In diversi articoli del nostro blog abbiamo illustrato i molteplici benefici della psicoterapia online e dei percorsi psicologici offerti da figure professionali quali lo psicologo online.
I servizi di supporto psicologico e psicoterapeutico tramite telefono, chat, videochiamate Skype, Zoom o MyFace appartengono alla branca della telepsicologia. La telepsicologia è una disciplina dove si effettua un lavoro psicologico a distanza: il tema della distanza è ovviamente una questione delicata che implica la rimodulazione di aspetti relativi al setting, così come di trasparenza del servizio, ovvero: chi si trova dietro lo schermo del PC, dello smartphone o del tablet? È fondamentale sapere con quale professionista si ha a che fare nel contesto online.

                           

Questioni di professionalità e privacy nel contesto online

Premesso che anche in un contesto di persona è importantissimo conoscere il professionista con cui sia ha a che fare (titolo di studio, specializzazione, approccio psicoterapeutico, ecc.), a maggior ragione lo è in un contesto online, dove il rapporto di conoscenza iniziale è esclusivamente o prevalentemente a distanza.
La telepsicologia (via telefono, via webcam, via e-mail) è diffusa nella realtà psicologica sotto varie forme e modalità da circa una ventina di anni. Alle sue origini era una forma di terapia utilizzata soprattutto dalle forze armate quando si trovavano in missione in zone remote e necessitavano di un supporto psicologico. Tuttavia, con la vertiginosa diffusione e commercializzazione di smartphone e supporti tecnologici, sono affiorate nuove opportunità (non soltanto per i professionisti ma anche per le aziende) di offrire percorsi psicologici più accessibili e meno costosi.
Tuttavia queste nuove forme di psicoterapia online possono celare delle forti criticità per quel che concerne il rispetto della privacy del paziente, nonché criticità a livello legale ed etico. Nel mondo, per esempio, molte società che forniscono servizi di supporto psicologico online non sono gestiti da psicologi!
Questo rischio non si corre nella maniera più assoluta con servizi offerti da professionisti che all’interno del loro sito inseriscono tutti i dati relativi al proprio curriculum vitae, le loro esperienze lavorative e, soprattutto, il loro numero di matricola di iscrizione all’albo degli psicologi.

                          

I vantaggi della psicoterapia online svolta da professionisti fidati

Per esempio, con il servizio di psicologo-online24, gestito esclusivamente dal dottor Davide Ivan Caricchi, psicologo, psicoterapeuta specialista in Psicologia Clinica, c’è la possibilità di verificare tutte queste informazioni, oltre alla possibilità di scoprire il percorso di studi e il percorso formativo/lavorativo attraverso il collegamento a Linkedin.
Negli ultimi tempi negli Stati Uniti c’è stata una crescita esponenziale delle società che forniscono psicoterapie online (quasi una dozzina soltanto negli ultimi anni). Questa rapida diffusione non sorprende: la facilità e la comodità di fissare un appuntamento per una seduta di psicoterapia online e di poter parlare con uno psicologo online comodamente da casa propria rappresenta un grande opportunità e attrattiva per l’utente.
Se effettuata in maniera adeguata, con un setting preciso e rigoroso e nel rispetto della privacy del paziente, la psicoterapia online presenta moltissimi benefici.
Numerosi studi evidenziano come il benessere psicologico raggiunto attraverso la terapia online sia equivalente a quello conseguito tramite percorsi psicologici “faccia a faccia”. La maggior parte degli studi conferma questa tesi per quel che concerne i percorsi psicologici online tramite videochiamata. Alcuni studi hanno evidenziato che addirittura la terapia attraverso messaggistica asincrona può essere molto efficace, anche se a tal proposito sono necessari ancora degli studi, in quanto la psicoterapia online tramite mail o chat manca totalmente del confronto umano, del contatto visivo e dello scambio verbale.

                                              

 

In diversi articoli abbiamo affrontato il tema complesso del disturbo borderline di personalità, un disagio psichico sfaccettato e articolato che si pone all’interfaccia tra disturbo nevrotico e disturbo psicotico, in quanto vengono utilizzati in maniera disfunzionale sia alcuni meccanismi difensivi più evoluti (nevrotici) sia meccanismi difensivi più primitivi (che rimandano ad un funzionamento psicotico). Il termine borderline significa infatti “confine”, proprio perché in questo disturbo ravvisiamo un funzionamento nevrotico che si alterna ad un funzionamento psicotico che si attiva nei momenti di maggiore sollecitazione emotiva.
In questo lavoro inizieremo una disamina del concetto di “borderline” e della sua evoluzione.

