Spendibilità terapeutica del ruolo dello psicologo nella psicoterapia online

Nel precedente articolo sull’argomento (I vari usi della comunicazione verbale nella psicoterapia online) abbiamo analizzato il ruolo del linguaggio verbale per paziente e psicologo online all’interno della psicoterapia. È emerso come il linguaggio verbale abbia un peso specifico maggiore in psicoterapia online rispetto alla classica psicoterapia in studio. Questo però non vuol dire che la maggiore incidenza del linguaggio verbale rappresenti una forzatura per lo psicologo online nella sua pratica clinica. Tutt’altro!
Come ho potuto riscontrare nella mia pluriennale esperienza nel servizio di psicologo-online24.it, nel contesto di psicoterapia online linguaggio verbale e linguaggio non verbale si compenetrano e integrano in modalità differenti rispetto alla psicoterapia in studio, ma con risultati terapeutici ugualmente efficaci.

                                             

Linguaggio verbale e relazione tra paziente e psicologo online

La co-costruzione di significato tra paziente e psicologo online mediante l’utilizzo in misura maggiore del linguaggio verbale può sembrare una forzatura ma non lo è affatto.
Col consolidarsi del rapporto terapeutico, questo tipo di approccio diventa parte integrante del percorso tra paziente e psicologo online che utilizza la videochiamata come strumento terapeutico.
Questa forma di psicoterapia può diventare una vera e propria risorsa, soprattutto quando lo psicologo online riesce ad andare oltre la “superficie” della comunicazione verbale e quando è in grado di domandarsi come vengano colti e interpretati dal paziente i segnali del linguaggio e in parte del linguaggio del corpo che può trasparire dalla modalità video (linguaggio ovviamente non paragonabile alla ricchezza del linguaggio del corpo nella psicoterapia in presenza).
È importante tenere a mente che, indipendentemente dal fatto che ci ritroviamo di fronte a psicoterapia in presenza o a psicoterapia online, quello che conta è la relazione che si viene a creare: non si è mai da soli nella comprensione e nell’attribuzione di senso ma si è sempre in due. È sempre la relazione che offre il materiale necessario per capire il nostro interlocutore e per giungere ad un cambiamento dal punto di vista terapeutico. E ciascuno di questi cambiamenti è squisitamente soggettivo, perché ogni paziente fa storia a sé, così come ogni relazione terapeutica fa storia a sé.

                                                

Scelte terapeutiche all’interno del setting online

Pertanto, che il corpo sia presente o meno nel corso della psicoterapia, quello che conta è ciò che viene messo nel campo comunicativo da parte di paziente e psicologo/psicologo online. Gli strumenti di comunicazione e i setting a disposizione definiscono le regole iniziali ma la relazione terapeutica si verrà comunque a creare, una volta definite chiaramente le “regole del gioco”.
Qui iniziamo ad addentrarci in un campo importantissimo che lo psicologo online deve cercare di gestire al meglio nell’ambito della psicoterapia online: le scelte terapeutiche in relazione al setting di cui si dispone.
Ogni setting, in presenza oppure online, presenta delle criticità e delle risorse.
Nel contesto di percorso terapeutico, qualsiasi evento che si presenti durante la seduta online, anche un problema tecnico più o meno serio, può tramutarsi per lo psicologo online in una preziosa opportunità per rendere quell’imprevisto uno spunto terapeutico per lo specifico paziente che si ha di fronte.
Nel proseguo del percorso psicologico e della progressiva comprensione del paziente, sarà sempre più importante per lo psicologo online giocare un ruolo diverso e degli schemi relazionali differenti, così da far vivere al paziente dei nuovi modelli relazionali che si discostano da quelli che ha esperito e talvolta cristallizzato nella sua storia familiare. La psicoterapia online può prestarsi in maniera ottimale a questa funzione nel percorso di crescita del paziente.

                                                       

 

 

I punti di forza della psicoterapia online e l’importanza dello psicologo online

Articolo scritto dalla dott.ssa Giusy Evelin Licata.
La storia mostra come i servizi di terapia online, che fino a qualche tempo fa erano ampiamente sottovalutati e soggetti a giudizi negativi da parte degli scettici, oggi abbiano un’incredibile diffusione e fruibilità nel contesto italiano (mentre in altri paesi del mondo la figura dello psicologo online era già ampiamente affermata). La pandemia ha stravolto la quotidianità di tutti noi e con essa il modo di pensare e di concepire alcune professioni relative alla “talking cure”.
Durante la pandemia, a causa del continuo distanziamento che il lockdown ha imposto, è emersa sempre di più nella sua importanza la figura dello psicologo e, a seguito di queste limitazioni si è delineata in maniera significativa la figura dello psicologo online.

                                               

Caratteristiche principali della psicoterapia online e differenze dalla psicoterapia in studio

Grazie al progresso digitale che ha donato molteplici “sfaccettature” a diverse professioni (anche nel campo della psicologia, del supporto psicologico e delle consulenze psicologiche), la psicoterapia online è diventata un servizio di telemedicina che si è mostrata sotto certi aspetti più vantaggiosa della classica psicoterapia tradizionale.
La relazione terapeutica si svolge attraverso un collegamento internet. Tale relazione è veicolata da pc, tablet o smartphone.
Psicoterapia online e psicoterapia in studio hanno molti punti in comune, uno di questi è la privacy e sicurezza. Anche se l'incontro avviene virtualmente, vi è sempre come primo obiettivo quello di garantire al paziente la totale privacy.
La psicoterapia online richiede comunque alcuni adattamenti legati al setting virtuale dell’incontro.
È inoltre importante essere abili nell’utilizzo delle tecnologie, avere una buona connessione ad internet e avere la disponibilità di un luogo tranquillo e riservato, lontano da occhi e orecchie indiscrete.
La psicoterapia online ha migliorato molti punti deboli della psicologia tradizionale. È sicuramente più accessibile, annulla le distanze geografiche e facilita la fruizione anche a persone con mobilità limitata.
La psicoterapia online inoltre è molto modellabile alle esigenze del nostro cliente: consente orari comodi e flessibili venendo incontro per esempio a chi lavora e ha limitate possibilità negli spostamenti.

                                            

Ulteriori vantaggi della pratica clinica dello psicologo online

La psicoterapia online è utile per le persone con marcata disabilità.
Tale pratica clinica genera inoltre meno ansia da prestazione ad alcune persone particolarmente sensibili a questa problematica ed è quindi più facile da intraprendere per chi ha problemi ad esporsi in modo formale: per alcune persone fare una conversazione via web con uno psicologo online è più facile ed immediato rispetto ad un incontro con uno psicologo in presenza. Permette di superare i pregiudizi: la resistenza legata alla vergogna di chiedere sostegno psicologico spesso blocca la richiesta di aiuto, mentre l’online permette di superare la paura di essere stigmatizzati.
Il supporto psicologico online appare molto più variegato, offre molta scelta: sul web è possibile scegliere lo specialista e il metodo più adatto di assistenza psicologica. Tale specialista qualificato può trovarsi anche in un luogo molto lontano dal paziente. La psicoterapia online evita le possibili criticità della sala d’attesa.
Nella maggior parte dei casi la psicoterapia online è una valida alternativa a quella in presenza, fatte salve alcune condizioni cliniche peculiari per gravità o per tipologia di sintomi.
La psicoterapia online è efficace per molti disturbi tra cui: diverse forme depressive, il disturbo di panico, il disturbo d’ansia sociale e il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo, l’insonnia, disfunzioni sessuali, ecc.

