddisfatte non hanno alcun bisogno di cibo, al contrario di come invece si agisce comunemente.
Ora ti sarà più semplice capire come sia difficile distinguere i segnali della fame fisiologica da tutti gli altri e anche come sia complesso porre attenzione su cosa, quanto e come stiamo mangiando quando arriva il desiderio di cibo.
Le difficoltà, inoltre, sono alimentate, ancor di più, da particolari fattori esterni come distrazioni durante i pasti, diete drastiche, vecchi schemi mentali o abitudini. In che modo? Pensa a quante volte mangi davanti alla tv o guardando un video sul tuo smartphone, oppure quante volte hai sentito dire “I carboidrati fanno male!” “La carne è cancerogena!” “Finisci quello che hai nel piatto!”
Quindi è impossibile imparare? No, semplicemente perché bisogna ri-abituarsi. Sì, perché, quando eravamo neonati, eravamo capaci di riconoscere lo stimolo della fame da tutto il resto, dunque è un’abilità che con costante e perseverante allenamento possiamo risvegliare.
Un percorso psicologico che coinvolga l’approccio mindful-eating, cioè di alimentazione consapevole, può essere utile proprio in questa direzione. Gli esercizi proposti accanto alle consulenze, infatti, permettono di raggiungere un completo stato di benessere, aiutandoti a:
• Migliorare il rapporto con il cibo,
• Ascoltare il tuo corpo
• Individuare e comprendere le tue emozioni
• Identificare abitudini e schemi mentali disfunzionali.
La mindful-eating ti insegna a surfare sull’onda del desiderio di cibo senza lasciarti travolgere e a dare ad ogni fame il nutrimento di cui ha bisogno per essere soddisfatta.

                                                   

Disturbi di personalità: i diversi livelli di gravità

Psicologo e psicologo online si trovano molto spesso a trattare problematiche riconducibili ai disturbi di personalità, disturbi che possono essere considerati dei quadri pervasi di espressione di uno specifico tratto di personalità sottoforma di comportamenti, vissuti e modi di esperire se stessi e gli altri, con relative ripercussioni negative nella qualità della vita e disagio nel rapportarsi con il mondo esterno.
Nel precedente articolo sull’argomento (Che cosa sono i disturbi di personalità?) abbiamo cercato di definire i disturbi di personalità e comprenderne le caratteristiche cliniche. Abbiamo inoltre iniziato ad esaminare i diversi gradi di gravità e strutturazione dei disturbi di personalità che si collocano su un continuum che va dalla personalità sana al livello borderline di struttura di personalità. Analizziamo meglio questo aspetto di centrale importanza per la pratica clinica di psicologo e psicologo online.

                                                     

 

Personalità sana, nevrotica e borderline

Il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM) individua tre macro-aree in cui può collocarsi una struttura di personalità: personalità sana (con assenza di disturbi di personalità), disturbi di personalità di livello nevrotico, disturbi di personalità di livello borderline. Come già accennato nel precedente lavoro sull’argomento, comprendere appieno il livello di gravità del disturbo di personalità in fase di psicodiagnosi aiuta grandemente lo psicologo e lo psicologo online ad impostare il percorso psicologico più adatto.
Ci sono persone che presentano specifici tratti di personalità e che adottano specifici stili per affrontare le difficoltà della vita ma che in generale presentano una certa flessibilità nell’adattarsi alle sfide della vita.
Discorso diverso per gli individui che soffrono di un disturbo di personalità di livello nevrotico: queste persone mostrano una certa rigidità nella manifestazione dei loro tratti di personalità. Essi in linea di massima rispondono alle sollecitazioni emotive dell’ambiente esterno e della vita con una serie di difese alquanto ridotta e con strategie di risoluzione dei problemi abbastanza limitate. Spesso in questa area di disturbi di gravità ritroviamo il disturbo depressivo di personalità (classificato nel PDM), il disturbo isterico di personalità (classificato nel PDM) e il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (classificato sia nel DSM-V che nel PDM).

