acinetopsia

L'acinetopsia e la cecità del movimento: analisi del disturbo

L’acinetopsia è una cecità del movimento: un disturbo alquanto articolato e complesso che andremo ad analizzare in questo articolo.
La percezione visiva è un fenomeno che dipende dalla stimolazione luminosa dei fotorecettori che hanno sede sulla retina i quali, attraverso il nervo ottico, inviano segnali alla corteccia visiva (parte della corteccia cerebrale che si occupa della visione e dell’interpretazione delle immagini viste). Essa è presente nel lobo più posteriore del cervello ossia il lobo occipitale. Possiamo dividere quest’ultimo in due zone, anteriore e posteriore, mentre la corteccia visiva è suddivisa in varie porzioni, primaria, secondaria e terziaria, ognuna con la propria funzione.
Corteccia visiva primaria: definita anche area 17 di Brodman, è l’area dedita all’elaborazione delle informazioni in merito agli oggetti, siano essi statici o in movimento.

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emozione della rabbia

L’emozione della rabbia: un vissuto che può esserci anche di aiuto

L’emozione della rabbia è un vissuto che tutti noi proviamo. Pur essendo una sensazione poco piacevole, la rabbia è un’emozione primaria che ci aiuta a orientarci nella vita, ci consente di esprimerci in maniera autentica, di far valere le nostre ragioni, di chiarirci con qualcuno e di far crescere le nostre relazioni.
Nei contesti patologici invece, la rabbia assume delle connotazioni di natura esplosiva che comunicano un profondo disagio e la difficoltà di mentalizzare e accettare la frustrazione.
Con questo articolo inizieremo un’ampia rassegna sul significato profondo dell’emozione della rabbia analizzandone le caratteristiche da un punto di vista prettamente psicodinamico.

Che cos’è la rabbia? Riflessioni su tale concetto

Che cos’è l’emozione della rabbia? Partiamo da una definizione generale: la rabbia è uno “stato psichico alterato, suscitato da elementi percepiti come minacce o provocazioni capaci di rimuovere i freni inibitori che normalmente stemperano le scelte del soggetto coinvolto” (Fonte: Wikipedia).
La rabbia è un’emozione che spesso riconosciamo e accettiamo con difficoltà e con non poche resistenze: molte problematiche depressive sono il frutto di una non accettazione dei propri vissuti di rabbia che generano colpa e vengono inconsciamente rivolti contro se stessi, sottoforma di autosvalutazione, insicurezza, dinamiche di autocolpevolizzazione. Sovente la rabbia viene collegata alla componente più aggressiva di noi stessi e pertanto considerata come un qualcosa di sbagliato, da stigmatizzare e criticare.
Tuttavia, l’emozione della rabbia, per quanto controintuitivo possa sembrare, è una preziosa risorsa, come tutte le altre emozioni primarie. La rabbia è innanzitutto un segnale: un segnale che insorge nel momento in cui ci sentiamo violati o attaccati nel nostro campo psichico. Ma non solo!
La rabbia può rappresentare anche una reazione all’impossibilità o alla difficoltà di soddisfare le proprie esigenze fisiche, mentali ed emotive. Può emergere in reazione al non riuscire ad indirizzare la propria vita verso le aspettative e i progetti che ci si era prefissati. Dietro l’emozione della rabbia può nascondersi una difficoltà a riconoscere una profonda sofferenza, un’insicurezza.

Significato e funzione dell’emozione della rabbia: quando mettiamo in atto questo vissuto?

Nei casi più gravi, l’emozione della rabbia può essere l’unica forma comunicativa che l’individuo riesce ad esprimere di fronte ad eventi traumatici.
In molti contesti di crisi e sofferenza, pertanto, la rabbia può essere vista come la “cartina tornasole” del proprio senso di impotenza di fronte ad eventi vissuti come insormontabili o del proprio funzionamento psichico fonte di dolore.
La rabbia, tuttavia, ha un suo significato e un suo valore. Ciascuno di noi ha la necessità di manifestare la rabbia: è un modo per porsi nei confronti degli altri in maniera autentica e genuina. Immaginiamoci un rapporto di amicizia o una relazione sentimentale dove tutto “va sempre bene”, nulla dà mai fastidio e tutto “fila sempre liscio come l’olio”: sarebbe un rapporto un po’ “sospetto” dove 1) non c’è un reale interesse o sentimento reciproco oppure 2) dove uno dei due reprime le proprie frustrazioni per non creare problemi. Si può giungere ad un relativo senso di appagamento e realizzazione soltanto se si va nella direzione del perseguimento dei propri bisogni e delle proprie aspettative, ovviamente nei limiti costituiti dall’ambiente circostante, dagli altri e dalle persone significative. E per muoversi in tale direzione, talvolta è necessario esprimere l’emozione della rabbia. In alcune circostanze il manifestare la rabbia è fondamentale per un armonioso funzionamento della persona, per migliorare le proprie capacità relazionali e le dinamiche emotive con le persone importanti.
Nei prossimi articoli sull’argomento approfondiremo ulteriormente le dinamiche sottostanti l’emozione della rabbia.

 

disturbo antisociale  di personalità

Sofferenza e violazione delle regole: il disturbo antisociale di personalità

Il disturbo antisociale di personalità è un sisturbo alquanto articolato e complesso. La sofferenza psichica può spesso passare per la violazione delle regole. Wikipedia definisce la sociopatia come un disturbo "caratterizzato da un continuo odio per le leggi e le regole, ed una conseguente propensione a violarle ripetute volte senza il minimo ripensamento" Il termine "sociopatia" indica un modello di comportamenti e atteggiamenti antisociali tra cui manipolazione, inganno, aggressività e mancanza di empatia verso gli altri. Definita anche con il termine “Disturbo di Personalità Antisociale", la persona sociopatica è un individuo che presenta una personalità antisociale che ignora i diritti degli individui, oltre alle norme sociali.
Per fare la diagnosi di disturbo della personalità antisociale, l’individuo deve avere almeno 18 anni e presentare alcuni sintomi del disturbo della condotta prima dell’età di 15 anni.
Una delle caratteristiche principali del disturbo della condotta, infatti, è la sistematica e persistente violazione dei diritti dell’altro e delle norme sociali, con conseguenze molto gravi sul piano del funzionamento scolastico e sociale.
Un sociopatico è, dunque, una persona che presenta deficit specifici e significativi quando si tratta di rispettare le norme sociali. Non solo. Un individuo antisociale non si cura dell’altro né presta attenzione ai sentimenti di un'altra persona. In generale i sociopatici mancano di empatia e agiscono il comportamento antisociale con poco o nessun rimorso.

