Il giudizio degli altri come “gogna sociale”: il disturbo evitante di personalità

Nel precedente articolo sull’argomento (“Vorrei stare con te ma non posso”: il disturbo evitante di personalità)  abbiamo affrontato una “sfida clinica” notevole per lo psicologo e lo psicologo online, quella rappresentata dal Disturbo Evitante di Personalità.
Come abbiamo potuto vedere, il disturbo evitante di personalità è contraddistinto da una serie di vissuti di autosvalutazione e di senso di inadeguatezza che inducono il soggetto ad una marcata sensibilità nei confronti del rifiuto e della non accettazione. La conseguenza di questo approccio da parte del paziente evitante è rappresentata dall’isolamento sociale. Tuttavia, a differenza dell’individuo con funzionamento schizoide che ricerca attivamente la solitudine, il soggetto evitante è desideroso di vicinanza e affetto da parte degli altri, ma la paura del giudizio, dell’insuccesso e del rifiuto hanno la meglio su di lui portandolo inesorabilmente ad un isolamento sociale non desiderato.

                                           

Origini psicodinamiche del disturbo evitante di personalità

Proviamo ad analizzare più a fondo le origini psicodinamiche del funzionamento evitante che porta il paziente con disturbo evitante di personalità a ritirarsi dalla vita sociale e dalle opportunità della vita.
La personalità evitante vive in un perenne stato di ansia anticipatoria con una marcata predisposizione all’autoesclusione e all’autoisolamento. Perché questo? Perché in questo modo il paziente evitante non corre il rischio di ritrovarsi in situazioni di rifiuto o umiliazione. Tuttavia, come emerge spesso dalle psicoterapie e dalle psicoterapie online con questi pazienti, tali fantasie di umiliazione ed esclusione sono alimentate dalla scarsa autostima che portano a vedere ogni contesto socializzante come una potenziale “gogna sociale”. Spesso lo psicologo e lo psicologo online scorgono in queste persone sentimenti intensi di vergogna per timore di fare affermazioni sbagliate o fuori luogo: essi temono di tradire atteggiamenti che denotano ansia, paura e imbarazzo, come se questi vissuti fossero indegni e riprovevoli. Psicologo e psicologo online devono per tanto fare un costante lavoro sull’accettazione delle proprie emozioni e di quelle meno gradevoli per questi pazienti, come paura, ansia e vergogna.
La personalità evitante si pone continuamente in un assetto mentale di inferiorità e inadeguatezza che ha lo scopo di limitare la potenziale ostilità proveniente dall’ambiente esterno.

                                                

La vergogna: esperienza centrale per la personalità evitante

Timidezza ed evitamento sono due tratti peculiari della personalità evitante, tratti che lo difendono dall’imbarazzo e dal senso di umiliazione per il rifiuto e il fallimento.
La vergogna rappresenta poi l’esperienza emotiva cardine del soggetto con disturbo evitante di personalità. Essa è intimamente correlata alla manifestazione di parti importanti di sé. Ciò di cui ha più paura il paziente evitante è rappresentato dalle situazioni in cui è necessario mettere in gioco aspetti di Sé che fanno sentire deboli e fragili. È necessario fare una distinzione tra vergogna e colpa, distinzione preziosa per psicologo e psicologo online al fine di discernere correttamente, in ambito di diagnosi differenziale, la vergogna evitante dalla vergogna narcisistica, così come la colpa depressiva dalla colpa persecutoria e così via: la colpa consiste nel timore di essere puniti per non essersi conformati a delle regole interne, mentre la vergogna è un vissuto legato alla valutazione di se stessi e alla sensazione di non sentirsi all’altezza rispetto a specifici modelli e aspettative.
La personalità evitante avverte i contesti sociali come luoghi da evitare perché possono essere una “vetrina” delle proprie inadeguatezze e criticità. Il soggetto evitante può provare vergogna sotto molteplici aspetti: può sentirsi inadatto fisicamente, deficitario dal punto di vista cognitivo, poco attraente, inconcludente, disordinato, ripugnante, ecc.: come ci si può rapportare serenamente con gli altri se ci si vive così? L’isolamento sociale dell’individuo evitante può essere pertanto visto come uno strenuo tentativo di nascondersi dal sentimento della vergogna. Purtroppo questa “strategia” lo “nasconde” anche dal mondo delle relazioni.


Per ulteriori informazioni su altri argomenti di psicologia, è possibile consultare il blog di psicologo-online24.it. Per fissare invece un appuntamento per una prima consulenza gratuita oppure per un appuntamento con uno psicologo a Torino in studio, è possibile compilare il form o mandare un messaggio dal sito.

                                                

 

Lavorare sulle dinamiche profonde: il ruolo dello psicologo a orientamento psicodinamico

In diversi articoli del blog abbiamo descritto e analizzato la figura professionale dello psicologo e dello psicoterapeuta, così come quella dello psicologo online e dello psicoterapeuta online.
Lo psicologo è quella figura professionale che opera in molteplici aree di intervento, a livello individuale, sociale e di comunità, scolastico, lavorativo, ricorrendo a tecniche che fanno riferimento a modelli teorici e metodologie riconosciute dalla comunità scientifica.
Obiettivo dello psicologo e dello psicologo online è quello di dare significato agli stati emotivi del paziente, aiutarlo a riconoscerli dando loro un nome. Altro obiettivo fondamentale è quello di salvaguardare e promuovere il benessere psicologico a livello individuale, familiare e nei contesti di gruppo.
Ogni psicologo, in base al suo specifico formativo, si specializza in uno specifico approccio teorico- metodologico che lo guiderà nella sua pratica clinica.

                                                  

Concetti cardine della psicologia dinamica

Sono diversi gli orientamenti teorico-metodologici tra cui uno psicologo può scegliere: psicodinamico, sistemico, comportale, cognitivista.
In questo articolo ci soffermeremo sull’approccio psicodinamico e sul modus operandi dello psicologo a orientamento psicodinamico.
Lo psicologo a orientamento psicodinamico fa riferimento a quell’insieme di correnti psicologiche che si focalizzano sui meccanismi psicologici alla base della strutturazione psichica dell’individuo all’interno della quale si manifestano e interagiscono forze psichiche differenti. La psicologia dinamica prende spunto dal modello teorico di “energia”, mutuato dalla fisica e dalla logica lineare.
Nella sua pratica clinica, lo psicologo a orientamento psicodinamico deve avere come principale riferimento teorico-metodologico non soltanto il concetto di forza psichica, ma anche quelli di conflitto, di pulsioni e di meccanismi di difesa, elementi cardine nella strutturazione della personalità di un individuo.
La psicologia dinamica ha come punto fermo la teoria psicoanalitica che ipotizza la strutturazione del Sé in tre istanze: l’Io, l’Es e il Super-Io. A partire dai “rapporti di forza” e dalla maggiore o minore strutturazione di queste istanze del sé, si manifesteranno differenti tratti di personalità, differenti sintomi e differenti manifestazioni psicopatologiche. È importante che lo psicologo e lo psicologo online a orientamento psicodinamico abbiano ben chiaro questo concetto teorico. Tale concetto guiderà il professionista nell’impostazione dell’inquadramento psicodiagnostico e del percorso psicoterapeutico.

