Lo yoga: uno strumento prezioso per il benessere psicologico

In alcuni articoli del blog abbiamo analizzato l’importanza della meditazione nell’ambito del benessere e del rilassamento. Oggi ci concentreremo su una ben nota pratica contemplativa con una storia millenaria: lo yoga. Si ritiene che le prime tracce di questa disciplina risalgano addirittura al 3000 a.C. La conferma è data dal fatto che in alcune zone dell’India (per la precisione nell’Indo) sono state trovate alcune piccole statue rappresentanti delle posizioni di yoga. Tali ritrovamenti confermerebbero che alcune pratiche di questa disciplina fossero già note all’epoca.
Ovviamente anche lo yoga ha un legame strettissimo con il benessere psicologico e l’armonia interiore.
Iniziamo a scoprire qualcosa di più di questa affascinante pratica.

                                              

Cenni sulle origini dello yoga

La radice del termine “yui”, che significa “legare insieme”, “tenere stretto”, rimanda ad una serie di tecniche contemplative che hanno l’obiettivo di raggiungere l’unificazione tra l’anima umana e quella divina. In termini più “filosofici” la pratica dello yoga mira alla liberazione del Sé come principio trascendente dell’essere umano.
Sono principalmente due i testi di riferimento della tradizione yoga: le Upanishad e gli Yoga Sutra di Patanjali.
Cosa sono le Upanishad? Il termine rimanda al “sedersi”, allo “stare ai piedi di qualcuno”, con riferimento, nella cultura yoga, all’iniziale rapporto che si viene ad instaurare tra discepolo e maestro.
Upanishad, pertanto, può essere concepito come il gesto della venerazione e della contemplazione, l’approccio ideale per accostarsi a questa antichissima disciplina.
Le Upanishad racchiudono i testi mistici della pratica dello yoga che si sono tramandati nei secoli da maestro a discepolo, di generazione in generazione.
In cosa consistono invece gli Yoga Sutra? Essi rappresentano un insieme di fondamenti che costituiscono un riferimento per una vista all’insegna del rispetto e dell’amore verso se stessi e verso gli altri.
Quest’opera descrive i cosiddetti 8 “anga” dello yoga, ossia quella serie di tappe fondamentali per il raggiungimento della liberazione definitiva. Esse sono: le astinenze (yama), le discipline (niyama), le posizioni del corpo (asana), il ritmo della respirazione (prananyama), l’emancipazione dell’attività sensoriale dagli oggetti esterni (pratyahara), la concentrazione (dharana), la meditazione (dhyana) e infine la tappa ultima, ossia l’illuminazione (samadhi).

                                                       

Yoga e psicologia

È possibile individuare un legame tra yoga e psicologia? Tra yoga e benessere psicologico? Senza dubbio: è importante che lo psicologo e lo psicologo online ne acquisiscano consapevolezza senza che ovviamente si addentrino su tali aspetti con pazienti che praticano questa antica disciplina, non essendo affatto loro competenza. Tuttavia, per psicologo e psicologo online, è importante avere qualche conoscenza di yoga per capire appieno il tipo di percorso un paziente sta praticando con lo yoga (e il significato che il paziente stesso dà a tale disciplina).
Carl Gustav Jung concepisce lo yoga come una disciplina psicologica parlando di un “metodo di igiene psichica in cui l’”emozione fisica”, intesa come sistema di innervazione, si collega all’”emozione spirituale”.
Secondo Jung, lo yoga rappresenterebbe una rappresentazione “plastica” della completezza dell’essere vivente dove lo psichico e il fisico si completano armoniosamente. La disciplina dello yoga sarebbe la strada maestra per fondere corpo e spirito fino a renderlo un’entità indissolubile. Tale pratica favorirebbe una predisposizione psicologica in grado di giungere a intuizioni che trascendono la coscienza.
Lo yoga è una disciplina orientale che ha avuto col tempo grande diffusione nel mondo occidentale, tant’è che successivamente si sono sviluppate diverse tecniche di rilassamento derivanti dallo yoga stesso, una su tutte il training autogeno.

                                                        

 

 

Alberto e Luca ci spiegano come uscire dal disturbo ossessivo compulsivo

Alberto e Luca ci spiegano come uscire dal disturbo ossessivo compulsivo:
•Alberto: Ehi ehi ehi, so qual è il tuo problema, hai un Bruno in testa.
•Luca: Un Bruno?
•Alberto: Già capita anche a me, Alberto non ce la fai, Alberto ti farai male; Alberto non
vorrai mangiarlo. Luca è semplice, non ascoltare quel babbeo di Bruno.
•Luca: Perché si chiama Bruno?
•Alberto: non importa, chiamalo come ti pare, ma fallo smettere di.. Silenzio Bruno!
•Luca: Silenzio Bruno!
•Alberto: Più forte! Tipo: SILENZIO BRUNO!
•Luca: SILENZIO BRUNO!
Da quel giorno “Silenzio Bruno” è diventato il loro mantra.
Cerchiamo di comprendere meglio questo curioso scambio di battute.

                                                


Il Disturbo Ossessivo Compulsivo

Con queste parole i protagonisti del film-cartone animato "Luca" cercano di mettere a tacere tutte quelle “voci” che troppo spesso si rincorrono nella nostra testa trasmettendo paure, rendendoci insicuri
e impedendoci di godere al massimo delle scoperte che, giorno dopo giorno, la vita ci
permette di fare.
Ma da dove nascono queste voci?
È tutto dentro la nostra mente, una voce interna, una fastidiosa voce assillante che dà ordini, un bullo che assicura alla persona con disturbo ossessivo compulsivo una morte
imminente se certe compulsioni non vengono effettuate.
La voce all'interno della nostra mente si sta sempre chiedendo: “Che cosa succederebbe
se?”
Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è uno dei disturbi d’ansia più frequenti ed è
generalmente caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni.
Il disturbo ossessivo-compulsivo presenta pensieri intrusivi e ripetitivi (ossessioni) associati ad
Ansia e accompagnati da rituali per ridurla (compulsioni).
Come si manifesta il Disturbo Ossessivo Compulsivo?
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è un quadro clinico fortemente invalidante che colpisce
dal 2 al 3% delle persone nell’arco di una vita.
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo viene considerato un disturbo egodistonico. Che cosa significa?
Significa che la persona che soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo riconosce la natura patologica del
proprio disagio e che le proprie ossessioni e compulsioni sono percepite come eccessive e irragionevoli.

