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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 28 Ott, 2025
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Dare sempre la colpa agli altri: le radici psicologiche, le difese inconsce e il percorso per cambiare

Tutti noi, prima o poi, ci imbattiamo in persone che tendono a dare sempre la colpa agli altri. È un comportamento tanto comune quanto sottovalutato che può manifestarsi in famiglia, nelle relazioni di coppia o nei contesti lavorativi. In apparenza si tratta solo di un modo per giustificarsi o evitare conflitti ma a livello psicologico questo atteggiamento rivela un meccanismo molto più profondo: la difficoltà di assumersi la responsabilità dei propri limiti e delle proprie emozioni.

Nel linguaggio della psicologia contemporanea, questa modalità viene spesso definita blame shifting, ossia il meccanismo di scaricare la colpa sugli altri per proteggersi da sentimenti di insicurezza, inadeguatezza o fallimento. È una strategia difensiva che permette di preservare un’immagine di sé positiva ma al prezzo di relazioni sempre più tese e superficiali.

Chi tende a colpevolizzare gli altri lo fa spesso senza consapevolezza, spinto da dinamiche interiori inconsce che hanno radici nell’infanzia e nel modo in cui sono state gestite la colpa e la vergogna. Dal punto di vista psicodinamico, dare la colpa diventa un modo per tenere a distanza la parte fragile di sé: proiettare all’esterno ciò che non si riesce a tollerare dentro.

Nel corso dell’articolo analizzeremo le cause profonde del dare sempre la colpa agli altri, le sue conseguenze psicologiche e relazionali e le vie per superarlo. Dalla strategia del dare la colpa fino al locus of control esterno e ai meccanismi di vittimismo e proiezione psicologica, esploreremo come questo atteggiamento si forma, come si mantiene e, soprattutto, come può trasformarsi in un’occasione di crescita personale e relazionale.

Dare sempre la colpa agli altri: come riconoscerlo in sé (e negli altri)

Definizione rapida.Dare sempre la colpa agli altri” è la tendenza abituale ad attribuire all’esterno
la responsabilità di errori o frustrazioni (blame shifting). È una difesa psicologica (proiezione) che protegge l’autostima a breve,
ma a lungo danneggia relazioni, crescita e responsabilità personale.

Auto-test: hai la tendenza a scaricare la colpa?

  • Ti giustifichi spesso puntando il dito su qualcuno/qualcosa?
  • Nelle discussioni usi frasi tipo “non è mai colpa mia”, “se non fosse per…”?
  • Dopo un errore provi soprattutto vergogna o rabbia verso l’altro?
  • Eviti di scusarti anche quando, in privato, riconosci una tua responsabilità?
  • Dopo lo scontro ti senti più impotente che motivato a riparare?

Se rispondi “sì” ad almeno 3 domande, il pattern di dare sempre la colpa agli altri è probabile.

La strategia del dare sempre colpa agli altri: definizione e funzionamento

La strategia del dare la colpa è un meccanismo attraverso il quale la persona, di fronte a un errore, un fallimento o un disagio, tende a proiettare la responsabilità all’esterno. È un modo per scaricare la colpa sugli altri e proteggere la propria immagine di sé da emozioni spiacevoli come la vergogna o il senso di inadeguatezza.

A livello psicologico, questa strategia può assumere forme diverse: dal collega che attribuisce al team un proprio errore, al partner che in ogni discussione ribalta la responsabilità sull’altro. In apparenza può sembrare un atteggiamento di difesa ma sul piano profondo è un segnale di fragilità del Sé che non riesce a sostenere la tensione della colpa o la frustrazione di non essere perfetto.

Nella prospettiva psicodinamica, “dare la colpa” rientra tra le difese psicologiche più comuni, in particolare nella proiezione: ciò che non si riesce a tollerare dentro di sé viene attribuito all’altro. In questo modo, l’Io si alleggerisce dal peso emotivo ma a costo di distorcere la realtà e compromettere la qualità delle relazioni.

Sul piano relazionale, la colpevolizzazione degli altri diventa una dinamica ripetitiva che genera conflitti e incomprensioni. Chi ricorre abitualmente a questa strategia tende a percepirsi come vittima degli eventi e raramente come parte attiva nella costruzione dei problemi. Manca, in altre parole, un’autentica assunzione di responsabilità, cioè la capacità di riconoscere il proprio ruolo nelle situazioni e di trarne apprendimento.

La strategia del dare la colpa è quindi una difesa che protegge momentaneamente l’autostima ma nel tempo isola la persona e la priva di crescita psicologica. Solo riconoscendola e comprendendone i motivi profondi si può iniziare un percorso di cambiamento autentico.

