Come si imposta un percorso psicoanalitico: l’importanza del setting

Nel precedente lavoro sull’analisi abbiamo iniziato a definire e descrivere il metodo psicoanalitico.
L’analisi può essere considerata come una tecnica terapeutica finalizzata a rendere interpretabili i sintomi e i contenuti psichici di un individuo e a collegare i meccanismi mentali che vi sottendono.
In questo articolo ci concentreremo sulle regole base su cui si fonda la situazione analitica.
La situazione analitica consiste nella cornice formale che va a costituire la seduta psicoanalitica e da cui deve partire il percorso psicoanalitico.
Le regole per intraprendere l’analisi sono poche ma di fondamentale importanza: il contratto analitico, l’incognito dell’analista, l’astinenza, il lettino su cui si deve accomodare il paziente.

                                            

Il contratto analitico e l’incognito dell’analista

Il contratto analitico è quell’accordo tra psicologo e paziente che stabilisce tempi, frequenza, modalità di svolgimento delle sedute, onorari delle sedute, sincerità da parte del paziente. Quest’ultimo aspetto è definito da Freud “regola fondamentale”. La regola fondamentale richiede al paziente di dire tutto ciò che gli viene in mente, senza mentire (per pudore o per offrire un’immagine di sé adeguata o desiderabile) e senza scegliere ciò che a suo parere è più significativo o rilevante. Insomma, secondo la regola fondamentale, è necessario dire le prime cose che passano per la testa e nella maniera più sincera possibile.
Questa regola è preziosa perché consente allo psicologo di farsi un’idea su come si struttura il pensiero del soggetto, oltre che fornire degli importanti “indizi” sulla sua organizzazione di personalità.
Altra regola chiave dell’analisi è data dall’incognito dell’analista.
L’incognito dell’analista è una condizione fondamentale affinché il paziente possa “trasferire” sullo psicologo i propri vissuti e i propri sentimenti, senza che essi possano essere condizionati dalla conoscenza di dati personali del terapeuta. Questa regola, che prende anche il nome di “regola dello specchio”, costituisce una di quelle condizioni necessarie per determinare ruoli, funzioni e confini adeguati tra paziente e psicologo per consentire il miglior svolgimento possibile del processo psicoanalitico, un processo che deve essere trasformativo per il soggetto in analisi.

                                                          

L’astinenza e il lettino dell’analisi

Un elemento cardine del setting psicoanalitico è la cosiddetta astinenza. Tale regola impedisce allo psicologo di soddisfare bisogni, desideri, curiosità del paziente e gli impone di esimersi da consigli concreti sulla vita reale. Anche se talvolta la regola dell’astinenza viene vissuta dal paziente come un atteggiamento freddo e distaccato da parte del terapeuta, essa consente di far emergere nella maniera più chiara ed evidente possibile i contenuti transferali del paziente (ossia i sentimenti e i vissuti provati nella prima infanzia con le figure di riferimento proiettati successivamente sull’analista): questa regola può considerarsi la “fonte di nutrimento” del percorso psicoanalitico.
Infine abbiamo la regola del lettino. Il lettino su cui si accomoda il paziente crea le condizioni ottimali per la regressione. La regressione consiste in quel fenomeno psichico in cui il soggetto ritorna a stadi evolutivi precedenti dello sviluppo psichico. Il pianto è un esempio di regressione che esprime in maniera intensa il proprio sconforto e la propria tristezza. Sono numerosissime le forme di regressione e sono di fondamentale importanza per il trattamento psicoanalitico. La regressione allontana il paziente dalle consuete forme di comunicazione quotidiana favorendo il contatto col mondo dei ricordi, dei sogni e della fantasia.
Queste sono le regole base da cui partire per l’inizio del percorso psicoanalitico. Se rispettate, si creano le condizioni ottimali per esplorare l’inconscio del paziente.