Quando l’altro è soltanto un “oggetto”: il Disturbo Antisociale di Personalità

Il tema dell’antisocialità e della psicopatia è una questione alquanto delicata e complessa che tocca non soltanto l’area della psicopatologia ma anche quello della criminologia: molto spesso le personalità antisociali entrano in contatto con problemi giudiziari e con la criminalità.
I soggetti con Disturbo Antisociale di Personalità sono probabilmente quelli più studiati e analizzati nell’ambito dei disturbi di personalità. Il paziente antisociale è in grado di mentire, minacciare, aggredire, ingannare, rubare e mettere in pratica qualsiasi atto sconsiderato. L’individuo antisociale viene anche definito “psicopatico” o “sociopatico”: questa terminologia rende l’idea della difficoltà da parte di questi soggetti di adattarsi alle più basilari norme di convivenza con gli altri.
Il termine “antisociale” racchiude un’ampia gamma di pazienti con livelli di gravità differenti. Analizziamo meglio questo disturbo.

                         

                                       

Caratteristiche del Disturbo Antisociale di Personalità

Diverse sono le caratteristiche che possiamo ravvisare in una personalità antisociale. Innanzitutto, possiamo definire il Disturbo Antisociale di Personalità come un quadro generale di violazione e totale mancanza di rispetto per i diritti altrui che affiora a partire dall’età di 15 anni e che presenta diversi sintomi. Di solito il paziente antisociale manifesta una marcata incapacità di adeguarsi alle regole della società attraverso comportamenti passibili di denuncia e arresto. In tali soggetti riscontriamo una forte propensione alla menzogna e a truffare gli altri per ottenere un vantaggio economico oppure per raggiungere una soddisfazione personale. Emergono spesso problematiche di impulsività, irritabilità e aggressività: questi tratti portano a conseguenze nefaste dal punto di vista comportamentale, con relative aggressioni fisiche, risse e scontri. Molto spesso il paziente antisociale fatica tremendamente a mantenere un lavoro, a causa della sua irresponsabilità e della sua difficoltà a ottemperare agli obblighi finanziari. Questo aspetto vale per una buona percentuale di pazienti antisociali ma non per tutti. Alcuni soggetti con una spiccata antisocialità ma con un funzionamento intellettivo elevato riescono eccome a mantenere il proprio lavoro e a costruirsi anzi delle importanti carriere lavorative: sono quelle figure psicopatologiche appartenenti alla cosiddetta “criminalità dei colletti bianchi”, personalità che possiamo trovare in svariati ambiti. Vediamo quali.

                                   

Cosa sta alla base della psicopatia?

Soggetti antisociali di questo tipo riescono ad ottenere grandi risultati con operazioni manipolatorie, spericolate ma al tempo stesso ingegnose e articolate che non tengono conto della moralità o del carattere “truffaldino” di tali azioni. Gli antisociali dei “colletti bianchi” si possono trovare per esempio nell’alta finanza, nelle alte sfere della criminalità organizzata, così come in politica.
Tornando alle caratteristiche fondamentali del funzionamento antisociale, tali soggetti presentano quasi sempre una totale assenza di rimorso. Essi infatti tendono a minimizzare o a razionalizzare situazioni in cui si sono resi protagonisti di aggressioni o atti violenti. Per esempio, un soggetto antisociale che pesta a sangue la moglie, nel momento in cui gli viene chiesta spiegazione di un fatto così grave, può limitarsi a dire di aver avuto “una piccola discussione che poi si è fatta un po’ più accesa”. Alla base di atteggiamenti così sconvolgenti c’è senza dubbio una totale assenza di empatia da parte del paziente psicopatico. Ciò che conta per queste persone non è tanto il legame emotivo che si può instaurare con l’altro, quanto i rapporti di potere che si possono creare. In pratica il soggetto antisociale si chiede: “In che modo posso sfruttare quella persona?” oppure “In che modo può tornarmi utile?”. C’è una profonda difficoltà a immedesimarsi nello stato d’animo altrui. Nel Disturbo Antisociale di Personalità è quasi impossibile immaginare che una persona possa soffrire per le azioni crudeli messe in atto ai suoi danni: se le azioni crudeli in questione sortiscono un risultato e non vengono scoperte da nessuno, questo è ciò che basta al soggetto antisociale.
È abbastanza intuibile che tali individui sono molto difficili da trattare in psicoterapia. È necessario un lungo e faticoso lavoro sulle emozioni e sulla graduale acquisizione di consapevolezza delle conseguenze emotive delle proprie azioni sull’altro: una “missione” alquanto complicata.