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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 20 Nov, 2024
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Psicologo e Skype: la questione della “corporeità”

Con questo articolo ha inizio un’approfondita riflessione sul ruolo della corporeità nel rapporto psicologo-paziente e su come essa emerge nella comunicazione via Skype, con relativi pregi e difetti del rapporto tra psicologo e Skype nella gestione della seduta psicologica.

Per comprendere le potenzialità del lavoro dello psicologo online attraverso lo strumento di Skype, è molto importante analizzare non soltanto i punti di forza ma anche (e soprattutto) possibili limiti e criticità. Una di queste riguarda gli elementi riconducibili al linguaggio del corpo, un aspetto non trascurabile nel rapporto tra paziente e terapeuta e nell’andamento del percorso psicoterapeutico.

È indubbio che nella comunicazione tramite Skype si vadano a perdere alcune componenti del “corporeo”, mentre altre di nuove possono essere individuate. Nella gestione del rapporto tra psicologo e Skype nella seduta terapeutica online, È importante avere bene a mente come anche il corpo del paziente, così come quello dello psicologo, entrino in gioco nelle dinamiche della terapia.
Proviamo dunque ad addentrarci in questa tematica

Psicologo – paziente: presenza corporea e percezioni sensoriali

Aspetti quali l’andatura del corpo, la mimica facciale, la gestualità, la voce, ecc. vanno ad alimentare quello che può essere definito il controtransfert sensoriale. Il controtransfert, in generale, consiste in quell’insieme di vissuti che il paziente suscita nello psicologo e che contribuisce in maniera significativa a comprendere il paziente stesso e a indirizzare il trattamento. Il controtransfert sensoriale consisterà invece in tutti quei vissuti che lo psicologo avverte a livello corporeo e propiocettivo.

Il filosofo Shaun Gallagher (2009) offre alcune importanti concettualizzazioni per comprendere la natura di questo tipo di interazione non verbale “corpo a corpo”. Egli sostiene che gran parte di ciò che percepiamo sia influenzato in modo fondamentale dalle connessioni intermodali tra i nostri sensi e che ciò che percepiamo attraverso un senso venga registrato in tutto il corpo in altre modalità sensoriali.

A tal proposito, egli include non solo ciò che recepiamo attraverso i nostri sensi come la vista e l’udito, ma anche la propriocezione e le sensazioni corporee.

Pensiamo alle prime modalità relazionali e di conoscenza del mondo da parte del bambino piccolo: egli acquisisce la scena visiva e conosce in maniera pre-riflessiva basandosi sulla propria consapevolezza propriocettiva, con una comunicazione di tipo “intra-corporeo” . Questo tipo di comunicazione intra-corporea (cioè i sensi visivi e propriocettivi del bambino che comunicano tra loro e con il mondo degli adulti) funziona anche a livello interpersonale.

In effetti, la comunicazione intra-corporea costituisce la base per la comunicazione inter-corporea per tutto il ciclo di vita e naturalmente anche all’interno della relazione tra paziente e psicologo.

E tutto questo come si concretizza con le variabili “psicologo e Skype”?

Nella comunicazione intercorporea tra psicologo e paziente entrano in gioco elementi immediatamente esperienziali, legati non solo alla mera comunicazione attraverso un singolo senso. Tramite la comunicazione intracorporea, si viene a creare un’interconnessione tra sensazioni propiocettive: il corpo entra in gioco.

Questo innato e complesso legame tra i sensi non è rilevante solo per il neonato ma anche per noi adulti: la postura, la gestualità e il linguaggio del corpo diventano elementi fondamentali per esternare i nostri movimenti espressivi. Pertanto, le nostre sensazioni propriocettive, il nostro schema corporeo e la nostra immagine corporea diventano dei veri e propri portatori di intenzionalità.

Alla luce di tali riflessioni relative al linguaggio corporeo e ai meccanismi propriocettivi implicati, è importante porsi i seguenti interrogativi: quando effettuiamo un colloquio psicologico che comprende la diade psicologo e Skype, perdiamo in parte la potenza di questa preziosa modalità di comunicazione? Perdiamo qualcosa del linguaggio corporeo del paziente?

E a sua volta, il paziente perde qualcosa degli aspetti comunicativi dello psicologo? Queste forme particolari di transfert e controtransfert si possono concretizzare soltanto nella stanza dello psicologo? Cosa ci perdiamo quando ci muoviamo su Skype in questo ambito? E se ci perdiamo qualcosa, cosa nello specifico?