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L’ “agonia” della sospettosità: il disturbo paranoide di personalità.

In questo articolo scritto dalla dott.ssa Giusy Evelin Licata, analizzeremo un disturbo di personalità difficile da trattare per psicologi e psicologi online: il disturbo paranoide di personalità.
Il disturbo paranoide di personalità si caratterizza per la tendenza persistente e ingiustificata a interpretare le intenzioni e le azioni degli altri come malvagie.
La sfiducia e la sospettosità negli altri da parte del soggetto paranoide sviluppa il timore ingiustificato che gli altri complottino contro di lui e possano attaccarlo in ogni momento e senza alcuna ragione.
Per questo loro atteggiamento, i soggetti con disturbo paranoide di personalità possono agire in modo cauto e guardingo ed apparire “freddi” e privi di sentimenti.

                                                         

Caratteristiche cliniche del disturbo paranoide di personalità

I soggetti con disturbo paranoide di personalità provano costantemente del risentimento, tendono a reagire eccessivamente anche per affronti minimi e sono pronti a contrattaccare quando credono di essere maltrattati. Il comportamento della persona paranoide non incoraggia le persone a lui vicine ad essere gentili e generose ma al contrario genera in loro sfiducia e ostilità.
Questa dinamica provoca la cosiddetta “profezia che si autoavvera”: la natura aggressiva e sospettosa di un paziente con disturbo paranoide di personalità suscita negli altri il tipo di comportamento da lui stesso previsto, diffidenza e ostilità, e quindi conferma le sue ipotesi iniziali.
Poiché la minaccia principale è rappresentata dagli altri, il paranoide è attento ad ogni segnale di pericolo o di falsità nell’interazione: egli cerca continuamente il significato sottostante alle intenzioni degli individui. Il non essere fiducioso nei confronti degli altri si traduce in un bisogno spasmodico di essere autosufficienti e in un forte desiderio di autonomia e indipendenza.
Quando ritengono di essere stati offesi, i soggetti paranoici possono indulgere alla rimuginazione, alla “ruminazione mentale”. Inoltre non perdonano chi può averli feriti, anzi, tendono alla rabbia e al contrattacco. Hanno bisogno di autonomia e di controllo, a causa della loro diffidenza inscalfibile.
Per una persona con disturbo paranoide di personalità è difficile fidarsi o intessere rapporti di intimità affettiva, in quanto tale soggetto ha paura che quanto racconta di sé possa essere usato a suo danno. Una persona che soffre di disturbo paranoide di personalità può considerare difficile essere leale verso gli amici e nutre gelosia nei confronti del partner.
Gli individui con disturbo paranoide di personalità possono essere gelosi in modo patologico, spesso sospettano che il coniuge o il partner sessuale sia infedele senza una giustificazione adeguata. Possono raccogliere “prove” banali o circostanziate per supportare le loro convinzioni di gelosia.

                                       

Esordio e cause del disturbo paranoide di personalità

Ma quali sono le fasce di età in cui solitamente insorge il disturbo paranoide di personalità?
L’esordio di tale disturbo di personalità avviene in adolescenza o prima età adulta, anche se raramente il soggetto giunge all’osservazione di un terapeuta prima dei 30-40 anni.
Le cause dell’ideazione paranoide sembrerebbero essere riconducibili ad una combinazione di fattori ereditari, psicologici e sociali.
Fattori ereditari
Tra i fattori ereditari, la ricerca evidenzia come una storia familiare di disturbi psichiatrici, paranoia, ansia, depressione, fobie o schizofrenia possa comportare una maggiore probabilità di insorgenza del disturbo paranoide.
Fattori psicologici
Tra i fattori psicologici, la compresenza di altri disturbi psichiatrici, disturbi dell’umore, disturbi di tipo psicotico e disturbi di abuso di sostanze (quali cocaina e anfetamine) o alcol può favorire lo sviluppo del pensiero paranoide.
Ma che bambino è stato l'individuo paranoide?
Tra i fattori psicologici e relazionali possiamo individuare le prime interazioni con i familiari, come ad esempio dinamiche familiari all’insegna del rifiuto o della negligenza, un attaccamento insicuro, ecc. Nell’infanzia e preadolescenza possiamo ritrovare difficoltà a rapportarsi col gruppo di pari, fenomeni quali isolamento sociale, bullismo, esperienze infantili traumatiche. Tali fenomeni potrebbero condizionare il pensiero di un bambino in senso paranoico dando vita ad un sé vulnerabile che potrebbe essere maggiormente associato alla paranoia.

                                                 

