Il tema dell’antisocialità e della psicopatia è una questione alquanto delicata e complessa che tocca non soltanto l’area della psicopatologia ma anche quello della criminologia: molto spesso le personalità antisociali entrano in contatto con problemi giudiziari e con la criminalità.
I soggetti con Disturbo Antisociale di Personalità sono probabilmente quelli più studiati e analizzati nell’ambito dei disturbi di personalità. Il paziente antisociale è in grado di mentire, minacciare, aggredire, ingannare, rubare e mettere in pratica qualsiasi atto sconsiderato. L’individuo antisociale viene anche definito “psicopatico” o “sociopatico”: questa terminologia rende l’idea della difficoltà da parte di questi soggetti di adattarsi alle più basilari norme di convivenza con gli altri.
Il termine “antisociale” racchiude un’ampia gamma di pazienti con livelli di gravità differenti. Analizziamo meglio questo disturbo.

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Tutti noi crescendo intraprendiamo un graduale percorso di indipendenza e separazione dalla famiglia di origine e da figure di riferimento quali genitori e familiari più stretti. Ci sono persone che riescono in questo intento con maggiori risultati e altre che mantengono un rapporto di marcata dipendenza affettiva dai genitori, con conseguenze talvolta pesanti nella costruzione di una propria vita adulta e in piena autonomia. Ma questo percorso di separazione fisica e psicologica dalla propria famiglia d’origine non avviene in maniera improvvisa, dall’oggi al domani. Esso affonda le sue origini nelle prime fasi di sviluppo psico-fisico del bambino, fase dove ci si inizia a confrontare con esperienze di separazione psicologica dalla propria madre, la prima figura di attaccamento. Questa fase prende il nome di “separazione-individuazione”.

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In diversi articoli di questo blog abbiamo affrontato il tema delle problematiche relative alla depressione e del funzionamento tipico delle personalità depressive. Sono state descritte le caratteristiche principali della depressione (https://www.psicologo-online24.it/depressione/depressione) gli affetti che contraddistinguono la personalità depressiva (https://www.psicologo-online24.it/blog/la-personalita-depressiva-come-funziona e https://www.psicologo-online24.it/blog/quando-ci-si-sente-non-degni-di-affetto-approfondimenti-sulla-personalita-depressiva) e i meccanismi di difesa alla base del funzionamento depressivo (https://www.psicologo-online24.it/blog/nei-meandri-della-depressione-i-meccanismi-di-difesa). Abbiamo anche passato in rassegna le peculiarità delle relazioni con le figure di attaccamento del paziente depresso (madre, padre, figure familiari di riferimento), elemento chiave nell’insorgenza della problematica depressiva (https://www.psicologo-online24.it/blog/comprendere-a-fondo-la-depressione-le-relazioni-oggettuali).
In questo lavoro inizieremo invece ad illustrare un altro aspetto alquanto complesso e delicato dell’ “universo depressivo”: come si relaziona in terapia il paziente depresso?

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La psicoterapia è una pratica psicologica che ha lo scopo di trattare i disturbi presentati dal paziente ed aiutarlo ad intraprendere un cammino di cambiamento in grado di migliorare la qualità di vita.
È un percorso in cui è necessario affrontare aspetti relativi alla propria storia di vita e ai propri trascorsi familiari e collegarli alla propria condizione di sofferenza psichica nel “qui e ora” della vita di tutti i giorni.
Percorsi psicologici quali psicoterapia o analisi chiamano in caso emozioni, sentimenti e dinamiche emotivo-relazionali che si innescano tra paziente e terapeuta.
Una di queste dinamiche gioca un ruolo fondamentale nell’andamento del trattamento e prende il nome di transfert.

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Come già accennato in diversi articoli, psicologo-online24.it fornisce percorsi psicologici, psicoterapeutici e di counseling psicologico tramite la modalità online.
È un’innovativa tipologia di trattamento psicologico rispetto al classico colloquio in studio.
La possibilità di fornire percorsi psicologici online permette di rendere più efficace e snella la modalità di organizzazione dei colloqui, a partire dagli appuntamenti che possono essere concordati in maniera più agevole e senza la scomodità di recarsi presso lo studio dello psicologo/psicoterapeuta per svolgere la seduta.
Il servizio di psicologo online, tramite l’annullamento delle distanze, rappresenta un grande ausilio per molte persone che a causa del loro lavoro sono distanti dal paese d’origine per periodi prolungati.

