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Scritto dal Dott. Davide Caricchi
Scritto il 3 Mag, 2024
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L’alessitimia

L’alessitimia rappresenta un significativo punto di riferimento nell’indagine delle dinamiche emotive umane, particolarmente in contesti clinici.
Originariamente, il termine alessitimia veniva adoperato per caratterizzare quei pazienti i cui stati psicosomatici esprimevano in maniera significativa sofferenze emotive e conflitti interni.
La correlazione tra l’incapacità di verbalizzare i propri stati emotivi interni e la manifestazione di patologie organiche evidenziava una diretta connessione tra la disfunzione emotiva e le condizioni mediche osservate.

Nel corso degli anni, la comprensione dell’alessitimia si è notevolmente evoluta trasformando questo costrutto in uno degli ambiti più esplorati nella psicologia clinica moderna.
Questa evoluzione ha portato all’identificazione dell’alessitimia come un costrutto transnosografico che interseca vari disturbi clinici nel complesso ambito della disregolazione emotiva confermando così la sua rilevanza trasversale in molteplici quadri patologici.

L’alessitimia non è solamente riconosciuta come un fattore di rischio per specifici disturbi, piuttosto è vista come una marcata difficoltà nel riconoscimento e nella regolazione delle emozioni. Questo deficit nel modulare affettivamente le proprie reazioni si manifesta nell’incapacità di tollerare emozioni negative e nel tentativo di bilanciarle con risposte emotive positive senza ricorrere a stimoli esterni come persone, luoghi o oggetti con cui si ha familiarità o comportamenti disadattivi come l’alimentazione compulsiva, l’uso di sostanze o comportamenti autolesivi.
L’elaborazione di strategie efficaci per la gestione di tale condizione è pertanto cruciale per migliorare la qualità di vita dei pazienti che soffrono di alessitimia.

Che cos’è l’alessitimia?

L’alessitimia è stata originariamente descritta nel 1976 da Peter Sifneos il quale utilizzò questo termine per identificare specifiche caratteristiche di personalità che osservava nei suoi pazienti affetti da disturbi psicosomatici.
La parola “alessitimia”, che deriva dal greco ed è la combinazione delle parole “alexis” e “thymos” che significa letteralmente “non avere parole per le emozioni”. Tale definizione sottolinea una marcata difficoltà nell’elaborazione ed espressione degli affetti che si traduce in una compromissione dei processi di auto-regolazione e riorganizzazione emotiva.

Peter Sifneos approfondì il concetto di alessitimia delineandolo come un disturbo che affligge le funzioni affettive e simboliche portando a uno stile comunicativo che appare spesso sterile e privo di colore.
La persona che soffre di alessitimia mostra notevoli difficoltà nell’identificare, descrivere e interpretare sia i propri sentimenti sia quelli altrui. Inoltre, questi individui tendono a confondere gli stati emotivi con le percezioni corporee fisiche trovando difficoltà nel riconoscere le cause scatenanti delle proprie emozioni.

Un altro aspetto significativo dell’alessitimia è la limitata capacità di utilizzare il linguaggio verbale come strumento per esprimere i sentimenti. Di conseguenza, le persone con alessitimia frequentemente sostituiscono l’espressione verbale con azioni fisiche mostrando una propensione a reagire attraverso comportamenti concreti piuttosto che mediante la comunicazione delle proprie esperienze emotive. Questa caratteristica rende complesse e difficoltose la loro interazioni in contesti sociali e relazionali, poiché la mancanza di elaborazione

verbale delle emozioni può portare a malintesi o a difficoltà nelle relazioni interpersonali.
L’alessitimia rappresenta un serio impedimento nella gestione e nell’espressione delle emozioni che influenza profondamente sia la vita personale sia quella sociale degli individui che ne sono affetti.
La comprensione e il trattamento di questo disturbo richiedono un approccio terapeutico specializzato, volto a migliorare le capacità affettive e comunicative del paziente e facilitando così una migliore integrazione delle sue esperienze emotive.

Come si comporta una persona con alessitimia?

La condizione di alessitimia si configura come un serio ostacolo nella vita emotiva di un individuo, caratterizzata da una profonda sofferenza psicologica dovuta alla difficoltà di comprendere e verbalizzare i propri sentimenti.
Chi soffre di alessitimia si trova frequentemente in uno stato di confusione riguardo le proprie emozioni, il che genera un significativo disagio interiore.
L’alessitimia comporta un insieme di sintomi che influenzano direttamente la capacità di una persona di interagire con il proprio mondo interno e con quello esterno.

