UNA LENTE DI INGRANDIMENTO SUI GIOVANI E L’EFFETTO PANDEMIA

Articolo scritto dalla dott.ssa Alessandra Morosinotto, psicologa

Molti di voi avranno sentito parlare, nei giorni scorsi, del Bonus Psicologo, strumento d’aiuto inizialmente proposto nella nuova Legge Bilancio, poi evaporato in un nulla di fatto. Era infatti stato pensato di fornire un aiuto economico, da 150 a 1600 euro, in base al proprio reddito, per poter accedere ad un percorso psicologico.
Non è certamente questa la sede, né tantomeno mia intenzione, affrontare un discorso economico e politico ma credo sia importante fare luce sull’attuale situazione psicologica, soprattutto in riferimento alle fasce d’età più giovani.
Riflettendo sulle persone che si rivolgono a me e confrontandomi con i colleghi, è emerso come nell’ultimo periodo le richieste d’aiuto stiano notevolmente aumentando e soprattutto come l’età dei pazienti sia sempre più bassa.
La nostra, purtroppo, non è solo percezione, infatti, i dati pubblicati su JAMA Pediatrics e rilevati dal CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) hanno evidenziato che: 1 adolescente su 4 manifesta sintomi di depressione, 1 adolescente su 5 mostra segni di disturbo d’ansia e le richieste d’aiuto sono aumentate di circa il 40%.

                                                

Un disagio psicologico sempre crescente in adolescenti e giovani

Un altro aspetto che noto sempre più di frequente è la difficoltà a seguire un percorso psicologico con regolarità, a causa della difficoltà economica. È infatti emerso che oltre il 30% dei pazienti, rispetto allo scorso anno, ha dovuto interrompere il percorso perché non poteva permetterselo.
Queste le parole di David Lazzari, Presidente del CNOP: “A chiedere aiuto adesso sono soprattutto gli adolescenti e la fascia 18-35 anni. Riferiscono di ansia, attacchi di panico, tentati suicidi, atti autolesionistici, dipendenze da alcol e droghe ma anche da social e giochi, senso di smarrimento, angoscia”.
Personalmente, e come penso molti altri colleghi, mi ritrovo pienamente in linea con questa rilevazione. Spesso in seduta emergono difficoltà emotive, sbalzi d’umore, irritabilità, strategie di risoluzione dello stress dannose e pericolose, disagi connessi a noia e solitudine, oltre alla paura di investire in relazioni sociali e in attività che implicano la presenza di più persone.
“Una famiglia sempre più debole, una società troppo veloce, una tecnologia troppo invasiva. E pochissimi strumenti emotivi e psicologici per comprendere il mondo che li circonda” (D. Lazzari)
In diversi casi, sono condizioni di sofferenza che erano già riscontrabili prima dell’emergenza sanitaria. La necessità di migliorare il servizio di salute mentale era infatti già nota precedentemente al 2020 e già si riscontravano quadri allarmanti, ma certamente la pandemia non ha fatto altro che amplificare quanto prima veniva gestito individualmente, seppur in modo disfunzionale.

                                                   

Sofferenza psichica nei giovani: che tipo di sofferenza?

Diversi giovani mi raccontano della loro difficoltà ad entrare in relazione con gli altri. Una difficoltà dettata da diverse paure, tra le quali certamente la visione dell’altro come minaccia e possibile fonte di contagio, che ci ha accompagnato in questi ultimi anni.
La pandemia da Covid-19, infatti, ha modificato il modo di relazionarci, la percezione dell’altro e lo spazio di comfort nella relazione. Sono state influenzate le nostre abitudini prossemiche, cioè la gestione dello spazio e del movimento nella comunicazione, e di questo ne hanno risentito tutti i tipi di relazione.
Ad esempio, generalmente nella comunicazione siano soliti coinvolgere tutti i 5 sensi, ma la necessità di mantenere una distanza di sicurezza fisica, ha obbligato a dare maggior spazio ai canali sensoriali dell’udito e della vista (telefonate e videochiamate, smart-working, DAD,…).
Tutto ciò ci ha resi più consapevoli rispetto all’importanza del contatto e della vicinanza fisica per noi esseri umani, ma allo stesso tempo ha generato vere e propri fobie dell’interazione sociale.
Altre problematiche da considerare, nella fascia dei giovani adulti, sono la sensazione di smarrimento e di sentirsi bloccati, la frustrazione, l’imprevedibilità e l’insicurezza della situazione attuale in cui viviamo, con la difficoltà anche solamente di poter immaginare una progettualità futura.
È una situazione nuova per tutti, professionisti compresi, ma certamente possiamo dire che il livello di stress a cui siamo esposti non è mai calato del tutto in questi due anni. Questo ha comportato la necessità psicofisica di iniziare un processo di adattamento alla “nuova normalità”.
È forse qui che riscontriamo la difficoltà maggiore: trovare una nuova modalità di vita pur avendo una resilienza ormai affaticata.
Il messaggio che ci tengo ad inviare è che noi professionisti ci siamo. Si può riuscire a riprendere la propria vita in mano anche in questo contesto. È lecito stare male e soffrire per le tante difficoltà di adattamento e bisogna darsi il permesso di sentire tutto ciò, ma in noi troverete sempre un punto di riferimento a cui rivolgervi e soprattutto qualcuno che crede in voi.
Sono certa che come me, molti colleghi, saranno disponibili a strutturare percorsi psicologici su misura per voi, tenendo conto di tutte le difficoltà ed esigenze.
Non bisogna essere forti sempre e comunque e non ce la si può fare sempre da soli.
Non abbiate paura di chiedere.