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Il tema del narcisismo e del Disturbo Narcisistico di Personalità è stato trattato in due articoli precedenti del blog che hanno iniziato ad illustrare la grande complessità di questa forma di disagio psichico. Nel primo articolo (https://www.psicologo-online24.it/blog/cosi-forte-e-cosi-debole-la-personalita-narcisista) sono state esaminate le caratteristiche principali del Disturbo Narcisistico di Personalità, oltre al vissuto principale che condiziona l’esistenza del paziente narcisista: la vergogna. Nel secondo articolo(https://www.psicologo-online24.it/blog/depressione-e-narcisismo-due-macigni-nella-sofferenza-psichica) è stata invece analizzata la sofferenza depressiva che molto spesso accompagna il disagio narcisistico: una depressione caratterizzata da senso di vuoto e inconsistenza, a differenza dei disturbi depressivi veri e propri, contraddistinti da senso di colpa e malinconia cronica. Ma nel Disturbo Narcisistico di Personalità troviamo anche diverse difese psichiche messe in atto per fronteggiare le relazioni e la vita di tutti i giorni. Scopriamole.

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Nel precedente lavoro sull’argomento (https://www.psicologo-online24.it/blog/quando-il-trauma-annienta-la-mente-il-disturbo-post-traumatico-da-stress ) abbiamo scoperto come un evento traumatico provochi degli effetti nefasti sull’equilibrio psichico di un individuo. Il Distrubo Post-Traumatico da Stress è spesso il risultato finale di un trauma che ha effetti trasformativi sull’apparato psichico del traumatizzato. In tale disturbo, l’evento traumatico viene rivissuto in maniera ripetitiva, talvolta ossessiva, sottoforma di ricordi spiacevoli, sogni legati al trauma, comportamenti tesi a riprodurre l’evento traumatico, vissuti di profondo disagio e iper-reattività di fronte a situazioni che rievocano l’esperienza traumatica.
In questo articolo andremo invece ad approfondire le cause e le dinamiche psicologiche responsabili dell’insorgenza del Disturbo Post-Traumatico da Stress.

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Nel precedente lavoro sull’analisi abbiamo iniziato a definire e descrivere il metodo psicoanalitico.
L’analisi può essere considerata come una tecnica terapeutica finalizzata a rendere interpretabili i sintomi e i contenuti psichici di un individuo e a collegare i meccanismi mentali che vi sottendono.
In questo articolo ci concentreremo sulle regole base su cui si fonda la situazione analitica.
La situazione analitica consiste nella cornice formale che va a costituire la seduta psicoanalitica e da cui deve partire il percorso psicoanalitico.
Le regole per intraprendere l’analisi sono poche ma di fondamentale importanza: il contratto analitico, l’incognito dell’analista, l’astinenza, il lettino su cui si deve accomodare il paziente.

                                            

Il contratto analitico e l’incognito dell’analista

Il contratto analitico è quell’accordo tra psicologo e paziente che stabilisce tempi, frequenza, modalità di svolgimento delle sedute, onorari delle sedute, sincerità da parte del paziente. Quest’ultimo aspetto è definito da Freud “regola fondamentale”. La regola fondamentale richiede al paziente di dire tutto ciò che gli viene in mente, senza mentire (per pudore o per offrire un’immagine di sé adeguata o desiderabile) e senza scegliere ciò che a suo parere è più significativo o rilevante. Insomma, secondo la regola fondamentale, è necessario dire le prime cose che passano per la testa e nella maniera più sincera possibile.
Questa regola è preziosa perché consente allo psicologo di farsi un’idea su come si struttura il pensiero del soggetto, oltre che fornire degli importanti “indizi” sulla sua organizzazione di personalità.
Altra regola chiave dell’analisi è data dall’incognito dell’analista.
L’incognito dell’analista è una condizione fondamentale affinché il paziente possa “trasferire” sullo psicologo i propri vissuti e i propri sentimenti, senza che essi possano essere condizionati dalla conoscenza di dati personali del terapeuta. Questa regola, che prende anche il nome di “regola dello specchio”, costituisce una di quelle condizioni necessarie per determinare ruoli, funzioni e confini adeguati tra paziente e psicologo per consentire il miglior svolgimento possibile del processo psicoanalitico, un processo che deve essere trasformativo per il soggetto in analisi.

