L’attivazione del cervello dell’atleta: una “macchina perfetta”

In questo articolo, scritto da Valeria Grossi, scopriremo una disciplina molto preziosa per psicologi e psicologi online.
Può capitare nella pratica clinica di psicologo e psicologo online di intraprendere un percorso psicologico con un atleta o con una persona che pratica attività sportiva a livello agonistico.
Avere a mente queste preziose nozioni nel corso di una psicoterapia o di una psicoterapia online è di fondamentale importanza per lo psicologo e per lo psicologo online.
Iniziamo da questa basilare domanda: da cosa dipende l’attivazione del cervello dell’atleta?
Il cervello dell’atleta ha un funzionamento che si può definire “economico”.
Ma che cosa significa per il cervello avere un funzionamento più “economico”? Scopriamolo insieme.

                                         

Le neuroscienze dello sport: una frontiera importante per psicologo e psicologo online

Per fare un gesto motorio, l’atleta attiva meno il cervello, consuma meno glucosio. Questo è un aspetto non trascurabile in quanto il cervello è un organo che richiede tanta energia al nostro organismo. Pertanto l’energia che il cervello dell’atleta non consuma per i processi mentali la consuma per altro e quindi è più facile ridurre e ottimizzare il metabolismo celebrale. Diversi sono stati gli studi che hanno confermato questa caratteristica. Perché diciamo che il cervello dell’atleta è una macchina perfetta? Analizziamo questo aspetto, visto che è saputo e risaputo che lo sport è una metafora della vita, uno strumento potentissimo che merita di essere approfondito. Vi voglio dimostrare come le neuroscienze non consistano in una disciplina chiusa in laboratorio e non applicativa: ci sono tantissimi studi applicativi di questa branca della scienza. Ma cosa sono le neuroscienze dello sport? Partiamo dal capire cosa sono le neuroscienze. Le neuroscienze possono essere definite come lo studio del sistema nervoso da molteplici punti di vista: cognitivo, sociale, emotivo-relazionale, ecc. Per esempio, le aree cognitive delle emozioni sono una tematica molto studiata da psicologi, psicologi online e neuropsicologi. Nello specifico, le neuroscienze affettive, cognitive e sociali legate allo sport e all’esercizio fisico consistono nello studio di tutti i processi biologici che sottendono alla performance dell’atleta (quindi a ciò che il cervello di un atleta compie in termini di prestazione) e a tutte le abilità mentali che permettono ad un atleta di performare al meglio; esse si occupano anche dello studio di funzioni cognitive come l’attenzione e la memoria che aiutano l’atleta a eccellere. 

                                                  

Nella “mente” di un atleta

Quando vediamo un atleta che compete ad alti livelli, dobbiamo tenere a mente che vi sono innumerevoli variabili da considerare per la buona riuscita della prestazione. In tutto questo le neuroscienze dello sport giocano un ruolo fondamentale. Perché?
Prima di tutto perché attraverso gli strumenti, le metodologie e tutte le teorie delle neuroscienze è possibile misurare i processi mentali nascosti, quindi più inconsapevoli e inconsci. Per esempio, un atleta può dire che sta bene, lo può dire a voce. Tuttavia, grazie all’ausilio di strumentazioni all’avanguardia, possiamo capire se in quello specifico periodo il cervello è efficiente oppure no e quindi avere una misurazione oggettiva dei vari livelli di attivazione dell’atleta. Solo così si rendono evidenti dei risultati che rimarrebbero nascosti, per esempio la concentrazione.
Inoltre, attraverso degli strumenti come l’EEG e altre misurazioni , possiamo misurare il battito cardiaco e cercare di allenare quei processi mentali, spesso inconsapevoli, che controllano questa fondamentale funzione vitale. Si possono monitorare per esempio le onde celebrali e successivamente e a partire da ciò, tramite tecniche di intelligenza artificiale e analisi statistica avanzata, è possibile raccogliere dei dati per prevedere la performance dell’atleta. Quindi le neuroscienze possono essere applicate concretamente sul campo, allo scopo di allenare i processi mentali oppure con l’obiettivo di modificare dei piani di allenamento inserendo degli esercizi o degli stimoli diversi. Possiamo pertanto concludere che le neuroscienze sono il presente e il futuro dello sport e dell’allenamento mentale. Il cervello degli atleti si studia con delle tecniche classiche, come i questionari, i tempi di reazione e i test neuropsicologici: si fanno delle domande specifiche all’atleta. Però misurare soltanto la parte consapevole è come sapere la metà (o forse anche meno) di ciò che “bolle in pentola” nella mente dell’atleta. Tutti questi elementi vanno integrati con misurazioni specifiche, per esempio, neurofisiologiche: l’elettroncefalografo, la magnetoencefalografia , la TMS (che sarebbe una stimolazione magnetica transcranica), la risonanza magnetica funzionale. Ci sono poi delle tecniche che non misurano direttamente l’attività cerebrale ma i processi mentali. Per esempio, attraverso l’analisi della variabilità del battito cardiaco è possibile capire come stia una persona dal punto di vista psicofisiologico. Tramite queste misurazioni indirette è possibile capire quanto l’atleta sia brillante e performante. Quindi attraverso tecniche di analisi dei dati, si può persino vedere l’attivazione neurale di piccole aree del cervello.
In passato, si credeva che fosse quasi esclusivamente il fisico a contare negli atleti, oggi si è scoperto che la MENTE gioca un ruolo decisivo.

                                                                 

Presentazione della dott.ssa Silvia Aloisi, psicologa clinica

Sono la Dott.ssa Silvia Aloisi, Psicologa Clinica e specializzanda in Psicoterapia, nonchè psicologo online. Ho una grande
passione per tutto ciò che riguarda il funzionamento della mente umana, per questo, come
professionista, mi tengo sempre aggiornata sui nuovi sviluppi di questa scienza, le ricerche
cliniche, le metodologie e gli approcci più innovativi ed efficaci.
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università di Firenze
e sono iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana con n° 9738.
Nel periodo in cui mi sono immersa nello studio delle materie universitarie ho maturato il mio
interesse per una branca particolare della psicologia, la psicologia giuridica e criminologica.