                                                          

Le ossessioni e comnpulsioni: scomodi “compagni di viaggio”

Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi intrusivi ricorrenti e persistenti
accompagnati da ansia e disagio marcati che s’inseriscono nel flusso di pensieri in modo
involontario. La persona che ne soffre non riesce ad allontanarli dalla mente.
Il contenuto dei pensieri ossessivi viene vissuto come contrario alla personalità e al modo
d’essere del paziente: egli lo vive come estraneo e insensato tentando di resistervi o di
neutralizzarlo con altri pensieri o azioni, cioè le compulsioni.
Le ossessioni del Disturbo Ossessivo Compulsivo attivano emozioni sgradevoli e molto
intense. Le emozioni provate sono paura, disgusto, colpa. Queste emozioni attivano il
conseguente bisogno di fare il possibile per rassicurarsi e gestire il proprio disagio. Ecco che a questo punto entrano in gioco le compulsioni. Che cosa sono le compulsioni?
Si tratta di comportamenti ripetitivi, finalizzati e intenzionali, eseguiti al fine di prevenire un
qualche evento temuto o di ridurre lo stato di disagio generato dall’ossessione.
Possono essere anche dei veri e propri rituali o cerimoniali che devono essere eseguiti
secondo regole rigide e sempre con la stessa sequenza.
Le compulsioni non sono necessariamente osservabili (overt) come il lavarsi le mani, il
riordinare, il controllare ma possono anche essere azioni eseguite a livello esclusivamente
mentale (covert), come il pregare, il contare o il ripetere parole mentalmente. La persona si
sente, in ogni caso, obbligata a metterle in atto in risposta ad un’ossessione al fine di fare
tacere quelle voci insistenti.
E allora quando quella voce da bullo dentro la tua testa, grida insieme, con Luca ed
Alberto: silenzio Bruno!

                                                                             

La competizione negativa: la sindrome di Procuste

Articolo scritto da Giusy Evelin Licata, Laureanda in Psicologia Clinica.

Tu sai chi era il crudele Procuste? Grazie alla mitologia greca sappiamo, che Procuste era un locandiere che gestiva una
taverna fra le colline di Attica. Lì, offriva alloggio ai viandanti.
Nella sua piccola taverna Procuste possedeva un letto assai curioso dove invitava tutti i
viaggiatori a passare la notte.
Durante la notte, quando i malcapitati dormivano, ne approfittava per imbavagliarli e legarli.
Se la vittima era più alta e piedi, mani e testa le sporgevano dal letto, procedeva a tagliarli.
Se la persona era più bassa, la stirava rompendole le ossa per far quadrare le misure. Scopriamo qualcosa di più di questo personaggio.

                                    

Mito di Procuste e narcisismo

Questo personaggio oscuro perpetrò le sue azioni macabre per anni, finché non giunse un
uomo: Teseo. Si narra che, quando Teseo scoprì ciò che quel sadico faceva di notte, decise
di sottoporre Procuste allo stesso supplizio che imponeva a tutte le sue vittime. Da questa
storia nasce il famoso e diffuso proverbio che recita quanto segue: “Fa’ attenzione, ci sono
persone che, quando vedono che hai idee diverse o che sei più brillante di loro, non ci
pensano due volte a metterti sul letto di Procuste”.
Possiamo a mio avviso comparare il comportamento di Procuste alla famosa e ormai tanto
discussa personalità narcisistica.
Sappiamo che la personalità narcisistica è ormai da secoli affiancata al concetto di “Sé
Grandioso” che comprende sintomi come: egocentrismo patologico, aspetti di personalità che danno importanza e
idealizzano il proprio sé, egoismo, con conseguente deficit nel provare empatia verso il
prossimo e relativa a costruzione di rapporti interpersonali fondati sullo sfruttamento, sulla
manipolazione e sulla svalutazione degli altri.
Ma cosa si cela dietro questo “Sé grandioso”? Perché sfrutta, manipola gli altri e li svaluta,
se è tanto sicuro di sé?
In realtà il nucleo più intimo della personalità narcisista, consiste in un mix di invidia e
vergogna.

                                 

Personalità narcisistica: caratteristiche cliniche

Quindi l’apparente ipervalutazione del Sé, propria di questi soggetti, è soltanto uno
strumento compensativo con cui l’Io cerca di supplire all’autostima fragile e frammentata tipica
di questa personalità.
L’invidia è il motore che alimenta il narcisismo.
L'invidia genera una dimensione relazionale che vede l’altro come un nemico, una minaccia,
oggetto da depredare di tutti gli aspetti buoni che possiede e di cui il narcisista vuole
impossessarsi a sua volta. Tale avidità nasce perché il narcisista non vorrebbe possedere
ciò che invidia ma vorrebbe piuttosto che fosse l’altro a non possederlo.
Il narcisista desidera distruggere più ancora che possedere.
Infine, altra componente che va caratterizzare le personalità narcisistiche è la vergogna.
Dietro la maschera di egocentrismo e superiorità si cela in realtà un bambino spaventato e
fragile. Il nucleo della sua problematica consiste proprio nell’impossibilità/incapacità di conoscere
se stesso e di prendere contatto con la sua parte più debole e vulnerabile.
L'adulto narcisista è stato un bambino fragile e sensibile che ha dovuto creare, a seguito
delle continue richieste dei genitori, un “falso sé”. Il falso sé va inteso come una seconda
personalità che si prefigge lo scopo di meritare l'amore dei propri genitori, amore che non era
mai dato incondizionatamente: esso veniva elargito a condizione che il proprio figlio fosse
esattamente come lo si voleva. L’adorazione che uno o più adulti significativi dimostravano
per il bambino non si accompagnava cioè alla comprensione dei suoi bisogni emotivi e dei
suoi reali desideri: come se non fosse tanto il bambino ad essere amato, quanto la sua
particolare capacità e i suoi successi nell’aderire alle aspettative degli adulti di riferimento.