                                                            

I disturbi di personalità di livello nevrotico

Nell’ambito nevrotico dei disturbi di personalità la sofferenza e il disagio psichico sono solitamente circoscritti ad una singola area. Per rendere meglio l’idea, nella personalità isterica tale disagio sarà riscontrabile principalmente nella sessualità, nella personalità ossessivo-compulsiva nella preoccupazione per il controllo, nella personalità depressiva nei vissuti di colpa, perdita e autosvalutazione.
I meccanismi difensivi problematici dei soggetti con disturbo di personalità di livello nevrotico vengono attivati soltanto di fronte alla specifica area di sofferenza e non in tutte le altre, come nelle psicopatologie più serie. Inoltre le difese messe in atto dalle personalità nevrotiche non tendono ad alterare la realtà, come invece capita nelle personalità con funzionamento borderline.
Le personalità nevrotiche, al netto dell’area specifica in cui provano disagio e si muovono con rigidità, possono presentare un ottimo adattamento nell’ambiente lavorativo, avere delle buone relazioni sociali, vivere abbastanza bene una relazione sentimentale, ecc.
Le personalità nevrotiche spesso presentano un certo grado di consapevolezza del loro disagio e hanno motivazione a smussare aspetti del proprio sé. In molti casi iniziano un percorso con uno psicologo o uno psicologo online con delle ipotesi sensate sulle cause del loro disturbo di personalità. Sovente essi costruiscono una buona alleanza terapeutica con lo psicologo.
A livello controtransferale (le emozioni che suscita il paziente al terapeuta) lo psicologo si trova a suo agio con questi pazienti e il percorso terapeutico può avanzare in maniera costruttiva e proficua.
Nel prossimo lavoro sull’argomento analizzeremo le principali caratteristiche dei disturbi di personalità di livello borderline.

                                                                            

 

Psicoterapia online e gestione dei molteplici fattori legati al setting

La psicoterapia online è una realtà sempre più consolidata: lo abbiamo analizzato nei precedenti articoli che hanno trattato il ruolo e l’efficacia della psicoterapia e dello psicologo online.
Come evidenziato in tali lavori, il setting della psicoterapia online è differente da quello in studio: ci sono delle sfumature che vanno colte e prese in considerazione da parte dello psicologo online, al fine di gestire al meglio il percorso terapeutico.
Nel setting di una psicoterapia online assume un ruolo fondamentale la strumentazione tecnologica e la gestione di essa insieme al paziente: la piattaforma per la videochiamata, le chat, la connessione internet, la qualità della risoluzione video sono aspetti che vanno a giocare un ruolo importante nella gestione del percorso psicologico online.

                                                   

L’importanza della piattaforma online e della riservatezza

È fondamentale che alcuni elementi del setting di una psicoterapia online vadano specificati e tutelati sin dall’inizio. Come abbiamo potuto già vedere, questi aspetti riguardano principalmente la piattaforma online da utilizzare per lo svolgimento della seduta e l’importanza della riservatezza.
Per quel che concerne la scelta della piattaforma di videochiamata, è possibile che alcuni pazienti preferiscano specifiche app con cui si trovano più a loro agio e che utilizzano con maggiore facilità. Lo psicologo online, tuttavia, nella scelta della piattaforma, non dovrà adeguarsi in maniera assoluta alle richieste del paziente, bensì dovrà tenere conto di criteri fondamentali quali la sicurezza dell’app e la fruibilità dell’app in un contesto di PC (tramite schermo del PC qualità e dimensione dell’immagine sono superiori, con evidenti vantaggi nello svolgimento della seduta di psicoterapia online).
Molti psicologi critici nei confronti della psicoterapia online esprimono perplessità riguardo la riservatezza e la confidenzialità ipotizzando la presenza di maggiori rischi rispetto al setting della psicoterapia in presenza.
Tuttavia, se vengono rispettati in maniera puntuale i due elementi cardine del setting online precedentemente citati, la scelta della piattaforma di comunicazione e il rispetto della riservatezza, i rischi di violazione del setting vengono praticamente annullati.
Un altro aspetto su cui è fondamentale essere rigorosi nel contesto di psicoterapia online è quello relativo al contratto terapeutico tra paziente e psicologo online.

