Il paziente depresso rappresenta un “sfida clinica” alquanto complessa e delicata per lo psicologo e lo psicologo online, in quanto la sintomatologia depressiva e la relativa sofferenza psichica può declinarsi in innumerevoli forme, a seconda della struttura di personalità del paziente depresso.
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ToggleIn diversi articoli di questo blog abbiamo affrontato il tema delle problematiche relative alla depressione e del funzionamento tipico delle personalità depressive.
Sono state descritte le caratteristiche principali della depressione gli affetti che contraddistinguono la personalità depressiva e i meccanismi di difesa alla base del funzionamento depressivo. Abbiamo anche passato in rassegna le peculiarità delle relazioni con le figure di attaccamento del paziente depresso (madre, padre, figure familiari di riferimento), elemento chiave nell’insorgenza della problematica depressiva.
In questo lavoro inizieremo invece ad illustrare un altro aspetto alquanto complesso e delicato dell’ “universo depressivo”: come si relaziona in terapia il paziente depresso? Un aspetto fondamentale da comprendere per lo psicologo e lo psicologo online
Prima di descrivere le dinamiche relazionali che caratterizzano un percorso psicoterapeutico tra psicologo e paziente depresso, è importante fare una doverosa precisazione: ogni paziente con problematiche depressive mette in campo la sua “personalissima” sofferenza psichica che chiama in causa la sua altrettanto personalissima storia di vita e familiare.
Ci sono dei modi di approcciarsi alla terapia da parte dei soggetti depressi che sono comuni e che permettono allo psicologo e allo psicologo online di formulare ipotesi psicodiagnostiche sulla presenza di una sofferenza di tipo depressivo, oltre a consentire di impostare un percorso psicologico adatto per questo disturbo.
Il paziente depresso tende ad attaccarsi subito al terapeuta, sin dalle fasi iniziali del percorso psicologico. Egli ritiene che gli interventi dello psicologo siano benevoli, anche quando teme di ricevere delle critiche. La persona depressa è molto sensibile all’approccio empatico del terapeuta: ogni interpretazione di quest’ultimo e ogni piccolo progresso che si registra nel percorso viene vissuto dal paziente depresso come “linfa vitale” per il proprio processo di crescita.
I pazienti depressi si impegnano davvero tanto e in maniera attiva per essere dei buoni pazienti. Sia ben chiaro: si impegnano ad “essere” dei buoni pazienti, non ad “apparire” dei buoni pazienti. In quest’ultimo caso ci troveremmo di fronte ad un paziente con dei tratti più narcisistici.
I pazienti depressi in terapia tendono a idealizzare lo psicologo. Tuttavia, l’idealizzazione messa in atto in questo caso è differente dall’idealizzazione narcisistica: mentre il soggetto narcisista idealizza l’altro per dare “nutrimento” al suo senso di grandiosità, il paziente depresso idealizza il terapeuta in quanto lo sente come “moralmente buono”, a differenza di lui che si sente intimamente “cattivo” e non degno di amore.
Non è un “bel vivere” quello del paziente depresso in terapia: egli proietta sullo psicoterapeuta le critiche che spesso rivolge contro se stesso. Perché succede questo? Perché nel corso della sua infanzia ha interiorizzato le forti critiche dei genitori o delle figure di riferimento: è come se il paziente depresso avesse dentro di sé un genitore sadico e tremendamente severo che lo rimprovera per qualsiasi sua azione facendolo sentire “sbagliato” e perennemente in colpa.
È naturale pertanto che di fronte al terapeuta si sforzi in continuazione di essere il più “bravo” possibile, nella speranza di ottenere il suo affetto e la sua vicinanza emotiva. A causa del suo senso di inferiorità e insicurezza, il paziente depresso è profondamente convinto che se il terapeuta lo conoscesse “per quello che è davvero”, non avrebbe più rispetto e interesse per lui.
Queste dinamiche da una parte favoriscono lo sviluppo di un’ottima alleanza terapeutica, dall’altra però ricreano quelle stesse condizioni di inadeguatezza e senso di colpa che il paziente ha vissuto nel corso della sua vita. Sarà di vitale importanza far emergere questo elemento nel proseguo del percorso psicologico.
Chi è depresso manifesta sintomi quali tristezza profonda, anedonia (perdita di interesse e piacere per le attività), affaticamento e ridotta motivazione. Può ritirarsi socialmente evitando contatti e interazioni e mostrare difficoltà di concentrazione e decisione. Frequenti sono anche i disturbi del sonno e dell’appetito (aumento o diminuzione), accompagnati spesso da sentimenti di colpa e autosvalutazione. Nei casi più gravi, possono emergere pensieri di morte o ideazioni suicidarie.
Con un paziente depresso è fondamentale mantenere un atteggiamento empatico e non giudicante offrendo ascolto attivo e supporto emotivo. È importante rispettare i suoi tempi e le sue difficoltà, senza forzare la positività o minimizzare i sintomi. Stimolare con delicatezza il coinvolgimento in attività graduali e l’apertura al dialogo può favorire un miglioramento ma è essenziale incoraggiare anche un percorso terapeutico professionale per affrontare il disagio in modo strutturato.
Le crisi depressive sono episodi acuti caratterizzati da un’intensificazione dei sintomi depressivi, come tristezza profonda, perdita di interesse per le attività quotidiane e sensazioni di disperazione e impotenza. Durante una crisi, il paziente depresso può sperimentare un aumento dell’ansia, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno o dell’appetito. Spesso emergono anche pensieri negativi ricorrenti, inclusi quelli legati al suicidio. È essenziale, in questi momenti, offrire un intervento tempestivo e supporto psicoterapeutico per aiutare il paziente a gestire e superare l’episodio acuto.
Dott. Davide Ivan Caricchi
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