La psicoterapia con il paziente che soffre di disturbo paranoide di personalità

La terapia del disturbo paranoide di personalità è molto difficile, anche perché la sfiducia dei soggetti paranoidi si estende anche ai loro psicologi o psicologi online; i soggetti con funzionamento paranoide ritengono che lo psicologo o lo psicologo online possa avere intenzioni manipolative nei loro confronti o possa tramare a suo scapito insieme ai suoi familiari. E’ molto difficile che accettino di portare avanti una psicoterapia ma, nel caso in cui ci riescano, hanno discrete possibilità di ottenere dei miglioramenti con un percorso di media-lunga durata.
Come abbiamo già detto, in genere le persone che soffrono di questo disturbo non cercano spontaneamente aiuto: sono spesso i parenti ad insistere affinchè il soggetto inizi una psicoterapia, per diverse motivazioni, tra le quali troviamo più frequentemente uno stato depressivo del soggetto, un suo progressivo isolamento sociale o problemi relativi a comportamenti rabbiosi e aggressivi.
La psicoterapia è sicuramente un trattamento adeguato. Tuttavia, una psicoterapia o una psicoterapia online individuale a lungo termine è difficile da impostare perché la sfiducia e la sospettosità dei soggetti con disturbo paranoide tende a coinvolgere anche la figura dello psicologo o dello psicologo online.
Questo tipo di trattamento è volto ad individuare non solo i comportamenti disfunzionali ma anche le cognizioni e gli affetti che caratterizzano il disturbo; in altre parole, il paziente viene allenato a riconoscere e identificare le emozioni che prova, a capire come pensa, come agisce e come fronteggia i problemi.
L’obiettivo finale è quello di migliorare la qualità di vita della persona paranoide rispettando le sue esigenze e le sue priorità. Per raggiungere tale obiettivo, è indispensabile creare, fin dalle prime sedute, le condizioni ideali per stabilire un buon rapporto terapeutico; lo psicologo o lo psicologo online dovrà evitare il coinvolgimento in dinamiche relazionali patologiche accordandosi sin dagli inizi sugli scopi e gli obiettivi del lavoro terapeutico.
Il trattamento con il paziente paranoide deve fondarsi sul riconoscimento degli stati d’animo che sono tipici dalla persona con questo disturbo; è inoltre importante aiutare il paziente a riconoscere in maniera sempre più consistente i suoi vissuti di minaccia, pericolo o timore di derisione, a cui seguono spesso emozioni quali ansia, tensione, rabbia, oltre a senso di esclusione, con conseguente tristezza ed isolamento sociale.
Il trattamento può portare buoni risultati aiutando il paziente a potenziare le sue capacità sociali e a diminuire la sua sospettosità.

Efficacia della psicoterapia online nel trattamento dei disturbi d’ansia

La psicoterapia online, è stata considerata funzionale per i disturbi d'ansia.
Ma come avviene la psicoterapia online?
Che obiettivi ha? La psicoterapia online agisce rendendo il soggetto consapevole dei propri pensieri disfunzionali e riducendo nel concreto lo stato di preoccupazione. Non solo: il lavoro si focalizza anche sull’aumento delle capacità di tollerare l’incertezza e sull’analisi della reale probabilità che si possano manifestare gli eventi negativi temuti.
Inoltre, durante la terapia, si lavora per circoscrivere e affrontare le ruminazioni mentali e per implementare stili di pensiero maggiormente funzionali, come il problem-solving.
L’obiettivo dell'approccio terapeutico è quello di aiutare a capire perché si provano determinate sensazioni ed emozioni, quali sono i fattori scatenanti e come poter cambiare la reazione ad esse.

                                                                                     

Caratteristiche e finalità della psicoterapia online nel trattamento dei disturbi d’ansia

Alcune tecniche di psicoterapia online sono volte a ridefinire il pensiero negativo e a cambiare i comportamenti. Per lo psicologo online è fondamentale non soltanto lavorare sulla storia di vita e la storia familiare del paziente ma anche capire il momento presente e analizzare i pensieri che affiorano e che possono risultare difficili da gestire.
La psicoterapia online può svolgere anche una funzione psico-educativa, con una particolare attenzione nei confronti delle distorsioni cognitive e degli atteggiamenti disfunzionali.
Nella psicoterapia online lo psicologo online lavora insieme al paziente per gestire l’ansia prima che vada fuori controllo, saper effettuare un distanziamento dai pensieri ritenuti incontrollabili. Essi vengono riconsiderati per ciò che sono, semplici pensieri, vengono elaborati e messi in parole nella pratica psicoterapeutica, così da fare in modo che non abbiano un peso intollerabili nella quotidianità della vita del paziente.
La psicoterapia promuove la nascita di strategie efficaci di problem solving coinvolgendo la persona in un ruolo attivo, con il beneficio di aumentare la propria motivazione al cambiamento.
La psicoterapia e la psicoterapia online possono agire sull’ansia in due modi:
A breve termine, per esempio con terapie cognitivo-comportamentali specifiche per i disturbi d’ansia, dove il paziente mediante esercizi specifici impara ad affrontare il problema dell’evitamento e impara ad usare tecniche per gestire meglio le emozioni acquisendo più controllo nelle situazioni per lui difficili.
Con le cosiddette strategie di controllo, solitamente applicate a diversi ambiti, e in questo caso con lo scopo di contenere l’ansia, vengono apprese nuove abilità per sostenere e regolare le emozioni negative. Esponendo poi la persona in modo graduale alle situazioni temute e preoccupanti, vengono “testati” e disconfermati i suoi pensieri negativi.
A medio e lungo termine: la psicoterapia e la psicoterapia online dei disturbi d’ansia può agire eliminando la causa dell’ansia mettendo in condizione la persona di acquisire un livello di sicurezza maggiore. Questo perché la psicoterapia agisce sul funzionamento globale della persona aumentando la conoscenza di se stessa, la gestione delle emozioni, rendendola più libera e forte. La conoscenza dei propri meccanismi interni, la comprensione profonda dei motivi e dei momenti della storia di vita che sono stati alla base dell’ansia sono preziosi risultati a lungo termine della psicoterapia che rappresentano un arricchimento per la persona che consente di migliorare la qualità della sua vita.

                                                     

L’importanza di chiedere aiuto tempestivamente

Il primo desiderio di una persona che soffre di disturbi d'ansia è quella di essere aiutata a riconquistare tranquillità e sicurezza.
Per superare questo malessere e affrontare in maniera efficace questi problemi, la psicoterapia e la psicoterapia online sono ritenute assolutamente necessarie.
Spesso il timore maggiore è quello di perdere troppo tempo. E con questo dubbio le persone in realtà indugiano senza intervenire vivendo male il loro stato di disagio psichico. Spesso, arrivati ad una certa condizione di insostenibilità della sofferenza ansiosa, ci si accorge che è più conveniente investire del tempo per star meglio anziché trascorrerlo a sopportare, nella speranza che un giorno “tutto passi”.
È importante che nelle fasi iniziali del percorso psicologico lo psicologo online faccia arrivare al paziente ansioso il messaggio secondo cui chiedere aiuto per queste problematiche non sia una perdita di tempo e denaro e che anzi, chiedere aiuto sia utile proprio per lui, per la sua specifica situazione, per la specifica storia di vita che egli ha vissuto e per le sue caratteristiche personali.
Chiedere aiuto non è mai un segno di debolezza: è il prendere coscienza della propria sofferenza e coltivare la speranza che superato il dolore, si possa tornare finalmente a vivere.
Articolo scritto da Giusy Evelin Licata.