                                                  

Altri concetti fondamentali per lo psicologo a orientamento psicodinamico

Un altro elemento fondamentale della psicologia dinamica è rappresentato dal concepire lo sviluppo psicologico e psicosessuale dell’individuo come un processo che si articola in fasi evolutive, dove la libido si concentra in differenti aree anatomo-funzionali. Lo sviluppo psicosessuale dell’individuo si snoderà nelle primissime fasi di vita. Nei primi 5-6 anni di vita si articoleranno le tappe dello sviluppo psicosessuale del bambino: 1) fase orale, dove le principali fonti di gratificazione del bambino si concentreranno nell’area della bocca (la suzione sarà un’attività fondamentale in questa fase di sviluppo del bambino); 2) fase anale, fase dove con l’inizio del controllo dello sfintere anale, il bambino inizierà a sperimentare le prime sensazioni e i primi vissuti legati al controllo; 3) fase fallica, fase dello sviluppo psicosessuale dove l'energia libidica si concentra nell’area genitale che diventa un nuovo campo di scoperta e di attivazione libidica per il bambino, fase che poi porterà all’elaborazione successiva del cosiddetto “complesso d’Edipo”. Questi sono concetti fondamentali nel corpus teorico della psicologia psicodinamica che lo psicologo a orientamento psicodinamico deve conoscere bene e analizzare attentamente in un percorso psicologico. Infatti, a seconda di come si evolveranno le diverse fasi dello sviluppo psicosessuale, avremo una differente strutturazione della personalità del soggetto che potrà delinearsi in una area normo-nevrotica, borderline o psicotica.
Per ulteriori approfondimenti su altri concetti di psicologia o psicopatologia, è possibile consultare il blog di psicologo-online24.it. Per prenotare invece una consulenza psicologica gratuita di 20 minuti oppure per fissare un appuntamento in studio con uno psicologo a Torino, basta consultare i canali di comunicazione nella relativa sezione del sito psicologo-online24.it.

                                                       

Un meccanismo difensivo che tutti noi usiamo: il dinego

In questo articolo approfondiremo un meccanismo di difesa che tutti noi utilizziamo in maniera più o meno significativa e che ci aiuta a muoverci nel mondo e a rispondere efficacemente alle varie sollecitazioni provenienti dall’ambiente esterno: il diniego. I meccanismi difensivi del diniego emergono molto spesso nel rapporto tra paziente e psicologo o psicologo online. È di fondamentale importanza per lo psicologo online cogliere le cause profonde che portano il paziente a denegare aspetti della propria vita passata che vengono avvertiti come troppo dolosi da accettare e mentalizzare.
Concentriamoci preliminarmente sull’accezione generale del fenomeno del diniego e sulla sua funzione principale.

                                              

Il dinego nella vita quotidiana

È importante tenere in considerazione il fatto che non soltanto in psicoterapia si assiste ai fenomeni di diniego. Non solo lo psicologo fa i conti con questo fenomeno. Tutti noi ci confrontiamo con questo meccanismo difensivo, e lo facciamo quotidianamente.
Spesso dal mondo e dall’ambiente circostante ci arrivano informazioni e contenuti troppo sgradevoli, minacciosi o pesanti per essere assimilati e accettati completamente. Cosa fa allora il nostro apparato psichico? Rimuove, nega o re-interpreta tali informazioni per garantire sul lungo periodo la nostra “sopravvivenza psichica”. In alternativa, esso può analizzare e “archiviare” tali informazioni negative ma il loro significato emotivo viene depotenziato o addirittura annullato, così da renderle delle informazioni relativamente innocue.
Un esempio legato alla quotidianità può venirci in aiuto per comprendere meglio quanto utilizziamo massicciamente questo meccanismo di difesa: molto spesso dalla TV o da internet arrivano notizie o immagini di immani sofferenze (guerre, malattie, stragi, fame nel mondo, ecc.). Di fronte a tali immagini molto spesso operiamo un diniego, cioè ce le facciamo “scorrere addosso” per non farci travolgere emotivamente da tutto ciò. In alternativa, operiamo un depotenziamento della portata emotiva della notizia sgradevole così da proseguire serenamente la nostra giornata. Talvolta decidiamo in maniera abbastanza consapevole di mettere da parte queste informazioni ma sovente non siamo così consapevoli di quanto neghiamo ciò che succede intorno a noi.

                                             

Caratteristiche del diniego

Altre volte ancora assimiliamo in maniera completa le informazioni che ci arrivano ma di fronte ad esse ci sentiamo inconcludenti, passivi e impotenti: anche questa è una forma di diniego.
Ma che cos’è di per sé il diniego? Il diniego può essere considerato un affermare agli altri o a se stessi che qualcosa non è successo oppure che non è vero o non esiste.
Nell’ambito della psicologia dinamica, il diniego viene definito come un meccanismo di difesa inconscio atto a fronteggiare in maniera accettabile vissuti quali colpa, ansia, rabbia, paura: vissuti legati ad aspetti inaccettabili della nostra vita o della realtà esterna. Per natura la mente allontana contenuti psichici, eventi intollerabili o non pensabili: e lo fa per proteggerci. In tali contesti l’inconscio alza delle vere e proprie barriere che non consentono al pensiero di giungere alla conoscenza consapevole. In questo modo, ricordi, pensieri, emozioni, desideri e sentimenti inaccettabili finiscono nei “meandri” della mente diventando pressocché inaccessibili.
Nei contesti “sani” il diniego è una difesa psichica di vitale importanza che ci consente di avvertire la vita come meno sgradevole sotto molteplici punti di vista o di non farci travolgere dal pessimismo e dalle avversità della vita.
In contesti più problematici il dinego crea invece problemi personali e relazionali che possono portare a conseguenze anche gravi sulla qualità della vita: per esempio, negare le condotte violente del proprio partner rappresenta uno strenuo tentativo messo in atto dal meccanismo del diniego per non riconoscere l’inadeguatezza della persona che si ha al proprio fianco.
Le manifestazioni più gravi del meccanismo del diniego portano a problematiche di maniacalità, disturbo che affronteremo in un altro articolo sull’argomento.Per ulteriori informazioni sull’argomento, potete contattare il dottor Davide Caricchi, psicologo online e psicologo a Torino.
Per fissare invece un appuntamento per un colloquio psicologico in studio a Torino, è possibile contattarlo compilando il form di psicologo-online24.it.