                                                               

Alle origini del concetto “borderline”

Il concetto di borderline si può concepire in due accezioni: Disturbo Borderline di Personalità e Organizzazione Borderline di Personalità. Nel primo caso si intende un vero e proprio quadro sintomatologico mentre nel secondo una tipologia di funzionamento psichico duraturo e pervasivo che caratterizza l’individuo.
Soffermiamoci ora sulle origini della parola “borderline”. Furono gli studiosi Stern e Knight ad adottare per primi questo termine, quando iniziarono a imbattersi in pazienti con una sintomatologia prevalentemente nevrotica che non sembrava provocare perdita di contatto con la realtà. Tuttavia questi soggetti, se sottoposti ad un trattamento psicoanalitico (un trattamento psicologico che mette il soggetto di fronte ad aspetti profondi del Sé, alle proprie resistenze al cambiamento e alle proprie conflittualità) invece che migliorare tendevano a regredire gravemente. Stern e Knight compresero che questi pazienti presentavano una “facciata” nevrotica ma un “mondo interno” tipico della psicosi. Questi disturbi psichici furono collegati alla schizofrenia, tant’è che ai tempi di Stern e Knight (tra gli Anni ’30 e gli Anni ’50) il disturbo borderline veniva denominato “schizofrenia pseudonevrotica (Hoch e Polatin, 1949). A quei tempi, di questi pazienti non si capiva granché. Riguardo il trattamento psicoterapeutico di tale sindrome, si brancolava un po’nel buio. Successivamente gli studi di Otto Kernberg fecero chiarezza.

                             

L’Organizzazione Borderline di Personalità: funzionamento

Otto Kernberg individuò una vera e propria organizzazione per questo tipo di disturbo che definì, appunto, Organizzazione Borderline di Personalità.
L’organizzazione borderline di personalità presenta 3 caratteristiche cliniche fondamentali:
1) Diffusione dell’identità,
2) Esame di realtà conservato (che però vacilla in condizioni di stress),
3) Utilizzo di meccanismi di difesa psichica arcaici.
La diffusione dell’identità consiste in una modificazione del nostro senso di essere continui nel tempo. L’identità è quell’istanza che ci conferisce senso di continuità. I soggetti borderline presentano notevoli difficoltà a percepirsi continui nel tempo. Essi si vivono a “compartimenti stagni”, a “capitoli chiusi”.
La diffusione dell’identità non permette al soggetto di vedersi coeso nel tempo.
In tutte le persone la rappresentazione di se stessi viaggia di pari passo con gli altri: i soggetti borderline, di conseguenza, non percependo se stessi come integrati, avranno difficoltà a vedere anche gli altri come integrati, con pesanti conseguenze a livello delle relazioni sociali. Nel Disturbo Borderline di Personalità c’è un’evidente difficoltà ad integrare le ambivalenze: per il soggetto borderline è inconcepibile avere dentro di sé aspetti buoni e aspetti cattivi contemporaneamente. Nell’esperienza “borderline” o si è del tutto buoni o del tutto cattivi, così come gli altri saranno o totalmente buoni o totalmente cattivi. Questo fenomeno è un meccanismo difensivo che viene usato in maniera massiccia dai soggetti borderline e che prende il nome di scissione. Nel prossimo lavoro sull’argomento approfondiremo questo meccanismo all’interno del funzionamento borderline e il funzionamento borderline nel suo complesso.

                          

 

 

Negli articoli precedenti sull’argomento abbiamo illustrato le grandi potenzialità e i numerosi vantaggi offerti dalla psicoterapia online e dai servizi di supporto psicologico forniti dallo psicologo online.
Abbiamo potuto comprendere come la figura dello psicologo online sia cresciuta col passare del tempo e con l’affinarsi degli strumenti tecnologici (Skype, Zoom, GoogleDuo, chat, e-mail, ecc.). Tuttavia, per un’analisi seria e corretta di una pratica clinica dal punto di vista metodologico, è importante soffermarsi anche sulle eventuali criticità di una disciplina quale la psicoterapia online. Soltanto analizzando le criticità della psicoterapia online si potrà potenziare e migliorare ulteriormente tale pratica clinica. Scopriamo allora gli aspetti critici su cui riflettere.