                                                         

L’ “universo” della depressione: una prima analisi

Come abbiamo potuto vedere in numerosi articoli del nostro blog, il termine “depressione” raccoglie un “universo” di disagi e sofferenze psichiche legate all’umore. La sofferenza depressiva, insieme all’ansia, è la problematica maggiormente affrontata dagli psicologi e dagli psicologi online.
In questo articolo cercheremo di fare ulteriori precisazioni e differenziazioni tra le varie problematiche depressive, cercando innanzitutto di distinguere tra l’episodio depressivo in sé, disturbo che presenta una specifica sintomatologia che balza spesso agli occhi di psicologo e psicologo online in maniera abbastanza evidente, e un funzionamento depressivo che invece va a coinvolgere l’esperienza di vita quotidiana del soggetto, oltre al suo modo costante di approcciarsi agli altri e alle sfide della vita: il disturbo depressivo di personalità.

                                               

Depressione introiettiva, anaclitica e depressione maggiore

Numerosi studi hanno individuato due tipologie di depressione di natura sintomatica: la depressione introiettiva e la depressione anaclitica. La depressione introiettiva è contraddistinta da senso di colpa, autosvalutazione e costante critica verso se stessi; la depressione anaclitica, invece, presenta vissuti di vergogna, sensibilità al rifiuto e all’abbandono, cronici sentimenti di vuoto.
Quando la personalità di un individuo è pervasa da dinamiche depressive introiettive, possiamo parlare di disturbo depressivo di personalità. Se invece prendono il sopravvento dinamiche di natura anaclitica, lo psicologo e lo psicologo online dovrebbero concentrarsi su ipotesi diagnostiche che prendano in esame un disturbo narcisistico di personalità oppure un disturbo dipendente di personalità.
Nella pratica clinica di psicologi e psicologi online, la personalità depressiva è la struttura di personalità più frequente.
I soggetti con funzionamento depressivo tendono a provare con continuità vissuti di disforia e un senso di colpa pervasivo. Ma è possibile che un individuo che soffre di un disturbo depressivo di personalità non abbia mai sofferto di depressione? La risposta è sì. Può sembrare un paradosso o un controsenso ma è così. La depressione clinica è una cosa diversa rispetto ad un funzionamento di personalità depressivo.
Ovviamente per depressione intendiamo disturbo depressivo maggiore, ossia quella grave alterazione del tono dell’umore che vira verso forme di tristezza profonda, abbattimento dell’autostima e autocritica.

                                                                                      

Disturbo depressivo di personalità e depressione maggiore

Pertanto, molti individui con personalità depressiva non sono mai andati incontro ad un episodio depressivo maggiore. Tuttavia la sofferenza psichica e i problemi di umore sono presenti eccome!
Inoltre, se con la farmacoterapia i sintomi tipici della depressione maggiore (inappetenza, insonnia, apatia, anedonia, ideazioni suicidarie, ecc.) migliorano considerevolmente, con una personalità depressiva, le problematiche depressive permarranno senza essere particolarmente intaccate dalla farmacoterapia . Queste criticità possono essere invece affrontate con successo tramite una psicoterapia o una psicoterapia online.
Ci sono quindi delle marcate differenze tra disturbo depressivo di personalità ed episodio depressivo maggiore. Nel disturbo depressivo di personalità assistiamo ad una ripetizione di contenuti e pattern comportamentali di natura depressiva che si fanno più pressanti nei momenti di maggiore sollecitazione emotiva. Nell’episodio depressivo maggiore, invece, quello che colpisce è la presenza di sintomi neurovegetativi (inappetenza o iperfagia, insonnia o ipersonnia, rallentamento psicomotorio e cognitivo, perdita di desiderio sessuale, ecc.) insieme all’insorgenza di vissuti disforici tristezza vitale.
Anche se i farmaci antidepressivi e gli stabilizzatori dell’umore possono avere un ruolo importante nel ridurre il dolore psichico legato ai sintomi depressivi più invalidanti nella depressione maggiore, il loro effetto è decisamente più limitato nelle situazioni di cronicità depressiva, dove i vissuti di perdita, di sconforto e di pessimismo vanno a costituire il “leit motiv” dell’esperienza di vita, caratteristica tipica della personalità depressiva.
Nel prossimo articolo sull’argomento approfondiremo ulteriori aspetti clinici relativi alle differenze tra le varie patologie depressive che psicologo e psicologo online affrontano quotidianamente nella loro pratica clinica.

                                            

 

L'ansia: caratteristiche cliniche di un disturbo diffusissimo

I disturbi d’ansia rappresentano una delle problematiche principali con cui psicologo e psicologo online si confrontano nella pratica clinica.
In Italia sono circa 6 milioni le persone che soffrono di disturbi d’ansia e di panico: ve ne sono diverse tipologie. Tra le più comuni e frequentemente invalidanti menzioniamo la fobia specifica (Fs), il disturbo di panico (Dp), il disturbo d’ansia sociale (Das) e il disturbo d’ansia generalizzata (Dag).
Più frequenti nel sesso femminile, i disturbi d’ansia possono esordire nella vita di un individuo molto presto. È possibile che i disturbi d’ansia insorgano già in tarda età infantile (in alcuni casi, già a 11 anni) oppure all’inizio della fase adolescenziale.

                                                   

Cos'è l'ansia?