                             

Percorso formativo e pratica clinica della dott.ssa Aloisi

Ho conseguito il Master in Psicologia Giuridica nell’anno 2019 e nell’anno 2021 mi sono ulteriormente
specializzata con un corso avanzato ottenendo il titolo di “esperto in audizione di minori vittime di
abuso e maltrattamenti”. Attualmente sto conseguendo la specializzazione in Psicoterapia presso
l’Istituto di Psicoterapia Psicodinamica Integrata di Firenze.
Sulla figura dello psicologo e dello psicologo online, si sentono sempre molte opinioni discordanti. Ciò che è certo è che i
pregiudizi sociali ci portano a mantenere la convinzione che chi si deve rivolgere allo psicologo sia
unicamente una persona che manifesta una sintomatologia grave. In realtà, chiunque attraversi un
momento particolare o difficile della sua vita può rivolgersi ad un professionista per cercare di
“districare” quei nodi che non permettono di vivere serenamente.
Il mio lavoro si basa su un approccio molto umano ed empatico, teso alla costruzione di una solida
relazione tra due persone che si incontrano nello studio di uno psicologo e improntato da un lato
alla ricerca delle difficoltà emotive o relazionali che impattano negativamente sulla quotidianità e
dall’altro alla valorizzazione delle risorse e dei punti di forza di ognuno.
Inoltre, specialmente nel lavoro con bambini e giovani adulti, propongo un approccio che abbracci
tutta la famiglia d’origine; credo molto nel fatto che tutto il nucleo familiare risente delle difficoltà
di un suo componente e pertanto sia necessario e vitale dare spazio anche alle reazioni e
sensazioni di un genitore riguardo le difficoltà di un figlio, ad esempio.

                                      

Di cosa si occupa principalmente la dott.ssa Silvia Aloisi

Attualmente mi occupo di supporto psicologico per giovani adulti e di percorsi personalizzati per
bambini più piccoli presso il mio studio privato. Inoltre, svolgo incarichi come consulente tecnico
presso gli istituti giudiziari della zona in cui vivo.
Panoramica delle prestazioni offerte:
- Sedute di sostegno psicologico individuale in presenza e online
- Sedute di sostegno psicologico alle famiglie
- Colloquio psicologico di coppia
- Colloquio anamnestico e psicodiagnostico individuale
- Esami psicodiagnostici (somministrazione di test e prove psicodiagnostiche)
- Training personalizzato per disturbi dell’apprendimento scolastico (DSA-BES)
- Colloquio individuale per l’orientamento scolastico
- Colloquio individuale per l’orientamento universitario
Chi si è rivolto a me...
- Famiglie di bambini con disturbi dell’apprendimento che si trovavano in difficoltà nel
comprendere ed aiutare il figlio ad affrontare al meglio il percorso scolastico:
problematiche nella diagnosi del DSA, problematiche di comunicazione scuola/famiglia,
problematiche emotive e relazionali del bambino con DSA, percorsi personalizzati di
potenziamento per DSA.
- Genitori di bambini con disturbi del neurosviluppo che avevano bisogno di chiarificazioni e
spiegazioni ad hoc in ottica di accettare la problematica del loro figlio e poterlo aiutare nel
miglior modo possibile.
- Giovani adulti con problemi nella gestione dello studio all’Università: difficoltà/ritardo nel
dare gli esami, dubbio sull’aver scelto la giusta facoltà, difficoltà relazionali ed emotive
legate al contesto universitario.
- Giovani adulti con problematiche di accettazione personale, ansia sociale, problemi relativi
all’aspetto fisico, problemi di coppia.
Per contattarmi:
+39 3757847722
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Instagram: silviaaloisi.psicologa

                                                  

Vedere l’adolescente nelle sue difficoltà a scuola: l’insegnamento individualizzato

Nella loro pratica clinica, psicologo e psicologo online hanno spesso a che fare con adolescenti nel pieno del loro percorso formativo-scolastico. In molte circostanze possono capitare problematicità nella gestione della quotidianità scolastica, sottoforma di crisi evolutive, crisi adattive, conflittualità con il gruppo di pari, con il gruppo classe e con gli adulti (rappresentati da insegnanti e personale scolastico).
È importante che psicologo e psicologo online abbiano la possibilità di confrontarsi con gli insegnanti del ragazzo problematico che si sta seguendo in un percorso psicologico, previo ovviamente consenso dei genitori. In quest’ottica, psicologi, psicologi online, insegnanti e educatori dovrebbero vedere l’adolescente (ognuno dal suo punto di vista) come una persona unica e irripetibile nel suo percorso di crescita psicologica e formativa.

                                                

Tenere a mente l’adolescente: una sfida per insegnanti, psicologi e psicologi online

In questo articolo ci soffermeremo su un argomento che si pone all’interfaccia tra la psicologia evolutiva e le scienze della formazione andando ad analizzare le dinamiche relazionali e psicologiche all’interno di una realtà di vitale importanza per la crescita psichica dell’adolescente: la scuola e l’insegnamento individualizzato.
Nei percorsi psicologici con gli adolescenti, psicologo e psicologo online si imbattono continuamente con le piccole grandi sfide della vita scolastica. In tale contesto, riveste un ruolo fondamentale l’insegnante che ogni giorno è esposto in maniera più o meno intensa alle sollecitazioni emotive che arrivano dagli studenti che fanno rivivere ai docenti le loro tensioni, paure, speranze, aspettative per un futuro da adulto che non si conosce ancora.
È importante tenere a mente, sia da parte dell’insegnante che da parte dello psicologo online, che lo scopo principale di un percorso educativo deve essere la crescita della persona.
A volte i percorsi di crescita nell’ambito scolastico vanno incontro a delle battute di arresto o a delle regressioni che possono avere molteplici cause. In tali contesti, il rischio per lo studente problematico è quello di essere “dimenticato”, non considerato o peggio ancora emarginato dal gruppo classe e dall’ambiente scuola.
Ma lo studente in crisi, con i suoi problemi nel rendimento scolastico o nella condotta oppure ancora con l’isolamento sociale, non fa altro che lanciare a modo suo un messaggio e una richiesta di aiuto. Sta all’insegnante e successivamente a psicologo e psicologo online cogliere questo messaggio e darci a poco a poco significato.

