Setting e tecnologia nelle sedute di psicoterapia online

Con questo articolo riprendiamo il tema della psicoterapia online, delle sue caratteristiche che lo differenziano dalla psicoterapia in studio e delle regole del setting cui deve attenersi lo psicologo online
(Come si è evoluto il ruolo dello psicologo online: un’analisi storica; Psicoterapia online riflessioni su setting e pratica clinica).
Il setting cambia nella psicoterapia online e lo psicologo online deve sviluppare sempre maggiore sensibilità per queste trasformazioni che si ripercuotono inevitabilmente nel rapporto tra paziente e psicologo.
Un elemento cardine nel setting della psicoterapia online è dato dalla gestione degli strumenti tecnologici da parte dello psicologo online: una rete wifi di qualità, dispositivi affidabili che consentano una buona conduzione della seduta online, competenze informatiche di base da parte dello psicologo online sono fondamentali nel contesto terapeutico.

                                      

Operatività dello psicologo online nella gestione della tecnologia in seduta

I principali detrattori della psicoterapia online hanno fatto notare quanto sia facile incorrere in imprevisti tecnici in grado di compromettere l’adeguato svolgimento della seduta. Tali imprevisti sarebbero principalmente riconducibili all’inaffidabilità dei dispositivi tecnologici. Ad oggi però, gli inconvenienti legati agli strumenti tecnologici sono sempre meno frequenti, oltre che molto più semplici da fronteggiare e risolvere.
A tal proposito è molto importante che lo psicologo sia alquanto “operativo” ed efficiente nella gestione degli imprevisti, in modo tale da trovare tempestivamente delle valide alternative a specifiche difficoltà che possono presentarsi nel corso della seduta. Nello specifico, lo psicologo online deve essere pronto nel collegare il computer o il tablet alla rete hotspot dello smartphone, qualora si presentassero dei problemi di connessione con il wifi; oppure deve valutare se usare una piattaforma meno pesante per lo svolgimento della seduta online, qualora il paziente disponesse di una connessione non in grado di supportare Skype o altre piattaforme. In questo contesto è di fondamentale importanza creare un clima collaborativo e altamente comunicativo con il paziente per rendere il più fluido possibile l’andamento della seduta online. Del resto, come detto in precedenza, questi aspetti fanno parte del setting (del nuovo setting offerto dalla psicoterapia online) e sono importanti anche per il consolidamento dell’alleanza terapeutica tra paziente e terapeuta.

                                  

Uso degli strumenti tecnologici: l’importanza del confronto col paziente

Nel contesto online la gestione degli aspetti tecnologici necessari allo svolgimento della seduta vanno affrontati in maniera approfondita con il paziente.
Se emergono dei problemi di natura tecnica, il modo per risolverli va personalizzato a seconda del tipo di paziente che stiamo trattando e delle sue specifiche caratteristiche di personalità. In questa maniera, anche la negoziazione e il confronto sulle questioni tecnologiche e organizzative della seduta avranno una funzione diagnostica e terapeutica: diagnostica perché ci fornirà preziose informazioni sulla struttura di personalità del paziente, terapeutica in quanto andrà a costituire una delle basi per la costruzione dell’alleanza terapeutica con lo psicologo online.
È molto importante che lo psicologo online si senta a suo agio nell’utilizzo delle tecnologie e nella costruzione del setting: ne va della buona riuscita della psicoterapia online.
Esistono degli elementi del setting della psicoterapia online che sono alla base dello svolgimento del percorso e che vanno specificate sin dall’inizio.
Innanzitutto, prima dell’iniziale colloquio online, è fondamentale concordare la piattaforma di videochiamata da utilizzare.
Un altro aspetto che va chiarito al paziente è quello relativo alla riservatezza della seduta che ovviamente in un percorso psicologico in studio non si pone, in quanto nella stanza di terapia possono esserci soltanto lo psicologo e il paziente. Nel contesto online, bisognerà far presente al paziente che dovrà trovarsi solo nella sua stanza. Questa chiarificazione può risultare quasi banale per molti pazienti ma non per tutti. Alcuni infatti potrebbero ritenere ininfluente il fatto che siano presenti altre persone durante lo svolgimento della seduta. Aspetti come questi ci offrono già preziose informazioni sull’organizzazione di personalità di quello specifico paziente consentendo allo psicologo online di iniziare a costruire una serie di considerazioni cliniche.
Nel prossimo articolo sull’argomento affronteremo ulteriori questioni relative al setting della psicoterapia online, oltre alle differenze da una psicoterapia tradizionale.

                                                 

 

Le fragilità delle personalità narcisistiche: ulteriori riflessioni

Come analizzato nel precedente lavoro sull’argomento (Cosi forte e cosi debole: la personalita narcisista), aspetti di narcisismo sono presenti in tutti noi e vanno a dare una coloritura più o meno intensa alla nostra esistenza: tutti noi abbiamo bisogno di feedback positivi provenienti dall’ambiente esterno per regolare in maniera adeguata ed equilibrata la nostra autostima. Piccole “dosi” di narcisismo sono preziose perché ci consentono di acquisire stima e apprezzamento da amici/che, colleghi/e compagni/e di vita, familiari. Ci sono tuttavia condizioni cliniche in cui il narcisismo diventa la dimensione dominante, per cui l’intera esistenza ruota intorno a se stessi e agli apprezzamenti degli altri. Psicologo e psicologo online fanno spesso i conti con problematiche di narcisismo più o meno patologico nella loro pratica clinica, e in diverse circostanze hanno a che fare con problematiche riconducibili ad un vero e proprio disturbo narcisistico di personalità.

