Pronto Intervento Psicologico online: uno strumento di aiuto psicologico tempestivo e innovativo

Come già accennato, il servizio di psicologo online offerto da psicologo-online24.it consente di intraprendere dei veri e propri percorsi psicologici e psicoterapeutici tramite Skype. È stato infatti riscontrato che lo strumento tecnologico di Skype permette di riprodurre condizioni ottimali per effettuare un colloquio di psicoterapia. Tramite Skype ci si può infatti avvalere sia del canale verbale che del canale visivo, grazie alla videochiamata.
Il servizio di psicologo online si sta diffondendo sempre di più nel contesto italiano, anche se al momento in misura minore rispetto ad altri paesi del mondo: pensiamo per esempio agli Stati Uniti, dove la figura dello psicologo online è già da diversi anni diffusa e consolidata.

                                                             

Non solo il servizio di psicologo online, anche servizi per gestire le crisi

Ma torniamo al servizio che offre psicologo-online24.it. Uno dei principali punti di forza è la comodità: ci si può avvalere di percorsi psicologici e di psicoterapia comodamente da casa, in modalità online. Inoltre il canale di comunicazione online consente di integrare il percorso psicologico con strumenti utili quali chat, mail di supporto e mail interattive.
I costi per ogni singola seduta sono di 40 euro, quindi c’è la possibilità di spendere molto meno rispetto ad un classico percorso psicologico in studio: ecco un altro importante vantaggio di questo servizio di psicologo online.
Tuttavia è possibile risparmiare ulteriormente avvalendosi di pacchetti di colloqui con dei costi a seduta ancora più vantaggiosi. A tal proposito, rimando alla seguente sezione del mio sito psicologo-online24.it per conoscere più nel dettaglio le varie tariffe del mio servizio di psicologo online: https://www.psicologo-online24.it/un-servizio-innovativo/canali-di-comunicazione.
Ma oggi è possibile avvalersi anche di un altro servizio innovativo e di grande utilità: quello di Pronto Intervento Psicologico online.
A molte persone sarà capitato di trovarsi in situazioni di crisi o di profondo scoramento, senza avere ovviamente la possibilità di consultare nell’immediato uno psicologo o uno psicoterapeuta: è normale che sia così, in quanto i colloqui che fanno parte di un percorso psicoterapeutico devono essere concordati su appuntamento, non possono essere improvvisati. Questo aspetto costituisce un elemento importantissimo del setting di una psicoterapia.

                                            

 

Pronto Intervento Psicologico: in cosa consiste

Tuttavia, possono esserci situazioni di profonda crisi che richiederebbero un intervento il più immediato possibile per tamponare la condizione di difficoltà psicologica del momento e per fornire un adeguato supporto psicologico. Ecco che psicologo-online24.it con il suo servizio di pronto intervento psicologico online può venire incontro a questi problemi di difficile gestione sul momento. Una precisazione importante: questo servizio di pronto intervento psicologico online NON deve essere utilizzato nei casi gravi quali scompenso psicotico o impulsi suicidari irrefrenabili. In questi casi è fondamentale rivolgersi al Pronto Soccorso più vicino!
Ma vediamo in cosa consiste nello specifico e come funziona questo servizio online fornito da psicologo-online24.it:
Pronto Intervento Psicologico online è un servizio di reperibilità che consente di accedere a due differenti “codici”:
CODICE ROSSO: una volta richiesto, ci si attiva per ricontattare il paziente entro 4 ORE dalla prima richiesta di aiuto e intervenire sull’emergenza del momento. La chiamata può durare fino a 30 minuti e può essere effettuata via telefono, via Skype oppure via videochiamata whatsapp.
Il costo è di 80 euro.
CODICE GIALLO: una volta richiesto, ci si attiva per ricontattare il paziente entro 6 ore dalla richiesta di intervento. La chiamata presenta le stesse modalità citate nel codice rosso.
Il costo è di 70 euro.
CODICE BIANCO: una volta richiesto, ci si attiva per ricontattare il paziente entro 12 ore dalla richiesta di intervento. La chiamata presenta le stesse modalità citate nel codice rosso.
Il costo è di 50 euro.
Il servizio di reperibilità online costituisce una preziosa opportunità per intervenire sulle criticità del momento.

                                                 

 

La “terra di mezzo” della sofferenza psichica: il disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline presenta una marcata varietà di fenomeni clinici: spesso ci si imbatte in varianti psicopatologiche sorprendenti, imprevedibili, tratti drammatici, talvolta stravaganti e bizzarri che generano nello psicologo un certo spaesamento. Tuttavia, pur trovandoci in un quadro generale incredibilmente eterogeneo e sfaccettato, si può scorgere una coerenza di fondo per quel che concerne il funzionamento psichico alla base della patologia borderline.
Tra gli anni ’30 e ’40 gli psichiatri e gli psicologi del tempo iniziarono a descrivere alcuni pazienti che non erano così gravi da essere diagnosticati come schizofrenici ma che presentavano troppi sintomi psichici per essere considerati nevrotici (ossia con un funzionamento psichico problematico ma non troppo patologico). Questi pazienti vennero inseriti in una “categoria diagnostica intermedia”, a cavallo tra la psicosi e la nevrosi. I primi tratti psicopatologici riscontrati in queste persone furono un’ansia smodata in molteplici contesti, incapacità ad avere dei progetti realistici nella vita, una notevole difficoltà a gestire gli impulsi più primitivi, una fragilità di pensiero obiettivo e scarso senso della realtà.
Gli psicologi che si imbatterono per la prima volta in questa psicopatologia possono essere considerati dei veri e propri “pionieri” della psicodiagnosi, ossia quella disciplina che si propone di individuare segni e indizi tipici di uno specifico funzionamento di personalità. La psicodiagnosi può sembrare un “antipatico” esercizio di etichettatura degli individui, tuttavia è di importanza vitale: senza di essa lo psicologo non può impostare il percorso psicoterapeutico più indicato per la persona.

