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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 4 Feb, 2025
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Le fasi di chi lascia: cosa aspettarsi e come gestire la fine di una relazione

La fine di una storia sentimentale equivale a un lutto. E proprio come capita nei lutti, ci si deve confrontare con l’elaborazione della fine di una fase importante della propria vita, contraddistinta dalla figura di un partner che ora non c’è più. Ovviamente, chi viene lasciato si ritrova a vivere il trauma rappresentato dal subire una decisione di un partner che non sente più le stesse cose di prima.

Tuttavia, anche chi lascia sperimenta un lutto legato alla fine di una storia sentimentale che ha rappresentato tanto ma che ora si sente come un qualcosa di sfilacciato e non appagante. Il momento della separazione implica pertanto delle fasi per chi viene lasciato e delle fasi di chi lascia.

In questo articolo cercheremo di comprendere questa dinamica, una dinamica che può coinvolgere chiunque, perché chiunque può trovarsi esposto al rischio di non sentire più niente per il partner o di sentire che qualcosa è cambiato e che non è più come prima. Prima di analizzare questa tematica, è importante però capire cosa significa davvero una separazione e quali sono le principali fasi che la contraddistinguono.

Come affronta emotivamente la separazione chi decide di lasciare?

Si può davvero parlare di fasi di chi lascia? Anche chi lascia affronta dei momenti di rimodulazione della sua vita e della sua quotidianità? La risposta è “assolutamente sì”!

Affrontare una separazione, specialmente se inattesa o non desiderata da una delle due parti, è un processo complesso che comporta un significativo impatto emotivo. Nella vita siamo consapevoli che le relazioni affettive non sono necessariamente destinate a durare per sempre, eppure, quando un legame si dissolve, l’elaborazione della perdita può rivelarsi estremamente difficoltosa.

Il distacco emotivo da un partner non si limita a una semplice rottura sul piano concreto ma incide profondamente sulla struttura psicologica dell’individuo destabilizzando equilibri interiori e relazionali.

Le sfide emotive e psicologiche della separazione

Superare la fine di una relazione implica il confronto con sentimenti intensi e talvolta ambivalenti: vissuti di insicurezza, senso di fallimento, smarrimento, perdita della progettualità condivisa e un profondo disorientamento esistenziale. La separazione costringe entrambi i partner a ridefinire il proprio assetto identitario e a confrontarsi con un radicale cambiamento nelle abitudini quotidiane.

La routine consolidata viene meno, il supporto emotivo garantito dal legame affettivo si interrompe e la sicurezza che la relazione offriva lascia il posto all’incertezza e alla vulnerabilità.

Le fasi di chi lascia: il peso della decisione e il senso di colpa

È fondamentale riconoscere che la sofferenza legata alla separazione non è un’esperienza esclusiva di chi viene lasciato ma investe anche chi prende la decisione di porre fine alla relazione. Il processo che conduce alla scelta di interrompere un rapporto è raramente improvviso ma piuttosto il risultato di una lunga riflessione, spesso accompagnata da una crescente insoddisfazione e da una sofferenza protratta nel tempo.

Le fasi di chi lascia includono momenti di consapevolezza graduale, dubbi, tentativi di resistenza alla fine del rapporto e, infine, la presa di coscienza dell’impossibilità di proseguire. Questa “traiettoria” psicologica è spesso accompagnata da un intenso senso di colpa e dalla responsabilità percepita nei confronti dell’altro, soprattutto se il partner che viene lasciato appare impreparato a fronteggiare la rottura.

La decisione, seppur ponderata, può generare un profondo conflitto interiore alimentando sentimenti di ambivalenza tra il desiderio di liberarsi da una relazione non più soddisfacente e il timore di ferire l’altro.

Il vissuto di chi viene lasciato: la dimensione della perdita e il senso di abbandono

Chi subisce la separazione, al contrario, vive la rottura come un evento improvviso e traumatico, caratterizzato da un forte senso di rifiuto e abbandono. Il distacco, non essendo stato scelto, può essere vissuto come una frattura emotiva inaspettata che mina l’autostima e la percezione di sé all’interno della relazione. In molti casi, il dolore è amplificato dalla sensazione di impotenza e dalla difficoltà di elaborare una scelta presa da qualcun altro.