                                              

 

 

 

La relazione di co-dipendenza tra vittima e aggressore

In questo articolo della dottoressa Giusy Evelin Licata approfondiremo una dinamica ahimè molto diffusa in coppie disfunzionali dove l’aggressore, all’interno della coppia, assume atteggiamenti talmente opprimenti e prevaricatori da porre spesso la vittima in condizioni di tremendo pericolo, anche per la propria incolumità fisica: la relazione di co-dipendenza tra vittima e aggrressore.
La relazione tra vittima e aggressore sembra avere le caratteristiche di una relazione di co-dipendenza, dove il partner organizza la sua esistenza in funzione dell'altro: obiettivo dello stare insieme all'altro è salvarlo, anche ove ciò comporti grave sofferenza e implichi comportamenti abusanti o maltrattanti da parte del partner.

                                                

Identificazione proiettiva e contro-identificazione proiettiva

Tale stato di co-dipendenza ha le caratteristiche di un invischiamento relazionale e si regge sui processi inconsci di identificazione proiettiva nello stalker e di contro-identificazione proiettiva nella vittima.
Il riferimento all’identificazione proiettiva riguarda la dimensione immaginaria di una relazione in cui una persona proietta una rappresentazione del Sé o di un oggetto interno su un oggetto esterno esercitando su di esso una pressione tale da fargli assumere le caratteristiche proiettate. In rapporto alla qualità della rappresentazione del Sé (buona o cattiva) proiettata, è possibile distinguere l'identificazione proiettiva normale (che si pone alla base dell'empatia) da quella patologica (spinta da esperienze di onnipotenza e di controllo) che è quella che caratterizza la relazione fra stalker e vittima. In particolare, nello stalker l'identificazione proiettiva è contraddistinta dalla presenza di contenuto ossessivi i quali non hanno la sola funzione di preparazione all'azione ma servono a negare profonde ansie abbandoniche attraverso il controllo dell’oggetto esterno su cui sono stati evacuati oggetti interni cattivi. I contenuti ossessivi garantiscono quindi un contatto con la realtà facilitandone anche la manipolazione. Il sentimento di controllo è parte di una triade che comprende altri due sentimenti: il senso di trionfo e il disprezzo. Il trionfo, alimentato dall’onnipotenza, serve ad annegare vissuti depressivi, mentre il disprezzo rappresenta una difesa contro i sentimenti di invidia, di perdita e di vergogna.

                                               

Le quattro fasi dell’identificazione proiettiva

L'identificazione proiettiva patologica è un processo articolato in fasi e rappresenta quindi ciò che vincola lo stalker nella relazione con la vittima.
La prima fase consiste nell'identificazione, esplorazione e riconoscimento degli aspetti vulnerabili della vittima come processo necessario al dominio e al controllo di quest'ultima. A motivare lo stalker in questa fase è il suo bisogno impellente di negare l'angoscia di separazione e il lutto che ne consegue. Questa angoscia non metabolizzata, che nasce a seguito dei continui rifiuti da parte della vittima alle sue richieste di contatto e di intimità, alimenta nello stalker le sue reazioni violente. Nella fase successiva ritroviamo la proiezione degli oggetti interni cattivi che vengono “evacuati” e buttati addosso alla vittima.
In conseguenza della qualità negativa degli oggetti interni evacuati, lo stalker comincia a sviluppare anche sentimenti di disprezzo che rappresentano una difesa per i sentimenti di invidia, vergogna e perdita.
Si comincia a fare strada un processo di disumanizzazione della vittima: il destinatario di violenza viene costretto a rinunciare ad ogni visione personale e ad avere un’idea propria. Viene inoltre costretto a vivere e agire secondo il sistema di valori e credenze dell’altro.
Si continua poi con la fase della pressione interpersonale, ovvero l'insieme di comportamenti di pressing finalizzati a indurre la vittima a vivere realmente i sentimenti che in lei sono stati proiettati dall’aggressore. Questa è la fase che caratterizza l'identificazione proiettiva in una relazione patologica tra individui che interagiscono tra loro in un legame di reciproca dipendenza disfunzionale.
È necessario quindi che l'altro sia vulnerabile alla manipolazione perché si possa sviluppare un'identificazione proiettiva.
Infine come ultima fase, ritroviamo la reinternalizzazione onnipotente, meccanismo che conferma nello stalker i sentimenti di superiorità e di controllo sulla vittima garantendo anche la negazione dell’ansia di separazione e la dipendenza patologica dalla vittima. In questa fase, la vittima fa proprie le razionalizzazioni e i sentimenti evacuati dall’offender e, in questo modo, lo stalker viene confermato nell'esercizio del controllo e del potere sulla vittima che si trova incapace di reagire nei confronti del suo persecutore, in conseguenza di sentimenti di colpa, inferiorità e vergogna.
In sintesi, le identificazioni proiettive dello stalker sono controllanti e intrusive, ossessive e onnipotenti, caratterizzate da uno pseudo-contatto con la realtà, la cui natura violenta non transitoria agisce innescando contro-identificazione proiettive nella vittima. Il riferimento alla contro-identificazione proiettiva risulta essenziale per comprendere anche le dinamiche relazionali che coinvolgono la vittima.
La relazione fra stalker e vittima si muove infatti sui binari di un disturbo relazionale condiviso, un invischiamento di coppia reso possibile dalle identificazioni proiettive dello stalker e dalle contro-identificazioni proiettive della vittima.
La contro-identificazione proiettiva della vittima si articola in quattro fasi: la prima è la contro-identificazione con le esigenze di dominio dello stalker, nel tentativo di controllare la propria ansia di separazione. Questa prima fase rappresenta il riemergere di timori e paure non metabolizzate. Riemergono quelle angosce infantili, relative al bisogno di autonomia e indipendenza che nascono a seguito di relazioni primarie non sicure.
La seconda fase consiste nel sentimento di vergogna e di inadeguatezza che portano ad uno stato di iper- coinvolgimento passivo e ad una reazione aggressiva inconscia che induce la vittima ad un risentimento e ad un'ostilità impliciti e indiretti.
In questa fase è la vergogna ad assumere un ruolo centrale nell'atteggiamento passivo della vittima. Tale vergogna è provocata dal riproporsi di memorie traumatiche che riguardano nella maggior parte dei casi storie di trascuratezza emotiva vissute nell'ambiente familiare che inibiscono nella vittima l'azione autonoma basata sulla legittimizzazione della sua libertà individuale.
La terza fase è la sottomissione colpevole, in conseguenza dell'assunzione unilaterale della responsabilità di quanto succede nella relazione con lo stalker. In questa fase, strettamente associata al sentimento di vergogna, la vittima si autoconvince di non poter fare altro che assecondare la volontà del suo persecutore, per paura che un qualsiasi tentativo di autonomia possa indurre un inasprimento della violenza agita dallo stalker. L'ultima fase consiste nella reinternalizzazione impotente come modalità inconscia per negare l'ansia di separazione e la dipendenza relazionale patologica dallo stalker: la vittima nega inconsciamente di aver bisogno del coraggio necessario per affermare la propria libertà individuale. Si tratta di un meccanismo di difesa inconscio in cui la vittima si sintonizza con i sentimenti di onnipotenza dello stalker interiorizzandoli allo scopo illusorio di mantenere un controllo passivo sul suo persecutore.
L'individuazione dei due meccanismi dell'identificazione proiettiva e della contro- identificazione proiettiva ci permette di comprendere quelle situazioni di sottomissione e assoggettamento della vittima che si concretizzano anche nell'incapacità di mettere in atto comportamenti di coping adeguati.