                                                     

 

 

Il ruolo del linguaggio del volto e della comunicazione verbale nella psicoterapia online

Nei precedenti articoli sull’argomento abbiamo analizzato molteplici aspetti e sfaccettature della preziosa pratica clinica della psicoterapia online. Abbiamo considerato le differenze nella gestione del corpo in psicoterapia online e in studio e il differente ruolo che assumono lo psicologo e lo psicologo online (La gestione del corpo nella psicoterapia online).
Abbiamo altresì analizzato quanto sia importante e delicato per lo psicologo online, così come per il paziente, la gestione dello spazio all’interno della seduta online tenendo presente che quello che più conta non è tanto lo spazio fisico che si stabilisce paziente e psicologo, quanto piuttosto lo spazio mentale che si viene a creare (L’importanza della relazione e della gestione dello spazio in seduta per lo psicologo online).
In questo articolo esamineremo altri elementi legati al ruolo dello spazio in psicoterapia online e il ruolo del linguaggio verbale.

                                               

Il “gioco” della psicoterapia in presenza e online

Abbiamo potuto vedere come in psicoterapia lo spazio fisico assuma un ruolo importante che tuttavia va gestito in maniera differente dallo psicologo, a seconda che la seduta sia online o in presenza.
La psicoterapia, così come l’analisi, può essere considerata un “gioco”. In tale gioco lo psicologo cerca di capire in che modo il paziente dà senso al proprio mondo interno: a partire da questo gioco si cercano strade che conducano ad una trasformazione funzionale al benessere del paziente e all’autoconsapevolezza dei propri tratti di personalità.
Nel percorso psicoterapeutico, psicologo e paziente si “avventurano” in un “viaggio” di cambiamento reciproco dove ci si trasforma a vicenda, ovviamente in forme e modalità differenti. Alla luce di queste considerazioni, ciò che si condivide all’interno della seduta non è il semplice spazio fisico bensì l’opportunità di “giocare” parti importanti del proprio mondo interno e identificatorio e di far riaffiorare dinamiche familiari del passato da scoprire e rendere coscienti. Ecco che allo stesso modo della seduta in presenza, la seduta online può creare le condizioni ottimali affinchè questo gioco si possa realizzare con profitto: ciò che conta è che le regole del “gioco” tra psicologo online e paziente siano chiare e condivise e che col passare del tempo tra i due si costruisca e si consolidi un’adeguata alleanza terapeutica.

                                                       

Mimica facciale e comunicazione: una nuova “sfida” per lo psicologo online

Analizziamo ora un altro aspetto molto importante e delicato nell’ambito della psicoterapia online: la comunicazione verbale e la mimica facciale ad essa legata. Come già accennato in diversi articoli sull’argomento, due criticità che caratterizzano la psicoterapia online sono l’assenza fisica e la perdita di tutta una serie di aspetti riconducibili al linguaggio non verbale.
Nelle terapie in presenza psicologo e pazienti sono continuamente coinvolti nel flusso delle dinamiche relazionali, flusso che include la comunicazione non verbale e il linguaggio del corpo. Nella psicoterapia online invece questo flusso va costruito insieme in maniera più attiva da parte del paziente e dello psicologo online. Il terapeuta dovrà prestare molta più attenzione alle sue espressioni del viso (che nella psicoterapia online è sempre in primo piano) a al linguaggio verbale. Egli dovrà inoltre interrogarsi sull’impatto che avranno questi due fattori sul paziente e su come quest’ultimo li interpreterà.
Le espressioni del volto, così come lo sguardo, rappresentano un elemento di interpretazione fondamentale per lo psicologo online. Allo stesso modo la mimica facciale e le comunicazioni verbali dello psicologo online assumono una rilevanza tutta particolare nel contesto di psicoterapia online.
Le espressioni facciali divengono pertanto il più importante canale di comunicazione non verbale nella seduta online: esse devono sopperire alla mancanza di informazioni provenienti dal resto del corpo.
In un contesto del genere, la comunicazione verbale dovrà inevitabilmente essere più incisiva, più diretta e intensa, essendo mancanti alcune importanti componenti del linguaggio del corpo.
Le espressioni facciali e lo sguardo diventano infatti i canali principali della comunicazione non-verbale controbilanciando la mancanza di incisività del resto del corpo. La comunicazione verbale può qui diventare più consistente, più frequente, diretta ed esplicita.
Nel prossimo articolo sull’argomento approfondiremo ulteriori aspetti legati a tali dinamiche in psicoterapia online.

Per prenotare una seduta di psicoterapia online o in studio con uno psicologo a Torino, è possibile contattare il dottor Caricchi ai riferimenti che trovate all’interno del sito psicologo-online24.it.

                                             

 

La delicata fase della psicodiagnosi: approfondimenti

Nel precedente articolo sull’argomento (L’inizio del “cammino” intrapreso con lo psicologo: la valutazione psicodiagnostica) abbiamo iniziato ad inquadrare la prima importantissima fase di un percorso psicoterapeutico: la psicodiagnosi. La psicodiagnosi è quel processo di conoscenza iniziale che ci permette di fare una sorta di “foto” del funzionamento psichico del paziente. Ma come tutte le foto, la psicodiagnosi rappresenta un “frammento”, un’immagine parziale e ancora incompleta ma pur sempre una prima immagine, una prima rappresentazione di come funziona il mondo interno il paziente.
Pertanto, la psicodiagnosi costituisce una tappa fondamentale del lavoro dello psicologo e dello psicologo online. Lo psicologo deve avere ben presente che soltanto con una buona psicodiagnosi è possibile lavorare sulla costruzione di una solida alleanza terapeutica e intraprendere un buon percorso psicologico.

                                                                  

Psicodiagnosi e “libertà”

Ma come si imposta un percorso psicodiagnostico? Come accennato nell’articolo precedente, lo si può impostare secondo un modello medico/descrittivo oppure secondo un modello psicodinamico che lascia maggiore libertà di espressione al paziente. In questo lavoro concentreremo la nostra attenzione sul modello di psicodiagnosi psicodinamico.
È fondamentale che nei primi colloqui, dove non ci si conosce ancora e dove il paziente può trovarsi in imbarazzo nel parlare di sé, lo psicologo crei un clima accogliente e sereno in cui il paziente a poco a poco possa sentirsi libero di presentarsi e di portare i primi contributi su di sé. Le prime cose che il paziente dice sono un primo importantissimo “biglietto da visita” che il paziente presenta allo psicologo e allo psicologo online. Per cogliere al meglio i contributi più significativi dalle prime affermazioni del paziente, è necessario che il terapeuta diventi un partecipante attivo nella relazione cercando di immedesimarsi in maniera accogliente ed empatica con la condizione e lo stato d’animo del paziente.
Nel colloquio psicodiagnostico a indirizzo psicodinamico è fondamentale la dimensione della “libertà”. Non è un caso che abbia messo la parola “libertà” tra virgolette, in quanto molto spesso il sentirsi liberi di parlare di quello che si vuole può bloccare, paralizzare. Molto spesso il paziente non è affatto libero di parlare liberamente di sé, perché inibito oppure perché irrigidito a causa della sua struttura di personalità oppure ancora perché è talmente “intrappolato” in schemi comunicativi o automatismi di pensiero che pensare e riflettere in maniera libera su se stessi è un qualcosa di sconosciuto o disorientante.