                                                          

L’astinenza e il lettino dell’analisi

Un elemento cardine del setting psicoanalitico è la cosiddetta astinenza. Tale regola impedisce allo psicologo di soddisfare bisogni, desideri, curiosità del paziente e gli impone di esimersi da consigli concreti sulla vita reale. Anche se talvolta la regola dell’astinenza viene vissuta dal paziente come un atteggiamento freddo e distaccato da parte del terapeuta, essa consente di far emergere nella maniera più chiara ed evidente possibile i contenuti transferali del paziente (ossia i sentimenti e i vissuti provati nella prima infanzia con le figure di riferimento proiettati successivamente sull’analista): questa regola può considerarsi la “fonte di nutrimento” del percorso psicoanalitico.
Infine abbiamo la regola del lettino. Il lettino su cui si accomoda il paziente crea le condizioni ottimali per la regressione. La regressione consiste in quel fenomeno psichico in cui il soggetto ritorna a stadi evolutivi precedenti dello sviluppo psichico. Il pianto è un esempio di regressione che esprime in maniera intensa il proprio sconforto e la propria tristezza. Sono numerosissime le forme di regressione e sono di fondamentale importanza per il trattamento psicoanalitico. La regressione allontana il paziente dalle consuete forme di comunicazione quotidiana favorendo il contatto col mondo dei ricordi, dei sogni e della fantasia.
Queste sono le regole base da cui partire per l’inizio del percorso psicoanalitico. Se rispettate, si creano le condizioni ottimali per esplorare l’inconscio del paziente.

                                    

 

 

In questo articolo inizieremo ad esplorare un disturbo che nel corso degli ultimi anni è stato riconosciuto e compreso in misura maggiore e che ha permesso di comprendere come il trauma possa avere degli effetti devastanti nell’equilibrio psichico di un individuo: il Disturbo Post-Traumatico da Stress.
In uno studio condotto nell’area metropolitana di Detroit, per esempio, è stato riscontrato che il rischio di insorgenza di un Disturbo Post-Traumatico da Stress dopo l’esposizione ad un trauma era del 9.2% (Breslau et al., 1998).
Il Disturbo Post-Traumatico da Stress è stato spesso associato ad eventi traumatici tremendi e al limite della sopportazione umana. Ma non è proprio così.

               

Come si può reagire al trauma

È stato infatti evidenziato che l’evento più frequente che porta all’insorgenza del Disturbo Post-Traumatico da stress è la morte improvvisa e inaspettata di una persona cara. Pertanto tale disturbo non è correlato soltanto ad eventi fortemente traumatici quali guerre, abusi sessuali o fisici.
Ma proviamo a comprendere come un individuo possa reagire di fronte ad una situazione traumatica.
La vittima di un trauma può reagire in due modalità differenti: 1) tramite la negazione di ciò che è accaduto; 2) attraverso la ripetizione compulsiva dell’evento traumatico sottoforma di flashback o incubi ricorrenti. Nel secondo caso la mente tenta di elaborare ciò che di spiacevole e angosciante le è appena capitato. Insomma, in qualche modo la mente deve cercare di “digerire” un contenuto traumatico.
Sono molteplici i vissuti con cui un individuo può reagire a seguito di un trauma: tristezza, senso di colpa per le emozioni negative che si possono provare dopo il trauma, timore di diventare distruttivi, vissuti di colpa per essere sopravvissuti ad un evento traumatico, vergogna per essersi sentiti impotenti e fragili, paura che il trauma possa ripresentarsi, rabbia nei confronti di ciò che è accaduto. Tutti questi fattori possono combinarsi in maniera completamente differente a seconda del soggettivo modo di manifestare il disturbo post traumatico da stress.

                                                     

Caratteristiche del Disturbo Post-Traumatico da Stress

Un altro aspetto da tenere in considerazione è il seguente: il Disturbo Post-Traumatico da stress non è tanto legato alla gravità dell’evento stressante, quanto a fattori soggettivi. La risposta soggettiva all’evento traumatico è un fattore di decisiva importanza. Questo spiega perché alcune persone sviluppino un Disturbo Post-Traumatico da Stress a seguito di una morte improvvisa mentre altre non manifestino tale disturbo di fronte ad un evento di gravissima violenza in cui è stata messa seriamente a repentaglio la propria incolumità.
Entriamo nel merito del Disturbo Post-Traumatico da Stress.
Innanzitutto l’evento traumatico viene vissuto in maniera continuativa in uno o più dei seguenti modi: 1) ricordi inquietanti e pervasivi relativi all’evento traumatico, 2) sogni spiacevoli relativi all’evento, 3) messa in atto di comportamenti come se l’evento traumatico si stesse ripresentando, 4) intenso disagio e profonda reattività al momento dell’esposizione a situazioni che ricordano o simbolizzano l’evento traumatico.
Per non esporsi al rischio di rivivere momenti riconducibili al trauma vissuto, i soggetti con Disturbo Post-Traumatico da Stress mettono in atto condotte di evitamento e sviluppano condotte di distacco e indifferenza. Ecco alcuni dei sintomi caratteristici relativi a ciò: 1) sforzi finalizzati ad evitare pensieri, sensazioni collegate al trauma, 2) evitamento di luoghi o persone che ricordano l’evento traumatico, 3) incapacità a ricordare elementi importanti relativi al trauma, 4) perdita di interesse verso attività, 5) senso di distacco e disinteresse verso gli altri, 6) riduzione dell’affettività, 7) ridotta percezione di prospettive future per la vita.
Questi sintomi, se da un lato comportano delle serie conseguenze nelle relazioni sociali e nella qualità della vita, dall’altro rappresentano uno dei pochi modi per difendersi dal terrore provato di fronte al trauma.
Nel prossimo articolo sull’argomento esploreremo le origini e le dinamiche psicologiche alla base del Disturbo Post-Traumatico da Stress.

