La gestione del corpo nella psicoterapia online

Come analizzato in diversi articoli sull’argomento, la psicoterapia online rappresenta una frontiera della salute mentale sempre più diffusa e sempre più promettente. Ma per poter affinare questa pratica terapeutica, lo psicologo e lo psicologo online devono conoscerne sempre meglio gli attuali punti di forza e di debolezza.
Nei lavori precedenti abbiamo potuto vedere l’importanza della definizione degli elementi del setting online tra paziente e psicologo online, così come i vantaggi rappresentati dalla maggior fruibilità della pratica psicoterapeutica online, con diverse ricadute positive sull’alleanza terapeutica e sulla riuscita del percorso psicologico. Abbiamo analizzato anche le principali criticità legate alla perdita di alcune informazioni preziose legate al linguaggio del corpo e alla presenza fisica del paziente in seduta che nel contesto online non possono ovviamente essere prese in considerazione.

                                                          

Gli aspetti del linguaggio del corpo che si possono analizzare nella psicoterapia online

La questione del corpo e della corporeità nel contesto di psicoterapia online è alquanto delicata e va analizzata da molteplici angolature, al fine di capire se ci sono degli aspetti del linguaggio del corpo del paziente che si possono mettere nel campo della psicoterapia online. Come si può compensare l’incompletezza corporea del paziente nel percorso di psicoterapia online? Innanzitutto, è fondamentale tenere a mente che il corpo del paziente è presente anche nel contesto di seduta psicologica online, sebbene in modalità diversa: anche online il paziente occupa uno spazio (davanti alla webcam e attraverso la videochiamata).
Lo psicologo e lo psicologo online possono ottenere preziose informazioni anche dal modo in cui si dispone il paziente di fronte alla webcam, la posizione che assume, l’angolazione in cui si dispone. Questi elementi ci permettono a poco a poco di comprendere come si sente il paziente durante la seduta. Si può intuire per esempio se quel paziente si sente a suo agio, se è indifferente o oppositivo alla situazione oppure ancora se è nervoso e inquieto. Soprattutto nelle prime sedute, queste informazioni possono esserci di grande aiuto ai fini delle preliminari valutazioni psicodiagnostiche.
Così come nella seduta in studio, anche nella seduta online il corpo del paziente ci parla.

                                                         

Il corpo “parla” anche online

Il corpo del paziente, pertanto, parla anche “online” e può fornire preziose informazioni allo psicologo online attento e sensibile.
Nel contesto di psicoterapia online è di fondamentale importanza interpretare i messaggi inconsci e non del paziente tramite la mimica facciale, i gesti, lo sguardo. Ovviamente, con il procedere dei colloqui online, il linguaggio del corpo del paziente si comprenderà sempre meglio e andrà a rappresentare un fattore importante come quello verbale nel processo terapeutico.
Quello che conta nella psicoterapia in studio così come nella psicoterapia online è la relazione che si instaura tra paziente e psicoterapeuta.
Come sostiene Chiari (2026), la relazione costituisce uno “spazio” in cui il modo in cui il paziente sta con il terapeuta è intimamente correlato al percorso di cambiamento. Tuttavia, lo “spazio terapeutico” non deve obbligatoriamente essere uno spazio fisico, bensì uno “stare con l’altro” che consenta di produrre un sistema di significati condivisi tra paziente e psicologo online. La psicoterapia, che sia online o in studio, consiste principalmente in una co-costruzione di contenuti psichici e di significati che origina da un clima di fiducia e accettazione.
Nei prossimi lavori sull’argomento approfondiremo ulteriormente il tema dell’accettazione nell’ambito della psicoterapia online, oltre che il ruolo del linguaggio verbale nel contesto terapeutico.

                                                       

Psicologo-online24.it: un team di professionisti del benessere psicologico altamente qualificato

Psicologo-online24.it è un servizio di supporto psicologico e di psicoterapia online ormai radicato da tempo e che sta prendendo sempre più piede nel contesto online.
La figura dello psicologo online è sempre più diffusa nell’ambito della salute mentale, a maggior ragione in un periodo così delicato come questo, dove l’emergenza COVID-19 ha reso questa forma di psicoterapia ancora più preziosa e strategica (anche se per sfortunate cause di forza maggiore).
Ma l’intento di psicologo-online24.it per il futuro è quello di concepire un progetto di salute mentale e di benessere psicologico che vada oltre l’ambito del supporto psicologico e delle psicoterapie online coinvolgendo anche altre aree del benessere psicologico e radicandosi nel territorio.

                                       

Lo psicologo online e il servizio di psichiatria

Come detto, il campo del benessere psicologico deve ovviamente chiamare in causa i percorsi psicologici e psicoterapeutici online. Di questo aspetto lo psicologo online deve essere consapevole.
Ma se nella fase iniziale di valutazione psicodiagnostica lo psicologo online riscontrasse dei disturbi psichici più seri che richiedono un trattamento farmacologico atto ad attenuare la sintomatologia del paziente al fine di renderlo più raggiungibile e meno angosciato in un percorso psicologico? Ecco che in uno scenario del genere non è più sufficiente la figura dello psicologo o dello psicologo online: è necessario l’intervento di uno psichiatra in grado di impostare il trattamento farmacologico più consono per quella specifica situazione clinica. Ecco che con psicologo-online24.it sarà possibile avvalersi di uno psichiatra che pratichi la professione nella città del paziente che richiede un aiuto psicologico, così da creare un riferimento per ciascun territorio: tale psichiatra potrà essere scelto tra poche selezionatissime figure professionali della propria città inserite nella sezione “psichiatri” del sito psicologo-online24.it. Perché “poche selezionatissime figure”? Perché l’obiettivo di psicologo-online24.it è orientato sulla qualità piuttosto che sulla quantità: psicologo-online24.it non è un portare dove l’utente si perde in uno sterminato elenco impersonale di professionisti di cui non si sa granché e che può portare l’utente stesso a scegliere un po’ “a caso”.