                                              

L’importanza del “cosa” e del “come” nei colloqui psicodiangostici

In concreto, i primi commenti dello psicologo online dovrebbero favorire e incoraggiare le libere verbalizzazioni del paziente volte a soffermarsi su se stessi, sulle proprie emozioni e sul motivo che ha spinto la persona a rivolgersi ad uno psicologo.
Nel colloquio psicodiagnostico è importante raccogliere i dati anamnestici (relativi alla storia di vita) del paziente, così come informazioni relative al suo stato mentale (capire se il paziente è orientato nel tempo e nello spazio) ma è altresì importante soffermarsi sulle associazioni mentali prodotte dal paziente mentre parla, seguire il “filo” dei suoi nessi associativi inconsci. Tali nessi possono sembrare puramente casuali ma molto spesso non lo sono: quando si è liberi di parlare, l’ordine dei pensieri, dei ricordi e dei contenuti psicologici che riportiamo non è mai casuale!
Nella conduzione dei primi colloqui psicodiagnostici lo psicologo e lo psicologo online devono soffermarsi non soltanto su cosa dice il paziente ma anche (e soprattutto) su come lo dice. È pertanto di vitale importanza analizzare non solo il contenuto delle preoccupazioni e delle idee che verbalizza il paziente ma anche in quale specifico momento della seduta lo esprime, capire in relazione a che cosa egli riporta questi specifici contenuti. Tali contenuti spesso ci informano in maniera eloquente del disagio psicologico e psicosomatico del paziente: il linguaggio del corpo ci fornisce informazioni preziosissime sul funzionamento psichico del paziente, soprattutto nelle fasi iniziali del percorso psicologico.
Nei prossimi articoli sull’argomento analizzeremo le diverse strutture di personalità che si possono individuare nella fase di inquadramento psicodiagnostico, struttura a partire dalla quale lo psicologo imposterà il percorso psicologico più indicato.
È possibile prenotare una seduta di valutazione psicodiagnostica con il dottor Caricchi, psicologo a Torino, in modalità online o presso il suo studio a Torino.

                                                          

LA MINDFULNESS COME TERAPIA PER ANSIA E DEPRESSIONE

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L’autore: Simone Gatto è musicoterapeuta certificato, docente di Musicoterapia e Istruttore di Mindfulness presso l’Istituto Nazionale di Arti Terapie - Artedo.

MINDFULNESS E ANSIA: CHE COS’È L’ANSIA?  L’ansia è definita come una reazione istintiva di difesa, un allarme proprio dell’istinto di conservazione, ma anche come uno stato di tensione emotiva cui spesso si accompagnano sintomi fisici.
Le persone che vivono in uno stato ansioso tendenzialmente costante, sono immerse nelle preoccupazioni sproporzionate e incongrue in diversi ambiti di vita. Chi soffre di disturbo d’ansia tende a essere infatti costantemente in allerta, a preoccuparsi in modo eccessivo per qualsiasi cosa, evidenziando nel tempo una riduzione significativa della qualità di vita. Rispetto ad altre condizioni psichiatriche come la fobia sociale o gli attacchi di panico, che sono spesso riconducibili a preoccupazioni specifiche e circoscritte, nell’ansia generalizzata le preoccupazioni non riguardano un tema specifico, ma sono estese ai diversi ambiti della vita della persona.
I sintomi tipici sono:
• irrequietezza o tensione psichica costante
• sensazione di svuotamento e fatica cronica
• fatica nella concentrazione con conseguente riduzione della memoria
• facile nervosismo e irritabilità
• tensione muscolare cronica che può concentrarsi negli arti, nei muscoli del collo, della schiena e generare dolore
• difficoltà nell’addormentamento e nel mantenimento del sonno, oppure sonno agitato e non ristoratore.
Molte persone mi chiedono: quando l’ansia fa male al cuore? La risposta banale è quando per un lungo periodo di tempo ci si avvelena costantemente con i propri pensieri negativi che generano una spirale discendente di effetti negativi nel corpo.

                                                 

MINDFULNESS E RUMINAZIONE: CHE COS’È LA DEPRESSIONE?

La depressione si può manifestare in diverse forme (come per esempio quella bipolare o la distimia, una forma depressiva cronica lieve), nelle quali fattori biologici, psicologici e sociali intervengono in modo differente.
In generale il disturbo depressivo non è conseguenza di un evento specifico, ma deriva dalla sua interazione con una vulnerabilità individuale. La depressione non va confusa con la tristezza o la demoralizzazione che tutti sperimentiamo in situazioni occasionali e di breve durata, come può capitare con altri stati d’animo come l’ansia, la felicità o la paura. La depressione è una malattia vera e propria in cui si modifica il modo di percepire se stessi e il mondo circostante. I soggetti depressi perdono il piacere dell’esistenza, perdono interesse e spinta vitale, hanno l’umore a terra tutto il giorno, tutti i giorni, non sanno come andare avanti e hanno pensieri di morte. Al malessere generale, si accompagnano tanti altri disturbi: si va dalla perdita dell’appetito e quindi di peso, senza essersi messi a dieta, al suo significativo aumento; dall’insonnia all’ipersonnia; dall’agitazione al rallentamento fisico e mentale.

Quando ansia e depressione si sovrappongono e coesistono si parla di ansia depressiva che si caratterizza, appunto, per una combinazione di sintomi ansiosi e depressivi. I principali sono difficoltà di concentrazione, senso di “testa vuota”, sensazione di affaticamento o scarsa energia, ipervigilanza, preoccupazione, facilità al pianto, tendenza a previsioni negative per il futuro, disperazione, scarsa autostima o sentimenti di disprezzo per se stessi.
Questi sintomi sono accompagnati anche da disturbi fisici più o meno rilevanti, tra cui disturbi gastrointestinali, dolore muscolo-scheletrico, secchezza della fauci, tachicardia, tremori, vertigini e disturbi del sonno.
Questa sintomatologia causa un disagio notevole, con il rischio di compromettere in modo più o meno significativo la vita sociale, familiare, lavorativa ecc. La mancanza di voglia di svolgere qualsiasi attività, la tristezza e la bassa autostima, infatti, rendono difficili non solo le attività professionali, ma possono mettere a dura prova anche le relazioni con gli altri e nei più giovani il rendimento a scuola. Questa patologia, inoltre, può causare ulteriori conseguenze, come per esempio l'abuso di sostanze.

