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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 25 Mar, 2024

L’ortoressia: il “sogno” alimentare

L’ortoressia, così come altri disturbi quali la vigoressia, l’anoressia, la bulimia, ecc., si inserisce in un complesso e delicato universo di disagi psichici che prende il nome di “disturbi dell’alimentazione”.
In un contesto mediatico saturato di promesse di regimi dietetici miracolosi e di diete specializzate, si assiste a una crescente idealizzazione dell’alimentazione come veicolo privilegiato per la prevenzione delle malattie e il prolungamento della vita. Questa narrazione conferisce agli alimenti un ruolo quasi terapeutico promuovendo un approccio alla nutrizione che può sfociare, paradossalmente, in comportamenti alimentari problematici.

L’ortoressia, un termine coniato dal dottor Steven Bratman nel 1997, descrive una condizione in cui la preoccupazione per un’alimentazione salutare assume proporzioni eccessive trasformandosi in una vera e propria ossessione. Questa condizione, pur non essendo ancora riconosciuta ufficialmente come una categoria diagnostica a sé stante nel DSM-5, mostra affinità con disturbi quali l’anoressia nervosa e la bulimia, nonché con il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo e il disturbo di dismorfismo corporeo.

L’ortoressia si manifesta attraverso un’attenzione smisurata verso la purezza e la qualità del cibo consumato, spesso con rigidi schemi alimentari che possono avere un impatto significativo sulla salute fisica e psicologica dell’individuo.
L’ossessione per un’alimentazione estremamente controllata e super-focalizzata su diete che escludono categoricamente certi alimenti, sebbene possano apparire come un cammino verso una vita più sana, rappresentano in realtà una fonte potenziale di stress e ansia contribuendo all’emergere dell’ortoressia. La ricerca di un’assoluta perfezione alimentare porta spesso a un isolamento sociale, dato che le rigide regole imposte da sé stessi diventano difficili da mantenere in contesti sociali diversi.

Nel panorama dei disturbi alimentari, emerge anche il concetto di vigoressia, che si riferisce a un’ossessione patologica per l’esercizio fisico e il perfezionismo corporeo, spesso accompagnata da una rigida disciplina alimentare. Sebbene l’ortoressia si concentri primariamente sull’ossessione per la qualità del cibo, entrambi questi disturbi condividono la radice comune di un’estrema insoddisfazione per l’immagine corporea e un’eccessiva preoccupazione per il controllo del proprio aspetto fisico.
L’ortoressia rappresenta un’espressione di un più ampio respiro dei disturbi alimentari che riflette la complessità delle dinamiche psicologiche legate all’alimentazione e all’immagine di sé. La sua crescente rilevanza pone l’accento sulla necessità di un approccio integrato nella comprensione e nel trattamento di questi disturbi che tenga conto non solo degli aspetti alimentari ma anche del benessere psicologico generale dell’individuo.

Che cos’è l’ortoressia?

L’ortoressia rappresenta una problematica complessa e multidimensionale nel panorama dei disturbi alimentari, caratterizzata da una preoccupazione eccessiva e patologica per l’alimentazione considerata “pura” e salutare. Individui che soffrono di questa condizione adottano un approccio estremo verso il concetto di salute idealizzando una dieta impeccabile come mezzo primario per il raggiungimento e il mantenimento di un benessere fisico e mentale ottimale. Questo atteggiamento può evolversi in una vera e propria ossessione, dove la scelta degli alimenti si basa rigidamente sulla loro qualità, composizione e benefici percepiti trascurando spesso l’importanza della varietà e del piacere alimentare.

La dinamica dell’ortoressia si distacca significativamente dai disturbi alimentari più comunemente riconosciuti, come l’anoressia nervosa e la bulimia, per il suo focus principale sulla qualità del cibo piuttosto che sulla quantità consumata. Tuttavia, condivide con essi alcuni tratti psicologici fondamentali, quali un marcato perfezionismo, un’attenzione ossessiva verso l’immagine corporea e una costante necessità di esercitare controllo sul proprio corpo e sulla propria dieta. Questo controllo è perseguito attraverso un rigoroso adempimento a regole auto-imposte riguardo a cosa, come e quando mangiare, spesso derivante da un’intensa ricerca di informazioni su diete ritenute superiori a livello di giusto apporto di nutrienti.