                                              

I dettagli dello svolgimento della seduta online: elementi del setting importantissimi

È importante che il “contratto terapeutico”, che comprende aspetti importantissimi quali il consenso informato e il trattamento dei dati personali) venga concordato tra psicologo online e paziente e successivamente sottoscritto dal paziente prima del colloquio iniziale, dato che non è possibile sottoscriverlo insieme allo psicologo al primo appuntamento, come avviene invece in un classico percorso di psicoterapia in presenza.
Ci sono poi altri aspetti fondamentali che vanno a costituire la cornice del setting di un percorso psicologico online, aspetti che sembrano marginali ma che in realtà nello svolgimento di una psicoterapia online non lo sono affatto: il posizionarsi in un punto fisso della stanza da parte del paziente, la collocazione del pc o del tablet in una superfice salda e non traballante, il mettersi davanti alla telecamera del dispositivo in una posizione che permetta di vedere l’interlocutore in maniera chiara e nitida, con il volto visibile ad una giusta distanza e non troppo lontano né troppo vicino. Come detto in precedenza, possono sembrare questi dei dettagli banali, al limite del ridicolo, ma non lo sono affatto in un contesto di psicoterapia online, anzi: lo psicologo online deve prestare la massima attenzione a questi elementi del setting, in quanto se non concordati e fissati nella fase iniziale, possono creare dei problemi non da poco nello svolgimento del percorso psicologico online.

                                                  

 

PSICOLOGIA E MARKETING: STEREOTIPI NELLE PUBBLICITA’ DEDICATE AI BAMBINI

CAMBIAMENTI NELLE PUBBLICITA’ DEDICATE AI BAMBINI
Negli ultimi venti anni sono diversi gli elementi che sono cambiati all’interno delle pubblicità dedicate ai bambini:
La voce che presenta il prodotto, inizialmente era esclusivamente adulta, oggi è dello stesso genere sessuale del target a cui si rivolge;
musica e jingles si differenziano per genere: nelle pubblicità dedicate ad un target femminile il genere musicale è melodico e soft, nel target maschile rock o pop ed è molto ritmato;
nelle pubblicità indirizzate alle bambine, sono presenti dei colori pastello e la tonalità predominante è quella rosa, inoltre, l’attività di gioco risulta non competitiva ed è ambientata in contesti familiari.
Mentre nelle pubblicità indirizzate ai bambini i colori sono molto vivaci, con tonalità tendenti all’azzurro e al blu e viene rappresentata un’attività di gioco competitiva, spesso in compagnia dei pari.
Vent’anni fa la pubblicità si presentava come lenta e statica, oggi è l ‘opposto, grazie anche al rinforzo di diverse strategie identificate da Kapferer:
l’attrazione per similarità; la trasposizione della valutazione; la ripetizione del messaggio.
Anche le strategie di marketing delle aziende sono state potenziate notevolmente per la vendita di prodotti dedicati ai bambini: Gift in pack (consiste nell’inserire giochi e sorprese nei prodotti); Trans-toying (oggetti di uso quotidiano trasformati in oggetti di uso comune); Advergaming (trans-toying in formato web); Co-marketing (utilizzo di personaggi popolari, solitamente di cartoni animati, per presentare il prodotto).

                                            

