Come si muove il paziente depresso nella seduta psicoterapeutica

Per lo psicologo è importante capire come si muove il paziente depresso nella seduta psicoterapeutica al fine di approntare il percorso psicologico più adatto. Nel precedente articolo sull’argomento, abbiamo iniziato ad analizzare alcune importanti implicazioni terapeutiche con il paziente depresso e le dinamiche relazionali che spesso si instaurano tra psicologo/psicologo online e paziente.
Abbiamo potuto vedere come il paziente depresso tenda sin da subito ad instaurare un legame molto forte con lo psicologo e con lo psicologo online, comportandosi spesso da “bravo paziente” e idealizzando il suo terapeuta già a partire dalle prime sedute psicologiche. Tuttavia, l’idealizzazione che mette in atto il paziente depresso nei confronti del terapeuta lo porta a percepirlo come “moralmente buono, a differenza di lui che si sente intimamente ‘cattivo’ e non degno di amore”.

Il ruolo del Super-Io nel funzionamento depressivo

I pazienti depressi in seduta psicoterapeutica tendono a proiettare nello psicologo e nello psicologo online le loro critiche interne, ossia quei contenuti psichici che vanno a costituire un Super-Io rigido, sadico e intransigente. Ma che cos’è il Super-Io? Il Super-Io è quel complesso di censure e divieti che va a inibire il perseguimento del piacere immediato. Esso consiste in un articolato sistema di proibizioni introiettate nell’infanzia tramite il sistema educativo dei genitori che va a costituire la coscienza morale dell’individuo. Nel paziente depresso il Super-Io, per svariate cause e molteplici dinamiche familiari, si è irrigidito in maniera considerevole generando un costante senso di colpa e una serie di attacchi contro se stessi. Tutto questo si ripresenta inevitabilmente nel rapporto terapeutico con psicologo e psicologo online.
Nella seduta psicoterapeutica il paziente depresso rivolge costantemente la rabbia contro se stesso, a causa del suo Super-Io particolarmente rigido e inflessibile. Questo porta a costanti atteggiamenti di autosvalutazione da una parte e di idealizzazione dello psicologo dall’altra.
Col progredire della psicoterapia, tuttavia, i pazienti depressi riescono a sperimentare sempre più l’emozione della rabbia e i sentimenti ostili, sottoforma di critiche e dimostranze verso lo psicoterapeuta. Dopo questa esperienza nuova per il paziente depresso, la negatività prende il sopravvento nella seduta psicoterapeutica e si manifesta con la convinzione da parte del paziente che non potrà essere realmente aiutato e che lo psicoterapeuta non riuscirà a farlo stare meglio.
Sembra una fase di peggioramento per il paziente e di involuzione del lavoro terapeutico ma non è affatto così.

L’importanza del lavoro sui propri sentimenti ostili durante la seduta psicoterapeutica

Nella quotidianità della seduta psicoterapeutica questa fase del percorso viene spesso vissuto come particolarmente frustrante dallo psicologo e dallo psicologo online ma è fondamentale riuscire a “stare” insieme al paziente in questi momenti difficili, a far sentire la propria presenza e a far sentire che il terapeuta riesce a “sopravvivere psichicamente” al profondo senso di impotenza del paziente depresso che sta proiettando nella stanza di psicoterapia. Perché questa è una fase importante del percorso psicoterapeutico? Perché il paziente depresso sta finalmente (e probabilmente per la prima volta) tirando fuori quella rabbia e lamentosità che prima era esclusivamente rivolta verso di sé e che prima faceva stare tremendamente male: il paziente inizia a sperimentare la possibilità di usare i suoi sentimenti ostili nelle relazioni e di riconoscere la propria rabbia.
Con i pazienti depressi con funzionamento più evoluto il lavoro terapeutico si sviluppa in maniera abbastanza agevole e con risultati soddisfacenti, in quanto le loro convinzioni relative ai loro difetti sono per lo più inconsce e quando vengono riportate alla coscienza sono avvertite come disturbanti. Nel momento in cui questi contenuti vengono avvertiti come disturbanti, è più facile lavorarci e modularne le distanze sia nella seduta psicoterapeutica sia nelle nuove sfide della vita quotidiana.