Tra mito e psicopatologia: il fenomeno dell'hikikomori

Articolo scritto da Giusy Evelin Licata

Il fenomeno dell’hikikomori ha origine da un antico mito shintoista
C’è infatti un mito shintoista sulla dea del sole Amaterasu.
Dopo lunghi scontri con il fratello, in segno di protesta la dea del sole Amaterasu si rinchiuse in una
caverna isolandosi dal mondo.
A questo punto, oscurità e morte consumarono il Giappone.
Solo con gli sforzi di milioni di altre divinità, Amaterasu fu attirata fuori dalla caverna e il
mondo tornò alla luce e alla salute.
Sebbene la storia di Amaterasu sia leggenda, oggi in
Giappone una dinamica simile è realtà per moltissimi giovani e adulti che si “sigillano” nelle loro
caverne virtuali: la propria stanza. Essi vengono denominati “hikikomori.”


Origine del termine e caratteristiche della sindrome

“Hikikomori” è un termine giapponese che deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru
(ritirarsi).
Il termine hikikomori descrive una particolare sindrome che colpisce giovani e giovanissimi.
Questo termine nasce per definire un fenomeno caratterizzato principalmente da ritiro
sociale (social withdrawal) e una volontaria reclusione dal mondo esterno.
“Stare in disparte, isolarsi” è il significato della parola hikikomori.
Il disturbo, descritto e osservato primariamente in Oriente, ad oggi non è ancora una
diagnosi ufficiale del DSM-5 anche se richiede l’intervento di uno psichiatra o altro
specialista della salute mentale.
Nonostante non esista ancora una definizione ufficiale dell’hikikomori a livello internazionale, il Ministero della Salute giapponese (MHLW) ne dà una precisa descrizione:
“L’Hikikomori è un fenomeno psico-sociologico, una delle sue caratteristiche è il ritiro dalle
attività sociali e il rimanere a casa quasi ogni giorno per più 6 mesi. Ciò si verifica tra bambini, adolescenti e adulti sotto i 30 anni.
Sebbene l’hikikomori sia definito come uno stato non psicotico, è probabile che molti
pazienti con schizofrenia possano “confondersi” in questo gruppo fino a quando non
riceveranno la diagnosi di psicosi.
Sempre il Ministero della Salute giapponese (MHLW) indica alcune
caratteristiche e sintomi specifici di tale sindrome:
-Stile di vita centrato all’interno delle mura domestiche senza alcun accesso a contesti
esterni.
-Nessun interesse verso attività esterne (come frequentare la scuola o avere un lavoro).
-Persistenza del ritiro sociale non inferiore ai sei mesi.
-Nessuna relazione esterna mantenuta con compagni o colleghi di lavoro.
Questa tipologia di sintomi può variare per intensità e
frequenza.

L’ “universo” hikikomori

La vita dei giovani hikikomori si svolge pertanto all’interno della loro casa o camera da letto.
Le uniche interazioni con l’esterno avvengono attraverso internet, attraverso l’utilizzo di chat,
social network e videogame. Gli hikikomori sono caratterizzati dall’evitamento di qualsiasi
tipo di relazione e comunicazione diretta con altri individui.
Come riconoscere un Hikikomori?
In genere gli hikikomori presentano alcune caratteristiche comuni:
-Giovane tra i 14 e i 30 anni
-Estrazione sociale medio-alta
-Di sesso maschile (nel 90% dei casi)
-Storia di abbandono scolastico
-Figlio unico
- Precedenti trattamenti psichiatrici.
-In genere genitori entrambi laureati: spesso uno dei due genitori, in genere il padre, risulta
assente in famiglia e spesso ricopre incarichi dirigenziali.
In base alla diversa intersezione di fattori psicologici, sociali e comportamentali, vi sono tre
differenti tipi di giovani socialmente ritirati:
-Gli ultradipendenti: che crescono in famiglie ultraprotettive in cui non riescono a
raggiungere uno sviluppo psicologico che permetta loro di fidarsi delle persone e di acquisire
autonomia.
-Gli interdipendenti: disfunzionali, che sono il prodotto di dinamiche familiari disadattive
che impediscono ai giovani di imparare le regole sociali di base a casa.
-I controdipendenti: ragazzi che sembrano essere caricati da eccessive aspettative genitoriali e che avvertono notevole pressione nella vita accademica ed educativa o che soffrono di
stress correlato alla carriera lavorativa.
Gli hikikomori presentano in genere un completo e totale isolamento sociale, un rifiuto di rapporti interpersonali non solo esterni ma anche all’interno del
proprio nucleo familiare.
Spesso le interazioni sociali sono nulle anche con i genitori conviventi, le uniche interazioni
sociali con loro si concretizzano nei momenti in cui viene passato il piatto con il pasto
all’interno della stanza da letto.
Spesso gli hikikomori presentano alterazione dei ritmi circadiani. Il disagio psichico può
essere espresso anche attraverso forme di aggressività e scoppi di rabbia.
Inoltre, uno studio recente ha dimostrato come l’hikikomori è associato ad un elevato
rischio di suicidio.
Il fenomeno è stato spesso associato all’internet addiction, ma gli studi mostrano che solo
nel 10% dei casi è stato riscontrato anche questo tipo di dipendenza.
Tra le principali cause dell’hikikomori troviamo:
-Forte disagio all’interno del contesto familiare e sociale.
-Eccessiva interdipendenza fra genitori e figli (lo stile genitoriale iper-protettivo e “soffocante”)
-Forti pressioni psicologiche da parte dei genitori esercitate sui figli.
-Severità del sistema educativo scolastico: il fenomeno dell’hikikomori si sviluppa
solitamente dopo che il giovane ha trascorso un lungo periodo di assenza da scuola.
L’assenteismo scolastico è spesso la prima manifestazione del comportamento di ritiro ed è
spesso un precursore di hikikomori in piena regola (attribuito al 69% dei casi osservati).
-Essere stati vittime di forme gravi di “bullismo scolastico”, una violenza psicologica fatta di
pressioni, derisione e forme di abuso ed esclusione dal gruppo subita da chi non è in grado
di competere all’interno del sistema scolastico, poiché carente di capacità e risorse
comunicative che non lo mettono in grado di interagire in maniera sufficientemente adeguata
e di inserirsi all’interno del gruppo.
-Timidezza, che nella lingua giapponese si traduce con lo stesso termine di vergogna: nel contesto di hikikomori si
esprime in una morbosa paura degli altri.
Da un punto di vista sociologico, invece, si sono indagati soprattutto i fattori legati al
particolare sistema culturale giapponese (basato sul confucianesimo) e all’atteggiamento
di anomia sociale e di rifiuto verso le severe regole morali e sociali su cui si basa la cultura
tradizionale giapponese.
L’ipotesi che ne è scaturita è quindi che questi giovani, pressati dai valori sociali basati
sull’estremo perfezionismo e sulla tendenza a voler sempre primeggiare sia a scuola che al
lavoro, non si sentano all’altezza degli standard loro richiesti e preferiscano quindi
rinchiudersi in casa per evitare di affrontare una realtà quotidiana che avvertono come
opprimente.
Il ragazzo tenderà spontaneamente ad allontanarsi e a rifugiarsi nella propria camera dove è
immune dal sentimento della vergogna, proteggendo loro stessi dal giudizio del mondo esterno.