                             

Storia del concetto “borderline”

Il disturbo borderline presenta una marcata varietà di fenomeni clinici: spesso ci si imbatte in varianti psicopatologiche sorprendenti, imprevedibili, tratti drammatici, talvolta stravaganti e bizzarri che generano nello psicologo un certo spaesamento. Tuttavia, pur trovandoci in un quadro generale incredibilmente eterogeneo e sfaccettato, si può scorgere una coerenza di fondo per quel che concerne il funzionamento psichico alla base della patologia borderline.
Tra gli anni ’30 e ’40 gli psichiatri e gli psicologi del tempo iniziarono a descrivere alcuni pazienti che non erano così gravi da essere diagnosticati come schizofrenici ma che presentavano troppi sintomi psichici per essere considerati nevrotici (ossia con un funzionamento psichico problematico ma non troppo patologico). Questi pazienti vennero inseriti in una “categoria diagnostica intermedia”, a cavallo tra la psicosi e la nevrosi. I primi tratti psicopatologici riscontrati in queste persone furono un’ansia smodata in molteplici contesti, incapacità ad avere dei progetti realistici nella vita, una notevole difficoltà a gestire gli impulsi più primitivi, una fragilità di pensiero obiettivo e scarso senso della realtà.
Gli psicologi che si imbatterono per la prima volta in questa psicopatologia possono essere considerati dei veri e propri “pionieri” della psicodiagnosi, ossia quella disciplina che si propone di individuare segni e indizi tipici di uno specifico funzionamento di personalità. La psicodiagnosi può sembrare un “antipatico” esercizio di etichettatura degli individui, tuttavia è di importanza vitale: senza di essa lo psicologo non può impostare il percorso psicoterapeutico più indicato per la persona.

                                        

Caratteristiche generali del disturbo borderline

Passiamo ora alla descrizione delle caratteristiche principali del disturbo borderline di personalità.
I due tratti basilari che contraddistinguono la vita dei soggetti borderline sono senza dubbio l’instabilità e l’ambivalenza. Questi due elementi inducono il paziente a provare emozioni intense, confuse e di difficile gestione, ad avere atteggiamenti incoerenti e disorientanti agli occhi degli altri e a condurre uno stile di vita all’insegna dell’impulsività e dell’imprevedibilità: spesso nel rapportarsi con i pazienti borderline si avverte quella spiacevole sensazione di “camminare sulle uova”, in quanto non si riesce mai a capire bene come potranno reagire. È difficile stare sereni e tranquilli al cospetto di queste persone.
La personalità borderline tende ad essere ostile, aggressiva, manipolatoria e drammaticamente instabile: a causa di questi tratti problematici ricevono molto spesso rifiuti dalle persone, benché loro desiderino in maniera smodata vicinanza emotiva.
La loro marcata instabilità li porta ad attraversare repentini mutamenti dell’umore. Spesso vanno incontro ad una violenta alternanza tra fasi di apatia e depressione e fasi di iper-eccitamento, rabbia e angoscia.
Come detto, la depressione è un vissuto molto frequente nei pazienti borderline ed è sovente accompagnata da impulsi autodistruttivi. Tali condotte autodistruttive sono una modalità complessa e contraddittoria di comunicare con gli altri: rappresentano uno strumento ambiguo per esprimere la propria aggressività quando non ci si sente sufficientemente valorizzati dagli altri. Il funzionamento relazionale borderline può essere sintetizzato con questa frase: “Tu non mi consideri, allora io mi autodistruggo per farti vedere che esisto, così ti dovrai preoccupare di me”. In un contesto del genere, è chiaro che la gestione delle relazioni con il paziente borderline sia sovente difficile ed estenuante.
Nei prossimi lavori approfondiremo altri aspetti del complesso “mondo” borderline, quali l’affettività e i meccanismi di difesa, elementi di fondamentale importanza per comprendere al meglio questa psicopatologia.

                                        

 

 

 

 

 

 

 

Sulla strada del cambiamento psicologico: l’importanza della variabile “tempo”

Tutti i percorsi di supporto psicologico, così come quelli psicoterapeutici, richiedono inevitabilmente del tempo per produrre dei risultati concreti e duraturi. Spesso le persone che si rivolgono ad uno psicologo/psicologo online per un disagio psicologico o per un sintomo psichico che lo tormentano si aspettano di risolvere “magicamente” il loro problema nel giro di poche sedute, senza tenere conto di un aspetto non trascurabile: la gradualità dei cambiamenti. Una persona adulta, nel momento in cui si rivolge ad uno psicologo online, ci ha impiegato un certo numero di anni per giungere ad essere quello che è, con i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza. Per cambiare alcuni aspetti di sé non si può avere fretta.

                                                    

Accettare il fatto che per giungere al cambiamento serve tempo

Ognuno di noi pertanto diventa quello che è dopo un lungo percorso di crescita e di storia di vita che ci porta a consolidare tutta una serie di nostre caratteristiche, così come di tratti di personalità, di potenzialità ma anche di debolezze e di sintomi psichici.
Lo psicologo e lo psicologo online devono assolutamente lavorare insieme al paziente su un elemento di importanza vitale per il cambiamento e per un adeguato percorso trasformativo: la variabile “tempo”. Freud riteneva il tempo come un aspetto caratteristico del cosiddetto “processo secondario”, ossia quell’insieme di rappresentazioni mentali che ubbidisce al principio di realtà e che riesce a controllare gli istinti più primitivi che tutti noi avvertiamo in modalità differenti: è quel processo che viene un po’ meno in quei pazienti che, gravati dalla sofferenza psichica del momento, desiderano fissare l’appuntamento con lo psicologo il prima possibile per risolvere nell’immediato il loro problema. Queste persone hanno tutta una serie di buone ragioni per muoversi in questa maniera: significa che stanno soffrendo talmente tanto che non riescono a tollerare di stare così male ancora per molto. La questione però è decisamente più complessa, in quanto tali pazienti ci hanno appunto messo un “tot” di anni per arrivare ad essere quello che sono, così come i loro sintomi che col tempo sono cresciuti insieme a loro. Come si può pretendere pertanto che i sintomi possano sparire in “quattro e quattr’otto” senza un accurato lavoro di elaborazione e autoconoscenza?

