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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 9 Nov, 2018

Depressione: ulteriori riflessioni su tipologie e modalità di intervento

Nel linguaggio comune il termine depressione viene utilizzato per descrivere un’infinità di disturbi dell’umore che vanno dalle forme più gravi a quelle di lieve entità. Abbiamo svariate tipologie di problematiche depressive che vanno dalla distimia alla disforia, alle personalità depressive e alle depressioni analitiche…per giungere infine alla forma più grave di depressione: la depressione maggiore. Quest’ultima spesso va a costituire un disturbo più complesso che alterna periodi di gravissima depressione ad altri di euforia incontrollata: il disturbo bipolare. È importante fare una corretta distinzione tra le principali tipologie di disturbi depressivi, perché a seconda del livello di gravità è necessario un intervento differente.

                                                     

 

Come muoversi di fronte alla depressione maggiore

Nel caso del disturbo depressivo più grave per esempio, la depressione maggiore, dove la crisi depressiva è talmente profonda e devastante da impedire di svolgere le più insignificanti attività della vita quotidiana e da indurre spesso l’individuo a formulare progetti concreti di suicidio, è logico che il primo tipo di intervento dovrà essere orientato verso una terapia farmacologia che potrà essere successivamente integrata e col tempo sostituita da una psicoterapia…ma questo solo quando la persona tornerà ad essere nelle condizioni di relazionarsi un minimo con il mondo esterno…nelle fasi più serie di crisi depressiva questo non è minimamente possibile e pertanto la psicoterapia non sarebbe di aiuto…
Nelle situazioni di grave depressione a forte rischio suicidarlo, una volta impostato un adeguato trattamento farmacologico, è importante progettare un intervento psicoterapeutico su misura…basato su un contatto emotivo “caldo” che non giudichi o critichi il paziente per la sua ideazione suicidarla… un atteggiamento critico o moralistico non farebbe che ricreare i classici modelli relazionali con i familiari. Essi infatti intervengono spesso in maniera energica di fronte a delle comunicazioni così sconvolgenti (cosa più che comprensibile), cercando di far “reagire” la persona…sortendo però il risultato opposto.
È necessario invece un ascolto attivo che consenta al terapeuta di calarsi nella realtà del paziente e di condividere la sua visione del mondo. Con questi tipi di pazienti è importantissimo “prendere” tempo” nella fase iniziale del percorso. Successivamente ci sarà modo di distanziarsi gradualmente da questo terribile “progetto” e lavorare su una co-costruzione di senso e significato della vita…

                                               

Il funzionamento cognitivo del paziente con organizzazione depressiva

Nelle depressioni meno gravi rispetto alla depressione maggiore (distimia, personalità depressiva), è invece importante comprendere che a livello cognitivo tali persone presentano tre macro aree problematiche: essi hanno una visione negativa 1) delle proprie caratteristiche 2) delle situazioni di vita cui partecipano attivamente 3) delle aspettative per il futuro. Dal punto di vista cognitivo, questa visione negativa rappresenta il fulcro del funzionamento depressivo…tale visione col passare del tempo viene talmente interiorizzata che si trasforma in un pensiero che va in automatico e che non può più essere colto a livello consapevole…la vita è negativa e basta…non ci saranno altre evidenze che potranno mettere in discussione tale convinzione. Come conseguenza di una visione così negativa, le persone depresse tenderanno ad ingigantire il rapporto tra gli eventi esterni e se stessi, saranno inclini ad esprimere giudizi estremi e assolutistici e trarranno spesso conclusioni errate a partire da informazioni opinabili e parziali che tuttavia serviranno per confermare la visione negativa di sé.
Ecco che in questo contesto la psicoterapia gioca un ruolo fondamentale, in quanto aiuterà il paziente a renderlo consapevole dell’automatismo dei suoi pensieri negativi e a renderlo conscio della scarsa aderenza con la realtà della sua visione depressiva di sé e del mondo…oltre che supportarlo nel cambiare gradualmente le regole con cui costruisce le sue convinzioni.
Nei prossimi lavori approfondiremo la sfera emotiva del paziente depresso e analizzeremo altre tipologie di disturbo depressivo con meccanismi e aree di sofferenza differenti rispetto a quelle appena affrontate.

 

 

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