Gli individui con elevati livelli di alessitimia incontrano notevoli difficoltà nel riconoscere e descrivere le emozioni che sperimentano. Questa incapacità si manifesta spesso in modo acuto, con episodi improvvisi di emozioni intense, quali la rabbia o la paura, che emergono senza una chiara comprensione delle loro cause o dei contesti scatenanti.
L’alessitimia limita anche la capacità di collegare queste reazioni emotive a specifiche situazioni rendendo complesso per la persona interpretare e gestire i propri stati affettivi in modo adeguato.

Una caratteristica tipica dell’alessitimia è la tendenza a narrare eventi di vita, come conflitti o discussioni, con un’eccessiva attenzione ai dettagli concreti e senza esprimere le emozioni implicate. Questo indica una difficoltà non solo nel riconoscere i propri sentimenti ma anche nel comunicarli agli altri.
Inoltre, le persone con alessitimia spesso non distinguono chiaramente tra le emozioni e le loro manifestazioni fisiche; le emozioni vengono quindi espresse principalmente attraverso reazioni somatiche piuttosto che attraverso una elaborazione emotiva consapevole.

L’alessitimia influisce anche sulla vita immaginativa e sui processi onirici, con una notevole riduzione della ricchezza di immagini e fantasie e uno stile cognitivo strettamente legato alla realtà oggettiva. Questo orientamento si riflette in uno stile di pensiero estremamente razionale e una marcata difficoltà nell’introspezione che limita ulteriormente la capacità di esplorare e comprendere la propria vita emotiva.
Complessivamente, l’alessitimia rappresenta un disturbo significativo nella regolazione emotiva che richiede un approccio terapeutico attento e mirato per aiutare gli individui a costruire una maggiore consapevolezza delle loro emozioni e a sviluppare strategie più efficaci per la loro espressione e gestione.

Perché si diventa alessitimici?

L’alessitimia è spesso legata a fattori evolutivi legati all’ambiente familiare durante l’infanzia. Il tipo di relazione con i genitori e l’ambiente emotivo in cui l’individuo alessitimico cresce sono cruciali per lo sviluppo psico-affettivo.
L’alessitimia può derivare da un contesto familiare che non offre un sostegno emotivo adeguato che impedisce al bambino di sviluppare pienamente le proprie competenze affettive e cognitive, essenziali per la regolazione delle emozioni.

L’alessitimia può manifestarsi anche a seguito dell’esposizione a un ambiente familiare eccessivamente autoritario o a seguito di eventi come separazioni temporanee dai genitori, carenze affettive significative o traumi. Questi fattori possono contribuire a una difficoltà cronica nel comprendere e comunicare le emozioni, un tratto distintivo dell’alessitimia.
Inoltre, l’alessitimia è frequentemente osservata in contesti clinici specifici come la sindrome di Asperger e alcuni disturbi di personalità, in particolare quelli antisociali e narcisistici.
L’incidenza dell’alessitimia è rilevante anche nei casi di disturbo post traumatico da stress e in individui che hanno subito lesioni cerebrali.

L’importanza di riconoscere l’alessitimia come sintomo si estende anche al suo legame con varie condizioni psicosomatiche, come disturbi gastrointestinali, ipertensione e disfunzioni sessuali.
Questa condizione è inoltre considerata un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di problematiche psicologiche più complesse, come i disturbi alimentari di tipo anoressico e bulimico, l’abuso di sostanze, la depressione e i disturbi d’ansia.
Complessivamente, l’alessitimia rappresenta una sfida clinica significativa che richiede un approccio integrato e sensibile per il trattamento, in quanto può influenzare profondamente la qualità della vita e il benessere psicologico dell’individuo.
Il riconoscimento precoce dei fattori che contribuiscono all’alessitimia e l’implementazione di strategie terapeutiche mirate sono essenziali per migliorare le competenze emotive di questi pazienti, così da riconoscere e gestire le proprie emozioni in maniera efficace.

Quali sono le cause dell’alessitimia secondo l’approccio psicodinamico?