                               

Gli strumenti dell’Io per fronteggiare la vita: i meccanismi di difesa

Nella vita di tutti i giorni ognuno di noi mette in atto dei meccanismi che ci permettono di fronteggiare le sfide e le sollecitazioni della quotidianità. Questi meccanismi sono svariati e vengono utilizzati in maniera più o meno intensa, a seconda della situazione e a seconda della struttura di personalità che ciascuno di noi ha sviluppato nel suo percorso di crescita psichica. Tali meccanismi prendono il nome di difese psichiche o meccanismi di difesa. L’analisi dei meccanismi di difesa del paziente è di fondamentale importanza per lo psicologo e lo psicologo online ai fini di un’adeguata valutazione psicodiagnostica e di un successivo percorso psicologico efficace. Ma scopriamo un po’ più nello specifico in cosa consiste una difesa.

                                                                 

Cosa sono i meccanismi di difesa

La difesa è un’operazione psichica che viene utilizzata dal soggetto in maniera più o meno inconscia per reprimere o alleviare un turbamento legato ad una minaccia al proprio equilibrio interiore che viene percepito a seguito di una sollecitazione emotiva.
Obiettivo primario delle difese è quello di fronteggiare l’angoscia. Ma quali tipi di angoscia?
I meccanismi di difesa servono per contrastare l’angoscia generata dall’aumento di tensione proveniente dall’Es (la parte più istintuale del nostro Sé) che fornisce impulsi volti a ottenere gratificazione immediata. Ma le difese servono anche per fronteggiare l’angoscia causata dalla pressione morale del Super-Io, ossia quell’istanza del nostro Sé che rappresenta l’interiorizzazione dei precetti e delle regole impartite dai nostri genitori: più rigidi e inflessibili sono stati i nostri genitori nel loro stile educativo, più rigido e inflessibile sarà il nostro Super-Io.
Infine, i meccanismi di difesa sono volti a contrastare l’angoscia dell’Io di fronte a minacce reali che si possono presentare nell’ambiente circostante.
Le difese presentano caratteristiche e funzioni differenti a seconda del loro livello di coerenza con la realtà che viene colta dall’individuo. Abbiamo due tipologie di difese: le difese primarie, ossia le difese di livello più arcaico che abbiamo imparato ad utilizzare nelle prime fasi della nostra vita e le difese secondarie, difese di livello più evoluto, tipiche di un funzionamento psichico normo-nevrotico.

                                                       

Una primissima rassegna dei principali meccanismi di difesa

A seconda del tipo di difese messe in atto dal paziente nel corso della psicoterapia, lo psicologo e lo psicologo online potranno iniziare a farsi un’idea del livello di funzionamento psichico del paziente stesso, cioè se è primitivo-arcaico tendente all’area psicotica, se è di una tipologia che fa uso massiccio di difese tipiche dell’organizzazione borderline di personalità, oppure se è di tipo normo-nevrotico.
Iniziamo ad analizzare alcuni dei principali meccanismi di difesa con cui psicologo e psicologo online si confrontano in terapia nei percorsi psicologici con i loro pazienti. Innanzitutto partiamo da introiezione e proiezione.
Introiezione e proiezione sono due meccanismi di difesa definiti “primari” che mettiamo in atto sin dalle prime fasi della nostra vita e che ci permettono di sopravvivere “psichicamente” alle prime sollecitazioni emotive cui andiamo incontro.
L’introiezione consiste nel trasferire dentro di sé alcuni aspetti del mondo esterno. Con questo meccanismo di difesa viene interiorizzata una rappresentazione mentale di un oggetto esterno che trasforma radicalmente il modo di rapportarsi con tale oggetto (per oggetto, nel gergo psicodinamico, si intende una persona, solitamente una figura di riferimento). In pratica, il rapporto dell’Io con tale oggetto si trasforma nel rapporto dell’Io con l’immagine di questo oggetto introiettato. Pertanto, tale figura di riferimento che è stata introiettata non influenzerà più l’individuo dall’esterno, bensì dall’interno.
Questo meccanismo di difesa è spesso alla base di alcuni funzionamenti depressivi, in quanto con l’introiezione si tende a provare un sentimento nei confronti dell’immagine di una persona piuttosto che nei confronti della persona reale. Pertanto, se si è introiettata una figura di riferimento severa e ipercritica, questo porterà a vissuti di tristezza, autosvalutazione e senso di inadeguatezza, elementi cardine del funzionamento depressivo.
Nei prossimi articoli sull’argomento analizzeremo gli altri meccanismi di difesa utilizzati dall’Io.

                                                                                    

Quando la nascita di un figlio rischia di diventare un incubo: la depressione post-partum

In questo articolo inizieremo ad analizzare un disturbo molto complesso, una sfida clinica davvero delicata per lo psicologo e lo psicologo online, così come per lo psichiatra, quando nei casi più seri è necessario un intervento farmacologico: la depressione post-partum.
La depressione post-partum appartiene alla categoria dei disturbi dell’umore: i sintomi depressivi che emergono in questa sindrome perdurano per più di 2 settimane a partire dal momento del parto e hanno un impatto nefasto sulla quotidianità e sulla qualità di vita della neomamma.
Si calcola che il 10-15% delle neomamme possa andare incontro ad una problematica depressiva che viene inquadrata nei disturbi di depressione post-partum.
Analizziamo nello specifico le caratteristiche sintomatologiche di questo disturbo.