                       

Fasi preliminari: comprendere se un paziente è adatto alla psicoterapia online

È stato evidenziato come diversi disturbi psichici possano essere affrontati con successo mediante la psicoterapia online: disturbi d’ansia (claustrofobia, agorafobia, disturbo d’ansia generalizzato, ecc.) disturbi depressivi non gravi (distimia, personalità depressive, ciclotimia, ecc.), fobie, ossessioni, problemi legati alla genitorialità, elaborazione di lutti e separazioni, gestione di rabbia, aggressività, stress, ecc. La psicoterapia online risulta di grandissima utilità anche per quel che concerne la crescita personale, così come nell’ambito del rafforzamento dell’autostima. Pertanto, soggetti con problemi di timidezza e insicurezza possono trarre grandi benefici dalla psicoterapia online.
Tuttavia non tutti i soggetti potrebbero risultare adatti per percorso psicologico online.
È di importanza fondamentale capire sin dalle prime fasi di valutazione psicodiagnostica se un paziente sia in grado di usufruire di una psicoterapia online, onde evitare problemi nell’alleanza terapeutica o abbandoni prematuri della terapia che possono poi contribuire a nutrire sfiducia e rabbia, con conseguente chiusura in se stessi e nei propri problemi.
Con alcuni pazienti che ad una prima impressione danno la sensazione di essere particolarmente fragili a livello di struttura di personalità e che ricorrono a meccanismi di difesa psichica primitivi, sarebbe preferibile effettuare una prima seduta psicologica di persona, così da analizzare in maniera più approfondita il linguaggio del corpo, la postura ed eventuali elementi di rigidità o bizzarria.

                                       

Situazioni di criticità per lo svolgimento di una psicoterapia online

Ci sono tuttavia disturbi psichici più seri per cui non è indicato intraprendere un percorso psicologico online. Disturbi quali le tossicodipendenze, le dipendenze da alcool, il disturbo depressivo maggiore e i disturbi di personalità gravi richiedono trattamenti psicoterapeutici di persona. Perché questo? Perché disturbi del genere implicano un funzionamento psichico più regredito, l’utilizzo massiccio di difese primitive come scissione, proiezione, identificazione proiettiva, idealizzazione e svalutazione primitiva (soprattutto nei gravi disturbi di personalità).
Pensiamo per esempio alle tossicodipendenze o all’alcolismo: non è sufficiente un supporto psicologico online, in quanto è necessario un articolato e complesso lavoro di “rete” che prenda in considerazione l’ausilio anche di psichiatri, educatori oppure di percorsi presso comunità di recupero. Discorso simile vale per i disturbi psicotici (gravi disturbi bipolari, schizofrenie). In questi casi è spesso necessario un intervento dell’educativa territoriale oppure un percorso presso comunità psichiatriche. È evidente che a fronte di problematiche psichiche del genere la psicoterapia online non è indicata.
Altra criticità, questa volta di natura più pratica, è data dallo strumento tecnologico di cui ci si può avvalere per intraprendere al meglio un percorso psicologico online. Ma non solo!
È importante, innanzitutto, avere a disposizione una buona connessione wi-fi ed un dispositivo tecnologico di qualità. È inoltre di fondamentale importanza disporre di una postazione internet che sia al riparo da persone che possano sentire più o meno di proposito i contenuti della seduta. In caso contrario, il rischio è di non potersi esprimere liberamente durante la seduta psicologica online.
Lo psicologo online, prima di intraprendere un percorso psicologico, deve esplicitare queste condizioni al paziente, cosicché il setting della seduta online risulti corretto e ottimale.

                                                         

 

Molto spesso si sente parlare con l’avvento della bella stagione di terribili incendi che riducono in cenere migliaia di ettari di vegetazione, con conseguenze nefaste per l’ecosistema e talvolta con danni devastanti a persone e cose.
Dietro questi incendi si celano sovente interessi economici che mirano ad ottenere kilometri quadrati liberi da poter sfruttare per l’edilizia o la costruzione di industrie o complessi commerciali. Talvolta però, dietro tali devastazioni ci sta la mano di persone che provano un piacere smodato nel dare fuoco alle cose e nel vederne gli effetti. Questo tipo di pratica è un vero e proprio disturbo psichico che prende il nome di piromania. Scopriamolo.