L’ansia è una normale risposta a un pericolo oppure a uno stress psicologico. L’ansia intesa come risposta sana dell’individuo ha le sue radici nella paura ed è importante perché è funzionale alla sopravvivenza.
Quando ci si imbatte in un pericolo, l’ansia induce la risposta di attacco o di fuga. In associazione a tale risposta, si verificano diversi cambiamenti fisici come l’aumento del flusso ematico al cuore e ai muscoli che forniscono l’energia e la forza necessaria per far fronte alla condizione di pericolo.
L’ansia è una sensazione continuativa e intensa di nervosismo, preoccupazione o inquietudine. È un’esperienza umana del tutto normale e fisiologica.
Tuttavia l’ansia è considerata un disturbo quando si manifesta in momenti inappropriati, per tempi molto prolungati e con un’intensità tale da interferire con le normali attività quotidiane.
Un’ansia significativa può persistere per anni e iniziare ad essere percepita come normale dal soggetto ansioso. Per questo e altri motivi, i disturbi d’ansia sovente non vengono diagnosticati o trattati. Come spesso riscontrano psichiatri, psicologi e psicologi online, l’ansia è presente anche in un ampio ventaglio di disturbi psichiatrici, tra cui il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo da panico e le fobie. Sebbene ciascuna di queste malattie sia diversa, sono tutte caratterizzate dalla sofferenza e dalla disfunzione specificamente correlate all’ansia e alla paura.

                                                    

Come si manifesta l’ansia e quali sono le cause che la originano?

L’ansia si manifesta diversamente da persona a persona. Le caratteristiche principali di tale condizione sono:
-pensieri ansiosi (“farò una figuraccia, non sarò all’altezza, mi sentirò male…”);

-emozioni ansiose (paura, timore, ansia);
sensazioni corporee alterate (tensione muscolare, respirazione veloce, battito cardiaco accelerato, sudorazione profusa, sensazioni di svenimento, vertigini…);

-comportamenti alterati (agitazione, aumento/diminuzione appetito, evitamento di certe situazioni…).

I disturbi d’ansia spesso modificano notevolmente il comportamento quotidiano delle persone, inducendole anche a evitare certe cose e certe situazioni.La maggior parte dei soggetti trae importanti benefici dai farmaci, dalla psicoterapia o da entrambi.
Per i disturbi d'ansia è funzionale anche la psicoterapia online. Il trattamento produce notevoli miglioramenti e rappresenta un efficace percorso per chi ha ritmi lavorativi serrati e più in generale non ha tempo per spostarsi da casa allo studio dello psicoterapeuta, o per chi ha limitazioni dovute ad una disabilità. Anche con l'aiuto di uno psicologo online si può risalire alle cause del disturbo d'ansia.
I disturbi d’ansia presentano una complicata rete di cause, tra cui:
Fattori ambientali: elementi nell’ambiente circostante possono aumentare l’ansia. Lo stress per una relazione personale tormentata, il lavoro, la scuola o la situazione economica possono contribuire notevolmente all’insorgenza dei disturbi d’ansia. Anche bassi livelli di ossigeno nelle aree ad alta quota possono generare sintomi di ansia. Ci sono altri fattori che possono incidere nell’insorgenza dell’ansia:

-Fattori genetici: le persone che hanno familiari con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sviluppare disturbi legati all’ansia.
-Fattori medici: altre condizioni mediche possono portare a un disturbo d’ansia, come gli effetti collaterali dei farmaci, i sintomi di una malattia o lo stress per una grave condizione medica di base.
-Stress e neurotrasmettitori: esperienze stressanti o traumatiche e fattori genetici possono alterare la struttura e la funzione del cervello. Neurologi, psicologi e psicologi online definiscono molti disturbi d’ansia e dell’umore come disturbi riconducibili a squilibri ormonali, a segnali elettrici del cervello e dei neurotrasmettitori.
-Uso o interruzione di sostanze stupefacenti: L’ansia sproporzionata può derivare da una combinazione di una o più delle cause precedentemente illustrate. Una persona può anche rispondere allo stress sul lavoro bevendo più alcol o assumendo sostanze stupefacenti, aumentando i livelli di ansia e il rischio di ulteriori complicazioni.
Ovviamente l’insorgenza dei disturbi d’ansia, oltre a essere legata a queste cause, è sempre riconducibile a cause più profonde e inconsce che giocano un ruolo fondamentale nel vissuto d’ansia. Un percorso psicologico intrapreso con uno psicologo o uno psicologo online ha come scopo quello di andare a sondare tali origini per capire e risolvere il conflitto inconscio che fa star male a livello profondo e che genera i vissuti d’ansia.

Articolo scritto da Giusy Evelin Licata

                                                             

L’attivazione del cervello dell’atleta: una “macchina perfetta”

In questo articolo, scritto da Valeria Grossi, scopriremo una disciplina molto preziosa per psicologi e psicologi online.
Può capitare nella pratica clinica di psicologo e psicologo online di intraprendere un percorso psicologico con un atleta o con una persona che pratica attività sportiva a livello agonistico.
Avere a mente queste preziose nozioni nel corso di una psicoterapia o di una psicoterapia online è di fondamentale importanza per lo psicologo e per lo psicologo online.
Iniziamo da questa basilare domanda: da cosa dipende l’attivazione del cervello dell’atleta?
Il cervello dell’atleta ha un funzionamento che si può definire “economico”.
Ma che cosa significa per il cervello avere un funzionamento più “economico”? Scopriamolo insieme.