                                                                       

La complessità delle dinamiche che stanno dietro un percorso psicologico

Ed è proprio sulla variabile “tempo” che psicologo e psicoterapeuta, così come psicologo e psicoterapeuta online, devono lavorare con i pazienti. Talvolta qualcuno vede l’ “imbroglio” dietro questo approccio pensando che in realtà lo psicologo comunica di avere bisogno di tempo soltanto per “spillare” più denaro possibile al paziente. È una tesi rispettabilissima e forse ahimè qualche psicologo poco professionale si è mosso anche così: del resto, persone poco corrette se ne trovano in tutti gli ambiti professionali. Mi verrebbe da aggiungere a tal proposito: peggio per loro, è un problema che si vedranno loro con la loro coscienza. Tuttavia, gli psicologi e gli psicologi online seri devono necessariamente confrontarsi con la variabile “tempo” e farla accettare al paziente, anche per una questione di conoscenza reciproca. Andare dallo psicologo o dallo psicologo online non è come andare dal dentista o dall’ortopedico o da qualunque altro specialista, dove il metro di valutazione è strettamente legato al mero risultato ottenuto: un dente o è stato curato bene oppure no, un osso è stato sistemato oppure no. In un percorso psicoterapeutico non funziona in maniera così lineare, in quanto tra psicologo e paziente si deve venire a creare una particolare relazione che consenta da una parte di generare una solida alleanza terapeutica in grado di motivare il paziente al cambiamento e ad una sempre più approfondita conoscenza di sé; dall’altra si deve venire ad instaurare una serie di sentimenti reciproci, che definiamo transfert e controtransfert, che sono la chiave per comprendere meglio come il paziente mette in gioco le sue emozioni e le sue relazioni, frutto di interazioni del passato con le figure di riferimento.
Si può pertanto iniziare a intuire come il percorso di cambiamento psicologico non sia una cosa di poco conto e di facile attuazione: è un qualcosa che richiede tempo e motivazione.

                       

Quando qualcosa va storto: la psicopatologia in adolescenza

Nel primo articolo sull’argomento (https://www.psicologo-online24.it/blog/una-preziosa-crisi-nel-percorso-di-crescita-l-adolescenza ) abbiamo affrontato il tema dell’adolescenza definendolo come un fisiologico e importantissimo percorso evolutivo, una delicata fase di passaggio dall’infanzia all’età adulta dove il ragazzo si confronta con tutta una serie di sconvolgimenti ormonali, emotivi e cognitivi preludio di un grande cambiamento della sua esistenza.
L’adolescenza è un periodo che genera inevitabilmente confusione, in quanto la mente in formazione dell’adolescente si trova di fronte a vissuti quali ansia, paura, incertezza per il futuro, voglia di libertà e indipendenza e al tempo stesso desiderio di protezione. Tutto ciò, in un adeguato percorso adolescenziale è necessario: sono normali reazioni che si innescano di fronte al fenomeno della trasformazione.

                      

 

Fasi dell’adolescenza e psicopatologia

Un’adolescenza adeguata e costruttiva può svilupparsi soltanto se si ha avuto un’infanzia serena dove il bambino ha potuto esperire dal rapporto coi genitori vissuti di sicurezza, protezione, affetto, fiducia in se stessi e negli altri. In caso contrario, si innescheranno inesorabilmente dinamiche che porteranno a percorsi adolescenziali patologici. Obiettivo di questo articolo è quello di iniziare ad illustrare come si innesta la psicopatologia in un periodo delicato come l’adolescenza.
Innanzitutto lo psicologo e lo psicologo online devono tenere a mente in un percorso di valutazione psicodiagnostica che i sintomi psichici in adolescenza vanno messi in relazione a molteplici fattori: desideri, aspettative, paure e ansie dell’adolescente, difese psicologiche, modelli di identificazione, livello di integrità del proprio Sé, qualità delle relazioni con le figure di riferimento (genitori in primis, ma anche parenti più prossimi, amici, figure educative, insegnanti) livello di regolazione degli affetti e degli impulsi.
Innanzitutto, è bene ricordare a psicologi e psicologi online che l’adolescenza si suddivide principalmente in tre fasi fondamentali: la prima adolescenza (dai 12 ai 14 anni), dove i ragazzi si confrontano per la prima volta coi cambiamenti del proprio corpo e rivolgono l’attenzione verso se stessi; la media adolescenza (dai 14 ai 16 anni) caratterizzata dal processo di separazione psicologica dalle figure genitoriali e da una ricerca attiva di nuovi riferimenti extrafamiliari; la tarda adolescenza (dai 16 ai 19 anni), fase in cui il ragazzo e la ragazza si cimentano nella costruzione graduale della propria identità in ambito sociale, emotivo e sessuale. In ciascuna di queste fasi la psicopatologia può provocare degli arresti evolutivi o, peggio ancora, delle regressioni che portano l’adolescente a rifugiarsi in fasi dello sviluppo più primitive legate ancora all’infanzia.

                       

 

La psicodiagnosi in adolescenza: una sfida complessa e delicata

Così come con gli adulti, i due principali riferimenti per diagnosticare un disturbo psicologico in adolescenza sono il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali V (DSM-V) e l’ICD-10.
Tuttavia, nel porre diagnosi di disturbo psicologico in adolescenza serve il massimo della cautela e della sensibilità da parte dello psicologo e dello psicologo online. Perché questo? Perché in adolescenza i disturbi mentali sono fortemente caratterizzati da aspetti evolutivi. Gli adolescenti sono delle “menti in formazione” e pertanto anche la loro psicopatologia può evolvere in un senso o nell’altro. La comprensione del disturbo mentale in adolescenza non può non tenere conto delle variabili “tempo”e “trasformazione”. Il grosso limite dei manuali diagnostici precedentemente citati è dato dalla rigida categorizzazione in classi diagnostiche e psicopatologiche: questo tipo di approccio è già limitante nel fare diagnosi con pazienti adulti, figuriamoci con adolescenti che attraversano continue fluttuazioni nella percezione del proprio sé e nella modulazione delle proprie emozioni!
I principali disturbi psichici che ravvisiamo in adolescenza sono i disturbi d’ansia, i disturbi dell’identità di genere, i disturbi dell’alimentazione, depressioni di natura nevrotica, depressione reattiva, disturbi della personalità, disturbi psicosomatici, disturbi da uso di droghe e alcool. Tutte queste patologie, che ovviamente possiamo trovare anche negli adulti, vanno modulate e riconsiderate in quel complesso e articolato scenario delle crisi evolutive e adattive (le crisi dovute a dei cambiamenti improvvisi in famiglia o nelle relazioni con i coetanei) che contraddistinguono l’adolescenza.
Psicologo e psicologo online devono tenere a mente questo fondamentale riferimento nel porre diagnosi con gli adolescenti: non è concepibile individuare la psicopatologia soltanto con i sintomi rilevati. Tali sintomi devono essere collegati e “significati” in un complesso contesto di alterazioni emotivo-relazionali e sofferenze interiori tipiche di questa età.