TERAPIA MINDFULNESS : COS’È E COME AIUTA CHI SOFFRE DI ANSIA E DEPRESSIONE

Il termine Mindfulness è una traduzione di un termine antico in lingua pali “sati” che significa appunto consapevolezza, attenzione, attenzione sollecita. Questo termine è caratterizzato da una sfumatura relativa al ricordo, al ricordare, alla memoria, al ricordarsi di tornare costantemente all’osservazione diretta dell’esperienza quando ci si accorge di averla perduta.
La Mindfulness deriva direttamente dalle pratiche meditative orientali e solitamente la si contrappone alla riflessione concettuale di stampo filosofico in quanto non focalizzata sull’elaborazione di nuove e importanti idee. E’ infatti centrale nella Mindfulness riconoscere e prendere confidenza con i propri processi psicologici sottostanti alla costruzione ed elaborazione delle idee. Scopri di più nell’articolo https://www.simonegatto.net/blog/mindfulness-e-meditazione-quali-differenze-e-come-si-praticano/

La mente umana tende a non vivere mai il presente e ad essere schiava del cosiddetto ‘tempo psicologico’ ovvero a preoccuparsi continuamente per ciò che ancora deve accadere oppure a rimuginare continuamente sul passato. Questa tendenza ossessiva porta spesso a sprecare la vita che si vive, a perdere informazioni, esperienze ed occasioni importanti e sopratutto a comunicare in maniera superficiale, rischiando maggiori incomprensioni nei rapporti con gli altri. La sofferenza che si genera espone la persona allo stress molto più di quanto ci si renda conto, con le varie conseguenze fisiche e mentali che ne possono derivare.
Il fattore alla base di tutta la sofferenza è sempre l’identificazione con la mente che rende compulsivo il pensiero e ostacola l’esperienza diretta della realtà, impedendo spesso di trovare quella dimensione di quiete interiore. L’identificazione con quella voce costante nella mente genera un falso sè che potremmo definire come ‘ego’, ovvero uno schermo opaco fatto di concetti, etichette, immagini, giudizi e interpretazioni che si frappone tra la persona e la sua interiorità e blocca ogni vero rapporto interpersonale. Con questa definizione non si vuole demonizzare la mente, che è uno strumento eccezionale se usata nel modo giusto, come per esempio nelle funzioni cognitive, pratiche o lavorative della vita quotidiana. Mi riferisco a quando una persona è completamente identificata con il suo ego, che equivale a far si che la mente non sia più un utile strumento ma sia lei a prendere il sopravvento totale sulla nostra vita, trascinandoci in un vortice pericoloso e incontrollabile di ruminazione.

                                                          

MINDFULNESS E STRESS : MINDFULNESS BASED STRESS REDUCTION

Il protocollo Mindfulness Based Stress Reduction (Metodo per la riduzione dello Stress basato sulla consapevolezza) solitamente etichettato come parte della medicina comportamentale o mind/body medicine è stato sviluppato dal Prof. Jon Kabat Zinn alla fine degli anni ’70 presso l’Università di Worcester (Boston) Massachusetts.Alla fine degli anni 90, erano già più di 400 gli ospedali e centri medici negli Stati Uniti dove veniva applicato l’MBSR. Negli anni, per le sue potenzialità cliniche preventive e riabilitative, ha trovato spazio in programmi di intervento nelle carceri e nelle scuole, e in varie organizzazioni al fine di affrontare molte delle problematiche sia fisiche che psicologiche legate allo stress.
La prospettiva della mindfulness introduce un modo profondamente diverso di porsi in relazione con la propria esperienza, internamente ed esternamente, soprattutto per chi vive costantemente in uno stato di ansia e depressione. E’ un modo per entrare in contatto con ciò che succede dentro e fuori di noi; un modo per prendersi cura del corpo e della mente, sviluppando la capacità di stare nel presente; un metodo sistematico per gestire stress, dolore e malattie, ma anche per affrontare efficacemente le sfide della vita quotidiana; senza dubbio una capacità intrinseca a noi esseri umani da sempre, che va semplicemente riscoperta.

La pratica costante della Mindfulness seguendo il protocollo MBSR permette alla persona che soffre di ansia e depressione di comprendere sia le emozioni alla base che di osservare le credenze mentali senza rimanere intrappolati nella spirale di pensieri negativi.
Sia nel caso dell’ansia che della depressione l’emozione alla base è la paura esistenziale, che è dovuta sia all’identificazione costante con il proprio ego (flusso di pensieri inconsapevoli, vedi sopra) che con tutte le esperienze di paura vissute fin da bambini che non sono state poi elaborate e che quindi continuano ad essere presenti in noi e vengono inevitabilmente richiamate dagli eventi della vita.
Attraverso la pratica possiamo riconoscere ed entrare in contatto con queste paure, permettendoli di esserci senza più reprimerle ma accogliendole con presenza mentale e gentilezza. Proprio come i bambini, le emozioni guariscono quando sono sentite e riconosciute con attenzione amorevole.

L’energia fondamentale opposta alla paura è l’amore. Per comprendere meglio come questi due poli apparentemente opposti siano invece connessi attraverso la metafora del buio e della luce.
Il buio è uno stato delle cose che non è di per se negativo, esiste quando la luce è assente. Il buio non va analizzato o contrastato, basta aprire la finestra o accendere la luce ed esso svanisce. Lo stesso vale per la nostra sofferenza emotiva e la luce in questo caso è l’amore. Se attraverso la luce della nostra presenza mentale riconosciamo ed accettiamo amorevolmente l’emozione invece di contrastarla, essa svanisce ed avviene una vera e propria trasformazione in noi.

Ci sono diversi esercizi basati sulla mindfulness che si possono svolgere quotidianamente per allenarsi a riconoscere e lasciare andare pensieri ed emozioni, cambiando la propria esperienza di vita, scoprili in quest’articolo che ho scritto precedentemente su Mindfulness, ansia e depressione.
A chiunque desideri avvicinarsi a mindfulness e meditazione, anche solo per una consulenza preliminare, mi può contattare cliccando qui per prenotare sessioni personalizzate online o in presenza.

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Il percorso formativo di Marco Di Giangiacomo, counselor

Come abbiamo già illustrato in articoli precedenti, il counseling è un intervento finalizzato alla risoluzione di problemi di natura adattiva legati a sfide della vita di tutti i giorni che possono generare stress e tensione nervosa. Uno degli obiettivi del counseling e del counseling online è quello di superare tali difficoltà a partire dal potenziamento e dall’utilizzo ottimale delle proprie risorse.
In questo articolo presenteremo un nuovo professionista entrato a far parte del team di psicologo-online24.it che potrà fornire preziosissimi contributi nell’ambito del counseling e del counseling online: Marco Di Giangiacomo. Scopriamo qualcosa di più su questo specialista preparato e competente.

                                                   


Chi è il dottor Di Giangiacomo?