                                                          

Principali sintomi della depressione post-partum

I sintomi principali che possiamo individuare nell’insorgenza di una depressione post-partum sono molteplici: innanzitutto un tono dell’umore perennemente abbattuto o improvvisi e inaspettati cambiamenti dell’umore. Sono spesso presenti anche scoppi di pianto, problematiche nel campo dell’alimentazione, astenia, senso continuo di stanchezza e inerzia. Una neomamma può andare sovente incontro a perdita di fiducia in se stessa e nel futuro, oltre che ad un pernicioso senso di inadeguatezza e vergogna: a fronte di un ambiente circostante che spesso tende a celebrare e idealizzare il “lieto evento” rappresentato dalla nascita di un bambino, una mamma che attraversa una fase di depressione post-partum può avvertire pesanti sensi di colpa per le frustrazioni fisiologiche che talvolta può provare di fronte agli impegni e alle responsabilità richieste dall’accudimento e cura di un bambino appena nato, sentendosi di conseguenza una “cattiva mamma”.
Sovente questo contesto di “pressione”, ingigantito dalla neomamma in difficoltà, porta all’insorgenza di gravi manifestazioni di ansia e attacchi di panico.
Nelle forme più serie, tutte sofferenze, i vissuti di rabbia, frustrazione, stanchezza non accettati o riconosciuti riaffiorano in maniera violenta sottoforma di fantasie intrusive più o meno intense e durature (questo dipende dalla gravità della condizione) di far male al proprio bambino. Nei casi ancora più gravi, insorgono pensieri e ideazioni suicidarie.

                                                                 

Fattori di rischio nell’insorgenza della depressione post-partum

A livello relazionale, le neo mamme affette da forme più o meno gravi di depressione post-partum possono andare incontro a marcate difficoltà nello stabilire un legame affettivo con il proprio piccolo, oltre all’incapacità di esperire vissuti quali gioia e appagamento o qualunque altra sensazione positiva.
È importante tenere a mente che a qualunque neo mamma può capitare di incappare in una depressione post-partum, in quanto nell’insorgenza di questo disturbo incidono numerosissimi fattori, oltre alla relativa sensibilità della neo mamma a questi fattori.
È importante tuttavia che lo psicologo e lo psicologo online tengano a mente il fatto che i rischi di sviluppare una depressione post-partum aumentano se la neomamma ha già attraversato periodi di depressione maggiore o episodi di disturbo bipolare, oppure se ha affrontato da poco eventi stressanti quali problemi in famiglia, seri problemi di salute, difficoltà lavorative, gravidanze non desiderate o altri problemi legati alla gravidanza. In questi casi, i conflitti generati da queste vicende non ancora del tutto elaborate si riverberano inesorabilmente nel delicatissimo momento del post-partum.
Altri fattori che possono rappresentare dei fattori di rischio per la depressione post-partum sono le difficoltà avute nell’allattamento e la scarsa presenza di una rete familiare e sociale che possa fare da sostegno in un momento simbolicamente così importante e impegnativo per la neo mamma.
Ecco che a tal proposito, è di vitale importanza per lo psicologo e lo psicologo online stendere un’attenta e puntuale anamnesi della neomamma, così da ricostruire in maniera precisa la sua storia di vita e comprendere a poco a poco quali aspetti traumatici o conflittuali possono avere avuto un ruolo nell’insorgenza della depressione post-partum.
Nei prossimi articoli sull’argomento ci focalizzeremo sulle possibili cause profonde alla base della depressione post-partum e sui significati più o meno reconditi che possono esserci nella costruzione della propria immagine di figura genitoriale e dell’immagine del proprio figlio.

                                                            

 

 

La relazione terapeutica all’interno della psicoterapia online: una prima analisi

In numerosi articoli sull’argomento abbiamo analizzato la gestione del setting nel contesto della psicoterapia online. Abbiamo preso in considerazione molteplici fattori che vanno a costituire la cornice metodologica da allestire tra paziente e psicologo online nel corso della psicoterapia online: abbiamo esaminato il ruolo della piattaforma di videocall da utilizzare, la posizione di paziente e psicologo online nello svolgimento della seduta, l’importanza della salvaguardia della riservatezza del terapeuta, ecc. Tutti aspetti che potrebbero sembrare banali ma che nel contesto online non lo sono affatto.
In questo articolo inizieremo invece ad occuparci degli aspetti più squisitamente relazionali della psicoterapia online e della graduale costruzione dell’alleanza terapeutica tra paziente e psicologo online.

                                                                       

 

Psicoterapia in presenza e psicoterapia online: un dibattito aperto

Fino a pochi anni fa il ricorso ai canali online per svolgere lavori di supporto psicologico e psicoterapia era considerato quasi un’eresia. La critica principale che veniva mossa a questo tipo di pratica clinica era rappresentata dall’impossibilità di condividere un ambiente fisico e una corporeità data dalla presenza di paziente e psicologo nella stessa stanza. I principali critici obiettavano che tutta una serie di elementi riconducibili al linguaggio del corpo e alla comunicazione non verbale si perdevano inevitabilmente nel contesto online. Tali aspetti sono senza dubbio importanti per la costruzione e il consolidamento di un’adeguata alleanza terapeutica, oltre che per una buona riuscita della psicoterapia.
Prendiamo in esame il primo aspetto che differenzia la psicoterapia tradizionale dalla psicoterapia online: la corporeità e il linguaggio del corpo. I detrattori della psicoterapia online ritengono la lontananza fisica come un ostacolo insormontabile considerando come anti-terapeutico il fatto che paziente e psicologo online si trovino in due luoghi differenti. Coloro che sostengono questa posizione affermano che la distanza della terapia online induca il paziente a mettersi meno in gioco e ad avere maggiore discontinuità nel presenziare alle sedute, con relativo deterioramento del percorso psicoterapeutico. Insomma, il fatto di non doversi presentare fisicamente nello studio dello psicologo contribuirebbe a far prendere meno sul serio la psicoterapia da parte del paziente.