                                

Psicologo-online24.it: un servizio psicologico innovativo comodamente da casa tua

Nel campo del supporto psicologico e della psicoterapia, il ruolo delle nuove tecnologie e soprattutto di internet è sempre più preponderante.
La comunicazione online tramite videochiamate, chat, mail, ecc. si è intensificata a livello esponenziale, tant’è che anche nell’ambito psicologico questi strumenti rivestono un’importanza sempre maggiore. Col passare degli anni e con lo sviluppo delle nuove forme di comunicazione online, sta prendendo sempre più piede una figura professionale efficace e innovativa: quella dello psicologo online. Con gli strumenti tecnologici di oggi (quali per esempio Skype) è possibile impostare percorsi psicologici e psicoterapie online: psicologo-online 24.it fornisce da più di un anno questo servizio prezioso e innovativo. Vediamo un po’ come funziona.

                                          

                      

Che cos’è psicologo-online24.it?

Il servizio di psicologo-online24.it è fornito dal dottor Davide Ivan Caricchi, psicologo, psicoterapeuta, specialista in Psicologia Clinica.
Il servizio funziona in questa modalità: vengono offerti percorsi psicologici, psicoterapeutici e di counseling psicologico online tramite Skype. È stato infatti riscontrato che Skype consente di ricreare condizioni praticamente uguali a quelle di una classica seduta di supporto psicologico o di psicoterapia. I colloqui online sono della durata di 50 minuti, come una classica seduta psicologica o psicoterapeutica in studio. Il tutto può essere poi integrato da interventi innovativi quali mail interattive, mail di supporto o chat per affiancare la persona anche nelle fasi che intercorrono tra un colloquio e l’altro.
Quello che però è fondamentale tenere a mente è che mail interattive, mail di supporto e chat NON possono sostituire il colloquio clinico via Skype, in quanto è soltanto attraverso il colloquio clinico online di 50 minuti (così come quello in studio) che si può intraprendere un percorso psicoterapeutico serio che possa portare al cambiamento. Mail e chat possono essere molto importanti ma devono essere considerate sempre come interventi ad integrazione del colloquio psicologico, psicoterapeutico o di counseling. Gli psicologi online che forniscono percorsi psicologici esclusivamente tramite chat non offrono un servizio corretto e professionale.

                                                     

Costi del servizio di psicologo-online24.it

Passiamo ora alla questione economica, ossia ai costi delle sedute psicologiche e psicoterapeutiche online. I costi sono particolarmente contenuti, in quanto la modalità online consente allo psicologo di avere meno spese, non essendo necessari costi di affitto e manutenzione dello studio. Pur essendo decisamente inferiori i prezzi delle sedute online di psicologo-online24.it, vengono mantenuti gli stessi identici standard di qualità e professionalità di una classica seduta in studio, con il vantaggio (come già detto) di potersi anche avvalere di servizi di supporto innovativi quali mail interattive e chat.
Entriamo più nello specifico dei costi: attualmente c’è la possibilità di avvalersi di una serie di “pacchetti” di colloqui tra cui il paziente può scegliere. Un singolo colloquio ha un costo di 40 euro. Il pacchetto di due colloqui (75 euro) consente di pagare un colloquio 40 euro e l’altro 35 euro. Il pacchetto di quattro colloqui (140 euro) permette di pagare ogni singolo colloquio online 35 euro, con un ulteriore risparmio.
Per il pagamento ci sono varie modalità: tramite il circuito PayPal oppure attraverso bonifico bancario oppure con ricarica postepay oppure ancora tramite l’innovativa applicazione Satispay.
Inoltre c’è anche la possibilità di effettuare su appuntamento una consulenza gratuita e senza impegno della durata di 20 minuti via telefono o via chat per inquadrare bene il problema e valutare come muoversi nel successivo percorso psicologico online.

                                                        

 

Una preziosa crisi nel percorso di crescita: l’adolescenza

Qualunque essere umano attraversa nella sua vita quella fase più o meno delicata di sconvolgimenti emotivi, ormonali, fisici ed esistenziali che prende il nome di adolescenza.
Ma in cosa consiste nello specifico questo periodo della vita con cui lo psicologo e lo psicologo online si confrontano molto spesso? Eh, già, perché psicologi e psicologi online affrontano con grande frequenza tematiche legate all’adolescenza: vuoi perché il paziente in seduta è effettivamente un adolescente che vive i problemi e le trasformazioni di questa fase delicata della vita, vuoi perché nel paziente adulto riaffiorano aspetti dell’adolescenza che in maniera più o meno negativa influiscono nella sua esistenza.

                                                    

 

Una fase di passaggio e di confronto tra generazioni

Infatti esistono moltissimi adulti, uomini “fatti e finiti”, che in realtà sono ancora degli autentici adolescenti, con vissuti, emozioni, atteggiamenti, immagini di sé di natura squisitamente adolescenziale: in casi come questi (molto frequenti), si assiste ad un vero e proprio blocco che noi psicologi e psicologi online definiamo “arresto evolutivo”.
Quando di parla di adolescenza, si fa riferimento ad uno sterminato “mondo”, un fenomeno evolutivo che implica innumerevoli sfaccettature e complessità sia di natura emotivo-relazionale sia di natura comunicativa. Molte volte i genitori avvertono gli adolescenti come un vero e proprio “mondo a sé”, con linguaggi, regole e abitudini che spesso il mondo degli adulti fa fatica a comprendere, talvolta disturba e genera frustrazione. È normale tutto ciò, in quanto si assiste ad un confronto/scontro tra due generazioni differenti: una consolidata e già con una serie di risposte date alla vita (il mondo degli adulti), l’altra “in divenire”, attraversata da una miriade di dubbi, speranze, emozioni, perplessità per un passaggio da una fase della vita nota e rassicurante (l’infanzia) ad una stimolante e ricca di possibilità ma al tempo stesso sconosciuta, fonte di ansie e paure.
La vita adulta, agli occhi degli adolescenti, mostra molti vantaggi, suscita parecchi interessi ma genera anche altro!

                                                                          

 

Adolescenza: quanto può far paura il mondo degli adulti?