                                           

 

 

 

 

 

 

 

Esattamente due anni fa vedeva la luce il progetto di psicologo-online24.it, un servizio innovativo il cui intento era quello di fornire percorsi psicologici, psicoterapeutici e consulenze psicologiche in modalità “online”, ossia tramite i canali di videochiamata Skype o Whatsapp. È stato tuttavia sin da subito preferito il canale di Skype per impostare i percorsi psicologici online, in quanto Skype (tramite l’utilizzo del computer) permette di ricreare al meglio le condizioni di una classica seduta psicologica in studio “vis à vis”.
Sin da subito è stata offerta la possibilità di fornire consulenze psicologiche online anche via chat, per esempio tramite le chat di Messenger o di Whatsapp.

                                                 

Percorsi psicologici online e counseling online tramite chat

È importante però precisare una cosa: non sono mai stati offerti percorsi psicologici o psicoterapeutici online esclusivamente via chat. Alcuni servizi di “psicologo online” forniscono questo tipo di prestazione: non è nella filosofia di lavoro di psicologo-online24.it muoversi in questa modalità. Un conto è una prestazione di counseling online, dove ci si concentra sulla risoluzione psicologica di uno specifico problema, un conto è impostare un percorso articolato e complesso quale una psicoterapia online. In un percorso di questo tipo è di fondamentale importanza prestare la massima attenzione non soltanto ai contenuti verbali espressi dal paziente ma anche a quelli del linguaggio non verbale (la prossemica, la mimica facciale, l’inflessione e il tono della voce, le pause, i silenzi ecc.). Tutti questi aspetti non si possono cogliere in un percorso psicologico online via chat. È vero che (come descritto nell’articolo del blog https://www.psicologo-online24.it/blog/l-utilizzo-di-chat-e-e-mail-nei-percorsi-psicoterapeutici-nuove-frontiere-da-analizzare ) l’utilizzo delle emoji ci fornisce delle preziose informazioni sullo stato d’animo del soggetto quando esprime un contenuto, tuttavia questo tipo di segni non può essere paragonato alla potenza comunicativa del linguaggio verbale e non verbale in un contesto di colloquio psicologico online.
Passiamo ora in rassegna altri aspetti che hanno caratterizzato questi due anni di servizio di psicologo online.

                                          

 

Punti di forza di psicologo-online24.it

Uno dei punti di forza che sicuramente è emerso con questo servizio è dato dalle consulenze gratuite. Il servizio di “psicologo online” prevede infatti la possibilità di avvalersi, previo appuntamento, di una consulenza gratuita della durata di venti minuti via telefono, via Skype oppure attraverso videochiamata Whatsapp: la consulenza gratuita di psicologo-online24.it, oltre ad essere gratuita, è totalmente senza impegno. Questo aspetto ha consentito a numerosissime persone di accedere al servizio e di avere l’opportunità di inquadrare il problema a livello preliminare. Ovviamente una prima consulenza gratuita di 20 minuti non può risolvere nulla: è importante acquisire la consapevolezza che neanche 3-4 colloqui possono cambiare granché. Ai pazienti pressati dalla fretta di cambiare “tutto e subito” sono solito fare presente che hanno impiegato un “tot” di anni per arrivare ad essere quello che sono, con i loro punti di forza, i loro punti di debolezza, i loro sintomi, i conflitti e le relative sofferenze: non si può pretendere in qualche seduta di modificare aspetti della propria personalità consolidati nel corso di una vita.
Pur non cambiando nulla, una prima consulenza gratuita può comunque aiutare la persona ad intuire ad un livello “embrionale” di avere davvero bisogno di aiuto e di comprendere che probabilmente ci sono degli aspetti della propria personalità che vanno compresi e “smussati”.
In questi due anni di attività, il servizio di “psicologo online” offerto da psicologo-online24.it è riuscito pertanto a fornire un concreto aiuto psicologico sia attraverso le consulenze gratuite che (soprattutto) con i percorsi psicologici e psicoterapeutici tramite Skype.