La separazione come elaborazione di un lutto

Dal punto di vista psicologico, la fine di una relazione significativa è assimilabile a un processo di lutto. La separazione rappresenta una perdita affettiva che deve essere riconosciuta, accettata e gradualmente elaborata. Negare o reprimere la sofferenza non fa che prolungare il dolore, mentre attraversare consapevolmente ogni fase emotiva della rottura consente di dare un significato all’esperienza e favorire il recupero psicologico.

Come nel lutto, anche nella separazione si attraversano diverse fasi emotive: la negazione, la rabbia, il dolore, la riorganizzazione interiore e, infine, l’accettazione della nuova realtà. Ogni fase ha un valore intrinseco e deve essere vissuta senza forzature o tentativi di accelerare il processo di guarigione emotiva. In questo percorso, il supporto di un professionista della salute mentale può risultare determinante per facilitare la comprensione del proprio vissuto e costruire un nuovo equilibrio emotivo.

Quali sono le 5 fasi della separazione?

La modalità con cui ogni individuo affronta la fine di una relazione è estremamente personale e influenzata da una molteplicità di fattori tra cui le esperienze pregresse, la struttura di personalità, le risorse psicologiche disponibili e il significato attribuito alla relazione stessa. Sebbene il dolore della separazione sia pressoché inevitabile, l’intensità e la durata della sofferenza possono variare considerevolmente da persona a persona.

Per alcuni, il distacco può risultare meno destabilizzante, per altri può rappresentare un evento traumatico con significative ripercussioni sul benessere psicologico.

Un aspetto fondamentale del processo di elaborazione della perdita riguarda il cambiamento di prospettiva: il passaggio da una visione centrata sulla sofferenza a una progressiva accettazione della nuova realtà. In questo percorso, il supporto di un professionista della salute mentale può svolgere un ruolo determinante nel facilitare l’elaborazione emotiva e prevenire il rischio di cristallizzarsi in uno stato di dolore prolungato o di blocco psicologico.

Sebbene non esista un iter psicologico universalmente valido per affrontare la fine di una relazione, si possono individuare alcune tappe emotive tipiche di questo processo. Queste fasi non devono essere intese come una sequenza rigida o forzata, poiché ogni individuo può attraversarle con tempistiche diverse o sperimentarle in ordine non lineare. Tuttavia, rappresentano le principali manifestazioni emotive di chi affronta una separazione e consentono di comprendere meglio il proprio vissuto.

La fase di negazione. La negazione costituisce una reazione psicologica iniziale di fronte alla rottura, caratterizzata dal rifiuto della realtà e dalla difficoltà di accettare il cambiamento. Questo meccanismo di difesa protegge temporaneamente l’individuo dall’impatto emotivo del distacco permettendogli di evitare, almeno nell’immediato, un dolore che potrebbe risultare schiacciante. Tuttavia, quando protratta nel tempo, la negazione può ostacolare un’elaborazione autentica della perdita portando la persona a distorcere la realtà e a rimanere ancorata a un legame ormai concluso.

La fase di rabbia. Con la graduale presa di coscienza della separazione, possono emergere sentimenti di frustrazione e risentimento. L’emozione della rabbia può essere diretta verso il partner, vissuto come responsabile della rottura ma può anche rivolgersi verso se stessi, generando sensazioni di inadeguatezza o senso di fallimento.

Da un punto di vista psicologico, la ricerca di un colpevole rappresenta un tentativo di ristabilire un senso di controllo sugli eventi, sebbene spesso tale dinamica si traduca in una visione polarizzata della relazione, con un’idealizzazione del passato e una svalutazione del partner. Questo processo, se da un lato aiuta a prendere le distanze emotivamente, dall’altro può alimentare sentimenti di rancore difficili da elaborare.

La fase di negoziazione. In questa fase, l’individuo può cercare di ricostruire il rapporto attraverso tentativi di riavvicinamento o compromessi con l’ex partner. Questo passaggio può essere motivato da un autentico desiderio di riconciliazione ma talvolta è guidato dalla paura della solitudine o dalla difficoltà di accettare il cambiamento.

In alcuni casi, possono emergere dinamiche di idealizzazione del passato o tentativi di riconquista basati più su bisogni di conferma narcisistica che su una reale volontà di ristabilire un legame sano. È importante affrontare questa fase con consapevolezza distinguendo i bisogni autentici da quelli dettati dalla sofferenza e dall’insicurezza.