La vita adulta è indubbiamente una prospettiva allettante e piacevole, ma quante contraddizioni può portarsi dietro? Quante sofferenze? Quante responsabilità? Gli adolescenti gradualmente acquisiscono questa consapevolezza e da ciò nasce la loro confusione, la loro paura per il futuro, la loro conflittualità verso una generazione che li ha messi al mondo ma che presenta una miriade di fragilità e debolezze. Lo psicologo e lo psicologo online devono essere bravi nel porsi all’interfaccia di questa conflittualità per tramutarle in una comunicazione proficua che aiuti a vivere il passaggio dall’età infantile all’età adulta nella modalità più matura e interessante possibile.
Iniziamo a dare una definizione omogenea del fenomeno dell’ “adolescenza”. In termini di periodo di vita, può essere banalmente definita come una fase intermedia tra la pubertà e la maturità. In termini prettamente psicologici, può essere considerata come una modalità costante e tumultuosa della psiche di rispondere al mondo, di vivere se stessi e gli altri. Tali vissuti e tali risposte sono spesso contraddistinte da incertezza, insicurezza, angoscia per quello che verrà, sconvolgimenti pulsionali, paure, imprevedibilità, forte conflitto tra bisogni di sicurezza/protezione ed esigenze sempre più pressanti di libertà.
In ogni caso, l’elemento base che caratterizza questo tumultuoso periodo della vita è quello della trasformazione: qualsiasi tipo di trasformazione costituisce uno sconvolgimento per un individuo, piccolo o grande che sia. Anche una semplice promozione sul posto del lavoro per un adulto può rappresentare un vero e proprio sconvolgimento, seppur positivo: il problema è che ci si confronta comunque con un cambiamento, con l’abbandonare una fase importante del passato per affrontarne una nuova e sconosciuta (seppur stimolante). In termini più simbolici, il cambiamento (dal più piccolo al più grande) ci confronta inevitabilmente col tema della morte.
Figuriamoci allora cosa possa rappresentare un cambiamento così epocale come l’adolescenza per un ragazzo: di fronte a quali straordinarie novità egli inizierà a confrontarsi? E soprattutto, quante “cose” dell’infanzia dovrà a poco a poco lasciarsi alle spalle?
Nel prossimo articolo affronteremo nel dettaglio i principali cambiamenti che attraversano la vita di un adolescente e come un genitore può cercare di fronteggiarle.
Non perdetevi il prossimo (imminente) lavoro!

                                                                  

 

Il rapporto speciale tra uomo e cavallo: l’importanza psicologica dell’ippoterapia

Come già illustrato in un precedente lavoro, molti animali sono utilizzati con finalità terapeutiche nel trattamento di svariati disturbi, quali per esempio timidezza, insicurezza, problematiche comportamentali, disturbi psichiatrici e disturbi d’ansia, nel campo della riabilitazione dei disturbi motori oppure ancora per contrastare malattie neurologiche e degenerazioni neuro-muscolari.
Sono tantissimi gli studi scientifici che hanno dimostrato l’efficacia della pet-therapy nell’ambito del supporto psicologico e della ri-socializzazione.
Ogni animale utilizzato nella pet-therapy presenta una sua specifica capacità di “entrare in contatto” con le emozioni dell’essere umano, grazie alla sua marcata sensibilità.
In questo lavoro prenderemo in esame il preziosissimo ruolo di supporto psicologico che può svolgere il cavallo. Ci occuperemo pertanto dell’ippoterapia.

 

Come funziona l’ippoterapia 

Che cos’è quindi l’ippoterapia? L’ippoterapia è una terapia psicologica che si avvale dell’uso del cavallo per far stare meglio l’individuo dal punto di vista psicofisico.
Questo tipo di pratica è molto antica: lo stesso Ippocrate ne faceva riferimento nel 400 a.C. sostenendo che la grande adattabilità, pazienza e sensibilità del cavallo era di grande utilità e sollievo per disturbi quali ansia, agitazione e insonnia.
Per definizione, l’ippoterapia consiste in una serie di interazioni terapeutiche condotte con il
cavallo per trattare problemi specifici del paziente. La portata degli effetti terapeutici dell'ippoterapia è molto ampia e include sia aspetti riabilitativi, sia aspetti educativi, sia aspetti psicologici e psicosociali.
In una corretta pratica dell’ippoterapia elementi terapeutici, educativi e attività ricreative si intrecciano a seconda delle caratteristiche e delle esigenze del paziente. Questo richiede da parte
dell'istruttore di ippoterapia un’ampia conoscenza non solo dei disturbi dell’età evolutiva, ma anche di una varietà di disturbi psichici, fisici e neurologici. Altro aspetto fondamentale è ovviamente l’addestramento del cavallo: esso deve essere
appositamente preparato per queste attività essendo l’elemento centrale del lavoro col paziente.
Obiettivo principale dell’ippoterapia non deve essere il controllo del cavallo da parte del paziente ma il feedback attivo di quest’ultimo col cavallo in movimento, tramite la regolazione delle risposte emotive e corporee. Ogni passo che il cavallo compie induce il paziente ad
adattare attivamente i propri muscoli ed i propri movimenti per controllare la sua posizione e quella del cavallo. Le differenti percezioni del movimento, le azioni di contatto (quali per esempio allungare la mano verso il cavallo e toccarlo), le procedure di monta e tutta una serie di esercizi di interazione con l’animale consentono al paziente di raggiungere un adeguato controllo della postura ed un miglioramento nell’integrazione sensoriale e nella modulazione delle emozioni. L’ippoterapia gioca un ruolo chiave anche per quel che concerne la percezione del proprio corpo nello spazio, oltre all'integrazione del senso della vista, dell'udito e del movimento: il tutto grazie all’interazione sempre più armoniosa ed efficace tra paziente e cavallo.

 

Dinamiche tra paziente e cavallo nell’ippoterapia

Il rapporto che si viene a creare tra paziente e cavallo è sempre unico e speciale: ogni percorso di ippoterapia fa storia a sé. Di questo, psicologo e psicologo online devo essere consapevoli quando in psicoterapia acquisiscono informazioni da un paziente che sta intraprendendo percorsi di ippoterapia.
Nell'ippoterapia, l’individuo diventa tutt'uno con il cavallo. Compito del terapeuta è monitorare
costantemente la risposta del paziente all’animale e il relativo adeguamento di ritmo, direzione e movimento da parte del cavallo alle necessità del paziente.
L'ippoterapia è focalizzata sulla postura del soggetto e sulle sue reazioni al movimento. Ovviamente
ci sono anche altri elementi da tenere in considerazione durante le sessioni di ippoterapia, quali la respirazione, lo sviluppo cognitivo e lo sviluppo del linguaggio: anch’essi andranno incontro a considerevoli miglioramenti e il maggior potenziamento di un aspetto rispetto all’altro dipenderà dal tipo di percorso di ippoterapia che si intende approntare.
In generale, è stato appurato da evidenze scientifiche che l’ippoterapia aiuta in maniera considerevole a stabilire un migliore contatto con l'ambiente, a stimolare lo
sviluppo di processi psicomotori e a modulare emozioni e sensazioni.
L'ippoterapia, pertanto, non è una normale lezione di equitazione (come molti ancora pensano) bensì una forma di terapia che apporta benefici e risultati concreti soprattutto in termini di risposte emozionali più adeguate e di un miglior rapporto con il proprio corpo e con lo spazio circostante.