                                      

Narcisismo “overt” e “covert”

Allo psicologo e allo psicologo online la personalità narcisistica apparirà spesso come arrogante, fredda, sprezzante, esibizionista, contraddistinta da una certa distanza emotiva e da una tendenza alla svalutazione degli altri. Ad un livello più profondo, tuttavia, queste personalità presentano un mondo interno popolato da senso di inferiorità ma soprattutto da vissuti di vergogna.
Tuttavia, come evidenziato nell’altro articolo relativo al disturbo narcisistico di personalità (Depressione e narcisismo due macigni nella sofferenza psichica),
lo psicologo si confronta anche con soggetti narcisisti che presentano caratteristiche opposte: chiusura, timidezza, insicurezza. Tali personalità presentano anch’esse vissuti di grandiosità ed esibizionismo, tuttavia questi tratti rimangono “intrappolati” nel loro mondo interno, sottoforma di fantasie di grandiosità. Il narcisismo patologico che manifesta apertamente i tratti di arroganza e di eccessivo senso di grandezza prende il nome di “narcisismo overt”, mentre quello contraddistinto da atteggiamenti chiusi e riservati viene denominato “narcisismo covert”. Entrambe queste forme di narcisismo nascondono intensi vissuti di vergogna e senso di inferiorità che vengono puntualmente controbilanciati dagli atteggiamenti narcisistici oppure dalle fantasie narcisistiche.
Nei recedenti lavori sull’argomento è emerso come i vissuti di vergogna, senso di vuoto e senso di abbandono rappresentino gli “organizzatori” dell’esperienza narcisistica.

                                             

Prime riflessioni sul Sé narcisistico

Analizzando un po’ più nello specifico le caratteristiche del Sé narcisistico, si può affermare che tali personalità siano organizzate intorno al mantenimento della propria autostima attraverso le conferme che arrivano dall’ambiente esterno, e soltanto da quelle!
Nei soggetti narcisistici è spesso presente un marcato senso di falsità, vergogna, invidia e inferiorità che vengono compensati all’esterno da atteggiamenti di ipocrisia, orgoglio, disprezzo, vanità e senso di superiorità (questo vale ovviamente per le personalità narcisistiche “overt”). Ma perché si verifica questo? Perché il soggetto narcisista riesce a vivere e a viversi soltanto agli estremi opposti del suo stato dell’Io: o in una condizione totalmente buona (manifestazioni grandiose di sé) o totalmente cattiva (profondo senso di vuoto e inferiorità). È dalla manifestazione di queste intense polarità del Sé che lo psicologo e lo psicologo online possono iniziare ad ipotizzare la presenza di una problematica narcisistica nel paziente in terapia. Per la persona narcisista l’idea di essere “mediamente buona” non è contemplata: o tutto o niente.
Ad un certo livello della sua struttura di personalità il soggetto narcisista possiede una minima consapevolezza della propria fragilità psicologica. Molto spesso egli ha paura di essere estromesso, di perdere la propria autostima, soprattutto nei momenti di maggiore sollecitazione emotiva, che per il soggetto narcisista è rappresentato dalle critiche o dalle disapprovazioni degli altri: ecco che d’improvviso egli passa da una condizione di vacua esaltazione ad una in cui non si sente nessuno. L’identità della personalità narcisistica è troppo labile per sopportare le tensioni. Spesso queste angosce e queste fragilità affiorano nel contesto terapeutico con lo psicologo o lo psicologo online. Il lavorare su queste fragilità è la principale sfida del percorso psicoterapeutico.

                                         

Psicoterapia online: riflessioni su setting e pratica clinica

Come illustrato in numerosi articoli sull’argomento (La psicoterapia online: una pratica clinica in continua espansione; La grande frontiera della psicoterapia online con i pazienti depressi; Come si è evoluto il ruolo dello psicologo online: un’analisi storica), la psicoterapia online rappresenta uno strumento clinico sempre più importante, soprattutto in questo periodo storico dove gli spostamenti sono sempre più intensi, dove la globalizzazione gioca un ruolo sempre più decisivo e dove il crescente sviluppo delle nuove tecnologie favorisce costantemente queste nuove forme di comunicazione anche nella pratica clinica. Nell’ambito del supporto psicologico e della psicoterapia, lo psicologo online assume un ruolo sempre più prezioso. Nell’ultimo articolo sull’argomento abbiamo approfondito gli aspetti relativi al setting nella psicoterapia online e all’alleanza terapeutica che si viene a crearsi tra paziente e psicologo online.
In questo lavoro analizzeremo altre peculiarità della psicoterapia online.

                                            

Il setting nella psicoterapia online: riflessioni

Ma quali sono le caratteristiche di un setting online? Ovviamente il setting di una psicoterapia online presenta delle peculiarità che lo differenziano dalla classica psicoterapia in studio.
Già soltanto la presentazione tra psicologo online e paziente avviene in una modalità differente dalla classica psicoterapia. Nella psicoterapia in presenza entra in gioco in maniera più significativa il corpo: due corpi si avvicinano ed entrano in contatto tramite una stretta di mano: c’è una particolare attenzione agli aspetti riconducibili al linguaggio del corpo, alla struttura del corpo, al modo di vestire. Queste variabili sono molto meno presenti nell’incontro tra paziente e psicologo online. La conoscenza tra paziente e psicologo online, innanzitutto, avviene attraverso la videocall. In generale, è preferibile che sia lo psicologo online a far partire la videochiamata, gesto che simbolicamente rimanda all’atto di aprire la porta dello studio e di far accomodare il paziente. È comunque importante che un movimento di questo tipo venga preliminarmente specificato e anticipato al paziente da parte dello psicologo online, in quanto non è così ovvio che la procedura si svolga in questa maniera. I modi con cui il paziente si muove di fronte a queste regole del setting (stabilite dallo psicologo online) ci forniscono già delle preziose informazioni su di lui: per esempio il comunicare con un messaggio di testo che egli è già pronto per la seduta oppure il cercare lui di contattare per primo lo psicologo online qualora questi sia in ritardo di qualche istante. Questi sono tutti elementi che ci aiutano preliminarmente a comprendere il paziente e il suo modo di relazionarsi con l’altro.