Blame shifting e proiezione psicologica: la lettura psicodinamica

Nel linguaggio della psicologia anglosassone, il termine blame shifting descrive la tendenza a spostare la colpa sugli altri per evitare di riconoscere i propri errori o limiti. È un comportamento che va oltre la semplice giustificazione: rappresenta una vera e propria strategia difensiva con cui l’Io cerca di proteggersi da emozioni intollerabili come la colpa, la vergogna o l’impotenza.

Dal punto di vista psicodinamico, questo meccanismo si fonda sulla proiezione psicologica, una delle difese psicologiche più primitive e potenti. Come descriveva Freud, l’individuo tende ad attribuire all’esterno pensieri, impulsi o sentimenti che non riesce ad accettare come propri. In altre parole, ciò che non si riesce a tollerare dentro di sé viene spostato su un altro oggetto, persona o contesto.

Successivamente, autori come Melanie Klein e Otto Kernberg hanno approfondito il legame tra proiezione e meccanismi di scissione: quando l’immagine di sé deve restare idealizzata, ogni elemento negativo viene espulso e colpevolizzare gli altri diventa un modo per preservare l’integrità narcisistica. Il “colpevole” esterno assume così la funzione di contenitore del male, mentre l’individuo può continuare a percepirsi come vittima innocente.

In questo senso, il blame shifting è anche una forma di vittimismo inconscio: chi lo mette in atto si sente costantemente danneggiato o frainteso ma non riconosce il proprio contributo alle difficoltà relazionali. Dietro questa posizione si nasconde spesso una paura antica: quella di essere rifiutati se ci si mostra imperfetti.

Sul piano clinico, la proiezione psicologica è frequente nei disturbi di personalità a base narcisistica o borderline, dove la colpa viene continuamente spostata sull’altro per evitare il contatto con la vergogna. Tuttavia, in forme più lievi, è presente in molte relazioni quotidiane, soprattutto quando l’ansia o l’autostima vacillano.

Riconoscere questo meccanismo è il primo passo per invertire la rotta: smettere di spostare la colpa fuori da sé significa recuperare la capacità di introspezione e aprire lo spazio per una autocritica costruttiva, base di ogni cambiamento psicologico reale.

Le radici del dare sempre la colpa agli altri: ferite narcisistiche e paura della colpa

Chi tende a dare sempre la colpa agli altri non lo fa solo per orgoglio o rigidità caratteriale. Dietro questa abitudine si nasconde spesso una fragilità profonda, radicata in esperienze precoci di vergogna o svalutazione. Nella prospettiva psicodinamica, tali persone non hanno potuto sviluppare una solida capacità di autocritica senza sentirsi minacciate nella propria identità: ogni errore riattiva la paura di “non valere abbastanza”.

Come sottolinea Heinz Kohut, la colpa, quando non è sostenuta da un Sé coeso, può trasformarsi in un’esperienza devastante. Per difendersi da questo dolore, la psiche mette in atto una strategia di sopravvivenza: spostare la responsabilità sugli altri. Così, dare sempre la colpa agli altri diventa un modo per preservare un senso minimo di autostima, anche a costo di compromettere la realtà del rapporto con sé e con il mondo.

In molti casi, queste dinamiche nascono da un ambiente affettivo in cui il bambino non ha potuto vivere serenamente l’errore. Genitori eccessivamente critici, intrusivi o iperprotettivi trasmettono implicitamente il messaggio che sbagliare è inaccettabile. Ne deriva un Sé fragile, incapace di tollerare il limite e incline a difendersi con il meccanismo di proiezione o con la negazione della colpa personale.

Anche Nancy McWilliams ha osservato come l’Io di alcune personalità narcisistiche si costruisca attorno a una scissione tra l’immagine ideale e quella difettosa: riconoscere una colpa significherebbe ammettere di non essere più “speciali”. Il risultato è una forma cronica di colpevolizzazione dell’altro che serve a mantenere integra l’illusione di controllo e superiorità morale.

Infine, nella visione winnicottiana, la capacità di sentirsi colpevoli è un segno di maturità psichica. Dove questa competenza manca, il soggetto resta prigioniero di un’“identità difensiva”: per non provare dolore, preferisce attribuirlo all’esterno. È così che il “dare sempre la colpa agli altri” diventa non solo un atteggiamento relazionale, ma una modalità di funzionamento del Sé che protegge dalla vulnerabilità, a scapito però dell’autenticità.

Dare sempre la colpa agli altri nelle relazioni: dinamiche affettive e lavorative

Nelle relazioni intime e nei contesti di lavoro, dare sempre la colpa agli altri diventa un meccanismo che logora progressivamente la fiducia reciproca. Quando una persona non riesce a riconoscere il proprio contributo ai conflitti, il legame si trasforma in una “battaglia di difese” anziché in un dialogo autentico. Il bisogno di “avere ragione” prevale sul desiderio di comprendere e la comunicazione si irrigidisce in schemi ripetitivi.

