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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 10 Feb, 2024

Lo shopping compulsivo

Lo shopping compulsivo, altresì denominato oniomania, si manifesta come una condizione psicologica dove l’individuo si sente irresistibilmente spinto ad acquistare beni, spesso inutili oppure oltre le proprie capacità finanziarie. Questa pratica si distacca dal normale senso di appagamento derivante dagli acquisti. Essa evolve in un comportamento ossessivo che induce sentimenti di depressione, colpa, imbarazzo e ansia. Inoltre, lo shopping compulsivo può danneggiare significativamente le relazioni sociali e lavorative.

Dal punto di vista psicoanalitico e psicologico, lo shopping compulsivo si può interpretare come un tentativo di riempire un vuoto emotivo, di compensare carenze affettive o di manifestare ribellione o conferma della propria identità. Questo tipo di “cura” non affronta tuttavia le cause sottostanti ma le occulta temporaneamente generando una dipendenza che può avere effetti negativi sulla salute mentale e la stabilità finanziaria dell’individuo.

Le teorie psicologiche, inclusa l’approccio psicodinamico, indagano le origini profonde di questo disturbo focalizzandosi sui conflitti interiori non risolti, sui traumi pregressi e sui desideri non appagati che possono favorire l’insorgenza dello shopping compulsivo. Questo metodo terapeutico mira a una comprensione più approfondita e all’elaborazione delle problematiche di fondo, con l’obiettivo di assistere la persona nello sviluppo di strategie più efficaci per gestire le proprie emozioni e i propri comportamenti.

Panoramica sullo shopping compulsivo

Lo shopping compulsivo si può considerare come una deviazione psicologica dall’attività normale di acquisto che trasforma un gesto quotidiano e razionale in una condotta disfunzionale e perniciosa. Questa forma di acquisto si differenzia dal normale piacere dello shopping per il suo aspetto compulsivo e ossessivo. A differenza dello shopping convenzionale, che risponde a un bisogno o al desiderio di possedere un determinato articolo, lo shopping compulsivo è guidato da impulsi emotivi profondi e conflittuali  che rendono l’atto dell’acquisto non più una decisione consapevole ma un’urgenza incontrollabile.

In Italia, nonostante le difficoltà nel calcolare precisamente la prevalenza di questo disturbo a causa del rischio di sovra-diagnosi, si valuta che circa il 5,5% della popolazione possa essere affetto da shopping compulsivo. Questo dato evidenzia l’ampia diffusione del fenomeno indicando che una parte significativa degli individui può essere colpita da questa problematica comportamentale.

Inoltre, esiste un ampio gruppo di individui che, pur non essendo classificabili come affetti da shopping compulsivo in senso stretto, manifestano comunque un disagio relativo alle abitudini di acquisto. Queste persone possono trovarsi in situazioni in cui il loro modo di fare acquisti genera preoccupazione o disturbo, senza tuttavia arrivare agli estremi patologici dello shopping compulsivo. Ciò denota la presenza di una “zona grigia” in cui i comportamenti di shopping iniziano a presentare problematicità senza essere completamente classificati come compulsivi.

Cosa passa nella testa di chi soffre di shopping compulsivo?

