Con questo articolo riprendiamo il complesso tema del disturbo borderline di personalità, un disagio psichico alquanto articolato e con innumerevoli sfaccettature.
Come già accennato nel precedente lavoro (https://www.psicologo-online24.it/blog/la-terra-di-mezzo-della-sofferenza-psichica-il-disturbo-borderline-di-personalita), il disturbo borderline di personalità presenta molteplici caratteristiche tra cui tuttavia spiccano l’instabilità e l’ambivalenza, elementi che, come abbiamo potuto vedere, incidono in maniera considerevole nel modo di vivere l’esperienza di se stessi e il modo di rapportarsi agli altri. Non è un caso che le persone con disturbo borderline di personalità presentino notevoli difficoltà nelle relazioni sociali. Oggi andremo ad approfondire altri aspetti caratteristici di questo disturbo che ci permettono di avere un quadro clinico ancora più chiaro.

                   

 

Caratteristiche del funzionamento borderline

Come evidenziato dal Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali, il disturbo borderline di personalità può essere considerato un quadro pervasivo di instabilità.
L’instabilità è l’elemento cardine del disturbo borderline e va ad incidere in tre aree della vita dell’individuo: l’umore, l’immagine di sé e le relazioni interpersonali.
Nello specifico, questa marcata instabilità emotiva va ad incidere nel rapporto con gli altri e con le figure di riferimento: i rapporti sono spesso complicati, carichi di tensione, fluttuanti. Si passa dall’idealizzare l’altro in maniera incondizionata a svalutarlo a seguito di un’insignificante incomprensione. Come conseguenza di tale approccio relazionale, i vissuti di vuoto, solitudine e depressione sono molto frequenti e prolungati nel tempo. Nelle fasi di maggior tensione, il soggetto borderline prova sentimenti molto più “caldi” e intensi rispetto a quelli appena citati, come rabbia, scoppi di ira, con conseguenti sfuriate immotivate. La rabbia e la profonda difficoltà nel controllo degli impulsi sono altri due elementi chiave del funzionamento borderline che molte volte portano l’individuo ad abbandonarsi ad abuso di sostanze, a condotte aggressive o illegali, a condotte sessuali promiscue e nei casi più gravi a gesti suicidari. In altre situazioni si assiste principalmente a gesti autolesivi che consistono nel procurarsi tagli, graffi o ferite.

                                               

Sintomi e criteri diagnostici

Le aree precedentemente citate, ossia l’umore, l’immagine di sé e le relazioni interpersonali, richiederanno delle trattazioni a parte, poiché i contenuti da approfondire a tal proposito sono davvero numerosi: questo rende l’idea della complessità del disturbo nelle sue varie sfaccettature e nei suoi molteplici livelli di gravità.
In generale, per iniziare a inquadrare la problematica da un punto di vista squisitamente descrittivo, il disturbo borderline di personalità presenta una serie di elementi caratteristici.
Innanzitutto, il soggetto borderline si ritrova spesso a dover mettere in atto dei tentativi disperati per evitare l’abbandono, reale o immaginario che sia: il timore dell’abbandono è un elemento cardine nella psicologia borderline.
Troviamo poi una rete di relazioni molto instabili, contraddistinte da fenomeni di idealizzazione e svalutazione primitiva: la stessa persona che fino ad poco tempo prima era considerata un “Dio”, subito dopo viene considerata come “la peggiore delle persone”.
Si ravvisa spesso un’alterazione della propria identità e una profonda instabilità nella percezione di se stessi, oltre che una marcata impulsività.
Come già accennato, sono sovente presenti gesti/minacce suicidarie oppure atteggiamenti autolesionistici.
L’instabilità si manifesta in maniera intensa nell’ambito degli affetti: sono molto presenti episodi di forte irritabilità, ansia e umore depresso, così come rabbia e un pervasivo senso di vuoto.
Nei casi più gravi possiamo riscontrare anche un funzionamento paranoide, dove l’ambiente esterno e le persone intorno a sé possono essere percepite come una minaccia.
Sono molteplici i sintomi caratteristici del disturbo borderline di personalità: ovviamente non devono essere presenti tutti per porre diagnosi di questo disturbo. La combinazione e l’intensità dei vari sintomi sopraccitati ci dà la misura della tipologia e della gravità del disturbo e permette allo psicologo e allo psicologo online di valutare il trattamento psicoterapeutico più indicato.

