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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 30 Dic, 2024
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Che cos’è l’abasia? Caratteristiche, cause e cura del disturbo

L’abasia è un sintomo particolarmente invalidante e fonte di intensa inquietudine per chi lo sperimenta, tipico delle manifestazioni isteriche. Questo problema psichico consiste in un’incapacità transitoria a camminare che blocca e paralizza. Talvolta l’abasia si manifesta anche nell’impossibilità a mantenere la posizione eretta, pur non essendoci compromissione del sistema nervoso o dell’apparato muscolo-scheletrico.

L’alterazione della coordinazione motoria può manifestarsi con un senso di instabilità nei movimenti e, in alcuni casi, essere associata a tremori o contrazioni muscolari involontarie. Nei quadri più gravi, si osservano movimenti improvvisi e intensi, spesso caratterizzati da una natura spasmodica.

Sigmund Freud, nel suo celebre lavoro Studi sull’Isteria, affrontò il tema dell’abasia descrivendo il caso di Elisabeth von N.: Elisabeth soffriva di dolori alle gambe e difficoltà a camminare, sintomi che Freud interpretò come manifestazioni isteriche legate a conflitti psichici inconsci.

Nel trattamento di Elisabeth, Freud utilizzò il metodo della “pressione” per aiutare la paziente a rievocare ricordi traumatici rimossi collegando i suoi sintomi fisici a eventi emotivamente significativi (Freud S., 1886-95).

Questo ci permette di comprendere un aspetto importantissimo: lo strettissimo legame tra l’abasia e il fenomeno psicopatologico dell’isteria.

Ovviamente, ai tempi di Freud, il legame con l’isteria era molto più diretto e semplicistico rispetto ad oggi, dove si sa che i funzionamenti isterici possono inserirsi in quadro molto più complesso dal punto di vista psicopatologico, quadro che tiene conto delle diverse tipologie di organizzazione di personalità e delle molteplici sfumature in cui si può inserire il sintomo in questione, senza dimenticare tutte le condizioni neurologiche in cui l’abasia può manifestarsi, condizioni che oggi si conoscono in maniera molto più accurata.

Qual è la differenza tra abasia e astasia?

Molto spesso, quando si parla di abasia, si sente parlare anche di astasia, in quando i due sintomi, nell’ambito dei disturbi somatoformi e di conversione (così come in alcuni disturbi neurologici), sono spesso associati. Ma in cosa si differenziano abasia e astasia?

Il termine “abasia” deriva dal greco “a-” (privativo) e “basis” (cammino) e fa riferimento all’incapacità di camminare a causa di una compromissione nella coordinazione motoria, senza che vi siano deficit muscolari o neurologici evidenti. I pazienti affetti da abasia presentano un’andatura instabile o sono incapaci di iniziare la deambulazione, nonostante la forza muscolare e la funzione sensoriale siano intatte.

Anche il termine “astasia” deriva dal greco e più precisamente da “a-” (privativo) e “stasis” (stare in piedi). Esso indica l’incapacità di mantenere la posizione eretta in assenza di deficit muscolari o sensoriali. I soggetti con astasia non riescono a stare in piedi senza supporto manifestando instabilità posturale e oscillazioni del corpo, pur conservando la capacità di muovere gli arti inferiori quando sono seduti o distesi.

L’abasia riguarda specificamente l’incapacità di camminare, mentre l’astasia si riferisce all’incapacità di mantenere la posizione eretta. Nell’abasia, pertanto, i pazienti possono stare in piedi ma non camminare presentando un’andatura instabile o esitante.

Nell’astasia, invece, i pazienti non riescono a stare in piedi senza supporto, mostrando instabilità posturale, ma possono muovere gli arti inferiori normalmente in posizione seduta o supina.

Spesso l’abasia e l’astasia coesistono in una condizione denominata astasia-abasia, caratterizzata dall’incapacità sia di stare in piedi che di camminare, senza una causa neurologica o muscolare evidente.