                   

Funzionamento psichico del paziente piromane

Otto Fenichel, noto psicoanalista della prima metà del XX secolo, definiva la piromania come un impulso patologico che spinge il soggetto ad appiccare il fuoco. Secondo Fenichel, dietro tali impulsi si celerebbero delle fortissime pulsioni sadiche che guidano la vita sessuale, dove la portata distruttiva del fuoco simbolizza l’intensità dell’impulso sessuale. Nell’impostazione teorica dell’epoca, i pazienti piromani presentavano intensi impulsi vendicativi.
Oggi le teorie sulla piromania si sono un po’ evolute, anche se il fenomeno risulta ancora piuttosto complesso e problematico nella comprensione psicodinamica. Tuttavia, la condotta piromanica evidenzia elementi inconsci di sadismo e aggressività.
Come detto, la caratteristica principale della piromania è la presenza di svariati episodi di appiccamento intenzionale di incendi.
I soggetti piromani avvertono un profondo senso di eccitazione nella fase precedente all’episodio incendiario. Spesso risultano affascinati, eccitati o attratti dal fuoco, oltre che dalle dinamiche e dalle conseguenze legate ad esso. In molte occasioni queste persone sentono il bisogno di assistere agli effetti devastanti delle loro condotte: non è raro che esse assistano o partecipino ai momenti successivi allo sviluppo dell’incendio.
La piromania appartiene alla categoria dei Disturbi del Controllo degli Impulsi e della Condotta.
Di solito, nel momento in cui un piromane mette in atto il suo impulso incendiario si assiste ad un incremento del livello di eccitazione e di tensione, un’eccitazione e tensione con connotazioni sessuali: una sorta di impulso irrefrenabile che nel momento in cui viene scaricato, genera un profondo piacere e soddisfazione. Tuttavia, questa dinamica non vale proprio per tutti i soggetti piromanici: il perché lo scopriremo nel prossimo paragrafo.

                                                 

Difficoltà diagnostiche del disturbo piromanico: come aiutarlo?

Alla base della piromania c’è una tremenda attrazione per il fuoco. L’eccitamento del piromane di fronte al fuoco e ai suoi effetti devastanti rappresenta una sorta di dipendenza psicologica: in concreto, il soggetto piromane non può fare a meno dell’elemento del fuoco. L’attrazione per questo elemento naturale è legato non soltanto all’appiccamento dell’incendio ma anche a tutte le fasi successive che appagano il senso di grandiosità del soggetto piromane per il gesto commesso. Si spiega così pertanto il piacere nel seguire di persona le devastazioni dell’incendio, il successivo spegnimento, le conseguenze dell’evento e le relative notizie sui giornali dell’atto commesso.
Nella psicologia del piromane aspetti drammatici quali paura, devastazione, terrore, morte che spesso accompagnano un evento incendiario passano in secondo piano per lasciar spazio alle personalissime sensazioni gradevoli legate alla “spettacolarità” devastante del fuoco. Il fuoco rimanda simbolicamente all’eccitazione e alla distruzione. Per il piromane l’incendio rappresenta uno spettacolo di cui egli è l’indiscutibile protagonista.
In generale, la diagnosi di piromania è alquanto complessa e articolata perché chiama in causa molteplici variabili. Innanzitutto, è raro diagnosticare la piromania come unica patologia, quasi sempre è accompagnata da altri sintomi o da altri quadri psicopatologici, come psicosi, disturbi di personalità, disturbi nel controllo degli impulsi oppure disturbi psicosessuali.
Talvolta la piromania può riscontrarsi in soggetti schizofrenici. In tal caso, la condotta piromanica è spesso guidata da allucinazioni uditive, sottoforma di voci esortative che spingono il paziente schizofrenico a compiere il gesto incendiario. Questo tipo di condotta patologica può affiorare anche in pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo (ovviamente a livelli di gravità molto seri). Anche in questo caso, a guidare il comportamento piromanico ci sono delle istanze interne che consistono in pensieri intrusivi di cui non ci si riesce a liberare: il soggetto è consapevole del fatto che le sue azioni sono prive di senso ma non può frenarsi dall’assecondare i suoi pensieri ossessivi.
Anche la questione della terapia del paziente piromane è alquanto delicata in quanto, come evidenziato, è strettamente legata alla diagnosi iniziale.
In generale una psicoterapia associata ad una farmacoterapia risulta il percorso di cura più adeguato per questo tipo di pazienti.