Al cuore dell’ortoressia vi è l’estremizzazione dell’ideale di salute che diventa un fine assoluto e incontestabile, al punto da trascurare altre dimensioni fondamentali della vita e del benessere personale, come il benessere sociale e psicologico. L’adesione rigida a diete estreme può portare a conseguenze negative, inclusa la malnutrizione, l’isolamento sociale e l’ansia legata al cibo e alla dieta. Inoltre, la costante preoccupazione per la “purezza” alimentare può generare un senso di superiorità morale o di elitarismo nutrizionale complicando ulteriormente le interazioni sociali e la propria percezione di sé.
Nonostante l’ortoressia non sia ancora ufficialmente riconosciuta come un disturbo alimentare distinto nei principali manuali diagnostici, la crescente attenzione da parte della comunità medica e psicologica riflette la necessità di comprendere meglio questa condizione, al fine di fornire strategie di intervento e supporto efficaci per coloro che ne sono affetti.
La sfida risiede nell’equilibrare la promozione di un’alimentazione sana e sostenibile con il riconoscimento e il rispetto della diversità alimentare e del diritto individuale al piacere e alla soddisfazione culinaria evitando che l’interesse per la salute si trasformi in un’ossessione dannosa.

Ortoressia e vigoressia

Spesso l’ortoressia viene accostata ad un altro problema legato al rapporto col cibo e col proprio corpo: la vigoressia.
Ortoressia e vigoressia sono entrambi disturbi dell’alimentazione che presentano tuttavia caratteristiche ben distinte.

Come detto, l’ortoressia è un fenomeno che riflette un’ossessione dannosa per un regime alimentare considerato esclusivamente sano. Coloro che ne sono afflitti dedicano un’immensa quantità di energia e tempo alla selezione meticolosa dei cibi basando le loro scelte non solo sui benefici nutrizionali ma anche sul sapore privilegiando gli alimenti che ritengono salutari. Questa fissazione per l’alimentazione “pura” porta a profondi sentimenti di colpa quando si devia dal proprio rigido piano alimentare, oltre a instillare una sensazione di superiorità nei confronti di coloro che non seguono lo stesso regime. Questo disturbo implica un consumo di tempo considerevole per la pianificazione dei pasti e la preparazione dei cibi con tecniche specifiche, così come una riflessione ossessiva su quali alimenti evitare, ad esempio quelli che contengono pesticidi, OGM o sono ritenuti troppo ricchi di zuccheri o sale.
L’ortoressia può innescare un circolo vizioso di sensi di colpa, rabbia, umore depresso, e talvolta la manifestazione fisica di disturbi come indigestione, nausea e vomito. La crescente ansia che segue il mancato rispetto delle regole alimentari prestabilite porta a una maggiore rigidità in queste regole, creando un circolo vizioso. Col passare del tempo, l’inflessibilità nel seguire le regole alimentari porta all’isolamento sociale, poiché eventi sociali che potrebbero presentare cibi “non sani” vengono evitati. L’ortoressia può quindi diventare un rischio per la salute, spesso basato su informazioni non verificate, e causare squilibri nutrizionali significativi che necessitano di intervento medico.
La psicoterapia a indirizzo psicodinamico, così come la terapia cognitivo-comportamentale, supportata da un team di specialisti inclusi psicologi e nutrizionisti, è un approccio efficace nel trattamento di questo disturbo. In questi casi, a seguito dell’importanza di creare una rete di supporto in presenza per il paziente che soffre di questi disturbi alimentari, è sconsigliato intraprendere un percorso psicologico online.

D’altra parte, la vigoressia è caratterizzata da una percezione distorta del proprio corpo, dove individui muscolosamente sviluppati si vedono come poco in forma o flaccidi. Questa continua insoddisfazione corporea persiste nonostante ore di allenamento portando ad una serie di comportamenti rischiosi per la salute e l’isolamento sociale.
Coloro che soffrono di vigoressia valutano gli altri come incapaci di comprendere l’importanza di mantenere una forma fisica ottimale riservando stima solamente per chi condivide o ha superato specifici obiettivi fisici. La volontà di emulare tali standard può portare all’uso di steroidi anabolizzanti e ad un’attenzione ossessiva al tono muscolare, al confronto corporeo e alla composizione dei pasti, con un’enfasi particolare sull’importanza delle proteine. L’impiego regolare di integratori e sostanze, sia legali che illegali, e l’ansia da astinenza dall’allenamento risultano in disagio psicologico significativo.
La psicoterapia a indirizzo psicodinamico e la psicoterapia cognitivo-comportamentale si rivela efficace nel trattare la vigoressia mirando a identificare, controllare e prevenire i comportamenti problematici associati all’ossessione per una condizione fisica percepita come inadeguata.

