L’attivazione del cervello dell’atleta: una “macchina perfetta”

In questo articolo, scritto da Valeria Grossi, scopriremo una disciplina molto preziosa per psicologi e psicologi online.
Può capitare nella pratica clinica di psicologo e psicologo online di intraprendere un percorso psicologico con un atleta o con una persona che pratica attività sportiva a livello agonistico.
Avere a mente queste preziose nozioni nel corso di una psicoterapia o di una psicoterapia online è di fondamentale importanza per lo psicologo e per lo psicologo online.
Iniziamo da questa basilare domanda: da cosa dipende l’attivazione del cervello dell’atleta?
Il cervello dell’atleta ha un funzionamento che si può definire “economico”.
Ma che cosa significa per il cervello avere un funzionamento più “economico”? Scopriamolo insieme.

                                         

Le neuroscienze dello sport: una frontiera importante per psicologo e psicologo online

Per fare un gesto motorio, l’atleta attiva meno il cervello, consuma meno glucosio. Questo è un aspetto non trascurabile in quanto il cervello è un organo che richiede tanta energia al nostro organismo. Pertanto l’energia che il cervello dell’atleta non consuma per i processi mentali la consuma per altro e quindi è più facile ridurre e ottimizzare il metabolismo celebrale. Diversi sono stati gli studi che hanno confermato questa caratteristica. Perché diciamo che il cervello dell’atleta è una macchina perfetta? Analizziamo questo aspetto, visto che è saputo e risaputo che lo sport è una metafora della vita, uno strumento potentissimo che merita di essere approfondito. Vi voglio dimostrare come le neuroscienze non consistano in una disciplina chiusa in laboratorio e non applicativa: ci sono tantissimi studi applicativi di questa branca della scienza. Ma cosa sono le neuroscienze dello sport? Partiamo dal capire cosa sono le neuroscienze. Le neuroscienze possono essere definite come lo studio del sistema nervoso da molteplici punti di vista: cognitivo, sociale, emotivo-relazionale, ecc. Per esempio, le aree cognitive delle emozioni sono una tematica molto studiata da psicologi, psicologi online e neuropsicologi. Nello specifico, le neuroscienze affettive, cognitive e sociali legate allo sport e all’esercizio fisico consistono nello studio di tutti i processi biologici che sottendono alla performance dell’atleta (quindi a ciò che il cervello di un atleta compie in termini di prestazione) e a tutte le abilità mentali che permettono ad un atleta di performare al meglio; esse si occupano anche dello studio di funzioni cognitive come l’attenzione e la memoria che aiutano l’atleta a eccellere. 

                                                  

Nella “mente” di un atleta

Quando vediamo un atleta che compete ad alti livelli, dobbiamo tenere a mente che vi sono innumerevoli variabili da considerare per la buona riuscita della prestazione. In tutto questo le neuroscienze dello sport giocano un ruolo fondamentale. Perché?
Prima di tutto perché attraverso gli strumenti, le metodologie e tutte le teorie delle neuroscienze è possibile misurare i processi mentali nascosti, quindi più inconsapevoli e inconsci. Per esempio, un atleta può dire che sta bene, lo può dire a voce. Tuttavia, grazie all’ausilio di strumentazioni all’avanguardia, possiamo capire se in quello specifico periodo il cervello è efficiente oppure no e quindi avere una misurazione oggettiva dei vari livelli di attivazione dell’atleta. Solo così si rendono evidenti dei risultati che rimarrebbero nascosti, per esempio la concentrazione.
Inoltre, attraverso degli strumenti come l’EEG e altre misurazioni , possiamo misurare il battito cardiaco e cercare di allenare quei processi mentali, spesso inconsapevoli, che controllano questa fondamentale funzione vitale. Si possono monitorare per esempio le onde celebrali e successivamente e a partire da ciò, tramite tecniche di intelligenza artificiale e analisi statistica avanzata, è possibile raccogliere dei dati per prevedere la performance dell’atleta. Quindi le neuroscienze possono essere applicate concretamente sul campo, allo scopo di allenare i processi mentali oppure con l’obiettivo di modificare dei piani di allenamento inserendo degli esercizi o degli stimoli diversi. Possiamo pertanto concludere che le neuroscienze sono il presente e il futuro dello sport e dell’allenamento mentale. Il cervello degli atleti si studia con delle tecniche classiche, come i questionari, i tempi di reazione e i test neuropsicologici: si fanno delle domande specifiche all’atleta. Però misurare soltanto la parte consapevole è come sapere la metà (o forse anche meno) di ciò che “bolle in pentola” nella mente dell’atleta. Tutti questi elementi vanno integrati con misurazioni specifiche, per esempio, neurofisiologiche: l’elettroncefalografo, la magnetoencefalografia , la TMS (che sarebbe una stimolazione magnetica transcranica), la risonanza magnetica funzionale. Ci sono poi delle tecniche che non misurano direttamente l’attività cerebrale ma i processi mentali. Per esempio, attraverso l’analisi della variabilità del battito cardiaco è possibile capire come stia una persona dal punto di vista psicofisiologico. Tramite queste misurazioni indirette è possibile capire quanto l’atleta sia brillante e performante. Quindi attraverso tecniche di analisi dei dati, si può persino vedere l’attivazione neurale di piccole aree del cervello.
In passato, si credeva che fosse quasi esclusivamente il fisico a contare negli atleti, oggi si è scoperto che la MENTE gioca un ruolo decisivo.