                                                 

Lo psicologo online: cosa fa e quali sono le sue funzioni

Psicologo-online24.it è un prezioso servizio di supporto psicologico online e di psicoterapia online che fornisce percorsi psicologici a cifre contenute, in modo tale che questo tipo di aiuto possa essere fruibile anche da persone che non hanno grandi disponibilità dal punto di vista economico.
Come si può leggere dalla homepage del sito di psicologo-online24.it, c’è inoltre l’opportunità di avvalersi di un piccolo “aiuto” gratis: una piccola consulenza psicologica gratuita che si può effettuare online (tramite Skype) oppure mediante una semplice chiamata vocale. Lo scopo principale è quello di iniziare a farsi un’idea del problema psicologico dell’utente e di farsi anche un’idea del professionista con cui si avrà a che fare un eventuale percorso psicologico online.

                                                     

Chi è lo psicologo online?

Ma chi è uno psicologo online? Lo psicologo online è un professionista laureato in psicologia che ha conseguito l’abilitazione per la professione di psicologo tramite Esame di Stato e la relativa iscrizione all’Albo degli Psicologi. Lo psicoterapeuta online, invece, deve aver svolto anche la Scuola di Specializzazione e conseguito la Specializzazione in Psicoterapia: le scuole di specializzazione sono varie, a seconda dell’indirizzo teorico-clinico che viene scelto dal professionista.
In termini di formazione, pertanto, non vi è alcuna difformità rispetto ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta che svolge la sua pratica clinica in studio. Gli psicologi online e gli psicoterapeuti online hanno quindi le stesse competenze degli psicologi e psicoterapeuti in presenza, così come gli stessi percorsi formativi. Oggi, inoltre, la distinzione fra psicologo in studio e psicologo online si è fatta decisamente più sfumata, soprattutto dopo l’emergenza COVID-19 e il relativo lockdown che hanno reso il supporto psicologico online e la psicoterapia online molto più fruibili e necessari. Pertanto sono molti ora gli psicologi in studio che svolgono anche la pratica di psicologi online.
Lo psicologo online è un professionista con tutta una serie di competenze maturate nel campo psicologico che è abilitato alla pratica della professione e che si è concentrato sullo svolgere le sue sedute psicologiche in modalità online.

                                            

Come funziona una seduta con lo psicologo online?

Questo tipo di pratica clinica presenta tutta una serie di risvolti positivi per specifici pazienti che si trovano più a loro agio nell’esporre il proprio disagio psicologico in un contesto più “domestico”, talvolta percepito come più accogliente.
Ma come si effettua una seduta psicologica online o una seduta di psicoterapia online? È molto semplice: le modalità sono simili a quelle che si verificano per una seduta psicologica in studio. Innanzitutto, si fissa un appuntamento. Con psicologo-online24.it, per esempio, sono molteplici i canali con cui poter mettersi in contatto con lo psicologo online: Skype, whatsapp, e-mail, chiamata vocale oppure tramite la chat del sito. Una volta fissato l’appuntamento con lo psicologo online e concordata la piattaforma digitale dove effettuare la videochiamata, ci si collega a internet e si avvia la chiamata.
Per una buona riuscita della seduta psicologica online, sono fondamentali due condizioni: avere una buona connessione internet (preferibilmente tramite un segnale wifi) e una webcam di buona qualità. Se la webcam di cui ci si avvale per effettuare la seduta online è scadente, la qualità dell’immagine lascerà a desiderare, con ripercussioni molto negative sull’andamento della seduta, essendo fondamentale per lo psicologo online analizzare non solo il contenuto verbale che porta il paziente durante il colloquio ma anche la componente non verbale rappresentata dall’espressione del volto e dalla mimica facciale.

                                                               

 

I vari usi della comunicazione verbale nella psicoterapia online

Nell’articolo precedente sull’argomento (Il ruolo del linguaggio del volto e della comunicazione verbale nella psicoterapia online) abbiamo affrontato la differenza nella gestione del linguaggio del corpo nella psicoterapia in studio e nella psicoterapia online. Abbiamo potuto evidenziare come lo psicologo online debba lavorare in maniera un po’ più attiva nella costruzione delle dinamiche relazionali che coinvolgono la comunicazione non verbale. Nella psicoterapia online assume un ruolo molto più importante l’espressione del volto e la mimica facciale. È evidente che in questo tipo di psicoterapia le espressioni del volto rappresentano un canale comunicativo importantissimo che lo psicologo online deve interpretare con attenzione e sensibilità. In questo articolo, oltre ad analizzare ulteriori aspetti del “non verbale” nelle sedute di psicoterapia online, ci soffermeremo anche su punti di forza e di debolezza di un setting non convenzionale come quello della seduta psicologica online.

                                     

La comunicazione verbale in psicoterapia online: una strada più “battuta”

Nella psicoterapia in studio molti contenuti psichici possono essere comunicati in maniera più agevole dal corpo. Nella psicoterapia online lo psicologo online dovrà sopperire a questa mancanza con interventi più incisivi, più “verbali”, per esempio una domanda, una riflessione, un’affermazione rassicurante, in base alla specifica situazione. Perché è più indicato muoversi in questa maniera nella psicoterapia online? Perché in tale contesto l’elemento verbale rappresenta lo strumento principale per veicolare i contenuti psichici e le interpretazioni.
Nella seduta in presenza ci sono delle manifestazioni non verbali che non richiedono di essere spiegate o esplicitate: nella seduta online sì. Lo psicologo online deve necessariamente esplicitare il senso di alcuni gesti o movimenti. Per esempio, se nel corso della seduta avvertiamo un rumore o notiamo un movimento improvviso del paziente, è importante domandare cosa stia succedendo, se vada tutto bene, ecc. Ovviamente questo può essere fatto anche nella seduta in studio ma in tal caso il contesto in presenza e il linguaggio del corpo possono venirci maggiormente in aiuto e non costringerci a esplicitare alcuni aspetti e a chiedere chiarificazioni. Ecco che quindi la parola assume un significato e una valenza diversa per lo psicologo online. Nel contesto di psicoterapia online è inevitabile dare più risalto al linguaggio verbale e all’uso più diretto della parola.

