Quando la “prigione” diventa il proprio rifugio: la Sindrome della Capanna

Il periodo di “lock-down” a seguito dell’emergenza COVID-19 ha messo tutti noi sotto forte sollecitazione emotiva. Molte persone hanno sviluppato sintomi quali ansia, depressione, stress, cefalea, difficoltà digestive, disturbi del sonno, tachicardia, disturbi intestinali, astenia, disturbi psicosomatici, ecc. Ora l’emergenza Covid sembra essersi attenuata, tuttavia permane un clima di incertezza e precarietà, non soltanto per i futuri sviluppi della diffusione del virus (paura di una seconda ondata della pandemia) ma anche per le conseguenze economiche causate da questa calamità. In tale clima di insicurezza molte persone sono esposte al rischio di manifestare un disturbo psichico legato alla reclusione forzata in casa: la Sindrome della Capanna. In questo articolo approfondiremo le principali caratteristiche e le cause alla base di questa sindrome.

                                          

Sindrome della Capanna: caratteristiche cliniche

La Sindrome della Capanna (che può essere definita anche Sindrome del Prigioniero) è un disturbo psichico ad oggi poco studiato e approfondito dalla comunità scientifica ma che presenta chiare evidenze a seguito di specifiche situazioni che si vengono a creare. Tale sindrome presenta una serie si sintomi di malessere e disagio psicofisico riconducibili al passaggio da una fase di distacco dalla realtà protrattasi per lungo tempo ad una fase in cui si torna a rapportarsi con l’ambiente esterno. Ma quali sono le caratteristiche cliniche principali di questa sindrome? La Sindrome della Capanna consiste in uno stato generale di malessere, tensione nervosa e ansia legata al sol pensiero di uscire di nuovo di casa dopo un lungo periodo di isolamento.
La sindrome della capanna può colpire indistintamente sia le persone che hanno vissuto la condizione di isolamento forzato con disagio e irrequietezza sia coloro che l’hanno affrontata in maniera positiva.
I sintomi di tale sindrome sono molteplici ma i principali sono ansia, tristezza, apatia, perdita di entusiasmo, perdita di prospettive e speranze per il futuro, senso di solitudine e alienazione, perdita di motivazione, apatia, irritazione e disforia. Pertanto, una delle peculiarità della Sindrome della Capanna è la possibilità che coesistano sintomi ansiosi e depressivi insieme ad un senso di straniamento nei confronti del tessuto sociale in cui il soggetto è inserito.

                                       

Sindrome della Capanna ai tempi del COVID-19: come uscirne

Ovviamente questi sintomi possono scemare col passare del tempo e col graduale reinserimento nella società. Tuttavia non sempre si verifica questo scenario: se i sintomi della Sindrone da Capanna si prolungano oltre le tre settimane, il rischio è che tale sindrome si tramuti in un disagio psichico cronico sottoforma di depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, ecc. Per questo motivo è di fondamentale importanza monitorare attentamente l’andamento dei sintomi riconducibili alla Sindrome della Capanna.
Nella condizione di lock-down in cui ci si è trovati a seguito del Covid-19, la casa è venuta a rappresentare un vero e proprio rifugio che protegge dalle minacce provenienti dall’esterno. Paradossalmente le condizioni di lock-down si sono trasformate col tempo in una nuova condizione di normalità.
Molte persone, pertanto, si sono abituate alla nuova quotidianità data dall’ambiente domestico che è diventato il nuovo “mondo” con cui confrontarsi. La casa è diventata un’autentica “comfort zone” che assicura tranquillità e protezione. È naturale che allontanarsi dalla comfort zone generi a questo punto ansia, senso di fragilità e paura.
Come uscire da una condizione sintomatologica che può considerarsi una reazione abbastanza normale all’attuale situazione? Innanzitutto, è di grande utilità anche evitare di acquisire informazioni sul Covid-19 in maniera ossessiva e continuativa: questo cambio di approccio consente di diminuire lo stato di allerta e preoccupazione correlato all’evoluzione del virus.
Nel concreto della vita quotidiana, sarebbe opportuno cominciare a familiarizzarsi con l’ambiente esterno attraverso l’espletamento di piccole commissioni e brevi passeggiate all’aria aperta che possono contribuire ad aumentare la sensazione di fiducia in se stessi e benessere psicofisico.
Infine, praticare dei piccoli esercizi di respirazione nel corso della giornata può aiutare contrastare vissuti di ansia legati all’idea di uscire dalla propria zona di comfort.