Marco Di Giangiacomo è un counselor.
Nasce nel 1983 in Svizzera, vive in Abruzzo da trentasette anni.
Nel 2015, in seguito ad alcuni eventi, sceglie di cominciare un percorso di crescita personale con una counselor che nota la sua predisposizione all’empatia e lo inserisce nella scuola dell’Accademia Radici di Roma.
Contestualmente ai tre anni di studio, ha accostato un intenso lavoro su se stesso, fatto di gruppi d’incontro e di sessioni individuali, al fine di svolgere profondamente la relazione d’aiuto, fondamento del counseling.
Nel 2020 consegue il diploma con il massimo dei voti e completa la sua esperienza formativa con un tirocinio durato due anni in cui si è misurato come formatore.
Attualmente accompagna i suoi clienti in percorsi di riscoperta del proprio potenziale, di accettazione dell’interiorità e di gestione delle emozioni, tutto volto al benessere ed alla cura della persona.
Un’altra passione di Marco Di Giangiacomo è la musica: è un produttore musicale e associa le sue creazioni all’attività di counseling.
Marco Di Giangiacomo esercita la sua professione a Sant’Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo, presso il suo studio in via Kennedy 34.
Marco Di Giangiacomo non svolge sessioni soltanto presso il suo studio ma anche in modalità online, tramite videochiamate con Skype, Zoom e Whatsapp.
Per prenotare una sessione di counseling o di counseling online basta contattarlo telefonicamente al seguente numero: 3383369425.

                                                     

Che cos’è il counseling e in cosa si differenzia da una psicoterapia?

Approfondiamo ulteriormente il concetto di counseling, innanzitutto analizzando l’etimologia del termine. Tale parola deriva dall’inglese “to counsel” che significa consigliare. Il counseling (e il counseling online) è un’attività che si prefigge l’obiettivo di apportare miglioramenti nella qualità di vita dell’individuo.
Sono molteplici le tecniche a disposizione del counselor per migliorare la qualità di vita del cliente e per risolvere le principali problematiche della quotidianità. Ma quali sono le aree su cui può lavorare un counselor con il suo cliente? Queste le principali: migliorare le proprie capacità comunicative e interpersonali, acquisire nuove conoscenze e consapevolezze su di sé, trovare le giuste risorse per affrontare fasi di criticità, acquisire maggiori competenze nel campo del problem-solving, saper gestire meglio le situazioni di stress.
Per diventare counselor è necessario acquisire molte competenze nell’ambito della psicologia, delle scienze della comunicazione e della sociologia.
Ma qual è la differenza tra counseling e psicoterapia? Nel counseling si cerca di analizzare le possibili potenzialità e opzioni per risolvere specifici problemi e criticità con l’obiettivo di giungere ad una nuova condizione di benessere interiore. Con la psicoterapia si fa invece un lavoro di più ampio respiro che chiama in causa l’intera personalità del paziente concentrandosi sui tratti di personalità, sulla struttura del pensiero e sulla regolazione emotiva e cercando di individuare nessi tra il proprio passato familiare/storia di vita e il proprio funzionamento psichico.

                                                     

Legame madre-bambino: l’importanza dell’amore materno

Articolo scritto dalla dott.ssa Rossana Ferrara, psicologa clinica

Sono molte le cose che appaiono come ovvie e scontate ma che, in realtà, rivestono un ruolo fondamentale nella nostra crescita ed esistenza. Come evidenziato da diverse ricerche psicologiche e sostenuto da numerose ricerche scientifiche, è di particolare importanza la relazione che il bambino, nei primi anni di vita, instaura con i propri caregivers (persone che si prendono cura del bambino piccolo che possono essere non soltanto i genitori ma tutte le figure di riferimento ed accudimento). Il caregiver funge da base sicura ed ha un ruolo fondamentale nello sviluppo psicologico del bambino nonché nella capacità di regolazione emotiva. Focalizzeremo però la nostra attenzione sulla relazione madre-figlio negli esseri umani e sull’importanza dell’amore materno.

                                                     

L’attaccamento: descrizione e riferimenti teorici

Madre e bambino sono due esseri diversi, corpi diversi, menti diverse, unità diverse ma in costante relazione: la loro interazione è importante e presente fin dai primi istanti di vita del piccolo. Tale interazione influenza notevolmente lo sviluppo cognitivo, emotivo nonché di personalità del bambino, con importanti ripercussioni nel lungo termine. È importante tenere a mente cha anche il neonato riveste un ruolo attivo nel mantenere viva la relazione con la mamma.
Colui che si è occupato maggiormente del legame madre-bambino è stato J. Bowlby che altro non è che il padre fondatore della teoria dell’attaccamento. L’attaccamento di per sé viene ad essere definito come “il legame emotivamente significativo per entrambe le parti della diade e di lunga durata che si instaura tra un bambino e la propria madre sulla base di scambi interattivi reciproci, costituito da un insieme di comportamenti mirati a mantenere la prossimità verso una persona specifica che viene riconosciuta in grado di gestire adeguatamente la situazione in atto” (Bowlby, 1973). Freud descrive la relazione madre-bambino come un’energia fisica o libido che permette al bambino di attaccarsi alla madre che, attraverso la funzione di nutrice, gratifica e soddisfa i suoi bisogni orali. Per Melanie Klein le pulsioni di cui parla Freud sono collegate ad un oggetto ed il primo oggetto con cui il bambino si relaziona è il seno materno; egli può idealizzarlo attribuendogli piacere e amore oppure convertirlo in un oggetto capace di indurre dolore o angoscia: nel primo caso parleremo di “seno buono”, nel secondo caso di “seno cattivo”. Se la madre riesce a soddisfare i bisogni sia fisici che emotivi del bambino, quest’ultimo potrà stabilire con lei dei buoni rapporti orali; in caso contrario, nel momento in cui dovessero predominare le frustrazioni orali, il bambino percepirà il rapporto come negativo.

                                                                   

L’esperimento di Harlow: l’importanza del “calore materno”

Nella diade madre-bambino contano anche molte altre variabili tra cui la vicinanza e il contatto fisico, elementi che permettono al figlio di soddisfare i suoi bisogni primari.
A tal proposito, segnaliamo i diversi studi dell’etologo Konrad Lorenz e dello psicologo Harry Harlow.
Emblematico per il nostro discorso è l’esperimento dello psicologo statunitense che, oltre a verificare e validare la teoria di Bowlby, ha permesso di dimostrare l’importanza dell’amore, soprattutto da più piccoli. Egli si avvalse delle scimmie Rhesus, le più simili agli esseri umani per quel che concerne i comportamenti di attaccamento.
Harlow divise i piccoli di scimmia dalle madri e li pose in gabbie in cui vi aveva posto precedentemente due “madri” surrogate: la prima consisteva in una “mamma di metallo” fatta di fili di ferro su cui era attaccato un biberon per nutrire i cuccioli, la seconda in una “mamma di pezza” morbida e calda ma che al contrario non dava alcun nutrimento. I cuccioli avrebbero ricevuto cibo e contatto corporeo, due elementi importantissimi nel momento dell’allattamento. Harlow analizzò attentamente il loro comportamento. Chi avrebbero prediletto? Chi li nutriva o chi trasmetteva loro calore? Cosa accadde? Le scimmiette cercarono solo nel momento in cui avevano fame la “mamma metallica”, mentre per il resto del tempo rimanevano abbracciati alla tenera “mamma di pezza”. Emerse pertanto che le scimmiette preferivano il contatto corporeo ed affettivo.
Si può comprendere bene quanto sia importante il ruolo della madre al di là del mero soddisfacimento dei bisogni fisiologici e primitivi: l’allattamento materno, oltre che fonte di cibo, rafforza il rapporto tra madre e figlio grazie al contatto fisico. La vicinanza materna dimostra di essere molto utile a superare momenti di stress e a infondere sicurezza al cucciolo, che in presenza della madre riesce ad affrontare in autonomia situazioni nelle quali prova paura. Respirazione, vigilanza, difese immunitarie, socievolezza e senso di sicurezza sono essenziali per un regolare sviluppo psicosessuale del piccolo. Tali contributi sono importantissimi e derivano essenzialmente dal contatto fisico con la madre.