                      

Nel precedente articolo sull’argomento (https://www.psicologo-online24.it/blog/quando-la-solitudine-sembra-l-unica-ancora-di-salvezza-l-hikikomori ) abbiamo affrontato la sintomatologia clinica che caratterizza l’Hikikomori. Abbiamo potuto scoprire come tale disagio attanagli principalmente adolescenti e tardo-adolescenti. I ragazzi che si confrontano con tale disturbo mettono in atto un vero e proprio rifiuto di interagire con l’ambiente esterno trincerandosi all’interno della loro cameretta senza uscire mai da essa. Le uniche interazioni che hanno sono con il genitore che porta loro da mangiare. La loro vita ruota intorno a PC, videogiochi, social network, attività online, musica e TV. In questo articolo approfondiremo ulteriori aspetti che contraddistinguono l’Hikikomori, nello specifico le cause alla base di questa vera e propria fuga dal mondo.

                                      

Hikikomori e angoscia di cambiamento

Come già accennato, gli adolescenti gravati dall’Hikikomori sono terrorizzati dal mondo reale e dalla vita al di fuori della loro dimensione virtuale. Il loro unico strumento di difesa è dato dal passare più tempo possibile su Internet, collegandosi online per giocare oppure per interagendo per ore con amicizie online tramite social network. Nella realtà psicologica di questi adolescenti il mondo “online” va a sostituire il mondo reale. L’Hikikomori rappresenta una strenua difesa di fronte alla sfida di cambiamento dell’adolescenza, di fronte a quel delicato passaggio dalla vita infantile alla vita adulta.
A seguito dell’angoscia rappresentata da questo cambiamento, i giovani tormentati dall’Hikikomori si distanziano dalle relazioni reali per abbandonarsi in tutto e per tutto alle relazioni virtuali e online. L’adolescente si ritrova pertanto imprigionato in un mondo dove l’unica strada per stare relativamente bene è una specie di “alienazione online”.
Ma il ritiro non coinvolge soltanto la sfera sociale e psicologica. Anche il corpo si ritira in sé, non è più interessato al mondo reale bensì rinchiuso nella propria stanza che rappresenta simbolicamente un confine invalicabile tra sé e l’altro, anche dal punto di vista della fisicità: il contatto fisico con l’altro non è minimamente concepito. Non c’è più nessun essere umano reale con cui scambiare una parola o con cui manifestare un affetto, positivo o negativo che sia.

          

Hikikomori: un aiuto psicologico online o di persona?

In un contesto del genere, l’altro rappresenta un pericolo dal quale è necessario difendersi costruendo delle barriere comunicative: confronti, dialoghi, conversazioni o discussioni sono totalmente evitati dall’adolescente con Hikikomori. Questo tipo di approccio vale anche con i propri genitori e con i familiari più prossimi.
Quello che spaventa principalmente il ragazzo che soffre di Hikikomori è la prospettiva della convivenza con l’altro: convivere con l’altro significa non soltanto ospitare l’altro ma anche e soprattutto essere accolto e visto dall’altro. Questo significa esporsi al “rischio” di far vedere di sé aspetti più profondi e reconditi di Sé. Ma tale aspetto è fondamentale nelle relazioni con gli altri: conferisce ad esse “tridimensionalità” e significato.
Coloro che soffrono di hikikomori desiderano esclusivamente non perdere la loro dimensione privata: pur di non perdere la loro sicurezza online rinunciano al benessere nelle relazioni sociali.
In un contesto del genere, che ruolo può rivestire la psicoterapia online? La questione è alquanto delicata: in una prima fase l’aiuto psicologico da parte di uno psicologo online può essere importantissimo in quanto unico canale di comunicazione riconosciuto dall’adolescente con Hikikomori. Col proseguo del percorso psicologico, tuttavia, sarà di vitale importanza aiutare il ragazzo a mettersi in gioco in un contesto di psicoterapia in studio perché la dimensione del confronto di persona deve diventare una realtà con cui familiarizzarsi a poco a poco per poter affrontare le angosce di cambiamento, così come le angosce legate all’accettazione di sé.

                       

 

È ormai assodato che da diversi decenni la tecnologia e l’informatica sono al servizio della collettività. Lo stesso vale per la psicoterapia online che è da ritenersi uno strumento di aiuto e intervento psicologico molto importante.
La rivoluzione digitale ha apportato delle incredibili trasformazioni in svariati ambiti ed ora anche nel campo della psicologia e della psicoterapia online.
Fino a poco tempo fa la figura dello psicologo online era un qualcosa di impensabile nell’ambito della salute mentale, veniva vista anzi con una certa diffidenza. Oggi non è più così. Lo psicologo online, a maggior ragione in questi ultimi tempi, costituisce una figura fondamentale per l’aiuto psicologico delle persone.

