Il termine “ciclotimia” non è un termine molto comune e raramente viene utilizzato nel linguaggio di tutti i giorni. Ma molte persone si confrontano con questo tipo di problematica.
Nei miei percorsi di supporto psicologico online e di psicoterapia a Torino, mi è capitato molto spesso di confrontarmi con problematiche riconducibili alla ciclotimia.
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ToggleMa in cosa consiste la ciclotimia? In questo articolo andremo ad analizzare nel dettaglio tale disagio psicologico che possiamo associare alla pensosa sensazione di avvertire degli sbalzi d’umore, ma non nel corso di una singola giornata, bensì nel corso di uno specifico lasso di tempo dove si alternano fasi di umore “simil euforico” a fasi di umore vagamente abbattuto. Si potrebbe obiettare che allora non c’è differenza tra ciclotimia e disturbo bipolare. Ma non è così, e in questo lavoro spiegheremo perché.
Iniziamo da alcune considerazioni generali sul fenomeno della ciclotimia.
La ciclotimia appartiene alla categoria nosografica dei disturbi dell’umore e consiste nella presenza di sbalzi dell’umore di lieve entità: si assiste ad un’alternanza di fasi di euforia moderata a stati depressivi non severi.
Quali sono le caratteristiche principali di questo disagio? Innanzitutto le oscillazioni dell’umore. Questi cambiamenti di umore possono avere anche una durata di giorni o settimane. Nela ciclotimia assistiamo a delle fluttuazioni dei livelli di energia. Per esempio, nelle fasi di moderata euforia (che possiamo definire “fasi ipomaniacali”) si può riscontrare un considerevole incremento dei livelli di energia, intraprendenza ed entusiasmo del soggetto.
Disforia e stati di irritazione sono molto presenti nei disturbi ciclotimici, soprattutto quando si viene contraddetti dagli altri o si fa i conti con delle contraddizioni dei propri progetti che possono suscitare frustrazione e tristezza.
Proviamo ora a dare una definizione più specifica e articolata della ciclotimia.
Secondo i criteri diagnostici del DSM-V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), il disturbo ciclotimico è una forma attenuata del disturbo bipolare e presenta oscillazioni dell’umore durature che vanno dalle condizioni ipomaniacali (euforia lieve) a fasi di depressione attenuata. Tali fasi, tuttavia, non arrivano mai ai livelli che contraddistinguono il classico disturbo bipolare.
La caratteristica predominante del disturbo ciclotimico è una cronica fluttuazione dell’umore. La ciclotimia può essere considerata come una “parente stretta” del disturbo bipolare, tuttavia l’intensità è decisamente inferiore ma può portare comunque a delle conseguenze cliniche importanti.
Come detto in precedenza, nel disturbo ciclotimico l’oscillazione dello stato d’animo genera una sintomatologia riconducibile all’ipomaniacalità e alla depressione maggiore. Tuttavia i sintomi presenti nella ciclotimia non sono sufficienti per porre diagnosi né di episodio maniacale (NON ipomaniacale), quando il paziente è in fase “up”, né di episodio depressivo maggiore, quando il paziente è in fase “down”.
Infatti i sintomi della fase depressiva del paziente ciclotimico non sono sufficienti per quantità, gravità e durata per soddisfare i criteri tipici dell’episodio depressivo maggiore. In caso contrario, ci troveremmo ovviamente a parlare di Disturbo Bipolare. La ciclotimia può pertanto essere considerata la “sorella minore” del disturbo bipolare.
Per comprendere la fase di umore euforico della ciclotimia, è importante analizzare la differenza tra episodio maniacale ed episodio ipomaniacale.
Il DSM-V definisce l’episodio maniacale come una fase di “umore anormalmente e persistentemente elevato, espansivo o irritabile, mentre definisce l’episodio ipomaniacale come una fase di “umore persistentemente elevato, espansivo o irritabile”.
È sull’avverbio “anormalmente” che si gioca la differenza sostanziale tra episodio maniacale ed episodio ipomaniacale: in un caso l’umore euforico è un qualcosa di abnorme ed eccessivo, in un altro no. Infatti, a volte, non è facile differenziare una persona che sta attraversando un episodio ipomaniacale da una persona che si comporta semplicemente in maniera attiva, intraprendente e coinvolgente.
L’altra differenza tra episodio maniacale e ipomaniacale è rappresentata dalla durata del disagio: l’episodio maniacale deve durare almeno 7 giorni, quello ipomaniacale almeno 4 giorni.
In un percorso di psicodiagnosi, per porre diagnosi di episodio maniacale, sono necessari almeno tre di questi sintomi: sensazione di grandiosità, scarso bisogno di dormire, eloquio logorroico, fuga delle idee o pensiero accelerato, marcata tendenza a distrarsi, notevole aumento delle attività della quotidianità e iperattività sessuale, condotte altamente pericolose o rischiose (per esempio attività sessuali a rischio, spese pazze, investimenti rischiosi, ecc.).
Per porre diagnosi di episodio ipomaniacale devono essere presenti almeno tre dei sintomi appena citati per almeno 4 giorni. Diciamo che l’ipomania è una forma attenuata di mania. Inoltre, durante l’episodio ipomaniacale non è necessario un ricovero urgente e non sono presenti sintomi di natura psicotica (come può essere presente invece nella mania, sotto forma di deliri megalomanici).
