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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 8 Dic, 2023

Il crollo emotivo

Il concetto di “crollo emotivo” descrive un’esperienza di profondo disagio psichico, una condizione in cui si manifestano sintomi sia fisici che mentali. Questo stato può emergere a seguito di un evento di stress estremamente acuto o come culmine di un accumulo di stress e tensioni che si protraggono nel tempo portando a un esaurimento delle capacità di coping individuali. Tale fenomeno è spesso riferito come “esaurimento nervoso” a causa del suo impatto debilitante sul funzionamento psicologico e fisico della persona.
In questa situazione, l’individuo può sentirsi intrappolato in una condizione negativa dalla quale sembra impossibile uscire. Dopo aver vissuto un malessere così intenso, diventa particolarmente complesso ripristinare la fiducia in se stessi e negli altri, specialmente per chi ha subito gravi ripercussioni a livello di autostima e fiducia nei propri mezzi.
In questo lavoro verrà effettuata un’analisi approfondita dei sintomi emotivi, fisici e cognitivi che caratterizzano il crollo emotivo.
Si esploreranno poi le possibili cause scatenanti per poi analizzare le strategie e tecniche utili per superare e prevenire queste difficoltà.
Infine, si delineerà il ruolo della terapia psicologica nel trattamento del crollo emotivo, concentrandoci su come essa possa aiutare a comprendere il significato che un particolare disturbo ha nella storia di vita di un individuo nella possibile insorgenza di un crollo emotivo.

Quali sono i sintomi principali del crollo emotivo?

Il fenomeno conosciuto come “crollo emotivo” si colloca all’interno di una zona complessa e sfumata del panorama psicopatologico, non identificabile con una specifica patologia ma piuttosto come una condizione di intensa sofferenza psicofisica. Questa condizione è caratterizzata dalla sensazione di un esaurimento totale delle risorse sia fisiche che mentali dell’individuo.

Nel contesto della Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati, nota come ICD-10, il termine adottato per descrivere un fenomeno simile all’esaurimento nervoso è “nevrastenia”. Questo concetto venne introdotto per la prima volta nel 1884 dal neuropsichiatra americano George Miller Beard, che definì la nevrastenia come una forma di “debolezza nervosa”.
Nell’ambito dei sintomi che contraddistinguono il crollo emotivo, troviamo un ampio spettro che abbraccia l’area emotiva, fisica e cognitiva.
Dal punto di vista emotivo, gli individui possono sperimentare una gamma di sintomi come affaticamento mentale, preoccupazione cronica, apatia, difficoltà a rilassarsi e irritabilità.
Sul piano fisico, i sintomi possono includere debolezza generale, fatica cronica, dolori muscolari, cefalea, vertigini, disturbi del sonno e problemi digestivi.
A livello cognitivo, si può osservare invece un affaticamento mentale, una difficoltà di concentrazione, una perdita di memoria e una condizione di confusione nel pensiero.
Questi sintomi hanno un impatto significativo sul funzionamento quotidiano dell’individuo influenzando negativamente sia l’ambito lavorativo che la vita personale.
La sovrapposizione sintomatologica con i disturbi d’ansia e di depressione rende spesso difficile una diagnosi chiara, poiché molti sintomi sono comuni a entrambi i disturbi. Inoltre, l’uso di alcol, sostanze stupefacenti o determinati farmaci può contribuire all’insorgenza o al peggioramento di queste condizioni.
La relazione tra psiche e corpo è intimamente intrecciata, in quanto si influenzano reciprocamente. Le alterazioni emotive possono avere un impatto diretto sul funzionamento del sistema nervoso, e viceversa, i disturbi fisici possono avere conseguenze significative sull’umore e sul benessere psicologico. Di conseguenza, non è raro che individui affetti da crollo emotivo cerchino inizialmente un intervento medico presentando sintomi prevalentemente fisici.
È quindi cruciale che il medico curante, dopo aver condotto le analisi appropriate, aiuti il paziente nell’iniziare a riconoscere anche le implicazioni psicologiche del proprio disturbo. Ciò permette un approccio terapeutico olistico che mira a trattare l’individuo nella sua interezza considerando sia gli aspetti fisici che quelli psicologici della condizione.