                                                

Un ascolto attivo dello studente in difficoltà

Spesso lo studente con difficoltà a scuola viene “dato per scontato”: frasi del tipo “non si applica”, “è un problema per la classe”, “non c’è più speranza con questo ragazzo” sono molto frequenti tra gli insegnanti: esse sono il segno dello sconforto e del senso di impotenza che lo studente stesso fa rivivere al corpo docenti sottoforma di rabbia, impotenza e frustrazione.
Tuttavia, se lo studente problematico è tenuto nella mente dell’adulto, se viene integrato e non “buttato fuori” dalle dinamiche di classe, avvertirà un maggior benessere, con risvolti molto positivi per quel che concerne l’integrazione all’interno del gruppo classe.
È di fondamentale importanza supportare lo studente in difficoltà facendolo gradualmente passare da una condizione di dipendenza e bisogno ad uno stato di autonomia, indipendenza e capacità di cooperazione attiva con il gruppo di pari. E questo si ottiene con un ascolto attivo dei suoi problemi e del suo stato d’animo. Questo tipo di approccio non significa adottare un atteggiamento permissivo nei suoi confronti: sarebbe semplicemente un altro modo per non vedere il disagio dell’adolescente. Quindi, voti in linea con il livello di preparazione e provvedimenti disciplinari per problemi di condotta sono necessari. Quello che conta è poter dare successivamente “un nome” a quello che è successo e interrogarsi su come poter cambiare certe cose. Ovviamente tutto ciò non può essere fatto soltanto dall’insegnante. L’insegnante può fare la prima parte: intercettare il disagio, offrire un primo ascolto attento e partecipato per poi indirizzare ad un percorso educativo o ad un percorso psicologico con uno psicologo o uno psicologo online.
Nei prossimi articoli sull’argomento analizzeremo ulteriormente l’importanza di un insegnamento individualizzato nell’ambiente scolastico.

                                                    

Psicoterapia online e depressione: approfondimenti

Articolo scritto dalla dott.ssa Giusy Evelin Licata.
Avere accesso a un percorso di psicoterapia online, come abbiamo visto, è importante per trattare disturbi invalidanti come la depressione, sempre più diffusi in seguito alla pandemia.
Per chiedere aiuto è però necessario essere informati sui sintomi più comuni della depressione, così da riconoscerla senza ritardi.
La depressione è un disturbo diffuso tra la popolazione generale e quindi molto ben conosciuto.
Il disturbo depressivo può esordire ad ogni età: l’età media di esordio intorno ai 25 anni.
Sembra che di questo disturbo dell’umore ne soffra dal 10% al 15% della popolazione mondiale, con una frequenza maggiore tra le donne.
Scopriamo ulteriori aspetti di questo disturbo che con grandissima frequenza giunge all’attenzione di psicologi e psicologi online.

                                                                            


Depressione: una “sfida” difficilissima per psicologo e psicologo online

La depressione è due volte più comune nelle femmine adolescenti e adulte che nei maschi adolescenti e adulti.
Nei bambini, invece, maschi e femmine vengono colpiti in egual misura.
Uno dei segnali più comuni della depressione è un diffuso senso di tristezza che non sempre ha una ragione chiara e che talvolta si manifesta in un bisogno di piangere senza motivo.
Lo accompagnano spesso mancanza di energia, la tendenza a isolarsi dagli altri e un calo dell’autostima.
Un altro sintomo da non sottovalutare è l’insonnia o l’ipersonnia, oltre ad una stanchezza costante che fa perdere interesse anche nelle attività che di solito ci facevano stare bene, e una difficoltà nello svolgere faccende e compiti quotidiani. Tale perdita di interesse per attività che prima generavano piacere e appagamento prende il nome di anedonia. Psicologo e psicologo online dovrebbero approfondire in maniera accurata questa condizione riportata dal paziente, perché spesso è un importante “campanello d’allarme” di esordio della malattia depressiva.
Altri pazienti con depressione si sentono invece molto irrequieti, irritabili e agitati. Tale stato può andare a complicare ulteriormente il quadro generale di insonnia che spesso accompagna il paziente depresso.
La depressione influenza anche le abitudini alimentari: in alcuni casi si tende ad abbuffarsi, mentre in altri si perde del tutto l’appetito.

                                             

Il percorso psicologico online con il paziente depresso

Come abbiamo già accennato in altri articoli, con l'avvento del nuovo millennio, di nuove tecnologie, ma anche ahimè e con le conseguenze generate negli ultimi tempi dalla pandemia, c'è sempre più necessità di percorsi di psicoterapia online.
Ma come lavorano paziente e psicologo online all'interno del percorso online?
La persona che soffre di depressione nel corso del tempo ha sviluppato uno schema di pensiero rigido e negativo. La psicoterapia andrà pertanto da un lato a modificare i pensieri negativi che possono sostenere la depressione, in quanto le persone che ne soffrono tendono ad avere un ipercriticismo verso se stessi, tendono ad accusarsi oltre ogni evidenza, tendono a notare maggiormente gli eventi negativi nelle situazioni quotidiane: la psicoterapia e la psicoterapia online aiutano la persona a sviluppare una modalità di pensiero più equilibrata e razionale; dall’altro lato, si lavora sulla costruzione di nuovi modelli operativi interni, nuovi modelli di pensiero, nuovi schemi comportamentali con lo scopo di affrontare le difficoltà quotidiane e la propria condizione di sofferenza psichica. Così, ad esempio, si può lavorare con la persona depressa su modalità comunicative più efficaci o strategie per risolvere i problemi nei quali si trova coinvolto.
La cura della depressione, quindi, cerca di portare la persona a riprendere gradualmente le attività che sono state abbandonate (magari cominciando da quelle più piacevoli), a sviluppare comportamenti più funzionali per risolvere i propri problemi, a pensare in modo più equilibrato e razionale. Nel percorso analitico sia paziente che psicologo sono due figure attive, in un percorso bidirezionale ed attivo, cercano entrambe la via per la cura.
Attraverso l’interazione diretta con lo psicologo o lo psicologo online, il paziente diventa attivo nella propria cura: entrambi sono coinvolti nella comprensione della malattia attraverso l’esplorazione delle radici intrapsichiche, familiari ed ambientali del disturbo.
Il paziente fornisce al terapeuta il materiale da analizzare: racconti, sogni, narrazioni di eventi che informano sullo stato affettivo ed emozionale del paziente. Lo psicoterapeuta, attraverso gli strumenti della tecnica analitica, aiuta a venir fuori dal tunnel dell’isolamento, del dolore, della fatica di vivere e di ciò che man mano emerge di seduta in seduta.
La psicoterapia è centrata anche sul presente, sui sintomi della depressione.
Fondamentale nel percorso psicologico è la relazione, in particolare l’analisi dei processi di transfert e controtransfert che costituiscono gli elementi più importanti per il cambiamento.
Attraverso la comprensione empatica e l’ascolto non giudicante, gli interventi interpretativi, ricostruttivi, esplicativi, chiarificatori o di sostegno vengono effettuati in maniera non intrusiva, permettendo gradualmente al paziente di entrare in contatto con una modalità di trattamento nuova al fine di promuovere un modo di rapportarsi a se stesso ed alla malattia differente, più funzionale.
Se riconosci uno qualsiasi degli stadi della depressione, o senti che stai attraversando vissuti simili, può essere utile rivolgersi ad uno psicologo o ad uno psicologo online per inquadrare meglio la situazione e ricevere il tipo di intervento più efficace.