                                                                           

Le altre figure fondamentali del benessere psicologico per il progetto psicologo-online24.it

No. L’intento di psicologo-online24.it è quello di creare una rete capillare di figure professionali della salute mentale e del benessere psicofisico in stretta connessione con lo psicologo online che gestisce il servizio.
Nel paragrafo precedente ci siamo concentrati sulla rete di psichiatri che verrà inserita all’interno del progetto di psicologo-online24.it., ma la stessa cosa verrà impostata con gli psicologi in studio: non tutti i pazienti si sentono a loro agio nel contesto di seduta psicologica online: obiettivo di psicologo-online24.it è quello di fornire all’utente la possibilità di scegliere tra un ristrettissimo “ventaglio” di psicoterapeuti nel territorio altamente qualificati e specializzati nel trattamento di utenti per le relative fasce di età (età evolutiva bambini, età evolutiva adolescenti, età adulta).
Ma il progetto di salute mentale e benessere psicologico di psicologo-online24.it non si ferma all’ambito della psicoterapia online, della psicoterapia in studio e della psichiatria. Esso si estende anche ad altre preziosissime figure professionali per il benessere psicologico e psicofisico. Nel sito di psicologo-online24.it verranno inserite delle sezioni per professionisti quali nutrizionisti, dietisti, logopedisti e insegnati di yoga.
Queste figure professionali svolgono una funzione preziosissima che si integra con l’attività professionale di psicologo e psicologo online. A seconda delle esigenze dell’utente e delle problematiche emerse in fase di valutazione psicodiagnostica, verrà consigliato l’ausilio di una delle figure professionali precedentemente citate.
Obiettivo finale del servizio di psicologo-online24.it è pertanto quello di creare un centro clinico online per il benessere psicologico che faccia riferimento a professionisti del settore altamente qualificati e attentamente selezionati.

                                                         

 

 

Tra mito e psicopatologia: il fenomeno dell'hikikomori

Articolo scritto da Giusy Evelin Licata

Il fenomeno dell’hikikomori ha origine da un antico mito shintoista
C’è infatti un mito shintoista sulla dea del sole Amaterasu.
Dopo lunghi scontri con il fratello, in segno di protesta la dea del sole Amaterasu si rinchiuse in una
caverna isolandosi dal mondo.
A questo punto, oscurità e morte consumarono il Giappone.
Solo con gli sforzi di milioni di altre divinità, Amaterasu fu attirata fuori dalla caverna e il
mondo tornò alla luce e alla salute.
Sebbene la storia di Amaterasu sia leggenda, oggi in
Giappone una dinamica simile è realtà per moltissimi giovani e adulti che si “sigillano” nelle loro
caverne virtuali: la propria stanza. Essi vengono denominati “hikikomori.”


Origine del termine e caratteristiche della sindrome

“Hikikomori” è un termine giapponese che deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru
(ritirarsi).
Il termine hikikomori descrive una particolare sindrome che colpisce giovani e giovanissimi.
Questo termine nasce per definire un fenomeno caratterizzato principalmente da ritiro
sociale (social withdrawal) e una volontaria reclusione dal mondo esterno.
“Stare in disparte, isolarsi” è il significato della parola hikikomori.
Il disturbo, descritto e osservato primariamente in Oriente, ad oggi non è ancora una
diagnosi ufficiale del DSM-5 anche se richiede l’intervento di uno psichiatra o altro
specialista della salute mentale.
Nonostante non esista ancora una definizione ufficiale dell’hikikomori a livello internazionale, il Ministero della Salute giapponese (MHLW) ne dà una precisa descrizione:
“L’Hikikomori è un fenomeno psico-sociologico, una delle sue caratteristiche è il ritiro dalle
attività sociali e il rimanere a casa quasi ogni giorno per più 6 mesi. Ciò si verifica tra bambini, adolescenti e adulti sotto i 30 anni.
Sebbene l’hikikomori sia definito come uno stato non psicotico, è probabile che molti
pazienti con schizofrenia possano “confondersi” in questo gruppo fino a quando non
riceveranno la diagnosi di psicosi.
Sempre il Ministero della Salute giapponese (MHLW) indica alcune
caratteristiche e sintomi specifici di tale sindrome:
-Stile di vita centrato all’interno delle mura domestiche senza alcun accesso a contesti
esterni.
-Nessun interesse verso attività esterne (come frequentare la scuola o avere un lavoro).
-Persistenza del ritiro sociale non inferiore ai sei mesi.
-Nessuna relazione esterna mantenuta con compagni o colleghi di lavoro.
Questa tipologia di sintomi può variare per intensità e
frequenza.