                                                     

 

 Vicinanza online tra paziente e psicologo

Ma siamo sicuri che sia proprio così? Coloro che sostengono l’efficacia della psicoterapia online ritengono che con essa si crei il cosiddetto fenomeno della “telepresenza”, quella sensazione di avere vicino qualcuno anche se costui non condivide lo stesso spazio fisico ma condivide uno “spazio online”, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Tramite i canali audio e video supportati dagli strumenti per le videoconferenze, paziente e psicologo online possono condividere la sensazione di stare insieme nello stesso posto, dove questo “posto” è rappresentato dalla videocall. La psicoterapia online consente di sentirsi coinvolti in un contesto terapeutico virtuale caratterizzato da vissuti di condivisione e partecipazione. La sincronicità temporale tra paziente e psicologo online contribuisce a rendere la psicoterapia online molto simile alla psicoterapia in presenza. Pertanto, anche nel contesto di psicoterapia online possono svilupparsi in maniera efficace dinamiche quali l’empatia, il transfert, il controtransfert, ecc.
Nel contesto di psicoterapia online è indubbio che alcuni aspetti del linguaggio del corpo e del linguaggio non verbale si perdano. La visuale di cui disponiamo nel contesto online non consente di notare come si siede il paziente, quali movimenti esegue con le mani, se muove le gambe più o meno nervosamente, elementi preziosi per la comprensione psicodinamica del paziente.
Tuttavia, nel contesto di psicoterapia online si può fare attenzione ad altri importanti elementi che ci aiutano a farci un’idea del funzionamento psichico del paziente.
Nel prossimo lavoro sull’argomento scopriremo quali sono.

                                                   

“Respirare la diffidenza": le prime esperienze familiari della persona paranoica

Nell’ultimo articolo del nostro blog (I vissuti alla base della paranoia: approfondimenti) abbiamo scoperto i vissuti più profondi che sottendono al funzionamento psichico del Disturbo Paranoide di Personalità: a causa dell’uso massiccio del meccanismo difensivo della proiezione (La “minaccia” che viene dall’esterno: il Disturbo Paranoide di Personalità), la persona paranoide è gravata in maniera pressante e continuativa dai vissuti di paura e vergogna che organizzano la sua vita, con conseguenze nefaste nelle relazioni con gli altri, nelle relazioni intime e nella gestione della quotidianità. In questo articolo approfondiremo invece un aspetto fondamentale per la formazione della personalità paranoide che psicologo e psicologo online, con le giuste cautele, devono in qualche modo affrontare in un percorso psicologico: le relazioni oggettuali, ossia le relazioni con le figure significative del passato che hanno forgiato la personalità del paziente paranoide.

                                 

 Il clima familiare in cui vive la personalità paranoide

Il bambino che da adulto svilupperà un funzionamento paranoide ha patito sistematicamente una serie di
“ferite” a livello del proprio valore e delle proprie capacità. Egli ha quasi sempre esperito momenti di sopruso e umiliazione.
Lo psicologo e lo psicologo online, nel ricostruire la storia di vita del paziente paranoide trovano sempre ricordi di critiche, punizioni eccessive e immotivate, situazioni mortificanti, relazioni con figure di riferimento difficili da affrontare e mai contente.
I genitori dei soggetti paranoidi mandano un messaggio confusivo ai loro figli che tuttavia viene interiorizzato in maniera efficace. Tale interiorizzazione organizza per sempre l’esistenza dell’individuo paranoico. Ma in cosa consiste questo messaggio confusivo dei genitori di un paranoide? Consiste in questo: pur avendo uno stile educativo all’insegna della sopraffazione e dei maltrattamenti, essi danno a intendere ai figli che le uniche persone al mondo di cui si possono fidare sono loro. Questo messaggio contribuisce in maniera decisiva a vedere il mondo esterno esclusivamente come una minaccia e non anche come un’opportunità, aspetto quest’ultimo che consente a tutti noi di costruire delle relazioni e dei rapporti sociali relativamente soddisfacenti e appaganti.
Il contesto familiare paranoide è dominato dalle critiche e dalla ridicolizzazioni del figlio che verrà spesso utilizzato come capro espiatorio delle tensioni familiari oppure come bersaglio delle proiezioni di conflitti all’interno della famiglia. Il soggetto paranoide spesso si sente come l’elemento “debole” della famiglia.

                                                       

Sopraffazione, svalutazione e diffidenza: il “terreno fertile” per lo sviluppo della paranoia

Questi messaggi di sopraffazione e svalutazione si ripetono in maniera incessante nei bambini che svilupperanno un Disturbo di Personalità Paranoide e diventeranno parte integrante delle loro relazioni future. Gli oggetti interiorizzati (ossia le figure familiari di riferimento che tutti noi interiorizziamo e che diventano parte integrante e organizzante delle nostre relazioni future) dal soggetto paranoide comprometteranno lui e le persone con cui si rapporterà: se il riferimento relazionale di un bambino è una mamma o un papà confuso che adotta in modo disfunzionale delle difese arcaiche per sentirsi sicuro e che utilizza le parole per manipolare e non per manifestare amore, quel bambino non potrà che avere delle future relazioni all’insegna della freddezza, della diffidenza e dell’assenza di calore emotivo.
L’inevitabile conseguenza di uno stile educativo di questo genere è la predisposizione a reagire in maniera rabbiosa e rancorosa. L’interiorizzazione di una figura genitoriale “pericolosa” e l’assenza di altri riferimenti familiari che consentano al bambino di elaborare e assimilare le emozioni relative ad un clima emotivo di questo tipo, rappresenta la condizione ideale per sviluppare una personalità paranoide.
I soggetti paranoici sono pertanto perennemente preoccupati da questioni di potere e da sospetti sulle intenzioni malevoli degli altri, con conseguente chiusura e rischio di isolamento sociale nei casi più gravi.
Tuttavia, a differenza dei soggetti psicopatici e antisociali, nelle primissime fasi della loro infanzia le persone paranoidi hanno colto una primitiva forma di presenza emotiva e interesse nei loro confronti. Questa piccola “reminiscenza” è ciò che consente di mantenere un barlume di empatia, seppur contaminato dalla diffidenza e dalla sospettosità. È a partire da questa “fiammella” di empatia che lo psicologo e lo psicologo online possono costruire un’alleanza terapeutica in grado di dare inizio ad un costruttivo percorso terapeutico.

