Ansia, angoscia e nevrosi d’angoscia sono concetti fondamentali per la psicologia e per la psicoanalisi. Con questo articolo approfondiremo ulteriormente da un punto di vista sia clinico che storico i concetti di ansia, di angoscia e delle manifestazioni cliniche legate a queste problematiche, aspetti che lo psicologo e lo psicologo online devono conoscere bene, in quanto nei contesti di psicoterapia e psicoterapia online l’ansia e l’angoscia si manifestano in svariate modalità e con innumerevoli livelli di gravità.
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ToggleQueste condizioni possono rientrare nell’ambito della nevrosi d’angoscia, un quadro clinico che si manifesta con sintomi somatici e ansiosi spesso privi di apparente giustificazione, ma che hanno radici profonde nella storia affettiva del soggetto. Comprendere le differenze tra ansia e angoscia è quindi cruciale anche per delineare un corretto intervento terapeutico.
Come accennato nell’articolo precedente sull’argomento, (Quando la minaccia arriva dall’interno: l’ansia. Un’analisi “storica” del concetto d’ansia), ansia e angoscia risultano essere concetti spesso sovrapponibili:
è negli idiomi latini che si concretizza maggiormente la distinzione tra questi due vissuti, mentre negli idiomi anglosassoni non è così.
Anche in psichiatria è stata conservata la differenziazione tra ansia e angoscia e nel precedente lavoro abbiamo potuto analizzare le diverse peculiarità di questi due affetti.
Sempre nel precedente articolo, abbiamo analizzato i fenomeni di ansia e angoscia in alcune delle manifestazioni cliniche individuate da Freud: la nevrosi d’angoscia e la nevrastenia.
Ma Freud parla di angoscia in diverse altre accezioni e contesti. Scopriamoli.
Lo psicologo viennese parla anche del concetto di angoscia reale. Tale concetto viene da lui introdotto nel 1925 in riferimento a quel tipo di angoscia che insorge a fronte di una minaccia esterna che viene vissuta dall’individuo come un pericolo reale e di grave entità. Tale angoscia va distinta dalla nevrosi d’angoscia, in quanto nel primo caso la minaccia è esterna mentre nel secondo caso la minaccia è interna e di origine pulsionale.
Detto questo, le due forme di angoscia possono anche coesistere e compenetrarsi. Per esempio, il pericolo fonte di ansia o angoscia può essere reale e concreto, tuttavia l’angoscia generata da tale minaccia è eccessiva rispetto al suo oggettivo pericolo. Ecco che allora entrano in gioco le pulsioni e le conflittualità interne che ingigantiscono la carica ansiogena dello stimolo esterno (che rimane comunque reale).
In chiave psicodinamica, la nevrosi d’angoscia si configura come un disturbo in cui l’angoscia non è legata a un oggetto esterno specifico ma rappresenta il segnale di un conflitto interno non elaborato. Il trattamento non mira solo a ridurre il sintomo ma a ricostruire un senso di continuità nel mondo interno.
Freud concettualizza poi un’altra forma di angoscia: l’angoscia automatica. Secondo l’analista viennese, tale vissuto si manifesta quando l’individuo non è in grado né di dominare né di scaricare un afflusso di stimoli eccitatori troppo numerosi o troppo intensi che possono provenire dall’interno o dall’esterno.
Analizziamo ora un altro concetto freudiano riconducibile alle condizioni di ansia e angoscia: il segnale d’angoscia.
Il segnale d’angoscia costituisce un dispositivo attivato dall’Io quando si trova di fronte ad una minaccia. Esso ha lo scopo di evitare l’angoscia automatica che susciterebbe tale pericolo.
Il segnale d’angoscia riproduce in forma attenuata la profonda reazione d’ansia vissuta originariamente a fronte di un evento traumatico. Diciamo che il segnale d’angoscia “gioca d’anticipo” consentendo al soggetto di attivare dei meccanismi di difesa che permettono di fronteggiare (o evitare) lo stimolo pericoloso.
Come già accennato in precedenza, in psichiatria vi è una precisa distinzione tra ansia e angoscia: si utilizza il termine ‘ansia’ per definire uno stato emotivo “puro”; si utilizza invece il termine ‘angoscia’ per descrivere una condizione d’ansia molto più profonda con una connotazione somatica che sovente si manifesta sottoforma di oppressione toracica.
Tuttavia lo stato d’angoscia può presentare molte altre manifestazioni, quali per esempio stintomi neurovegetativi, alterazioni biochimiche, endocrinologiche e comportamentali che possono generare tachicardie, disturbi vasomotori e problematiche respiratorie.
A differenza dell’angoscia, l’ansia presenta molteplici sfaccettature, talvolta anche benefiche: l’ansia può svolgere anche una funzione di sprone per svolgere al meglio un’attività.
Ecco che per lo psicologo e lo psicologo online è fondamentale conoscere le principali differenze dei vari vissuti ansiosi, così come le innumerevoli declinazioni e caratteristiche delle varie forme d’ansia.
In sintesi, mentre l’ansia può anche rappresentare una risposta adattiva, l’angoscia, specie se cronica o slegata da cause oggettive, può essere il campanello d’allarme di un quadro più profondo, come una nevrosi d’angoscia. Ed è qui che il ruolo della psicoterapia, specie a orientamento psicodinamico, diventa fondamentale.
L’ansia e l’angoscia non vanno interpretate come nemiche da zittire, ma come linguaggi del mondo interno. Nei casi in cui si manifesta una vera e propria nevrosi d’angoscia, è fondamentale che la psicoterapia offra uno spazio per accogliere, esplorare e trasformare il sintomo in comprensione. Solo così è possibile restituire significato alla sofferenza e facilitare un cambiamento duraturo.
Sì, è un’esperienza molto frequente. L’angoscia può emergere da conflitti inconsci e vissuti profondi non ancora elaborati. In questi casi, uno spazio terapeutico può aiutare a dare un significato al sintomo.
Quando l’ansia o l’angoscia diventano persistenti e iniziano a interferire con la qualità della vita quotidiana. Anche un primo colloquio può offrire già uno spazio di ascolto e orientamento.
Se ti riconosci nei vissuti descritti, iniziare un percorso psicoterapeutico può aiutarti a dare senso a ciò che stai vivendo e ritrovare equilibrio.
Contattami per un primo colloquio conoscitivo: uno spazio protetto può fare la differenza.
Dott. Davide Ivan Caricchi
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