L’ “universo” hikikomori

La vita dei giovani hikikomori si svolge pertanto all’interno della loro casa o camera da letto.
Le uniche interazioni con l’esterno avvengono attraverso internet, attraverso l’utilizzo di chat,
social network e videogame. Gli hikikomori sono caratterizzati dall’evitamento di qualsiasi
tipo di relazione e comunicazione diretta con altri individui.
Come riconoscere un Hikikomori?
In genere gli hikikomori presentano alcune caratteristiche comuni:
-Giovane tra i 14 e i 30 anni
-Estrazione sociale medio-alta
-Di sesso maschile (nel 90% dei casi)
-Storia di abbandono scolastico
-Figlio unico
- Precedenti trattamenti psichiatrici.
-In genere genitori entrambi laureati: spesso uno dei due genitori, in genere il padre, risulta
assente in famiglia e spesso ricopre incarichi dirigenziali.
In base alla diversa intersezione di fattori psicologici, sociali e comportamentali, vi sono tre
differenti tipi di giovani socialmente ritirati:
-Gli ultradipendenti: che crescono in famiglie ultraprotettive in cui non riescono a
raggiungere uno sviluppo psicologico che permetta loro di fidarsi delle persone e di acquisire
autonomia.
-Gli interdipendenti: disfunzionali, che sono il prodotto di dinamiche familiari disadattive
che impediscono ai giovani di imparare le regole sociali di base a casa.
-I controdipendenti: ragazzi che sembrano essere caricati da eccessive aspettative genitoriali e che avvertono notevole pressione nella vita accademica ed educativa o che soffrono di
stress correlato alla carriera lavorativa.
Gli hikikomori presentano in genere un completo e totale isolamento sociale, un rifiuto di rapporti interpersonali non solo esterni ma anche all’interno del
proprio nucleo familiare.
Spesso le interazioni sociali sono nulle anche con i genitori conviventi, le uniche interazioni
sociali con loro si concretizzano nei momenti in cui viene passato il piatto con il pasto
all’interno della stanza da letto.
Spesso gli hikikomori presentano alterazione dei ritmi circadiani. Il disagio psichico può
essere espresso anche attraverso forme di aggressività e scoppi di rabbia.
Inoltre, uno studio recente ha dimostrato come l’hikikomori è associato ad un elevato
rischio di suicidio.
Il fenomeno è stato spesso associato all’internet addiction, ma gli studi mostrano che solo
nel 10% dei casi è stato riscontrato anche questo tipo di dipendenza.
Tra le principali cause dell’hikikomori troviamo:
-Forte disagio all’interno del contesto familiare e sociale.
-Eccessiva interdipendenza fra genitori e figli (lo stile genitoriale iper-protettivo e “soffocante”)
-Forti pressioni psicologiche da parte dei genitori esercitate sui figli.
-Severità del sistema educativo scolastico: il fenomeno dell’hikikomori si sviluppa
solitamente dopo che il giovane ha trascorso un lungo periodo di assenza da scuola.
L’assenteismo scolastico è spesso la prima manifestazione del comportamento di ritiro ed è
spesso un precursore di hikikomori in piena regola (attribuito al 69% dei casi osservati).
-Essere stati vittime di forme gravi di “bullismo scolastico”, una violenza psicologica fatta di
pressioni, derisione e forme di abuso ed esclusione dal gruppo subita da chi non è in grado
di competere all’interno del sistema scolastico, poiché carente di capacità e risorse
comunicative che non lo mettono in grado di interagire in maniera sufficientemente adeguata
e di inserirsi all’interno del gruppo.
-Timidezza, che nella lingua giapponese si traduce con lo stesso termine di vergogna: nel contesto di hikikomori si
esprime in una morbosa paura degli altri.
Da un punto di vista sociologico, invece, si sono indagati soprattutto i fattori legati al
particolare sistema culturale giapponese (basato sul confucianesimo) e all’atteggiamento
di anomia sociale e di rifiuto verso le severe regole morali e sociali su cui si basa la cultura
tradizionale giapponese.
L’ipotesi che ne è scaturita è quindi che questi giovani, pressati dai valori sociali basati
sull’estremo perfezionismo e sulla tendenza a voler sempre primeggiare sia a scuola che al
lavoro, non si sentano all’altezza degli standard loro richiesti e preferiscano quindi
rinchiudersi in casa per evitare di affrontare una realtà quotidiana che avvertono come
opprimente.
Il ragazzo tenderà spontaneamente ad allontanarsi e a rifugiarsi nella propria camera dove è
immune dal sentimento della vergogna, proteggendo loro stessi dal giudizio del mondo esterno.

Il lutto non elaborato come "mostro inquietante": analisi psicologica del film “Babadook”

Articolo scritto da Giusy Evelin Licata

Con questo articolo analizzeremo dal punto di vista psicologico un film che presenta tutta una serie di dinamiche riconducibili al lutto non elaborato e ai suoi risvolti più inquietanti e psicopatologici: The Babadook. The Babadook è un film horror.
In ebraico, ba-badook ha un significato per niente rassicurante: significa “sta arrivando davvero”.
Non è un film “di paura” ma un film “di angoscia” che unisce sensazioni claustrofobiche a terrori mortiferi.
Qual è la trama di questo film?
Non è un film facile, specialmente all’inizio. I due protagonisti sono Amelia e suo figlio di sette anni.
Madre e figlio vivono insieme in un’atmosfera surreale, privata di ogni slancio futuro e incapace di tornare sul passato traumatico.

                                            

Una diade chiusa in un lutto non elaborato

Nella famiglia manca il padre, morto in un incidente stradale mentre portava la moglie all’ospedale per il parto.
La morte del padre è un tabù: Amelia non ne parla da sette anni.
Una sera, durante il solito rito della favola della buonanotte, il figlio presenta alla madre un libro che lei non ha mai visto e che vorrebbe che gli venisse letto: “Babadook”.
Si scopre che Babadook è un'anima nera che aleggia su questa famiglia, sulla diade madre-bambino, tormentandone le notti.
Dapprima Amelia rinnega la realtà del mostro che invece Samuel vede e cerca di allontanare con armi costruite in cantina, la stessa cantina dove gli è proibito andare perché lì ci sono “le cose” del padre defunto.
Sam prova a proteggere la madre dai suoi fantasmi funzionando da figlio “para-lutto”, come lo chiamava Racamier, ergendosi a suo difensore.
Amelia dapprima prova a eliminare fisicamente il libro da casa, libro che però continua a tornare fino a quando lo spirito del Babadook non si impossessa di lei.
Dopo molte resistenze, Amelia cede e Babadook entra e ne cambia la personalità. da donna flebile e spaventata, si trasforma in una vera e propria psicopatica sempre più preda di impulsi omicidi verso il figlio.
La rabbia, le minacce, i rimproveri, le fantasie aggressive verso il figlio escono allo scoperto.
Babadook all’inizio sembra incarnare proprio la fantasia di uccidere il figlio, simbolicamente la “causa” della separazione dal marito.
La vicenda quindi si sposta verso l’esperienza materna della possessione demoniaca.
Amelia ha lasciato entrare, di colpo, il lutto del padre, la sua mancanza.
Qui inizia il lutto, quello sofferto, detto, rappresentabile.
Il Reale entra prepotentemente nella vita di Amelia: il marito è morto.
Il film mostra un’elaborazione traumatica quanto il lutto stesso, quasi una catarsi.

                                                          

Chi è realmente Babadook?

“Se è in una parola o in uno sguardo, non puoi liberarti di Babadook.” Questa frase inquietante della storia trovata da Samuel spiega il significato più profondo del mostro: la depressione.
Babadook è una figura che rappresenta il dolore e la depressione.
Proprio come la malattia mentale che rappresenta, il Babadook può bussare alla porta di ognuno di noi. E quando succede, bisogna affrontarlo.
Amelia riesce a far uscire Babadook e lo blocca nel seminterrato.
Come dice la storia, non puoi liberarti di lui, quindi lei e Samuel sono invece costretti a permettergli di prendere residenza nella loro casa; esso ripara la sua relazione con il figlio.
La madre si confronta con lui, vedendone gli aspetti minacciosi ma non più mortiferi.
Questo è un aspetto che fa luce su come le persone che lottano con le malattie mentali, specialmente la depressione, devono spesso vivere con i loro demoni e le loro difficoltà interiori cercando di tenerli a bada, invece di estinguerli una volta per tutte.
Il lutto può e deve essere sopportato. Sicuramente, il dolore non se ne va.
Babadook si nasconde nella cantina, dove ci sono le “cose” del padre defunto.
Qui Amelia gli porta giorno dopo giorno dei vermi da mangiare. Lo tiene in vita con ciò che sta “sotto terra”. Ogni giorno Amelia si confronta con le angosce che Babadook gli presenta e che ogni giorno la spaventano. Lei è più forte e non crolla. Conferisce a Babadook il suo statuto di defunto che, in quanto lutto, non può essere dimenticato del tutto.
Questa è l’elaborazione nel tempo. Samuel chiede di poter scendere con lei. Amelia risponde con un “no” accogliente; Samuel è ancora piccolo. Adesso la madre può dire al figlio: “Tuo padre è morto ma non è sparito”. Adesso si può dire, se ne può parlare.