Nel contesto dello shopping compulsivo, la persona sperimenta un bisogno incontenibile non tanto per il prodotto desiderato quanto per l’esperienza di acquistare in sé. Questo disturbo supera il semplice interesse per lo shopping; individui con shopping compulsivo spesso non esprimono più soddisfazione per l’atto di fare acquisti ma descrivono di sentirsi imprigionati in un circolo vizioso di ansia, disagio e impossibilità di sopprimere l’urgenza di comprare. Chi soffre di shopping compulsivo può raggiungere una situazione di emergenza clinica, talvolta critica, a causa dell’esaurimento delle risorse finanziarie, a prescindere dalla loro disponibilità. Ciò può comportare azioni quali mentire ai propri cari, impiegare fondi accaparrari in maniera discutibile o nascondere gli acquisti effettuati. Spesso lo shopping compulsivo conduce anche a una gravi problematichr a livello sociale, a causa del carattere occulto di tale comportamento.
Nonostante le ripercussioni negative, chi è colpito da shopping compulsivo difficilmente cerca aiuto attivamente. L’entusiasmo e il piacere che anticipano e accompagnano l’esperienza di acquisto rimangono intensi, paragonabili a quelli provati da individui dipendenti da alcool o droghe.
La principale sfida dei percorsi psicologici con pazienti che soffrono di shopping compulsivo consiste nell’identificare un motivo valido per cessare un’attività ancora percepita come piacevole e soddisfacente.
La ricerca accademica collega lo shopping compulsivo a vari disturbi, inclusi depressione, disturbo ossessivo compulsivo, disturbi d’ansia, disturbi alimentari e dipendenza dal gioco d’azzardo, fino alla cleptomania.
Lo shopping compulsivo si estende su un continuum che spazia dalla normalità, dove occasionalmente indulgere in piccoli acquisti è fonte di gioia, alla patologia, che può culminare in gravi conseguenze come bancarotta, rottura affettiva dovuta a debiti e spese eccessive, menzogne e accumulo di oggetti superflui. Tra questi estremi, esistono molteplici gradazioni e variazioni di comportamento, come quelle esperite dalle cosiddette “fashion victim”.

Sintomatologia tipica dello shopping compulsivo

Il funzionamento del cervello umano è predisposto a cercare gratificazioni, classificate in primarie, quali il nutrimento, e secondarie, associate a elementi socio-culturali, tra cui il fenomeno degli acquisti. L’atto di fare shopping, in sé, può rappresentare un mezzo attraverso cui le persone si concedono cura e provano una forma di contentezza: non vi è nulla di intrinsecamente negativo in questo. I problemi sorgono, tuttavia, quando il processo di ricerca di piacere, conforto, e soddisfazione si orienta in maniera eccessiva o sistematica verso l’ambito degli acquisti segnalando una possibile inclinazione verso lo shopping compulsivo. Un indicatore rilevante di tale condizione è rappresentato dalla frequenza degli acquisti effettuati. Lo shopping compulsivo si manifesta anche in circostanze dove, nonostante la mancanza di desiderio o di capacità economica, la persona si trova a compiere acquisti in modo quasi automatico, come se fosse al di fuori della propria volontà conscia. Questa perdita di controllo decisionale nell’atto di acquisto costituisce un segnale d’allarme non trascurabile, rivelatore di un potenziale disturbo di shopping compulsivo.
In aggiunta, lo shopping compulsivo si evidenzia nell’acquisto compulsivo di oggetti a prezzi non sostenibili per le proprie finanze. Ancor più significativo, però, è il peso emotivo che l’acquisto inizia ad assumere nella vita di una persona. Quando l’atto di acquistare diventa centrale nella ricerca di gratificazione, o si avverte una necessità quasi fisica di procedere all’acquisto, diventa cruciale aumentare la consapevolezza e prestare attenzione al pericolo di sviluppare uno shopping compulsivo. In tali frangenti, acquistare non si configura più come un mero atto di piacere o di contentezza occasionale ma si trasforma in un’azione ripetitiva e imprescindibile che suggerisce l’esistenza di una problematica più profonda associata allo shopping compulsivo.