È importante notare che entrambi i disturbi possono avere origini psicogene, come nei disturbi di conversione, o derivare da condizioni neurologiche. Una valutazione clinica approfondita è essenziale per determinare l’eziologia e pianificare un intervento terapeutico adeguato.

Quali sono le principali cause dell’abasia?

Le cause dell’abasia possono essere suddivise principalmente in due categorie: neurologiche e psicogene.

Cause neurologiche:

  • Lesioni cerebrali: danni al cervelletto o alle vie nervose responsabili della coordinazione motoria possono compromettere la capacità di camminare.
  • Malattie neurodegenerative: condizioni come la sclerosi multipla o l’atrofia multisistemica possono interferire con le funzioni motorie portando all’abasia.
  • Ictus: un ictus che colpisce le aree del cervello coinvolte nel controllo del movimento può causare abasia.

Cause psicogene:

  • Disturbi somatoformi: l’abasia può manifestarsi in assenza di una lesione neurologica evidente, spesso correlata a fattori psicologici o stressanti.
  • Disturbi dissociativi: in alcuni casi, l’abasia è associata a meccanismi di difesa, dove il paziente sperimenta sintomi fisici senza una base organica identificabile.

L’abasia costituisce una sfida diagnostica significativa, data la difficoltà di identificarne le cause. Sebbene in alcuni casi sia attribuibile a lesioni neurologiche, nella maggior parte dei pazienti non emergono anomalie anatomiche rilevanti. Di conseguenza, la comunità scientifica riconosce prevalentemente origini psicologiche per questo disturbo.

Oltre alle cause psicogene precedentemente descritte, l’abasia può avere origine anche da difficoltà nella rielaborazione di eventi traumatici, da condizioni come il disturbo post-traumatico da stress o da problemi di depressione. Questa prospettiva è ulteriormente avvalorata dalla natura spesso transitoria dell’abasia.

Quando l’abasia è di origine psicogena?

Come detto, le cause neurologiche dell’abasia sono abbastanza rare. Molto più frequenti sono invece le cause psicogene di questo disturbo.

L’abasia di origine psicogena si manifesta in assenza di anomalie neurologiche o anatomiche rilevabili ed è spesso correlata a conflitti psichici inconsci, traumi emotivi o situazioni di stress intenso. Questo disturbo rientra frequentemente nella categoria dei disturbi di conversione, noti anche come disturbi funzionali neurologici in cui un conflitto emotivo o psicologico viene “convertito” in un sintomo fisico.

Queste le principali cause psicologiche dell’abasia:

  1. Trauma emotivo o psicologico: l’abasia può svilupparsi in risposta a eventi traumatici non elaborati. Il trauma può agire come un fattore scatenante inducendo il corpo a esprimere, attraverso il sintomo fisico, una sofferenza psichica non consapevole.
  2. Disturbo da stress post-traumatico (PTSD): nei pazienti con disturbo post traumatico da stress, l’abasia può essere un’espressione somatica del disturbo, spesso correlata al ricordo di un evento altamente stressante o traumatico. In questi casi, il corpo “parla” attraverso il sintomo evidenziando un’incapacità di affrontare emotivamente l’esperienza traumatica.
  3. Conflitti psichici inconsci: Freud, nei suoi studi sull’isteria, ha esplorato come sintomi quali l’abasia e l’astasia possano rappresentare una “soluzione” inconscia a un conflitto interiore. Ad esempio, un paziente può sviluppare abasia come meccanismo difensivo per evitare simbolicamente una situazione percepita come minacciosa.
  4. Disturbi dissociativi: l’abasia può anche essere la manifestazione di un fenomeno di dissociazione in cui il paziente separa inconsciamente parti della sua esperienza emotiva o cognitiva dal controllo consapevole. Questo fenomeno è spesso legato a una storia di trauma o abuso precoce.
  5. Stress acuto e cronico: in situazioni di stress estremo, il corpo può reagire con sintomi fisici, inclusa l’abasia. Questa risposta riflette una difficoltà nel regolare le emozioni e una tendenza a somatizzare il disagio psicologico.
  6. Meccanismi di difesa primitivi: in alcune personalità vulnerabili, l’abasia può emergere come un meccanismo di difesa per evitare situazioni percepite come insostenibili o per richiamare attenzione e cura da parte dell’ambiente circostante.