Il film, che offre moltissimi spunti alla riflessione clinica, coglie un aspetto su cui molto la psicoanalisi ha indagato: gli effetti catastrofici della non elaborazione del lutto, la paura dell’uomo nero, la nascita, il lutto mai accettato, la patologia mentale e il senso claustrofobico che tutti questi elementi rievocano nell’anima e alla vista.
Il significato di Babadook ruota, non a caso, attorno a questo concetto di domesticazione del male che, al pari di un animale, va educato in modo da apparire agli occhi esterni innocuo e parte integrante della casa o della vita umana in genere.
Nel momento in cui la protagonista riesce ad affrontare le sue paure e a gridare in faccia al mostro, difendendo con le unghie e con i denti il suo bambino, l’essere si indebolisce e si lascia imprigionare.
Dopo questa mossa il mostro non è sparito, semplicemente è stato identificato e adesso è come un animale in gabbia da accudire, nutrire e lasciare in eredità.
Il senso più profondo di Babadook è questo e se qualcuno di voi si sta chiedendo se questa è una storia vera, possiamo ampiamente rispondere di sì: non perché esistano i mostri nelle fattezze rappresentate dalla “settima arte”, bensì perché esistono le nostre paure e se non le affrontiamo esse diventeranno insormontabili, degli “esseri” che si muovono dentro di noi e, nel momento in cui non riusciamo ad ingabbiarli e istruirli, saranno capaci di fagocitare interamente la nostra anima, trasformandosi interamente nel mostro che tanto temiamo.

                                                          

I disturbi di personalità di livello borderline

Nei precedenti articoli sull’argomento abbiamo iniziato a vedere cosa sono i disturbi di personalità (Che cosa sono i disturbi di personalità?) e ad analizzarne i diversi livelli di gravità (Disturbi di personalità: i diversi livelli di gravità).
Come abbiamo potuto notare, prendendo come riferimento il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM), i disturbi di personalità si collocano lungo un continuum di gravità che va dalla polarità nevrotica a quella borderline. Per quel che concerne l’area nevrotica dei disturbi di personalità, è emerso come tali disturbi presentino principalmente una certa rigidità di fronte alle situazioni di maggiore stress e l’utilizzo di una gamma limitata di difese psichiche per fronteggiare tali sollecitazioni emotive.

                                                 

Caratteristiche dei disturbi di personalità di livello borderline

In questo lavoro concentreremo invece la nostra attenzione sui disturbi di personalità con funzionamento borderline, area del disagio psichico verso cui lo psicologo e lo psicologo online devono approcciarsi in maniera differente rispetto alle personalità nevrotiche. 
I pazienti con disturbo di personalità di livello nevrotico arrivano ad una consultazione dallo psicologo o dallo psicologo online dopo aver formulato una serie di ipotesi sulle proprie criticità e si costruiscono un’idea su come potrebbero superarle. Sovente giungono in psicoterapia con un’opinione abbastanza realistica sulle cause del loro disagio psichico: questo fattore facilita notevolmente la costruzione di una solida alleanza terapeutica con lo psicologo o lo psicologo online.
Solitamente, psicologo e psicologo online si sentono a loro agio con tali pazienti e riescono ad impostare un lavoro terapeutico piuttosto fruttuoso.
Il discorso cambia notevolmente con i pazienti che soffrono di un disturbo di personalità di livello borderline.
Il paziente con questo tipo di disturbi di personalità manifesta spesso problemi a livello relazionale, sul lavoro e nei contesti di intimità affettiva. Dal punto di vista squisitamente sintomatologico, questi pazienti possono presentare vissuti di ansia profonda, angoscia, depressione, predisposizione all’abuso di sostanze, disturbi del comportamento, condotte antisociali, dipendenze da gioco d’azzardo, dal cibo, da internet, sesso compulsivo, ecc. Una vastissima gamma di sintomi.

                                                     

Personalità introversive ed extratensive

Come detto, stiamo parlando di un ampio ventaglio di sintomi che possiamo ravvisare nei soggetti con disturbo di personalità di livello borderline. Ovviamente in ciascun caso di disturbo di personalità ci saranno specifici sintomi (di quelli appena citati) che si manifesteranno, a seconda del tipo di disturbo di personalità di livello borderline che verrà diagnosticato.
In questo tipo di patologie ravvisiamo molto spesso un forte rischio di condotte autolesionistiche, pericolose, sessualmente rischiose, a causa della marcata impulsività che con una certa frequenza si presenta in tali disturbi. Non a caso è stata utilizzata l’espressione “con una certa frequenza”, in quanto esistono anche delle forme più “larvate” e meno esplicite di funzionamento di personalità borderline. Ci sono infatti soggetti con disturbi di personalità di livello borderline più introversi e inibiti (per esempio personalità schizoidi o depressive) che presentano condotte altamente autodistruttive ma che non manifestano quell’impulsività tipica delle personalità borderline con funzionamento più extratensivo (estroverso o drammatico/teatrale). Tali soggetti sono caratterizzati da un cronico sentimento di vuoto o di disperazione, scarso appagamento nella vita sentimentale e lavorativa.
In generale, si può dire comunque che il tratto più caratteristico dei disturbi di personalità con funzionamento borderline è rappresentato da problemi nella regolazione degli affetti che può manifestarsi sia nella polarità più inibita che nella polarità più estroversa.
Nel prossimo articolo sull’argomento ci soffermeremo sui principi terapeutici necessari per psicologo e psicologo online nel trattamento di questi pazienti.

