Come si comporta in terapia il paziente con personalità ossessivo-compulsiva?

Nell’articolo precedente sull’argomento (https://www.psicologo-online24.it/blog/una-vita-all-insegna-del-controllo-la-personalita-ossessivo-compulsiva ) abbiamo analizzato non soltanto le caratteristiche cliniche delle personalità ossessivo-compulsive, caratteristiche all’insegna del controllo, dell’ordine, della rigidità e della disciplina. Abbiamo anche analizzato le dinamiche relazionali che si vengono a creare con le figure di riferimento del paziente con personalità ossessiva (genitori o principali figure di attaccamento), dinamiche contraddistinte da un precoce svezzamento, da richieste genitoriali eccessive o particolarmente rigide, uno stile educativo all’insegna della disapprovazione dei comportamenti ritenuti non corretti e della manifestazione di emozioni e sentimenti.
In questo lavoro riprenderemo la tematica del funzionamento della personalità ossessivo-compulsiva concentrandoci però sulle implicazioni terapeutiche all’interno della seduta psicoterapeutica.

                         

Personalità osessivo-compulsiva: un “bravo paziente” ma solo a livello conscio

I pazienti ossessivi risultano essere solitamente dei “buoni pazienti”, nel senso che la loro adesione alle regole e al setting della psicoterapia è molto scrupolosa. Essi sono persone che adottano un comportamento serio e coscienzioso. Il paziente ossessivo, nel rapporto con lo psicologo, è una persona onesta e motivata che si impegna con grande spirito di abnegazione. Tuttavia, tali pazienti sono da considerarsi anche particolarmente “difficili”. In che senso? Nel senso che il paziente ossessivo avverte lo psicologo o lo psicologo online come una figura genitoriale attenta e premurosa ma al tempo stesso richiedente e “carica” di pretese. Il soggetto ossessivo a livello conscio avverte la vicinanza e la disponibilità dello psicologo ma a livello inconscio percepisce ostilità e disapprovazione: praticamente egli proietta nel terapeuta, sottoforma di transfert, il modo in cui hanno vissuto il loro rapporto con i genitori e inconsciamente riconosce le stesse dinamiche con il terapeuta percependolo come una figura simile.
Nonostante il loro atteggiamento rispettoso e ossequioso nei confronti dello psicologo o dello psicologo online, questi pazienti veicolano un “sottofondo” di irritabilità, frustrazione e critica, vissuti che vengono sistematicamente non ammessi, se fatti notare dal terapeuta. Ma andiamo a scoprire altre dinamiche che spesso si vanno ad instaurare tra psicologo e paziente ossessivo, elementi che si riveleranno utilissimi per il percorso terapeutico.

                                                                                  

Cosa suscita il paziente ossessivo-compulsivo di personalità in terapia?

Sigmund Freud, dalla sua pratica clinica con questo tipo di pazienti, osservò una tendenza ad essere più o meno vagamente polemici, critici e controllanti. Freud notò che molto spesso i pazienti ossessivi si mostravano sottilmente ostili al momento di pagare la seduta e che erano particolarmente ansiosi quando il terapeuta parlava interrompendolo prima che terminasse una frase: a livello conscio erano del tutto inconsapevoli di questo e della loro ostilità.
Spesso il paziente ossessivo, per il suo modo di porsi, suscita una sorta di insofferenza mista a noia: talvolta si avverte proprio il desiderio di “scuoterlo emotivamente”. Ma egli fa soltanto il “suo lavoro” di paziente ossessivo: ci fa sentire come si è sentito “invaso” dai precetti delle figure di attaccamento e al tempo stesso annoiato e saturato da uno stile educativo genitoriale rigido e intransigente.
In terapia si assiste ad una combinazione tra un atteggiamento esageratamente rispettoso e sottomesso a livello cosciente e una profonda rabbia e ostilità a livello inconscio, quella rabbia che al paziente ossessivo da bambino non è stata minimamente concessa di provare e di esprimere, in quanto rappresentava un qualcosa di inaccettabile e riprovevole.
Un altro aspetto che disorienta il terapeuta nel rapporto col paziente ossessivo è il profondo senso di vergogna che quest’ultimo prova per la sua affettività, oltre alla strenua resistenza che manifesta nell’ammettere che anche lui possieda un’affettività. Questa considerazione ci dà l’idea di quanto il mondo interno del paziente ossessivo sia “saturato” da innumerevoli precetti, regole, obblighi che non lasciano spazio ad emozioni o all’espressione più istintuale e genuina di sé.
Lo psicologo e lo psicologo online, nella loro pratica clinica con questo tipo di struttura di personalità, devono iniziare gradualmente e con pazienza a mettere in campo tali aspetti. Questo rappresenta il primo passo per la costruzione di un buon percorso terapeutico.