La fase depressiva. L’accettazione della perdita può portare a un intenso senso di vuoto e malinconia. Il dolore può manifestarsi sotto forma di sintomi depressivi, come perdita di interesse per le attività quotidiane, isolamento sociale, difficoltà di concentrazione e alterazioni del tono dell’umore.

Nei casi più intensi, la separazione può precipitare l’individuo in una vera e propria depressione reattiva, caratterizzata da un’incapacità di ritrovare un senso di progettualità personale. Tuttavia, se vissuta in modo adattivo, questa fase rappresenta un momento cruciale per l’elaborazione della perdita e la riorganizzazione emotiva.

La fase di accettazione. L’accettazione costituisce il passaggio finale del processo di elaborazione in cui l’individuo riesce a integrare l’esperienza della separazione nella propria storia di vita senza esserne sopraffatto. Dopo aver attraversato le fasi precedenti, la persona sviluppa una nuova prospettiva sulla relazione passata riducendo il carico emotivo associato alla rottura.

Questo passaggio non implica necessariamente la completa assenza di dolore ma piuttosto una rielaborazione della sofferenza che consente di guardare al futuro con maggiore serenità e apertura.

Genesi delle fasi di chi lasica: il vissuto di chi prende la decisione di separarsi

Oltre alle fasi che caratterizzano l’elaborazione della separazione in chi la subisce, è importante considerare anche il percorso psicologico di chi prende la decisione di interrompere la relazione. Le fasi di chi lascia possono includere momenti di incertezza, conflitto interiore e senso di colpa, poiché la scelta di porre fine a un rapporto non è quasi mai priva di sofferenza.

Spesso, chi decide di separarsi affronta un processo di distacco emotivo che inizia molto prima della comunicazione effettiva della rottura portandolo a elaborare il lutto della relazione in modo graduale. Tuttavia, ciò non lo esclude dal dolore della separazione che può manifestarsi sotto forma di dubbi, rimpianti o timori legati alle conseguenze della propria scelta.

Il valore del supporto psicologico nel processo di separazione

Affrontare una separazione richiede un processo di adattamento che può essere lungo e complesso. Se da un lato il tempo svolge un ruolo fondamentale nella rielaborazione del dolore, dall’altro il supporto psicologico, così come il supporto psicologico online, può facilitare la comprensione del proprio vissuto emotivo e favorire strategie di coping più funzionali.

Un percorso terapeutico può aiutare sia chi viene lasciato sia chi prende la decisione di separarsi a riconoscere ed elaborare le proprie emozioni prevenendo il rischio di ricadere in schemi relazionali disfunzionali e favorendo una crescita personale che permetta di costruire relazioni future più consapevoli e soddisfacenti.

L’elaborazione della separazione: il tempo della ripresa e il valore della sofferenza

Il processo di ripresa in seguito a una separazione è un percorso altamente soggettivo e influenzato da una serie di variabili psicologiche e relazionali. La durata e l’intensità del legame affettivo, il significato attribuito alla relazione e le caratteristiche individuali della persona che vive la rottura giocano un ruolo determinante nel modo in cui la separazione viene elaborata. Non esiste un tempo “giusto” o universalmente valido per superare un distacco, poiché ciascun individuo affronta il lutto relazionale con modalità uniche.

Uno degli aspetti fondamentali nel processo di elaborazione consiste nel permettersi di vivere pienamente la sofferenza, senza reprimerla o negarla ma accogliendola come un passaggio essenziale per la crescita personale. La sofferenza, se attraversata in modo consapevole, può diventare un’opportunità per sviluppare una maggiore comprensione di sé e delle proprie dinamiche affettive.

Porsi domande sul senso della relazione conclusa e su ciò che si può apprendere dall’esperienza è un passaggio evolutivo fondamentale che permette di trasformare il dolore in uno strumento di consapevolezza e maturazione emotiva.

Il dolore “giusto”: quando la sofferenza diventa disfunzionale

Uno degli aspetti più difficili da accettare in una separazione è la consapevolezza che la persona con cui si condivideva un’intimità profonda abbia deciso di interrompere la relazione. Questo può generare un forte senso di smarrimento, amplificato dalla percezione di aver perso un legame che offriva sicurezza emotiva e conferme identitarie.