Diffusione e predisposizione a sviluppare condotte di shopping compulsivo

Lo shopping compulsivo affligge soprattutto la popolazione femminile nell’età compresa tra i 20 e i 30 anni rappresentando circa il 95% dei casi di questa patologia. Questi individui spesso riportano un passato di disagio psicologico tra cui ansia, fobie e depressione, evidenziando un legame tra lo shopping compulsivo e altre disfunzioni emotive. Si nota altresì una prevalenza di circostanze stressanti e negative nelle loro esperienze di vita, compresi traumi. Tali condizioni possono favorire l’emergere o l’intensificarsi dello shopping compulsivo, sottolineando una connessione tra difficoltà esistenziali e la ricerca di conforto o compensazione negli acquisti.
Un altro fattore predittivo dello shopping compulsivo è un’anamnesi di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) il quale può incidere sulla gestione delle emozioni e sul comportamento impulsivo, aspetti cruciali nello shopping compulsivo. Tra le caratteristiche di chi manifesta shopping compulsivo si riscontrano bassa autostima e un inferiore livello di istruzione, unitamente a una propensione all’estroversione. Questi elementi possono predisporre allo shopping compulsivo, in quanto individui con scarsa autostima potrebbero ricercare nei beni materiali un senso di affermazione o un modo per mitigare insicurezze.
Un ulteriore tratto distintivo di chi soffre di shopping compulsivo è la limitata propensione all’introspezione sul proprio vissuto interiore, tra pensieri, sentimenti e azioni. Persone che esperiscono le emozioni in maniera superficiale, manifestando una ridotta consapevolezza di sé, tendono a essere più vulnerabili allo shopping compulsivo, utilizzato spesso come strategia per affrontare o eludere stati emotivi negativi.
Infine, diversi studi offrono opinioni divergenti riguardo all’influenza delle relazioni interpersonali e del contesto sociale nello sviluppo dello shopping compulsivo. Se da un lato una solida rete sociale potrebbe attenuare il bisogno di auto-gratificarsi tramite gli acquisti, dall’altro, una vita sociale attiva potrebbe esporre a maggiori rischi di conformismo e desiderio di ostentazione, elementi che possono fomentare lo shopping compulsivo. Pertanto, lo shopping compulsivo può essere interpretato sia come una ricerca di adesione a norme sociali sia come espressione di un tentativo di soddisfare necessità emotive non appagate.

Come capire se si è a rischio di shopping compulsivo?

Il concetto di oniomania (shopping compulsivo) fu introdotto per la prima volta negli ambienti psichiatrici alla fine del diciannovesimo secolo dagli eminenti psichiatri Emil Kraepelin, di origine tedesca, e Eugen Bleuler, di origine svizzera. Essi descrissero per la prima volta i sintomi di questa patologia, che nell’epoca contemporanea viene maggiormente definita con il termine di shopping compulsivo. Nonostante questa sofferenza psichica fu individuata già in tempi relativamente antichi, lo shopping compulsivo non ha ancora ottenuto un riconoscimento ufficiale come categoria diagnostica distinta all’interno del panorama delle classificazioni riconosciute dalla comunità psichiatrica internazionale, in particolare da enti autorevoli come l’American Psychiatric Association.
Nella più recente edizione del DSM-V, che rappresenta il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali di riferimento, lo shopping compulsivo viene inserito all’interno di una classificazione più ampia denominata disposofobia o disturbo da accumulo. Questa categoria include un sottogruppo specifico che si caratterizza per una propensione all’acquisto eccessiva e compulsiva. Questo particolare sottogruppo costituisce circa il 64% dei casi di disposofobia con individui che presentano generalmente sintomi di maggiore gravità, un’insorgenza della patologia a un’età più giovane e un’elevata incidenza di comorbilità, ovvero la simultanea presenza di altri disturbi psicologici quali ansia, depressione e varie forme di dipendenza.
Per quanto riguarda la diagnosi dello shopping compulsivo, sono stati elaborati numerosi strumenti di valutazione, prevalentemente sotto forma di questionari. Un ostacolo notevole all’efficacia di questi strumenti diagnostici è la loro limitata specificità, un parametro statistico che indica la capacità di un test di identificare correttamente coloro che effettivamente presentano il disturbo riducendo al minimo il rischio di falsi positivi. Di conseguenza, si è scoperto che una grande parte degli individui classificati come affetti da shopping compulsivo attraverso questi questionari, secondo le valutazioni più aggiornate, non mostrava realmente tale disturbo, come verificato successivamente attraverso interviste cliniche approfondite condotte da specialisti.
La sfida di definire con precisione e specificità la diagnosi di shopping compulsivo, che include la difficoltà di distinguere tra impulsività, compulsività e tendenza all’accumulo, complica notevolmente il quadro clinico e diagnostico.
La comunità accademica rimane divisa sulla corretta classificazione dello shopping compulsivo dibattendo se sia più appropriato considerarlo un disturbo d’ansia, un problema relativo agli impulsi o una forma specifica di dipendenza. Di conseguenza, vi è una scarsa uniformità di opinioni su quali criteri debbano definire una diagnosi accurata di shopping compulsivo. Tuttavia, alcuni indicatori possono essere utili per valutare il rischio di sviluppare lo shopping compulsivo in un individuo, tra cui la frequenza di acquisti inutilizzati, la propensione a comprare per innalzare il proprio stato d’animo, l’investimento eccessivo di tempo e risorse finanziarie nello shopping e la tendenza a effettuare acquisti impulsivi che successivamente provocano rimorsi.