                                           

La co-costruzione di significato nella psicoterapia online

Nella seduta online la parola può sopperire a quelle forme di comunicazione implicita e a quelle consuetudini che si concretizzano tramite il corpo e il linguaggio non verbale, grazie allo spazio fisico condiviso che invece ritroviamo nelle sedute di psicoterapia in studio.
È importante che nel contesto di psicoterapia online paziente e psicologo online interagiscano in maniera significativa dal punto di vista verbale, in quanto le loro “realtà”, i loro setting (distinti e separati) si fondano diventando parte integrante della seduta online e della relazione terapeutica, in una costante co-costruzione della dimensione spaziale e temporale del percorso psicologico.
Questo tipo di approccio alla psicoterapia può sembrare una forzatura, un qualcosa di artificioso. Ma non è così. Con il procedere del percorso e con il graduale consolidamento dell’alleanza terapeutica, lo svolgimento della seduta online diventerà una pratica sempre più fruibile da paziente e terapeuta che insieme “costruiscono” una rete di significati e contenuti con i canali di comunicazione a disposizione. Col passare del tempo questo tipo di approccio (più incentrato sul canale verbale) può diventare una preziosa risorsa, soprattutto nelle fasi del percorso in cui lo psicologo online si interroga su come il paziente possa recepire e leggere i segnali comunicativi della seduta e su come il terapeuta stesso possa trasmetterli.
Che si tratti di una seduta in studio o che si tratti di una seduta online, ciò che deve essere sempre al centro dell’attenzione è la relazione, in un continuo processo di co-costruzione di significato. In tutto ciò può venirci maggiormente in aiuto il linguaggio del corpo o la comunicazione verbale, ma la costruzione e il consolidamento della relazione tra paziente e terapeuta sarà sempre la “stella polare” che ci guiderà nel processo terapeutico, dove si cambierà e crescerà insieme.

                                                                 

Il giudizio degli altri come “gogna sociale”: il disturbo evitante di personalità

Nel precedente articolo sull’argomento (“Vorrei stare con te ma non posso”: il disturbo evitante di personalità)  abbiamo affrontato una “sfida clinica” notevole per lo psicologo e lo psicologo online, quella rappresentata dal Disturbo Evitante di Personalità.
Come abbiamo potuto vedere, il disturbo evitante di personalità è contraddistinto da una serie di vissuti di autosvalutazione e di senso di inadeguatezza che inducono il soggetto ad una marcata sensibilità nei confronti del rifiuto e della non accettazione. La conseguenza di questo approccio da parte del paziente evitante è rappresentata dall’isolamento sociale. Tuttavia, a differenza dell’individuo con funzionamento schizoide che ricerca attivamente la solitudine, il soggetto evitante è desideroso di vicinanza e affetto da parte degli altri, ma la paura del giudizio, dell’insuccesso e del rifiuto hanno la meglio su di lui portandolo inesorabilmente ad un isolamento sociale non desiderato.

                                           

Origini psicodinamiche del disturbo evitante di personalità

Proviamo ad analizzare più a fondo le origini psicodinamiche del funzionamento evitante che porta il paziente con disturbo evitante di personalità a ritirarsi dalla vita sociale e dalle opportunità della vita.
La personalità evitante vive in un perenne stato di ansia anticipatoria con una marcata predisposizione all’autoesclusione e all’autoisolamento. Perché questo? Perché in questo modo il paziente evitante non corre il rischio di ritrovarsi in situazioni di rifiuto o umiliazione. Tuttavia, come emerge spesso dalle psicoterapie e dalle psicoterapie online con questi pazienti, tali fantasie di umiliazione ed esclusione sono alimentate dalla scarsa autostima che portano a vedere ogni contesto socializzante come una potenziale “gogna sociale”. Spesso lo psicologo e lo psicologo online scorgono in queste persone sentimenti intensi di vergogna per timore di fare affermazioni sbagliate o fuori luogo: essi temono di tradire atteggiamenti che denotano ansia, paura e imbarazzo, come se questi vissuti fossero indegni e riprovevoli. Psicologo e psicologo online devono per tanto fare un costante lavoro sull’accettazione delle proprie emozioni e di quelle meno gradevoli per questi pazienti, come paura, ansia e vergogna.
La personalità evitante si pone continuamente in un assetto mentale di inferiorità e inadeguatezza che ha lo scopo di limitare la potenziale ostilità proveniente dall’ambiente esterno.

                                                

La vergogna: esperienza centrale per la personalità evitante

Timidezza ed evitamento sono due tratti peculiari della personalità evitante, tratti che lo difendono dall’imbarazzo e dal senso di umiliazione per il rifiuto e il fallimento.
La vergogna rappresenta poi l’esperienza emotiva cardine del soggetto con disturbo evitante di personalità. Essa è intimamente correlata alla manifestazione di parti importanti di sé. Ciò di cui ha più paura il paziente evitante è rappresentato dalle situazioni in cui è necessario mettere in gioco aspetti di Sé che fanno sentire deboli e fragili. È necessario fare una distinzione tra vergogna e colpa, distinzione preziosa per psicologo e psicologo online al fine di discernere correttamente, in ambito di diagnosi differenziale, la vergogna evitante dalla vergogna narcisistica, così come la colpa depressiva dalla colpa persecutoria e così via: la colpa consiste nel timore di essere puniti per non essersi conformati a delle regole interne, mentre la vergogna è un vissuto legato alla valutazione di se stessi e alla sensazione di non sentirsi all’altezza rispetto a specifici modelli e aspettative.
La personalità evitante avverte i contesti sociali come luoghi da evitare perché possono essere una “vetrina” delle proprie inadeguatezze e criticità. Il soggetto evitante può provare vergogna sotto molteplici aspetti: può sentirsi inadatto fisicamente, deficitario dal punto di vista cognitivo, poco attraente, inconcludente, disordinato, ripugnante, ecc.: come ci si può rapportare serenamente con gli altri se ci si vive così? L’isolamento sociale dell’individuo evitante può essere pertanto visto come uno strenuo tentativo di nascondersi dal sentimento della vergogna. Purtroppo questa “strategia” lo “nasconde” anche dal mondo delle relazioni.


Per ulteriori informazioni su altri argomenti di psicologia, è possibile consultare il blog di psicologo-online24.it. Per fissare invece un appuntamento per una prima consulenza gratuita oppure per un appuntamento con uno psicologo a Torino in studio, è possibile compilare il form o mandare un messaggio dal sito.

                                                

 

Lavorare sulle dinamiche profonde: il ruolo dello psicologo a orientamento psicodinamico

In diversi articoli del blog abbiamo descritto e analizzato la figura professionale dello psicologo e dello psicoterapeuta, così come quella dello psicologo online e dello psicoterapeuta online.
Lo psicologo è quella figura professionale che opera in molteplici aree di intervento, a livello individuale, sociale e di comunità, scolastico, lavorativo, ricorrendo a tecniche che fanno riferimento a modelli teorici e metodologie riconosciute dalla comunità scientifica.
Obiettivo dello psicologo e dello psicologo online è quello di dare significato agli stati emotivi del paziente, aiutarlo a riconoscerli dando loro un nome. Altro obiettivo fondamentale è quello di salvaguardare e promuovere il benessere psicologico a livello individuale, familiare e nei contesti di gruppo.
Ogni psicologo, in base al suo specifico formativo, si specializza in uno specifico approccio teorico- metodologico che lo guiderà nella sua pratica clinica.