                                                   

 

 

 

I disturbi dell’alimentazione sono ormai considerati i disturbi dei nostri tempi. Questo, ahimé, è abbastanza comprensibile alla luce della cultura della nostra epoca dove i mass-media offrono in maniera continuativa e ripetitiva (quasi ossessiva) immagini di donne magre e “di successo”. I disturbi dell’alimentazione sono presenti nei paesi occidentali, ricchi e industrializzati dove vi sono risorse e cibo in abbondanza e dove la magrezza viene considerata come l’unico canone di bellezza. Nei paesi dove la magrezza non viene considerata una particolare qualità, l’anoressia nervosa è pressoché inesistente. Andiamo ad approfondire meglio caratteristiche e cause di un disturbo che si sta diffondendo sempre di più e che risente molto degli stereotipi culturali dei nostri tempi.

                              

Caratteristiche di anoressia e bulimia

Un dato su cui riflettere è il seguente: l’incidenza dell’anoressia è praticamente raddoppiata a partire dagli anni ’60, periodo in cui si è riscontrato un “boom economico” in molti paesi occidentali. Questo dato ci fa capire come i disturbi dell’alimentazione siano diventati una “soluzione psichica” sempre più adottata a fronte di sollecitazioni familiari, emotive ed ambientali.
I disturbi dell’alimentazione si possono suddividere in tre categorie: anoressia nervosa, bulimia nervosa e obesità.
L’anoressia consiste in un rifiuto nel mantenimento del proprio peso corporeo al di sopra del peso minimo ritenuto adeguato per l’età. Tale disturbo si concretizza in una ricerca ossessiva della magrezza collegata intrinsecamente al terrore di ingrassare, nonostante si sia sottopeso in maniera evidente. Nell’anoressia nervosa si assiste inoltre ad un’inquietante alterazione della percezione del proprio corpo e del modo di vivere il proprio peso e la forma del corpo.
La bulimia nervosa consiste invece in ricorrenti abbuffate dove si verificano due particolari fenomeni: innanzitutto, il soggetto introduce in uno specifico lasso di tempo una quantità spropositata di cibo. In secondo luogo, la persona bulimica avverte la sensazione di perdere completamente il controllo della situazione mentre si abbuffa, tant’è che spesso si fa fatica a controllare non solo quanto si mangia ma anche cosa si mangia. Molto spesso queste abbuffate sono seguite dalle cosiddette “condotte compensatorie”, ossia vomito autoindotto, digiuno, un eccessivo ricorrere ad esercizi fisici, abuso di lassativi, ecc. Ovviamente, l’obiettivo di queste condotte compensatorie è quello di evitare l’aumento del peso. Appare quindi evidente come anoressia e bulimia nervosa procedano spesso di pari passo.

         

 

Origini e cause dell’anoressia nervosa: una prima disamina

I disturbi dell’alimentazione presentano una notevole complessità per quel che riguarda l’origine e l’insorgenza. L’elemento più evidente è dato dalla preoccupazione per il cibo. Tuttavia questa preoccupazione è soltanto la “punta dell’iceberg” di un disagio più profondo legato all’immagine di sé e alle dinamiche familiari del passato. La persona con anoressia nervosa matura l’incrollabile convinzione di essere impotente e inadeguata. Molto spesso il disturbo anoressico si sviluppa in ragazze che in passato si sono sempre comportate da “brave bambine” e hanno speso tutta la loro infanzia ad assecondare i genitori e a non deluderli. Con l’arrivo dell’adolescenza queste “brave bambine” diventano oppositive, provocatorie e inflessibili. Il corpo viene vissuto dalle pazienti anoressiche come qualcosa di distinto dal proprio Sé, come un qualcosa che appartiene ai genitori. Questo porta pertanto ad una totale mancanza di autonomia e indipendenza. Queste persone si sentono di conseguenza impotenti e inutili, in quanto devono essere perfette agli occhi dei genitori e si sentono nella condizione di dover rendere conto sempre a loro. Ecco che quindi, in un contesto del genere, il disturbo anoressico diventa un maldestro tentativo di cura di sé: se il corpo viene vissuto come qualcosa che appartiene ai propri genitori (così come altre parti fragili del proprio sé), il controllo del proprio corpo e nello specifico del proprio peso corporeo costituisce un modo per affermare la propria individualità e autonomia rispetto ai genitori, oltre che una forma di autorealizzazione e di senso di potere sulla propria vita.
Le pazienti anoressiche, pertanto, convertono il loro disagio psicologico in forme malsane di controllo e alterazione della quantità del cibo assunto.
Nei prossimi articoli affronteremo le dinamiche familiari e le implicazioni terapeutiche di questo delicatissimo disturbo psichico.

