Le dinamiche intrapsichiche e relazionali alla base della depressione

In diversi lavori abbiamo affrontato la complessa tematica della depressione, disagio psichico con cui lo psicologo e lo psicologo online si confrontano in continuazione nel corso della pratica clinica.
In questo articolo inizieremo un’attenta analisi dell’“universo” depressivo seguendo un approccio psicodinamico. Ma che cos’è l’approccio psicodinamico? È quell’approccio che analizza il “campo” relazionale tra paziente e terapeuta tenendo in considerazione elementi cardine quali il conflitto inconscio, le criticità, le storture delle strutture intrapsichiche e le relazioni con le figure significative. Con l’approccio psicodinamico il comportamento e i sintomi che affiorano alla superficie sono ritenuti il risultato di processi inconsci che ci preservano da contenuti mentali inaccettabili e sentimenti rimossi.
Iniziamo ad analizzare i disturbi depressivi a partire da questo importantissimo approccio teorico che si rifà ai principi fondamentali della psicoanalisi.

                                                                      

                                     

Depressione e vulnerabilità narcisistica

A causa delle esperienze significative dei primi anni di vita, il mondo interiore dell’individuo depresso si va sempre più a popolare di vissuti di frustrazione, vergogna, perdita, senso di impotenza, colpa, inadeguatezza e solitudine. Questo “crogiolo” di contenuti psichici va a influire in maniera decisiva sulla percezione di se stessi e degli altri. Ne conseguirà pertanto un costante vissuto di sfiducia e insicurezza in sé e nella stabilità degli affetti da parte delle figure significative.
Secondo il modello psicodinamico sono essenzialmente due gli elementi che possono andare ad organizzare il funzionamento psichico della personalità depressiva: la vulnerabilità narcisistica e la rabbia. Questi due vissuti sono presenti in molti altri disturbi psichici, ma nel disagio depressivo essi vanno a declinarsi e modellarsi in modalità specifiche e particolari.
La vulnerabilità narcisistica consiste in quella predisposizione ad esperire i rimproveri e le delusioni con una coloritura cupa e disperata che porta ad una compromissione dell’autostima e della sicurezza nei propri mezzi. Le conseguenze di una condizione del genere sono ovviamente nefaste, una su tutte la marcata sensibilità alle perdite e ai rifiuti. L’individuo depresso spesso associa più o meno inconsapevolmente queste esperienze a profonde delusioni subite nella prima infanzia oppure ad esperienze precoci di perdita, abbandono, rifiuto, oppure ancora a scenari in cui è stata percepita una non disponibilità all’aiuto e al supporto da parte di importanti figure di riferimento.

                                                      

Depressione e rabbia

Le conseguenze di queste dinamiche relazionali sono riconducibili a serie difficoltà nella regolazione della propria autostima (che sarà sempre tremendamente bassa) e uno scarso senso della realtà riguardo le aspettative e le speranze sulle proprie risorse e potenzialità.
L’altro fattore psicodinamico che avrebbe un ruolo determinante nell’insorgenza del disturbo depressivo è la rabbia.
La rabbia nel soggetto depresso è molto presente ma è quasi del tutto negata e non riconosciuta. Nel funzionamento depressivo il vissuto di rabbia è sentito come alquanto pericoloso a livello più profondo, in quanto fonte di forti sentimenti di colpa che vanno ad appesantire la quotidianità dell’individuo depresso. I vissuti di colpa vanno poi ad alimentare quegli atteggiamenti autopunitivi, autosvalutanti innescanti quelle perverse dinamiche di auto-sabotaggio che conducono la persona che soffre di depressione a esperienze continuative di fallimento.
Tutti noi esperiamo e mettiamo in atto maniera più o meno intensa l’emozione della rabbia: è una emozione primaria che ci aiuta a far valere le nostre ragioni e a chiarirci in modo autentico con gli altri. Anche la persona depressa prova rabbia e ha dentro di sé notevoli quote di aggressività, solo che questa aggressività la proietta sugli altri per poi rivolgerla contro se stesso sottoforma di critiche e giudizi sferzanti verso di sé. Tali critiche non sono altro che il risultato dell’interiorizzazione delle prescrizioni e dei rimproveri genitoriali vissuti dal paziente depresso come punitivi e giudicanti. È a partire da questo fenomeno psichico che si costruisce il funzionamento depressivo con conseguente perdita di autostima e perenni sensi di colpa.