                                                   

Lo yoga: uno strumento prezioso per il benessere psicologico

In alcuni articoli del blog abbiamo analizzato l’importanza della meditazione nell’ambito del benessere e del rilassamento. Oggi ci concentreremo su una ben nota pratica contemplativa con una storia millenaria: lo yoga. Si ritiene che le prime tracce di questa disciplina risalgano addirittura al 3000 a.C. La conferma è data dal fatto che in alcune zone dell’India (per la precisione nell’Indo) sono state trovate alcune piccole statue rappresentanti delle posizioni di yoga. Tali ritrovamenti confermerebbero che alcune pratiche di questa disciplina fossero già note all’epoca.
Ovviamente anche lo yoga ha un legame strettissimo con il benessere psicologico e l’armonia interiore.
Iniziamo a scoprire qualcosa di più di questa affascinante pratica.

                                              

Cenni sulle origini dello yoga

La radice del termine “yui”, che significa “legare insieme”, “tenere stretto”, rimanda ad una serie di tecniche contemplative che hanno l’obiettivo di raggiungere l’unificazione tra l’anima umana e quella divina. In termini più “filosofici” la pratica dello yoga mira alla liberazione del Sé come principio trascendente dell’essere umano.
Sono principalmente due i testi di riferimento della tradizione yoga: le Upanishad e gli Yoga Sutra di Patanjali.
Cosa sono le Upanishad? Il termine rimanda al “sedersi”, allo “stare ai piedi di qualcuno”, con riferimento, nella cultura yoga, all’iniziale rapporto che si viene ad instaurare tra discepolo e maestro.
Upanishad, pertanto, può essere concepito come il gesto della venerazione e della contemplazione, l’approccio ideale per accostarsi a questa antichissima disciplina.
Le Upanishad racchiudono i testi mistici della pratica dello yoga che si sono tramandati nei secoli da maestro a discepolo, di generazione in generazione.
In cosa consistono invece gli Yoga Sutra? Essi rappresentano un insieme di fondamenti che costituiscono un riferimento per una vista all’insegna del rispetto e dell’amore verso se stessi e verso gli altri.
Quest’opera descrive i cosiddetti 8 “anga” dello yoga, ossia quella serie di tappe fondamentali per il raggiungimento della liberazione definitiva. Esse sono: le astinenze (yama), le discipline (niyama), le posizioni del corpo (asana), il ritmo della respirazione (prananyama), l’emancipazione dell’attività sensoriale dagli oggetti esterni (pratyahara), la concentrazione (dharana), la meditazione (dhyana) e infine la tappa ultima, ossia l’illuminazione (samadhi).

                                                       

Yoga e psicologia

È possibile individuare un legame tra yoga e psicologia? Tra yoga e benessere psicologico? Senza dubbio: è importante che lo psicologo e lo psicologo online ne acquisiscano consapevolezza senza che ovviamente si addentrino su tali aspetti con pazienti che praticano questa antica disciplina, non essendo affatto loro competenza. Tuttavia, per psicologo e psicologo online, è importante avere qualche conoscenza di yoga per capire appieno il tipo di percorso un paziente sta praticando con lo yoga (e il significato che il paziente stesso dà a tale disciplina).
Carl Gustav Jung concepisce lo yoga come una disciplina psicologica parlando di un “metodo di igiene psichica in cui l’”emozione fisica”, intesa come sistema di innervazione, si collega all’”emozione spirituale”.
Secondo Jung, lo yoga rappresenterebbe una rappresentazione “plastica” della completezza dell’essere vivente dove lo psichico e il fisico si completano armoniosamente. La disciplina dello yoga sarebbe la strada maestra per fondere corpo e spirito fino a renderlo un’entità indissolubile. Tale pratica favorirebbe una predisposizione psicologica in grado di giungere a intuizioni che trascendono la coscienza.
Lo yoga è una disciplina orientale che ha avuto col tempo grande diffusione nel mondo occidentale, tant’è che successivamente si sono sviluppate diverse tecniche di rilassamento derivanti dallo yoga stesso, una su tutte il training autogeno.

                                                        

 

 

Alberto e Luca ci spiegano come uscire dal disturbo ossessivo compulsivo

Alberto e Luca ci spiegano come uscire dal disturbo ossessivo compulsivo:
•Alberto: Ehi ehi ehi, so qual è il tuo problema, hai un Bruno in testa.
•Luca: Un Bruno?
•Alberto: Già capita anche a me, Alberto non ce la fai, Alberto ti farai male; Alberto non
vorrai mangiarlo. Luca è semplice, non ascoltare quel babbeo di Bruno.
•Luca: Perché si chiama Bruno?
•Alberto: non importa, chiamalo come ti pare, ma fallo smettere di.. Silenzio Bruno!
•Luca: Silenzio Bruno!
•Alberto: Più forte! Tipo: SILENZIO BRUNO!
•Luca: SILENZIO BRUNO!
Da quel giorno “Silenzio Bruno” è diventato il loro mantra.
Cerchiamo di comprendere meglio questo curioso scambio di battute.

                                                


Il Disturbo Ossessivo Compulsivo

Con queste parole i protagonisti del film-cartone animato "Luca" cercano di mettere a tacere tutte quelle “voci” che troppo spesso si rincorrono nella nostra testa trasmettendo paure, rendendoci insicuri
e impedendoci di godere al massimo delle scoperte che, giorno dopo giorno, la vita ci
permette di fare.
Ma da dove nascono queste voci?
È tutto dentro la nostra mente, una voce interna, una fastidiosa voce assillante che dà ordini, un bullo che assicura alla persona con disturbo ossessivo compulsivo una morte
imminente se certe compulsioni non vengono effettuate.
La voce all'interno della nostra mente si sta sempre chiedendo: “Che cosa succederebbe
se?”
Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è uno dei disturbi d’ansia più frequenti ed è
generalmente caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni.
Il disturbo ossessivo-compulsivo presenta pensieri intrusivi e ripetitivi (ossessioni) associati ad
Ansia e accompagnati da rituali per ridurla (compulsioni).
Come si manifesta il Disturbo Ossessivo Compulsivo?
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è un quadro clinico fortemente invalidante che colpisce
dal 2 al 3% delle persone nell’arco di una vita.
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo viene considerato un disturbo egodistonico. Che cosa significa?
Significa che la persona che soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo riconosce la natura patologica del
proprio disagio e che le proprie ossessioni e compulsioni sono percepite come eccessive e irragionevoli.