                                       

Psicoterapia online: l’importanza della tecnologia

Un aspetto fondamentale nella pratica della psicoterapia online è rappresentata dal disporre di un’ottima strumentazione tecnologica, in primis da una connessione internet di alta qualità: è necessario che lo psicologo online abbia a portata di mano una rete wifi efficiente apparecchiature in grado di effettuare una videochiamata. Quindi la qualità video e audio deve essere elevata per poter svolgere la seduta online nelle condizioni migliori. È un dato di fatto pertanto che per poter lavorare adeguatamente nell’ambito della psicoterapia online è fondamentale che lo psicologo possegga un minimo di competenze in campo tecnologico.
Per quel che concerne il setting della seduta psicologica online, è importante che lo psicologo online sia in grado di fronteggiare con successo i piccoli disguidi o contrattempi che si possono verificare nel corso della videochiamata (problemi legati alla connessione instabile, alla nitidezza dell’immagine, all’audio, ecc.).
Tuttavia, è importante tenere a mente che ad oggi i problemi legati alle questioni tecnologiche nella conduzione della seduta di psicoterapia online sono sempre meno frequenti per lo psicologo online, in quanto le soluzioni sono sempre più a nostra disposizione e la qualità dei dispositivi e delle connessioni wifi sono sempre più di qualità.
Nel prossimo articolo sull’argomento approfondiremo nuovi aspetti legati agli sviluppi della psicoterapia online e dei relativi risvolti terapeutici.

                                                                    

 

 

Quando la gelosia non è più un “gioco”: la gelosia patologica

Nel primo articolo sull’argomento (Ho paura di perdere il tuo amore: il sentimento della gelosia) abbiamo iniziato ad inquadrare il sentimento della gelosia, elemento che affiora molto spesso e in maniera significativa nei percorsi con lo psicologo e lo psicologo online.
La gelosia è una condizione emotiva universale, tant’ è che Sigmund Freud nel 1921 sosteneva che se un individuo non si confronta mai (anche solo in misura minima) con il sentimento della la gelosia è molto probabile che egli abbia provato questo vissuto nell’infanzia in maniera intensa, che l’abbia totalmente rimosso dalla coscienza con finalità difensive e che tale vissuto sia presente in maniera attiva nel suo inconscio rivestendone un ruolo fondamentale.
Ma quali sono invece i meccanismi alla base della gelosia patologica? Scopriamoli.

                                            

Cause alla base della gelosia patologica

Come accennato nel precedente articolo, sono svariate le forme di gelosia che si possono manifestare in una persona: ovviamente, nei contesti di maggiore fragilità, si annidano le forme più patologiche di gelosia.
La gelosia patologica può essere vista come un perenne “scenario mentale” che il soggetto geloso si costruisce e che riguarda la perdita del possesso totale (in termini sessuali o sentimentali) del proprio partner. Quest’immagine mentale, che nei casi più gravi si tramuta in una vera e propria ossessione, costituisce spesso una ferita narcisistica per la persona che soffre di gelosia patologica, con conseguenti vissuti di umiliazione e vergogna.
Nella gelosia patologica è presente una marcata componente di persecutorietà legata al bisogno spasmodico di possesso e al profondo senso di insicurezza e fragilità del soggetto geloso di fronte alla perdita o alla minaccia del legame. Come in tutte le forme di paranoia e persecutorietà, nella gelosia patologica una parte di noi ritenuta inaccettabile viene scissa e proiettata sull’altro, nello specifico sul partner e sui suoi presunti tradimenti. Per esempio, la persona gelosa può essere frustrata dalla propria relazione sentimentale e insoddisfatto del proprio partner, non riconosce questa cosa scindendola da Sé e proiettandola sul partner giungendo a questo punto all’incrollabile convinzione secondo cui è il partner a essere insoddisfatto della relazione e a cercare qualcun altro.

                                              

Caratteristiche della gelosia patologica: una sfida per psicologo e psicologo online

Come accennato in precedenza, la gelosia è un sentimento che può assumere molteplici forme e che può declinarsi in svariate modalità sia normali che patologiche, declinazioni con cui psicologo e psicologo online si confrontano molto spesso nel corso delle psicoterapie. La gelosia può prendere la forma di uno stato emotivi, di un’ossessione e nei casi più gravi può tramutarsi in una percezione o intuizione delirante oppure ancora in un’allucinazione. Nell’area della gelosia patologica troviamo il cosiddetto delirio passionale che origina da un evento che scaturisce l’intuizione delirante del soggetto. A partire da tale intuizione, l’individuo si costruisce un vero e proprio “film” dalle connotazioni marcatamente deliranti che si concentrano ovviamente sulle tematiche del tradimento e dell’infedeltà del partner. Tali contenuti vanno a saturare la mente del soggetto geloso andando a contaminare pensieri, emozioni e ricordi. Tuttavia queste pesanti distorsioni coinvolgono soltanto la sfera sentimentale. Quindi la persona che soffre di gelosia patologica può “funzionare” benissimo in tutte le altre aree della sua vita ma perdere completamente il senso critico e l’esame di realtà quando sollecitato emotivamente dalle minacce di perdita della persona amata a seguito della sua presunta infedeltà.
La psicoterapia rappresenta il trattamento di riferimento per affrontare e superare le cause profonde della gelosia patologica. Nelle forme più gravi di gelosia patologica, dove le ideazioni assumono connotazioni deliranti, è necessario affiancare alla psicoterapia un trattamento farmacologico.

                                                          



Come affrontare la depressione in psicoterapia?

La depressione è un disturbo affettivo che va a intaccare il tono dell’umore con un relativo abbassamento o abbattimento dell’umore nelle forme più gravi. Nelle situazioni di non sofferenza, le persone vanno incontro a fisiologiche fluttuazioni dell’umore verso l’alto o verso il basso, a seconda degli eventi che si verificano nella vita. I soggetti che soffrono di depressione non presentano queste fluttuazioni manifestando invece un umore sempre tendente al basso, a prescindere dagli eventi positivi o negativi della vita.
Il trattamento tempestivo della depressione è fondamentale per evitare che i nuclei di sofferenza depressiva, che affondano le radici nella storia di vita e nelle dinamiche familiari relazionali del passato del paziente, si consolidino aggravando irrimediabilmente la condizione di dolore psichico.
Concentriamoci pertanto su alcune considerazioni terapeutiche relative alla depressione.

