Che cos’è la psicoanalisi?

Molto spesso si sente parlare di psicoanalisi o di trattamento psicoanalitico nell’ambito della psicoterapia. Ma che cos’è nello specifico la psicoanalisi?
Passiamo in rassegna la storia di questa importantissima forma di terapia che ha formato tantissimi psicologi e psichiatri.
La psicoanalisi è una disciplina fondata da Sigmund Freud che si pone da un lato come un “corpus” di teorie psicologiche e dall’altro come una tecnica psicoterapeutica.
In questo articolo ci concentreremo sulla tecnica psicologica che prende anche il nome di analisi.
Il termine “analisi” deriva dal greco “análysi che significa “sciogliere”: l’intento di tale disciplina è quello di risolvere la complessità e la conflittualità interiore nei suoi elementi costitutivi e più basilari del soggetto.

                                                 

Definizione di “analisi” e obiettivi

L’analisi può essere definita come una procedura terapeutica con lo scopo di rendere comprensibili le manifestazioni psichiche di un soggetto collegandole ai meccanismi mentali che ne sono alla base.
L’analisi classica, ossia quella che è stata concepita da Sigmund Freud, è principalmente finalizzata al trattamento delle nevrosi, ovvero al trattamento delle sofferenze psichiche meno serie, poiché in questi contesti L’Io del soggetto è sufficientemente strutturato da tollerare gli aspetti più profondi e conflittuali che emergono dal trattamento ed è più in grado di “allearsi” con lo psicologo per tutta la durata dell’analisi. Per le psicosi invece, questo trattamento è meno indicato, o meglio, sono indicati percorsi analitici con caratteristiche differenti, di tipo più supportivo.
Sono molteplici gli obiettivi della psicoanalisi. Innanzitutto essa ha lo scopo di rendere consci i contenuti inconsci di una persona: spesso è proprio a partire dai conflitti inconsci che ha origine un sintomo psichico o un disturbo psicologico. L’altro obiettivo dell’analisi è quello di elaborare le resistenze al trattamento e i sentimenti che il paziente sviluppa nei confronti dello psicologo. A partire dall’analisi dei sentimenti verso il terapeuta, si possono comprendere i modelli relazionali che si sono venuti a creare nel paziente con le figure di riferimento: tali relazioni sono quelle che forgiano la personalità di ciascuno di noi. È a partire dall’analisi di questi sentimenti che ha inizio il percorso trasformativo del paziente.

                                                                

Le “regole del gioco”: il setting psicoanalitico

L’insieme dei sentimenti che il paziente sviluppa nei confronti del terapeuta in analisi prende il nome di transfert. L’analisi del transfert è una delle fasi cruciali del percorso psicoanalitico.
Infine, l’ultimo obiettivo dell’analisi è quello di creare le condizioni migliori per migliorare il funzionamento dell’Io, con evidenti benefici nelle relazioni, nel modo di percepire se stessi e nella qualità della vita.
Ma veniamo ora alla “cornice” che si deve costruire intorno alle sedute di analisi. La seduta psicoanalitica presenta tutta una serie di regole a cui paziente e terapeuta devono attenersi. Questo insieme di regole che scandise le sedute di analisi prende il nome di setting. Il setting è un elemento fondamentale nel percorso psicoanalitico, in quanto dà un contenimento al paziente e ci fornisce delle informazioni preziosissime su come egli si muove in un contesto dove sono fissate alcune regole precise: il modo di rapportarsi ad esse ci comunica moltissimo della struttura di personalità di un individuo. Dopo una serie di colloqui preliminari atti ad inquadrare il funzionamento psichico del paziente e la sua motivazione ad intraprendere un percorso psicologico, si comincia con le sedute di analisi vere e proprie.
Nel prossimo articolo esamineremo le (poche) regole su cui si fondano le sedute psicoanalitiche e da cui si dipana il percorso di crescita del paziente.