L’abasia psicogena è spesso transitoria e tende a migliorare con l’intervento terapeutico. I sintomi possono essere poco severi e fluttuanti peggiorando in situazioni di stress emotivo e migliorando in condizioni di rilassamento. Questo andamento distingue l’abasia psicogena da disturbi neurologici con sintomi più stabili e progressivi.

Abasia e disturbo neurologico funzionale: riflessioni cliniche

L’abasia è un sintomo molto spesso riconducibile al disturbo di conversione, oggi noto come disturbo neurologico funzionale. Ma in cosa consiste il disturbo neurologico funzionale?

Il disturbo neurologico funzionale (di conversione) (FND) è una condizione diffusa e invalidante che si colloca all’interfaccia tra neurologia e psichiatria.

Nel tempo sono stati compiuti notevoli progressi nel chiarire una patofisiologia emergente per i disturbi funzionali del movimento (FND motori), così come nell’identificazione di trattamenti basati su evidenze per la fisioterapia e la psicoterapia.

Nonostante questi progressi, importanti elementi della valutazione neuropsichiatrica iniziale dei disturbi funzionali del movimento (FND-movt) e della debolezza/paresi funzionale degli arti (FND-par) devono ancora essere definiti. Questa rappresenta una lacuna significativa sia dal punto di vista diagnostico che della pianificazione del trattamento.

Sebbene la storia clinica non debba essere utilizzata in maniera aprioristica per formulare una diagnosi di FND, caratteristiche come un esordio acuto, eventi scatenanti (ad esempio, traumi o interventi chirurgici) e un decorso fluttuante (comprese remissioni spontanee) sono molto comuni per questo tipo di disturbo.

Anche i sintomi psichiatrici attivi (ad esempio, depressione e ansia) e gli stressor psicosociali meritano un’attenta valutazione.

Indicatori quali la positività al segno di Hoover (positività a un test clinico utilizzato per valutare l’integrità e la volontarietà della forza muscolare negli arti inferiori) e l’entrainment del tremore (ritmo del tremore si sincronizza con un movimento volontario di un’altra parte del corpo) sono elementi chiave, in quanto rappresentano uno dei criteri diagnostici per il disturbo neurologico funzionale, un disturbo che si pone quindi all’interfaccia tra la patologia neurologica e il disturbo psicologico.

La valutazione neuropsichiatrica proposta sottolinea l’importanza di diagnosticare il FND utilizzando valutazioni cliniche che prendano in considerazione sia fattori psichiatrici che fattori psicosociali per sviluppare un piano di trattamento centrato sul paziente (Perez et al. 2021).

I disturbi neurologici funzionali (FND) sono una causa frequente di disabilità ma spesso i pazienti ricevono diagnosi errate o tardive. Questo ritardo nella diagnosi può portare a trattamenti inappropriati, esami inutili e costosi e risultati poco soddisfacenti per i pazienti.

Il termine tecnico per questo disturbo è stato aggiornato nella quinta edizione del DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). Ora si parla di Disturbo da Sintomi Neurologici Funzionali/Disturbo di Conversione eliminando il vecchio termine “psicogeno” e il requisito che ci debba essere stress psicologico per diagnosticare il problema. Questo significa che la diagnosi può essere fatta basandosi su segni neurologici specifici, senza dover cercare necessariamente un evento stressante nel passato del paziente.

Questo nuovo approccio considera una gamma più ampia di possibili cause, come traumi fisici, malattie o altri eventi fisici ed emotivi. Spesso, questi eventi portano il paziente a sviluppare idee o aspettative che influenzano in modo anomalo il modo in cui il cervello interpreta le sensazioni corporee.

A livello cerebrale, sono state osservate alterazioni come una minore attivazione in alcune aree che controllano il movimento e una scarsa connessione con le aree responsabili della decisione di compiere un’azione influenzando la percezione del controllo sui propri movimenti.