Nel lavoro clinico con i pazienti, è utile distinguere tra una sofferenza fisiologica e una sofferenza eccessiva che può derivare da ferite più profonde e da esperienze relazionali precedenti. È normale provare dolore, senso di perdita e malinconia ma quando questi stati emotivi si protraggono in modo invalidante, è possibile che si intreccino con dinamiche interiori irrisolte, come vissuti di abbandono o insicurezze affettive pregresse.

Comprendere questa distinzione è essenziale per evitare di rimanere intrappolati in un dolore che non riguarda solo la relazione terminata ma che affonda le sue radici in aspetti più profondi della propria storia personale.

Verso una ripresa sana e consapevole

Affinché il processo di elaborazione della separazione sia il più possibile adattivo e costruttivo, può essere estremamente utile intraprendere un percorso psicologico che aiuti a dare significato all’esperienza e a trasformarla in un’opportunità di crescita personale. Un intervento psicoterapeutico non ha il solo obiettivo di alleviare il dolore ma può fornire strumenti utili per riflettere sul proprio modo di vivere le relazioni, comprendere le dinamiche che hanno portato alla rottura ed evitare di replicare in futuro schemi relazionali disfunzionali.

Uno degli aspetti cruciali della ripresa consiste nel guardare alla relazione conclusa senza assumere una posizione vittimistica né indulgere in dinamiche di colpevolizzazione e recriminazione.

Analizzare la relazione con lucidità, senza lasciarsi travolgere da emozioni distruttive, consente di sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie modalità di attaccamento. In particolare, comprendere le proprie reazioni alla separazione può fornire indicazioni preziose sul proprio vissuto interiore aiutando a elaborare eventuali fragilità emotive e a costruire relazioni future più equilibrate.

Anche chi prende la decisione di interrompere una relazione affronta un percorso complesso, caratterizzato da sentimenti ambivalenti e, spesso, da un senso di colpa.

Le fasi di chi lascia sono altrettanto significative e possono includere momenti di dubbio, esitazione e conflitto interiore. Sebbene la decisione possa sembrare più consapevole rispetto alla posizione di chi viene lasciato, anche chi pone fine a una relazione può attraversare una fase di sofferenza e di rielaborazione, necessaria per integrare emotivamente la scelta compiuta.

In definitiva, la separazione non deve essere vista solo come una perdita ma anche e soprattutto come un’occasione per rivedere il proprio modo di vivere le relazioni e per sviluppare una maggiore resilienza emotiva. Riconoscere i propri vissuti, accogliere la sofferenza senza reprimerla e intraprendere un percorso di consapevolezza rappresentano i passi fondamentali per affrontare il distacco in modo più sano ed maturo.

Quali strategie aiutano a gestire la solitudine dopo una separazione?

Per affrontare il dolore di una separazione e ristabilire un nuovo equilibrio psicologico, è fondamentale impegnarsi in attività che favoriscano il benessere emotivo e la ripresa. Il supporto degli amici, l’attività fisica e l’esplorazione di nuovi interessi possono costituire strumenti preziosi per ricostruire la propria quotidianità offrendo stimoli positivi e un senso di continuità nella vita individuale.

Tuttavia, in ambito clinico, gli psicologi guardano con cautela alla cosiddetta strategia del “chiodo scaccia chiodo”. Sebbene un nuovo coinvolgimento sentimentale possa momentaneamente migliorare l’autostima e far sentire la persona nuovamente desiderabile e capace di provare entusiasmo, avviare una relazione immediatamente dopo una rottura può ostacolare il naturale processo di elaborazione della perdita.

Il dolore emotivo derivante da una separazione ha bisogno di essere riconosciuto e attraversato affinché possa essere realmente superato.

Evitare di confrontarsi con la sofferenza e cercare di anestetizzarla attraverso una nuova relazione può generare dinamiche relazionali disfunzionali portando la persona a ricercare nel partner una soluzione esterna a un disagio interno ancora irrisolto. Per questo, il percorso più sano implica il dare spazio ai propri sentimenti, tollerare la sofferenza e integrarla nella propria esperienza emotiva, così da giungere a una nuova relazione con una maggiore consapevolezza di sé e dei propri bisogni affettivi.