Bibliografia
- Ammaniti M., Dazzi N., Psicologia clinica dello sviluppo, 1999.
- Offredi A, La natura dell’amore, l’esperimento di H. Harlow – I grandi esperimenti di psicologia, State of Mind- Il giornale delle scienze psicologiche, 2016.
- Pallini S., Psicologia dell’attaccamento, Franco Angeli, Milano, 2008.

                                                     

 

La sofferenza per il presunto “sesso debole”: le relazioni familiari della personalità isterica

Nel precedente articolo sull’argomento (Il corpo e la seduzione come strumenti di comunicazione: la personalità isterica) abbiamo iniziato ad analizzare i tratti caratteristici della personalità isterica soffermandoci sulle peculiarità comportamentali, cognitive ed emotive di questo tipo di personalità, caratteristiche che denotano una certa fragilità verso aspetti riconducibili alla sessualità e al potere legato al genere. Tali aspetti portano tali soggetti a sentirsi deboli e in difetto a seguito del proprio genere sessuale. Abbiamo potuto anche vedere come seduttività, labilità emotiva, stile cognitivo “impressionistico”, desiderio di essere al centro dell’attenzione e forte sensiblità nei confronti del corpo siano le caratteristiche predominanti delle personalità isteriche. Nella personalità isterica il corpo “parla” in maniera costante e intensa.

                                             

Personalità isterica e genere sessual

In questo articolo analizzeremo invece le relazioni significative intorno a cui origina la personalità isterica, le dinamiche familiari e le figure significative che vengono interiorizzate dai soggetti con funzionamento isterico.
Nella storia di vita e familiare delle personalità isteriche si individuano quasi sempre degli atteggiamenti che conferiscono al sesso maschile e femminile valore e potere differenti. Molte volte in alcune famiglie vengono mandati (più o meno inconsapevolmente) dei messaggi che vanno a ad attribuire un valore maggiore ad un sesso rispetto all’altro. Tutto ciò può concretizzarsi sottoforma di presunte preferenze nei confronti del fratellino rispetto alla sorellina oppure con affermazioni che alludono ad una presunta inferiorità del sesso femminile rispetto al sesso maschile (per es. “Non fare la femminuccia”, “Calci il pallone come una ragazzina”, “Sono io l’uomo di casa”, ecc.).
Molto spesso, nelle dinamiche familiari di una personalità isterica, la bambina ottiene attenzioni e riconoscimenti positivi per caratteristiche esteriori quali l’aspetto fisico oppure peculiarità non pericolose e non aggressive quali l’innocenza, la sensibilità, ecc.
In queste dinamiche capita che la bambina riconosca il sesso maschile come quello più forte legandosi in maniera intensa alla figura paterna. Con la crescita fisica, la bambina si differenzia ovviamente dalla figura paterna in maniera sempre più considerevole e a livello inconscio avverte che il papà si sta allontanando da lei. Questo provoca un disagio per lo sviluppo della sua sessualità: la bambina, nella sua “realtà psicologica”, si sente rifiutata a causa del proprio sesso. Al tempo stesso, però, inizia a realizzare che la femminilità ha un potere particolare sul genere maschile. È a partire da questa ambivalenza nei confronti della femminilità che si plasma la personalità isterica.

                                               

Le dinamiche familiari con cui si confronta la personalità isterica

Molto spesso i padri dei bambini che svilupperanno una personalità isterica presentano caratteristiche di minacciosità alternate ad aspetti di seduttività: un padre affettuoso e premuroso che al tempo stesso incute timore alla figlia genera una certa conflittualità nella vita psichica della figlia tra le polarità “vicinanza-evitamento”. In queste dinamiche familiari la figura paterna diventa un qualcosa di intrigante e seducente ma al tempo stesso che fa paura e inibisce. Un approccio paterno di questo tipo avrà un effetto del tutto particolare: veicolerà alla figlia il messaggio secondo cui le persone del sesso della bambina hanno meno potere e meno qualità, soprattutto quando smetteranno di essere “piccole” e si differenzieranno sempre più dall’amato padre. Contemporaneamente arriverà alla bambina un altro messaggio disorientante, ossia che è opportuno approcciarsi con prudenza e accortezza alle figure dello stesso sesso del padre. Questo duplice messaggio ha degli effetti nefasti sul percorso di crescita psichica della bambina che matura pertanto questa profonda ambivalenza nei confronti del suo genere e nei confronti del genere maschile.
Lo psicologo, nei primi colloqui psicologici di valutazione psicodiagnostica, individua quasi sempre una figura materna debole e talvolta succube del compagno/marito e una figura paterna caratterizzata da narcisismo e egocentricità. A lungo andare, questa combinazione genera nella persona isterica la convinzione che la propria identità sessuale sia debole e problematica ma che al tempo stesso abbia una sua particolare forma di potere. E su queste problematicità che ruota il funzionamento psichico della personalità isterica.

                                                       

 

 

L’importanza della relazione e della gestione dello spazio in seduta per lo psicologo online

La psicoterapia online è un percorso per il trattamento dei disturbi psicologici che si sta diffondendo sempre più e che con il passare del tempo sta assumendo sempre più autorevolezza e importanza.
In questo campo ci sono sempre nuove sfide teoriche e metodologiche che attendono lo psicologo online.
Nei precedenti lavori sull’argomento abbiamo potuto analizzare molteplici aspetti relativi alla psicoterapia online e al tipo di relazione terapeutica che si instaura tra paziente e psicologo online.
Nell’ultimo articolo sull’argomento (La gestione del corpo nella psicoterapia online) abbiamo affrontato l’annosa questione del ruolo del corpo all’interno della psicoterapia online, ruolo inevitabilmente diverso rispetto alla classica psicoterapia in studio. Abbiamo potuto iniziare ad analizzare e limiti e risorse nella gestione della corporeità di paziente e psicologo online nel setting della psicoterapia online.