                                                  

Concetti cardine della psicologia dinamica

Sono diversi gli orientamenti teorico-metodologici tra cui uno psicologo può scegliere: psicodinamico, sistemico, comportale, cognitivista.
In questo articolo ci soffermeremo sull’approccio psicodinamico e sul modus operandi dello psicologo a orientamento psicodinamico.
Lo psicologo a orientamento psicodinamico fa riferimento a quell’insieme di correnti psicologiche che si focalizzano sui meccanismi psicologici alla base della strutturazione psichica dell’individuo all’interno della quale si manifestano e interagiscono forze psichiche differenti. La psicologia dinamica prende spunto dal modello teorico di “energia”, mutuato dalla fisica e dalla logica lineare.
Nella sua pratica clinica, lo psicologo a orientamento psicodinamico deve avere come principale riferimento teorico-metodologico non soltanto il concetto di forza psichica, ma anche quelli di conflitto, di pulsioni e di meccanismi di difesa, elementi cardine nella strutturazione della personalità di un individuo.
La psicologia dinamica ha come punto fermo la teoria psicoanalitica che ipotizza la strutturazione del Sé in tre istanze: l’Io, l’Es e il Super-Io. A partire dai “rapporti di forza” e dalla maggiore o minore strutturazione di queste istanze del sé, si manifesteranno differenti tratti di personalità, differenti sintomi e differenti manifestazioni psicopatologiche. È importante che lo psicologo e lo psicologo online a orientamento psicodinamico abbiano ben chiaro questo concetto teorico. Tale concetto guiderà il professionista nell’impostazione dell’inquadramento psicodiagnostico e del percorso psicoterapeutico.

                                                  

Altri concetti fondamentali per lo psicologo a orientamento psicodinamico

Un altro elemento fondamentale della psicologia dinamica è rappresentato dal concepire lo sviluppo psicologico e psicosessuale dell’individuo come un processo che si articola in fasi evolutive, dove la libido si concentra in differenti aree anatomo-funzionali. Lo sviluppo psicosessuale dell’individuo si snoderà nelle primissime fasi di vita. Nei primi 5-6 anni di vita si articoleranno le tappe dello sviluppo psicosessuale del bambino: 1) fase orale, dove le principali fonti di gratificazione del bambino si concentreranno nell’area della bocca (la suzione sarà un’attività fondamentale in questa fase di sviluppo del bambino); 2) fase anale, fase dove con l’inizio del controllo dello sfintere anale, il bambino inizierà a sperimentare le prime sensazioni e i primi vissuti legati al controllo; 3) fase fallica, fase dello sviluppo psicosessuale dove l'energia libidica si concentra nell’area genitale che diventa un nuovo campo di scoperta e di attivazione libidica per il bambino, fase che poi porterà all’elaborazione successiva del cosiddetto “complesso d’Edipo”. Questi sono concetti fondamentali nel corpus teorico della psicologia psicodinamica che lo psicologo a orientamento psicodinamico deve conoscere bene e analizzare attentamente in un percorso psicologico. Infatti, a seconda di come si evolveranno le diverse fasi dello sviluppo psicosessuale, avremo una differente strutturazione della personalità del soggetto che potrà delinearsi in una area normo-nevrotica, borderline o psicotica.
Per ulteriori approfondimenti su altri concetti di psicologia o psicopatologia, è possibile consultare il blog di psicologo-online24.it. Per prenotare invece una consulenza psicologica gratuita di 20 minuti oppure per fissare un appuntamento in studio con uno psicologo a Torino, basta consultare i canali di comunicazione nella relativa sezione del sito psicologo-online24.it.

                                                       

Un meccanismo difensivo che tutti noi usiamo: il dinego

In questo articolo approfondiremo un meccanismo di difesa che tutti noi utilizziamo in maniera più o meno significativa e che ci aiuta a muoverci nel mondo e a rispondere efficacemente alle varie sollecitazioni provenienti dall’ambiente esterno: il diniego. I meccanismi difensivi del diniego emergono molto spesso nel rapporto tra paziente e psicologo o psicologo online. È di fondamentale importanza per lo psicologo online cogliere le cause profonde che portano il paziente a denegare aspetti della propria vita passata che vengono avvertiti come troppo dolosi da accettare e mentalizzare.
Concentriamoci preliminarmente sull’accezione generale del fenomeno del diniego e sulla sua funzione principale.

                                              

Il dinego nella vita quotidiana

È importante tenere in considerazione il fatto che non soltanto in psicoterapia si assiste ai fenomeni di diniego. Non solo lo psicologo fa i conti con questo fenomeno. Tutti noi ci confrontiamo con questo meccanismo difensivo, e lo facciamo quotidianamente.
Spesso dal mondo e dall’ambiente circostante ci arrivano informazioni e contenuti troppo sgradevoli, minacciosi o pesanti per essere assimilati e accettati completamente. Cosa fa allora il nostro apparato psichico? Rimuove, nega o re-interpreta tali informazioni per garantire sul lungo periodo la nostra “sopravvivenza psichica”. In alternativa, esso può analizzare e “archiviare” tali informazioni negative ma il loro significato emotivo viene depotenziato o addirittura annullato, così da renderle delle informazioni relativamente innocue.
Un esempio legato alla quotidianità può venirci in aiuto per comprendere meglio quanto utilizziamo massicciamente questo meccanismo di difesa: molto spesso dalla TV o da internet arrivano notizie o immagini di immani sofferenze (guerre, malattie, stragi, fame nel mondo, ecc.). Di fronte a tali immagini molto spesso operiamo un diniego, cioè ce le facciamo “scorrere addosso” per non farci travolgere emotivamente da tutto ciò. In alternativa, operiamo un depotenziamento della portata emotiva della notizia sgradevole così da proseguire serenamente la nostra giornata. Talvolta decidiamo in maniera abbastanza consapevole di mettere da parte queste informazioni ma sovente non siamo così consapevoli di quanto neghiamo ciò che succede intorno a noi.