                          


E-health e servizi psicologici online

A partire dalla fine degli Anni ’90 la tecnologia e l’informatica hanno fatto passi da gigante e a ritmi sempre più serrati: hanno prodotto dei cambiamenti tali da fornire nuove opportunità e nuovi strumenti di lavoro online anche nel campo dei servizi sanitari. Oggi possiamo infatti parlare senza problemi di “e-health”. Ma che cos’è l’e-health? L’e-health consiste in quell’insieme di interventi sanitari che vengono forniti attraverso e-mail, video-call, chat, ecc. Ovviamente queste innovative tipologie di servizi online possono avere i loro “pro” e i loro “contro”, a seconda della professionalità e serietà delle persone che forniscono tali prestazioni sanitarie. Pertanto è importante scegliere con cura lo psicologo online o lo psicoterapeuta online nel web!
Fatta questa precisazione, i percorsi psicologici e psicoterapeutici online presentano molteplici punti di forza che permettono di rendere più accessibili i servizi psicologici.
Pensiamo per esempio alle persone con limitazioni fisiche e di deambulazione che necessitano di un intervento psicologico: in un contesto del genere lo psicologo online rappresenta la figura ideale per poter intraprendere un adeguato percorso. Oppure pensiamo a quelle persone che vivono in zone piuttosto isolate e difficili da raggiungere. Anche in questo caso lo psicologo online è una soluzione di facile fruibilità: basta un PC e una semplice connessione wi-fi.

                    

Vantaggi della psicoterapia online

In ultima analisi, ci sono poi delle persone che con difficoltà lavorative hanno delle disponibilità di tempo molto limitate che non consentono spostamenti di medio raggio con la continuità richiesta da un percorso psicoterapeutico. Quando si decide di intraprendere un percorso psicologico, è importante tenere a mente che serve del tempo per giungere ad un cambiamento e per ottenere dei risultati concreti. La psicoterapia richiede tempo, non si può pretendere di cambiare in quattro e quattr’otto. Prendiamo per esempio una persona di trent’anni che decide di intraprendere un percorso psicoterapeutico: essa ha impiegato trent’anni per giungere ad essere quello che è, con i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza, i suoi sintomi e le sue fragilità. Non si può pertanto pretendere di cambiare in poche sedute psicologiche: serve pazienza e serve soprattutto un’esperienza emozionale correttiva qual è la psicoterapia. Ecco che quindi, in un contesto articolato di questo tipo, la figura dello psicologo online è di fondamentale importanza per garantire la continuità di un percorso psicologico a persone con problemi di tempo e di gestione dei propri impegni lavorativi: di nuovo, basta collegarsi in 5 minuti al proprio PC con la propria connessione wi-fi e la seduta può iniziare senza ritardi e senza difficoltà di spostamenti a seguito di eventuali imprevisti di lavoro.
Nei prossimi articoli approfondiremo ulteriori aspetti relativi alla figura dello psicologo online e dei percorsi psicologi online.

                                          

 

In questi tempi gravati dal lock-down a seguito dell’emergenza Coronavirus ci siamo confrontati con condizioni di isolamento forzato che hanno portato in molti casi a pesanti ripercussioni a livello relazionale e di benessere psicofisico. Tuttavia esistono realtà psicologiche dove l’isolamento sociale è fortemente ricercato e non genera (apparentemente) nessun tipo di disagio. Questa problematica colpisce principalmente gli adolescenti, anche se col passare del tempo questo fenomeno sta coinvolgendo anche soggetti di età più avanzata. Questa perniciosa forma di disagio psichico va a minare pesantemente le competenze sociali e la qualità della vita: essa prende il nome di Hikikomori. Ma in cosa consiste nello specifico questo disturbo psichico? Scopriamolo.