Sul piano psicodinamico, questo comportamento riflette una difficoltà a tollerare la frustrazione relazionale: riconoscere la propria parte di responsabilità implicherebbe accettare una ferita narcisistica. Per questo motivo, la mente ricorre al meccanismo di proiezione inconscia che sposta sull’altro ciò che non riesce a sopportare in sé. È la stessa logica che Winnicott osservava nei legami patologici: dove manca la possibilità di essere “sufficientemente buoni”, prevale la necessità di difendersi attraverso la colpa e la svalutazione.

Nelle dinamiche di coppia, la colpa proiettata crea un circolo vizioso. Uno dei due partner si sente costantemente accusato e inadeguato, mentre l’altro alimenta la propria identità attraverso il ruolo di vittima o di giudice. Come spiega Wilfred Bion, la relazione diventa un “contenitore evacuativo”, dove le emozioni più intollerabili vengono depositate nell’altro senza mai essere elaborate.

In ambito lavorativo, la stessa logica si traduce in relazioni tossiche e comunicazione difensiva. Chi tende a dare sempre la colpa agli altri ostacola la collaborazione, genera tensioni nel gruppo e mina la fiducia. La paura di essere criticato o escluso si trasforma in un bisogno costante di giustificarsi e di accusare. Dietro questo atteggiamento non c’è cattiveria ma un Io fragile che vive ogni errore come una minaccia all’integrità personale.

Solo quando si interrompe questo circolo vizioso di proiezioni è possibile creare relazioni più autentiche. Accettare la propria vulnerabilità non indebolisce il legame ma lo rende più umano: riconoscere la colpa significa anche riconoscere l’altro come soggetto, non come bersaglio delle proprie angosce.

Le conseguenze psicologiche del dare sempre la colpa agli altri: stagnazione e isolamento emotivo

Il bisogno costante di dare sempre la colpa agli altri ha conseguenze profonde sul piano psicologico e relazionale. All’apparenza, può sembrare una strategia che protegge dal senso di fallimento ma a lungo andare diventa una prigione emotiva che impedisce la crescita e alimenta la solitudine interiore.

Chi vive in questa modalità tende a sviluppare un senso cronico di impotenza appresa: se tutto ciò che accade è colpa degli altri, allora nulla può davvero cambiare. Questo atteggiamento riduce progressivamente il senso di agency, cioè la percezione di poter incidere sulla propria vita. Si entra in un circolo vizioso in cui la colpa esternalizzata genera passività e la passività rafforza la convinzione di essere vittima delle circostanze.

Sul piano affettivo, il continuo evitamento della responsabilità crea relazioni fragili e superficiali. Gli altri finiscono per sentirsi usati come valvole di sfogo o accusati senza motivo. Col tempo, la persona che tende a dare sempre la colpa agli altri può trovarsi isolata, percepita come “difficile” o “impossibile da accontentare”. L’incapacità di riconoscere la propria partecipazione ai conflitti priva le relazioni di autenticità bloccando ogni possibilità di riparazione.

Da un punto di vista psicodinamico, la mancata assunzione di colpa corrisponde a una stagnazione evolutiva dell’Io. Quando l’Io non riesce a integrare aspetti buoni e cattivi del Sé, resta ancorato a una posizione infantile, dove la colpa è sempre esterna e la realtà interna rimane scissa. Come scriveva Melanie Klein, solo il riconoscimento della propria ambivalenza consente il passaggio alla “posizione depressiva”, cioè alla maturità emotiva capace di amare nonostante le imperfezioni.

La psicoterapia aiuta a riconoscere queste dinamiche non come colpe ma come difese. Quando il soggetto inizia a esplorare le proprie emozioni e responsabilità, sperimenta un senso nuovo di autoconsapevolezza: comprendere il proprio ruolo negli eventi non significa autoaccusarsi ma riappropriarsi del potere di cambiare. Solo così, la persona può uscire dalla paralisi del vittimismo e intraprendere un vero cammino di crescita personale.

Come smettere di dare sempre la colpa agli altri: il percorso verso la consapevolezza

Smettere di dare sempre la colpa agli altri non significa imparare a sentirsi in colpa ma a riconoscere con maturità la propria parte nelle situazioni. È un processo che richiede introspezione, coraggio e la capacità di tollerare la vulnerabilità. Ogni cambiamento psicologico profondo comincia con un atto di consapevolezza emotiva: accorgersi che il bisogno di accusare l’altro è, in realtà, una difesa dal dolore.