Evidenze scientifiche dimostrano come specifici programmi di riabilitazione fisica e psicologica possano aiutare a migliorare i sintomi, anche se servono ulteriori studi per capire meglio quali trattamenti funzionano meglio, per quanto tempo e in quali combinazioni.

In sintesi, i disturbi neurologici funzionali sono spesso sottovalutati ma rappresentano una condizione potenzialmente reversibile con un trattamento adeguato. La ricerca futura dovrà concentrarsi su come personalizzare le terapie per ogni paziente e ottimizzare i risultati (Espay et al. 2018).

Quali specialisti sono coinvolti nel trattamento dell’abasia?

Il trattamento dell’abasia, soprattutto quando di origine psicogena, richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge diversi specialisti. Lo psichiatra valuta e gestisce eventuali disturbi psichiatrici sottostanti, come disturbi dell’umore o d’ansia prescrivendo farmaci appropriati e monitorando la risposta al trattamento.

Lo psicologo clinico, così come lo psicologo clinico online, fornisce supporto psicoterapeutico per affrontare conflitti emotivi e traumi che possono contribuire all’abasia utilizzando tecniche come la terapia cognitivo-comportamentale o la terapia psicodinamica. Il neurologo, a sua volta, esclude cause neurologiche dell’abasia attraverso esami clinici e strumentali garantendo una diagnosi accurata.

Anche il fisioterapista svolge un ruolo importante elaborando programmi di riabilitazione motoria per migliorare la coordinazione e la forza muscolare facilitando il recupero della capacità di camminare. Il terapista occupazionale, infine, aiuta il paziente a riacquisire l’autonomia nelle attività quotidiane adattando l’ambiente e insegnando strategie compensative. La collaborazione tra questi professionisti è essenziale per sviluppare un piano di trattamento integrato, mirato al recupero funzionale e al benessere psicologico del paziente.

La psicoterapia può aiutare le persone con abasia? E se sì, in che modo?

La psicoterapia può essere estremamente utile per le persone con abasia, in particolare quando il disturbo ha origini psicogene. Essa agisce aiutando il paziente a identificare e affrontare le dinamiche sottostanti i sintomi di abasia e astasia.

La psicoterapia psicodinamica è particolarmente efficace per questo tipo di disturbi. Tale approccio esplora le connessioni tra i sintomi fisici e i conflitti emotivi inconsci aiutando il paziente ad acquisire consapevolezza delle emozioni e dei desideri repressi. Ad esempio, il terapeuta può lavorare con il paziente per esplorare il significato simbolico dell’incapacità di camminare collegandola a situazioni stressanti o relazioni problematiche che potrebbero aver innescato il disturbo.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) rappresenta altro approccio molto efficace. La CBT si concentra sulla modifica dei pensieri disfunzionali e dei comportamenti associati al sintomo aiutando il paziente a ridurre l’ansia e a sviluppare strategie di coping più funzionali. Tecniche di esposizione graduale possono essere utilizzate per affrontare la paura legata al movimento o alla deambulazione.

Infine, la terapia somatica o approcci che integrano mente e corpo, come il biofeedback o le tecniche di rilassamento, possono essere particolarmente utili per ristabilire la connessione tra consapevolezza corporea e funzioni motorie. Questi approcci aiutano il paziente a regolare le risposte allo stress e a sviluppare un senso di controllo sul proprio corpo.

In sintesi, la psicoterapia aiuta le persone con abasia fornendo uno spazio sicuro per esplorare i fattori emotivi e psicologici sottostanti promuovendo una comprensione più profonda di sé e facilitando il recupero funzionale. Una diagnosi accurata e un intervento personalizzato sono essenziali per garantire un trattamento efficace.

Come può un percorso psicologico aiutare una paziente con abasia? Una piccola testimonianza clinica

Nella mia pluriennale pratica clinica mi è capitato numerose volte di avere in carico pazienti con disturbi somatoformi e con sintomi di conversione più o meno invalidanti. Soltanto in un caso mi è capitato di confrontarmi con una paziente che presentava sintomi di abasia: non c’è da stupirsi più di tanto, in quanto questo sintomo è piuttosto raro, anche nei classici disturbi di conversione e a matrice isterica.

