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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 22 Set, 2023
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Agorafobia: quando il panico ti aspetta fuori di casa

L’agorafobia è uno dei disturbi d’ansia più diffusi nella popolazione mondiale. Non c’è sintomo d’ansia senza un conflitto interiore alla base, così come non c’è sintomo d’ansia senza una storia di costrizione o limitazione della propria libertà di espressione, in nome dell’accettazione di norme familiari o della propria cultura di appartenenza.
Ovviamente anche l’agorafobia, molto spesso associata ad attacchi di panico, si può inscrivere in questa dinamica di conflitti.
Come è noto, l’agorafobia è la fobia degli spazi aperti. L’ansia che sopraggiunge quando si esce di casa può raggiungere livelli lievi oppure può provocare delle vere e proprie crisi di panico con relativi svenimenti o forti vertigini. Tali vissuti penosi tendono a scemare o addirittura a scomparire quando si viene accompagnati da persone di cui ci si fida che rappresentano un riferimento verso cui spesso l’individuo agorafobico prova sentimenti ambivalenti: sovente la figura di fiducia, nelle fantasie della persona agorafobica, è implicata nelle dinamiche che causano il disturbo d’ansia.

Caratteristiche e dinamiche

Solitamente l’agorafobia è più presente nelle donne che negli uomini e insorge tra i 15 e i 35 anni. È quasi sempre associata ad attacchi di panico e tende a peggiorare nelle fasi di depressione che può attraversare un individuo, mentre in età avanzata tende a ridursi di intensità. È importante un trattamento tempestivo e approfondito di questo tipo di disagio, in quanto se non affrontato può diventare cronico, con conseguenze davvero dannose per la vita quotidiana.
Spesso alla base del disturbo agorafobico c’è un angoscia pressante legata a tematiche relative alla propria identità che coinvolge il rapporto con la propria famiglia, con la propria cultura e il proprio contesto sociale.
Può capitare che la nostra identità, uno degli aspetti più preziosi e imprescindibili della nostra esistenza, si trasformi in una “proprietà altrui”, vuoi per ruoli specifici che col passare del tempo si sono assunti in famiglia, vuoi perché in famiglia certi ruoli hanno subìto semplicemente dei rinforzi positivi mentre altri, che rimandavano ad una maggiore indipendenza e autonomia, venivano vissuti con disapprovazione generando ansia e disagio. Alla base dell’angoscia agorafobica c’è spesso un conflitto tra bisogno di indipendenza e paura di abbandonare o tradire valori della famiglia d’origine.
Spesso, l’infanzia delle persone che soffrono di questo disagio è stata caratterizzata da episodi in cui si è avvertito l’attaccamento verso un genitore come fortemente in pericolo: la causa può essere dovuta a genitori troppo minacciosi, umorali, ipercritici o esigenti, ipercontrollanti, oppure ad una marcata sensibilità del bambino a critiche, giudizi e atteggiamenti controllanti. Con quale risultato?…

Alle origini dell’agorafobia e dell’attacco di panico

Il risultato è che l’ambiente familiare diventa spesso un “legaccio” dove i genitori vengono vissuti come non supportivi… con conseguente sensazione di ritrovarsi “ingabbiati” qualora ci si discostasse dai dettami dell’ambiente familiare. Questo provoca vissuti di rabbia e aggressività che però diventano col tempo di difficilissima gestione generando quel senso di colpa che porta all’inevitabile conflitto. E in cosa consiste questo conflitto?…nella contrapposizione tra due aspetti chiave per la vita dell’agorafobico: separazione e attaccamento. Per l’agorafobico separazione e attaccamento sono reciprocamente escludentisi…questo conduce ad una smodata sensibilità sia nei confronti della perdita di libertà sia verso la perdita della sicurezza e della protezione dell’ambiente familiare originario. Quale sarà la conseguenza di questo tipo di ambivalenza?…le persone agorafobiche adotteranno comportamenti atti ad evitare sia la separazione, che è vissuta come troppo minacciosa, sia l’attaccamento che è invece vissuto come troppo opprimente e soffocante. Ecco che si concretizza la dinamica agorafobia. L’ambiente esterno (i luoghi aperti) può rappresentare uno slancio verso l’indipendenza che però viene vissuta come pericolosa…ecco che allora serve una figura che funga da “accompagnatore” che dia sicurezza e che spesso è rappresentata da un membro di quell’ambiente familiare che a sua volta genera senso di oppressione e chiusura. Ecco che l’agorafobico si ritrova in una vera e propria “trappola” dalla quale fatica ad uscire…
In situazioni del genere, la psicoterapia dinamica (un percorso psicologico o un percorso psicologico online orientato all’analisi delle origini dei conflitti interni) può essere di grande aiuto. Essa non elimina l’ansia legata alle circostanze agorafobiche ma aiuta ad aumentarne la tolleranza: questo porta ad una maggiore acquisizione di consapevolezza e ad un espansione delle proprie capacità riflessive che permettono alla persona da una lato di capire da dove arrivi quest’ansia e dall’altra di arginarla nei momenti di maggiore fragilità.

FAQ

Che cos’è l’agorafobia?

L’agorafobia è un disturbo d’ansia che consiste nella paura forte e continuativa di situazioni dove è difficile fuggire oppure dove l’essere aiutati in caso di malore viene avvertito come difficoltoso o imbarazzante. Il soggetto agorafobico cerca di evitare sistematicamente contesti quali luoghi all’aperto, spazi affollati, mezzi di trasporto pubblico oppure ambienti chiusi come cinema, supermercati, teatri, stadi ecc. Questo evitamento limita in maniera considerevole la vita dell’individuo, con pesanti ripercussioni sulla qualità della vita.
L’agorafobia è spesso associata ad attacchi di panico, ma non è necessario che tale disturbo sia presente per porre tale diagnosi.