Il primo passo consiste nel trasformare l’autocritica distruttiva in autocritica costruttiva. Invece di giudicarsi, si impara a osservare con curiosità le proprie reazioni: “Perché ho sentito il bisogno di colpevolizzare l’altro in questa situazione? Cosa stavo cercando di proteggere dentro di me?”. Questo tipo di riflessione apre la strada alla crescita interiore, poiché sposta l’attenzione dal controllo esterno alla responsabilità personale.

La psicoterapia psicodinamica rappresenta un contesto privilegiato per esplorare queste dinamiche. Il terapeuta aiuta a riconoscere i meccanismi di difesa (come la proiezione o la negazione) che mantengono viva la tendenza a dare sempre la colpa agli altri trasformandoli gradualmente in strumenti di conoscenza. Non si tratta di “correggere” un comportamento ma di capire le paure che lo alimentano: la paura di essere giudicati, di perdere il controllo o di non essere amabili se imperfetti.

Con il tempo, il soggetto scopre che assumersi la responsabilità delle proprie azioni non significa subire ma riappropriarsi del potere di cambiare. Solo riconoscendo il proprio ruolo nei conflitti si può trasformare la relazione con gli altri in un dialogo autentico, basato sull’ascolto reciproco e non sulla difesa.

In termini psicodinamici, questo passaggio segna la transizione da una modalità difensiva e proiettiva a una posizione più integrata del Sé: la colpa non è più un nemico ma una guida verso la maturità affettiva. Riconoscere la propria ombra, come suggeriva Jung, è l’unico modo per non esserne dominati.

Smettere di dare sempre la colpa agli altri significa dunque iniziare a vivere in modo più libero, autentico e responsabile: un percorso non facile ma profondamente liberatorio.

FAQ

Perché alcune persone tendono a dare sempre la colpa agli altri?

Questa tendenza nasce spesso da un bisogno inconscio di difendersi dalla colpa e dalla vergogna. Chi tende a dare sempre la colpa agli altri fatica a tollerare la sensazione di fallimento e sposta all’esterno la responsabilità. È una forma di protezione dell’autostima che nasconde insicurezze profonde e paura del giudizio. Riconoscerlo è il primo passo per sviluppare consapevolezza emotiva e maturità psicologica.

È sempre segno di narcisismo il dare la colpa agli altri?

Non sempre ma può essere un segnale di fragilità narcisistica. In alcune personalità, la colpa (non la colpa introiettiva tipica del depresso) rappresenta una minaccia all’immagine ideale di sé e viene quindi negata o proiettata. Tuttavia, anche persone ansiose o ipersensibili possono cadere in questo schema, soprattutto se cresciute in contesti dove sbagliare era percepito come inaccettabile. La psicoterapia psicodinamica aiuta a riconoscere questi meccanismi e a integrarli in modo più sano.

Quali sono le conseguenze del dare sempre la colpa agli altri?

Nel tempo, questa abitudine porta a relazioni disfunzionali, isolamento e blocco della crescita personale. Chi colpevolizza costantemente l’altro si priva della possibilità di apprendere dai propri errori e resta imprigionato in una visione vittimistica. Il risultato è una sensazione di “stagnazione” e impotenza emotiva. Recuperare la responsabilità personale consente invece di riattivare il cambiamento e migliorare l’autostima.

Come smettere di dare sempre la colpa agli altri?

Il cambiamento comincia con la consapevolezza: chiedersi perché si ha bisogno di accusare l’altro e cosa si teme di scoprire dentro di sé. Coltivare autocritica costruttiva e accettare la vulnerabilità permette di trasformare la difesa in crescita. Un percorso di psicoterapia psicodinamica aiuta a riconoscere e modulare questi meccanismi favorendo l’autenticità nelle relazioni e la maturità emotiva.

Perché chi dà sempre la colpa agli altri tende a sentirsi vittima?

Attribuire costantemente la colpa all’esterno alimenta la percezione di essere impotenti. È una forma di vittimismo inconscio che preserva l’autostima ma toglie libertà. Finché la causa del disagio è sempre “fuori”, il soggetto non può cambiare nulla di sé. Accettare anche una minima parte di responsabilità restituisce padronanza e fiducia nella propria capacità di trasformarsi.

Dare sempre la colpa agli altri può essere un sintomo di ansia o depressione?

Sì. Quando il senso di colpa è intollerabile, può essere sostituito da rabbia o accusa. Alcune forme di ansia difensiva o depressione mascherata includono proprio la tendenza a spostare la colpa sugli altri per non contattare la tristezza o l’autosvalutazione. In questi casi, il lavoro terapeutico non si limita al comportamento ma esplora le emozioni profonde che lo sostengono.

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