Cosa vuol dire mangiare in modo sano?

La percezione comune che identifica un’alimentazione sana a un regime alimentare privo di sapore, gioia, e condimenti, è un’interpretazione errata di ciò che realmente significa nutrirsi bene. Al contrario, mangiare in modo salutare implica l’inclusione di una varietà di alimenti che non solo soddisfano il palato ma forniscono anche i nutrienti essenziali per ottimizzare il benessere fisico, mantenere una buona salute e promuovere l’energia vitale. Questo include un equilibrio di proteine, carboidrati, acqua, minerali e vitamine, consumati nelle quantità e proporzioni appropriate per il piacere e il fabbisogno nutrizionale individuale.
Raggiungere tale equilibrio alimentare richiede una comprensione delle proprie esigenze nutrizionali personali riconoscendo che ogni individuo richiede un apporto diversificato di nutrienti. Evitare carenze o eccessi nutrizionali è cruciale per il sostegno ottimale delle funzioni corporee.

Pertanto, per giungere ad una dieta equilibrata che unisca gusto e salute, è essenziale la consulenza di uno specialista. Questo professionista può valutare le specificità e le necessità nutrizionali di ogni persona guidandola verso un regime alimentare che favorisca sia il piacere sensoriale che il nutrimento.
In questo contesto, l’importanza di un approccio equilibrato al cibo si estende alla prevenzione e al trattamento di disturbi alimentari specifici come l’ortoressia, dove l’ossessione per un’alimentazione salutare può portare a restrizioni eccessive che escludono il piacere dall’atto del mangiare. L’ortoressia e la vigoressia rappresentano esempi di come un focus estremo sulla dieta o sull’esercizio fisico possa distorcere il rapporto con il cibo e il proprio corpo. Affrontare questi disturbi richiede un’attenzione particolare al recupero di un equilibrio nutrizionale che rispetti sia le esigenze fisiche che quelle emotive enfatizzando l’importanza di godere della varietà e del piacere che un’alimentazione sana può offrire.

Quali sono le principali caratteristiche dell’ortoressia?

L’ortoressia nervosa emerge come un disturbo alimentare caratterizzato da una profonda ossessione per un’alimentazione considerata pura e di alta qualità, un fenomeno che va ben oltre una semplice preoccupazione per la dieta. Questa condizione si manifesta attraverso un impegno eccessivo nell’assicurarsi che ogni alimento consumato sia estremamente salutare. Questo porta a discostarsi significativamente dalle raccomandazioni per un’alimentazione bilanciata e varia, come suggerito dalla dieta mediterranea.
Le persone che soffrono di ortoressia si impongono regole alimentari estremamente severe che portano a condurre una drastica riduzione della diversità degli alimenti nel loro regime e ad escludere quelli considerati nocivi, come gli alimenti con conservanti o additivi artificiali, persino quando non esistono specifiche necessità mediche come allergie o intolleranze.

Il comportamento di chi soffre di ortoressia include anche una pianificazione meticolosa dei pasti, spesso programmata con giorni di anticipo, e un notevole investimento di tempo, a volte oltre tre o quattro ore giornaliere, dedicato alla selezione accurata degli alimenti da consumare. Questa meticolosità, guidata dall’ossessione per la purezza dei cibi, si estende anche ai metodi di preparazione e cottura, con il rischio di compromettere il sapore e il piacere legato all’esperienza alimentare spingendo così a spese considerevoli per l’acquisto di prodotti di “alta qualità”.

Sul piano psicologico l’ortoressia nervosa comporta un senso di superiorità e una mancanza di tolleranza verso coloro che non aderiscono a simili rigide norme alimentari. Gli individui con ortoressia si distinguono per queste convinzioni estreme che riflettono non solo le loro scelte alimentari ma anche un atteggiamento critico nei confronti degli altri. Questa prospettiva evidenzia la complessità dell’ortoressia e le sue ampie implicazioni sociali: spesso il disturbo trasforma la relazione con il cibo in un campo di tensioni emotive e interpersonali.

Quali sono le principali conseguenze dell’ortoressia?