                                         

I vissuti alla base della paranoia: approfondimenti

Il Disturbo Paranoide di Personalità rappresenta una sfida clinica davvero complessa e di difficile gestione per lo psicologo e lo psicologo online, in quanto molto spesso i pazienti con questo funzionamento sono molto diffidenti dall’intraprendere un percorso psicoterapeutico, proprio a causa della loro struttura di personalità. Psicologo e psicologo online devono spesso fare un meticoloso lavoro psicologico all’insegna della costruzione di un rapporto di fiducia, dimensione poco conosciuta dal paziente paranoide.
Nel precedente articolo sull’argomento (La “minaccia” che viene dall’esterno: il Disturbo Paranoide di Personalità) abbiamo potuto analizzare le principali caratteristiche cliniche del Disturbo Paranoide di Personalità. Proviamo a riprenderli prima di addentrarci in ulteriori approfondimenti clinici su tale disturbo.

                                                  

Disturbo Paranoide di personalità: la paura e la vergogna

Abbiamo potuto già scoprire come il funzionamento paranoide ruoti intorno al meccanismo difensivo della proiezione, un meccanismo che porta il soggetto a “tirar fuori” da sé contenuti sgradevoli e fonte di profondo malessere e metterli all’esterno non riconoscendoli come aspetti appartenenti a sé.
L’uso massiccio di questo meccanismo difensivo porta la personalità paranoide a vivere tutte le esperienze all’insegna della sospettosità e della diffidenza.
I soggetti paranoici più disturbati mettono al di fuori di sé quasi tutte le loro sofferenze vedendo poi gli altri come delle minacce e come causa di potenziale danno per sé: la loro sofferenza è stata messa nel mondo esterno. Come conseguenza, l’individuo paranoide presenterà molto spesso un atteggiamento rabbioso e rivendicativo.
I soggetti paranoici non fanno i conti solo con vissuti quali la rabbia, il risentimento e il desiderio di vendetta (elementi costitutivi dell’esperienza paranoide). Essi provano anche paura e vergogna.
La personalità paranoide è perennemente tormentata dal timore di essere danneggiata dagli altri. Questo timore porta ad un costante controllo delle relazioni sociali e dei comportamenti altrui.
Altro affetto che organizza in maniera significativa l’esperienza paranoide è quello della vergogna. Il soggetto paranoide spreca un’immane quantità di energie per impedire che si verifichino presunti tentativi da parte degli altri di umiliarlo e metterlo in ridicolo. Ma il senso di vergogna del soggetto paranoide è diverso da quello del soggetto narcisista.

                                                

Personalità paranoide e personalità narcisistiche: differenze

In cosa si differenzia il senso di vergogna narcisista da quello paranoide? Il primo consiste nel terrore di mostrare i propri limiti e le proprie criticità, il secondo consiste nella paura delle critiche e degli attacchi da parte degli altri. Nel caso dei soggetti narcisisti c’è una minaccia avvertita verso il proprio sé, nei paranoidi la minaccia proviene esclusivamente dall’esterno. Questa spasmodica attenzione alle azioni e alle intenzioni degli altri da parte dei soggetti paranoidi costituisce un notevole ostacolo per la riuscita di un percorso psicoterapeutico e per la costruzione di un’adeguata alleanza terapeutica con psicologo e psicologo online.
Allo stesso modo del narcisista, il paziente paranoide è fortemente gravato dal sentimento dell’invidia, ma a differenza del paziente narcisista, il paranoico si difende dall’invidia attraverso il meccanismo della proiezione. Tale proiezione del vissuto invidioso genera degli incontrollati impulsi rabbiosi che vanno a condizionare pesantemente la qualità di vita. Il soggetto paranoide però non è in grado di riconoscere che è invidioso e arrabbiato: rabbia e invidia vengono proiettati sull’altro portando il paziente paranoico a maturare la convinzione che siano gli altri ad avercela con lui perché provano invidia nei suoi confronti.
I soggetti paranoidi sono pesantemente tormentati anche da un altro penoso vissuto: il senso di colpa. Anch’esso però non viene riconosciuto e proiettato allo stesso modo di invidia, rabbia e vergogna. Il senso di colpa inconscio che opprime questi pazienti è un elemento che contribuisce a rendere molto difficoltoso un percorso psicologico con uno psicologo o uno psicologo online: nel momento in cui lo psicologo capirà qualcosa in più del mondo interno del paziente paranoide, quest’ultimo vivrà sempre più la psicoterapia con il terrore di essere “smascherato” e successivamente rifiutato e attaccato.
Pertanto la sfida di psicologo e psicologo online con questi pazienti consiste nel cercare di creare gradualmente un rapporto di fiducia che permetta di iniziare a vivere un’esperienza nuova rispetto all’opprimente clima di diffidenza e sospettosità tipici di questa patologia.

                                                           

Le “regole del gioco” della psicoterapia online: riflessioni sul setting

Nei precedenti articoli sull’argomento abbiamo affrontato il tema delle caratteristiche e delle regole del setting della psicoterapia online, contesto che presenta ovviamente alcune differenze che lo psicologo e lo psicologo online devono attentamente tenere in considerazione.
Come abbiamo potuto già evidenziare, sono molti i dettagli da tenere a mente da parte di psicologo online e paziente nella definizione del setting online, come per esempio la sistemazione del paziente in uno specifico punto della sua stanza oppure la posizione del dispositivo per lo svolgimento della psicoterapia online. Possono sembrare aspetti insignificanti, in realtà rappresentano degli elementi preziosissimi affinché l’ascolto dello psicologo online possa essere il più attivo e partecipato possibile.