Possiamo recuperarlo in qualche modo? Tale perdita ha un qualche impatto nel processo terapeutico e nell’alleanza terapeutica che si viene a creare col tempo tra psicologo e paziente? Sono tutte questioni che andranno seriamente approfondite.

Riguardo la gestione della variabile “psicologo e Skype” nella seduta psicologica online, non abbiamo affrontato tutta una serie di questioni relative al rapporto tra Skype e il linguaggio del corpo. I contesti terapeutici che si possono prendere in esame, per effettuare questa disamina, sono svariati: dalla psicoterapia, all’analisi, al colloquio psicologico di supporto, al semplice servizio di counseling.

È innegabile che con l’avvento della dimensione “psicologo e Skype” ci siano delle componenti che si perdono senza la presenza fisica dello psicologo, quali alcuni aspetti del clima emotivo che si possono respirare nella stanza del terapeuta o l’energia psichica che si può avvertire nella comunicazione di persona tra psicologo e paziente…e che ha un ruolo importante ai fini dell’alleanza terapeutica.

Tuttavia, in alcune forme di psicoterapia il contatto visivo è alquanto carente. Pensiamo alle sedute di psicoanalisi dove il paziente si ritrova steso sul lettino e il terapeuta seduto dietro di lui, oppure alcune psicoterapie che si svolgono con psicologo e paziente seduti uno a fianco all’altro, con la possibilità di vedere l’interlocutore solo di “tre quarti”.

Il contatto “vis a vis” di Skype tra psicologo e paziente

Queste modalità di disposizione tra psicologo e paziente all’interno della stanza non sono casuali, sono concepite sulla base di un corpus di esperienze cliniche e di elaborazioni teoriche che ora non staremo ad approfondire. Tuttavia molti pazienti avvertono spesso il desiderio di vedere “in faccia” il loro terapeuta, in un contesto “vis a vis”.

La diade “psicologo e Skype, da questo punto di vista, offre un’opportunità molto preziosa, in quanto l’esperienza del confronto “vis vis” è garantita, addirittura amplificata in questa forma di comunicazione, poiché il dettaglio del volto è l’elemento cardine della comunicazione via Skype.

La comunicazione “faccia a faccia” per mezzo di Skype consente a molte persone di sentirsi più loro agio soddisfacendo il bisogno di vedere cosa stia succedendo realmente nella dinamica relazionale con lo psicologo. Tompkins (1962) fa notare che l’osservazione della mimica facciale di qualcuno è correlata ai veri cambiamenti nella soggettività e all’intensificazione o inibizione dell’esperienza emotiva.

Beebe (2004) sostiene che “l’espressività del viso” sia indicativa di un’autoregolazione delle proprie emozioni e dei propri vissuti, così come di una modulazione dell’arousal e della propria esperienza soggettiva. L’espressione del volto del nostro interlocutore può influenzare il nostro stato d’animo, può essere anche trasformativo in specifici contesti relazionali. Pensiamo quindi al valore che esso può assumere nel rapporto tra psicologo e paziente!

A tal proposito, molto suggestiva è la riflessione di Levinas, secondo cui la nascita della personalità umana è associata all’esperienza positiva che si ha avuto di un volto.

Limiti e riflessioni generali

Non sarebbe serio né tanto meno professionale focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti positivi del colloquio psicologico via Skype. Sicuramente, tale tipologia di comunicazione permette un confronto diretto, genuino con cui è possibile “vedere in faccia” il proprio interlocutore e poter osservare nel dettaglio emozioni, vissuti, incertezze, esitazioni.

Tuttavia, la portata comunicativa di un gesto della mano o del braccio, i segnali che veicola la postura, i movimenti del corpo saranno parzialmente compromessi all’interno della comunicazione via Skype.

Inoltre, se da un lato la possibilità di osservare in maniera così chiara le emozioni che il volto tradisce in ogni momento della seduta può incrementare la qualità del percorso psicoterapeutico e favorire l’alleanza terapeutica, dall’altro per alcuni pazienti può rappresentare un elemento inibitore o suscitare ansia.

Nel contesto Skype, alcune emozioni possono essere “buttate in faccia”, in particolari fasi della seduta, senza la possibilità di fissare altre parti del campo visivo e modulare la comunicazione dei propri vissuti.