Caratteristiche cliniche del soggetto che soffre di shopping compulsivo

Lo shopping compulsivo si può manifestare in diverse sfumature: comprendere le varie espressioni di questo fenomeno può aiutare a evidenziare le caratteristiche distintive di ciascuna forma di shopping compulsivo. Le diverse espressioni dello shopping compulsivo possono coesistere nella stessa persona ma trattarle come entità distinte facilita la comprensione delle loro specificità.
La prima categoria comprende gli individui impulsivi nello shopping compulsivo. Gli individui coinvolti si lasciano guidare dall’impulso, partendo con un obiettivo ben definito ma ritornando con oggetti acquistati su un impeto, quali indumenti o complementi, senza valutare la loro effettiva necessità o il prezzo. Frequentemente, provano rimorso per gli acquisti effettuati o non fanno uso degli articoli comprati, poiché non corrispondono a un bisogno o gusto personale autentico.
Un’altra espressione dello shopping compulsivo si trova nei cosiddetti seriali e accumulatori, legati al concetto di disposofobia. In questo caso, lo shopping compulsivo si caratterizza per una compulsività, un senso di obbligo nel ripetere l’acquisto di determinati oggetti che diventa quasi un rituale. Spesso questi individui diventano accumulatori di specifici oggetti come borse, scarpe, orologi o profumi. Gli individui in questione sono riluttanti a disfarsi degli oggetti accumulati, pur non facendone uso, per via di un attaccamento emotivo e per il disagio significativo provato all’idea di doverli eliminare. Più della metà delle persone con una diagnosi di shopping compulsivo presentano anche problemi di accumulo, un aspetto che il DSM-V collega saldamente allo shopping compulsivo.
Gli “emotional buyers” rappresentano invece un’altra sfaccettatura dello shopping compulsivo. Questi individui utilizzano gli acquisti come “ansiolitici”, per calmare emozioni negative come tristezza o rabbia, spesso senza piena consapevolezza delle loro azioni. In alcuni casi, ciò può portare a vere e proprie “abbuffate” di acquisti, poiché l’atto di acquistare è guidato dal bisogno di riempire un vuoto emotivo, superando la semplice necessità di un singolo oggetto.
I “vanitosi”, d’altra parte, sono guidati da un desiderio di apparire speciali attraverso gli acquisti. Questi individui possono lottare internamente per giustificare la necessità di un nuovo acquisto, superando infine le resistenze economiche o morali per soddisfare il desiderio di ottenere l’oggetto ambito. Ciò si differenzia dai cosiddetti “fashion victims”, che sono influenzati dalla pressione consumistica e dalla pubblicità per acquistare gli ultimi modelli alla moda.
Infine, vi sono gli individui che possiamo definire “tossici” dello shopping compulsivo. Per loro, lo shopping perde di significato sociale o emotivo e diventa una sorta di dipendenza, simile a quella dei giocatori d’azzardo. Caratterizzati da aspetti tipici delle dipendenze tradizionali, come il craving, l’astinenza, la perdita di controllo e la tolleranza, questi individui cercano il brivido dell’acquisto aumentando progressivamente la “dose” per ottenere lo stesso effetto. In ciascuna di queste espressioni, lo shopping compulsivo rappresenta un comportamento complesso con implicazioni profonde sul benessere psicologico dell’individuo.