                        

Caratteristiche cliniche dell’Hikikomori

L’Hikikimori è un disagio psichico che è stato inizialmente riscontrato e studiato in Giappone, coinvolge principalmente gli adolescenti e consiste nel non riuscire più a vivere nella società: le conseguenze sono ritiro sociale e isolamento. Ma questo isolamento sociale ha delle caratteristiche ben specifiche: con l’Hikikomori l’adolescente si rinchiude nella sua stanza rifiutando il contatto con l’ambiente esterno. Questo rifiuto può durare anche anni. In giapponese Hikikomori significa “rannicchiarsi su se stessi”, “isolarsi”. Molti ragazzi, nel corso delle loro crisi adolescenziali, possono manifestare le loro angosce di cambiamento e il loro disagio isolandosi e standosene per un po’di tempo per conto proprio. Ma l’Hikikomori va ben oltre questo tipo di manifestazioni comportamentali: esso è un vero e proprio disturbo psichico in cui il giovane rimane trincerato nella sua stanza e dove porte e finestre sono sbarrate e chiuse a chiave con lo scopo di negare l’accesso all’altro: un accesso sia fisico che emotivo. Solitamente l’accesso alla cameretta è consentito soltanto ad un genitore per portare i pasti. Tale momento rappresenta l’unico diversivo a livello relazionale rispetto al resto della giornata, scandita da videogiochi, social network, internet e musica.
Come noto, nel percorso adolescenziale il giovane si cimenta in una serie di sfide da affrontare: la perdita del corpo di bambino, la perdita del ruolo infantile e la perdita dell’immagine dei genitori come figure esclusivamente accudenti, onnipotenti e onnipresenti (tipico dell’immaginario infantile).

                                                 

Dove si insinua l’Hikikomori: l’angoscia verso l’altro e verso il cambiamento

L’adolescente, pertanto, si ritrova ad elaborare questo cambiamento da una fase infantile ad una fase adulta con non poche difficoltà. Ma questo è anche il “fascino” e la sfida del periodo adolescenziale. Nell’Hikikomori questo percorso elaborativo e di crescita viene totalmente interrotto e negato.
Trincerati nelle loro camerette, gli adolescenti tormentati dall’Hikikomori sono tremendamente spaventati dalla vita che li attende e si “difendono” trascorrendo il tempo con videogames, Internet, social network, musica, ecc. Le nuove tecnologie rappresentano il principale riferimento cui appigliarsi in questo stato di “lock-down” volontario. In un contesto del genere il mondo virtuale prende il posto della vita reale. L’adolescente si ritrova a vivere in una sorta di “alienazione tecnologica” che è l’unica condizione in cui riesce a vivere. L’altro viene visto come un’entità minacciosa da cui ci si può difendere soltanto alzando un “muro” comunicativo e interrompendo qualsiasi forma di dialogo o confronto. Con l’Hikikomori non si ha accesso alla dimensione relazionale, alla dimensione dello “stare insieme” all’altro, perché stare insieme all’altro equivale non solo ad accogliere l’altro ma anche ad essere accolto e questo significa esporsi al rischio di svelare le proprie parti più fragili e oscure di sé.
L’adolescente che soffre di Hikikomori non vuole rinunciare nella maniera più assoluta alla sua dimensione privata: ma in senso assoluto! Per giungere a ciò, rinuncia al suo benessere interpersonale che compensa con una sorta di “benessere virtuale”.
Nel prossimo articolo approfondiremo ulteriori aspetti di questo disagio adolescenziale che sta prendendo sempre più piede.

                                         

 

Il periodo di “lock-down” a seguito dell’emergenza COVID-19 ha messo tutti noi sotto forte sollecitazione emotiva. Molte persone hanno sviluppato sintomi quali ansia, depressione, stress, cefalea, difficoltà digestive, disturbi del sonno, tachicardia, disturbi intestinali, astenia, disturbi psicosomatici, ecc. Ora l’emergenza Covid sembra essersi attenuata, tuttavia permane un clima di incertezza e precarietà, non soltanto per i futuri sviluppi della diffusione del virus (paura di una seconda ondata della pandemia) ma anche per le conseguenze economiche causate da questa calamità. In tale clima di insicurezza molte persone sono esposte al rischio di manifestare un disturbo psichico legato alla reclusione forzata in casa: la Sindrome della Capanna. In questo articolo approfondiremo le principali caratteristiche e le cause alla base di questa sindrome.