                                                                 

L’utilità della psicoterapia online nei disturbi depressivi

Articolo scritto dalla dott.ssa Giusy Evelin Licata. 

Sentirsi giù è qualcosa che tutti sperimentano prima o poi.
Sperimentiamo sentimenti negativi quando siamo bloccati in una brutta fase della vita e può essere difficile per noi continuare ad andare avanti.
Ma normalmente, poi, la nostra tristezza svanisce e torniamo ai nostri normali stati d’animo.
Perché alcune persone non riescono a superare questa fase?
Ecco alcuni fattori ambientali e genetici che possono causare e mantenere la depressione.
Qualsiasi forma intensa di abuso fisico, sessuale o emotivo può indurre la depressione.
Anche l’abuso di droghe a lungo termine può portare alla depressione. Alcuni farmaci con gravi effetti collaterali possono anche causare depressione.

                                       

Cause della depressione e ruolo dello psicologo online

La genetica è spesso un fattore alquanto importante nell’eziopatogenesi della depressione. Se c’è una storia familiare di malattie mentali, si potrebbe essere maggiormente a rischio di insorgenza della depressione.
Eventi importanti nella vita come la morte di una persona cara, una perdita estrema, la perdita del lavoro o qualsiasi altro fattore di stress estremo possono slatentizzare la predisposizione alla depressione.
Avere una grave condizione di salute può causare depressione.
Problemi personali come la fine di una relazione, l’isolamento sociale o problemi familiari possono portare alla depressione.
Quindi, come si può capire se si è soltanto tristi oppure depressi?
Lo psicologo e lo psicologo online sono professionisti della salute mentale qualificati che possono aiutare a comprendere tale condizione di sofferenza psichica.
La psicoterapia e la psicoterapia online rappresentano in tale contesto un sostegno temporaneo allo scopo di lavorare su sentimenti negativi e al fine di fornire strumenti e strategie per affrontare la depressione. Con la terapia si può imparare a identificare i propri schemi di pensiero distorti e disfunzionale e a sostituirli con modi di pensare più costruttivi e positivi
Ciò che caratterizza uno stato depressivo è la natura irrazionale dell’approccio a se stessi e agli altri, improntato alla perdita di speranza e all’autosvalutazione.
La terapia della parola offre la possibilità di riconoscere e affrontare tale disturbo.

                                                                 

Effetti della psicoterapia online nel trattamento della depressione

Quali effetti ha la psicoterapia online nel trattamento clinico della depressione?
La psicoterapia online risulterebbe alquanto efficace nei casi di depressione, sia nel breve che nel medio termine.
Per molti italiani, “depressione” è ancora una parola difficile da pronunciare e gli stereotipi dannosi riguardo a questo disturbo persistono all’interno della società.
È ancora comune considerare la depressione come semplice tristezza, o uno stato dal quale si può uscire con un piccolo sforzo di volontà. La diffusione di queste idee genera uno stigma che rende difficile chiedere aiuto quando se ne ha bisogno.
La psicoterapia online è emersa come ulteriore strumento che rende più accessibile il trattamento della depressione.
Fin dalla nascita della terapia a distanza, inizialmente erogata per telefono, diversi ricercatori si sono interessati alle sue potenzialità e ne hanno studiato l’efficacia. I dati che abbiamo a disposizione oggi indicano che, nella maggior parte dei pazienti, la psicoterapia online ha risultati paragonabili a quella di persona.
Uno studio in lingua inglese, pubblicato nel 2014 sul Journal of Affective Disorders, mostra che il trattamento della depressione online funziona quanto quello in presenza. In generale, chi affronta un percorso di terapia contro la depressione riscontra miglioramenti nell’80-90% dei casi. Tra gli approcci utilizzati più di frequente c'è quello psicodinamico.
Molti pazienti traggono quindi grande beneficio dalla terapia online, senza risentire della mancanza di interazione in presenza. Per far sì che questo accada, è fondamentale che si crei tra terapeuta e paziente una connessione positiva e basata sulla fiducia.
La depressione è curabile, non deve essere qualcosa con cui si lotta per sempre. Non è mai troppo tardi per farsi aiutare. Se riconosci uno qualsiasi degli stadi della depressione, o senti che potresti stare attraversando qualcosa di simile avendo visto i relativi segni di depressione, è importante cercare aiuto.

                                                            

              

 

Spendibilità terapeutica del ruolo dello psicologo nella psicoterapia online

Nel precedente articolo sull’argomento (I vari usi della comunicazione verbale nella psicoterapia online) abbiamo analizzato il ruolo del linguaggio verbale per paziente e psicologo online all’interno della psicoterapia. È emerso come il linguaggio verbale abbia un peso specifico maggiore in psicoterapia online rispetto alla classica psicoterapia in studio. Questo però non vuol dire che la maggiore incidenza del linguaggio verbale rappresenti una forzatura per lo psicologo online nella sua pratica clinica. Tutt’altro!
Come ho potuto riscontrare nella mia pluriennale esperienza nel servizio di psicologo-online24.it, nel contesto di psicoterapia online linguaggio verbale e linguaggio non verbale si compenetrano e integrano in modalità differenti rispetto alla psicoterapia in studio, ma con risultati terapeutici ugualmente efficaci.

                                             

Linguaggio verbale e relazione tra paziente e psicologo online

La co-costruzione di significato tra paziente e psicologo online mediante l’utilizzo in misura maggiore del linguaggio verbale può sembrare una forzatura ma non lo è affatto.
Col consolidarsi del rapporto terapeutico, questo tipo di approccio diventa parte integrante del percorso tra paziente e psicologo online che utilizza la videochiamata come strumento terapeutico.
Questa forma di psicoterapia può diventare una vera e propria risorsa, soprattutto quando lo psicologo online riesce ad andare oltre la “superficie” della comunicazione verbale e quando è in grado di domandarsi come vengano colti e interpretati dal paziente i segnali del linguaggio e in parte del linguaggio del corpo che può trasparire dalla modalità video (linguaggio ovviamente non paragonabile alla ricchezza del linguaggio del corpo nella psicoterapia in presenza).
È importante tenere a mente che, indipendentemente dal fatto che ci ritroviamo di fronte a psicoterapia in presenza o a psicoterapia online, quello che conta è la relazione che si viene a creare: non si è mai da soli nella comprensione e nell’attribuzione di senso ma si è sempre in due. È sempre la relazione che offre il materiale necessario per capire il nostro interlocutore e per giungere ad un cambiamento dal punto di vista terapeutico. E ciascuno di questi cambiamenti è squisitamente soggettivo, perché ogni paziente fa storia a sé, così come ogni relazione terapeutica fa storia a sé.