Nella dinamica della selezione di alimenti focalizzata sull’alta qualità, ciò che può iniziare come un’aspirazione a nutrirsi in modo salubre può rapidamente degenerare in una serie di riflessioni compulsive che sturano la mente. Questa attenzione smodata verso l’uso di cibo percepito come benefico per la salute si evolve in un’azione compulsiva, talvolta al limite dell’ossessione, che minaccia di compromettere seriamente le relazioni sociali. Questa fissazione per la qualità dei cibi porta a una riduzione delle interazioni sociali, poiché le situazioni di convivialità generano ansia per la paura di perdere il controllo sulla dieta. Tale scenario sottolinea il significato di ortoressia come un disturbo che oltrepassa la mera preoccupazione per l’alimentazione salutare trasformandola in una preoccupazione dominante e fonte di potenziale isolamento.

Nell’ambito dell’ortoressia, l’ambiente lavorativo e le relazioni quotidiane possono essere influenzate negativamente lasciando l’individuo in uno stato di disagio costante che può portare all’isolamento. Questa aderenza assolutistica ai propri principi dietetici si scontra con le implicazioni sociali ed emotive derivanti da tali pratiche. L’incapacità di seguire restrizioni auto-imposte può scatenare emozioni negative intense, come senso di colpa e rabbia, che possono evolvere in depressione, spingendo la persona verso una regolamentazione ancora più rigida della dieta. Questo circolo vizioso in cui l’individuo si trova alimenta ulteriormente ansia e vergogna aggravando il profondo impatto dell’ortoressia.

Quando l’individuo riesce ad aderire ai propri criteri alimentari, può percepire un aumento della propria soddisfazione personale e dell’autostima, oltre a una visione più positiva del proprio corpo, sottolineando la natura contraddittoria dell’ortoressia. Eppure, la ricerca ossessiva di una dieta ideale può paradossalmente minare la salute che cerca di promuovere, non solo dal punto di vista emotivo e sociale ma anche fisico. Restrizioni alimentari rigide possono causare malnutrizione e squilibri peggiorando la salute fisica della persona. Così, l’ortoressia rivela la sua ambivalenza, dimostrando come l’intento di raggiungere un ottimo stato di benessere possa, in realtà, diventare una trappola che ostacola il benessere stesso.

Quali sono le cause di ortoressia e vigoressia secondo l’approccio psicodinamico?

Nell’ambito della psicoanalisi, le cause profonde di disturbi come ortoressia e vigoressia possono essere esplorate attraverso l’analisi delle dinamiche intrapsichiche e delle relazioni oggettuali che caratterizzano l’individuo.
Questi disturbi, benché distinti nelle loro manifestazioni – l’ortoressia essendo un’ossessione per un’alimentazione eccessivamente salutare e la vigoressia per un’esagerata attività fisica e perfezionismo corporeo – condividono radici comuni nel profondo tessuto psicologico dell’individuo.

Ortoressia e vigoressia possono essere viste come tentativi di esercitare un controllo eccessivo su aspetti della vita dell’individuo che altrimenti si percepirebbero come incontrollabili. Questo bisogno di controllo può essere interpretato come una difesa contro l’ansia e i sentimenti di impotenza. In questo senso, ortoressia e vigoressia offrono un’illusione di potere e di autoefficacia che canalizza l’attenzione verso obiettivi apparentemente raggiungibili come la perfezione fisica o la purezza alimentare.

Seguendo un approccio psicodinamico, ortoressia e vigoressia possono anche essere intese come espressioni di conflitti interiori non risolti e di traumi passati. Ad esempio, possono rappresentare un tentativo inconscio di soddisfare le aspettative di figure genitoriali interne o di compensare esperienze di rifiuto e di mancata validazione. L’ossessione per il cibo salutare o l’esercizio fisico estremo può quindi diventare un mezzo per ottenere amore, ammirazione o approvazione che si sente di non aver ricevuto sufficientemente durante l’infanzia.