                                                  

La gestione dello spazio: aspetto trasformativo per paziente e per psicologo online

In questo articolo ci occuperemo invece del ruolo della relazione e dell’importanza della gestione dello spazio (virtuale) all’interno della psicoterapia online. La relazione stessa tra paziente e psicologo online rappresenta uno spazio dove lo stare insieme al paziente è intimamente legato all’opportunità di giungere ad un cambiamento insieme al paziente. Questo spazio non deve essere tassativamente uno spazio fisico, semmai costituisce una condizione mentale, una consapevolezza di “stare con l’altro”, una consapevolezza in grado di costruire a poco a poco (una volta consolidatasi un’adeguata alleanza terapeutica) un sistema di significati condivisi tra paziente e psicologo online che ponga le basi per il cambiamento. È importante tenere a mente che in questo processo non cambia soltanto il paziente ma anche lo psicologo online: egli cresce insieme al paziente sia come individuo che come figura professionale acquisendo un bagaglio di competenze ed esperienza clinica sempre maggiore. Per giungere a questo percorso trasformativo che coinvolge sia paziente che psicologo online, è necessario che tra essi si crei un clima di accettazione e di fiducia: l’accettazione è l’elemento cardine per poter mettersi nelle condizioni di cambiare. Ma cosa si intende nello specifico con il termine “accettazione” nell’ambito della psicoterapia e della psicoterapia online? Scopriamolo insieme.

                                                

L’importanza dell’accettazione

Con “accettazione” si intende l’attenzione e la sensibilità dello psicologo e dello psicologo online ad osservare il mondo interno del paziente, con un approccio non giudicante e teso ad immedesimarsi nel suo punto di vista e nei suoi vissuti. Questi sono movimenti che solitamente il paziente riesce a cogliere e che lo fanno sentire compreso e accettato dal terapeuta. Il dare dignità al personalissimo modo del paziente di vedere il mondo è già di per sé un’esperienza trasformativa per il paziente stesso.
Lo psicologo e lo psicologo online nella loro pratica clinica devono impegnarsi a vedere il mondo con gli occhi del paziente e a capire a fondo il suo modo di rapportarsi agli altri, e questo lo si può capire ancora meglio analizzando il modo in cui il paziente si relaziona al terapeuta e ai sentimenti che sviluppa nei suoi confronti (transfert). È su questi aspetti che si va creare e consolidare l’alleanza terapeutica tra paziente e psicologo online. L’elemento più terapeutico del rapporto che si viene a instaurare tra paziente e psicologo online consiste nel permettere al paziente di vivere un’esperienza relazionale differente da quelle che di solito ha messo in atto con le figure di riferimento (genitori, parenti) e con gli altri significativi (amici, partner, ecc.)
Questo tipo di esperienza ha una preziosissima valenza trasformativa che può anche essere definita “esperienza emotiva correttiva”.

E' possibile effettuare consulenze e percorsi ppsicologici con il dott. Caricchi non soltanto online ma anche presso i suoi studi a Torino

                                                                     

 

Il corpo e la seduzione come strumenti di comunicazione: la personalità isterica

In questo articolo inizieremo ad approfondire un funzionamento psichico che è stato studiato per molto tempo e a partire dal quale si sono poste le basi della psicoanalisi: il funzionamento isterico. Sigmund Freud infatti costruì i fondamenti della disciplina psicoanalitica a partire dallo studio dell’isteria.
È importante fare sin da subito una precisazione: isteria e personalità sono due cose distinte, nel senso che nell’isteria riscontriamo una serie di sintomi fisici senza base organica che ci possono comunicare molte cose sul disagio profondo della persona che ne soffre; nel funzionamento isterico troviamo comportamenti simili a quelli tipici dell’isteria (teatralità, labilità emotiva, seduttività, attenzione al corpo) ma non necessariamente il tipico sintomo dell’isteria (il sintomo fisico senza base organica).

                                              

La possibile fragilità delle personalità isteriche

In ogni caso, tutte le personalità isteriche comunicano con il corpo: il corpo, nel funzionamento isterico, assume un significato molto importante.
Freud, dai primi studi sull’isteria, iniziò a chiedersi se il corpo possa esprimere ciò che la mente non è in grado di immaginare, fenomeno che sembrava verificarsi nelle prime pazienti isteriche da lui prese in cura. Ma come può essere definita l’isteria? L’isteria può essere considerata come una manifestazione di quadri clinici contraddistinti da sintomi fisici senza correlato organico, dove il sintomo isterico rappresenta la principale forma di comunicazione del proprio disagio.
Mentre la personalità isterica come può essere definita? Essa è un insieme di caratteristiche comportamentali, cognitive ed emotive che denotano una marcata sensibilità nei confronti del genere, della sessualità e del potere. A livello inconsapevole la personalità isterica si ritiene fragile, difettosa, inadeguata a causa del proprio genere sessuale. Questi individui si approcciano all’altro fornendo un’immagine di sé come persona maltrattata e non tutelata. Al tempo stesso tali individui considerano i rappresentanti del sesso opposto come forti, attraenti, stimolanti e meritevoli di rispetto, addirittura persone da invidiare.
In generale, le personalità isteriche presentano un elevato livello di angoscia, reattività ed emotività, soprattutto nei contesti relazionali e interpersonali. Ma quali sono le altre caratteristiche delle personalità isterica che uno psicologo e uno psicologo online possono individuare in un percorso psicodiagnostico?

                                                                       

Principali caratteristiche cliniche delle personalità isteriche

I soggetti isterici risultano spesso delle persone amabili, piacevoli, intuitive e piene di energia. Presentano una certa quota di seduttività e nutrono una forte attrazione per il rischio. Un’altra caratteristica delle personalità isteriche è rappresentata dalla marcata attenzione per i drammi personali: l’essere al centro dell’attenzione è un aspetto fondamentale per l’individuo isterico. Ma il suo bisogno di essere al centro dell’attenzione ha un intento comunicativo, non ha intenti manipolatori o di ricerca di conferma del proprio valore, come succede nelle personalità narcisistiche! Il bisogno di attenzione di una persona isterica è autentica e genuina: è il suo personalissimo modo di esprimere il suo senso di fragilità e inferiorità che viene individuato nel proprio genere.
La dimensione dell’eccitazione è di fondamentale importanza per le personalità isteriche e può essere ricercata in esperienze personali così come nelle relazioni.
Le personalità isteriche sono gravate da frequenti vissuti di angoscia e conflittualità. A causa di questi vissuti, possono risultare in apparenza delle persone con un’emotività artificiosa, superficiale o eccessiva e i loro sentimenti spesso appaiono come mutevoli e imprevedibili.
Abbiamo due tipologie di personalità isteriche: la prima presenta caratteristiche più di natura espansiva ed esuberante, con un’emotività esagerata, una tendenza alla teatralità e una marcata predisposizione alla seduttività; la seconda presenta invece caratteristiche di inibizione e riservatezza, controbilanciate da un mondo interno popolato da moltissime fantasie, una tendenza all’ingenuità sessuale e una predisposizione al somatizzare i propri conflitti interni.
Nel prossimo articolo sull’argomento inizieremo ad analizzare gli aspetti più profondi alla base del funzionamento isterico.