                                                

Scelte terapeutiche all’interno del setting online

Pertanto, che il corpo sia presente o meno nel corso della psicoterapia, quello che conta è ciò che viene messo nel campo comunicativo da parte di paziente e psicologo/psicologo online. Gli strumenti di comunicazione e i setting a disposizione definiscono le regole iniziali ma la relazione terapeutica si verrà comunque a creare, una volta definite chiaramente le “regole del gioco”.
Qui iniziamo ad addentrarci in un campo importantissimo che lo psicologo online deve cercare di gestire al meglio nell’ambito della psicoterapia online: le scelte terapeutiche in relazione al setting di cui si dispone.
Ogni setting, in presenza oppure online, presenta delle criticità e delle risorse.
Nel contesto di percorso terapeutico, qualsiasi evento che si presenti durante la seduta online, anche un problema tecnico più o meno serio, può tramutarsi per lo psicologo online in una preziosa opportunità per rendere quell’imprevisto uno spunto terapeutico per lo specifico paziente che si ha di fronte.
Nel proseguo del percorso psicologico e della progressiva comprensione del paziente, sarà sempre più importante per lo psicologo online giocare un ruolo diverso e degli schemi relazionali differenti, così da far vivere al paziente dei nuovi modelli relazionali che si discostano da quelli che ha esperito e talvolta cristallizzato nella sua storia familiare. La psicoterapia online può prestarsi in maniera ottimale a questa funzione nel percorso di crescita del paziente.

                                                       

 

 

I punti di forza della psicoterapia online e l’importanza dello psicologo online

Articolo scritto dalla dott.ssa Giusy Evelin Licata.
La storia mostra come i servizi di terapia online, che fino a qualche tempo fa erano ampiamente sottovalutati e soggetti a giudizi negativi da parte degli scettici, oggi abbiano un’incredibile diffusione e fruibilità nel contesto italiano (mentre in altri paesi del mondo la figura dello psicologo online era già ampiamente affermata). La pandemia ha stravolto la quotidianità di tutti noi e con essa il modo di pensare e di concepire alcune professioni relative alla “talking cure”.
Durante la pandemia, a causa del continuo distanziamento che il lockdown ha imposto, è emersa sempre di più nella sua importanza la figura dello psicologo e, a seguito di queste limitazioni si è delineata in maniera significativa la figura dello psicologo online.

                                               

Caratteristiche principali della psicoterapia online e differenze dalla psicoterapia in studio

Grazie al progresso digitale che ha donato molteplici “sfaccettature” a diverse professioni (anche nel campo della psicologia, del supporto psicologico e delle consulenze psicologiche), la psicoterapia online è diventata un servizio di telemedicina che si è mostrata sotto certi aspetti più vantaggiosa della classica psicoterapia tradizionale.
La relazione terapeutica si svolge attraverso un collegamento internet. Tale relazione è veicolata da pc, tablet o smartphone.
Psicoterapia online e psicoterapia in studio hanno molti punti in comune, uno di questi è la privacy e sicurezza. Anche se l'incontro avviene virtualmente, vi è sempre come primo obiettivo quello di garantire al paziente la totale privacy.
La psicoterapia online richiede comunque alcuni adattamenti legati al setting virtuale dell’incontro.
È inoltre importante essere abili nell’utilizzo delle tecnologie, avere una buona connessione ad internet e avere la disponibilità di un luogo tranquillo e riservato, lontano da occhi e orecchie indiscrete.
La psicoterapia online ha migliorato molti punti deboli della psicologia tradizionale. È sicuramente più accessibile, annulla le distanze geografiche e facilita la fruizione anche a persone con mobilità limitata.
La psicoterapia online inoltre è molto modellabile alle esigenze del nostro cliente: consente orari comodi e flessibili venendo incontro per esempio a chi lavora e ha limitate possibilità negli spostamenti.

                                            

Ulteriori vantaggi della pratica clinica dello psicologo online

La psicoterapia online è utile per le persone con marcata disabilità.
Tale pratica clinica genera inoltre meno ansia da prestazione ad alcune persone particolarmente sensibili a questa problematica ed è quindi più facile da intraprendere per chi ha problemi ad esporsi in modo formale: per alcune persone fare una conversazione via web con uno psicologo online è più facile ed immediato rispetto ad un incontro con uno psicologo in presenza. Permette di superare i pregiudizi: la resistenza legata alla vergogna di chiedere sostegno psicologico spesso blocca la richiesta di aiuto, mentre l’online permette di superare la paura di essere stigmatizzati.
Il supporto psicologico online appare molto più variegato, offre molta scelta: sul web è possibile scegliere lo specialista e il metodo più adatto di assistenza psicologica. Tale specialista qualificato può trovarsi anche in un luogo molto lontano dal paziente. La psicoterapia online evita le possibili criticità della sala d’attesa.
Nella maggior parte dei casi la psicoterapia online è una valida alternativa a quella in presenza, fatte salve alcune condizioni cliniche peculiari per gravità o per tipologia di sintomi.
La psicoterapia online è efficace per molti disturbi tra cui: diverse forme depressive, il disturbo di panico, il disturbo d’ansia sociale e il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo, l’insonnia, disfunzioni sessuali, ecc.

                                              

 

 

 

La relazione di co-dipendenza tra vittima e aggressore

In questo articolo della dottoressa Giusy Evelin Licata approfondiremo una dinamica ahimè molto diffusa in coppie disfunzionali dove l’aggressore, all’interno della coppia, assume atteggiamenti talmente opprimenti e prevaricatori da porre spesso la vittima in condizioni di tremendo pericolo, anche per la propria incolumità fisica: la relazione di co-dipendenza tra vittima e aggrressore.
La relazione tra vittima e aggressore sembra avere le caratteristiche di una relazione di co-dipendenza, dove il partner organizza la sua esistenza in funzione dell'altro: obiettivo dello stare insieme all'altro è salvarlo, anche ove ciò comporti grave sofferenza e implichi comportamenti abusanti o maltrattanti da parte del partner.