                                                          

Le ossessioni e comnpulsioni: scomodi “compagni di viaggio”

Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi intrusivi ricorrenti e persistenti
accompagnati da ansia e disagio marcati che s’inseriscono nel flusso di pensieri in modo
involontario. La persona che ne soffre non riesce ad allontanarli dalla mente.
Il contenuto dei pensieri ossessivi viene vissuto come contrario alla personalità e al modo
d’essere del paziente: egli lo vive come estraneo e insensato tentando di resistervi o di
neutralizzarlo con altri pensieri o azioni, cioè le compulsioni.
Le ossessioni del Disturbo Ossessivo Compulsivo attivano emozioni sgradevoli e molto
intense. Le emozioni provate sono paura, disgusto, colpa. Queste emozioni attivano il
conseguente bisogno di fare il possibile per rassicurarsi e gestire il proprio disagio. Ecco che a questo punto entrano in gioco le compulsioni. Che cosa sono le compulsioni?
Si tratta di comportamenti ripetitivi, finalizzati e intenzionali, eseguiti al fine di prevenire un
qualche evento temuto o di ridurre lo stato di disagio generato dall’ossessione.
Possono essere anche dei veri e propri rituali o cerimoniali che devono essere eseguiti
secondo regole rigide e sempre con la stessa sequenza.
Le compulsioni non sono necessariamente osservabili (overt) come il lavarsi le mani, il
riordinare, il controllare ma possono anche essere azioni eseguite a livello esclusivamente
mentale (covert), come il pregare, il contare o il ripetere parole mentalmente. La persona si
sente, in ogni caso, obbligata a metterle in atto in risposta ad un’ossessione al fine di fare
tacere quelle voci insistenti.
E allora quando quella voce da bullo dentro la tua testa, grida insieme, con Luca ed
Alberto: silenzio Bruno!

                                                                             

La competizione negativa: la sindrome di Procuste

Articolo scritto da Giusy Evelin Licata, Laureanda in Psicologia Clinica.

Tu sai chi era il crudele Procuste? Grazie alla mitologia greca sappiamo, che Procuste era un locandiere che gestiva una
taverna fra le colline di Attica. Lì, offriva alloggio ai viandanti.
Nella sua piccola taverna Procuste possedeva un letto assai curioso dove invitava tutti i
viaggiatori a passare la notte.
Durante la notte, quando i malcapitati dormivano, ne approfittava per imbavagliarli e legarli.
Se la vittima era più alta e piedi, mani e testa le sporgevano dal letto, procedeva a tagliarli.
Se la persona era più bassa, la stirava rompendole le ossa per far quadrare le misure. Scopriamo qualcosa di più di questo personaggio.

                                    

Mito di Procuste e narcisismo

Questo personaggio oscuro perpetrò le sue azioni macabre per anni, finché non giunse un
uomo: Teseo. Si narra che, quando Teseo scoprì ciò che quel sadico faceva di notte, decise
di sottoporre Procuste allo stesso supplizio che imponeva a tutte le sue vittime. Da questa
storia nasce il famoso e diffuso proverbio che recita quanto segue: “Fa’ attenzione, ci sono
persone che, quando vedono che hai idee diverse o che sei più brillante di loro, non ci
pensano due volte a metterti sul letto di Procuste”.
Possiamo a mio avviso comparare il comportamento di Procuste alla famosa e ormai tanto
discussa personalità narcisistica.
Sappiamo che la personalità narcisistica è ormai da secoli affiancata al concetto di “Sé
Grandioso” che comprende sintomi come: egocentrismo patologico, aspetti di personalità che danno importanza e
idealizzano il proprio sé, egoismo, con conseguente deficit nel provare empatia verso il
prossimo e relativa a costruzione di rapporti interpersonali fondati sullo sfruttamento, sulla
manipolazione e sulla svalutazione degli altri.
Ma cosa si cela dietro questo “Sé grandioso”? Perché sfrutta, manipola gli altri e li svaluta,
se è tanto sicuro di sé?
In realtà il nucleo più intimo della personalità narcisista, consiste in un mix di invidia e
vergogna.

                                 

Personalità narcisistica: caratteristiche cliniche

Quindi l’apparente ipervalutazione del Sé, propria di questi soggetti, è soltanto uno
strumento compensativo con cui l’Io cerca di supplire all’autostima fragile e frammentata tipica
di questa personalità.
L’invidia è il motore che alimenta il narcisismo.
L'invidia genera una dimensione relazionale che vede l’altro come un nemico, una minaccia,
oggetto da depredare di tutti gli aspetti buoni che possiede e di cui il narcisista vuole
impossessarsi a sua volta. Tale avidità nasce perché il narcisista non vorrebbe possedere
ciò che invidia ma vorrebbe piuttosto che fosse l’altro a non possederlo.
Il narcisista desidera distruggere più ancora che possedere.
Infine, altra componente che va caratterizzare le personalità narcisistiche è la vergogna.
Dietro la maschera di egocentrismo e superiorità si cela in realtà un bambino spaventato e
fragile. Il nucleo della sua problematica consiste proprio nell’impossibilità/incapacità di conoscere
se stesso e di prendere contatto con la sua parte più debole e vulnerabile.
L'adulto narcisista è stato un bambino fragile e sensibile che ha dovuto creare, a seguito
delle continue richieste dei genitori, un “falso sé”. Il falso sé va inteso come una seconda
personalità che si prefigge lo scopo di meritare l'amore dei propri genitori, amore che non era
mai dato incondizionatamente: esso veniva elargito a condizione che il proprio figlio fosse
esattamente come lo si voleva. L’adorazione che uno o più adulti significativi dimostravano
per il bambino non si accompagnava cioè alla comprensione dei suoi bisogni emotivi e dei
suoi reali desideri: come se non fosse tanto il bambino ad essere amato, quanto la sua
particolare capacità e i suoi successi nell’aderire alle aspettative degli adulti di riferimento.