Esempi comuni di agorafobia

Le situazioni più comuni in cui si può manifestare il disturbo agorafobico sono teatri, concerti, centri commerciali, cinema, oppure ancora lo stare in coda per qualche commissione (in banca, alle poste.
Situazioni quali il trovarsi in una lunga fila di poltrone può scatenare sintomi agorafobici, in quanto si teme di non avere “via d’uscita” oppure di essere “attenzionati” da tutti i presenti qualora ci si sentisse male, con conseguenti vissuti di intollerabile imbarazzo e disagio.
Altre situazioni dove il soggetto agorafobico può avvertire un profondo senso di ansia e oppressione sono date dall’utilizzare mezzi di trasporto quali autobus o aerei.
Una buona percentuale di persone agorafobiche sviluppa in questi contesti anche attacchi di panico, altri avvertono intenso disagio che però non sfocia in un attacco di panico.

Quali sono i principali sintomi dell’agorafobia?

È importante tenere a mente che il livello di severità della sintomatologia agorafobica varia da persona a persona: ci sono soggetti che avvertono sensazioni di ansia lieve nel momento in cui fanno i conti con luoghi non conosciuti; altri soggetti invece vanno incontro ad un pesante vissuto di angoscia e inquietudine che nelle situazioni più gravi può sfociare in veri e propri attacchi di panico.
Dal punto di vista della sintomatologia, l’agorafobia presenta dei punti di contatto con le fobie, in quanto possono presentarsi dei disturbi con correlati fisiologici quali tachicardia, sudorazione eccessiva (fredda o sotto forma di vampate di calore), pruriti o formicolii, pelle d’oca, emicrania, sensazione di spaesamento, nausea o vomito, dispnea, acufeni, secchezza delle fauci, tremori, crisi di pianto, disturbi di natura visiva, intorpidimento degli arti superiori e inferiori, sensazione di soffocamento.
Nelle situazioni più gravi, l’agorafobia può sfociare in uno stato di terrore per la paura di svenire o di morire.

Quali sono le cause profonde alla base dell’agorafobia?

Nell’angoscia agorafobica si insinua spesso un conflitto tra il desiderio di autonomia e la paura di abbandonare o tradire i principi della famiglia d’origine. Spesso l’infanzia degli individui che si confrontano con questo disagio è stata contraddistinta da esperienze in cui il legame con un genitore è stato vissuto come particolarmente precario. Questa situazione può avere origine da genitori che sono stati eccessivamente minacciosi, severi, controllanti in maniera ossessiva, emotivamente instabili, oppure da una sensibilità pronunciata da parte dell’infante a critiche, giudizi e atteggiamenti prevaricatori.

Come affrontare e superare l’agorafobia?

Si può affrontare l’agorafobia con molteplici soluzioni terapeutiche che possono essere anche associate. Il tutto è strettamente legato dalla soggettività dell’individuo e dal livello di gravità del disturbo agorafobico, oltre all’eventuale quadro di comoribidità (presenza di altri disturbi psichici associati all’agorafobia).
Per il trattamento dell’agorafobia ci sono diverse opzioni: psicoterapia psicodinamica, psicoterapia cognitivo comportamentale, farmacoterapia, tecniche di rilassamento.

Come funziona la psicoterapia psicodinamica con l’agorafobia?

La psicoterapia psicodinamica per il trattamento dell’agorafobia si fonda sull’analisi e la comprensione dei processi mentali inconsci che stanno alla base di questa sofferenza psichica.
A partire dalla valutazione iniziale (indagine psicodiagnostica), dall’indagine dei conflitti inconsci, dell’analisi del transfert e degli insight che affiano col procedere del percorso, si possono ottenere risultati importanti in termini di risoluzione della sintomatologia.
I temi cardine che affiorano nei percorsi psicologici a indirizzo psicodinamico sono quelli relativi al dilemma “separazione- perdita”, i conflitti edipici (fissazioni o regressioni a fasi dello sviluppo psicosessuale del bambino) traumi del passato o eventi stressanti, meccanismi di difesa, modelli familiari ed educativi di riferimento.

Come funziona la terapia cognitivo-comportamentale con l’agorafobia?

La terapia cognitivo-comportamentale si prefigge l’obiettivo di far uscire il paziente dalla condizione di “impasse” dell’agorafobia lavorando sul significato che lo stimolo fobico rappresenta per la persona agorafobica.
Esponendo il paziente in un ambiente protetto e rassicurante a situazioni fonte di angoscia agorafobica, si lavora gradualmente all’apprendimento di strategie di autocontrollo emotivo che dovrebbero consentire di limitare la portata ansiogena dello stimolo agorafobico.

Come funziona la farmacoterapia con l’agorafobia?

Talvolta nella problematica agorafobica i disturbi di ansia e panico sono talmente destabilizzanti che il ricorso ai farmaci può essere un’eccellente soluzione per “tamponare” e gestire i sintomi più critici dell’agorafobia. Sarebbe tuttavia importante combinare sempre la farmacoterapia con un percorso psicologico che lavori sul significato della sofferenza agorafobica.
I farmaci a cui solitamente si ricorre per questo tipo di disturbo sono le benzodiazepine, gli antidepressivi triciclici gli inibitori del “reuptake” della serotonina e gli inibitore delle monoaminno ossidasi.
È importante tenere in considerazione il fatto che l’uso dei farmaci può alleviare i sintomi ma non può risolverli in maniera definitiva

Per qualsiasi informazione o richiesta di consulenza: Dott. Caricchi, 377 6604829; davidecaricchi@yahoo.it

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