Le dinamiche di acquisto compulsivo

Nel contesto dello shopping compulsivo, si osserva una tendenza a concentrare le spese in categorie specifiche come abiti, scarpe, borse, gioielli e prodotti di bellezza. Questi oggetti, acquistati nel corso di episodi di shopping compulsivo, presentano caratteristiche particolari che li distinguono da acquisti più “pensati” o necessari. Spesso gli articoli acquistati durante episodi di shopping compulsivo non sono realmente necessari o sono oggetti già posseduti dalla persona. In alcuni casi questi articoli non rispecchiano i veri gusti o le preferenze personali dell’acquirente, oppure il loro costo va ben oltre le possibilità economiche dell’individuo.
Un aspetto peculiare dello shopping compulsivo è che gli oggetti acquistati in queste circostanze tendono a perdere il loro fascino o interesse in modo rapido. Non è raro che questi articoli rimangano inutilizzati nelle loro confezioni originali, siano restituiti, nascosti o addirittura regalati ad altri indicando un distacco emotivo e una mancanza di valore reale per l’acquirente. Questa tendenza si manifesta chiaramente con le vendite televisive o su internet le quali costituiscono un contesto particolarmente favorevole per le persone affette da dipendenza dallo shopping, soprattutto per quelle categorie considerate nocive.. In questi casi la facilità di accesso e l’abbondanza di opzioni disponibili online possono alimentare ulteriormente il ciclo dello shopping compulsivo spingendo gli individui a fare acquisti impulsivi che non corrispondono alle loro reali esigenze o desideri.

Come gestire lo shopping e i potenziali eccessi?

Per chi aspira a moderare le proprie abitudini di spesa e mira a limitare l’inclinazione verso comportamenti di acquisto eccessivi, l’adozione di strategie preventive si rivela cruciale.
Questi consigli risultano preziosi sia per chi è già alle prese con comportamenti di acquisto eccessivo sia per chiunque desideri esercitare una maggiore disciplina sulle proprie pratiche di spesa, promuovendo un approccio più riflessivo e consapevole agli acquisti.
Un principio cardine per fronteggiare l’impulso di acquistare senza freni consiste nel limitare l’utilizzo delle carte di credito, specialmente per coloro che si ritrovano spesso a giustificare acquisti superflui. Il ricorso alle carte di credito, infatti, può incoraggiare la tendenza a spendere ben oltre le proprie capacità finanziarie, perpetuando il ciclo dell’acquisto compulsivo.
Evitare lo shopping online rappresenta un ulteriore passo importante nella gestione di tale impulso. La semplicità con cui è possibile accedere agli acquisti online e l’immediatezza con cui gli oggetti vengono offerti possono scatenare reazioni compulsive, in particolar modo in coloro che sono già inclini a comportamenti di dipendenza. La convenienza dello shopping online può alimentare una forma di dipendenza dall’atto di acquistare, accrescendo la sfida nel resistere alle tentazioni di compiere acquisti impulsivi.
Per coloro che si riconoscono nella descrizione di “fashion victims”, risulta fondamentale esercitare cautela di fronte a promozioni ingannevoli, come saldi e sconti importanti. Tali promozioni, sebbene attraenti, spesso conducono a spese sconsiderate che non fanno altro che intensificare le dinamiche dell’acquisto eccessivo.
Impostare un budget dettagliato e stabile funge come tattica essenziale per tenere a bada gli acquisti eccessivi. Definire un limite di spesa preciso contribuisce a frenare gli impulsi di acquisto istantaneo e a gestire le proprie risorse finanziarie con maggiore attenzione. Infine, apprendere a identificare e gestire le proprie emozioni è vitale per evitare che queste ultime si traducano in spinte all’acquisto emotivo. La prevenzione, in questo contesto, assume un valore inestimabile. Riconoscere e elaborare i sentimenti che spingono verso l’acquisto compulsivo può facilitare la ricerca di soddisfazioni alternative, meno legate al consumo, e promuovere un rapporto con gli acquisti più bilanciato e controllato.