                                             

Caratteristiche del diniego

Altre volte ancora assimiliamo in maniera completa le informazioni che ci arrivano ma di fronte ad esse ci sentiamo inconcludenti, passivi e impotenti: anche questa è una forma di diniego.
Ma che cos’è di per sé il diniego? Il diniego può essere considerato un affermare agli altri o a se stessi che qualcosa non è successo oppure che non è vero o non esiste.
Nell’ambito della psicologia dinamica, il diniego viene definito come un meccanismo di difesa inconscio atto a fronteggiare in maniera accettabile vissuti quali colpa, ansia, rabbia, paura: vissuti legati ad aspetti inaccettabili della nostra vita o della realtà esterna. Per natura la mente allontana contenuti psichici, eventi intollerabili o non pensabili: e lo fa per proteggerci. In tali contesti l’inconscio alza delle vere e proprie barriere che non consentono al pensiero di giungere alla conoscenza consapevole. In questo modo, ricordi, pensieri, emozioni, desideri e sentimenti inaccettabili finiscono nei “meandri” della mente diventando pressocché inaccessibili.
Nei contesti “sani” il diniego è una difesa psichica di vitale importanza che ci consente di avvertire la vita come meno sgradevole sotto molteplici punti di vista o di non farci travolgere dal pessimismo e dalle avversità della vita.
In contesti più problematici il dinego crea invece problemi personali e relazionali che possono portare a conseguenze anche gravi sulla qualità della vita: per esempio, negare le condotte violente del proprio partner rappresenta uno strenuo tentativo messo in atto dal meccanismo del diniego per non riconoscere l’inadeguatezza della persona che si ha al proprio fianco.
Le manifestazioni più gravi del meccanismo del diniego portano a problematiche di maniacalità, disturbo che affronteremo in un altro articolo sull’argomento.Per ulteriori informazioni sull’argomento, potete contattare il dottor Davide Caricchi, psicologo online e psicologo a Torino.
Per fissare invece un appuntamento per un colloquio psicologico in studio a Torino, è possibile contattarlo compilando il form di psicologo-online24.it.

                                                     

 

 

Il ruolo del linguaggio del volto e della comunicazione verbale nella psicoterapia online

Nei precedenti articoli sull’argomento abbiamo analizzato molteplici aspetti e sfaccettature della preziosa pratica clinica della psicoterapia online. Abbiamo considerato le differenze nella gestione del corpo in psicoterapia online e in studio e il differente ruolo che assumono lo psicologo e lo psicologo online (La gestione del corpo nella psicoterapia online).
Abbiamo altresì analizzato quanto sia importante e delicato per lo psicologo online, così come per il paziente, la gestione dello spazio all’interno della seduta online tenendo presente che quello che più conta non è tanto lo spazio fisico che si stabilisce paziente e psicologo, quanto piuttosto lo spazio mentale che si viene a creare (L’importanza della relazione e della gestione dello spazio in seduta per lo psicologo online).
In questo articolo esamineremo altri elementi legati al ruolo dello spazio in psicoterapia online e il ruolo del linguaggio verbale.

                                               

Il “gioco” della psicoterapia in presenza e online

Abbiamo potuto vedere come in psicoterapia lo spazio fisico assuma un ruolo importante che tuttavia va gestito in maniera differente dallo psicologo, a seconda che la seduta sia online o in presenza.
La psicoterapia, così come l’analisi, può essere considerata un “gioco”. In tale gioco lo psicologo cerca di capire in che modo il paziente dà senso al proprio mondo interno: a partire da questo gioco si cercano strade che conducano ad una trasformazione funzionale al benessere del paziente e all’autoconsapevolezza dei propri tratti di personalità.
Nel percorso psicoterapeutico, psicologo e paziente si “avventurano” in un “viaggio” di cambiamento reciproco dove ci si trasforma a vicenda, ovviamente in forme e modalità differenti. Alla luce di queste considerazioni, ciò che si condivide all’interno della seduta non è il semplice spazio fisico bensì l’opportunità di “giocare” parti importanti del proprio mondo interno e identificatorio e di far riaffiorare dinamiche familiari del passato da scoprire e rendere coscienti. Ecco che allo stesso modo della seduta in presenza, la seduta online può creare le condizioni ottimali affinchè questo gioco si possa realizzare con profitto: ciò che conta è che le regole del “gioco” tra psicologo online e paziente siano chiare e condivise e che col passare del tempo tra i due si costruisca e si consolidi un’adeguata alleanza terapeutica.

                                                       

Mimica facciale e comunicazione: una nuova “sfida” per lo psicologo online

Analizziamo ora un altro aspetto molto importante e delicato nell’ambito della psicoterapia online: la comunicazione verbale e la mimica facciale ad essa legata. Come già accennato in diversi articoli sull’argomento, due criticità che caratterizzano la psicoterapia online sono l’assenza fisica e la perdita di tutta una serie di aspetti riconducibili al linguaggio non verbale.
Nelle terapie in presenza psicologo e pazienti sono continuamente coinvolti nel flusso delle dinamiche relazionali, flusso che include la comunicazione non verbale e il linguaggio del corpo. Nella psicoterapia online invece questo flusso va costruito insieme in maniera più attiva da parte del paziente e dello psicologo online. Il terapeuta dovrà prestare molta più attenzione alle sue espressioni del viso (che nella psicoterapia online è sempre in primo piano) a al linguaggio verbale. Egli dovrà inoltre interrogarsi sull’impatto che avranno questi due fattori sul paziente e su come quest’ultimo li interpreterà.
Le espressioni del volto, così come lo sguardo, rappresentano un elemento di interpretazione fondamentale per lo psicologo online. Allo stesso modo la mimica facciale e le comunicazioni verbali dello psicologo online assumono una rilevanza tutta particolare nel contesto di psicoterapia online.
Le espressioni facciali divengono pertanto il più importante canale di comunicazione non verbale nella seduta online: esse devono sopperire alla mancanza di informazioni provenienti dal resto del corpo.
In un contesto del genere, la comunicazione verbale dovrà inevitabilmente essere più incisiva, più diretta e intensa, essendo mancanti alcune importanti componenti del linguaggio del corpo.
Le espressioni facciali e lo sguardo diventano infatti i canali principali della comunicazione non-verbale controbilanciando la mancanza di incisività del resto del corpo. La comunicazione verbale può qui diventare più consistente, più frequente, diretta ed esplicita.
Nel prossimo articolo sull’argomento approfondiremo ulteriori aspetti legati a tali dinamiche in psicoterapia online.

Per prenotare una seduta di psicoterapia online o in studio con uno psicologo a Torino, è possibile contattare il dottor Caricchi ai riferimenti che trovate all’interno del sito psicologo-online24.it.

                                             

 

La delicata fase della psicodiagnosi: approfondimenti

Nel precedente articolo sull’argomento (L’inizio del “cammino” intrapreso con lo psicologo: la valutazione psicodiagnostica) abbiamo iniziato ad inquadrare la prima importantissima fase di un percorso psicoterapeutico: la psicodiagnosi. La psicodiagnosi è quel processo di conoscenza iniziale che ci permette di fare una sorta di “foto” del funzionamento psichico del paziente. Ma come tutte le foto, la psicodiagnosi rappresenta un “frammento”, un’immagine parziale e ancora incompleta ma pur sempre una prima immagine, una prima rappresentazione di come funziona il mondo interno il paziente.
Pertanto, la psicodiagnosi costituisce una tappa fondamentale del lavoro dello psicologo e dello psicologo online. Lo psicologo deve avere ben presente che soltanto con una buona psicodiagnosi è possibile lavorare sulla costruzione di una solida alleanza terapeutica e intraprendere un buon percorso psicologico.