Lo psicologo online: una figura sempre più presente

Come già evidenziato in diversi articoli precedenti, il mondo si sta aprendo sempre di più (e in maniera sempre più veloce) alle nuove tecnologie. Grazie all’avvento del web, le comunicazioni e le interazioni sono radicalmente cambiate rispetto a vent’anni fa. Oggi innumerevoli mansioni possono essere svolte online. Lo stesso vale per quel che concerne l’aiuto psicologico: poco per volta la figura dello psicologo online si sta diffondendo. Le nuove tecnologie iniziano a coinvolgere anche questo ambito che è sempre stato piuttosto restio ad aprirsi alle innovazioni.
Il vantaggio del lavoro dello psicologo online è dato principalmente dal fatto che è possibile svolgere la pratica clinica abbattendo le barriere date dalla distanza e dai tempi (spesso difficili da conciliare con gli innumerevoli impegni) favorendo anche un contatto più immediato tra psicologo e paziente.

                                               

 

Psicologo online e centralità del colloquio clinico

I recenti sviluppi tecnologici nell’ambito della comunicazione (Skype, chat, mail, servizi di messaggistica immediata, app, ecc.) hanno aperto nuove possibilità terapeutiche che mettono alla prova la nostra comprensione della psicoterapia. Mentre il dibattito accademico continua per quel che concerne il fatto che i trattamenti online possano presentare un'alternativa adeguata alla terapia in studio tra psicologo e paziente, nel web si registra una fortissima esigenza di supporto psicologico attraverso i nuovi strumenti tecnologici.
La pratica clinica tramite le nuove tecnologie può essere svolta, purché si tenga conto di un elemento fondamentale: l’utilizzo del colloquio clinico. Senza dubbio, mail di supporto, mail interattive e chat possono essere di aiuto per la persona che richiede un aiuto psicologico online. Tuttavia, lo psicologo online deve essere consapevole che senza il colloquio clinico NON è possibile effettuare un intervento psicologico serio che possa generare un beneficio concreto ed un cambiamento da parte del paziente. Come già accennato, mail e chat possono essere utili ma SOLTANTO ad integrazione del colloquio clinico che in un adeguato percorso psicoterapeutico online dovrebbe essere svolto almeno con cadenza settimanale. Lo psicologo online che ricorre esclusivamente a mail o chat nel percorso psicologico col paziente non sta effettuando una pratica corretta, almeno per quel che concerne i percorsi di supporto psicologico e psicoterapia.

                                               

Psicologo online e pratica clinica

Per quel che riguarda il lavoro di supporto psicologico dello psicologo online e la psicoterapia online, sono già stati approntati diversi approcci terapeutici online che prendono in esame un ampio spettro di disturbi psichici tra cui la depressione, i disturbi alimentari, i disturbi d'ansia e l’abuso di sostanze, così come interventi mirati a problemi di relazione, disturbi dell'adattamento e burnout correlato al lavoro (Norcross et al. 2002). Personalmente, facendo riferimento alla mia pratica clinica di psicologo in studio, ritengo che la psicoterapia online non sia indicata per problematiche quali i disturbi alimentari e le dipendenze (alcool, sostanze stupefacenti, gioco d’azzardo patologico), in quanto tali patologie richiedono un lavoro “di rete” più complesso e articolato che deve coinvolgere molteplici figure professionali, per esempio lo psichiatra, lo psicologo, il nutrizionista, l’educatore nell’ambito dei disturbi dell’alimentazione, mentre nelle dipendenze spesso il lavoro di rete coinvolge lo psichiatra, lo psicologo, gli infermieri, gli educatori, gruppi di sostegno, gruppi di auto-mutuo aiuto, le comunità terapeutiche ecc. Insomma, in questo tipo di disturbi, la questione del trattamento sembra molto più articolata. Credo che lo psicologo online debba essere consapevole di tutto ciò, prima di prendere in carico un paziente di questo tipo.
Riguardo invece moltissimi altri disturbi psicologici, il numero di studi empirici che stanno indagando sull’efficacia degli approcci psicologici online sta crescendo notevolmente e i risultati indicano la marcata efficacia di queste forme alternative di terapia.
La figura dello psicologo online, pertanto, si sta diffondendo sempre di più e sta acquisendo sempre maggior consistenza e affidabilità, come era inevitabile che fosse, visto l’inesorabile avvento e sviluppo delle nuove tecnologie.

                                                     

 

 

Freud e lo sviluppo della psicoanalisi

Lo psicologo, così come lo psicologo online, indipendentente dall'orientamento che sceglie, non può non conoscere i fondamenti teorici lasciatici dal padre della psicoanalisi: Sigmund Freud. In uno degli articoli precedenti abbiamo illustrato la vita e le tappe più significative del percorso formativo di Sigmund Freud.
Sigmund Freud è conosciuto in tutto il mondo per essere stato il fondatore della psicoanalisi che potremmo definire in prima istanza una forma rivoluzionaria di comprensione e cura dei disturbi psichici.
Prima della psicoanalisi lo studio e la comprensione del disagio psichico era esclusivamente riconducibile a principi organicistici: quello che si andava a cercare era il correlato anatomo-fisiologico del disturbo. Aspetto quest’ultimo indubbiamente importante per comprendere la dinamica organica dell’insorgenza del disturbo ma che non teneva conto del fatto che ci si trovava di fronte non solo ad un sintomo ma anche ad un persona che soffriva e che manifestava un disagio nella sua totalità di essere umano.