                                                                         

L’importanza di non banalizzare la tristezza depressiva

Così come la psicoterapia interpersonale e la terapia cognitivo-comportamentale risultano efficaci nel trattamento della depressione, anche la psicoterapia psicodinamica (che si concentra sull’analisi dei conflitti inconsci alla base della sofferenza psicologica) porta a dei ragguardevoli risultati dal punto di vista terapeutico sia con i pazienti gravi che con quelli meno gravi.
Indipendentemente dalla gravità del disturbo depressivo, il primo fondamentale step nella psicoterapia con il paziente depresso deve essere la costruzione di una solida alleanza terapeutica. Affinché questa possa realizzarsi, lo psicologo e lo psicologo online devono semplicemente prestare un ascolto attivo e attento cercando di empatizzare il più possibile con il punto di visto del paziente. L’errore più frequente nell’affrontare queste problematiche è quello di assumere un atteggiamento consolatorio volto a enfatizzare tutti gli aspetti positivi che ci sono nella vita. Commenti quali “Non vale la pena essere così tristi”, “Non vede quante belle qualità ha?” oppure “Lei non ha ragione di essere così depresso” non fanno altro che produrre inesorabili fallimenti nel processo empatico tra paziente e psicologo. Questi comenti “incoraggianti”, che il paziente depresso ha sentito dirsi innumerevoli volte da familiari e amici, contribuiscono in maniera considerevole a far sentire l’individuo depresso ancora più incompreso e solo, con un conseguente peggioramento dello stato d’animo depressivo.

                                                   

L’importanza dell’ascolto attivo e il rischio delle interpretazioni premature

Lo psicologo e lo psicologo online che prendono in carico questi pazienti devono invece cercare di “sintonizzarsi” con il loro “male di vivere” e con i motivi che portano a questa condizione di sofferenza. In concreto il terapeuta dovrebbe comunicare al paziente quanto egli comprenda che ci siano delle ragioni per essere depressi. Sarà pertanto fondamentale empatizzare con la sofferenza depressiva ma al tempo stesso chiedere “aiuto” al paziente per ricercare insieme le cause alla base della sua personalissima patologia depressiva. È davvero importantissimo non banalizzare e generalizzare la tristezza vitale che tormenta il paziente depresso, così come riuscire a fare con lui un “lavoro di squadra” nella comprensione più profonda della depressione.
Nella fase iniziale del percorso terapeutico con il paziente depresso è importante un approccio supportivo ma non eccessivamente interpretativo. Interpretazioni premature rischiano di essere vissute dal paziente come intrusive e fuori luogo. All’inizio della psicoterapia con un paziente che soffre di depressione, lo psicologo e lo psicologo online saranno maggiormente di aiuto limitandosi ad ascoltarlo e a comprendere quale sia il significato che attribuisce il paziente stesso al suo dolore psichico. Soltanto così si potranno costruire le basi di una solida alleanza terapeutica e soltanto così il paziente depresso si confronterà con un’esperienza nuova rispetto alle solite rassicurazioni o parole di sostegno che si sente dire. Una volta create queste condizioni, ci si potrà addentrare, sempre con il “permesso” del paziente, nei meandri della depressione.

                                                                   

Il grande contributo di Otto Rank: il trauma della nascita

Come evidenziato nei precedenti lavori sull’argomento, Otto Rank rappresenta una delle figure di riferimento nel panorama psicoanalitico. Per lo psicologo, così come per lo psicologo online, questo autore dovrebbe essere un riferimento per la propria formazione e la propria pratica clinica, indipendentemente dall’approccio teorico che si è scelto.
Nei precedenti articoli, abbiamo analizzato la storia di vita e il percorso di formazione dello psicologo austriaco, aspetti che lo hanno segnato nella definizione del suo “corpus” teorico: pensiero teorico indubbiamente influenzato dal padre della psicoanalisi Sigmund Freud.
Come abbiamo visto, nei suoi primi lavori, Otto Rank fornisce un originale contributo ed un’acuta interpretazione psicologica del mondo dell’arte, operando un interessante parallelismo tra il mondo intrapsichico del nevrotico e quello dell’artista.

                                     

Trauma della nascita e crescita psichica

Ma il contributo principale che Otto Rank offrì al mondo psicoanalitico è rappresentato dalla sua opera più significativa, dal titolo “Il trauma della nascita”.
A partire da questo preziosissimo contributo per psicologi e psicoterapeuti, lo psicologo viennese Otto Rank affrontò per primo il tema del trauma della nascita. In che modo? Egli partì dall’ipotesi secondo cui la nascita sarebbe il primo trauma esperito dall’essere umano. Da un punto di vista fisico ma anche simbolico, per Rank nascere significa separarsi in maniera improvvisa dalla figura materna e di conseguenza passare da un ambiente sicuro e protetto ad un ambiente più insicuro ed avverso.
Otto Rank riteneva che il trauma della nascita rappresentasse la prima “tappa” della nevrosi che ci porta a fare i conti con la “frustrante” dimensione umana. Questa dimensione genererebbe un “sottofondo” di angoscia che ci affiancherebbe per il resto della nostra vita. Una visione della vita non proprio “ottimistica” e positiva ma che ha portato l’ambiente psicoanalitico e gli psicologi dell’epoca ad interrogarsi sul significato della nascita e sul vedere questo evento non soltanto in termini gioiosi e celebrativi ma anche da un’ottica più complessa e articolata, più centrata sui bisogni affettivi del neonato. Le ipotesi teoriche di Rank sono a tutt’oggi motivo di dibattiti e accesi confronti. Analizziamo meglio il motivo per cui le teorie di Rank sono considerate così controverse.