Quali errori evitare dopo la fine di una storia d’amore?

Dopo una rottura, è naturale sentire il bisogno di momenti di solitudine ma isolarsi completamente da amici e familiari può intensificare il senso di tristezza e favorire la ruminazione mentale. Il contatto con una rete di supporto aiuta a mantenere un equilibrio emotivo e a evitare di amplificare la sofferenza.

Un aspetto cruciale nel processo di elaborazione della separazione è evitare di rivivere ossessivamente i momenti passati. Rimuginare sul rapporto concluso può alimentare sentimenti di rimpianto e ostacolare la possibilità di riorientarsi verso nuove prospettive affettive. Allo stesso modo, il ricorso a strategie di compensazione disfunzionali, come l’abuso di alcol o sostanze, rischia di compromettere ulteriormente la stabilità emotiva ostacolando un’elaborazione sana del dolore.

Un errore frequente è cercare una riconciliazione immediata con l’ex partner. Questa spinta, dettata spesso dalla paura della solitudine, può condurre a scelte impulsive che non rispettano i tempi necessari per elaborare la perdita. È fondamentale concedere spazio a se stessi e all’altro, affinché entrambi possano affrontare il distacco con maggiore consapevolezza.

Affrontare la separazione richiede un lavoro su di sé che varia da persona a persona. Mentre alcune persone riescono a superare la sofferenza in poche settimane, altre necessitano di mesi per attraversare le diverse fasi emotive, comprese le fasi di chi lascia, che comportano spesso sentimenti di ambivalenza e senso di colpa. Il percorso di superamento di questo specifico lutto passa attraverso la cura delle proprie esigenze emotive e la costruzione di una nuova stabilità interiore.

La psicodinamica di chi lascia: comprendere l’impulso all’interruzione del legame

È solito pensare che chi pone fine a una relazione sia il partner forte e risoluto, capace di procedere nella propria vita con serenità, sollevato dal distacco. Questa rappresentazione semplificata e distorta non solo amplifica la sofferenza di chi è stato lasciato ma contribuisce a generare un vissuto di ingiustizia e di fallimento personale. Sentirsi abbandonati senza una spiegazione chiara può risultare destabilizzante, può accentuare la percezione di un rifiuto inspiegabile e rendendo più complesso il processo di elaborazione della perdita.

Tuttavia, l’idea che chi abbandona il partner lo faccia con leggerezza o senza tormento interiore non tiene conto del “dramma psicologico” che spesso accompagna la decisione. Le fasi di chi lascia non sono lineari né prive di sofferenza ma piuttosto caratterizzate da un crescente disagio interno che sfocia in un impulso a chiudere la relazione. Chi interrompe il legame può vivere una profonda scissione emotiva oscillando tra il sollievo e un’intensa angoscia derivante dalla propria incapacità di comprendere appieno le ragioni di tale scelta.

È frequente, infatti, che chi pone fine alla relazione lo faccia in modo brusco sperimentando un vero e proprio “raptus emotivo”, un’azione repentina che sembra derivare da un’esigenza improvvisa e incontrollabile di sottrarsi al legame. Questo comportamento viene spesso interpretato dall’esterno come espressione di insensibilità o narcisismo perverso, quando in realtà nasconde un conflitto interiore lacerante.

Chi lascia può percepire la propria decisione come un atto inspiegabile, vissuto con la stessa sorpresa e dolore che prova il partner abbandonato.

La sofferenza di chi abbandona e il “lutto invisibile”

L’atto di interrompere una relazione significativa non si traduce necessariamente in una liberazione emotiva. Al contrario, molti individui che decidono di chiudere un legame importante sperimentano una condizione di sofferenza profonda e confusione interiore. Il dolore derivante dalla separazione si manifesta attraverso fasi che includono sentimenti di colpa, angoscia e senso di perdita, spesso non riconosciuti né validati socialmente.

Chi tronca improvvisamente una relazione sicura e gratificante può ritrovarsi a fronteggiare un lutto particolarmente complesso, caratterizzato da un senso di alienazione e da un’inspiegabile urgenza distruttiva. La percezione di essere responsabili della fine di un amore autentico può generare un senso di disorientamento e auto-sabotaggio spingendo il soggetto a interrogarsi sulla propria capacità di costruire legami stabili e appaganti.

