Sulla strada del cambiamento: l'importanza dell'inconscio

Psicologi e psichiatri si confrontano costantemente con innumerevoli sintomi psichici, psicosomatici e psichiatrici, sindromi, disturbi psichiatrici, disturbi di personalità, ecc.
Quando un paziente si rivolge ad uno psicologo o ad uno psichiatra, solitamente inizia a esporre i suoi problemi descrivendo appunto una serie di sintomi che lo fanno stare male e che vorrebbe rimuovere il più in fretta possibile.
Ma siamo proprio sicuri che una persona che richiede un aiuto psicologico desideri davvero a livello profondo di liberarsi dei suoi penosi sintomi psichici? Non sempre: sembra un paradosso o addirittura un controsenso. Tuttavia non è proprio così, perché spesso sulla strada del cambiamento si frappone un “terzo incomodo”: l’inconscio. 

                                                      

 

Che cos’è l’inconscio?

Sovente i sintomi psicologici, per quanto fastidiosi e frustranti, sono un prezioso segnale che proviene dal profondo del nostro Sé che ci comunica che c’è qualcosa che non va nella nostra vita. Tuttavia non riusciamo a riconoscere cosa ci sia che non vada, in quanto lo abbiamo rimosso. È qui che entra in gioco l’inconscio, un’istanza di cui noi non possiamo riconoscerne i contenuti perché è la parte più profonda del nostro Sé e può essere colta solo attraverso un percorso psicoterapeutico. Detto così, l’inconscio sembra un qualcosa di inquietante e dannoso che ci fa soffrire. In realtà l’inconscio è uno strumento preziosissimo che lavora per noi e che cerca di farci capire le nostre reali e più profonde motivazioni. Ma cerchiamo di approfondire meglio questa istanza: che cos’è l’inconscio?
L’inconscio consiste in tutti quegli elementi psichici che non sono presenti alla coscienza.
Per usare una metafora, l’inconscio può essere visto come il fondo di una caverna. I sintomi, invece, possono essere rappresentati da una sorta di occlusione, come un masso che ostruisce l’accesso al fondo della caverna. Nell’inconscio si sedimentano tutti quei contenuti che non hanno potuto giungere all’inconscio attraverso la rimozione, quel meccanismo che tiene lontano dalla coscienza qualcosa che disturba o che non viene accettato (a tal proposito si veda il mio articolo sulla rimozione https://www.psicologo-online24.it/blog/cause-profonde-dell-ansia-il-meccanismo-della-rimozione).

                                                      

 

Come si manifesta l’inconscio?

Freud nel 1915 individuò due differenti contenuti mentali di natura inconscia: il preconscio e l’inconscio.
Il preconscio consiste in quegli elementi psichici che possono essere agevolmente riportati alla coscienza tramite uno sforzo di attenzione.
L’inconscio, come già detto, è contraddistinto da contenuti mentali che vengono totalmente messi da parte perché ritenuti intollerabili. Sono pertanto difficili da far riaffiorare alla coscienza.
I contenuti dell’inconscio si possono cogliere attraverso alcuni particolari aspetti della vita quotidiana: i sogni, le paraprassie e il comportamento non verbale.
1. I sogni. Perché i sogni ci svelano preziose informazioni sul nostro inconscio? Perché essi, sottoforma di storie “strane” e talvolta bizzarre, celano insoddisfazioni, desideri, pulsioni, spinte al cambiamento che nella vita di tutti i giorni non riconosciamo oppure non abbiamo il coraggio di riconoscere a livello profondo. I sogni, pertanto, se interpretati adeguatamente da uno psicologo, possono aiutare la persona a capire gradualmente cosa vuole dalla vita e quali sono le sue reali aspirazioni.
2. Le paraprassie. Dette anche “atti mancati”, consistono in quei fenomeni che sembrano il frutto di disattenzioni ma che in realtà celano un desiderio inconscio che cerca di affiorare alla coscienza. Esempio, un manager particolarmente stressato e oberato di impegni che smarrisce l’agenda degli appuntamenti potrebbe comunicare inconsciamente che non ne può più di quei ritmi di lavoro asfissianti oppure che sente il bisogno di prendersi una vacanza.
Esempi di paraprassie sono i lapsus, le azioni accidentali, le disattenzioni, le dimenticanze, ecc.
3. Il comportamento non verbale. Questo fenomeno si verifica maggiormente nel rapporto con lo psicologo e consiste nel tipo di relazione che il paziente mette in atto con lui, atteggiamento che riflette specifiche tipologie di relazione che il paziente ha interiorizzato e fatto sue da bambino nei primi rapporti con le figure di riferimento (mamma, papà, familiari).
L’inconscio pertanto, nello svolgimento di un percorso terapeutico, è di un’importanza fondamentale per comprendere le origini dei propri conflitti e rimuovere i sintomi in maniera graduale ma al tempo stesso efficace. Nei percorsi psicologici è importante acquisire la consapevolezza che la strada del cambiamento e della guarigione richiede tempo e pazienza.