                                                

Identificazione proiettiva e contro-identificazione proiettiva

Tale stato di co-dipendenza ha le caratteristiche di un invischiamento relazionale e si regge sui processi inconsci di identificazione proiettiva nello stalker e di contro-identificazione proiettiva nella vittima.
Il riferimento all’identificazione proiettiva riguarda la dimensione immaginaria di una relazione in cui una persona proietta una rappresentazione del Sé o di un oggetto interno su un oggetto esterno esercitando su di esso una pressione tale da fargli assumere le caratteristiche proiettate. In rapporto alla qualità della rappresentazione del Sé (buona o cattiva) proiettata, è possibile distinguere l'identificazione proiettiva normale (che si pone alla base dell'empatia) da quella patologica (spinta da esperienze di onnipotenza e di controllo) che è quella che caratterizza la relazione fra stalker e vittima. In particolare, nello stalker l'identificazione proiettiva è contraddistinta dalla presenza di contenuto ossessivi i quali non hanno la sola funzione di preparazione all'azione ma servono a negare profonde ansie abbandoniche attraverso il controllo dell’oggetto esterno su cui sono stati evacuati oggetti interni cattivi. I contenuti ossessivi garantiscono quindi un contatto con la realtà facilitandone anche la manipolazione. Il sentimento di controllo è parte di una triade che comprende altri due sentimenti: il senso di trionfo e il disprezzo. Il trionfo, alimentato dall’onnipotenza, serve ad annegare vissuti depressivi, mentre il disprezzo rappresenta una difesa contro i sentimenti di invidia, di perdita e di vergogna.

                                               

Le quattro fasi dell’identificazione proiettiva

L'identificazione proiettiva patologica è un processo articolato in fasi e rappresenta quindi ciò che vincola lo stalker nella relazione con la vittima.
La prima fase consiste nell'identificazione, esplorazione e riconoscimento degli aspetti vulnerabili della vittima come processo necessario al dominio e al controllo di quest'ultima. A motivare lo stalker in questa fase è il suo bisogno impellente di negare l'angoscia di separazione e il lutto che ne consegue. Questa angoscia non metabolizzata, che nasce a seguito dei continui rifiuti da parte della vittima alle sue richieste di contatto e di intimità, alimenta nello stalker le sue reazioni violente. Nella fase successiva ritroviamo la proiezione degli oggetti interni cattivi che vengono “evacuati” e buttati addosso alla vittima.
In conseguenza della qualità negativa degli oggetti interni evacuati, lo stalker comincia a sviluppare anche sentimenti di disprezzo che rappresentano una difesa per i sentimenti di invidia, vergogna e perdita.
Si comincia a fare strada un processo di disumanizzazione della vittima: il destinatario di violenza viene costretto a rinunciare ad ogni visione personale e ad avere un’idea propria. Viene inoltre costretto a vivere e agire secondo il sistema di valori e credenze dell’altro.
Si continua poi con la fase della pressione interpersonale, ovvero l'insieme di comportamenti di pressing finalizzati a indurre la vittima a vivere realmente i sentimenti che in lei sono stati proiettati dall’aggressore. Questa è la fase che caratterizza l'identificazione proiettiva in una relazione patologica tra individui che interagiscono tra loro in un legame di reciproca dipendenza disfunzionale.
È necessario quindi che l'altro sia vulnerabile alla manipolazione perché si possa sviluppare un'identificazione proiettiva.
Infine come ultima fase, ritroviamo la reinternalizzazione onnipotente, meccanismo che conferma nello stalker i sentimenti di superiorità e di controllo sulla vittima garantendo anche la negazione dell’ansia di separazione e la dipendenza patologica dalla vittima. In questa fase, la vittima fa proprie le razionalizzazioni e i sentimenti evacuati dall’offender e, in questo modo, lo stalker viene confermato nell'esercizio del controllo e del potere sulla vittima che si trova incapace di reagire nei confronti del suo persecutore, in conseguenza di sentimenti di colpa, inferiorità e vergogna.
In sintesi, le identificazioni proiettive dello stalker sono controllanti e intrusive, ossessive e onnipotenti, caratterizzate da uno pseudo-contatto con la realtà, la cui natura violenta non transitoria agisce innescando contro-identificazione proiettive nella vittima. Il riferimento alla contro-identificazione proiettiva risulta essenziale per comprendere anche le dinamiche relazionali che coinvolgono la vittima.
La relazione fra stalker e vittima si muove infatti sui binari di un disturbo relazionale condiviso, un invischiamento di coppia reso possibile dalle identificazioni proiettive dello stalker e dalle contro-identificazioni proiettive della vittima.
La contro-identificazione proiettiva della vittima si articola in quattro fasi: la prima è la contro-identificazione con le esigenze di dominio dello stalker, nel tentativo di controllare la propria ansia di separazione. Questa prima fase rappresenta il riemergere di timori e paure non metabolizzate. Riemergono quelle angosce infantili, relative al bisogno di autonomia e indipendenza che nascono a seguito di relazioni primarie non sicure.
La seconda fase consiste nel sentimento di vergogna e di inadeguatezza che portano ad uno stato di iper- coinvolgimento passivo e ad una reazione aggressiva inconscia che induce la vittima ad un risentimento e ad un'ostilità impliciti e indiretti.
In questa fase è la vergogna ad assumere un ruolo centrale nell'atteggiamento passivo della vittima. Tale vergogna è provocata dal riproporsi di memorie traumatiche che riguardano nella maggior parte dei casi storie di trascuratezza emotiva vissute nell'ambiente familiare che inibiscono nella vittima l'azione autonoma basata sulla legittimizzazione della sua libertà individuale.
La terza fase è la sottomissione colpevole, in conseguenza dell'assunzione unilaterale della responsabilità di quanto succede nella relazione con lo stalker. In questa fase, strettamente associata al sentimento di vergogna, la vittima si autoconvince di non poter fare altro che assecondare la volontà del suo persecutore, per paura che un qualsiasi tentativo di autonomia possa indurre un inasprimento della violenza agita dallo stalker. L'ultima fase consiste nella reinternalizzazione impotente come modalità inconscia per negare l'ansia di separazione e la dipendenza relazionale patologica dallo stalker: la vittima nega inconsciamente di aver bisogno del coraggio necessario per affermare la propria libertà individuale. Si tratta di un meccanismo di difesa inconscio in cui la vittima si sintonizza con i sentimenti di onnipotenza dello stalker interiorizzandoli allo scopo illusorio di mantenere un controllo passivo sul suo persecutore.
L'individuazione dei due meccanismi dell'identificazione proiettiva e della contro- identificazione proiettiva ci permette di comprendere quelle situazioni di sottomissione e assoggettamento della vittima che si concretizzano anche nell'incapacità di mettere in atto comportamenti di coping adeguati.