                                      

Il contesto dove si svolge la psicoterapia online

Se pensiamo ai colloqui psicologici in presenza, il concordare aspetti di questo tipo (la sistemazione del paziente in un preciso punto della stanza, la collocazione del dispositivo) nel contesto online può sembrare alquanto direttivo e al limite dell’invadenza: in studio non chiederemmo mai al paziente di disporsi in uno specifico punto o di sedersi in un certo modo. Questo perché nel contesto “in presenza” è tutto ben definito e viene di conseguenza: il paziente si accomoda nella sua sedia o sul lettino e lo psicologo sulla sua postazione. Nell’ambito di psicoterapia online, invece, queste condizioni vanno definite con più precisione, in quanto il rischio è che il paziente esca dal setting a seguito del contesto di casa a lui ovviamente molto più familiare rispetto alla stanza del terapeuta.
Lo psicologo online deve rispettare delle regole più stringenti nel suo setting per mantenere dei confini terapeutici adeguati all’interno della seduta online.
Come già detto, le regole concordate in sede di psicoterapia online sono implicite e ovvie nel contesto in studio. L’ambiente domestico del paziente, a lui più familiare, può creare dei problemi nella gestione e tenuta del setting! Ed è soltanto nella stabilità del setting che si può sviluppare il processo terapeutico. È per questo motivo che lo psicologo online deve mostrarsi attento e sensibile a questi aspetti.

                                                 

Il setting della psicoterapia online: collocazione di paziente e psicologo online

Fatte queste considerazioni relative ai rischi della stabilità del setting nella psicoterapia online, non è ancora chiaro quali siano gli specifici risvolti negativi e positivi dello svolgimento della seduta in una stanza di casa: l’ambiente familiare e confortevole di casa propria può rappresentare anche un punto di forza, un ambiente sicuro dove i contenuti psichici possono fluire ed essere esternati in maniera più spontanea ed efficace. A tal proposito sono necessari ulteriori studi per comprendere appieno pro e contro del contesto domestico nella fase iniziale della costruzione dell’alleanza terapeutica tra paziente e psicologo online.
Altro elemento del setting della psicoterapia online è dato dal luogo in cui si trova a svolgere la seduta lo psicologo online: è possibile che anch’egli si trovi in un contesto domestico e non all’interno del suo studio clinico. È pertanto fondamentale che lo psicologo online presti particolare attenzione alla tutela di privacy e riservatezza della sua figura, cautelandosi che la stanza dove svolge la psicoterapia online non sia particolarmente personalizzata, in modo tale da salvaguardare la neutralità dell’ambiente e soprattutto della figura dello psicologo online, aspetto cardine per la buona riuscita del percorso psicologico. Tale condizione è necessaria affinché possano emergere in maniera adeguata le dinamiche transferali e controtransferali nel corso della psicoterapia online.

                                                         

I disturbi depressivi: caratteristiche e tipologie

Nei precedenti articoli sull’argomento abbiamo affrontato le tematiche relative alle varie sfaccettature dell’ “universo depressivo”. Il termine depressione racchiude molteplici forme di sofferenza psichica: dalla depressione maggiore vera e propria ai disturbi distimici fino alle personalità depressive.
Abbiamo già potuto evidenziare (La personalità depressiva: come funziona) come nel funzionamento depressivo siano due gli affetti che vanno ad organizzare tale esperienza: la rabbia (affetto che, non accettato e riconosciuto, viene rivolto contro di sé) e la tristezza vitale.
In questo lavoro cercheremo di fare qualche ulteriore distinzione tra le varie forme di disagio depressivo e di approfondire gli elementi più profondi alla base di questa sofferenza psichica.

                                                    

Depressione: lutto e melanconia

Procediamo con ordine: partiamo dalla depressione clinica, la depressione maggiore, disturbo alquanto invalidante che affligge molte persone nel mondo e che se trascurato e non trattato adeguatamente, può portare a gesti estremi quali condotte autolesioniste o suicidio. Le caratteristiche cliniche della depressione maggiore sono inconfondibili: tristezza invincibile, mancanza di energie, anedonia (la perdita di piacere nello svolgere attività che prima dell’episodio depressivo appassionavano e stimolavano), disturbi vegetativi.
Alla base della depressione sottende il fenomeno psichico della melanconia. È importante, a tal proposito, fare un’importante distinzione tra lutto e melanconia. Entrambi i fenomeni possono generare episodi depressivi ma con modalità e gradazioni differenti.
Il lutto è una condizione psicologica conseguente alla perdita di una figura significativa o di una fase di vita importante che ha avuto un ruolo importante nell’esistenza dell’individuo. È fisiologico che di fronte ad un lutto si verifichi una reazione depressiva: sarebbe insolito il contrario. Nel lutto si percepisce che il mondo esterno sia stato concretamente impoverito in qualche suo aspetto importante. Mentre la melanconia? La melanconia è quella condizione dove ciò che si sente perduto o danneggiato non è qualcosa di esterno, bensì una parte di sé. Anche in questo caso però il vissuto di perdita di una parte di sé può scaturire da una perdita concreta. Nel primo caso (lutto) avremo a che fare con una depressione reattiva, ossia legata ad una fisiologica reazione per la perdita di qualcuno o qualcosa, nel secondo caso ci troveremo di fronte ad una depressione patologica.