                                          

Sindrome della Capanna: caratteristiche cliniche

La Sindrome della Capanna (che può essere definita anche Sindrome del Prigioniero) è un disturbo psichico ad oggi poco studiato e approfondito dalla comunità scientifica ma che presenta chiare evidenze a seguito di specifiche situazioni che si vengono a creare. Tale sindrome presenta una serie si sintomi di malessere e disagio psicofisico riconducibili al passaggio da una fase di distacco dalla realtà protrattasi per lungo tempo ad una fase in cui si torna a rapportarsi con l’ambiente esterno. Ma quali sono le caratteristiche cliniche principali di questa sindrome? La Sindrome della Capanna consiste in uno stato generale di malessere, tensione nervosa e ansia legata al sol pensiero di uscire di nuovo di casa dopo un lungo periodo di isolamento.
La sindrome della capanna può colpire indistintamente sia le persone che hanno vissuto la condizione di isolamento forzato con disagio e irrequietezza sia coloro che l’hanno affrontata in maniera positiva.
I sintomi di tale sindrome sono molteplici ma i principali sono ansia, tristezza, apatia, perdita di entusiasmo, perdita di prospettive e speranze per il futuro, senso di solitudine e alienazione, perdita di motivazione, apatia, irritazione e disforia. Pertanto, una delle peculiarità della Sindrome della Capanna è la possibilità che coesistano sintomi ansiosi e depressivi insieme ad un senso di straniamento nei confronti del tessuto sociale in cui il soggetto è inserito.

                                       

Sindrome della Capanna ai tempi del COVID-19: come uscirne

Ovviamente questi sintomi possono scemare col passare del tempo e col graduale reinserimento nella società. Tuttavia non sempre si verifica questo scenario: se i sintomi della Sindrone da Capanna si prolungano oltre le tre settimane, il rischio è che tale sindrome si tramuti in un disagio psichico cronico sottoforma di depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, ecc. Per questo motivo è di fondamentale importanza monitorare attentamente l’andamento dei sintomi riconducibili alla Sindrome della Capanna.
Nella condizione di lock-down in cui ci si è trovati a seguito del Covid-19, la casa è venuta a rappresentare un vero e proprio rifugio che protegge dalle minacce provenienti dall’esterno. Paradossalmente le condizioni di lock-down si sono trasformate col tempo in una nuova condizione di normalità.
Molte persone, pertanto, si sono abituate alla nuova quotidianità data dall’ambiente domestico che è diventato il nuovo “mondo” con cui confrontarsi. La casa è diventata un’autentica “comfort zone” che assicura tranquillità e protezione. È naturale che allontanarsi dalla comfort zone generi a questo punto ansia, senso di fragilità e paura.
Come uscire da una condizione sintomatologica che può considerarsi una reazione abbastanza normale all’attuale situazione? Innanzitutto, è di grande utilità anche evitare di acquisire informazioni sul Covid-19 in maniera ossessiva e continuativa: questo cambio di approccio consente di diminuire lo stato di allerta e preoccupazione correlato all’evoluzione del virus.
Nel concreto della vita quotidiana, sarebbe opportuno cominciare a familiarizzarsi con l’ambiente esterno attraverso l’espletamento di piccole commissioni e brevi passeggiate all’aria aperta che possono contribuire ad aumentare la sensazione di fiducia in se stessi e benessere psicofisico.
Infine, praticare dei piccoli esercizi di respirazione nel corso della giornata può aiutare contrastare vissuti di ansia legati all’idea di uscire dalla propria zona di comfort.

                                             

 

 

 

Con l’avvicinarsi dell’estate, le persone tendono a inventarsi qualsiasi tipo di scusa per non viaggiare: la mancanza di tempo, il voler risparmiare denaro o l’assenza di un compagno di viaggi. Ma molte di queste scuse hanno origine nella paura. Paura di tutto ciò che è nuovo e non si conosce, paura dell’imprevedibile. Ammettiamolo, viaggiare può essere in effetti motivo di stress e paure. Non tutti amano pianificare un viaggio e non tutti si sentono a proprio agio andando in giro per il mondo da soli.

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La semplicità e la convenienza nel prendere un appuntamento con uno psicologo online, parlando con il terapista dalle comodità di casa propria, è un enorme vantaggio per molte persone, soprattutto quelle che si approcciano a uno psicologo per la prima volta. Normalizzare la cura mentale, specialmente per le generazioni più abituate a usare strumenti tecnologici, aiuta ad eliminare molte barriere. Purtroppo anche nel campo della psicologia online, le truffe non mancano. Le nuove tecnologie hanno reso più semplice prendere di mira persone in cerca di aiuto, perfetti target per truffe e frodi di ogni genere.

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I problemi che affliggono la mente umana sono estremamente comuni e possono metterci in crisi in qualsiasi momento della nostra vita. I disturbi depressivi affliggono una fetta decisamente grande della popolazione, e nonostante questo sono un argomento piuttosto tabù. Per chi è abituato a lottare con la depressione da anni, anche affrontare gli impegni tipici che pone una normale giornata, diventa una vera e propria battaglia.

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