                                   

Trauma della nascita e nevrosi: controversie

Il fatto che l’essere umano soffra al momento della nascita è assodato: il trauma della nascita è un concetto ben noto alla medicina. In questo ambito però viene visto da una prospettiva più organica e fisiologica.
La teoria di Rank, tuttavia, trascende questa concezione medica considerando il trauma della nascita come l’evento che va a determinare la nostra vita psichica.
Otto Rank individua nel trauma della nascita l’origine dell’angoscia nevrotica. La prima avversità cui va incontro l’essere umano quando nasce è data dall’affrontare il parto, ossia quella strada stretta e angusta che porta alla fuoriuscita dall’accogliente grembo materno. La caratteristica più significativa di questa fase è data proprio dagli spazi angusti entro cui si realizza il momento del parto
In termini più squisitamente psicologici, secondo Rank la separazione del bambino dalla mamma assume anche una forte valenza emotiva. Il trauma della nascita non sarebbe riconducibile soltanto agli aspetti sensoriali e fisiologici ma anche all’inaspettato vissuto di perdita di una condizione ottimale all’interno del grembo materno. Per Rank questo evento ci colpisce in maniera significativa facendocela vivere come una dolorosa perdita e portandoci a sviluppare una più o meno marcata sensibilità a tutte le perdite che seguiranno.
La teoria del trauma della nascita provoco una vera e propria frattura all’interno dell’ambiente psicoanalitico, ponendosi in contrasto con la teoria freudiana secondo cui l’evento cardine dello sviluppo psico-sessuale dell’individuo è rappresentato dal complesso di Edipo.
Fu questa divergenza ad allontanare definitivamente Otto Rank da Freud.
Oggi la teoria del trauma della nascita è diventata un riferimento per molti psicologi, psicoterapeuti e psichiatri per i quali l’elemento cardine del percorso psicoterapeutico consiste nel superare il trauma originario della nascita e nel vivere nuove tappe della propria vita come una rinascita.

                                             

 

 

La psicoterapia online: una pratica clinica in continua espansione

In una fase storica dove viaggiare per lavoro e spostarsi con frequenza all’estero è ormai all’ordine del giorno e dove gli strumenti tecnologici sono sempre più all’avanguardia, la psicoterapia online può costituire un importantissimo riferimento. Numerose ricerche sostengono ormai da tempo l’efficacia di questa nuova forma di psicoterapia. A seguito dell’emergenza COVID-19, lo psicologo si è sempre più adattato a questa nuova modalità di pratica clinica. In questo contesto, la figura dello psicologo online si è affermata e diffusa in maniera sempre più crescente. La psicoterapia online presenta un suo specifico setting che naturalmente la differenzia dalla psicoterapia in studio. Ovviamente la psicoterapia online presenta i suoi vantaggi e svantaggi, così come le sue specifiche peculiarità.
Così come nella psicoterapia in studio, nella psicoterapia online è fondamentale la relazione terapeutica che si viene a instaurare tra paziente e psicologo e la relativa alleanza terapeutica.

                                                                            

Efficacia della psicoterapia online

In questo articolo inizieremo ad approfondire alcuni aspetti fondanti della psicoterapia online e della pratica clinica dello psicologo online, a partire dall’interessante articolo di Sara Fornari e Chiara Terranova “La psicoterapia online in videochiamata” (2020).
Diversi lavori scientifici affermano da parecchi anni che la psicoterapia online è praticabile ed efficace allo stesso modo della psicoterapia in presenza.
Molteplici lavori che si sono occupati della tematica hanno evidenziato che i trattamenti psicologici online consentono la costruzione di un’ottima alleanza terapeutica. È emersa infatti un’alta correlazione tra lo svolgimento della psicoterapia online e i risultati clinici ottenuti sul medio-lungo termine. I trattamenti psicologici online si sono rivelati molto efficaci per svariati disturbi psichici: i valori medi di efficacia terapeutica della psicoterapia online sono risultati pressoché sovrapponibili a quelli della psicoterapia in studio.
In Italia la psicoterapia online ha iniziato a diffondersi più tardivamente rispetto ad altri paesi. L’atteggiamento degli psicologi italiani nei confronti della pratica clinica online è stato più restio e il divario tra Italia e gli altri paesi di Europa e Nord-America è risultato notevole per diverso tempo.
Tuttavia, negli ultimi tempi, la situazione è radicalmente mutata anche in Italia e si sta evolvendo in maniera sempre più repentina. Sono diversi i fattori che hanno contribuito alla diffusione di questo nuovo scenario in Italia.

                                                    

Psicoterapia online e contesto italiano

La sempre crescente collaborazione con i colleghi psicologi online degli altri paesi ha contribuito all’accrescimento e al consolidamento delle competenze cliniche nell’ambito della psicoterapia online anche nel contesto italiano. Un triste evento ha inoltre contribuito ad accelerare la diffusione e la pratica dei trattamenti psicologici online, oltre che la diffusione della figura professionale rappresentata dallo psicologo online: la pandemia da COVID-19 che è dilagata soprattutto nel corso del 2020 e che ha portato ad una serie di restrizioni e lock-down, con l’impossibilità di svolgere la quasi totalità delle attività lavorative in presenza.
A partire da questi due fattori, la psicoterapia online ha assunto pari dignità e riconoscimento rispetto alla classica psicoterapia in studio.
Tutto ciò è stato ulteriormente favorito dall’avanzare “tumultuoso” delle tecnologie. Grazie a connessioni internet sempre più veloci e a piattaforme di videochiamata sempre più efficaci e intuitive, la comunicazione online è diventata ancora più fruibile dalla maggior parte degli utenti, con ulteriori ricadute positive nell’implementazione delle psicoterapie online. Già diversi anni fa lo psicologo online poteva usufruire di dispositivi tecnologici e supporti digitali che consentivano di svolgere l’attività terapeutica online in maniera molto più efficace rispetto a prima.
Ad oggi la psicoterapia online assume sempre più importanza e significato nel mondo, alla luce dei cambiamenti cui stiamo assistendo, cambiamenti che implicano spostamenti sempre più frequenti, trasferte per lavoro o studio continue e durature. A seguito poi dell’attuale pandemia, la psicoterapia online è risultata essere l’unica forma di pratica clinica in grado di proseguire percorsi psicologici
già avviati o di iniziarne di nuovi garantendo una continuità nei trattamenti e nella promozione della salute mentale in periodi così critici per la stragrande maggioranza dei Paesi del mondo.