Un’altra prospettiva psicoanalitica considera ortoressia e vigoressia come manifestazioni di una lotta con l’immagine di sé e l’identità. La rigidità dei comportamenti associati a questi disturbi può riflettere un tentativo di mantenere un senso coerente di sé in assenza di una solida struttura dell’io. Il focalizzarsi eccessivamente sul corpo o sull’alimentazione diventa così un’àncora di salvezza in un “mare” di incertezze riguardo al proprio valore e alla propria identità.
In sintesi, secondo la psicoanalisi, le cause profonde di ortoressia e vigoressia risiedono in conflitti psichici interni nella gestione dell’ansia, nei tentativi di controllo e nella ricerca di autostima e identità.
La terapia psicoanalitica, attraverso l’esplorazione del mondo interiore dell’individuo e dei significati inconsci attribuiti ai loro comportamenti, può offrire spunti preziosi per la comprensione e il trattamento di questi disturbi mirando a una maggiore integrazione psichica e a un rapporto più armonioso con il proprio corpo e con il cibo.

Come si cura l’ortoressia?

Le persone che soffrono di ortoressia spesso non riescono a riconoscere la presenza di un disturbo nel loro comportamento mancando di una percezione critica riguardo la propria condizione. Questa mancanza di consapevolezza rappresenta un ostacolo significativo, poiché il riconoscimento del problema è generalmente considerato il punto di partenza essenziale per un impegno attivo nel proprio percorso terapeutico.
La sfida nel trattamento dell’ortoressia ruota intorno al lavoro sulla convinzione di superiorità morale che caratterizza coloro che ne sono colpiti. Essi interpretano le proprie abitudini alimentari non solo come scelte salutari ma come espressioni di purezza interiore rendendo difficile ammettere che tali comportamenti possano rappresentare un problema.
Un intervento precoce, facilitato dalla diagnosi tempestiva, è cruciale nella gestione dell’ortoressia.

Spesso, familiari, insegnanti o amici possono giocare un ruolo chiave nel riconoscimento precoce dei segnali d’allarme, quali perdita di peso non giustificata, ritiro dalle relazioni sociali, o una preoccupazione eccessiva per le pratiche alimentari. Riconoscere questi sintomi consente di avviare tempestivamente un percorso di cura.
L’approccio terapeutico all’ortoressia richiede una collaborazione multidisciplinare che coinvolga professionisti del campo medico, psicologico e nutrizionale. Questo team integrato è fondamentale per monitorare il quadro clinico complessivo, indirizzare le questioni emotive sottostanti e facilitare la reintroduzione graduale degli alimenti precedentemente eliminati dalla dieta, evidenziando i benefici reali che un’alimentazione variata e bilanciata può apportare alla salute generale. Attraverso questo approccio complesso e articolato, è possibile lavorare efficacemente verso il recupero promuovendo una relazione più salutare con il cibo e con il proprio corpo.

Considerazioni finali

Nella società contemporanea perseguire uno stile di vita salutare che ci conduca verso un’ottima condizione di benessere appare come un’impresa ardua. Ci troviamo di fronte a due estremi radicalmente opposti: da una parte, assistiamo all’aumento dell’obesità e delle patologie correlate, dall’altra, osserviamo una crescente adesione a comportamenti ortoressici, dove l’obiettivo diventa un’acquisizione ossessiva della salute attraverso l’alimentazione.
In entrambi i contesti, il significato dell’ortoressia emerge come una problematica chiave: il cibo smette di essere visto come un “alleato” del benessere per trasformarsi in un oggetto di preoccupazione o addirittura di conflitto. Il cibo perde la sua essenza come fonte di nutrimento e piacere diventando piuttosto un “campo di battaglia” tra il desiderio di salute e il rischio di cadere in eccessi dannosi.

Riconoscere il significato dell’ortoressia implica comprendere come, in questo estremo, il cibo venga privato della sua capacità di evocare emozioni, ricordi felici e momenti di condivisione, riducendolo a un mero strumento per raggiungere uno stato di salute percepito come ideale. È imperativo riscoprire il valore positivo dell’alimentazione cercando di riconoscere il cibo non solo come fonte di vita ma anche come catalizzatore di gioia e unità.
Per ripristinare l’equilibrio perduto e mitigare l’impatto dell’ortoressia sulla nostra relazione con il cibo, è essenziale adottare un approccio più maturo ed evoluto all’alimentazione, un approccio che riconosca e valorizzi il potere emotivo e sociale del mangiare insieme.

È importante cercare di allontanarsi dall’idea che il cibo sia un nemico o un confine da superare, per riconsiderare il cibo stesso come una fonte di ispirazione, di benessere e di piacere condiviso. Solo così potremo contrastare l’ortoressia e ristabilire un legame sano e appagante con l’alimentazione, dove il cibo torna a essere un elemento centrale nella costruzione di una vita felice e soddisfacente.

 

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