                                         

Le neuroscienze dello sport: una frontiera importante per psicologo e psicologo online

Per fare un gesto motorio, l’atleta attiva meno il cervello, consuma meno glucosio. Questo è un aspetto non trascurabile in quanto il cervello è un organo che richiede tanta energia al nostro organismo. Pertanto l’energia che il cervello dell’atleta non consuma per i processi mentali la consuma per altro e quindi è più facile ridurre e ottimizzare il metabolismo celebrale. Diversi sono stati gli studi che hanno confermato questa caratteristica. Perché diciamo che il cervello dell’atleta è una macchina perfetta? Analizziamo questo aspetto, visto che è saputo e risaputo che lo sport è una metafora della vita, uno strumento potentissimo che merita di essere approfondito. Vi voglio dimostrare come le neuroscienze non consistano in una disciplina chiusa in laboratorio e non applicativa: ci sono tantissimi studi applicativi di questa branca della scienza. Ma cosa sono le neuroscienze dello sport? Partiamo dal capire cosa sono le neuroscienze. Le neuroscienze possono essere definite come lo studio del sistema nervoso da molteplici punti di vista: cognitivo, sociale, emotivo-relazionale, ecc. Per esempio, le aree cognitive delle emozioni sono una tematica molto studiata da psicologi, psicologi online e neuropsicologi. Nello specifico, le neuroscienze affettive, cognitive e sociali legate allo sport e all’esercizio fisico consistono nello studio di tutti i processi biologici che sottendono alla performance dell’atleta (quindi a ciò che il cervello di un atleta compie in termini di prestazione) e a tutte le abilità mentali che permettono ad un atleta di performare al meglio; esse si occupano anche dello studio di funzioni cognitive come l’attenzione e la memoria che aiutano l’atleta a eccellere. 

                                                  

Nella “mente” di un atleta

Quando vediamo un atleta che compete ad alti livelli, dobbiamo tenere a mente che vi sono innumerevoli variabili da considerare per la buona riuscita della prestazione. In tutto questo le neuroscienze dello sport giocano un ruolo fondamentale. Perché?
Prima di tutto perché attraverso gli strumenti, le metodologie e tutte le teorie delle neuroscienze è possibile misurare i processi mentali nascosti, quindi più inconsapevoli e inconsci. Per esempio, un atleta può dire che sta bene, lo può dire a voce. Tuttavia, grazie all’ausilio di strumentazioni all’avanguardia, possiamo capire se in quello specifico periodo il cervello è efficiente oppure no e quindi avere una misurazione oggettiva dei vari livelli di attivazione dell’atleta. Solo così si rendono evidenti dei risultati che rimarrebbero nascosti, per esempio la concentrazione.
Inoltre, attraverso degli strumenti come l’EEG e altre misurazioni , possiamo misurare il battito cardiaco e cercare di allenare quei processi mentali, spesso inconsapevoli, che controllano questa fondamentale funzione vitale. Si possono monitorare per esempio le onde celebrali e successivamente e a partire da ciò, tramite tecniche di intelligenza artificiale e analisi statistica avanzata, è possibile raccogliere dei dati per prevedere la performance dell’atleta. Quindi le neuroscienze possono essere applicate concretamente sul campo, allo scopo di allenare i processi mentali oppure con l’obiettivo di modificare dei piani di allenamento inserendo degli esercizi o degli stimoli diversi. Possiamo pertanto concludere che le neuroscienze sono il presente e il futuro dello sport e dell’allenamento mentale. Il cervello degli atleti si studia con delle tecniche classiche, come i questionari, i tempi di reazione e i test neuropsicologici: si fanno delle domande specifiche all’atleta. Però misurare soltanto la parte consapevole è come sapere la metà (o forse anche meno) di ciò che “bolle in pentola” nella mente dell’atleta. Tutti questi elementi vanno integrati con misurazioni specifiche, per esempio, neurofisiologiche: l’elettroncefalografo, la magnetoencefalografia , la TMS (che sarebbe una stimolazione magnetica transcranica), la risonanza magnetica funzionale. Ci sono poi delle tecniche che non misurano direttamente l’attività cerebrale ma i processi mentali. Per esempio, attraverso l’analisi della variabilità del battito cardiaco è possibile capire come stia una persona dal punto di vista psicofisiologico. Tramite queste misurazioni indirette è possibile capire quanto l’atleta sia brillante e performante. Quindi attraverso tecniche di analisi dei dati, si può persino vedere l’attivazione neurale di piccole aree del cervello.
In passato, si credeva che fosse quasi esclusivamente il fisico a contare negli atleti, oggi si è scoperto che la MENTE gioca un ruolo decisivo.

                                                                 

Presentazione della dott.ssa Silvia Aloisi, psicologa clinica

Sono la Dott.ssa Silvia Aloisi, Psicologa Clinica e specializzanda in Psicoterapia, nonchè psicologo online. Ho una grande
passione per tutto ciò che riguarda il funzionamento della mente umana, per questo, come
professionista, mi tengo sempre aggiornata sui nuovi sviluppi di questa scienza, le ricerche
cliniche, le metodologie e gli approcci più innovativi ed efficaci.
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università di Firenze
e sono iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana con n° 9738.
Nel periodo in cui mi sono immersa nello studio delle materie universitarie ho maturato il mio
interesse per una branca particolare della psicologia, la psicologia giuridica e criminologica.

                             

Percorso formativo e pratica clinica della dott.ssa Aloisi

Ho conseguito il Master in Psicologia Giuridica nell’anno 2019 e nell’anno 2021 mi sono ulteriormente
specializzata con un corso avanzato ottenendo il titolo di “esperto in audizione di minori vittime di
abuso e maltrattamenti”. Attualmente sto conseguendo la specializzazione in Psicoterapia presso
l’Istituto di Psicoterapia Psicodinamica Integrata di Firenze.
Sulla figura dello psicologo e dello psicologo online, si sentono sempre molte opinioni discordanti. Ciò che è certo è che i
pregiudizi sociali ci portano a mantenere la convinzione che chi si deve rivolgere allo psicologo sia
unicamente una persona che manifesta una sintomatologia grave. In realtà, chiunque attraversi un
momento particolare o difficile della sua vita può rivolgersi ad un professionista per cercare di
“districare” quei nodi che non permettono di vivere serenamente.
Il mio lavoro si basa su un approccio molto umano ed empatico, teso alla costruzione di una solida
relazione tra due persone che si incontrano nello studio di uno psicologo e improntato da un lato
alla ricerca delle difficoltà emotive o relazionali che impattano negativamente sulla quotidianità e
dall’altro alla valorizzazione delle risorse e dei punti di forza di ognuno.
Inoltre, specialmente nel lavoro con bambini e giovani adulti, propongo un approccio che abbracci
tutta la famiglia d’origine; credo molto nel fatto che tutto il nucleo familiare risente delle difficoltà
di un suo componente e pertanto sia necessario e vitale dare spazio anche alle reazioni e
sensazioni di un genitore riguardo le difficoltà di un figlio, ad esempio.