Trattamento psicologico: la psicoterapia psicodinamica

Un percorso psicologico o un percorso psicologico online è di vitale importanza per superare una problematica come questa. In tale contesto, la psicoterapia psicodinamica risulta particolarmente efficace nel trattamento di tali disturbi. Ma come funziona la psicoterapia psicodinamica con il paziente che soffre di shopping compulsivo?

La psicoterapia a orientamento psicodinamico per lo shopping compulsivo si basa su principi e concetti sviluppati dalla psicoanalisi e dalle sue evoluzioni. Questo tipo di terapia esplora le dinamiche inconsce e i conflitti interiori che possono portare a comportamenti compulsivi, come lo shopping compulsivo.
Uno dei principi fondamentali della psicoterapia psicodinamica, derivato da Freud, è che l’apparato psichico è composto da tre parti: il conscio, il preconscio e l’inconscio, e in seguito, da un modello di Io, Es e Super-Io.

Le teorie in discussione evidenziano come nel Sé del paziente si crei una lotta interna tra istanze e pulsioni in contrasto tra loro, in particolare quelle radicati nell’inconscio, che puntano ad affiorare alla coscienza ma si trovano frenate da forze avversarie.
Nell’ambito dello shopping compulsivo, l’approccio psicoterapeutico psicodinamico si dedica all’esplorazione delle radici profonde di tale disturbo investigando su aspetti come esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia, desideri non realizzati, questioni legate all’autostima o conflitti interni non risolti. Per esempio, seguendo il pensiero di Lacan, il fenomeno della compulsione all’acquisto può essere interpretato come il tentativo di colmare un vuoto esistenziale derivante da un’identificazione simbolica mancata con la figura paterna. Ciò porta l’individuo a ricercare oggetti che incarnino il desiderio dell’”Altro”, in altre parole, oggetti che lo renderebbero attraente agli occhi altrui.
L’obiettivo della psicoterapia psicodinamica nel trattamento dello shopping compulsivo, è di facilitare la comprensione, da parte dell’individuo, delle dinamiche patogene che alimentano il comportamento compulsivo. Il terapeuta si impegna a costruire un rapporto terapeutico innovativo che sfidi le convinzioni irrazionali del paziente offrendo uno spazio protetto per un’esplorazione approfondita delle sue emozioni e motivazioni inconsce. Pertanto, l’intervento psicoterapeutico psicodinamico non si limita alla semplice mitigazione dei sintomi manifesti ma mira a un’azione terapeutica più complessa che si prefigge di potenziare le capacità personali dell’individuo affrontando direttamente le problematiche psicologiche e emotive che sottendono al disturbo.
Si sottolinea dunque che la terapia farmacologica non dovrebbe essere considerata una soluzione universale ma piuttosto una possibile parte integrante di un piano terapeutico più articolato che dovrebbe includere necessariamente il sostegno della famiglia e un accompagnamento psicologico costante.
L’adozione di pratiche di mindfulness e altre tecniche meditative può rivelarsi un valido supporto nel potenziare l’autocontrollo del paziente arricchendo così il ventaglio di strumenti terapeutici a disposizione per affrontare in maniera integrata lo shopping compulsivo.

 

 

 

 

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