In molti casi, il trauma relazionale subito da chi viene lasciato è speculare a quello vissuto da chi abbandona. L’individuo che pone fine alla relazione può sperimentare un profondo senso di sconfitta, in quanto incapace di dare un significato chiaro alla propria decisione. Questo stato di confusione impedisce spesso una separazione elaborata in modo congiunto lasciando entrambi i partner in una condizione di sospensione emotiva.

Il ruolo della psicoterapia nella comprensione delle dinamiche di chi lascia

Nell’ambito della clinica psicodinamica, l’analisi delle motivazioni inconsce che portano alla rottura improvvisa di un legame permette di rintracciare le radici profonde di questo comportamento. Spesso, alla base dell’impulso abbandonico si trovano traumi irrisolti, conflitti affettivi pregressi e modelli di attaccamento disfunzionali che emergono in modo deflagrante nel momento in cui la relazione raggiunge un livello di intimità più profondo.

Le persone che abbandonano una relazione senza apparente spiegazione riferiscono frequentemente in terapia di aver percepito un cambiamento improvviso nei propri sentimenti, come se l’amore fosse svanito all’improvviso. In realtà, dietro questa sensazione di spegnimento emotivo si celano meccanismi inconsci complessi che possono includere la paura della dipendenza affettiva, la difficoltà a sostenere la vulnerabilità nella coppia o il riemergere di antiche ferite legate al rifiuto e all’abbandono.

La psicoterapia rappresenta uno spazio essenziale per riattribuire significato alla separazione, sia per chi subisce la fine del rapporto sia per chi prende la decisione di interromperlo. Attraverso un lavoro di analisi e riflessione, è possibile ricostruire il percorso emotivo che ha portato alla rottura individuando i fattori inconsci che hanno determinato l’allontanamento.

Le fasi di chi lascia, infatti, non si concludono con l’interruzione del rapporto ma proseguono nel tempo, spesso con ripercussioni significative sul piano dell’autostima e della capacità di costruire relazioni future. La mancanza di una spiegazione chiara e coerente alla rottura può generare una persistente insicurezza affettiva portando l’individuo a sviluppare dinamiche di evitamento emotivo, instabilità relazionale o una tendenza a reiterare modelli di distacco improvviso.

Dare senso alla separazione per superarne il trauma

Uno degli elementi più destabilizzanti di una rottura improvvisa è l’assenza di una narrazione coerente che permetta di integrare l’evento all’interno del proprio vissuto psicologico. La mancanza di un significato chiaro può alimentare una sofferenza cronica lasciando sia chi è stato lasciato sia chi ha lasciato in uno stato di incomprensione e frammentazione emotiva.

Comprendere le motivazioni profonde che portano alla fine di un amore è essenziale per prevenire gli effetti a lungo termine di una separazione traumatica. La consapevolezza delle dinamiche individuali e relazionali che hanno condotto alla rottura consente di superare il blocco emotivo e di sviluppare una maggiore capacità di introspezione e crescita personale.

È bene tenere a mente che l’amore non si estingue mai senza una causa. Esso si spegne gradualmente sotto il peso delle difficoltà relazionali, delle paure inconsce e delle ferite non elaborate. Dare voce a queste dinamiche permette di trasformare la fine di una relazione da un’esperienza incomprensibile e destabilizzante in un’opportunità per ricostruire il proprio mondo affettivo con maggiore consapevolezza.

FAQ

Quali sono le principali fasi di chi lascia in una relazione?

Le fasi di chi lascia includono la crescente insoddisfazione, il dubbio, la presa di coscienza della necessità di separarsi, il senso di colpa e, infine, l’elaborazione della decisione.

Quanto tempo durano le fasi di chi lascia prima di una separazione?

La durata delle fasi di chi lascia varia in base alla persona e alla relazione ma può estendersi da settimane a mesi, a seconda del livello di consapevolezza e dei conflitti interiori vissuti.

Perché chi lascia prova senso di colpa dopo la separazione?

Il senso di colpa è una fase comune di chi lascia, perché spesso la decisione viene vissuta come una responsabilità dolorosa nei confronti del partner, soprattutto se la rottura non è stata graduale o condivisa.

 

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