                                                            

 

Le dinamiche intrapsichiche e relazionali alla base della depressione

In diversi lavori abbiamo affrontato la complessa tematica della depressione, disagio psichico con cui lo psicologo e lo psicologo online si confrontano in continuazione nel corso della pratica clinica.
In questo articolo inizieremo un’attenta analisi dell’“universo” depressivo seguendo un approccio psicodinamico. Ma che cos’è l’approccio psicodinamico? È quell’approccio che analizza il “campo” relazionale tra paziente e terapeuta tenendo in considerazione elementi cardine quali il conflitto inconscio, le criticità, le storture delle strutture intrapsichiche e le relazioni con le figure significative. Con l’approccio psicodinamico il comportamento e i sintomi che affiorano alla superficie sono ritenuti il risultato di processi inconsci che ci preservano da contenuti mentali inaccettabili e sentimenti rimossi.
Iniziamo ad analizzare i disturbi depressivi a partire da questo importantissimo approccio teorico che si rifà ai principi fondamentali della psicoanalisi.

                                                                      

                                     

Depressione e vulnerabilità narcisistica

A causa delle esperienze significative dei primi anni di vita, il mondo interiore dell’individuo depresso si va sempre più a popolare di vissuti di frustrazione, vergogna, perdita, senso di impotenza, colpa, inadeguatezza e solitudine. Questo “crogiolo” di contenuti psichici va a influire in maniera decisiva sulla percezione di se stessi e degli altri. Ne conseguirà pertanto un costante vissuto di sfiducia e insicurezza in sé e nella stabilità degli affetti da parte delle figure significative.
Secondo il modello psicodinamico sono essenzialmente due gli elementi che possono andare ad organizzare il funzionamento psichico della personalità depressiva: la vulnerabilità narcisistica e la rabbia. Questi due vissuti sono presenti in molti altri disturbi psichici, ma nel disagio depressivo essi vanno a declinarsi e modellarsi in modalità specifiche e particolari.
La vulnerabilità narcisistica consiste in quella predisposizione ad esperire i rimproveri e le delusioni con una coloritura cupa e disperata che porta ad una compromissione dell’autostima e della sicurezza nei propri mezzi. Le conseguenze di una condizione del genere sono ovviamente nefaste, una su tutte la marcata sensibilità alle perdite e ai rifiuti. L’individuo depresso spesso associa più o meno inconsapevolmente queste esperienze a profonde delusioni subite nella prima infanzia oppure ad esperienze precoci di perdita, abbandono, rifiuto, oppure ancora a scenari in cui è stata percepita una non disponibilità all’aiuto e al supporto da parte di importanti figure di riferimento.

                                                      

Depressione e rabbia

Le conseguenze di queste dinamiche relazionali sono riconducibili a serie difficoltà nella regolazione della propria autostima (che sarà sempre tremendamente bassa) e uno scarso senso della realtà riguardo le aspettative e le speranze sulle proprie risorse e potenzialità.
L’altro fattore psicodinamico che avrebbe un ruolo determinante nell’insorgenza del disturbo depressivo è la rabbia.
La rabbia nel soggetto depresso è molto presente ma è quasi del tutto negata e non riconosciuta. Nel funzionamento depressivo il vissuto di rabbia è sentito come alquanto pericoloso a livello più profondo, in quanto fonte di forti sentimenti di colpa che vanno ad appesantire la quotidianità dell’individuo depresso. I vissuti di colpa vanno poi ad alimentare quegli atteggiamenti autopunitivi, autosvalutanti innescanti quelle perverse dinamiche di auto-sabotaggio che conducono la persona che soffre di depressione a esperienze continuative di fallimento.
Tutti noi esperiamo e mettiamo in atto maniera più o meno intensa l’emozione della rabbia: è una emozione primaria che ci aiuta a far valere le nostre ragioni e a chiarirci in modo autentico con gli altri. Anche la persona depressa prova rabbia e ha dentro di sé notevoli quote di aggressività, solo che questa aggressività la proietta sugli altri per poi rivolgerla contro se stesso sottoforma di critiche e giudizi sferzanti verso di sé. Tali critiche non sono altro che il risultato dell’interiorizzazione delle prescrizioni e dei rimproveri genitoriali vissuti dal paziente depresso come punitivi e giudicanti. È a partire da questo fenomeno psichico che si costruisce il funzionamento depressivo con conseguente perdita di autostima e perenni sensi di colpa.

                                                           

Il “mondo psicoanalitico” di Rank: primi approfondimenti sul suo pensiero

Nel precedente articolo sull’argomento abbiamo descritto la vita e il percorso formativo di un importante esponente del movimento psicoanalitico che per varie sfortunate vicende e per successive divergenze con Freud, fu dimenticato per molto tempo e non adeguatamente valorizzato: Otto Rank.
La conoscenza di un autore come Otto Rank è di notevole importanza per il percorso di formazione di uno psicologo e psicologo online, così come degli altri psicologi e studiosi del movimento psicoanalitico: Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, Sandor Ferenczi, Melanie Klein, Anna Freud, Donald Winnicott, Wilfred Bion, ecc.
In questo lavoro inizieremo ad analizzare i primi importanti contributi di Rank in ambito psicoanalitico, oltre alla graduale evoluzione del suo pensiero che a poco a poco lo ha portato a distaccarsi da Freud e dall’ortodossia psicoanalitica.