                                      

Di cosa si occupa principalmente la dott.ssa Silvia Aloisi

Attualmente mi occupo di supporto psicologico per giovani adulti e di percorsi personalizzati per
bambini più piccoli presso il mio studio privato. Inoltre, svolgo incarichi come consulente tecnico
presso gli istituti giudiziari della zona in cui vivo.
Panoramica delle prestazioni offerte:
- Sedute di sostegno psicologico individuale in presenza e online
- Sedute di sostegno psicologico alle famiglie
- Colloquio psicologico di coppia
- Colloquio anamnestico e psicodiagnostico individuale
- Esami psicodiagnostici (somministrazione di test e prove psicodiagnostiche)
- Training personalizzato per disturbi dell’apprendimento scolastico (DSA-BES)
- Colloquio individuale per l’orientamento scolastico
- Colloquio individuale per l’orientamento universitario
Chi si è rivolto a me...
- Famiglie di bambini con disturbi dell’apprendimento che si trovavano in difficoltà nel
comprendere ed aiutare il figlio ad affrontare al meglio il percorso scolastico:
problematiche nella diagnosi del DSA, problematiche di comunicazione scuola/famiglia,
problematiche emotive e relazionali del bambino con DSA, percorsi personalizzati di
potenziamento per DSA.
- Genitori di bambini con disturbi del neurosviluppo che avevano bisogno di chiarificazioni e
spiegazioni ad hoc in ottica di accettare la problematica del loro figlio e poterlo aiutare nel
miglior modo possibile.
- Giovani adulti con problemi nella gestione dello studio all’Università: difficoltà/ritardo nel
dare gli esami, dubbio sull’aver scelto la giusta facoltà, difficoltà relazionali ed emotive
legate al contesto universitario.
- Giovani adulti con problematiche di accettazione personale, ansia sociale, problemi relativi
all’aspetto fisico, problemi di coppia.
Per contattarmi:
+39 3757847722
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Instagram: silviaaloisi.psicologa

                                                  

Vedere l’adolescente nelle sue difficoltà a scuola: l’insegnamento individualizzato

Nella loro pratica clinica, psicologo e psicologo online hanno spesso a che fare con adolescenti nel pieno del loro percorso formativo-scolastico. In molte circostanze possono capitare problematicità nella gestione della quotidianità scolastica, sottoforma di crisi evolutive, crisi adattive, conflittualità con il gruppo di pari, con il gruppo classe e con gli adulti (rappresentati da insegnanti e personale scolastico).
È importante che psicologo e psicologo online abbiano la possibilità di confrontarsi con gli insegnanti del ragazzo problematico che si sta seguendo in un percorso psicologico, previo ovviamente consenso dei genitori. In quest’ottica, psicologi, psicologi online, insegnanti e educatori dovrebbero vedere l’adolescente (ognuno dal suo punto di vista) come una persona unica e irripetibile nel suo percorso di crescita psicologica e formativa.

                                                

Tenere a mente l’adolescente: una sfida per insegnanti, psicologi e psicologi online

In questo articolo ci soffermeremo su un argomento che si pone all’interfaccia tra la psicologia evolutiva e le scienze della formazione andando ad analizzare le dinamiche relazionali e psicologiche all’interno di una realtà di vitale importanza per la crescita psichica dell’adolescente: la scuola e l’insegnamento individualizzato.
Nei percorsi psicologici con gli adolescenti, psicologo e psicologo online si imbattono continuamente con le piccole grandi sfide della vita scolastica. In tale contesto, riveste un ruolo fondamentale l’insegnante che ogni giorno è esposto in maniera più o meno intensa alle sollecitazioni emotive che arrivano dagli studenti che fanno rivivere ai docenti le loro tensioni, paure, speranze, aspettative per un futuro da adulto che non si conosce ancora.
È importante tenere a mente, sia da parte dell’insegnante che da parte dello psicologo online, che lo scopo principale di un percorso educativo deve essere la crescita della persona.
A volte i percorsi di crescita nell’ambito scolastico vanno incontro a delle battute di arresto o a delle regressioni che possono avere molteplici cause. In tali contesti, il rischio per lo studente problematico è quello di essere “dimenticato”, non considerato o peggio ancora emarginato dal gruppo classe e dall’ambiente scuola.
Ma lo studente in crisi, con i suoi problemi nel rendimento scolastico o nella condotta oppure ancora con l’isolamento sociale, non fa altro che lanciare a modo suo un messaggio e una richiesta di aiuto. Sta all’insegnante e successivamente a psicologo e psicologo online cogliere questo messaggio e darci a poco a poco significato.

                                                

Un ascolto attivo dello studente in difficoltà

Spesso lo studente con difficoltà a scuola viene “dato per scontato”: frasi del tipo “non si applica”, “è un problema per la classe”, “non c’è più speranza con questo ragazzo” sono molto frequenti tra gli insegnanti: esse sono il segno dello sconforto e del senso di impotenza che lo studente stesso fa rivivere al corpo docenti sottoforma di rabbia, impotenza e frustrazione.
Tuttavia, se lo studente problematico è tenuto nella mente dell’adulto, se viene integrato e non “buttato fuori” dalle dinamiche di classe, avvertirà un maggior benessere, con risvolti molto positivi per quel che concerne l’integrazione all’interno del gruppo classe.
È di fondamentale importanza supportare lo studente in difficoltà facendolo gradualmente passare da una condizione di dipendenza e bisogno ad uno stato di autonomia, indipendenza e capacità di cooperazione attiva con il gruppo di pari. E questo si ottiene con un ascolto attivo dei suoi problemi e del suo stato d’animo. Questo tipo di approccio non significa adottare un atteggiamento permissivo nei suoi confronti: sarebbe semplicemente un altro modo per non vedere il disagio dell’adolescente. Quindi, voti in linea con il livello di preparazione e provvedimenti disciplinari per problemi di condotta sono necessari. Quello che conta è poter dare successivamente “un nome” a quello che è successo e interrogarsi su come poter cambiare certe cose. Ovviamente tutto ciò non può essere fatto soltanto dall’insegnante. L’insegnante può fare la prima parte: intercettare il disagio, offrire un primo ascolto attento e partecipato per poi indirizzare ad un percorso educativo o ad un percorso psicologico con uno psicologo o uno psicologo online.
Nei prossimi articoli sull’argomento analizzeremo ulteriormente l’importanza di un insegnamento individualizzato nell’ambiente scolastico.

