L’importanza dei “sentimenti” in psicoterapia: il transfert

La psicoterapia è una pratica psicologica che ha lo scopo di trattare i disturbi presentati dal paziente ed aiutarlo ad intraprendere un cammino di cambiamento in grado di migliorare la qualità di vita.
È un percorso in cui è necessario affrontare aspetti relativi alla propria storia di vita e ai propri trascorsi familiari e collegarli alla propria condizione di sofferenza psichica nel “qui e ora” della vita di tutti i giorni.
Percorsi psicologici quali psicoterapia o analisi chiamano in caso emozioni, sentimenti e dinamiche emotivo-relazionali che si innescano tra paziente e terapeuta.
Una di queste dinamiche gioca un ruolo fondamentale nell’andamento del trattamento e prende il nome di transfert.

                                                   

Che cos’è il transfert?

Ma che cos’è il transfert? Il transfert consiste in quell’insieme di emozioni e sentimenti che il paziente sviluppa nei confronti dello psicologo nel corso del trattamento. È importante tenere a mente che i sentimenti che il paziente prova verso il terapeuta non sono casuali e non dipendono dal tipo di psicologo con cui si ha a che fare.
Se il percorso terapeutico viene condotto in maniera corretta, nel rispetto della neutralità (ossia senza che lo psicologo fornisca informazioni personali su di sé, senza che vengano dati consigli in maniera “paternalistica” e senza creare un rapporto di amicizia e confidenzialità), il paziente produrrà sempre lo stesso tipo di transfert. Ma perché succede questo? Per il semplice fatto che nel transfert si verifica uno spostamento sullo psicoterapeuta delle rappresentazioni inconsce del paziente e dei suoi modelli relazionali sviluppati con le figure di riferimento dell’infanzia (madre, padre, familiari più stretti, ecc.).
Il transfert può considerarsi un processo psicologico che si muove in due direzioni: da un lato vengono ripetute esperienze passate con antiche figure di riferimento, dall’altro si assiste ad una ricerca di nuovi riferimenti affettivi (nella fattispecie il terapeuta) che rappresentino un’esperienza emotiva correttiva tale da poter mettere in atto nella vita di tutti i giorni nuove risposte alle sollecitazioni del mondo esterno e delle relazioni.

                     

Il transfert: un “conto in sospeso” col passato

Tutte le psicoterapie ad indirizzo psicoanalitico rivolgono una grande attenzione al transfert. Per esempio, nella psicoanalisi classica, far riemergere il transfert e risolverlo è l’obiettivo principale del trattamento. È indubbio che il transfert e la sua interpretazione rivestano un ruolo trasformativo nel paziente che col tempo acquisisce sempre più consapevolezza delle dinamiche profonde che lo hanno portato ad essere, nel qui e ora, quello che è: con i suoi punti di forza, i suoi punti di debolezza, le sue criticità, i suoi sintomi e le sue sofferenze psichiche.
Nel graduale sviluppo del transfert non vengono spostati soltanto sentimenti del passato sullo psicologo ma anche conflitti interiori che non sono altro “ricordi” reali o fantasticati delle relazioni con i propri caregivers (genitori, familiari, figure di riferimento). Più il passato familiare del paziente è stato traumatico e patologico, più il transfert nei confronti dello psicologo sarà intenso e di difficile gestione.
Affinché in un percorso psicoterapeutico il paziente manifesti i suoi sentimenti di transfert nei confronti del terapeuta, serve del tempo: così come in qualsiasi relazione umana. Insomma, prima di far affiorare il transfert del paziente e interpretarlo, è necessario che tra paziente e terapeuta si crei un’adeguata alleanza terapeutica. E non è così scontato.
Pertanto, psicologo e psicologo online devono essere molto attenti e sensibili alle prime manifestazioni transferali del paziente, senza avventurarsi in affrettate interpretazioni che potrebbero compromettere l’alleanza terapeutica e i successivi progressi terapeutici.