                                                                      

Rank e il significato profondo dell’arte

I primi lavori di Rank si incentrano sul tema dell’arte e sui significati profondi alla base della produzione artistica. Inizialmente Rank riprende l’idea di base di Freud secondo cui l’arte sarebbe il risultato di una sublimazione delle pulsioni, nel senso che attraverso l’opera d’arte l’artista tira fuori le parti più profonde di sé (precedentemente rimosse) riproducendole in una forma “nobilitata” che si traduce in produzione creativa. Secondo Rank, quindi, il sintomo proveniente dal conflitto psichico viene colto dall’artista che lo proietta sull’Io (cioè sulla sua parte più cosciente) e non sul sogno (che sarebbe la via maestra dei contenuti più profondi e inconsci). Perché questo? Perché tale conflitto ormai è troppo maturo per diventare “sogno” e al tempo stesso non è ancora così patologico da tramutarsi in sintomo. Ecco che tale contenuto diventa opera d’arte.
L’utilità dell’opera d’arte non coinvolge soltanto l’artista bensì anche colui che apprezza l’opera e fruisce della sua bellezza e originalità. Tuttavia i meccanismi che sottendono il funzionamento dell’artista e del fruitore sono ben diversi: mentre al fruitore l’opera d’arte fornisce la possibilità di “scaricare” le sue tensioni inconsce senza spendere eccessive energie mentali, per l’artista l’opera d’arte richiede un lavoro psichico per sé e per chi ne usufruisce finalizzato a rimuovere le inibizioni e le conflittualità interne.
L’osservatore dell’opera d’arte, pertanto, attratto dalla creatività e dalla forma dell’opera stessa, si immedesima nell’artista scaricando i suoi affetti nella produzione artistica che vede: tale dinamica assume pertanto una funzione quasi purificatoria, una sorta di abreazione.

                                           

Parallelismo tra il mondo “nevrotico” e il mondo dell’artista

Secondo il pensiero di Rank, c’è un parallelismo importante tra la persona nevrotica e l’artista, ma mentre il nevrotico cerca di “digerire” ciò che sente penoso attraverso il sintomo, l’artista lo “erutta” come farebbe un vulcano. L’arte pertanto avrebbe origine da un particolare rapporto che si viene a instaurare tra le forze psichiche.
Rank, addentrandosi ulteriormente nel funzionamento psichico dell’artista, sostiene che egli soddisfi un bisogno libidico tramite la realizzazione dell’opera d’arte, similmente a ciò che accade nel sogno.
Rifacendosi molto al concetto junghiano di istinto creativo, Rank teorizza la presenza nell’essere umano e nell’immaginario collettivo dell’ “impulso creativo umano”, impulso che l’artista esprimerebbe nella sua forma più alta ed efficace.
Il concetto di creatività, secondo Rank, si costituirebbe all’interno della polarità tra il singolo individuo, guidato da una spinta innata alla creazione e i prodotti della collettività che si esprimono nel mito, nell’epica e nelle fiabe.
Ancora una volta Rank traccia una distinzione tra individuo “normale” (accezione da “contestualizzare” al periodo storico in cui ha vissuto Rank), nevrotico e artista. L’individuo normale non si distanzia quasi mai dalle convenzioni e dalle consuetudini vivendo in un mondo di certezze ingannevoli; il soggetto nevrotico ha colto la necessità di liberare il Sé e di individualizzarlo ma ha fallito nel compito (da qui il conflitto inconscio) e rimane paralizzato in una condizione in cui non riesce ad andare né avanti né indietro; l’artista, infine, tenta di creare, a partire da se stesso, un mondo a sé stante con lo scopo di assoggettare la realtà esterna al mondo interno da lui creato.
Nel prossimo lavoro sull’argomento approfondiremo ulteriormente questi concetti e inizieremo ad analizzare l’opera più rappresentativa di Otto Rank: Il trauma della nascita.

                                             

 

Un grande esponente della psicoanalisi: Otto Rank

Per lo psicologo e lo psicologo online la conoscenza dei principali autori psicoanalitici è di fondamentale importanza per la relativa formazione ed esperienza professionale.
In diversi lavori abbiamo descritto la vita e le teorie dei principali esponenti della psicoanalisi: Sigmund Freud e Carl Gustav Jung. Il primo è da considerarsi a tutti gli effetti il “padre” della psicoanalisi, il secondo il fondatore della psicologia analitica. Nei prossimi articoli analizzeremo i principali contributi dei principali psicoanalisti che hanno sviluppato le prime teorie e le prime metodologie psicoanalitiche. In questo lavoro inizieremo ad analizzare la vita di un grande psicologo allievo di Freud: Otto Rank. Approfondiamo questa figura importante del movimento psicoanalitico che apportò dei contributi molto originali.

                                                    

Vita e formazione

Otto Rank costituisce una delle figure più innovative all’interno del circolo di fedelissimi freudiani. In una prima fase Rank si attenne rigorosamente ai riferimenti teorici di Freud per poi distaccarsene in un secondo tempo. Se ne distaccò talmente tanto che ad oggi il suo pensiero è più accostabile alla psicologia analitica di Jung. Rank fu autore di molte ricerche in ambito antropologico e della mitologia, studi che riflettevano molto i suoi complessi e le sue problematiche esistenziali.
Otto Rank originariamente si chiamava Otto Rosenberg, nacque a Vienna nel 1884, secondo di tre figli. La figura del padre, uomo violento e alcolizzato, ebbe un impatto talmente negativo sui figli e sull’ambiente familiare in generale, che Otto, una volta maggiorenne, decise di cambiare il suo cognome in Rank.
La sua struttura fisica, esile e fragile, gli impedì di continuare il suo primo lavoro presso una fabbrica di vetro soffiato. Ripiegò su una modesto lavoro impiegatizio dal quale cercò perennemente di evadere approfondendo studi di arte, letteratura e filosofia. Durante il suo percorso di approfondimento di questi studi umanistici, conobbe lo psicoanalista Alfred Adler dal quale assimilò molti dei suoi insegnamenti e dei suoi principi teorici. Grazie ad Adler, nel 1906, conobbe Freud che divenne sin da subito quel riferimento paterno che nella sua infanzia e adolescenza gli mancò terribilmente. Inizialmente il rapporto tra Rank e Freud fu molto stretto e costruttivo.