                               

Gli strumenti dell’Io per fronteggiare la vita: i meccanismi di difesa

Nella vita di tutti i giorni ognuno di noi mette in atto dei meccanismi che ci permettono di fronteggiare le sfide e le sollecitazioni della quotidianità. Questi meccanismi sono svariati e vengono utilizzati in maniera più o meno intensa, a seconda della situazione e a seconda della struttura di personalità che ciascuno di noi ha sviluppato nel suo percorso di crescita psichica. Tali meccanismi prendono il nome di difese psichiche o meccanismi di difesa. L’analisi dei meccanismi di difesa del paziente è di fondamentale importanza per lo psicologo e lo psicologo online ai fini di un’adeguata valutazione psicodiagnostica e di un successivo percorso psicologico efficace. Ma scopriamo un po’ più nello specifico in cosa consiste una difesa.

                                                                 

Cosa sono i meccanismi di difesa

La difesa è un’operazione psichica che viene utilizzata dal soggetto in maniera più o meno inconscia per reprimere o alleviare un turbamento legato ad una minaccia al proprio equilibrio interiore che viene percepito a seguito di una sollecitazione emotiva.
Obiettivo primario delle difese è quello di fronteggiare l’angoscia. Ma quali tipi di angoscia?
I meccanismi di difesa servono per contrastare l’angoscia generata dall’aumento di tensione proveniente dall’Es (la parte più istintuale del nostro Sé) che fornisce impulsi volti a ottenere gratificazione immediata. Ma le difese servono anche per fronteggiare l’angoscia causata dalla pressione morale del Super-Io, ossia quell’istanza del nostro Sé che rappresenta l’interiorizzazione dei precetti e delle regole impartite dai nostri genitori: più rigidi e inflessibili sono stati i nostri genitori nel loro stile educativo, più rigido e inflessibile sarà il nostro Super-Io.
Infine, i meccanismi di difesa sono volti a contrastare l’angoscia dell’Io di fronte a minacce reali che si possono presentare nell’ambiente circostante.
Le difese presentano caratteristiche e funzioni differenti a seconda del loro livello di coerenza con la realtà che viene colta dall’individuo. Abbiamo due tipologie di difese: le difese primarie, ossia le difese di livello più arcaico che abbiamo imparato ad utilizzare nelle prime fasi della nostra vita e le difese secondarie, difese di livello più evoluto, tipiche di un funzionamento psichico normo-nevrotico.

                                                       

Una primissima rassegna dei principali meccanismi di difesa

A seconda del tipo di difese messe in atto dal paziente nel corso della psicoterapia, lo psicologo e lo psicologo online potranno iniziare a farsi un’idea del livello di funzionamento psichico del paziente stesso, cioè se è primitivo-arcaico tendente all’area psicotica, se è di una tipologia che fa uso massiccio di difese tipiche dell’organizzazione borderline di personalità, oppure se è di tipo normo-nevrotico.
Iniziamo ad analizzare alcuni dei principali meccanismi di difesa con cui psicologo e psicologo online si confrontano in terapia nei percorsi psicologici con i loro pazienti. Innanzitutto partiamo da introiezione e proiezione.
Introiezione e proiezione sono due meccanismi di difesa definiti “primari” che mettiamo in atto sin dalle prime fasi della nostra vita e che ci permettono di sopravvivere “psichicamente” alle prime sollecitazioni emotive cui andiamo incontro.
L’introiezione consiste nel trasferire dentro di sé alcuni aspetti del mondo esterno. Con questo meccanismo di difesa viene interiorizzata una rappresentazione mentale di un oggetto esterno che trasforma radicalmente il modo di rapportarsi con tale oggetto (per oggetto, nel gergo psicodinamico, si intende una persona, solitamente una figura di riferimento). In pratica, il rapporto dell’Io con tale oggetto si trasforma nel rapporto dell’Io con l’immagine di questo oggetto introiettato. Pertanto, tale figura di riferimento che è stata introiettata non influenzerà più l’individuo dall’esterno, bensì dall’interno.
Questo meccanismo di difesa è spesso alla base di alcuni funzionamenti depressivi, in quanto con l’introiezione si tende a provare un sentimento nei confronti dell’immagine di una persona piuttosto che nei confronti della persona reale. Pertanto, se si è introiettata una figura di riferimento severa e ipercritica, questo porterà a vissuti di tristezza, autosvalutazione e senso di inadeguatezza, elementi cardine del funzionamento depressivo.
Nei prossimi articoli sull’argomento analizzeremo gli altri meccanismi di difesa utilizzati dall’Io.

                                                                                    

Quando la nascita di un figlio rischia di diventare un incubo: la depressione post-partum

In questo articolo inizieremo ad analizzare un disturbo molto complesso, una sfida clinica davvero delicata per lo psicologo e lo psicologo online, così come per lo psichiatra, quando nei casi più seri è necessario un intervento farmacologico: la depressione post-partum.
La depressione post-partum appartiene alla categoria dei disturbi dell’umore: i sintomi depressivi che emergono in questa sindrome perdurano per più di 2 settimane a partire dal momento del parto e hanno un impatto nefasto sulla quotidianità e sulla qualità di vita della neomamma.
Si calcola che il 10-15% delle neomamme possa andare incontro ad una problematica depressiva che viene inquadrata nei disturbi di depressione post-partum.
Analizziamo nello specifico le caratteristiche sintomatologiche di questo disturbo.

                                                          

Principali sintomi della depressione post-partum

I sintomi principali che possiamo individuare nell’insorgenza di una depressione post-partum sono molteplici: innanzitutto un tono dell’umore perennemente abbattuto o improvvisi e inaspettati cambiamenti dell’umore. Sono spesso presenti anche scoppi di pianto, problematiche nel campo dell’alimentazione, astenia, senso continuo di stanchezza e inerzia. Una neomamma può andare sovente incontro a perdita di fiducia in se stessa e nel futuro, oltre che ad un pernicioso senso di inadeguatezza e vergogna: a fronte di un ambiente circostante che spesso tende a celebrare e idealizzare il “lieto evento” rappresentato dalla nascita di un bambino, una mamma che attraversa una fase di depressione post-partum può avvertire pesanti sensi di colpa per le frustrazioni fisiologiche che talvolta può provare di fronte agli impegni e alle responsabilità richieste dall’accudimento e cura di un bambino appena nato, sentendosi di conseguenza una “cattiva mamma”.
Sovente questo contesto di “pressione”, ingigantito dalla neomamma in difficoltà, porta all’insorgenza di gravi manifestazioni di ansia e attacchi di panico.
Nelle forme più serie, tutte sofferenze, i vissuti di rabbia, frustrazione, stanchezza non accettati o riconosciuti riaffiorano in maniera violenta sottoforma di fantasie intrusive più o meno intense e durature (questo dipende dalla gravità della condizione) di far male al proprio bambino. Nei casi ancora più gravi, insorgono pensieri e ideazioni suicidarie.