                                                     

 

Un nuovo modo di concepire il disagio psichico

Ecco che con Sigmund Freud, non solo la realtà organica ma anche (e soprattutto) la realtà psichica iniziò ad assumere un profondo significato nel trattamento dei disturbi mentali. Per Freud, infatti, le problematiche psicologiche potevano essere interpretate attraverso un’altra chiave di lettura, ossia quella della presenza di meccanismi inconsci alla base del funzionamento mentale.
A tal proposito, Freud, nel suo lungo e appassionante percorso alla scoperta dell’inconscio e della psiche umana, concepì un modello teorico di funzionamento della mente che modificò di volta in volta, in base alle continue scoperte cui andava incontro nella sua pratica clinica (ossia nella sua pratica di psicologo con i pazienti che trattava nel suo studio privato).
Due sono i principi cardine che hanno guidato Freud nella formulazione della psicoanalisi:
1. il determinismo psichico, ossia il principio secondo cui qualsiasi accadimento psichico è il frutto di eventi che lo hanno preceduto: in pratica, tutti gli eventi psichici che ci capitano sarebbero collegati tra loro;
2. la nostra mente si suddivide in tre sistemi fondamentali: il Conscio, il Preconscio e l’Inconscio. Secondo Freud, i processi mentali sono in gran parte processi inconsci su cui la psicoanalisi deve lavorare per farli gradualmente riaffiorare alla coscienza, con evidente beneficio per la persona che lamenta sintomi psichici.
Tuttavia i contenuti inconsci presenti nell’apparato psichico non sono un tutt’uno armonioso e unitario ma possono essere in conflitto tra loro. Compito dello psicologo è comprendere questi conflitti e farli venire alla luce.

                                                 

 

Evoluzione della concezione freudiana dell’apparato psichico

Successivamente Freud, alla luce della sua esperienza clinica, denominò le tre principali istanze dell’apparato psichico in maniera differente: non più Inconscio, Preconscio e Conscio ma Es, Io e Super-Io. Che cosa è cambiato dalla prima formulazione?
Con l’ “Es” si intende l’inconscio ma in una concezione ben più estesa: l’Es consiste in una realtà psichica sommersa. Il concetto di “Es” rende meglio l’idea secondo cui la stragrande maggioranza dei funzionamenti psichici è guidata da istanze inconsce, mentre gli elementi di consapevolezza sarebbero soltanto la “punta dell’iceberg” della realtà psichica della persona.
L’Es equivale ad un “caos”, ad un coacervo di pulsioni che tutti noi abbiamo. Consiste in una parte nascosta della nostra personalità di cui non possiamo avere consapevolezza. L’Es è tutta quella parte di realtà psichica (immagini, fantasie, pulsioni, desideri, ecc.) che abbiamo messo da parte e con cui non ci siamo identificati. Tuttavia, non possiamo restare indifferenti di fronte al fatto che tali parti oscure sono parte integrante della nostra personalità e possono lavorare anche al nostro servizio se adeguatamente riconosciute e integrate con le altre parti della personalità.
Per comprendere meglio l’Es, potremmo definirlo un “agglomerato di energia”, frutto delle pulsioni infantili di cui l’Es si è nutrito col passare del tempo. Del resto, l’Es non è altro che l’insieme di tutte quelle potenti pulsioni e irrefrenabili desideri che abbiamo vissuto da bambini e che col passare del tempo abbiamo dovuto mettere da parte per consentire un adeguato percorso di crescita e maturazione. Ma l’Es rimane comunque una parte vitale di noi stessi che, se completamente rimossa e non riconosciuta, può inesorabilmente farci star male generando sintomi vari, quali per esempio ansia e depressione.
Nei prossimi articoli approfondiremo ulteriormente il ruolo dell’Es, oltre alle altre due importantissime istanze dell’apparato psichico concepito da Freud: l’Io e il Super-Io. 

                                                                                       

Sulla strada del cambiamento: l'importanza dell'inconscio

Psicologi e psichiatri si confrontano costantemente con innumerevoli sintomi psichici, psicosomatici e psichiatrici, sindromi, disturbi psichiatrici, disturbi di personalità, ecc.
Quando un paziente si rivolge ad uno psicologo o ad uno psichiatra, solitamente inizia a esporre i suoi problemi descrivendo appunto una serie di sintomi che lo fanno stare male e che vorrebbe rimuovere il più in fretta possibile.
Ma siamo proprio sicuri che una persona che richiede un aiuto psicologico desideri davvero a livello profondo di liberarsi dei suoi penosi sintomi psichici? Non sempre: sembra un paradosso o addirittura un controsenso. Tuttavia non è proprio così, perché spesso sulla strada del cambiamento si frappone un “terzo incomodo”: l’inconscio. 

                                                      

 

Che cos’è l’inconscio?

Sovente i sintomi psicologici, per quanto fastidiosi e frustranti, sono un prezioso segnale che proviene dal profondo del nostro Sé che ci comunica che c’è qualcosa che non va nella nostra vita. Tuttavia non riusciamo a riconoscere cosa ci sia che non vada, in quanto lo abbiamo rimosso. È qui che entra in gioco l’inconscio, un’istanza di cui noi non possiamo riconoscerne i contenuti perché è la parte più profonda del nostro Sé e può essere colta solo attraverso un percorso psicoterapeutico. Detto così, l’inconscio sembra un qualcosa di inquietante e dannoso che ci fa soffrire. In realtà l’inconscio è uno strumento preziosissimo che lavora per noi e che cerca di farci capire le nostre reali e più profonde motivazioni. Ma cerchiamo di approfondire meglio questa istanza: che cos’è l’inconscio?
L’inconscio consiste in tutti quegli elementi psichici che non sono presenti alla coscienza.
Per usare una metafora, l’inconscio può essere visto come il fondo di una caverna. I sintomi, invece, possono essere rappresentati da una sorta di occlusione, come un masso che ostruisce l’accesso al fondo della caverna. Nell’inconscio si sedimentano tutti quei contenuti che non hanno potuto giungere all’inconscio attraverso la rimozione, quel meccanismo che tiene lontano dalla coscienza qualcosa che disturba o che non viene accettato (a tal proposito si veda il mio articolo sulla rimozione https://www.psicologo-online24.it/blog/cause-profonde-dell-ansia-il-meccanismo-della-rimozione).

                                                      

 

Come si manifesta l’inconscio?