                

 

 

Come già accennato, il servizio di psicologo online offerto da psicologo-online24.it consente di intraprendere dei veri e propri percorsi psicologici e psicoterapeutici tramite Skype. È stato infatti riscontrato che lo strumento tecnologico di Skype permette di riprodurre condizioni ottimali per effettuare un colloquio di psicoterapia. Tramite Skype ci si può infatti avvalere sia del canale verbale che del canale visivo, grazie alla videochiamata.
Il servizio di psicologo online si sta diffondendo sempre di più nel contesto italiano, anche se al momento in misura minore rispetto ad altri paesi del mondo: pensiamo per esempio agli Stati Uniti, dove la figura dello psicologo online è già da diversi anni diffusa e consolidata.

                                                             

Non solo il servizio di psicologo online, anche servizi per gestire le crisi

Ma torniamo al servizio che offre psicologo-online24.it. Uno dei principali punti di forza è la comodità: ci si può avvalere di percorsi psicologici e di psicoterapia comodamente da casa, in modalità online. Inoltre il canale di comunicazione online consente di integrare il percorso psicologico con strumenti utili quali chat, mail di supporto e mail interattive.
I costi per ogni singola seduta sono di 40 euro, quindi c’è la possibilità di spendere molto meno rispetto ad un classico percorso psicologico in studio: ecco un altro importante vantaggio di questo servizio di psicologo online.
Tuttavia è possibile risparmiare ulteriormente avvalendosi di pacchetti di colloqui con dei costi a seduta ancora più vantaggiosi. A tal proposito, rimando alla seguente sezione del mio sito psicologo-online24.it per conoscere più nel dettaglio le varie tariffe del mio servizio di psicologo online: https://www.psicologo-online24.it/un-servizio-innovativo/canali-di-comunicazione.
Ma oggi è possibile avvalersi anche di un altro servizio innovativo e di grande utilità: quello di Pronto Intervento Psicologico online.
A molte persone sarà capitato di trovarsi in situazioni di crisi o di profondo scoramento, senza avere ovviamente la possibilità di consultare nell’immediato uno psicologo o uno psicoterapeuta: è normale che sia così, in quanto i colloqui che fanno parte di un percorso psicoterapeutico devono essere concordati su appuntamento, non possono essere improvvisati. Questo aspetto costituisce un elemento importantissimo del setting di una psicoterapia.

                                            

 

Pronto Intervento Psicologico: in cosa consiste

Tuttavia, possono esserci situazioni di profonda crisi che richiederebbero un intervento il più immediato possibile per tamponare la condizione di difficoltà psicologica del momento e per fornire un adeguato supporto psicologico. Ecco che psicologo-online24.it con il suo servizio di pronto intervento psicologico online può venire incontro a questi problemi di difficile gestione sul momento. Una precisazione importante: questo servizio di pronto intervento psicologico online NON deve essere utilizzato nei casi gravi quali scompenso psicotico o impulsi suicidari irrefrenabili. In questi casi è fondamentale rivolgersi al Pronto Soccorso più vicino!
Ma vediamo in cosa consiste nello specifico e come funziona questo servizio online fornito da psicologo-online24.it:
Pronto Intervento Psicologico online è un servizio di reperibilità che consente di accedere a due differenti “codici”:
CODICE ROSSO: una volta richiesto, ci si attiva per ricontattare il paziente entro 4 ORE dalla prima richiesta di aiuto e intervenire sull’emergenza del momento. La chiamata può durare fino a 30 minuti e può essere effettuata via telefono, via Skype oppure via videochiamata whatsapp.
Il costo è di 80 euro.
CODICE GIALLO: una volta richiesto, ci si attiva per ricontattare il paziente entro 6 ore dalla richiesta di intervento. La chiamata presenta le stesse modalità citate nel codice rosso.
Il costo è di 70 euro.
CODICE BIANCO: una volta richiesto, ci si attiva per ricontattare il paziente entro 12 ore dalla richiesta di intervento. La chiamata presenta le stesse modalità citate nel codice rosso.
Il costo è di 50 euro.
Il servizio di reperibilità online costituisce una preziosa opportunità per intervenire sulle criticità del momento.