L’alessitimia, termine coniato negli anni ’70, è spesso discussa all’interno della psicologia psicodinamica come un serio disturbo dell’elaborazione e dell’espressione emotiva. Secondo l’approccio psicodinamico, l’alessitimia può essere vista come un tentativo di erigere difese psicologiche per fronteggiare l’esperienza dolorosa delle emozioni. Questo disturbo si caratterizza per la difficoltà di identificare, descrivere e lavorare con le proprie emozioni. Il risultato di tutto ciò è una comunicazione emotiva impoverita e uno stile di pensiero orientato al concreto.

Dal punto di vista psicodinamico, le cause dell’alessitimia sono frequentemente radicate nelle esperienze relazionali precoci dell’individuo, specialmente in quelle con le figure genitoriali. Un ambiente familiare in cui le espressioni emotive sono state sistematicamente ignorate, svalutate o respinte può portare allo sviluppo di alessitimia. In questi contesti, il bambino può imparare a reprimere le proprie reazioni emotive come meccanismo di adattamento alla mancanza di validazione emotiva e di rispecchiamento adeguato.

La teoria dell’attaccamento fornisce ulteriori spiegazioni sulle origini dell’alessitimia. Le relazioni di attaccamento insicure o evitanti, in cui il caregiver non è sensibile o responsivo dei bisogni emotivi del bambino, possono limitare lo sviluppo della capacità di regolare le emozioni e di esprimere affetti complessi. In tale scenario, l’alessitimia emerge come un modo per evitare il dolore associato al riconoscimento e all’espressione delle emozioni che non sono state accolte adeguatamente durante l’infanzia.
L’approccio psicodinamico sottolinea anche il ruolo decisivo dei conflitti intrapsichici e delle difese inconsce nel mantenimento dell’alessitimia. Gli individui alessitimici possono utilizzare la dissociazione o l’intellettualizzazione come strategie difensive per evitare di confrontarsi con affetti dolorosi o conflittuali.
L’alessitimia, quindi, può essere considerata non solo come un deficit nella capacità di elaborare emozioni ma anche come un complesso sistema di difesa contro l’angoscia emotiva.

L’alessitimia può essere esacerbata da traumi o stress psicologici significativi in cui le difese psicologiche vengono messe in atto per proteggere l’individuo dalla piena esperienza emotiva del trauma. In questi casi, l’alessitimia funge da barriera contro il riemergere di ricordi traumatici e delle intense emozioni ad essi legate. Tutto ciò però limita anche la capacità di elaborare e risolvere il trauma stesso.
Nell’ambito del trattamento psicodinamico dell’alessitimia, l’obiettivo terapeutico include un lavoro sempre più articolato sulla consapevolezza emotiva, il riconoscimento delle difese da parte del paziente e il miglioramento delle capacità di simbolizzazione e di elaborazione delle emozioni. Questo processo richiede un ambiente terapeutico empatico e supportivo che possa offrire quel rispecchiamento emotivo mancato nelle fasi precoci dello sviluppo. Tale ambiente facilita l’integrazione delle esperienze emotive in una narrativa personale più coesa e significativa.
La terapia mira, dunque, a ridurre i livelli di alessitimia e a migliorare la qualità della vita emotiva e relazionale dell’individuo.

Alessitimia e “analfabetismo emotivo”

L’alessitimia può essere descritta come una sorta “analfabetismo emotivo”, un termine che non implica una mancanza di emozioni ma piuttosto una difficoltà a esprimerle. Questa espressione è stata elaborata e concettualizzata da Daniel Goleman, uno psicologo e giornalista, che ha interpretato l’analfabetismo emotivo come l’incapacità di identificare e regolare sia le proprie emozioni sia quelle altrui. Goleman evidenzia che una caratteristica distintiva degli individui con questa difficoltà è un’apparente assenza di empatia, spesso accompagnata da un marcato distacco emotivo. Queste persone possono esprimere perplessità riguardo la propria incapacità di vivere pienamente le emozioni ponendosi domande come “Perché non riesco a piangere?” o “Perché non riesco a provare sentimenti?”

L’alessitimia viene anche esplorata da Umberto Galimberti, noto psicoanalista e saggista, che, rifacendosi a Nietzsche, descrive questa condizione come “l’ospite inquietante”. Le riflessioni di Galimberti estendono la discussione sull’alessitimia al contesto moderno, suggerendo il concetto di “alessitimia digitale”. Questa nuova forma di alessitimia sarebbe influenzata dall’ampia diffusione delle tecnologie digitali e dall’utilizzo dei social media, che, mentre diminuiscono le inibizioni comunicative, potrebbero anche erodere significativamente la capacità delle persone di riconoscere e gestire le proprie emozioni e quelle altrui.