                                                    

Psicoterapia online e depressione: approfondimenti

Articolo scritto dalla dott.ssa Giusy Evelin Licata.
Avere accesso a un percorso di psicoterapia online, come abbiamo visto, è importante per trattare disturbi invalidanti come la depressione, sempre più diffusi in seguito alla pandemia.
Per chiedere aiuto è però necessario essere informati sui sintomi più comuni della depressione, così da riconoscerla senza ritardi.
La depressione è un disturbo diffuso tra la popolazione generale e quindi molto ben conosciuto.
Il disturbo depressivo può esordire ad ogni età: l’età media di esordio intorno ai 25 anni.
Sembra che di questo disturbo dell’umore ne soffra dal 10% al 15% della popolazione mondiale, con una frequenza maggiore tra le donne.
Scopriamo ulteriori aspetti di questo disturbo che con grandissima frequenza giunge all’attenzione di psicologi e psicologi online.

                                                                            


Depressione: una “sfida” difficilissima per psicologo e psicologo online

La depressione è due volte più comune nelle femmine adolescenti e adulte che nei maschi adolescenti e adulti.
Nei bambini, invece, maschi e femmine vengono colpiti in egual misura.
Uno dei segnali più comuni della depressione è un diffuso senso di tristezza che non sempre ha una ragione chiara e che talvolta si manifesta in un bisogno di piangere senza motivo.
Lo accompagnano spesso mancanza di energia, la tendenza a isolarsi dagli altri e un calo dell’autostima.
Un altro sintomo da non sottovalutare è l’insonnia o l’ipersonnia, oltre ad una stanchezza costante che fa perdere interesse anche nelle attività che di solito ci facevano stare bene, e una difficoltà nello svolgere faccende e compiti quotidiani. Tale perdita di interesse per attività che prima generavano piacere e appagamento prende il nome di anedonia. Psicologo e psicologo online dovrebbero approfondire in maniera accurata questa condizione riportata dal paziente, perché spesso è un importante “campanello d’allarme” di esordio della malattia depressiva.
Altri pazienti con depressione si sentono invece molto irrequieti, irritabili e agitati. Tale stato può andare a complicare ulteriormente il quadro generale di insonnia che spesso accompagna il paziente depresso.
La depressione influenza anche le abitudini alimentari: in alcuni casi si tende ad abbuffarsi, mentre in altri si perde del tutto l’appetito.

                                             

Il percorso psicologico online con il paziente depresso

Come abbiamo già accennato in altri articoli, con l'avvento del nuovo millennio, di nuove tecnologie, ma anche ahimè e con le conseguenze generate negli ultimi tempi dalla pandemia, c'è sempre più necessità di percorsi di psicoterapia online.
Ma come lavorano paziente e psicologo online all'interno del percorso online?
La persona che soffre di depressione nel corso del tempo ha sviluppato uno schema di pensiero rigido e negativo. La psicoterapia andrà pertanto da un lato a modificare i pensieri negativi che possono sostenere la depressione, in quanto le persone che ne soffrono tendono ad avere un ipercriticismo verso se stessi, tendono ad accusarsi oltre ogni evidenza, tendono a notare maggiormente gli eventi negativi nelle situazioni quotidiane: la psicoterapia e la psicoterapia online aiutano la persona a sviluppare una modalità di pensiero più equilibrata e razionale; dall’altro lato, si lavora sulla costruzione di nuovi modelli operativi interni, nuovi modelli di pensiero, nuovi schemi comportamentali con lo scopo di affrontare le difficoltà quotidiane e la propria condizione di sofferenza psichica. Così, ad esempio, si può lavorare con la persona depressa su modalità comunicative più efficaci o strategie per risolvere i problemi nei quali si trova coinvolto.
La cura della depressione, quindi, cerca di portare la persona a riprendere gradualmente le attività che sono state abbandonate (magari cominciando da quelle più piacevoli), a sviluppare comportamenti più funzionali per risolvere i propri problemi, a pensare in modo più equilibrato e razionale. Nel percorso analitico sia paziente che psicologo sono due figure attive, in un percorso bidirezionale ed attivo, cercano entrambe la via per la cura.
Attraverso l’interazione diretta con lo psicologo o lo psicologo online, il paziente diventa attivo nella propria cura: entrambi sono coinvolti nella comprensione della malattia attraverso l’esplorazione delle radici intrapsichiche, familiari ed ambientali del disturbo.
Il paziente fornisce al terapeuta il materiale da analizzare: racconti, sogni, narrazioni di eventi che informano sullo stato affettivo ed emozionale del paziente. Lo psicoterapeuta, attraverso gli strumenti della tecnica analitica, aiuta a venir fuori dal tunnel dell’isolamento, del dolore, della fatica di vivere e di ciò che man mano emerge di seduta in seduta.
La psicoterapia è centrata anche sul presente, sui sintomi della depressione.
Fondamentale nel percorso psicologico è la relazione, in particolare l’analisi dei processi di transfert e controtransfert che costituiscono gli elementi più importanti per il cambiamento.
Attraverso la comprensione empatica e l’ascolto non giudicante, gli interventi interpretativi, ricostruttivi, esplicativi, chiarificatori o di sostegno vengono effettuati in maniera non intrusiva, permettendo gradualmente al paziente di entrare in contatto con una modalità di trattamento nuova al fine di promuovere un modo di rapportarsi a se stesso ed alla malattia differente, più funzionale.
Se riconosci uno qualsiasi degli stadi della depressione, o senti che stai attraversando vissuti simili, può essere utile rivolgersi ad uno psicologo o ad uno psicologo online per inquadrare meglio la situazione e ricevere il tipo di intervento più efficace.