Colgo l'occasione per ringraziare sentitamente il Webmaster di questo sito Gabriele Pantaleo: senza il suo straordinario lavoro e la sua dedizione nella costruzione di psicologo-online24.it, tale progetto non avrebbe ottenuto questi importanti risultati.

                                               

Molto spesso si sente parlare di psicoanalisi o di trattamento psicoanalitico nell’ambito della psicoterapia. Ma che cos’è nello specifico la psicoanalisi?
Passiamo in rassegna la storia di questa importantissima forma di terapia che ha formato tantissimi psicologi e psichiatri.
La psicoanalisi è una disciplina fondata da Sigmund Freud che si pone da un lato come un “corpus” di teorie psicologiche e dall’altro come una tecnica psicoterapeutica.
In questo articolo ci concentreremo sulla tecnica psicologica che prende anche il nome di analisi.
Il termine “analisi” deriva dal greco “análysi che significa “sciogliere”: l’intento di tale disciplina è quello di risolvere la complessità e la conflittualità interiore nei suoi elementi costitutivi e più basilari del soggetto.

                                                 

Definizione di “analisi” e obiettivi

L’analisi può essere definita come una procedura terapeutica con lo scopo di rendere comprensibili le manifestazioni psichiche di un soggetto collegandole ai meccanismi mentali che ne sono alla base.
L’analisi classica, ossia quella che è stata concepita da Sigmund Freud, è principalmente finalizzata al trattamento delle nevrosi, ovvero al trattamento delle sofferenze psichiche meno serie, poiché in questi contesti L’Io del soggetto è sufficientemente strutturato da tollerare gli aspetti più profondi e conflittuali che emergono dal trattamento ed è più in grado di “allearsi” con lo psicologo per tutta la durata dell’analisi. Per le psicosi invece, questo trattamento è meno indicato, o meglio, sono indicati percorsi analitici con caratteristiche differenti, di tipo più supportivo.
Sono molteplici gli obiettivi della psicoanalisi. Innanzitutto essa ha lo scopo di rendere consci i contenuti inconsci di una persona: spesso è proprio a partire dai conflitti inconsci che ha origine un sintomo psichico o un disturbo psicologico. L’altro obiettivo dell’analisi è quello di elaborare le resistenze al trattamento e i sentimenti che il paziente sviluppa nei confronti dello psicologo. A partire dall’analisi dei sentimenti verso il terapeuta, si possono comprendere i modelli relazionali che si sono venuti a creare nel paziente con le figure di riferimento: tali relazioni sono quelle che forgiano la personalità di ciascuno di noi. È a partire dall’analisi di questi sentimenti che ha inizio il percorso trasformativo del paziente.

                                                                

Le “regole del gioco”: il setting psicoanalitico

L’insieme dei sentimenti che il paziente sviluppa nei confronti del terapeuta in analisi prende il nome di transfert. L’analisi del transfert è una delle fasi cruciali del percorso psicoanalitico.
Infine, l’ultimo obiettivo dell’analisi è quello di creare le condizioni migliori per migliorare il funzionamento dell’Io, con evidenti benefici nelle relazioni, nel modo di percepire se stessi e nella qualità della vita.
Ma veniamo ora alla “cornice” che si deve costruire intorno alle sedute di analisi. La seduta psicoanalitica presenta tutta una serie di regole a cui paziente e terapeuta devono attenersi. Questo insieme di regole che scandise le sedute di analisi prende il nome di setting. Il setting è un elemento fondamentale nel percorso psicoanalitico, in quanto dà un contenimento al paziente e ci fornisce delle informazioni preziosissime su come egli si muove in un contesto dove sono fissate alcune regole precise: il modo di rapportarsi ad esse ci comunica moltissimo della struttura di personalità di un individuo. Dopo una serie di colloqui preliminari atti ad inquadrare il funzionamento psichico del paziente e la sua motivazione ad intraprendere un percorso psicologico, si comincia con le sedute di analisi vere e proprie.
Nel prossimo articolo esamineremo le (poche) regole su cui si fondano le sedute psicoanalitiche e da cui si dipana il percorso di crescita del paziente.