La paziente in questione, che chiameremo con il nome fantasia Alice, all’epoca della terapia aveva 32 anni. Si presenta in seduta per una serie di problemi di natura psicosomatica: sindrome da colon irritabile, cefalea tensiva e gastrite nervosa. A questi sintomi si aggiunge negli ultimi tempi il sintomo che Alice avverte come più angosciante e destabilizzante: una opprimente instabilità nella deambulazione che la porta in diverse circostanze bloccarsi e cercare disperatamente una sedia o un letto dove “stabilizzarsi”.

Ma procediamo con ordine descrivendo brevemente alcuni aspetti della storia di vita di Alice. Tutti i sintomi che la paziente riporta sono stati oggetto per diverso tempo di attente analisi e indagini mediche e strumentali che non hanno rilevato alcun problema a livello neurologico per l’abasia e la cefalea.

Alice è sposata da 4 anni con Marco che definisce un “grande uomo” che “non mi ha fatto mai mancare nulla”.

Dalla descrizione della relazione coniugale, sembra che non emerga alcuna sorta di problema ma lo stile verbale di Alice nel descrivere la sua vita di coppia è sempre molto vago e impressionistico.

Nel corso delle sedute, la figura di Marco sembra risultare molto affidabile ma al tempo stesso distante e anaffettiva.

Nonostante descriva la relazione come stabile, il linguaggio del corpo di Alice, così come il tono della voce, sembra far trasparire un senso di frustrazione e insoddisfazione.

Negli ultimi 6 mesi, Claudia e Marco hanno iniziato a cercare un figlio, tuttavia, la gravidanza non si è concretizzata. Gli esami medici non evidenziano problemi organici significativi e Alice si ritrova a fare i conti con un senso crescente di frustrazione e inadeguatezza.

Per diverso tempo la terapia con Alice non sembra portare da nessuna parte. Avverto costantemente un senso di impotenza e inutilità, vissuti che Alice, come emergerà successivamente nel percorso psicologico, provava in maniera incessante nella relazione con Marco, senza che tutto questo venisse mai esplicitato: tutto rimaneva nel “non detto” e del “non chiarificato”.

Arriverà in aiuto un sogno e la relativa interpretazione: Alice si trova in una radura isolata, immersa in una luce grigia e ovattata. Sente i piedi affondare lentamente in una distesa di sabbie mobili. Ogni tentativo di muoversi la fa sprofondare di più, mentre il senso di angoscia cresce. D’improvviso, si accorge che Marco è accanto a lei, in piedi sulla solida terraferma. È immobile, con un’espressione placida e impassibile ma c’è qualcosa di inquietante nel suo silenzio.

Alice si agita cercando di uscire dalle sabbie mobili. Tuttavia, ad ogni suo movimento un pezzo della pelle di Marco inizia a staccarsi. Prima cade un pezzo dal suo viso, poi dalle mani rivelando uno strato sottostante di carne viva e deforme. Claudia si blocca, paralizzata dall’orrore e dal senso di colpa, mentre il volto di Marco diventa irriconoscibile. Lui continua a guardarla senza parlare ma i suoi occhi sembrano accusatori.

Mentre le sabbie mobili la avvolge sempre più, Alice prova a gridare per chiedere aiuto ma la sua voce è soffocata, come se qualcosa le comprimesse la gola. Si accorge di tenere tra le mani una chiave d’oro ma non riesce a capire a cosa serva. Vorrebbe allungarla verso Marco sperando che possa salvarlo, ma è come incollata alla sua mano. Il sogno si conclude con Alice ormai quasi sommersa dalle sabbie mobile mentre Marco, completamente sfigurato, si allontana nella nebbia senza voltarsi.

Con tatto e delicatezza si è cercato di rimandare ad Alice quanto questo sogno rappresentasse il suo conflitto inconscio tra il desiderio di muoversi e reagire (uscire dalle sabbie mobili, simbolo della sua situazione stagnante) e la paura di ferire Marco, il “partner perfetto”.

