Le cause profonde dell’aggressività adolescenziale e come affrontarla

Nel precedente articolo sull’argomento ( Il difficile "mestiere" dell'adolescente: la rabbia adolescenziale ) è emerso come
la rabbia adolescenziale non presenti soltanto aspetti negativi: anzi! Essa ha un’importante valenza comunicativa, come l’intenso spaesamento che l’adolescente prova nei confronti di una fase di passaggio come quella che sta attraversando in cui deve fare i conti con un mondo degli adulti che attrae ma che al tempo stesso spaventa. La rabbia e l’aggressività adolescenziale rappresentano anche un modo per interfacciarsi con gli adulti, con i loro valori e le loro regole (che ora vengono messi in discussione, a differenza di quando si era bambini) ma anche con le loro contraddizioni e le loro criticità
Ma come gestire l’aggressività e la rabbia adolescenziale? Scopriamolo.

                                                                     

Aggressività in adolescenza: il problema della mentalizzazione

Il comportamento aggressivo è una delle forme di comunicazione con cui l’adolescente prova a differenziarsi, a costruirsi un’identità e a definire un proprio spazio nel mondo.
Può essere considerata un tentativo di ottenere autonomia dal mondo degli adulti. L’aggressività in adolescenza è pertanto fisiologica, non lo è più quando è eccessiva. In questo caso è indicativa di disagio da parte dell’adolescente. Nel relazionarsi con l’adolescente è sempre prezioso tenere a mente che dietro ogni comportamento aggressivo si nasconde una ricerca di relazione. L’aggressività ha sempre una direzione e segnala costantemente un disagio che fa soffrire l’adolescente e di conseguenza lo fa arrabbiare. Possono essere molteplici i vissuti che generano il comportamento aggressivo: senso di colpa, paura, rabbia, disapprovazione. Questi sono tutti vissuti con cui l’adolescente si confronta con grande frequenza.
In generale, l’aggressività può essere considerata come la conseguenza di un mancato sviluppo della funzione riflessiva, detta anche “mentalizzazione”. Ma che cos’è la mentalizzazione? È la capacità di costruire una “teoria della mente” di sé e degli altri, aspetto che implica inevitabilmente la capacità di entrare a contatto con le proprie e emozioni e di conseguenza con le emozioni e i vissuti altrui.
È solo attraverso una buona sintonizzazione emotiva che si può sviluppare la capacità di comprendere se stessi e gli altri. Questa capacità affonda le sue radici nell'attaccamento.

                                          

Come gestire e comprendere l’aggressività in adolescenza?

Spesso nell’adolescente particolarmente aggressivo è carente la capacità di mentalizzazione. In questi casi, l’aggressività del ragazzo non viene messa al servizio dei propri bisogni bensì assume connotazioni di crudeltà e cattiveria e ciò rappresenta un problema di adattamento. Questo tipo di aggressività ci informa del fatto che nell’adolescente ci sono state difficoltà a livello di sviluppo emotivo che spesso si concretizzano nel piacere di far soffrire il prossimo.
Come si può muovere l’adulto (genitore o insegnante) di fronte all’eccesso di aggressività? Innanzitutto, senza far finta di niente: talvolta si pensa che avere un atteggiamento permissivo e accondiscendente nei confronti del comportamento aggressivo dell’adolescente sia un modo maturo e comprensivo di porsi nei suoi confronti. Niente di più sbagliato: è importante far notare quello che il ragazzo ha fatto e, a seconda della gravità, parlarci, riprenderlo oppure adottare un provvedimento. Come detto, il comportamento aggressivo è spesso un modo per comunicare qualcosa, per esprimere un disagio. Adottare un approccio iper-permissivo è un modo per “non vedere” l’adolescente, per non considerarlo. Ciò porterà l’adolescente ad “alzare il tiro”.
Dall’altro, ovviamente, non ha alcun senso neanche il singolo “discorsetto”, la singola “ramanzina” o il singolo provvedimento, se non seguiti da una ricerca di significato a quello che è successo.
L’adulto, di fronte all’atteggiamento aggressivo o provocatorio, deve innanzitutto capire e descrivere meglio la situazione (ciò che è successo) insieme al ragazzo, per poi provare a dare un significato psicologico a quello che si vede cercando di aprire un confronto: questo è un passo fondamentale per intraprendere un percorso di aiuto alla crescita, anche (e soprattutto) quando si ha che fare con manifestazioni di rabbia adolescenziale.