IL PROCESSO DI SOCIALIZZAZIONE AI CONSUMI

Il processo di socializzazione ai consumi ha origine già dalla prima infanzia e ha due fonti principali di apprendimento:
Il sistema di influenze sociali, quindi insegnanti, genitori, educatori e il gruppo dei pari; gli stimoli ambientali, quindi le strategie pubblicitarie.
L’influenza del gruppo dei pari gioca un ruolo fondamentale nel processo di socializzazione ai consumi, poiché in un certo senso va a scontrarsi con l’impostazione familiare.
Nella relazione con i propri coetanei i bambini si rivelano dei grandi osservatori, notano subito se un compagno di classe o un amico ha, ad esempio, una t-shirt con un marchio importante o se ha un capo di abbigliamento o un giocattolo pubblicizzato ovunque, soprattutto se quel prodotto è un nuovo lancio sul mercato.
Solitamente il meccanismo che si innesca è proprio quello di voler possedere lo stesso prodotto dell’amico in questione.
Se fino a quel momento gli stimoli pubblicitari sono stati contenuti dalla famiglia ma anche dal bambino stesso, qui la desiderabilità raggiunge un picco troppo elevato, per cui il bambino vuole ottenere a tutti i costi quel determinato prodotto per sentirsi allo stesso livello.
LE CASE PRODUTTRICI DI GIOCATTOLI E LA RIVISITAZIONE DEI PACKAGING
“Non giudicare un giocattolo dalla sua scatola”
Se pensiamo ad una macchina radiocomandata, non la associamo ad una bambina, viceversa se pensiamo ad un gioco come “Crea i tuoi saponi” non lo associamo ad un bambino. Eppure questi tipi di giochi, come tanti altri, capita che vengano richiesti da entrambi i generi.
Le case produttrici di giocattoli, specialmente nell’ultimo decennio, si sono dedicate molto all’abbattimento di questi stereotipi nei confronti dei giocattoli.
La principale strategia adottata è stata quella della rivisitazione dei packaging, dove sono stati modificati i colori e la grafica.
Ad esempio, ne “Il grande laboratorio di chimica” dell’azienda Clementoni, di recente sulla confezione troviamo raffigurati sia un bambino che una bambina. A differenza della scatola di qualche decennio fa dove compariva solamente un bambino nelle vesti di chimico.
Sempre Clementoni ha prodotto una versione del “Laboratorio di meccanica”
per il target femminile, semplicemente cambiando qualche colore nel packaging, ovvero utilizzando dei colori pastello (Magenta, Ciano, Giallo) che tra l’altro sono i tre colori privilegiati nella stampata a colori nel modello CMYK (Cyan, Magenta, Yellow, Black).
Allo stesso modo, anche la Lego ha ideato una nuova linea di prodotti destinati al target femminile, che prendono il nome di “Lego friends”.
I giochi scientifici come “Laboratorio di chimica” o “Laboratorio di astronomia” o “Scienze della serra” vengono quasi esclusivamente associati, comprati e regalati ad un target maschile.
Se il negoziante propone al cliente uno di questi giochi per una bambina, la risposta il 90% delle volte è la seguente “Ma non è da maschio?!”.
Come detto in precedenza, le case produttrici tentano costantemente la rottura e l’ammorbidimento di questi stereotipi attraverso i loro stimoli di marketing, dagli spot ai packaging.
Nonostante questo, gli stereotipi nel mondo dei giocattoli (e non solo) ancora persistono.
Forse dimentichiamo che ci sono molte donne che hanno segnato la storia in ambito sociale e scientifico, come Samantha Cristoforetti, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack (solo per citarne alcune).

I BAMBINI DI OGGI: LE RICHIESTE E LE DEBOLEZZE GENITORIALI

Dal gioco classico al tablet e i social network
Videogiochi, pc, smartphone, fanno evadere dalla realtà e fanno vivere una “socializzazione virtuale”.
L’utilizzo prematuro di queste piattaforme può comportare dei rischi. I ragazzi possono imbattersi in cyberbullismo, situazioni estreme per scattare selfie estremi, “challenge” pericolose, seguire mode e tendenze per emulare un personaggio social che nel loro immaginario risulta come un idolo.
Se ieri la tv aveva la funzione di “baby-sitter”, oggi lo sono ancora di più gli strumenti tecnologici.
IL POTERE DELL’INSISTENZA (NAG FACTOR)
Nella nuova era digitale sono sempre più “prepotenti” le richieste dei figli e sempre più note le debolezze genitoriali (specialmente nelle famiglie con alto reddito) “Nag factor”.
I bambini utilizzano molteplici strategie mirate per convincere i genitori ad acquistare il prodotto desiderato. Yukl e Fable (1990) ne hanno individuate otto:
la pressione; l’autorevolezza; lo scambio; la coalizione; la benevolenza; la logica;
il coinvolgimento; la seduzione.
PUBBLICITA’ E STEREOTIPI OGGI - CONSIDERAZIONI
La pubblicità ha avuto uno sviluppo notevole dal secolo scorso ad oggi: dalla sua espressione grafica ai suoi contenuti.
Il concetto di stereotipo di genere in essa contenuto resta ancora un mito da sfatare ma certamente fa parte di un processo in continuo mutamento che va di pari passo alla società che deve rappresentare e di cui ne fa parte.
È importante, ampliare la nostra visione del mondo per comprendere pensieri, convinzioni, persone, culture… in primis per noi stessi e poi per gli altri. Questo ci aiuta a fare delle scelte che inizialmente ci sembravano assurde e a filtrare gli stimoli circostanti nella nostra realtà con più consapevolezza.