Differenze tra crollo emotivo ed esaurimento nervoso

Nell’ambito della psicologia clinica, è fondamentale comprendere e distinguere tra concetti come l’esaurimento nervoso e il crollo emotivo, nonostante non siano terminologie formalmente riconosciute nel campo medico. Questi termini vengono spesso impiegati per descrivere stati psicologici caratterizzati da elevati livelli di stress e disagio.

Iniziamo con l’esaurimento nervoso, una locuzione utilizzata per descrivere un quadro di saturazione mentale e fisica che si manifesta a seguito di periodi prolungati di stress. Questo stato si caratterizza per una fatica cronica che persiste nonostante il riposo, un senso di ansia e depressione che può risultare debilitante e una serie di disturbi del sonno come difficoltà a dormire o frequenti risvegli notturni. Le persone che ne soffrono spesso incontrano ostacoli nel mantenere la concentrazione sulle attività quotidiane e tendono a isolarsi socialmente perdendo interesse nelle loro abituali occupazioni o interazioni.
Le origini di questa condizione sono tipicamente legate a un accumulo di stress che può essere scatenato da fattori come un carico di lavoro eccessivo, conflitti personali, pressioni ambientali continue. Nel trattamento dell’esaurimento nervoso si possono adottare approcci terapeutici come la terapia psicodinamica o la terapia cognitivo-comportamentale, accompagnati da strategie di gestione dello stress, e talvolta l’impiego di farmaci per trattare sintomi specifici quali ansia o depressione.

Al contrario, il crollo emotivo si riferisce ad una reazione emotiva intensa e improvvisa, scatenata da un evento stressante particolare. Questo fenomeno è contraddistinto da una perdita temporanea del controllo emotivo che può manifestarsi attraverso episodi di pianto incontrollabile, risate isteriche o scoppi di rabbia.
Le persone che sperimentano un crollo emotivo spesso si sentono sopraffatte e incapaci di gestire situazioni quotidiane, si ritirano dalle interazioni sociali e possono manifestare sintomi fisici come tremori o tachicardia. Inoltre, possono sperimentare pensieri negativi di disperazione e impotenza. Questa condizione può essere innescata da un evento specifico e improvviso, come la perdita di una persona cara o un’esperienza traumatica ma può anche derivare da un accumulo di stress nel tempo.

