Quando la solitudine sembra l’unica “ancora di salvezza”: l’Hikikomori

In questi tempi gravati dal lock-down a seguito dell’emergenza Coronavirus ci siamo confrontati con condizioni di isolamento forzato che hanno portato in molti casi a pesanti ripercussioni a livello relazionale e di benessere psicofisico. Tuttavia esistono realtà psicologiche dove l’isolamento sociale è fortemente ricercato e non genera (apparentemente) nessun tipo di disagio. Questa problematica colpisce principalmente gli adolescenti, anche se col passare del tempo questo fenomeno sta coinvolgendo anche soggetti di età più avanzata. Questa perniciosa forma di disagio psichico va a minare pesantemente le competenze sociali e la qualità della vita: essa prende il nome di Hikikomori. Ma in cosa consiste nello specifico questo disturbo psichico? Scopriamolo.

                        

Caratteristiche cliniche dell’Hikikomori

L’Hikikimori è un disagio psichico che è stato inizialmente riscontrato e studiato in Giappone, coinvolge principalmente gli adolescenti e consiste nel non riuscire più a vivere nella società: le conseguenze sono ritiro sociale e isolamento. Ma questo isolamento sociale ha delle caratteristiche ben specifiche: con l’Hikikomori l’adolescente si rinchiude nella sua stanza rifiutando il contatto con l’ambiente esterno. Questo rifiuto può durare anche anni. In giapponese Hikikomori significa “rannicchiarsi su se stessi”, “isolarsi”. Molti ragazzi, nel corso delle loro crisi adolescenziali, possono manifestare le loro angosce di cambiamento e il loro disagio isolandosi e standosene per un po’di tempo per conto proprio. Ma l’Hikikomori va ben oltre questo tipo di manifestazioni comportamentali: esso è un vero e proprio disturbo psichico in cui il giovane rimane trincerato nella sua stanza e dove porte e finestre sono sbarrate e chiuse a chiave con lo scopo di negare l’accesso all’altro: un accesso sia fisico che emotivo. Solitamente l’accesso alla cameretta è consentito soltanto ad un genitore per portare i pasti. Tale momento rappresenta l’unico diversivo a livello relazionale rispetto al resto della giornata, scandita da videogiochi, social network, internet e musica.
Come noto, nel percorso adolescenziale il giovane si cimenta in una serie di sfide da affrontare: la perdita del corpo di bambino, la perdita del ruolo infantile e la perdita dell’immagine dei genitori come figure esclusivamente accudenti, onnipotenti e onnipresenti (tipico dell’immaginario infantile).

                                                 

Dove si insinua l’Hikikomori: l’angoscia verso l’altro e verso il cambiamento

L’adolescente, pertanto, si ritrova ad elaborare questo cambiamento da una fase infantile ad una fase adulta con non poche difficoltà. Ma questo è anche il “fascino” e la sfida del periodo adolescenziale. Nell’Hikikomori questo percorso elaborativo e di crescita viene totalmente interrotto e negato.
Trincerati nelle loro camerette, gli adolescenti tormentati dall’Hikikomori sono tremendamente spaventati dalla vita che li attende e si “difendono” trascorrendo il tempo con videogames, Internet, social network, musica, ecc. Le nuove tecnologie rappresentano il principale riferimento cui appigliarsi in questo stato di “lock-down” volontario. In un contesto del genere il mondo virtuale prende il posto della vita reale. L’adolescente si ritrova a vivere in una sorta di “alienazione tecnologica” che è l’unica condizione in cui riesce a vivere. L’altro viene visto come un’entità minacciosa da cui ci si può difendere soltanto alzando un “muro” comunicativo e interrompendo qualsiasi forma di dialogo o confronto. Con l’Hikikomori non si ha accesso alla dimensione relazionale, alla dimensione dello “stare insieme” all’altro, perché stare insieme all’altro equivale non solo ad accogliere l’altro ma anche ad essere accolto e questo significa esporsi al rischio di svelare le proprie parti più fragili e oscure di sé.
L’adolescente che soffre di Hikikomori non vuole rinunciare nella maniera più assoluta alla sua dimensione privata: ma in senso assoluto! Per giungere a ciò, rinuncia al suo benessere interpersonale che compensa con una sorta di “benessere virtuale”.
Nel prossimo articolo approfondiremo ulteriori aspetti di questo disagio adolescenziale che sta prendendo sempre più piede.