Alessandra Di Giovanni – Dott.ssa in Scienze e Tecniche Psicologiche

Che cosa sono i disturbi di personalità?

Con questo articolo iniziamo ad analizzare un vasto campo della psicopatologia che lo psicologo e lo psicologo online affrontano molto spesso nella loro pratica clinica: i disturbi di personalità.
Tutti noi abbiamo una personalità: si parla di disturbo di personalità quando la struttura psichica di un soggetto è talmente rigida o disfunzionale da provocare problemi nelle relazioni, nelle attività lavorative e in generale nella gestione della vita quotidiana.
Ovviamente non ci sono confini netti e distinti tra tratti di personalità (che tutti noi abbiamo) e disturbo di personalità. Possiamo affermare che il funzionamento della personalità di un individuo si colloca lungo un continuum.

                                                             

Disturbi di personalità: definizione e caratteristiche cliniche

Molto spesso i soggetti che soffrono di un serio disturbo di personalità non hanno la minima consapevolezza del loro funzionamento e e della loro sintomatologia, tant’è che spesso per lo psicologo e lo psicologo online è difficile lavorare con questa tipologia di pazienti, soprattutto nelle fasi iniziali.
Un criterio fondamentale per poter porre diagnosi di disturbo di personalità è il seguente: il funzionamento del soggetto genera un’intensa sofferenza a se stesso o agli altri. Tale modo di esperire se stessi e gli altri è talmente radicato e stabile nel tempo che egli non è in grado di concepire che possa essere stato diverso in passato. Il soggetto con disturbo di personalità, pur soffrendo, è in piena sintonia col suo modo di essere.
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM V) definisce il disturbo di personalità come un modello abituale e pervasivo di esperienza interiore e di comportamento che si discosta notevolmente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo. Questa considerazione ci porta a fare un’importante riflessione legata al contesto culturale in cui si esprimono e manifestano i differenti tratti di personalità: se in alcune culture determinate manifestazioni di personalità risultano essere disfunzionali, in altre possono non esserlo e integrarsi meglio in quello specifico contesto.
Come accennato in precedenza, tutti noi possediamo una personalità e relativi tratti di personalità. Tuttavia, esistono manifestazioni sintomatiche, comportamenti e livelli di rigidità che ci permettono di distinguere personalità sane da individui con disturbi di personalità.

                                             

Personalità e disturbi di personalità: tipologie e classificazioni

Alcuni soggetti che di fronte a delle sollecitazioni emotive manifestano sintomi hanno tuttavia nel complesso un funzionamento di personalità sano: essi possono presentare talvolta delle difficoltà nella quotidianità, ma in generale risultano abbastanza flessibili nell’adattarsi alle varie situazioni di vita. Tutti noi presentiamo una specifica tipologia di personalità ma questo non significa che tutti noi abbiamo delle difficoltà nel gestire le relazioni, gli affetti, il lavoro, ecc. Per esempio, un soggetto può avere uno stile ossessivo nell’affrontare le sfide della vita ma questo non significa che egli soffra di un Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità.
È importante tuttavia che lo psicologo e lo psicologo online delineino la personalità di un paziente in termini generali, indipendentemente dal fatto che sia presente o meno un disturbo di personalità.
Il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM) distingue due livelli di gravità dei disturbi di personalità: livello nevrotico e livello borderline. È importantissimo per lo psicologo e lo psicologo online comprendere appieno questo aspetto, in quanto a seconda del grado di gravità del disturbo, sarà impostato uno specifico trattamento psicoterapeutico.
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM V) distingue tre gruppi principali di disturbi di personalità: il Cluster A, conosciuto come il cluster eccentrico, il Cluster B, definito anche cluster drammatico-impulsivo e il Cluster C, considerato invece il cluster ansioso-evitante.
Ognuno di questi cluster presenta al suo interno specifici disturbi di personalità che inizieremo ad esaminare nel prossimo articolo sull’argomento.