                                                 

Lo psicologo online: cosa fa e quali sono le sue funzioni

Psicologo-online24.it è un prezioso servizio di supporto psicologico online e di psicoterapia online che fornisce percorsi psicologici a cifre contenute, in modo tale che questo tipo di aiuto possa essere fruibile anche da persone che non hanno grandi disponibilità dal punto di vista economico.
Come si può leggere dalla homepage del sito di psicologo-online24.it, c’è inoltre l’opportunità di avvalersi di un piccolo “aiuto” gratis: una piccola consulenza psicologica gratuita che si può effettuare online (tramite Skype) oppure mediante una semplice chiamata vocale. Lo scopo principale è quello di iniziare a farsi un’idea del problema psicologico dell’utente e di farsi anche un’idea del professionista con cui si avrà a che fare un eventuale percorso psicologico online.

                                                     

Chi è lo psicologo online?

Ma chi è uno psicologo online? Lo psicologo online è un professionista laureato in psicologia che ha conseguito l’abilitazione per la professione di psicologo tramite Esame di Stato e la relativa iscrizione all’Albo degli Psicologi. Lo psicoterapeuta online, invece, deve aver svolto anche la Scuola di Specializzazione e conseguito la Specializzazione in Psicoterapia: le scuole di specializzazione sono varie, a seconda dell’indirizzo teorico-clinico che viene scelto dal professionista.
In termini di formazione, pertanto, non vi è alcuna difformità rispetto ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta che svolge la sua pratica clinica in studio. Gli psicologi online e gli psicoterapeuti online hanno quindi le stesse competenze degli psicologi e psicoterapeuti in presenza, così come gli stessi percorsi formativi. Oggi, inoltre, la distinzione fra psicologo in studio e psicologo online si è fatta decisamente più sfumata, soprattutto dopo l’emergenza COVID-19 e il relativo lockdown che hanno reso il supporto psicologico online e la psicoterapia online molto più fruibili e necessari. Pertanto sono molti ora gli psicologi in studio che svolgono anche la pratica di psicologi online.
Lo psicologo online è un professionista con tutta una serie di competenze maturate nel campo psicologico che è abilitato alla pratica della professione e che si è concentrato sullo svolgere le sue sedute psicologiche in modalità online.

                                            

Come funziona una seduta con lo psicologo online?

Questo tipo di pratica clinica presenta tutta una serie di risvolti positivi per specifici pazienti che si trovano più a loro agio nell’esporre il proprio disagio psicologico in un contesto più “domestico”, talvolta percepito come più accogliente.
Ma come si effettua una seduta psicologica online o una seduta di psicoterapia online? È molto semplice: le modalità sono simili a quelle che si verificano per una seduta psicologica in studio. Innanzitutto, si fissa un appuntamento. Con psicologo-online24.it, per esempio, sono molteplici i canali con cui poter mettersi in contatto con lo psicologo online: Skype, whatsapp, e-mail, chiamata vocale oppure tramite la chat del sito. Una volta fissato l’appuntamento con lo psicologo online e concordata la piattaforma digitale dove effettuare la videochiamata, ci si collega a internet e si avvia la chiamata.
Per una buona riuscita della seduta psicologica online, sono fondamentali due condizioni: avere una buona connessione internet (preferibilmente tramite un segnale wifi) e una webcam di buona qualità. Se la webcam di cui ci si avvale per effettuare la seduta online è scadente, la qualità dell’immagine lascerà a desiderare, con ripercussioni molto negative sull’andamento della seduta, essendo fondamentale per lo psicologo online analizzare non solo il contenuto verbale che porta il paziente durante il colloquio ma anche la componente non verbale rappresentata dall’espressione del volto e dalla mimica facciale.

                                                               

 

I vari usi della comunicazione verbale nella psicoterapia online

Nell’articolo precedente sull’argomento (Il ruolo del linguaggio del volto e della comunicazione verbale nella psicoterapia online) abbiamo affrontato la differenza nella gestione del linguaggio del corpo nella psicoterapia in studio e nella psicoterapia online. Abbiamo potuto evidenziare come lo psicologo online debba lavorare in maniera un po’ più attiva nella costruzione delle dinamiche relazionali che coinvolgono la comunicazione non verbale. Nella psicoterapia online assume un ruolo molto più importante l’espressione del volto e la mimica facciale. È evidente che in questo tipo di psicoterapia le espressioni del volto rappresentano un canale comunicativo importantissimo che lo psicologo online deve interpretare con attenzione e sensibilità. In questo articolo, oltre ad analizzare ulteriori aspetti del “non verbale” nelle sedute di psicoterapia online, ci soffermeremo anche su punti di forza e di debolezza di un setting non convenzionale come quello della seduta psicologica online.

                                     

La comunicazione verbale in psicoterapia online: una strada più “battuta”

Nella psicoterapia in studio molti contenuti psichici possono essere comunicati in maniera più agevole dal corpo. Nella psicoterapia online lo psicologo online dovrà sopperire a questa mancanza con interventi più incisivi, più “verbali”, per esempio una domanda, una riflessione, un’affermazione rassicurante, in base alla specifica situazione. Perché è più indicato muoversi in questa maniera nella psicoterapia online? Perché in tale contesto l’elemento verbale rappresenta lo strumento principale per veicolare i contenuti psichici e le interpretazioni.
Nella seduta in presenza ci sono delle manifestazioni non verbali che non richiedono di essere spiegate o esplicitate: nella seduta online sì. Lo psicologo online deve necessariamente esplicitare il senso di alcuni gesti o movimenti. Per esempio, se nel corso della seduta avvertiamo un rumore o notiamo un movimento improvviso del paziente, è importante domandare cosa stia succedendo, se vada tutto bene, ecc. Ovviamente questo può essere fatto anche nella seduta in studio ma in tal caso il contesto in presenza e il linguaggio del corpo possono venirci maggiormente in aiuto e non costringerci a esplicitare alcuni aspetti e a chiedere chiarificazioni. Ecco che quindi la parola assume un significato e una valenza diversa per lo psicologo online. Nel contesto di psicoterapia online è inevitabile dare più risalto al linguaggio verbale e all’uso più diretto della parola.