Il trattamento di un crollo emotivo può includere terapia di supporto, tecniche di rilassamento e strategie per la gestione dello stress, a volte accompagnate da farmaci per mitigare i sintomi acuti.
Esaminando le due condizioni, si nota che l’esaurimento nervoso è generalmente più graduale e cronico, mentre il crollo emotivo tende a essere più acuto e di breve durata. L’esaurimento nervoso emerge spesso come risultato di un accumulo di stress, al contrario del crollo emotivo, che può essere scatenato da un evento specifico e improvviso. La gestione e il recupero da entrambe le condizioni richiedono un approccio olistico che possa includere terapia, supporto sociale e modifiche allo stile di vita. La prevenzione di queste condizioni passa attraverso la consapevolezza dei propri limiti, una gestione efficace dello stress e la ricerca di supporto quando necessario.
È fondamentale riconoscere queste condizioni come segnali che indicano la necessità di un cambiamento e di supporto. In psicologia clinica è di fondamentale importanza un approccio personalizzato al trattamento in grado di riconoscere che ciascuna persona possiede esigenze e modalità di risposta uniche.
Quali sono le cause del crollo emotivo?
Il concetto di crollo emotivo si riferisce ad una condizione psicologica in cui l’individuo è sopraffatto da un evento estremamente stressante o da una successione di eventi o circostanze che testano severamente le sue capacità di resilienza.
La resilienza, in psicologia, si definisce come la capacità di un individuo di affrontare, resistere e, infine, superare momenti di difficoltà o avversità.
In questo contesto, la legge di Yerkes e Dodson, spesso illustrata attraverso la curva dello stress, suggerisce che fino a un certo punto, un incremento di stress può effettivamente migliorare la performance di una persona.
Tuttavia, oltrepassato questo limite ottimale, ulteriori aumenti di stress diventano controproducenti portando a esaurimento, ansia, umore depresso e, infine, alla rinuncia. Questo punto di rottura varia significativamente da persona a persona ed è influenzato da caratteristiche individuali e da vari fattori legati alle diverse fasi della vita.
Le cause potenziali di un crollo emotivo sono numerose e possono spaziare da fattori relazionali e familiari a quelli economici, accademici, professionali, sociali e ambientali. Eventi di vita stressanti come malattie, incidenti, separazioni o lutti possono anch’essi causare grande sofferenza e necessitare un periodo di elaborazione e adattamento prolungato.
Oltre a queste cause esterne, è fondamentale considerare anche i conflitti psicologici interni che possono contribuire a un crollo emotivo.
Secondo la prospettiva psicodinamica, la psiche umana è composta da diverse componenti in costante relazione dinamica. Queste connessioni dinamiche possono talvolta portare a conflitti intrapsichici. Ciò si verifica, per esempio, quando sperimentiamo emozioni contrastanti di fronte allo stesso evento, quando manifestiamo reazioni che preferiremmo non avere, o quando parti differenti del nostro Sé entrano in conflitto tra loro. Tali conflitti possono essere possono presentarsi sia a livello conscio che inconscio.
L’approccio terapeutico a indirizzo psicodinamico non si limita a ricercare le cause manifeste (del “qui e ora”) del crollo emotivo ma soprattutto ad esplorare anche i significati più profondi: cosa sta cercando di comunicarci la nostra psiche attraverso quel sintomo? Qual è il cambiamento necessario per il nostro benessere? Comprendendo questo, possiamo ristabilire il flusso della nostra energia psichica e promuovere un arricchimento nel nostro Sé.
Carl Gustav Jung, uno dei padri della psicologia analitica, visse un periodo della sua vita che è stato descritto da molti come crollo nervoso. Tuttavia, nella sua autobiografia, Jung interpretò questa fase come un profondo confronto con l’inconscio. Durante questo periodo, Jung ebbe difficoltà a gestire le sue emozioni e attraversò momenti di grande fragilità ma questi si rivelarono poi essenziali per la sua maturazione personale e professionale portando a importanti cambiamenti e scoperte nel suo percorso di crescita.

Come trattare il crollo emotivo?

Nel percorso di riconoscimento e gestione di un momento di difficoltà psicologica, come quelli precedentemente delineati, il primo passo cruciale è acquisire una piena consapevolezza della propria condizione attuale. Questo implica un’auto-osservazione attenta e l’identificazione di strategie e tecniche utili per gestire e non essere sopraffatti dai sintomi che si stanno manifestando. La valutazione iniziale dovrebbe includere l’esclusione di possibili cause organiche del disturbo, per poi passare a interventi focalizzati sulla sintomatologia, che coinvolgono aspetti sia psicologici che fisici.
Pratiche come lo yoga, la meditazione, la mindfulness, il rilassamento muscolare progressivo e l’ipnosi possono essere strumenti efficaci. Queste tecniche di rilassamento, se implementate con costanza, hanno dimostrato di poter ridurre significativamente gli effetti negativi dello stress migliorando contemporaneamente la capacità dell’individuo di gestire e regolare le proprie emozioni. In aggiunta, il riposo, la decelerazione dei ritmi quotidiani, l’immersione nella natura e la pratica della consapevolezza del momento presente rappresentano abitudini fondamentali per il benessere personale, specialmente nei momenti di crisi. Queste abitudini possono fungere da prezioso contraltare alle pressioni e ai ritmi spesso frenetici e stressanti della vita moderna, caratterizzata da un incessante bisogno di raggiungere obiettivi e di controllare tutte le variabili intorno a sé.
È essenziale ricordare che sperimentare periodi di vulnerabilità e crisi è un’esperienza umana universale e non vi è alcun motivo di vergogna nel cercare il supporto di familiari, amici o professionisti della salute mentale.
Spesso, l’intervento di uno psicologo, di uno psicologo online o di uno psichiatra può essere particolarmente benefico.
La psicoterapia offre l’opportunità di ristabilire un dialogo con il proprio mondo interiore, permettendo di esplorare e comprendere il significato più profondo delle esperienze vissute. Il disagio psicologico può infatti scaturire anche da una mancanza di introspezione che ci porta a perdere il contatto con noi stessi, con le nostre radici più profonde e con la saggezza intrinseca che risiede in ciascuno di noi. Pertanto, il processo di risoluzione del crollo emotivo implica un bilanciamento tra l’adattamento alle richieste del mondo esterno e l’ascolto attento dei propri bisogni interni, delle emozioni, dei pensieri e delle aspirazioni. È in questo equilibrio che si può trovare la chiave per il recupero e la crescita personale permettendo all’individuo di muoversi con maggiore efficacia tra le molteplici sfide della vita.