                                                                 

Fattori di rischio nell’insorgenza della depressione post-partum

A livello relazionale, le neo mamme affette da forme più o meno gravi di depressione post-partum possono andare incontro a marcate difficoltà nello stabilire un legame affettivo con il proprio piccolo, oltre all’incapacità di esperire vissuti quali gioia e appagamento o qualunque altra sensazione positiva.
È importante tenere a mente che a qualunque neo mamma può capitare di incappare in una depressione post-partum, in quanto nell’insorgenza di questo disturbo incidono numerosissimi fattori, oltre alla relativa sensibilità della neo mamma a questi fattori.
È importante tuttavia che lo psicologo e lo psicologo online tengano a mente il fatto che i rischi di sviluppare una depressione post-partum aumentano se la neomamma ha già attraversato periodi di depressione maggiore o episodi di disturbo bipolare, oppure se ha affrontato da poco eventi stressanti quali problemi in famiglia, seri problemi di salute, difficoltà lavorative, gravidanze non desiderate o altri problemi legati alla gravidanza. In questi casi, i conflitti generati da queste vicende non ancora del tutto elaborate si riverberano inesorabilmente nel delicatissimo momento del post-partum.
Altri fattori che possono rappresentare dei fattori di rischio per la depressione post-partum sono le difficoltà avute nell’allattamento e la scarsa presenza di una rete familiare e sociale che possa fare da sostegno in un momento simbolicamente così importante e impegnativo per la neo mamma.
Ecco che a tal proposito, è di vitale importanza per lo psicologo e lo psicologo online stendere un’attenta e puntuale anamnesi della neomamma, così da ricostruire in maniera precisa la sua storia di vita e comprendere a poco a poco quali aspetti traumatici o conflittuali possono avere avuto un ruolo nell’insorgenza della depressione post-partum.
Nei prossimi articoli sull’argomento ci focalizzeremo sulle possibili cause profonde alla base della depressione post-partum e sui significati più o meno reconditi che possono esserci nella costruzione della propria immagine di figura genitoriale e dell’immagine del proprio figlio.

                                                            

 

 

La relazione terapeutica all’interno della psicoterapia online: una prima analisi

In numerosi articoli sull’argomento abbiamo analizzato la gestione del setting nel contesto della psicoterapia online. Abbiamo preso in considerazione molteplici fattori che vanno a costituire la cornice metodologica da allestire tra paziente e psicologo online nel corso della psicoterapia online: abbiamo esaminato il ruolo della piattaforma di videocall da utilizzare, la posizione di paziente e psicologo online nello svolgimento della seduta, l’importanza della salvaguardia della riservatezza del terapeuta, ecc. Tutti aspetti che potrebbero sembrare banali ma che nel contesto online non lo sono affatto.
In questo articolo inizieremo invece ad occuparci degli aspetti più squisitamente relazionali della psicoterapia online e della graduale costruzione dell’alleanza terapeutica tra paziente e psicologo online.

                                                                       

 

Psicoterapia in presenza e psicoterapia online: un dibattito aperto

Fino a pochi anni fa il ricorso ai canali online per svolgere lavori di supporto psicologico e psicoterapia era considerato quasi un’eresia. La critica principale che veniva mossa a questo tipo di pratica clinica era rappresentata dall’impossibilità di condividere un ambiente fisico e una corporeità data dalla presenza di paziente e psicologo nella stessa stanza. I principali critici obiettavano che tutta una serie di elementi riconducibili al linguaggio del corpo e alla comunicazione non verbale si perdevano inevitabilmente nel contesto online. Tali aspetti sono senza dubbio importanti per la costruzione e il consolidamento di un’adeguata alleanza terapeutica, oltre che per una buona riuscita della psicoterapia.
Prendiamo in esame il primo aspetto che differenzia la psicoterapia tradizionale dalla psicoterapia online: la corporeità e il linguaggio del corpo. I detrattori della psicoterapia online ritengono la lontananza fisica come un ostacolo insormontabile considerando come anti-terapeutico il fatto che paziente e psicologo online si trovino in due luoghi differenti. Coloro che sostengono questa posizione affermano che la distanza della terapia online induca il paziente a mettersi meno in gioco e ad avere maggiore discontinuità nel presenziare alle sedute, con relativo deterioramento del percorso psicoterapeutico. Insomma, il fatto di non doversi presentare fisicamente nello studio dello psicologo contribuirebbe a far prendere meno sul serio la psicoterapia da parte del paziente.

                                                     

 

 Vicinanza online tra paziente e psicologo

Ma siamo sicuri che sia proprio così? Coloro che sostengono l’efficacia della psicoterapia online ritengono che con essa si crei il cosiddetto fenomeno della “telepresenza”, quella sensazione di avere vicino qualcuno anche se costui non condivide lo stesso spazio fisico ma condivide uno “spazio online”, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Tramite i canali audio e video supportati dagli strumenti per le videoconferenze, paziente e psicologo online possono condividere la sensazione di stare insieme nello stesso posto, dove questo “posto” è rappresentato dalla videocall. La psicoterapia online consente di sentirsi coinvolti in un contesto terapeutico virtuale caratterizzato da vissuti di condivisione e partecipazione. La sincronicità temporale tra paziente e psicologo online contribuisce a rendere la psicoterapia online molto simile alla psicoterapia in presenza. Pertanto, anche nel contesto di psicoterapia online possono svilupparsi in maniera efficace dinamiche quali l’empatia, il transfert, il controtransfert, ecc.
Nel contesto di psicoterapia online è indubbio che alcuni aspetti del linguaggio del corpo e del linguaggio non verbale si perdano. La visuale di cui disponiamo nel contesto online non consente di notare come si siede il paziente, quali movimenti esegue con le mani, se muove le gambe più o meno nervosamente, elementi preziosi per la comprensione psicodinamica del paziente.
Tuttavia, nel contesto di psicoterapia online si può fare attenzione ad altri importanti elementi che ci aiutano a farci un’idea del funzionamento psichico del paziente.
Nel prossimo lavoro sull’argomento scopriremo quali sono.