Depressione e narcisismo: due “macigni” nella sofferenza psichica

Il termine “narcisismo” nasce dall’antico mito di Narciso che, contemplando il proprio volto riflesso sull’acqua, si innamorò di tale immagine e annegò nel tentativo di ammirarla troppo da vicino.
Il narcisismo consiste infatti in un amore per la propria immagine. Esso è caratterizzato da un ripiegamento delle attenzioni verso se stessi a discapito degli altri: in pratica si assiste ad una sorta di auto-centratura, il centro dell’interesse diventa se stessi. Tutti noi abbiamo delle componenti narcisistiche che ci permettono di dar nutrimento alla nostra autostima e di ottenere apprezzamento dalle persone che ci stanno accanto. Tuttavia vi sono individui che basano le loro relazioni e il loro vissuto personale sul tratto del narcisismo, con pesanti conseguenze sulla qualità della vita.
In questi casi ci troviamo di fronte al Disturbo Narcisistico di Personalità.

                                         

Il trauma dell’abbandono nell’esperienza narcisistica

Nell’articolo precedente sul narcisismo e sul Disturbo Narcisistico di Personalità (https://www.psicologo-online24.it/blog/cosi-forte-e-cosi-debole-la-personalita-narcisista ) sono state esaminate le caratteristiche principali di questa problematica: esibizionismo, fantasie di onnipotenza, inaccessibilità emotiva, arroganza, superbia e svalutazione delle potenzialità altrui. Esistono tuttavia delle personalità narcisistiche che appaiono chiuse, timide e riservate e che tengono “incastonate” dentro di sé le proprie fantasie di grandezza. In entrambi i casi, comunque, si cela un marcato senso di inadeguatezza, vergogna e fragilità che viene compensato con i tratti narcisistici. Il narcisismo per queste persone diventa un’ “ancora di salvezza” per fronteggiare il profondo vissuto di impotenza provato nella prima infanzia.
Come accennato alla fine del primo articolo sul narcisismo, nonostante la difficoltà delle personalità narcisistiche nel provare sentimenti autentici di perdita e di preoccupazione per l’altro, esse vanno spesso incontro a episodi depressivi. Tuttavia, la depressione di tipo narcisistico è contraddistinta da tremende sensazioni di vuoto, torpore, inconsistenza, impotenza e fragilità.
I soggetti narcisistici hanno dovuto ahimè confrontarsi nell’infanzia con un ambiente familiare né protettivo né supportivo verso la loro profonda dipendenza e il loro bisogno di attenzioni. Pertanto, per la personalità narcisistica, la separazione dalla figura materna diventa perennemente un trauma che fa sentire totalmente inermi. Questo trauma verrà compensato con le fantasie di onnipotenza e grandezza di cui abbiamo già parlato.

                         

Tristezza e abbandono nel narcisismo: la depressione anaclitica

Ma l’ “impronta psichica” di questo trauma dell’abbandono riaffiora da adulti nei soggetti narcisistici sottoforma di depressione: la depressione che caratterizza il Disturbo Narcisistico di Personalità prende il nome di depressione anaclitica.
La depressione anaclitica (o da abbandono) origina nei primi anni di vita e nello specifico durante le prime fasi di differenziazione tra il bambino e la figura di attaccamento (madre, padre o altri caregiver), dove i bisogni di nutrimento fisico e psichico sono fondamentali. Nel soggetto narcisistico, in queste fasi così delicate, qualcosa va storto: si vengono a creare dinamiche che fanno vivere un senso di perdita che genera profondi vissuti di abbandono. Il dolore e il senso di abbandono sono talmente insopportabili da far ricercare immediatamente “sostituti” delle figure di riferimento, con lo scopo sopperire ad un intollerabile senso di vuoto sempre più crescente. Tali sostituti possono essere all’esterno, attraverso relazioni simbiotiche con altri, oppure dentro di Sé tramite quel senso di grandiosità e onnipotenza che intossica la vita di tutti i giorni.
A differenza della classica depressione, contraddistinta da senso di colpa e malinconia, la depressione anaclitica è contraddistinta da opprimenti sensazioni di impotenza, fragilità, vergogna e svuotamento, ma al tempo stesso da desideri fortissimi di essere amati e accuditi.
Tuttavia, mentre nella depressione classica (la depressione introiettiva) i vissuti principali sono il senso di colpa e l’inutilità, così come un senso pervasivo di fallimento, nella depressione anaclitica emergono sensazioni penose di inconsistenza, vergogna, vuoto e irritazione. I soggetti depressi cercano con grande difficoltà di riappropriarsi emotivamente di una persona o di una fase della loro vita che è andata perduta, ma hanno una visione integrata di sé e dell’altro. I soggetti narcisisitici con depressione anaclitica invece non tollerano il presunto “tradimento” dell’altro che ricorda loro il penoso senso di abbandono patito nelle prime relazioni familiari: questo porta a vissuti depressivi accompagnati da intollerabili sensazioni di vuoto, rabbia e irritazione. Sia nella depressione intoiettiva che in quella anaclitica (narcisistica) è presente la componente della rabbia. Tuttavia, nel primo caso la rabbia verrà rivolta verso se stessi, con sentimenti di colpa e inadeguatezza, nel secondo caso la rabbia sarà rivolta verso l’esterno, con conseguenti vissuti di irritazione, ambivalenza e risentimento nei confronti degli altri.
Appare chiaro che dietro il termine “depressione” sottenda un’ampia e complessa gamma di sofferenze psichiche che si differenziano a seconda delle esperienze di vita passate e delle proprie caratteristiche di personalità.