Ogni tentativo di liberarsi dalla situazione (sia fisica che emotiva) sembra avere un costo: il progressivo “sfaldarsi” di Marco, che perde la sua identità originale, rappresenta il timore di distruggere l’altro significativo nel processo di affermazione di sé. Il blocco verbale e la chiave d’oro simbolizzano invece la difficoltà di esprimere apertamente la rabbia e la frustrazione nella relazione e il potenziale di trasformazione personale che Alice non riesce ancora a utilizzare.

La chiave suggerisce che la soluzione è a portata di mano ma richiede una presa di coscienza e una spinta comunicativa che Alice non riesce a mettere in atto a causa del senso di colpa paralizzante.

Questo sogno e la sua interpretazione hanno rappresentato un prezioso punto di svolta della terapia (che ha cementato l’alleanza terapeutica) e al tempo stesso per esplorare, in terapia, i temi di rabbia inespressa, paura del cambiamento e senso di responsabilità eccessiva verso l’altro. Attraverso il lavoro terapeutico, Alice inizia a riconoscere e accettare i propri desideri e bisogni senza temere di “distruggere” chi le sta accanto.

Da quel momento, sono affiorate in maniera graduale ma costante diversi aspetti di insoddisfazione e conflittualità repressa che prima non erano neanche minimamente presi in considerazione. Il progetto di maternità è stato temporaneamente accantonato per fare chiarezza con Marco sulle difficoltà della loro relazione.

In terapia emerge poi a poco a poco come l’abasia possa essere un’espressione somatica del suo conflitto interno: da un lato Alice vorrebbe smuovere la sua vita affrontando la possibilità di una separazione o esplorando il suo desiderio di maternità in modo più autentico; dall’altro, il timore dell’ignoto e il senso di colpa verso il marito la bloccano mantenendola in uno stato di immobilità sia fisica sia emotiva.

L’abasia, in questo contesto, rappresenta una forma di difesa: un modo inconscio per evitare di affrontare il dolore e l’angoscia legati a un cambiamento che desidera ma teme. In questo contesto, talvolta anche doloroso, di presa di coscienza degli aspetti disfunzionali della vita coniugale di Alice e dei suoi profondi conflitti interni, i sintomi di abasia si sono gradualmente attenuati fino a scomparire del tutto.

In una cornice psicodinamica, i sintomi di Alice potrebbero essere esplorati come una “metafora somatica” del conflitto tra il desiderio di movimento (sia fisico che simbolico) e la paura di destabilizzare la sua vita attuale. Il trattamento si è focalizzato sull’aiutare Alice a entrare in contatto con i suoi desideri autentici, a elaborare il senso di colpa verso il marito e a costruire gradualmente la fiducia necessaria per affrontare le sue paure di cambiamento.

Per questioni di sintesi e chiarezza espositiva, non sono state prese in esame tutte le vicende di storia di vita e storia familiare che hanno contribuito in maniera significativa all’insorgenza di queste problematiche e alla strutturazione di questo tipo di personalità (isterica con connotazioni depressive).

Alice, con il procedere della terapia, è riuscita a far valere sempre di più le sue ragioni nella vita di coppia interrogandosi sull’opportunità di proseguire la relazione con Marco e si è ritrovata ad ascoltare in maniera sempre più autentica ed efficace i propri bisogni senza farsi destabilizzare dalla paura del cambiamento.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Perez D., Aybek S., Pokirov S. et al. (2021), “A Review and Expert Opinion on the Neuropsychiatric Assessment of Motor Functional Neurological Disorders“, Journal of Neuropsychiatry Clin Neurosci. 2021; 33:14–26;
  • Espay A., Aybek S., Carson A. et al. (2018) “Current Concepts in Diagnosis and Treatment of Functional Neurological Disorders“, JAMA Neurol. 2018 Sep 1;75(9):1132-1141
  • Freud, S. “Opere. Vol. 1: Studi sull’Isteria e altri scritti (1886-1895)“, trad. it. Bollati Boringhieri, 1977.

 

 

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