Considerazioni finali

Alla luce delle riflessioni emerse in questo lavoro, si può concludere che il crollo emotivo è una condizione complessa che si manifesta attraverso una vasta gamma di sintomi emotivi, fisici e cognitivi. Questo stato, che non è identificabile come una specifica patologia ma piuttosto come una profonda sofferenza psicofisica, può avere un impatto considerevole sul funzionamento quotidiano di un individuo influenzando sia la sfera lavorativa che quella personale.
I sintomi emotivi di questa condizione includono affaticamento mentale, preoccupazione cronica, apatia, difficoltà a rilassarsi e irritabilità. Dal punto di vista fisico, gli individui possono sperimentare debolezza generale, fatica cronica, dolori muscolari, cefalea e altri disturbi. A livello cognitivo, si possono osservare problemi di concentrazione, perdita di memoria e confusione nel pensiero. Questi sintomi, che possono spesso sovrapporsi a quelli dei disturbi d’ansia e depressivi, rendono la diagnosi e il trattamento del crollo emotivo particolarmente complessi e articolati.
Le cause di questa condizione sono altrettanto variegate e complesse: possono essere scatenate da un evento estremamente stressante o da una serie di eventi e circostanze che mettono alla prova le capacità di resilienza dell’individuo.
La resilienza, la capacità di affrontare e superare le difficoltà, può essere compromessa da vari fattori tra cui eventi di vita stressanti, problemi relazionali, pressioni economiche o lavorative, nonché da conflitti psicologici interni. In quest’ultimo caso, facendo riferimento ad un approccio psicodinamico, la psiche può essere vista come un complesso di parti interagenti che possono talvolta entrare in conflitto tra loro.
Il trattamento del crollo emotivo richiede un approccio olistico che consideri sia gli aspetti fisici che quelli psicologici. La psicoterapia in diversi casi può essere di vitale importanza per prendere consapevolezza dei conflitti più o meno profondi alla base del disagio fonte di crollo emotivo.
Come accennato tecniche di rilassamento come lo yoga, la meditazione, la mindfulness, il rilassamento muscolare progressivo e l’ipnosi possono essere particolarmente utili.
Inoltre, per contrastare gli effetti del crollo emotivo, è di grande aiuto prendere degli spazi tutti per sé, costruirsi degli spazi di relax e riposo, oltre che rallentare i ritmi di vita e dedicarsi ad attività che permettono il contatto con la natura e la consapevolezza del “presente” e del proprio “esserci” nel mondo.
L’importanza del supporto psicosociale e professionale è cruciale. Chiedere aiuto a familiari, amici o professionisti della salute mentale è un passo vitale nel processo di recupero. La psicoterapia, in particolare, può offrire un’opportunità per esplorare il proprio mondo interiore, comprendere il significato profondo delle esperienze vissute e trovare un equilibrio tra le esigenze del mondo esterno e i propri bisogni interni.
La risoluzione dei sintomi riconducibili al crollo emotivo implica pertanto un percorso di introspezione e di riconnessione con se stessi, un viaggio che permette di affrontare le sfide della vita con maggiore efficacia e consapevolezza.

 

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