                                                                  

Psicodiagnosi e “libertà”

Ma come si imposta un percorso psicodiagnostico? Come accennato nell’articolo precedente, lo si può impostare secondo un modello medico/descrittivo oppure secondo un modello psicodinamico che lascia maggiore libertà di espressione al paziente. In questo lavoro concentreremo la nostra attenzione sul modello di psicodiagnosi psicodinamico.
È fondamentale che nei primi colloqui, dove non ci si conosce ancora e dove il paziente può trovarsi in imbarazzo nel parlare di sé, lo psicologo crei un clima accogliente e sereno in cui il paziente a poco a poco possa sentirsi libero di presentarsi e di portare i primi contributi su di sé. Le prime cose che il paziente dice sono un primo importantissimo “biglietto da visita” che il paziente presenta allo psicologo e allo psicologo online. Per cogliere al meglio i contributi più significativi dalle prime affermazioni del paziente, è necessario che il terapeuta diventi un partecipante attivo nella relazione cercando di immedesimarsi in maniera accogliente ed empatica con la condizione e lo stato d’animo del paziente.
Nel colloquio psicodiagnostico a indirizzo psicodinamico è fondamentale la dimensione della “libertà”. Non è un caso che abbia messo la parola “libertà” tra virgolette, in quanto molto spesso il sentirsi liberi di parlare di quello che si vuole può bloccare, paralizzare. Molto spesso il paziente non è affatto libero di parlare liberamente di sé, perché inibito oppure perché irrigidito a causa della sua struttura di personalità oppure ancora perché è talmente “intrappolato” in schemi comunicativi o automatismi di pensiero che pensare e riflettere in maniera libera su se stessi è un qualcosa di sconosciuto o disorientante.

                                              

L’importanza del “cosa” e del “come” nei colloqui psicodiangostici

In concreto, i primi commenti dello psicologo online dovrebbero favorire e incoraggiare le libere verbalizzazioni del paziente volte a soffermarsi su se stessi, sulle proprie emozioni e sul motivo che ha spinto la persona a rivolgersi ad uno psicologo.
Nel colloquio psicodiagnostico è importante raccogliere i dati anamnestici (relativi alla storia di vita) del paziente, così come informazioni relative al suo stato mentale (capire se il paziente è orientato nel tempo e nello spazio) ma è altresì importante soffermarsi sulle associazioni mentali prodotte dal paziente mentre parla, seguire il “filo” dei suoi nessi associativi inconsci. Tali nessi possono sembrare puramente casuali ma molto spesso non lo sono: quando si è liberi di parlare, l’ordine dei pensieri, dei ricordi e dei contenuti psicologici che riportiamo non è mai casuale!
Nella conduzione dei primi colloqui psicodiagnostici lo psicologo e lo psicologo online devono soffermarsi non soltanto su cosa dice il paziente ma anche (e soprattutto) su come lo dice. È pertanto di vitale importanza analizzare non solo il contenuto delle preoccupazioni e delle idee che verbalizza il paziente ma anche in quale specifico momento della seduta lo esprime, capire in relazione a che cosa egli riporta questi specifici contenuti. Tali contenuti spesso ci informano in maniera eloquente del disagio psicologico e psicosomatico del paziente: il linguaggio del corpo ci fornisce informazioni preziosissime sul funzionamento psichico del paziente, soprattutto nelle fasi iniziali del percorso psicologico.
Nei prossimi articoli sull’argomento analizzeremo le diverse strutture di personalità che si possono individuare nella fase di inquadramento psicodiagnostico, struttura a partire dalla quale lo psicologo imposterà il percorso psicologico più indicato.
È possibile prenotare una seduta di valutazione psicodiagnostica con il dottor Caricchi, psicologo a Torino, in modalità online o presso il suo studio a Torino.

                                                          

LA MINDFULNESS COME TERAPIA PER ANSIA E DEPRESSIONE

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L’autore: Simone Gatto è musicoterapeuta certificato, docente di Musicoterapia e Istruttore di Mindfulness presso l’Istituto Nazionale di Arti Terapie - Artedo.

MINDFULNESS E ANSIA: CHE COS’È L’ANSIA?  L’ansia è definita come una reazione istintiva di difesa, un allarme proprio dell’istinto di conservazione, ma anche come uno stato di tensione emotiva cui spesso si accompagnano sintomi fisici.
Le persone che vivono in uno stato ansioso tendenzialmente costante, sono immerse nelle preoccupazioni sproporzionate e incongrue in diversi ambiti di vita. Chi soffre di disturbo d’ansia tende a essere infatti costantemente in allerta, a preoccuparsi in modo eccessivo per qualsiasi cosa, evidenziando nel tempo una riduzione significativa della qualità di vita. Rispetto ad altre condizioni psichiatriche come la fobia sociale o gli attacchi di panico, che sono spesso riconducibili a preoccupazioni specifiche e circoscritte, nell’ansia generalizzata le preoccupazioni non riguardano un tema specifico, ma sono estese ai diversi ambiti della vita della persona.
I sintomi tipici sono:
• irrequietezza o tensione psichica costante
• sensazione di svuotamento e fatica cronica
• fatica nella concentrazione con conseguente riduzione della memoria
• facile nervosismo e irritabilità
• tensione muscolare cronica che può concentrarsi negli arti, nei muscoli del collo, della schiena e generare dolore
• difficoltà nell’addormentamento e nel mantenimento del sonno, oppure sonno agitato e non ristoratore.
Molte persone mi chiedono: quando l’ansia fa male al cuore? La risposta banale è quando per un lungo periodo di tempo ci si avvelena costantemente con i propri pensieri negativi che generano una spirale discendente di effetti negativi nel corpo.

                                                 

MINDFULNESS E RUMINAZIONE: CHE COS’È LA DEPRESSIONE?

La depressione si può manifestare in diverse forme (come per esempio quella bipolare o la distimia, una forma depressiva cronica lieve), nelle quali fattori biologici, psicologici e sociali intervengono in modo differente.
In generale il disturbo depressivo non è conseguenza di un evento specifico, ma deriva dalla sua interazione con una vulnerabilità individuale. La depressione non va confusa con la tristezza o la demoralizzazione che tutti sperimentiamo in situazioni occasionali e di breve durata, come può capitare con altri stati d’animo come l’ansia, la felicità o la paura. La depressione è una malattia vera e propria in cui si modifica il modo di percepire se stessi e il mondo circostante. I soggetti depressi perdono il piacere dell’esistenza, perdono interesse e spinta vitale, hanno l’umore a terra tutto il giorno, tutti i giorni, non sanno come andare avanti e hanno pensieri di morte. Al malessere generale, si accompagnano tanti altri disturbi: si va dalla perdita dell’appetito e quindi di peso, senza essersi messi a dieta, al suo significativo aumento; dall’insonnia all’ipersonnia; dall’agitazione al rallentamento fisico e mentale.