In definitiva, l’alessitimia come analfabetismo emotivo rappresenta una sfida importante nel contesto contemporaneo, con implicazioni profonde per il modo in cui interagiamo e comprendiamo gli altri in un’era sempre più digitalizzata. La capacità di affrontare e gestire questo scenario è cruciale per il benessere emotivo individuale e collettivo.

Esempio clinico di come si muove in seduta un paziente con alessitimia

Terapeuta: Buongiorno, come sta oggi?

Paziente: Sto bene, grazie.

Terapeuta: Mi fa piacere sentirlo. Può dirmi cosa ha reso la giornata di oggi buona?

Paziente: Non so, è stata una giornata normale, suppongo.

Terapeuta: Per normale cosa intende?

Paziente: Niente di speciale. Sono andato al lavoro, sono tornato a casa.

Terapeuta: E come si è sentito durante queste attività?

Paziente: Non so. Non ho provato nulla di particolare.

Terapeuta: A volte può essere difficile notare i nostri sentimenti, soprattutto durante la routine quotidiana. Le è mai capitato di sentirsi improvvisamente agitato o calmo in questi momenti, anche se non era sicuro del perché?

Paziente: Non sono sicuro. Forse. Non ci faccio molto caso.

Terapeuta: A volte può essere difficile fare collegamenti, trovare nessi tra ciò che accade nella nostra vita e ciò che sentiamo.

Paziente: (silenzio)

Terapeuta: A volte parlare delle proprie emozioni non è semplice. C’è qualcosa di particolare che l’ha disturbata o resa felice di recente?

Paziente: Non riesco a pensarci. Non so se mi sono sentito disturbato o felice ultimamente.

Terapeuta: Questa difficoltà nel riconoscere le sue emozioni è qualcosa che possiamo esplorare insieme qui. Ha mai notato se quando parla con qualcuno, magari qui in terapia o a casa, sente una certa tensione o che so?… un cambiamento nella sua respirazione?

Paziente: Forse un po’ di tensione, ora che ci penso.

Terapeuta: Mi sembra un contributo interessante. La tensione potrebbe essere un segno che ci sono emozioni che sta provando, anche se non ne è completamente consapevole. Questo è un punto di partenza. Cosa pensa del fatto che parlare di questi temi potrebbe aiutarla a sentirsi più a suo agio?

Paziente: Non sono sicuro. Forse parlarne di più potrebbe aiutare.

Terapeuta: Possono esserci anche altri modi per parlare di ciò, come la scrittura o anche attività fisiche che possono aiutarla a connettersi meglio con le sue emozioni. Quello che è importante è che lei si senta supportato mentre esploriamo queste vie.

Paziente: Va bene, possiamo provare.

Terapeuta: Ottimo. Ricordi che questo è un processo, non c’è fretta. Ogni piccolo passo verso il riconoscere e esprimere le sue emozioni è un progresso significativo nel trattare questa difficoltà.

Questa “vignetta clinica” illustra un possibile scambio verbale in una seduta di terapia psicodinamica o terapia psicodinammica online con un paziente con alessitimia e ha lo scopo di mettere in luce le difficoltà che questi pazienti possono incontrare nel riconoscere ed esprimere le proprie emozioni e di evidenziare come un terapeuta può guidare questi pazienti a esplorare e, con il tempo, superare tali ostacoli.

Considerazioni finali

L’alessitimia è una condizione psicologica complessa che influisce sulla capacità di un individuo di riconoscere, identificare ed esprimere le proprie emozioni. Questo può portare a significative difficoltà nelle relazioni interpersonali e a una generale riduzione della qualità della vita.
La comprensione dell’alessitimia e delle sue implicazioni è fondamentale per sviluppare strategie terapeutiche efficaci che aiutino le persone allessitimiche a gestire meglio le sollecitazioni emotive della vita quotidiana.
Inoltre, la ricerca sull’alessitimia, sia in campo sperimentale che in quello clinico, è essenziale per affinare i nostri approcci terapeutici e offrire adeguato supporto psicologico a coloro che vivono con questa condizione.
Con approcci mirati e sempre più efficaci possiamo sperare di migliorare significativamente l’integrazione sociale ed emotiva degli individui con alessitimia.

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