Legame madre-bambino: l’importanza dell’amore materno

Articolo scritto dalla dott.ssa Rossana Ferrara, psicologa clinica

Sono molte le cose che appaiono come ovvie e scontate ma che, in realtà, rivestono un ruolo fondamentale nella nostra crescita ed esistenza. Come evidenziato da diverse ricerche psicologiche e sostenuto da numerose ricerche scientifiche, è di particolare importanza la relazione che il bambino, nei primi anni di vita, instaura con i propri caregivers (persone che si prendono cura del bambino piccolo che possono essere non soltanto i genitori ma tutte le figure di riferimento ed accudimento). Il caregiver funge da base sicura ed ha un ruolo fondamentale nello sviluppo psicologico del bambino nonché nella capacità di regolazione emotiva. Focalizzeremo però la nostra attenzione sulla relazione madre-figlio negli esseri umani e sull’importanza dell’amore materno.

                                                     

L’attaccamento: descrizione e riferimenti teorici

Madre e bambino sono due esseri diversi, corpi diversi, menti diverse, unità diverse ma in costante relazione: la loro interazione è importante e presente fin dai primi istanti di vita del piccolo. Tale interazione influenza notevolmente lo sviluppo cognitivo, emotivo nonché di personalità del bambino, con importanti ripercussioni nel lungo termine. È importante tenere a mente cha anche il neonato riveste un ruolo attivo nel mantenere viva la relazione con la mamma.
Colui che si è occupato maggiormente del legame madre-bambino è stato J. Bowlby che altro non è che il padre fondatore della teoria dell’attaccamento. L’attaccamento di per sé viene ad essere definito come “il legame emotivamente significativo per entrambe le parti della diade e di lunga durata che si instaura tra un bambino e la propria madre sulla base di scambi interattivi reciproci, costituito da un insieme di comportamenti mirati a mantenere la prossimità verso una persona specifica che viene riconosciuta in grado di gestire adeguatamente la situazione in atto” (Bowlby, 1973). Freud descrive la relazione madre-bambino come un’energia fisica o libido che permette al bambino di attaccarsi alla madre che, attraverso la funzione di nutrice, gratifica e soddisfa i suoi bisogni orali. Per Melanie Klein le pulsioni di cui parla Freud sono collegate ad un oggetto ed il primo oggetto con cui il bambino si relaziona è il seno materno; egli può idealizzarlo attribuendogli piacere e amore oppure convertirlo in un oggetto capace di indurre dolore o angoscia: nel primo caso parleremo di “seno buono”, nel secondo caso di “seno cattivo”. Se la madre riesce a soddisfare i bisogni sia fisici che emotivi del bambino, quest’ultimo potrà stabilire con lei dei buoni rapporti orali; in caso contrario, nel momento in cui dovessero predominare le frustrazioni orali, il bambino percepirà il rapporto come negativo.

                                                                   

L’esperimento di Harlow: l’importanza del “calore materno”

Nella diade madre-bambino contano anche molte altre variabili tra cui la vicinanza e il contatto fisico, elementi che permettono al figlio di soddisfare i suoi bisogni primari.
A tal proposito, segnaliamo i diversi studi dell’etologo Konrad Lorenz e dello psicologo Harry Harlow.
Emblematico per il nostro discorso è l’esperimento dello psicologo statunitense che, oltre a verificare e validare la teoria di Bowlby, ha permesso di dimostrare l’importanza dell’amore, soprattutto da più piccoli. Egli si avvalse delle scimmie Rhesus, le più simili agli esseri umani per quel che concerne i comportamenti di attaccamento.
Harlow divise i piccoli di scimmia dalle madri e li pose in gabbie in cui vi aveva posto precedentemente due “madri” surrogate: la prima consisteva in una “mamma di metallo” fatta di fili di ferro su cui era attaccato un biberon per nutrire i cuccioli, la seconda in una “mamma di pezza” morbida e calda ma che al contrario non dava alcun nutrimento. I cuccioli avrebbero ricevuto cibo e contatto corporeo, due elementi importantissimi nel momento dell’allattamento. Harlow analizzò attentamente il loro comportamento. Chi avrebbero prediletto? Chi li nutriva o chi trasmetteva loro calore? Cosa accadde? Le scimmiette cercarono solo nel momento in cui avevano fame la “mamma metallica”, mentre per il resto del tempo rimanevano abbracciati alla tenera “mamma di pezza”. Emerse pertanto che le scimmiette preferivano il contatto corporeo ed affettivo.
Si può comprendere bene quanto sia importante il ruolo della madre al di là del mero soddisfacimento dei bisogni fisiologici e primitivi: l’allattamento materno, oltre che fonte di cibo, rafforza il rapporto tra madre e figlio grazie al contatto fisico. La vicinanza materna dimostra di essere molto utile a superare momenti di stress e a infondere sicurezza al cucciolo, che in presenza della madre riesce ad affrontare in autonomia situazioni nelle quali prova paura. Respirazione, vigilanza, difese immunitarie, socievolezza e senso di sicurezza sono essenziali per un regolare sviluppo psicosessuale del piccolo. Tali contributi sono importantissimi e derivano essenzialmente dal contatto fisico con la madre.



Bibliografia
- Ammaniti M., Dazzi N., Psicologia clinica dello sviluppo, 1999.
- Offredi A, La natura dell’amore, l’esperimento di H. Harlow – I grandi esperimenti di psicologia, State of Mind- Il giornale delle scienze psicologiche, 2016.
- Pallini S., Psicologia dell’attaccamento, Franco Angeli, Milano, 2008.