Freud nel 1915 individuò due differenti contenuti mentali di natura inconscia: il preconscio e l’inconscio.
Il preconscio consiste in quegli elementi psichici che possono essere agevolmente riportati alla coscienza tramite uno sforzo di attenzione.
L’inconscio, come già detto, è contraddistinto da contenuti mentali che vengono totalmente messi da parte perché ritenuti intollerabili. Sono pertanto difficili da far riaffiorare alla coscienza.
I contenuti dell’inconscio si possono cogliere attraverso alcuni particolari aspetti della vita quotidiana: i sogni, le paraprassie e il comportamento non verbale.
1. I sogni. Perché i sogni ci svelano preziose informazioni sul nostro inconscio? Perché essi, sottoforma di storie “strane” e talvolta bizzarre, celano insoddisfazioni, desideri, pulsioni, spinte al cambiamento che nella vita di tutti i giorni non riconosciamo oppure non abbiamo il coraggio di riconoscere a livello profondo. I sogni, pertanto, se interpretati adeguatamente da uno psicologo, possono aiutare la persona a capire gradualmente cosa vuole dalla vita e quali sono le sue reali aspirazioni.
2. Le paraprassie. Dette anche “atti mancati”, consistono in quei fenomeni che sembrano il frutto di disattenzioni ma che in realtà celano un desiderio inconscio che cerca di affiorare alla coscienza. Esempio, un manager particolarmente stressato e oberato di impegni che smarrisce l’agenda degli appuntamenti potrebbe comunicare inconsciamente che non ne può più di quei ritmi di lavoro asfissianti oppure che sente il bisogno di prendersi una vacanza.
Esempi di paraprassie sono i lapsus, le azioni accidentali, le disattenzioni, le dimenticanze, ecc.
3. Il comportamento non verbale. Questo fenomeno si verifica maggiormente nel rapporto con lo psicologo e consiste nel tipo di relazione che il paziente mette in atto con lui, atteggiamento che riflette specifiche tipologie di relazione che il paziente ha interiorizzato e fatto sue da bambino nei primi rapporti con le figure di riferimento (mamma, papà, familiari).
L’inconscio pertanto, nello svolgimento di un percorso terapeutico, è di un’importanza fondamentale per comprendere le origini dei propri conflitti e rimuovere i sintomi in maniera graduale ma al tempo stesso efficace. Nei percorsi psicologici è importante acquisire la consapevolezza che la strada del cambiamento e della guarigione richiede tempo e pazienza.

 

                                                                    

 

 

“Vorrei stare con te ma non posso”: il disturbo evitante di personalità

L’ansia è una sensazione alquanto penosa caratterizzata da paura, attesa e apprensione che attanaglia molte persone in svariate situazioni, con conseguenze nefaste nella gestione della propria vita quotidiana.
L’ansia, quando non è correlata ad eventi stressanti o preoccupazioni concrete, presenta quasi sempre cause profonde che risiedono nell’inconscio. L’ansia è il risultato di un conflitto psichico tra desideri inconsci che si attiva sotto forma di segnale di pericolo. Tuttavia la persona che la avverte non è in grado di collegarla a questi conflitti, in quanto non ne è consapevole. Ecco che quindi l’insorgenza di ansia e disturbi ad essa connessi (attacco di panico, disturbo d’ansia generalizzato, agorafobia, claustrofobia, ecc.) origina spesso dagli accadimenti della storia di vita della persona.

                                                                  


Che cos’è il Disturbo Evitante di Personalità

Quando tuttavia l’ansia organizza tutta la personalità dell’individuo creando marcate difficoltà nel rapportarsi con gli altri, ci troviamo di fronte ad uno specifico disturbo. Tale disagio coinvolge l’intero modo di sentire la vita e di percepire gli altri. Il soggetto, per star bene, tenta di sottrarsi a tutte le situazioni sociali. In casi come questo ci troviamo di fronte ad un Disturbo Evitante di Personalità.
Il soggetto con personalità evitante desidera avere delle relazioni interpersonali strette ma ne è spaventato, angosciato. E questo perché? Per il semplice fatto che nel rapporto con l’altro teme di andare incontro ad un’umiliazione o ad un rifiuto causati da inadeguatezza o goffaggine.
Spesso il desiderio di relazioni umane dell’individuo evitante non si riesce a cogliere perché il loro modo di porsi risulta chiuso, riservato, introverso.
Proviamo ad analizzare le caratteristiche principali di questo disturbo che presenta a lungo andare delle pesanti ripercussioni nella qualità della vita.
L’elemento cardine di questo disagio è dato da una sensazione generale di inadeguatezza e di marcato timore del giudizio negativo da parte degli altri. Solitamente tale disturbo si presenta e si consolida nella prima fase dell’età adulta (dai 20-25 anni in avanti). Ma non sono soltanto queste le caratteristiche di tale disagio.

                                                                                             

Caratteristiche psicologiche della personalità evitante

Innanzitutto, questo terrore per il giudizio altrui porta a delle conseguenze concrete nella vita di tutti i giorni. Per esempio, questi soggetti tendono ad evitare occupazioni lavorative che richiedono relazioni e contatti umani, in quanto il timore di essere considerato negativamente o giudicato comprometterebbe la produttività in maniera irreparabile. Quindi tali persone evitano spesso questo tipo di lavori ma non perché non siano capaci di svolgerli, bensì perché non sarebbero in grado di reggere il confronto con gli altri.
Le persone evitanti fanno un’immensa fatica a relazionarsi con gli altri: lo faranno soltanto se hanno la certezza assoluta di essere approvati. Questa caratteristica evidenzia come talvolta in questo tipo di personalità siano presenti componenti narcisistiche, dove la preoccupazione di piacere ed essere approvati guida l’esistenza, evidenziando un fragilità di fondo del proprio Sé.
Ovviamente anche nelle relazioni più profonde e significative (così come nella sessualità) la persona evitante andrà in difficoltà, in quanto avvertirà il terrore di essere messo in ridicolo o peggio ancora umiliato. Sono perenni le preoccupazioni di essere messo in discussione nelle situazioni di gruppo, situazioni da cui il soggetto evitante cercherà sempre di tenersi alla larga, questo perché egli si considera un incapace e una persona che non può assolutamente destare interesse nell’altro, ma solo derisione o disprezzo.
Provando ad immedesimarsi in questo tipo di personalità, si comprende la notevole sofferenza psichica cui vanno incontro queste persone che si trovano di fronte ad un dilemma devastante: da un lato il forte desiderio di contatto umano e di condivisione, dall’altro il terrore di non essere all’altezza del confronto con gli altri, con conseguente ritiro sociale e una penoso senso di solitudine.
Nei prossimi lavori approfondiremo le cause psicodinamiche di questo disturbo e gli approcci terapeutici cui si può ricorrere.