                                                 

 

Il disturbo borderline presenta una marcata varietà di fenomeni clinici: spesso ci si imbatte in varianti psicopatologiche sorprendenti, imprevedibili, tratti drammatici, talvolta stravaganti e bizzarri che generano nello psicologo un certo spaesamento. Tuttavia, pur trovandoci in un quadro generale incredibilmente eterogeneo e sfaccettato, si può scorgere una coerenza di fondo per quel che concerne il funzionamento psichico alla base della patologia borderline.
Tra gli anni ’30 e ’40 gli psichiatri e gli psicologi del tempo iniziarono a descrivere alcuni pazienti che non erano così gravi da essere diagnosticati come schizofrenici ma che presentavano troppi sintomi psichici per essere considerati nevrotici (ossia con un funzionamento psichico problematico ma non troppo patologico). Questi pazienti vennero inseriti in una “categoria diagnostica intermedia”, a cavallo tra la psicosi e la nevrosi. I primi tratti psicopatologici riscontrati in queste persone furono un’ansia smodata in molteplici contesti, incapacità ad avere dei progetti realistici nella vita, una notevole difficoltà a gestire gli impulsi più primitivi, una fragilità di pensiero obiettivo e scarso senso della realtà.
Gli psicologi che si imbatterono per la prima volta in questa psicopatologia possono essere considerati dei veri e propri “pionieri” della psicodiagnosi, ossia quella disciplina che si propone di individuare segni e indizi tipici di uno specifico funzionamento di personalità. La psicodiagnosi può sembrare un “antipatico” esercizio di etichettatura degli individui, tuttavia è di importanza vitale: senza di essa lo psicologo non può impostare il percorso psicoterapeutico più indicato per la persona.

                             

Storia del concetto “borderline”

Il disturbo borderline presenta una marcata varietà di fenomeni clinici: spesso ci si imbatte in varianti psicopatologiche sorprendenti, imprevedibili, tratti drammatici, talvolta stravaganti e bizzarri che generano nello psicologo un certo spaesamento. Tuttavia, pur trovandoci in un quadro generale incredibilmente eterogeneo e sfaccettato, si può scorgere una coerenza di fondo per quel che concerne il funzionamento psichico alla base della patologia borderline.
Tra gli anni ’30 e ’40 gli psichiatri e gli psicologi del tempo iniziarono a descrivere alcuni pazienti che non erano così gravi da essere diagnosticati come schizofrenici ma che presentavano troppi sintomi psichici per essere considerati nevrotici (ossia con un funzionamento psichico problematico ma non troppo patologico). Questi pazienti vennero inseriti in una “categoria diagnostica intermedia”, a cavallo tra la psicosi e la nevrosi. I primi tratti psicopatologici riscontrati in queste persone furono un’ansia smodata in molteplici contesti, incapacità ad avere dei progetti realistici nella vita, una notevole difficoltà a gestire gli impulsi più primitivi, una fragilità di pensiero obiettivo e scarso senso della realtà.
Gli psicologi che si imbatterono per la prima volta in questa psicopatologia possono essere considerati dei veri e propri “pionieri” della psicodiagnosi, ossia quella disciplina che si propone di individuare segni e indizi tipici di uno specifico funzionamento di personalità. La psicodiagnosi può sembrare un “antipatico” esercizio di etichettatura degli individui, tuttavia è di importanza vitale: senza di essa lo psicologo non può impostare il percorso psicoterapeutico più indicato per la persona.

                                        

Caratteristiche generali del disturbo borderline

Passiamo ora alla descrizione delle caratteristiche principali del disturbo borderline di personalità.
I due tratti basilari che contraddistinguono la vita dei soggetti borderline sono senza dubbio l’instabilità e l’ambivalenza. Questi due elementi inducono il paziente a provare emozioni intense, confuse e di difficile gestione, ad avere atteggiamenti incoerenti e disorientanti agli occhi degli altri e a condurre uno stile di vita all’insegna dell’impulsività e dell’imprevedibilità: spesso nel rapportarsi con i pazienti borderline si avverte quella spiacevole sensazione di “camminare sulle uova”, in quanto non si riesce mai a capire bene come potranno reagire. È difficile stare sereni e tranquilli al cospetto di queste persone.
La personalità borderline tende ad essere ostile, aggressiva, manipolatoria e drammaticamente instabile: a causa di questi tratti problematici ricevono molto spesso rifiuti dalle persone, benché loro desiderino in maniera smodata vicinanza emotiva.
La loro marcata instabilità li porta ad attraversare repentini mutamenti dell’umore. Spesso vanno incontro ad una violenta alternanza tra fasi di apatia e depressione e fasi di iper-eccitamento, rabbia e angoscia.
Come detto, la depressione è un vissuto molto frequente nei pazienti borderline ed è sovente accompagnata da impulsi autodistruttivi. Tali condotte autodistruttive sono una modalità complessa e contraddittoria di comunicare con gli altri: rappresentano uno strumento ambiguo per esprimere la propria aggressività quando non ci si sente sufficientemente valorizzati dagli altri. Il funzionamento relazionale borderline può essere sintetizzato con questa frase: “Tu non mi consideri, allora io mi autodistruggo per farti vedere che esisto, così ti dovrai preoccupare di me”. In un contesto del genere, è chiaro che la gestione delle relazioni con il paziente borderline sia sovente difficile ed estenuante.
Nei prossimi lavori approfondiremo altri aspetti del complesso “mondo” borderline, quali l’affettività e i meccanismi di difesa, elementi di fondamentale importanza per comprendere al meglio questa psicopatologia.

