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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 21 Gen, 2022
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L’ombra del trauma: il Disturbo Post-Traumatico da Stress

Articolon scritto da Giusy Evelin Licata

Attacchi terroristici, guerre, bombe, incidenti aerei, stermini di massa ma anche terremoti,
inondazioni e altri tragici eventi: c’è un “fil rouge” che collega tutte queste situazioni: l’effetto sulla salute mentale delle vittime, dei sopravvissuti e delle loro famiglie.
Lo stress post-traumatico (Post Traumatic Stress Disorder, PTSD) è una forma di
disagio mentale che si sviluppa in seguito a esperienze fortemente traumatiche.
Definito e studiato negli Stati Uniti soprattutto a partire dalla guerra del Vietnam e dai suoi
effetti sui veterani, riproposti poi in tutte le più recenti esperienze belliche, il PTSD può
manifestarsi in persone di tutte le età, dai bambini e adolescenti alle persone adulte e può
verificarsi anche nei familiari, nei testimoni, nei soccorritori coinvolti in un evento traumatico.
Il PTSD può derivare anche da un’esposizione ripetuta e continua a episodi di violenza e di
degrado.

Caratteristiche e sintomatologia del Disturbo Post-Traumatico da Stress

Essendo una condizione di disagio mentale complessa e derivante da molteplici fattori, sia
personali che ambientali, la diagnosi di PTSD non è univoca.
Le persone, infatti, hanno una diversa suscettibilità e vulnerabilità alla condizione di stress,
anche in relazione al maggiore o minore coinvolgimento diretto nell’esperienza traumatica.
Tra i fattori che certamente contribuiscono allo sviluppo di diversi livelli di PTSD ci sono le
caratteristiche specifiche dell’evento che lo causa e il grado o la modalità di esposizione
della vittima, le caratteristiche degli individui in riferimento alla loro storia medica, psichica e
familiare, le modalità di intervento nel periodo post-trauma.
Alcune vittime manifestano stati d’ansia e ricordi spiacevoli che si risolvono con un adeguato
trattamento e con il tempo. All’estremo opposto, invece, ci sono individui nei quali l’evento
traumatico causa effetti negativi a lungo termine, come testimoniano numerose ricerche
sugli individui esposti a violenza, tortura, maltrattamenti continuativi.
Le persone affette da PTSD manifestano difficoltà nel controllo delle emozioni, irritabilità,
rabbia improvvisa o confusione emotiva, depressione e ansia, insonnia, ma anche la
tendenza a evitare qualunque atto che li costringa a ricordare l’evento traumatico. Un
altro sintomo molto diffuso è il senso di colpa per essere sopravvissuti o per non aver potuto
salvare altri individui. Dal punto di vista più prettamente fisico, alcuni sintomi sono dolori al
torace, capogiri, problemi gastrointestinali, emicranie, indebolimento del sistema
immunitario. La diagnosi di PTSD arriva quando, sempre secondo il NIMH, il paziente
presenta i sintomi caratteristici per un periodo di oltre un mese dall’evento che li ha causati.
I sintomi sono classificabili in tre categorie ben definite:
● Episodi di intrusione: le persone affette da PTSD hanno ricordi improvvisi che si
manifestano in modo molto vivido e sono accompagnati da emozioni dolorose e dal
‘rivivere’ il dramma. A volte, l’esperienza è talmente forte da far sembrare
all’individuo coinvolto che l’evento traumatico si stia ripetendo.
● Volontà di evitare e mancata elaborazione: l’individuo cerca di evitare contatti con
chiunque e con qualunque cosa che lo riporti al trauma. Inizialmente, la persona
sperimenta uno stato emozionale di disinteresse e di distacco, riducendo la sua
capacità di interazione emotiva e riuscendo a condurre solo attività semplici e di
routine. La mancata elaborazione emozionale causa un accumulo di ansia e tensione
che può cronicizzarsi portando a veri e propri stati depressivi. Al tempo stesso si
manifesta frequentemente il senso di colpa.
● ipersensibilità e ipervigilanza: le persone si comportano come se fossero
costantemente minacciate dal trauma. Reagiscono in modo violento e
improvviso, non riescono a concentrarsi, hanno problemi di memoria e si
sentono costantemente in pericolo. A volte, per alleviare il proprio stato di
dolore, le persone si rivolgono al consumo di alcol o di droghe.

Correlati neurofisiologici del Disturbo Post-Traumatico da Stress

Una persona affetta da PTSD può anche perdere il controllo sulla propria vita ed essere
quindi a rischio di comportamenti suicidi.
Le ricerche effettuate direttamente su diverse aree del cervello hanno dimostrato che gli
individui affetti da PTSD producono livelli anormali di ormoni coinvolti nella risposta allo
stress e alla paura.
Il centro responsabile di questa risposta sarebbe l’amigdala, una piccola ghiandola
endocrina posta alla base del cervello. Normalmente, in situazioni di paura, l’amigdala si
attiva producendo molecole di oppiacei naturali che riducono temporaneamente la sensazione di dolore.
In persone affette da PTSD questa produzione si protrae invece a lungo, anche dopo la
cessazione dell’evento, causando un’alterazione dello stato emotivo. Inoltre, verrebbero alterati
i livelli di neurotrasmettitori che agiscono sull’ippocampo, generando così alterazioni della
capacità di memoria e di apprendimento regolate dall’ippocampo stesso.
L’alterazione dei suddetti neurotrasmettitori sarebbe alla base delle dinamiche che portano al ricordo
improvviso e doloroso degli eventi traumatici.
Caratteristica principale del PTSD è rappresentata da fenomeno psichico per cui la vittima rivive ripetutamente l’esperienza
traumatizzante sotto forma di flashback, ricordi, incubi o in occasione di anniversari e
commemorazioni.
I malati di PTSD sono anche soggetti a una alterazione del flusso sanguigno cerebrale e a
cambiamenti strutturali nei tessuti del cervello.

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