In generale, Skype può rappresentare un patrimonio formidabile, coinvolgente e produttivo per il processo psicoterapeutico e psicoanalitico. Può rivelarsi particolarmente utile nei momenti difficili del percorso fornendo un potente strumento di interconnessione quando il paziente avverte il bisogno di vedere in faccia il terapeuta.

Ci sono tuttavia delle fasi in cui Skype può anche influire negativamente con il processo terapeutico, anche perché molti aspetti legati al registro sensoriale vengono inevitabilmente perduti. E ci sono dei pazienti che sono molto sensibili a questo registro. Ecco che è importante tenere conto di questo aspetto.

Riguardo invece la modulazione delle distanze, possono venire in aiuto altre modalità di comunicazione quali mail interattive e chat che se integrate adeguatamente con le sessioni via Skype, possono aiutare a modulare le distanze in fasi particolari del percorso terapeutico.

Lo psicologo e Skype possono rappresentare una preziosissima risorsa dal punto di vista terapeutico, tuttavia, è importante che lo psicologo, nel fare uso di questa tecnologia nel contesto “online”, abbia in mente questi aspetti, così da muoversi nel rapporto col paziente nella maniera più professionale e terapeutica possibile.

Il delicato rapporto tra psicologo e Skype: riflessioni psicodinamiche e considerazioni finali

Il tema del rapporto tra psicologo e Skype apre interessanti riflessioni di natura psicodinamica che riguardano il setting terapeutico, le dinamiche di transfert e controtransfert e la complessità della comunicazione mediata dalla tecnologia. La presenza corporea, elemento cruciale nella psicoterapia tradizionale, subisce inevitabilmente una trasformazione in un contesto digitale.

Tuttavia, non si tratta solo di perdita: nuove opportunità possono emergere da questo contesto rivelando come il setting virtuale possa integrare – e talvolta arricchire – il processo terapeutico.

Dal punto di vista del transfert, la comunicazione attraverso Skype introduce una nuova forma di transfert visivo. La centralità del volto, amplificata dalla tecnologia, può favorire una maggiore intimità e trasparenza emotiva. Tuttavia, questa dinamica presenta anche rischi: il paziente può sentirsi esposto in maniera eccessiva, poiché il contatto visivo costante potrebbe amplificare vissuti di ansia o vulnerabilità.

In questo senso, lo psicologo deve saper riconoscere quando la modalità vis-à-vis diventa controproducente modulando il setting con accorgimenti che rispettino il bisogno di sicurezza del paziente.

Per quanto riguarda il controtransfert, gli stimoli sensoriali propriocettivi tipici del setting tradizionale vengono parzialmente sostituiti da un controtransfert visivo e uditivo. Le microespressioni del volto e il tono della voce assumono un peso maggiore rispetto ai movimenti del corpo imponendo allo psicologo una sensibilità ancora più acuta nel cogliere i dettagli.

Tuttavia, come sottolineato da Gallagher e Beebe, questa forma di comunicazione offre opportunità preziose per una regolazione emotiva reciproca, in quanto l’espressività del viso diventa un mediatore diretto dei vissuti affettivi.

Un altro aspetto di rilievo della diade “psicologo e Skype” è rappresentato dal ruolo della corporeità “assente-presente”. La consapevolezza della perdita di segnali corporei può spingere il terapeuta a essere più attento a ciò che viene comunicato verbalmente e simbolicamente arricchendo l’interpretazione psicodinamica.

L’assenza del corpo fisico può infatti attivare dinamiche transferali legate alla mancanza evocando esperienze relazionali precoci di distanza o separazione. Questo fenomeno, se adeguatamente interpretato, può rappresentare un potente strumento di insight nel percorso terapeutico.

Infine, il tema della distanza emerge come una questione centrale. Se da un lato psicologo e Skype accorciano le distanze fisiche, dall’altro introducono una nuova “distanza simbolica” che può essere vissuta sia come barriera che come protezione. Per alcuni pazienti, il filtro dello schermo diventa una sicurezza che facilita l’autenticità, mentre per altri rappresenta un ostacolo alla creazione di un legame profondo.

In conclusione, il rapporto tra psicologo e Skype non è semplicemente un adattamento tecnologico ma un cambiamento paradigmatico che richiede una riflessione continua sul setting, sulla corporeità e sulle dinamiche relazionali. Uno psicologo che utilizza Skype con consapevolezza può trasformare i limiti della tecnologia in strumenti terapeutici esplorando nuovi territori relazionali senza perdere di vista i fondamenti del lavoro psicodinamico.

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