                                           

La co-costruzione di significato nella psicoterapia online

Nella seduta online la parola può sopperire a quelle forme di comunicazione implicita e a quelle consuetudini che si concretizzano tramite il corpo e il linguaggio non verbale, grazie allo spazio fisico condiviso che invece ritroviamo nelle sedute di psicoterapia in studio.
È importante che nel contesto di psicoterapia online paziente e psicologo online interagiscano in maniera significativa dal punto di vista verbale, in quanto le loro “realtà”, i loro setting (distinti e separati) si fondano diventando parte integrante della seduta online e della relazione terapeutica, in una costante co-costruzione della dimensione spaziale e temporale del percorso psicologico.
Questo tipo di approccio alla psicoterapia può sembrare una forzatura, un qualcosa di artificioso. Ma non è così. Con il procedere del percorso e con il graduale consolidamento dell’alleanza terapeutica, lo svolgimento della seduta online diventerà una pratica sempre più fruibile da paziente e terapeuta che insieme “costruiscono” una rete di significati e contenuti con i canali di comunicazione a disposizione. Col passare del tempo questo tipo di approccio (più incentrato sul canale verbale) può diventare una preziosa risorsa, soprattutto nelle fasi del percorso in cui lo psicologo online si interroga su come il paziente possa recepire e leggere i segnali comunicativi della seduta e su come il terapeuta stesso possa trasmetterli.
Che si tratti di una seduta in studio o che si tratti di una seduta online, ciò che deve essere sempre al centro dell’attenzione è la relazione, in un continuo processo di co-costruzione di significato. In tutto ciò può venirci maggiormente in aiuto il linguaggio del corpo o la comunicazione verbale, ma la costruzione e il consolidamento della relazione tra paziente e terapeuta sarà sempre la “stella polare” che ci guiderà nel processo terapeutico, dove si cambierà e crescerà insieme.

                                                                 

Il giudizio degli altri come “gogna sociale”: il disturbo evitante di personalità

Nel precedente articolo sull’argomento (“Vorrei stare con te ma non posso”: il disturbo evitante di personalità)  abbiamo affrontato una “sfida clinica” notevole per lo psicologo e lo psicologo online, quella rappresentata dal Disturbo Evitante di Personalità.
Come abbiamo potuto vedere, il disturbo evitante di personalità è contraddistinto da una serie di vissuti di autosvalutazione e di senso di inadeguatezza che inducono il soggetto ad una marcata sensibilità nei confronti del rifiuto e della non accettazione. La conseguenza di questo approccio da parte del paziente evitante è rappresentata dall’isolamento sociale. Tuttavia, a differenza dell’individuo con funzionamento schizoide che ricerca attivamente la solitudine, il soggetto evitante è desideroso di vicinanza e affetto da parte degli altri, ma la paura del giudizio, dell’insuccesso e del rifiuto hanno la meglio su di lui portandolo inesorabilmente ad un isolamento sociale non desiderato.

                                           

Origini psicodinamiche del disturbo evitante di personalità

Proviamo ad analizzare più a fondo le origini psicodinamiche del funzionamento evitante che porta il paziente con disturbo evitante di personalità a ritirarsi dalla vita sociale e dalle opportunità della vita.
La personalità evitante vive in un perenne stato di ansia anticipatoria con una marcata predisposizione all’autoesclusione e all’autoisolamento. Perché questo? Perché in questo modo il paziente evitante non corre il rischio di ritrovarsi in situazioni di rifiuto o umiliazione. Tuttavia, come emerge spesso dalle psicoterapie e dalle psicoterapie online con questi pazienti, tali fantasie di umiliazione ed esclusione sono alimentate dalla scarsa autostima che portano a vedere ogni contesto socializzante come una potenziale “gogna sociale”. Spesso lo psicologo e lo psicologo online scorgono in queste persone sentimenti intensi di vergogna per timore di fare affermazioni sbagliate o fuori luogo: essi temono di tradire atteggiamenti che denotano ansia, paura e imbarazzo, come se questi vissuti fossero indegni e riprovevoli. Psicologo e psicologo online devono per tanto fare un costante lavoro sull’accettazione delle proprie emozioni e di quelle meno gradevoli per questi pazienti, come paura, ansia e vergogna.
La personalità evitante si pone continuamente in un assetto mentale di inferiorità e inadeguatezza che ha lo scopo di limitare la potenziale ostilità proveniente dall’ambiente esterno.

                                                

La vergogna: esperienza centrale per la personalità evitante

Timidezza ed evitamento sono due tratti peculiari della personalità evitante, tratti che lo difendono dall’imbarazzo e dal senso di umiliazione per il rifiuto e il fallimento.
La vergogna rappresenta poi l’esperienza emotiva cardine del soggetto con disturbo evitante di personalità. Essa è intimamente correlata alla manifestazione di parti importanti di sé. Ciò di cui ha più paura il paziente evitante è rappresentato dalle situazioni in cui è necessario mettere in gioco aspetti di Sé che fanno sentire deboli e fragili. È necessario fare una distinzione tra vergogna e colpa, distinzione preziosa per psicologo e psicologo online al fine di discernere correttamente, in ambito di diagnosi differenziale, la vergogna evitante dalla vergogna narcisistica, così come la colpa depressiva dalla colpa persecutoria e così via: la colpa consiste nel timore di essere puniti per non essersi conformati a delle regole interne, mentre la vergogna è un vissuto legato alla valutazione di se stessi e alla sensazione di non sentirsi all’altezza rispetto a specifici modelli e aspettative.
La personalità evitante avverte i contesti sociali come luoghi da evitare perché possono essere una “vetrina” delle proprie inadeguatezze e criticità. Il soggetto evitante può provare vergogna sotto molteplici aspetti: può sentirsi inadatto fisicamente, deficitario dal punto di vista cognitivo, poco attraente, inconcludente, disordinato, ripugnante, ecc.: come ci si può rapportare serenamente con gli altri se ci si vive così? L’isolamento sociale dell’individuo evitante può essere pertanto visto come uno strenuo tentativo di nascondersi dal sentimento della vergogna. Purtroppo questa “strategia” lo “nasconde” anche dal mondo delle relazioni.


Per ulteriori informazioni su altri argomenti di psicologia, è possibile consultare il blog di psicologo-online24.it. Per fissare invece un appuntamento per una prima consulenza gratuita oppure per un appuntamento con uno psicologo a Torino in studio, è possibile compilare il form o mandare un messaggio dal sito.