                                        

 

 

 

 

 

 

 

Tutti i percorsi di supporto psicologico, così come quelli psicoterapeutici, richiedono inevitabilmente del tempo per produrre dei risultati concreti e duraturi. Spesso le persone che si rivolgono ad uno psicologo/psicologo online per un disagio psicologico o per un sintomo psichico che lo tormentano si aspettano di risolvere “magicamente” il loro problema nel giro di poche sedute, senza tenere conto di un aspetto non trascurabile: la gradualità dei cambiamenti. Una persona adulta, nel momento in cui si rivolge ad uno psicologo online, ci ha impiegato un certo numero di anni per giungere ad essere quello che è, con i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza. Per cambiare alcuni aspetti di sé non si può avere fretta.

                                                    

Accettare il fatto che per giungere al cambiamento serve tempo

Ognuno di noi pertanto diventa quello che è dopo un lungo percorso di crescita e di storia di vita che ci porta a consolidare tutta una serie di nostre caratteristiche, così come di tratti di personalità, di potenzialità ma anche di debolezze e di sintomi psichici.
Lo psicologo e lo psicologo online devono assolutamente lavorare insieme al paziente su un elemento di importanza vitale per il cambiamento e per un adeguato percorso trasformativo: la variabile “tempo”. Freud riteneva il tempo come un aspetto caratteristico del cosiddetto “processo secondario”, ossia quell’insieme di rappresentazioni mentali che ubbidisce al principio di realtà e che riesce a controllare gli istinti più primitivi che tutti noi avvertiamo in modalità differenti: è quel processo che viene un po’ meno in quei pazienti che, gravati dalla sofferenza psichica del momento, desiderano fissare l’appuntamento con lo psicologo il prima possibile per risolvere nell’immediato il loro problema. Queste persone hanno tutta una serie di buone ragioni per muoversi in questa maniera: significa che stanno soffrendo talmente tanto che non riescono a tollerare di stare così male ancora per molto. La questione però è decisamente più complessa, in quanto tali pazienti ci hanno appunto messo un “tot” di anni per arrivare ad essere quello che sono, così come i loro sintomi che col tempo sono cresciuti insieme a loro. Come si può pretendere pertanto che i sintomi possano sparire in “quattro e quattr’otto” senza un accurato lavoro di elaborazione e autoconoscenza?

                                                                       

La complessità delle dinamiche che stanno dietro un percorso psicologico

Ed è proprio sulla variabile “tempo” che psicologo e psicoterapeuta, così come psicologo e psicoterapeuta online, devono lavorare con i pazienti. Talvolta qualcuno vede l’ “imbroglio” dietro questo approccio pensando che in realtà lo psicologo comunica di avere bisogno di tempo soltanto per “spillare” più denaro possibile al paziente. È una tesi rispettabilissima e forse ahimè qualche psicologo poco professionale si è mosso anche così: del resto, persone poco corrette se ne trovano in tutti gli ambiti professionali. Mi verrebbe da aggiungere a tal proposito: peggio per loro, è un problema che si vedranno loro con la loro coscienza. Tuttavia, gli psicologi e gli psicologi online seri devono necessariamente confrontarsi con la variabile “tempo” e farla accettare al paziente, anche per una questione di conoscenza reciproca. Andare dallo psicologo o dallo psicologo online non è come andare dal dentista o dall’ortopedico o da qualunque altro specialista, dove il metro di valutazione è strettamente legato al mero risultato ottenuto: un dente o è stato curato bene oppure no, un osso è stato sistemato oppure no. In un percorso psicoterapeutico non funziona in maniera così lineare, in quanto tra psicologo e paziente si deve venire a creare una particolare relazione che consenta da una parte di generare una solida alleanza terapeutica in grado di motivare il paziente al cambiamento e ad una sempre più approfondita conoscenza di sé; dall’altra si deve venire ad instaurare una serie di sentimenti reciproci, che definiamo transfert e controtransfert, che sono la chiave per comprendere meglio come il paziente mette in gioco le sue emozioni e le sue relazioni, frutto di interazioni del passato con le figure di riferimento.
Si può pertanto iniziare a intuire come il percorso di cambiamento psicologico non sia una cosa di poco conto e di facile attuazione: è un qualcosa che richiede tempo e motivazione.