Quando ansia e depressione si sovrappongono e coesistono si parla di ansia depressiva che si caratterizza, appunto, per una combinazione di sintomi ansiosi e depressivi. I principali sono difficoltà di concentrazione, senso di “testa vuota”, sensazione di affaticamento o scarsa energia, ipervigilanza, preoccupazione, facilità al pianto, tendenza a previsioni negative per il futuro, disperazione, scarsa autostima o sentimenti di disprezzo per se stessi.
Questi sintomi sono accompagnati anche da disturbi fisici più o meno rilevanti, tra cui disturbi gastrointestinali, dolore muscolo-scheletrico, secchezza della fauci, tachicardia, tremori, vertigini e disturbi del sonno.
Questa sintomatologia causa un disagio notevole, con il rischio di compromettere in modo più o meno significativo la vita sociale, familiare, lavorativa ecc. La mancanza di voglia di svolgere qualsiasi attività, la tristezza e la bassa autostima, infatti, rendono difficili non solo le attività professionali, ma possono mettere a dura prova anche le relazioni con gli altri e nei più giovani il rendimento a scuola. Questa patologia, inoltre, può causare ulteriori conseguenze, come per esempio l'abuso di sostanze.

TERAPIA MINDFULNESS : COS’È E COME AIUTA CHI SOFFRE DI ANSIA E DEPRESSIONE

Il termine Mindfulness è una traduzione di un termine antico in lingua pali “sati” che significa appunto consapevolezza, attenzione, attenzione sollecita. Questo termine è caratterizzato da una sfumatura relativa al ricordo, al ricordare, alla memoria, al ricordarsi di tornare costantemente all’osservazione diretta dell’esperienza quando ci si accorge di averla perduta.
La Mindfulness deriva direttamente dalle pratiche meditative orientali e solitamente la si contrappone alla riflessione concettuale di stampo filosofico in quanto non focalizzata sull’elaborazione di nuove e importanti idee. E’ infatti centrale nella Mindfulness riconoscere e prendere confidenza con i propri processi psicologici sottostanti alla costruzione ed elaborazione delle idee. Scopri di più nell’articolo https://www.simonegatto.net/blog/mindfulness-e-meditazione-quali-differenze-e-come-si-praticano/

La mente umana tende a non vivere mai il presente e ad essere schiava del cosiddetto ‘tempo psicologico’ ovvero a preoccuparsi continuamente per ciò che ancora deve accadere oppure a rimuginare continuamente sul passato. Questa tendenza ossessiva porta spesso a sprecare la vita che si vive, a perdere informazioni, esperienze ed occasioni importanti e sopratutto a comunicare in maniera superficiale, rischiando maggiori incomprensioni nei rapporti con gli altri. La sofferenza che si genera espone la persona allo stress molto più di quanto ci si renda conto, con le varie conseguenze fisiche e mentali che ne possono derivare.
Il fattore alla base di tutta la sofferenza è sempre l’identificazione con la mente che rende compulsivo il pensiero e ostacola l’esperienza diretta della realtà, impedendo spesso di trovare quella dimensione di quiete interiore. L’identificazione con quella voce costante nella mente genera un falso sè che potremmo definire come ‘ego’, ovvero uno schermo opaco fatto di concetti, etichette, immagini, giudizi e interpretazioni che si frappone tra la persona e la sua interiorità e blocca ogni vero rapporto interpersonale. Con questa definizione non si vuole demonizzare la mente, che è uno strumento eccezionale se usata nel modo giusto, come per esempio nelle funzioni cognitive, pratiche o lavorative della vita quotidiana. Mi riferisco a quando una persona è completamente identificata con il suo ego, che equivale a far si che la mente non sia più un utile strumento ma sia lei a prendere il sopravvento totale sulla nostra vita, trascinandoci in un vortice pericoloso e incontrollabile di ruminazione.

                                                          

MINDFULNESS E STRESS : MINDFULNESS BASED STRESS REDUCTION

Il protocollo Mindfulness Based Stress Reduction (Metodo per la riduzione dello Stress basato sulla consapevolezza) solitamente etichettato come parte della medicina comportamentale o mind/body medicine è stato sviluppato dal Prof. Jon Kabat Zinn alla fine degli anni ’70 presso l’Università di Worcester (Boston) Massachusetts.Alla fine degli anni 90, erano già più di 400 gli ospedali e centri medici negli Stati Uniti dove veniva applicato l’MBSR. Negli anni, per le sue potenzialità cliniche preventive e riabilitative, ha trovato spazio in programmi di intervento nelle carceri e nelle scuole, e in varie organizzazioni al fine di affrontare molte delle problematiche sia fisiche che psicologiche legate allo stress.
La prospettiva della mindfulness introduce un modo profondamente diverso di porsi in relazione con la propria esperienza, internamente ed esternamente, soprattutto per chi vive costantemente in uno stato di ansia e depressione. E’ un modo per entrare in contatto con ciò che succede dentro e fuori di noi; un modo per prendersi cura del corpo e della mente, sviluppando la capacità di stare nel presente; un metodo sistematico per gestire stress, dolore e malattie, ma anche per affrontare efficacemente le sfide della vita quotidiana; senza dubbio una capacità intrinseca a noi esseri umani da sempre, che va semplicemente riscoperta.

La pratica costante della Mindfulness seguendo il protocollo MBSR permette alla persona che soffre di ansia e depressione di comprendere sia le emozioni alla base che di osservare le credenze mentali senza rimanere intrappolati nella spirale di pensieri negativi.
Sia nel caso dell’ansia che della depressione l’emozione alla base è la paura esistenziale, che è dovuta sia all’identificazione costante con il proprio ego (flusso di pensieri inconsapevoli, vedi sopra) che con tutte le esperienze di paura vissute fin da bambini che non sono state poi elaborate e che quindi continuano ad essere presenti in noi e vengono inevitabilmente richiamate dagli eventi della vita.
Attraverso la pratica possiamo riconoscere ed entrare in contatto con queste paure, permettendoli di esserci senza più reprimerle ma accogliendole con presenza mentale e gentilezza. Proprio come i bambini, le emozioni guariscono quando sono sentite e riconosciute con attenzione amorevole.

L’energia fondamentale opposta alla paura è l’amore. Per comprendere meglio come questi due poli apparentemente opposti siano invece connessi attraverso la metafora del buio e della luce.
Il buio è uno stato delle cose che non è di per se negativo, esiste quando la luce è assente. Il buio non va analizzato o contrastato, basta aprire la finestra o accendere la luce ed esso svanisce. Lo stesso vale per la nostra sofferenza emotiva e la luce in questo caso è l’amore. Se attraverso la luce della nostra presenza mentale riconosciamo ed accettiamo amorevolmente l’emozione invece di contrastarla, essa svanisce ed avviene una vera e propria trasformazione in noi.

Ci sono diversi esercizi basati sulla mindfulness che si possono svolgere quotidianamente per allenarsi a riconoscere e lasciare andare pensieri ed emozioni, cambiando la propria esperienza di vita, scoprili in quest’articolo che ho scritto precedentemente su Mindfulness, ansia e depressione.
A chiunque desideri avvicinarsi a mindfulness e meditazione, anche solo per una consulenza preliminare, mi può contattare cliccando qui per prenotare sessioni personalizzate online o in presenza.

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