Il “mondo psicoanalitico” di Rank: primi approfondimenti sul suo pensiero

Nel precedente articolo sull’argomento abbiamo descritto la vita e il percorso formativo di un importante esponente del movimento psicoanalitico che per varie sfortunate vicende e per successive divergenze con Freud, fu dimenticato per molto tempo e non adeguatamente valorizzato: Otto Rank.
La conoscenza di un autore come Otto Rank è di notevole importanza per il percorso di formazione di uno psicologo e psicologo online, così come degli altri psicologi e studiosi del movimento psicoanalitico: Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, Sandor Ferenczi, Melanie Klein, Anna Freud, Donald Winnicott, Wilfred Bion, ecc.
In questo lavoro inizieremo ad analizzare i primi importanti contributi di Rank in ambito psicoanalitico, oltre alla graduale evoluzione del suo pensiero che a poco a poco lo ha portato a distaccarsi da Freud e dall’ortodossia psicoanalitica.

                                                                      

Rank e il significato profondo dell’arte

I primi lavori di Rank si incentrano sul tema dell’arte e sui significati profondi alla base della produzione artistica. Inizialmente Rank riprende l’idea di base di Freud secondo cui l’arte sarebbe il risultato di una sublimazione delle pulsioni, nel senso che attraverso l’opera d’arte l’artista tira fuori le parti più profonde di sé (precedentemente rimosse) riproducendole in una forma “nobilitata” che si traduce in produzione creativa. Secondo Rank, quindi, il sintomo proveniente dal conflitto psichico viene colto dall’artista che lo proietta sull’Io (cioè sulla sua parte più cosciente) e non sul sogno (che sarebbe la via maestra dei contenuti più profondi e inconsci). Perché questo? Perché tale conflitto ormai è troppo maturo per diventare “sogno” e al tempo stesso non è ancora così patologico da tramutarsi in sintomo. Ecco che tale contenuto diventa opera d’arte.
L’utilità dell’opera d’arte non coinvolge soltanto l’artista bensì anche colui che apprezza l’opera e fruisce della sua bellezza e originalità. Tuttavia i meccanismi che sottendono il funzionamento dell’artista e del fruitore sono ben diversi: mentre al fruitore l’opera d’arte fornisce la possibilità di “scaricare” le sue tensioni inconsce senza spendere eccessive energie mentali, per l’artista l’opera d’arte richiede un lavoro psichico per sé e per chi ne usufruisce finalizzato a rimuovere le inibizioni e le conflittualità interne.
L’osservatore dell’opera d’arte, pertanto, attratto dalla creatività e dalla forma dell’opera stessa, si immedesima nell’artista scaricando i suoi affetti nella produzione artistica che vede: tale dinamica assume pertanto una funzione quasi purificatoria, una sorta di abreazione.

                                           

Parallelismo tra il mondo “nevrotico” e il mondo dell’artista

Secondo il pensiero di Rank, c’è un parallelismo importante tra la persona nevrotica e l’artista, ma mentre il nevrotico cerca di “digerire” ciò che sente penoso attraverso il sintomo, l’artista lo “erutta” come farebbe un vulcano. L’arte pertanto avrebbe origine da un particolare rapporto che si viene a instaurare tra le forze psichiche.
Rank, addentrandosi ulteriormente nel funzionamento psichico dell’artista, sostiene che egli soddisfi un bisogno libidico tramite la realizzazione dell’opera d’arte, similmente a ciò che accade nel sogno.
Rifacendosi molto al concetto junghiano di istinto creativo, Rank teorizza la presenza nell’essere umano e nell’immaginario collettivo dell’ “impulso creativo umano”, impulso che l’artista esprimerebbe nella sua forma più alta ed efficace.
Il concetto di creatività, secondo Rank, si costituirebbe all’interno della polarità tra il singolo individuo, guidato da una spinta innata alla creazione e i prodotti della collettività che si esprimono nel mito, nell’epica e nelle fiabe.
Ancora una volta Rank traccia una distinzione tra individuo “normale” (accezione da “contestualizzare” al periodo storico in cui ha vissuto Rank), nevrotico e artista. L’individuo normale non si distanzia quasi mai dalle convenzioni e dalle consuetudini vivendo in un mondo di certezze ingannevoli; il soggetto nevrotico ha colto la necessità di liberare il Sé e di individualizzarlo ma ha fallito nel compito (da qui il conflitto inconscio) e rimane paralizzato in una condizione in cui non riesce ad andare né avanti né indietro; l’artista, infine, tenta di creare, a partire da se stesso, un mondo a sé stante con lo scopo di assoggettare la realtà esterna al mondo interno da lui creato.
Nel prossimo lavoro sull’argomento approfondiremo ulteriormente questi concetti e inizieremo ad analizzare l’opera più rappresentativa di Otto Rank: Il trauma della nascita.