                                                           

Divergenze e allontanamento da Freud

Sin da subito Rank si dedicò con grande dedizione alle attività del circolo psicoanalitico di Vienna, tanto che Freud lo aiutò finanziariamente per completare i suoi studi universitari in lettere con una tesi di laurea di impostazione psicoanalitica. Segui una fase di ferventi attività all’interno della Società Psicoanalitica: nel 1912 fondò la rivista psicoanalitica Imago e ad altre importanti riviste. In poco tempo Rank assunse una posizione di grande prestigio agli occhi di Freud, aspetto che suscitò notevoli invidie tra gli altri membri della Società Psicoanalitica, tali da spingerli a mettere in circolazione voci su tutta una serie di presunti disturbi mentali di Rank. Rank fu inoltre accusato di aver provocato una serie di attriti tra diversi membri della Società Psicoanalitica.
Nel 1918 Rank iniziò a distanziarsi dalla figura di Freud e dalle sue teorie, fino a giungere alla rottura definitiva nel 1924 con la pubblicazione del caposaldo del suo pensiero: Il trauma della nascita.
Dopo una serie di allontanamenti e riavvicinamenti all’ambiente psicoanalitico, Rank decise di lasciare Vienna, per trasferirsi prima a Parigi e poi negli Stati Uniti dove si occupò di psicoanalisi, pedagogia e scienze sociali.
Rank morì nel 1939 all’età di 52 anni a causa di una malattia infettiva, un mese dopo la scomparsa di Sigmund Freud.
Nel prossimo articolo approfondiremo i fondamenti teorici del pensiero di Otto Rank.

                                                          

 

 

Il “corpo” che comunica: l’isteria

Il termine isteria rimanda inevitabilmente ai primi studi di Freud e alla nascita del metodo psicoanalitico. Isteria e psicoanalisi sono intrinsecamente legati. Il termine “isteria” tuttavia è un termine antico derivante dal greco “usteron” che significa “utero”. Già gli antichi Greci facevano uso di questa terminologia: essi ritenevano che fosse un disturbo soltanto femminile riconducibile ad un presunto malfunzionamento dell’utero all’interno del corpo che generava sintomatologie legate alla sfera sessuale.
In effetti, nel disturbo isterico la sessualità, l’uso del corpo, della teatralità, della seduzione nelle sue forme più sottili e la manifestazione intensa degli affetti rivestono un ruolo fondamentale. Approfondiamo meglio il funzionamento isterico.

                                            

Caratteristiche cliniche dell’isteria

Nell’isteria si ha un sovraddimensionamento degli affetti che vengono vissuti con una certa drammaticità. Nel disturbo isterico si assiste spesso ad una teatralizzazione delle emozioni. In questo tratto la nevrosi isterica si contrappone alle cosiddette nevrosi ossessive dove invece le emozioni tendono ad essere “blindate”, isolate. Ma torniamo al fenomeno della teatralità isterica: esistono diverse forme di manifestazione “teatrale” delle emozioni. Vi è per esempio una teatralità che può risultare attraente e che tende a catturare l’altro: avremo in questo caso un possibile funzionamento isterico. Esiste poi una teatralità molto più intensa ed “aggressiva” che tende a distanziare l’altro: in questo caso avremo a che fare con un funzionamento psichico istrionico, una forma di isteria molto più grave e invalidante. La personalità isterica presenta pertanto una seduttività spesso attraente, mentre la personalità istrionica presenta una seduttività che distanzia.
Le personalità isteriche sono caratterizzate da una seduttività costante, tesa a soddisfare i propri bisogni ma senza un reale interesse per l’altro: nelle relazioni dell’isterico, la presenza dell’altro può essere intercambiabile. Spesso in queste persone è insita una certa superficialità nei rapporti, affiancata da un’intimità precoce che tende a spiazzare l’interlocutore. C’è pertanto nel funzionamento di questi individui una superficialità nelle interazioni, superficialità che quasi sempre contraddistingue anche lo stile cognitivo.

                                                        

Fragilità emotiva, impulsività e sessualità del paziente isterico

Ad una prima analisi psicologica, lo psicologo nota spesso che il paziente isterico è caratterizzato da un’alta impressionabilità e adattabilità alle caratteristiche dell’interlocutore: il soggetto isterico con una persona assumerà i relativi aspetti di quella persona, con un’altra assume gli aspetti di quest’ultima.
Un’altra peculiarità della personalità isterica è data dall’impulsività e labilità emotiva, oltre che dall’indifferenza nei confronti delle conseguenze dei propri scoppi impulsivi e aggressivi. Molto spesso, dopo le sue “sfuriate”, il paziente isterico si stupisce se l’altro si distacca o si allontana.
Il paziente isterico tende ad essere impulsivo e fa fatica a mentalizzare la propria impulsività, ossia a mettere in pensieri e parole i vissuti impulsivi che ha appena provato. È importante notare, però, che questa difficoltà è molto meno marcata rispetto a disturbi più seri, quali il disturbo borderline ed altri gravi disturbi di personalità.
La fragilità emotiva dell’individuo isterico è riconducibile a problematiche sessuali. Tali questioni, ritenute inaccettabili dall’Io, vengono rimosse e trasformate in sintomi sensitivi, sensoriali o motori: è il cosiddetto fenomeno di conversione isterica. Di qui l’utilizzo del corpo per esprimere il proprio disagio, per esempio sotto forma manifestazione fisica, di paralisi, parestesia, vertigine, sintomi somatici, ecc. Tali problematiche tendono ad essere più serie nei pazienti con disturbo istrionico di personalità.
La personalità isterica ha spesso una vita relazionale intensa, ha molti corteggiatori in campo sentimentale, ma poi i sintomi e i problemi sessuali vanno a compromettere la qualità delle interazioni.
Lo psicologo, nel percorso psicologico con questi pazienti, deve lavorare a fondo sulla relativa storia di vita e sulla storia dove risiedono vissuti traumatici che hanno portato alla rimozione del contenuto psichico o dell’affetto ritenuto intollerabile, con conseguente insorgenza della sintomatologia isterica.