Per quel che concerne la ciclotimia, per porre diagnosi di questo disturbo è necessaria la presenza per almeno due anni di numerosi episodi ipomaniacali (NON maniacali) e la presenza di svariati periodi con sintomatologia depressiva che però non soddisfano i criteri per porre diagnosi di episodio depressivo maggiore.
Come accennato nell’ultimo paragrafo, per porre diagnosi di ciclotimia è necessario che i sintomi siano presenti per almeno due anni. Tali sintomi inoltre devono presentarsi quasi tutti i giorni. Le fasi libere tra un episodio e l’altro (ipomania e sintomi depressivi) non devono superare la durata dei due mesi.
Nei soggetti in età evolutiva, la durata della sintomatologia necessaria per porre diagnosi di disturbo ciclotimico deve essere di almeno un anno.
È importante tenere a mente che si potrà porre diagnosi di ciclotimia soltanto se non sono soddisfatti i criteri di episodio depressivo maggiore ed episodio maniacale.
Se si ravvisano degli sbalzi d’umore collegati ad altri disturbi psichiatrici quali per esempio schizofrenia, disturbo schizoaffettivo, disturbo schizofreniforme, disturbo delirante o altri disturbi psicotici, non si può porre diagnosi di ciclotimia.
Sempre in ambito di diagnosi differenziale, è importante non confondere il disturbo ciclotimico con l’alterazione dell’umore riconducibile agli effetti di una sostanza o di una specifica condizione medica. Ci sono infatti delle condizioni mediche di natura organica e delle sostanze psicoattive che possono generare una sintomatologia simile a quella ciclotimica.
Inoltre, per porre diagnosi di disturbo ciclotimico, l’alterazione dell’umore deve essere significativa dal punto di vista clinico e deve presentarsi in contesti importanti della vita del soggetto, quali le relazioni sociali, la vita di coppia, l’ambito lavorativo, ecc.
Molto spesso il decorso del disturbo ciclotimico è insidioso e duraturo nel tempo, con il rischio di complicate cronicizzazioni e peggioramenti della malattia.
Infatti, i pazienti che soffrono di ciclotimia presentano un rischio di sviluppare in futuro un disturbo bipolare che va dal 15 al 50%. Questo rischio da cosa è causato? È causato dal semplice fatto che il disturbo ciclotimico è strettamente collegato al disturbo bipolare: la sofferenza e la conflittualità interna dei due disturbi è molto simile e i meccanismi che innescano la sintomatologia sono praticamente gli stessi. Cambia ovviamente l’intensità della sintomatologia.
Nelle forme più insidiose di ciclotimia, la combinazione di farmacoterapia e psicoterapia risulta essere l’opzione terapeutica più efficace. Il fine della farmacoterapia, in queste forme di disturbo ciclotimico, è semplicemente quello di stabilizzare l’umore per giungere ad una successiva remissione dei sintomi, grazie al lavoro espletato dalla psicoterapia.
Nelle forme meno severe, la psicoterapia da sola può essere sufficiente ed è di vitale importanza.
La psicoterapia a orientamento psicodinamico risulta molto efficace in questo tipo di disagio, perché va lavorare in profondità sui vissuti di colpa, inadeguatezza e rabbia contro se stessi che vengono negati nella fase ipomaniacale (tramite le condotte euforiche) e vengono fatti “esplodere” nella fase depressiva.
Nello specifico, la psicoterapia espressivo-interpersonale è di grande utilità per il paziente, in quanto lavora sull’individuazione dei fattori di rischio alla base della ciclotimia e aiuta nella gestione delle attività della vita quotidiana e nel potenziamento delle competenze sociali, emotive e relazionali.
Una persona con ciclotimia presenta oscillazioni dell’umore tra episodi di euforia lieve (ipomania) e periodi di umore depresso, senza raggiungere la gravità dei disturbi bipolari maggiori.
Durante le fasi ipomaniacali, il ciclotimico può mostrarsi energico, socievole e iperattivo, mentre nei periodi depressivi tende a ritirarsi, mostrare scarsa energia e avere un tono di umore basso. Questi cambiamenti possono risultare destabilizzanti sia per la persona che per le relazioni interpersonali, rendendo difficile mantenere una stabilità emotiva e relazionale nel tempo.
La ciclotimia è un disturbo dell’umore caratterizzato da un decorso cronico e duraturo, con oscillazioni continue tra ipomania e depressione lieve che possono persistere per anni, spesso con alti e bassi che si manifestano in modo ricorrente. Per una diagnosi, i sintomi devono essere presenti per almeno due anni negli adulti (o un anno negli adolescenti), ma senza mai raggiungere la stabilità completa tipica di altri disturbi.
Senza trattamento, la ciclotimia tende a perdurare, con il rischio di evolversi verso disturbi bipolari più gravi. Un intervento psicoterapeutico mirato può aiutare a ridurre le oscillazioni e a migliorare la qualità della vita.
La prevalenza nella popolazione generale varia significativamente tra gli studi: alcune ricerche indicano una diffusione compresa tra lo 0,4% e il 2,5%, mentre altre suggeriscono tassi più elevati, fino al 5-8%. Questa variabilità può essere attribuita a differenze nei criteri diagnostici e nelle metodologie di ricerca. È importante notare che la ciclotimia spesso esordisce precocemente, generalmente durante l’adolescenza o la prima età adulta, e può essere sottodiagnosticata a causa della natura meno grave dei sintomi rispetto ad altri disturbi bipolari.
Dott. Davide Ivan Caricchi
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