                                             

Classificazione delle diverse forme depressive

Come potremmo definire la depressione maggiore? La depressione maggiore è da considerarsi un’alterazione del tono dell’umore verso forme di tristezza vitale profonda con una drastica riduzione dell’autostima e tendenza all’autopunizione.
Nelle personalità depressive, invece, i processi affettivi, sensoriali e cognitivi perdono di efficacia in modo cronico e diventano i fattori organizzanti della vita del paziente, in un costante approccio a “perdere” nell’affrontare le sfide della vita.
Come già accennato in altri lavori, la depressione non è un fenomeno “monolitico” che si manifesta in tutti alla stessa maniera. Abbiamo molteplici tipologie di depressione, a seconda delle vare interazioni tra fattori psicologici, organici e relazionali. Proviamo a fare un po’ di chiarezza a riguardo.
Le principali forme cliniche di depressione con cui si possono confrontare psicologo e psicologo online nella loro pratica psicoterapeutica sono 3: la depressione somatogena, la depressione endogena, la depressione psicogena.
A) DEPRESSIONE SOMATOGENA: è quella forma di depressione causata da problematiche riconducibili a criticità del corpo. Distinguiamo depressioni organiche (dovute a patologie quali arteriosclerosi, tumori cerebrali, paralisi, ecc.) e depressioni sintomatiche (quadri depressivi post-infettivi, post-operatori, tossici, ecc.)
B) DEPRESSIONE ENDOGENA: è un disturbo dell’umore caratterizzato da vissuti pervasivi di tristezza che si prolungano nel tempo e che hanno un impatto molto negativo sull’umore e sul comportamento dell’individuo. In questa area di depressioni distinguiamo le depressioni periodiche (a decorso monopolare, cioè con l’alternarsi di episodi depressivi), le depressioni cicliche (a decorso bipolare, cioè con l’alternarsi di episodi depressivi ed episodi maniacali) e le depressioni schizofreniche.
C) DEPRESSIONE PSICOGENA: è una condizione depressiva legata ad un avvenimento o ad un vissuto doloroso che assume col tempo un’intensità e una durata eccessive rispetto ad una fisiologica reazione di fronte a situazioni del genere. Si distinguono depressioni reattive e depressioni nevrotiche, ossia quelle depressioni in cui non è completamente presente alla coscienza la motivazione di questo stato d’animo e si confonde spesso con la storia di vita del soggetto e con il suo percorso di crescita affettiva.
A seconda del tipo di depressione diagnosticata, lo psicologo e lo psicologo online imposteranno il percorso psicoterapeutico più indicato.

                                          

Psicologo-online24.it: percorsi psicologici online in tutta Italia e percorsi psicologici in presenza a Torino

Il servizio di psicologo-online24.it è un servizio di psicoterapia online tramite Skype che ha l’intento di offrire percorsi psicologici in modalità differenti rispetto alla classica seduta di psicoterapia in studio.
Come già accennato in diversi lavori, il ruolo dello psicologo online si è evoluto in maniera considerevole negli ultimi anni acquisendo sempre più autorevolezza e importanza, soprattutto in concomitanza di un periodo alquanto delicato come quello del lockdown, a seguito dell’emergenza Coronavirus.
Il problema che è emerso a seguito di questa situazione emergenziale è stato rappresentato principalmente dal fatto che molti psicologi non erano a pronti a questo repentino cambiamento, con conseguenti “improvvisazioni” nella pratica della professione di psicologo online.

                                                

La pratica clinica di psicologo-online24.it nel contesto online

Naturalmente la pratica dello psicologo online richiede tutta una serie di regole del setting che si differenziano da quelle della classica psicoterapia in studio. Oltre alla conoscenza di tali regole, è necessaria anche una certa dimestichezza con il “mondo” online: lo psicologo online deve muoversi agevolmente per quel che concerne la gestione delle piattaforme online per le videochiamate, elemento cardine per lo svolgimento di una seduta di psicoterapia online. Aspetti quali piattaforme per le videocall, chat, e-mail, connessione wifi, dispositivi tecnologici, ecc. devono essere gestiti in maniera adeguata dallo psicologo online. In caso contrario, il rischio è che lo psicologo online non si trovi a suo agio in questo tipo di setting trasmettendo di conseguenza parte di questo disagio al paziente. Le conseguenze di una condizione del genere nel contesto di psicoterapia online sono evidenti.
Il servizio di psicologo-online24.it ha sempre dedicato un’attenzione minuziosa alle dinamiche che si vengono a creare all’interno della seduta di psicoterapia online, così come alle regole del setting, agli aspetti riconducibili al consenso informato del percorso psicologico online, al trattamento dei dati personali e all’utilizzo degli adeguati strumenti tecnologici per lo svolgimento della seduta online.
Ma scopriamo qualche altro aspetto che caratterizza l’innovativo servizio di psicologo-online24.it.


Psicologo-online24.it: uno psicologo online e uno psicologo in presenza

Il servizio di psicologo-online24.it è attivo ormai da tre anni ed è radicato in maniera capillare nel contesto nazionale da diverso tempo: vengono forniti percorsi psicologici, psicoterapeutici e di counseling online in tutte le regioni d’Italia.
Psicologo-online24.it è gestito interamente dal dottor Davide Ivan Caricchi, psicologo, psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica: si è formato presso l’Università degli Studi di Torino laureandosi con votazione 110/110. Si è poi specializzato presso a Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università di Torino con votazione 70/70 con lode.
Il dottor Caricchi non fornisce soltanto percorsi psicologici online ma anche in presenza presso il suo studio di Torino. Il servizio di psicologo-online24.it è un servizio di psicoterapia online ma non solo: per i residenti di Torino e provincia c’è la possibilità di integrare i colloqui psicologici online con colloqui psicologici in studio, oppure di intraprendere un percorso piscologico completamente in presenza.
Il punto di forza dei percorsi psicologici online di psicologo-online24.it è duplice: da una parte c’è la possibilità di integrare i colloqui di 50 minuti via Skype con mail interattive o chat (nota bene: ad integrazione! Non si possono intraprendere percorsi psicologici online solo tramite chat), dall’altro c’è l’opportunità di affrontare un percorso psicologico con uno psicologo online a costi molto contenuti: non essendoci spese di affitto o di mantenimento dello studio, gli onorari per seduta si abbattono di molto.