                                  

Ansia e angoscia: caratteristiche, differenze e analisi storica dei due concetti

Con questo articolo approfondiremo ulteriormente da un punto di vista sia clinico che storico i concetti di ansia, di angoscia e delle manifestazioni cliniche legate a queste problematiche, aspetti che lo psicologo e lo psicologo online devono conoscere bene, in quanto nei contesti di psicoterapia e psicoterapia online l’ansia e l’angoscia si manifestano in svariate modalità e con innumerevoli livelli di gravità.
Come accennato nell’articolo precedente sull’argomento, (Quando la minaccia arriva dall’interno: l’ansia. Un'analisi "storica" del concetto d'ansia), ansia e angoscia risultano essere concetti spesso sovrapponibili:
è negli idiomi latini che si concretizza maggiormente la distinzione tra ansia e angoscia, mentre negli idiomi anglosassoni non è così.
Anche in psichiatria è stata conservata la differenziazione tra ansia e angoscia e nel precedente lavoro abbiamo potuto analizzare le diverse peculiarità di questi due affetti.

Angoscia reale, angoscia automatica e altri concetti freudiani

Sempre nel precedente articolo, abbiamo analizzato i fenomeni di ansia e angoscia in alcune delle manifestazioni cliniche individuate da Freud: la nevrosi d’angoscia e la nevrastenia.
Ma Freud parla di angoscia in diverse altre accezioni e contesti. Scopriamoli.
Lo psicologo viennese parla anche del concetto di angoscia reale. Tale concetto viene da lui introdotto nel 1925 in riferimento a quel tipo di angoscia che insorge a fronte di una minaccia esterna che viene vissuta dall’individuo come un pericolo reale e di grave entità. Tale angoscia va distinta dalla nevrosi d’angoscia, in quanto nel primo caso la minaccia è esterna mentre nel secondo caso la minaccia è interna e di origine pulsionale. Detto questo, le due forme di angoscia possono anche coesistere e compenetrarsi. Per esempio, il pericolo fonte di ansia o angoscia può essere reale e concreto, tuttavia l’angoscia generata da tale minaccia è eccessiva rispetto al suo oggettivo pericolo. Ecco che allora entrano in gioco le pulsioni e le conflittualità interne che ingigantiscono la carica ansiogena dello stimolo esterno (che rimane comunque reale).
Freud concettualizza poi un’altra forma di angoscia: l’angoscia automatica. Secondo l’analista viennese, tale forma d’angoscia si manifesta quando l’individuo non è in grado né di dominare né di scaricare un afflusso di stimoli eccitatori troppo numerosi o troppo intensi che possono provenire dall’interno o dall’esterno.

Differenze tra ansia e angoscia

Analizziamo ora un altro concetto freudiano riconducibile alle condizioni di ansia e angoscia: il segnale d’angoscia.
Il segnale d’angoscia costituisce un dispositivo attivato dall’Io quando si trova di fronte ad una minaccia. Esso ha lo scopo di evitare l’angoscia automatica che susciterebbe tale pericolo.
Il segnale d’angoscia riproduce in forma attenuata la profonda reazione d’ansia vissuta originariamente a fronte di un evento traumatico. Diciamo che il segnale d’angoscia “gioca d’anticipo” consentendo al soggetto di attivare dei meccanismi di difesa che permettono di fronteggiare (o evitare) lo stimolo pericoloso.
Come già accennato in precedenza, in psichiatria vi è una precisa distinzione tra ansia e angoscia: si utilizza il termine ‘ansia’ per definire uno stato emotivo “puro”; si utilizza invece il termine ‘angoscia’ per descrivere una condizione d’ansia molto più profonda con una connotazione somatica che sovente si manifesta sottoforma di oppressione toracica. Tuttavia lo stato d’angoscia può presentare molte altre manifestazioni, quali per esempio stintomi neurovegetativi, alterazioni biochimiche, endocrinologiche e comportamentali che possono generare tachicardie, disturbi vasomotori e problematiche respiratorie.
A differenza dell’angoscia, l’ansia presenta molteplici sfaccettature, talvolta anche benefiche: l’ansia può svolgere anche una funzione di sprone per svolgere al meglio un’attività.
Ecco che per lo psicologo e lo psicologo online è fondamentale conoscere le principali differenze tra ansia e angoscia, così come le innumerevoli declinazioni e caratteristiche delle varie forme d’ansia.